Archivi giornalieri: 16 Feb 2020

Giosuè Carducci

Giosuè[Nota 1] Alessandro Giuseppe Carducci (Valdicastello27 luglio 1835 â€“ Bologna16 febbraio 1907) è stato un poetascrittorecritico letterario e accademico italiano.

Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1906.

da https://www.wikiwand.com/it/Giosu%C3%A8_Carducci

Giosuè Carducci – Rime nuove (1906)Libro VI – Il comune rustico

LXXVII.IL COMUNE RUSTICO

L’utente che ha caricato in origine il file è stato Alpino friulano di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons.

O che tra faggi e abeti erma su i campi
Smeraldini la fredda ombra si stampi
Al sole del mattin puro e leggero,
    O che foscheggi immobile nel giorno
Morente su le sparse ville intorno
A la chiesa che prega o al cimitero

Che tace, o noci de la Carnia, addio!
Erra tra i vostri rami il pensier mio
Sognando l’ombre d’un tempo che fu.
    Non paure di morti ed in congreghe
Diavoli goffi con bizzarre streghe,
Ma del comun la rustica virtú


Accampata a l’opaca ampia frescura
Veggo ne la stagion de la pastura
Dopo la messa il giorno de la festa.
    Il consol dice, e poste ha pria le mani
Sopra i santi segnacoli cristiani:
— Ecco, io parto fra voi quella foresta

D’abeti e pini ove al confin nereggia.
E voi trarrete la mugghiante greggia
E la belante a quelle cime là.
    E voi, se l’unno o se lo slavo invade,
Eccovi, o figli, l’aste, ecco le spade,
Morrete per la nostra libertà. —

Un fremito d’orgoglio empieva i petti,
Ergea le bionde teste; e de gli eletti
In su le fronti il sol grande feriva.
    Ma le donne piangendo sotto i veli
Invocavan la madre alma de’ cieli.
Con la man tesa il console seguiva:

— Questo, al nome di Cristo e di Maria,
Ordino e voglio che nel popol sia. —
A man levata il popol dicea, Sí.
    E le rosse giovenche di su ’l prato
Vedean passare il piccolo senato,
Brillando su gli abeti il mezzodí.

da https://it.wikisource.org/wiki/Rime_nuove/Libro_VI/Il_comune_rustico

Casarsa, 18 febbraio 1945: nasce l’Academiuta. E la poesia friulana cambia

Si celebra l’anniversario della creazione in Friuli del gruppo culturale di Pier Paolo Pasolini. L’obiettivo era nobilitare le parlate minori e fare crescere così la coscienza autonomista GIANFRANCO ELLERO

Il 18 febbraio 1945 a Versuta di Casarsa fu fondato un gruppo culturale: all’apparenza uno dei tanti.

Oggi sappiamo che quel gruppo fu diverso e speciale per molte ragioni: per il quadro di desolazione e di morte nel quale nacque; per il nome che assunse e per per lo scopo: scuola di poesia in lingua locale; per la personalità del maestro fondatore; per la personalità degli altri soci: i poeti Nico Naldini, Cesare Bortotto, Fedele Ghirat, Ovidio ed Ermes Colussi, Bruno Bruni, l’incisore Virgilio Tramontin, il pittore Rico De Rocco, e Pina Kalz, la violinista slovena che a Casarsa aveva trovato rifugio dalla guerra nel 1941.

L’immenso talento del maestro era già apparso evidente a Gianfranco Contini che, sul “Corriere del Ticino” del 24 aprile 1943, aveva recensito le “Poesie a Casarsa”: “Sembrerebbe un poeta dialettale, a prima vista, questo Pier Paolo Pasolini, per queste sue friulane “Poesie a Casarsa” (Bologna, Libreria Antiquaria Mario Landi), un librettino di neppur cinquanta pagine, compresa la non bella traduzione letterale che di quelle pagine occupa la metà inferiore.

E tuttavia, se si ha indulgenza al gusto degli estremi e alla sensibilità del limite, in questo fascicoletto si scorgerà la prima accessione della letteratura “dialettale” all’aura della poesia d’oggi, e pertanto una modificazione in profondità di quell’attributo. (. . .) ”.

