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Un posto al Senato per Boris Pahor

da Slovit

da wikipedia

TRIESTE – TRST
La proposta del segretario regionale di Unione slovena-Ssk,
Igor Gabrovec, all’incontro d’inizio anno
organizzato dal partito
Boris Pahor venga nominato senatore a vita. È questa
la richiesta da parte della Slovenska skupnost, storico
partito degli sloveni in Italia, arrivata a margine del
consueto appuntamento di inizio anno avvenuto nel
salone dell’hotel Savoia di Trieste venerdì, 24 gennaio. L’anno in corso per la comunità slovena di Trieste
rappresenta un momento particolarmente denso di
ricorrenze, dai festeggiamenti per il 107° compleanno
dello stesso Pahor, fino ai 90 anni della fucilazione dei
quattro antifascisti sloveni giustiziati dal Tribunale speciale fascista nel 1930.

Le motivazioni
Il valore simbolico del 2020, quindi, ha portato il consigliere regionale Igor Gabrovec a formulare la proposta. «La nomina di Boris Pahor a senatore a vita, per decenni perseguitato solo perché sloveno e contrario ad
ogni dittatura, rappresenterebbe un altissimo gesto di
conferma e riconoscimento dell’importanza dei valori
che hanno contraddistinto la sua vita e, in buona parte,
la storia della comunità slovena in Italia».

L’analogia con Liliana Segre
Secondo Gabrovec, infine, il gesto rappresenterebbe, analogamente a quanto fatto dal presidente Sergio Mattarella nei confronti di Liliana Segre con la sua
nomina a senatrice a vita, un gesto di altissimo valore.
Le istituzioni si inchinerebbero, quindi, «all’onore di chi
ha trasformato i valori costituzionali in quotidiani gesti
concreti e scelte di vita».
Nicolò Giraldi
(www.triesteprima.it, 25. 1. 2020)


L’unico testimone dell’incendio del Narodni dom
Pahor rimane ad oggi «l’unico testimone in vita
dell’incendio del Narodni dom di Trieste il 13 luglio
1920», così Gabrovec, che ha voluto sottolineare come
la grande anima degli sloveni di Trieste abbia inoltre
«vissuto sulla propria pelle la persecuzione fascista,
nazista ed infine anche quella comunista dell’allora
Jugoslavia, dove veniva ritenuto per un lungo periodo
persona non gradita e da controllare a vista fin nella
sua stessa abitazione triestina».
La vita passata a testimoniare
«Pahor – ha continuato il segretario politico della Slovenska skupnost – ha passato la vita a testimoniare l’abominio delle dittature e della guerra, la follia dei campi di detenzione e sterminio fascisti e nazisti, la forza
bilingue, culture ed identità minoritarie, quale quella
slovena, nel resistere e trovare la forza di reagire». Il desiderio di testimoniare le persecuzioni subite dagli sloveni ha portato Pahor a «scrivere decine di volumi tradotti in moltissime lingue, primo fra tutti Necropoli, e
ad incontrare i giovani, parlando loro di rispetto di ogni
diversità, di solidarietà, di giustizia sociale, del diritto e
dovere di ribellarsi ad ogni sopruso che umilia la dignità umana del singolo individuo e delle comunità».

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STORIA DI UN BAMBINO SLOVENO NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO ITALIANI

Roberto Giurastante

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STORIA DI UN BAMBINO SLOVENO NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO ITALIANI (dal libro “L’Inverno d’Italia)

Questa è la commovente lettera scritta da un bambino sloveno di otto anni internato con la madre nel campo di concentramento italiano di Gonars. I soldati italiani avevano attaccato il loro paese e fucilato tutti gli uomini adulti, e con questi suo padre. Poi incendiarono il paese e deportarono i superstiti. Molti di loro non riuscirono a tornare da quei campi di concentramento che dovevano diventare campi di sterminio. Nessuna pietà per gli odiati slavi. Si ammazza troppo poco dicevano i generali italiani nell’ex Jugoslavia. Ma più gli italiani massacravano le inermi popolazioni civili, più cresceva la resistenza e si rafforzava la guerra partigiana. Nessuna pietà diceva il generale Roatta, uno dei peggiori criminali di guerra italiani nei Balcani: ammazzate donne e bambini e affermate la superiorità dell’Italia su questi popoli inferiori. Una storia che in Italia non si può raccontare. Perché l’Italia non ha mai dovuto rendere conto dei suoi crimini di guerra. E nessuno dei suoi assassini di Stato è mai stato processato.

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Viaggio nelle malghe dove il 7 febbraio del 1945 i partigiani della Garibaldi uccisero i partigiani della Osoppo. La storia e i luoghi dell’eccidio. L’analisi storica del professor Andrea Zannini e qualche scena del film di Martinelli. (Video di Nicolò Bortolotti) – L’eccidio 75 anni dopo

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oltre le nevi ghiacciate delle montagne più alte â€”

oltre le nevi ghiacciate delle montagne più alte dove la carne è privata della colorazionetra le oscure propaggini dell’universo: caosla terra è l’imbuto di ogni cosa:del cielo del blu sideralelo sguardo è la riflessione del bianco;dove i triangoli moltiplicano senza un’idea nelle ambrate crepe della roccia densa e minerale dove i mirtilli sciolgono la chiesa primigeniae le scavate […]

oltre le nevi ghiacciate delle montagne più alte —
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503 Monte Santo di Lussari — La Traccia, Escursioni e Viaggi

Monte Santo di Lussari Città: Tarvisio Camporosso Data: 5-1-2020 domenica Tipologia: Viaggio Punti di appoggio: Camper Località: Camporosso Tarvisio Copertura cellulare: sì Aree di Sosta o Parcheggio/: sì Partecipanti: Autori Autore/i: Sal e Paola Viaggiando: al monte Santo di Lussari lasciamo il camping “Ai Pioppi” di Gemona del Friuli domenica 5 gennaio alle 8 di […]

503 Monte Santo di Lussari — La Traccia, Escursioni e Viaggi