Perché Pasolini fondò l’Academiuta? Lo scrisse a chiare lettere su “La Panarie” del maggio-dicembre 1949: “… io non sapevo che i friulani vivessero ancora al tempo dello Zorutti e che la Filologica che io, da Bologna, sopra il Pirona, amavo come un prodotto altamente civile, di tipo quasi centro-europeo, fosse senza filologi”.

Pasolini ha sempre amato la Filologica, ma in queste parole esprime la sua delusione per un’istituzione che aveva idealizzato e che, imponendo o privilegiando il friulano centrale, sviliva e trascurava le parlate laterali e marginali, importantissime per definire un’area culturale; alimentando, infine, il culto di Pietro Zorutti, legittimava l’uso vernacolare del friulano.

La lingua, nella visione di Pasolini, era il fattore decisivo per l’identificazione di una regione storica ( “non c’è nulla di più scientifico della glottologia”) e per far crescere la coscienza autonomistica dei friulani, quanto mai necessaria nel tempo delle lotte per l’autonomia regionale (1945-1947).

Egli, fondando l’Academiuta, non si proponeva certo di contrastare o abbattere la Filologica, della quale sarebbe diventato di lì a poco consigliere e collaboratore (San Daniele, 21 ottobre 1945): voleva, se possibile, migliorarla, e nobilitare le parlate ladine e venete della sua patria (linguistica e culturale) che, come dimostrò nella raccolta “Dov’è la mia patria” del 1949, coincideva con la parte meridionale della pianura fra fiumi Livenza e Tagliamento.

In risposta ai sostenitori della koiné, sullo “Stroligut di ca da l’aga” dell’aprile 1944 aveva scritto queste parole: “A vegnarà ben il dì che il Friùl si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradision! Intant, paisans, persuadeivi di na roba: che il nustri dialet furlan a no’l à nuja di invidià a chel di Udin, di San Danél, di Sividat. . . nissun, a è vera, a lu à mai doprat par scrivi, esprimisi, cjantà; ma no è justa nencja pensà che, par chistu, al vedi sempri di sta soterat tai vustris fogolars, tai vustris cjamps, tai vustris stomis.

Chel di là da l’aga a no pol vantasi, in confront dal nustri, di essi lenga, no dialet, propit parsè che, come ch’i disevi, a no’l à dat nissun grant scritour. Dutis li fevelis furlanis, di cà e di là da l’aga, dai mons e dal plan, a spetin la stesa storia, a spetin che i Furlans a si inecuarzin veramentri di lour, e a li onorin coma ch’a son degnis: fevelà Furlan a voul disi fevelà Latin. ”

L’Academiuta assunse come stemma l’ardilut, ovvero l’umile dolcetta, e la divisa “O cristian furlanut plen di vecia salut”.

Il maestro, impegnato subito dopo la guerra dapprima con l’Associazione per l’autonomia friulana di Tessitori, poi con il Partito Comunista, lasciò un segno indelebile nella letteratura friulana e italiana, e uno straordinario ricordo nei suoi alunni della Scuola media di Valvasone.

Il frenetico entusiasmo dei suoi anni friulani lo portava spesso a esprimersi in termini profetici: Al vegnarà ben il dì che il Friul si necuarzasà di vei na storia … ad esempio, e “Tornerà a Cordovado, a Ramuscello, a Gleris / il mattino di una domenica di primavera! ”. Egli appariva, quindi, come il profeta della speranza, ma in realtà era il profeta della disperazione.

E quando nei primi anni Settanta capì che il degrado sociale e culturale prodotto dal consumismo neocapitalistico era irreversibile, con quarant’anni di anticipo profetizzò la catastrofe che stiamo vivendo: “Li pissulis fabrichis tal pì bièl / di un prat vert ta la curva / di un flun, tal còur di un veciu / bosc di roris, a si sdrumaràn / un puc par sera, murèt par murèt / lamiera par lamiera…”.

La miniera d’oro da Lui aperta il 18 febbraio 1945, quando ancora non sapeva della tragica morte di suo fratello Guido, fazzoletto verde ucciso proprio in quei giorni dai fazzoletti rossi, dopo settantacinque anni è ancora aperta a Casarsa, proprio nella casa della sua adorata madre.

https://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/2020/02/16/news/casarsa-18-febbraio-1945-nasce-l-academiuta-e-la-poesia-friulana-cambia-1.38475771

Chiesetta di San Michele dei Pagani e Casera Fontana — Camminabimbi

Una caratteristica chiesetta incassata nella roccia e una piccola e accogliente casera immersa nel bosco: siamo lungo il sentiero che percorre le pendici del Monte Brancot, al di là del Tagliamento. Avvicinamento: Da Udine, arrivati a Gemona, si imbocca verso Ovest la statale in direzione di Trasaghis e Alesso. Si percorre il ponte sul Tagliamento […]

Chiesetta di San Michele dei Pagani e Casera Fontana — Camminabimbi

L’universo delle minoranze linguistiche in Italia

di Fiorenzo Toso*Praticamente in ogni Paese del mondo esistono idiomi parlati da “minoranze” di persone, che si definiscono tali rispetto all’insieme della popolazione (la “maggioranza”) che fa un uso più o meno esclusivo della lingua ufficiale adottata dallo Stato.In realtà però, il concetto di “minoranza linguistica” è ampiamente dibattuto dagli studiosi, e persino a livello corrente risulta di non facile definizione. Sul piano politico poi, basterebbe dare uno sguardo alle legislazioni in vigore, anche solo nei diversi Paesi dell’Unione Europea, per verificare quanto diverse siano le situazioni raggruppate sotto il titolo generico di “minoranze linguistiche”, e quanto differenti siano le iniziative di tutela e promozione attuate (o quanto meno previste) nei loro confronti. Non per forza coincidenti A differenza di quanto comunemente si crede, in ogni caso, la nozione di “minoranza linguistica” non si sovrappone necessariamente a quella di “minoranza nazionale”. Quest’ultima, di formulazione tardo-ottocentesca, definisce gruppi umani che, all’interno di una concezione tradizionale di Stato-nazione, non condividono (o addirittura rifiutano) tutti o alcuni dei cosiddetti “caratteri nazionali” (comune retaggio storico, cultura materiale e spirituale, la lingua appunto, ecc.) condivisi dal resto della popolazione, che ne accetta invece la formulazione e la codificazione storicamente proposte dall’élite intellettuale e politica del Paese.L’equivalenza tra minoranza linguistica e minoranza nazionale è resa problematica del fatto che un senso di appartenenza linguistica differenziato rispetto a quello della restante popolazione non è di per sé sufficiente a definire una diversa identità nazionale: se, ad esempio, può essere considerata “minoranza nazionale” e al tempo stesso “minoranza linguistica” quella germanofona dell’Alto Adige, che rivendica tradizionalmente, in maniera pressoché unanime, un’alterità forte rispetto al contesto italiano, è certamente una “minoranza linguistica” ma non una minoranza “nazionale” quella di lingua albanese dell’Italia meridionale; analogamente, si considera una minoranza “nazionale” quella di lingua catalana in Spagna, ma l’uso tradizionale dello stesso idioma non pare sufficiente ad estendere tale qualifica alla popolazione di Alghero in Sardegna. I diritti degli alloglotti Quando un gruppo minoritario afferma e promuove collettivamente un’alterità identitaria in competizione col senso di appartenenza nazionale, e in particolare quando tale alterità è appoggiata da uno Stato-tutore di riferimento (ad esempio l’Austria nel caso dei Sudtirolesi), la minoranza sente spesso l’esigenza di attuare forme di rivendicazione della sua specificità, per affermare i propri inalienabili “diritti linguistici”, che nei Paesi a democrazia avanzata lo Stato egemone ha il dovere di tutelare sulla base di una consolidata prassi internazionale.Nel caso invece di minoranze linguistiche che non siano al tempo stesso minoranze nazionali, il problema si pone piuttosto nel senso di una tutela del patrimonio linguistico di tali comunità. In linea di principio infatti, i “diritti linguistici” che riguardano gli appartenenti a tali gruppi non sono diversi da quelli di qualsiasi altro membro della comunità nazionale in cui si integrano: il diritto alla non discriminazione per motivi linguistici, il diritto alla preservazione del bene culturale-lingua di cui nella fattispecie si è portatori, ma anche diritto all’accesso agli strumenti linguistici di maggiore utilità ai fini del proprio inserimento sociale, sono parte integrante dei diritti che debbono essere garantiti a tutti i cittadini all’interno di un Paese.Sotto questo punto di vista, con riferimento alla lingua, il concetto di “minoranza” appare in Italia un po’ travisato, perché, se si esclude il caso delle “minoranze nazionali” effettivamente riconoscibili come tali, i “diritti linguistici” degli individui e delle comunità tradizionalmente riconosciute come “minoranze linguistiche” (ossia quelle che praticano una varietà alloglotta) non dovrebbero essere considerati diversi, ad esempio, da quelli di persone o di gruppi che hanno come forme di espressione tradizionale i dialetti italiani. Ambiguità: dialetti considerati lingue Il problema è complicato dunque proprio dalla difficoltà (particolarmente evidente in Italia) di distinguere i concetti di “lingua” e “dialetto”, tema sul quale le stesse istituzioni europee, al di là delle dichiarazioni di principio in materia di patrimoni linguistici storici, hanno sempre mantenuto un atteggiamento fortemente ambiguo come dimostrano le enunciazioni della pur fondamentale Carta Europea delle lingue Regionali o Minoritarie emessa nel 1991 dal Consiglio d’Europa.Per quanto riguarda lo specifico del nostro Paese, nessun linguista sosterrebbe oggi criticamente che i “dialetti italiani” siano “dialetti dell’italiano”, ossia varietà della lingua nazionale (o addirittura, come si diceva in passato, “storpiature” della lingua): potrebbe entrare in gioco semmai una maggiore o minore “distanza” rispetto alla lingua nazionale, nel senso che il dialetto di Siena è più affine strutturalmente all’italiano che non quello di Campobasso, e che quest’ultimo mostra una parentela più forte rispetto alla lingua nazionale che non quello di Cuneo, e così via: ma questo non vuol dire affatto, da un punto di vista strettamente scientifico, che il sardo ad esempio o il friulano siano “lingue” e che il piemontese o il molisano siano “dialetti”.Nel continuum rappresentato dalle varietà neolatine, il sardo e il friulano sono eventualmente varietà dialettali particolarmente distanti dall’italiano, ma la loro ammissione a tutela risulta fortemente condizionata da valutazioni extralinguistiche, connesse con livelli diversi di rivendicazione politico-culturale.Da un punto di vista degli usi sociali, poi, la constatazione che il dialetto walser è di discendenza germanica o che il grico salentino è di origine ellenica non eludono il fatto che ambedue queste varietà alloglotte, prive di parentela diretta o indiretta con la lingua nazionale, presentano tradizionalmente forme di utilizzo non diverse da quelle delle varietà dialettali circostanti; sotto questo aspetto, le modalità di tutela di queste componenti del patrimonio linguistico italiano non dovrebbero essere in linea di principio dissimili da quelle che potrebbero riguardare altre componenti, quali i dialetti salentini o quelli lombardo-piemontesi: anche se è poi evidente che, in una prospettiva di valorizzazione complessiva, le applicazioni di questo principio sono suscettibili di variare considerevolmente da situazione a situazione. Italia, una legge dannosa: a Ischia si parla tedesco Alla luce di queste considerazioni appare evidente il danno arrecato alla tutela del patrimonio linguistico italiano dalla legge 482/1999 in materia di minoranze linguistiche storiche: essa si basa infatti su un principio che equipara alle “minoranze nazionali” un gruppo di “minoranze linguistiche” alloglotte, formalmente riconosciute come tali, escludendo da ogni forma di riconoscimento il resto delle varietà tradizionalmente parlate in Italia e creando gerarchie antistoriche dettate dal presupposto di una identificazione (ideologicamente pericolosa) tra senso di appartenenza linguistica e senso di appartenenza nazionale.Per di più, la legge ha escluso deliberatamente da ogni forma di tutela alcune varietà i cui parlanti costituiscono a tutti gli effetti gruppi caratterizzati da una precisa originalità basata sulla specificità linguistica; e, fatto forse ancora più grave ai fini di una valutazione complessiva del patrimonio linguistico tradizionale italiano come oggetto di valorizzazione, ha introdotto un assurdo criterio di autocertificazione, al di sopra di ogni considerazione di ordine scientifico e storico-culturale, da parte delle amministrazioni locali: è in base a tale principio che, qualche anno fa, i comuni dell’isola d’Ischia non esitarono a dichiararsi compattamente germanofoni… La corsa all’appartenenza etnica I benefici (soprattutto di natura economica) previsti dalla legge hanno infatti indotto decine di amministrazioni comunali a dichiarare una inesistente appartenenza a questa o a quella minoranza: col risultato, ad esempio, che le comunità di lingua ladina si sono moltiplicate nel Veneto in maniera tale da “sommergere” numericamente la minoranza ladina “storica”, e che in Piemonte e in alcune aree della Liguria la minoranza “occitana” si è vista attribuire ambiti territoriali e realtà dialettali che nulla hanno mai avuto a che fare con essa; e nella minoranza ellenofona in Calabria e tra i gruppi germanofoni minori delle Alpi sono invece compresi, oggi come oggi, comuni nei quali le parlate tradizionali sono ormai estinte da secoli.Questa “corsa all’appartenenza etnica”, oltre agli evidenti risvolti reazionari nel processo di elaborazione e ri-elaborazione delle identità locali, impedisce tra l’altro di valutare serenamente, oggi, le diverse modalità di intervento su molti aspetti della protezione del bene-lingua, poiché l’attribuzione a un’area linguistica differente da quella di reale appartenenza di ciascun dialetto locale rende difficile operare in loro favore. Il fallimento della tutela delle minoranze linguistiche in Italia Il fallimento della tutela delle minoranze linguistiche in Italia si può verificare anche attraverso le diverse iniziative finora avviate: al di là degli usi impropri delle scarse risorse disponibili, ci si è preoccupati per lo più di assicurare non tanto la vitalità degli usi parlati delle diverse varietà ammesse a tutela, quanto di fissare “norme” sopralocali sulla base di presupposti spesso e volentieri rifiutati dagli stessi parlanti: tutto ciò in ottemperanza alla burocratizzazione e ingessatura delle varietà minoritarie, sancita da una legge che non si preoccupa affatto di tramandare il patrimonio linguistico tradizionale e di educare le giovani generazioni al rispetto delle differenze e alla pluralità del proprio percorso linguistico, quanto di assicurare alle lingue minori (e più in particolare ai gestori politici e culturali di esse) spazi di utilizzo che esulano comunemente dall’esperienza propria delle popolazioni coinvolte, in nome di una “parificazione” giuridica all’italiano (destinata comunque a rimanere sulla carta) che attiene semmai ai diritti delle “minoranze nazionali” ma non alle prospettive di una effettiva e aggiornata tutela del patrimonio culturale delle “minoranze linguistiche”. *Fiorenzo Toso (1962) è professore associato di Linguistica generale all’Università di Sassari. I suoi interessi vanno dalla dialettologia della Liguria, sua regione d’origine, allo studio dei fenomeni di insularità e contatto linguistico, dalla lessicografia (come collaboratore del Lessico Etimologico Italiano) alla riflessione su temi sociolinguistici, con particolare riferimento alle minoranze. Tra le sue opere più recenti, Lingue d’Europa (Milano, Baldini e Castoldi 2006), Le minoranze linguistiche in Italia (Bologna, Il Mulino 2008), Linguistica di aree laterali ed estreme (Udine, Centro Internazionale sul Plurilinguismo 2008).http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/minoranze/Toso_minor_ling.html

Elisa Isoardi e Natale Giunta a Cucinare

Elisa Isoardi e Natale Giunta a Cucinare

Con la tradizionale cerimonia di inaugurazione di sabato, ha preso ufficialmente il via Cucinare, il salone dell’enogastronomia e delle tecnologie per la cucina, in programma fino a lunedì 17 febbraio alla Fiera di Pordenone.

La giornata di apertura è stata davvero in grande stile con ospiti come Elisa Isoardi, Natale Giunta e Luca Montersino, e l’ottava edizione di Cucinare prosegue con tante proposte imperdibili anche domenica 16 e lunedì 17 febbraio. La manifestazione che unisce nello stesso format tanti percorsi espositivi e un ricco calendario di eventi, con molti ospiti del mondo della cucina, continua a stupire ed interessare un pubblico sempre più ampio e appassionato in arrivo anche da fuori regione.

La giornata di domenica nell’arena Eni gas e luce, si aprirà alle 10 con Giuliano Marini, titolare della Fattoria rurale Biologica Canais (Magnano in Riviera), che racconterà del suo progetto “Adotta un alveare bio”, mentre il cuoco Luca Bidinost preparerà una colazione con il miele. L’evento è a cura di TOP – Taste of Passion e sarà presentato da Mariella Trimboli e Gianna Buongiorno.

Alle 11 l’arena Eni gas e luce ospiterà Ivan Bombieri, chef de “La Taverna di Colloredo di Monte Albano” (1 stella Michelin), vincitore lo scorso anno del premio come migliore giovane chef del Triveneto, che proporrà degli agnolotti neri ripieni di polenta bianca e “boreto alla graesana”.

Seguirà l’evento con Luca Bidinost (ore 12.30), cuoco sensibile agli ingredienti del nostro territorio, alla tradizione e alla cucina di grande qualità, attento allo spreco e sempre coerente con il concetto di cucina “circolare”, preparerà una ricetta dedicata alle verdure di stagione. A cura di Foodetica, presenta Gianna Buongiorno.

Nel primo pomeriggio (ore 14.00), l’arena Eni gas e luce vedrà protagonista la pasticceria con i bignon di Follador, la nuova sorprendente linea di pasticceria fresca di Antonio Follador, all’opera in diretta con la preparazione di questo impasto leggero e croccante, che racchiude golose ganache.

Alle 15.30, troveremo Natale Giunta, con uno show cooking attesissimo dedicato ai sapori della sua Sicilia. Lo chef interpreterà il territorio e la ricerca con polpo, ceci, capperi e il suo “caviale”, in un evento presentato da Francesca Orlando.

Subito dopo (ore 17), sarà Nicola Dinato (Ristorante Feva, Castelfranco Veneto, 1 stella Michelin) a raccontare che una grande cucina inizia dal rispetto e conoscenza delle materie prime e dalla valorizzazione della biodiversità, in uno show cooking dal titolo “TRASMISSIONE” – “Laguna e legumi”. Alle 18.30, spazio a Marco Valletta con il suo “Aspettando Aquafarm” (manifestazione in programma il 19 e 20 febbraio in Fiera a Pordenone) con un appuntamento dedicato alle idee gastronomiche con il pesce di acquacoltura.

La Sala BCC Pordenonese e Monsile aprirà la giornata con la dolcezza delle preparazioni senza glutine dedicate al carnevale di Eleonora Franco. Spazio poi a due appuntamenti riservati ai soci della BCC Pordenonese e Monsile (ore 12.30 e ore 13.30), dove sarà nuovamente presente Ivan Bombieri, con un corso sulle tecniche di base della cucina italiana per tutti i giorni dedicato al risotto.

A seguire, sarà protagonista di uno show cooking Cheffa Dog (ore 15.00). Grandissima è l’attesa per l’appuntamento a cura di Sonia Orlandi – Cheffa Dog dedicato agli amici a 4 zampe. Un corso introduttivo per imparare a cucinare per i cani, seguendo le linee guida di veterinari nutrizionisti e realizzando ricette semplici 100% naturali alla portata di tutti.

Alle 16.30 si svolgerà una degustazione di vini bianchi d’Italia e dal mondo, un percorso emozionale e sensoriale guidato dai sommelier Luana Bottacin e Mario Da Ros. Bendati, si degusteranno dei vini bianchi alla cieca (a cura di FISAR). Nel tardo pomeriggio (ore 18.00) i visitatori potranno partecipare ad un workshop con degustazione, dal titolo “La freschezza del pesce incontra la maestria del coltello”. Con Alberto Savani, titolare della “Bottega del pesce” di Azzano Decimo e il Sig. Antonini delle “Coltellerie Fratelli Antonini Fu Giulio” di Maniago, a cura di Unione Artigiani Pordenone-Confartigianato Imprese.

“Felici a tavola senza lattosio” è, invece, il primo evento della giornata nella Sala Cucinare (ore 10.00). Un incontro con show cooking con Francesca Orlando, giornalista enogastronomica e blogger, focalizzato sull’intolleranza al lattosio. Alle 11.30 sarà il turno dei formaggi delle latterie sociali del pordenonese, appuntamento che avrà al centro le produzioni delle società cooperative Latteria di Marsure, Latteria di Palse e Latteria Turnaria di Maron, con degustazione di formaggi particolari di loro produzione. A cura di Giuliana Masutti e con la partecipazione dei produttori.

Cibi saporiti, cotti sottovuoto a bassa temperatura in modo semplice e veloce saranno i protagonisti dello show cooking con lo chef Davide Saretto – UNOLD Italia, alle 13, sempre presso la Sala Cucinare.

Torna anche domenica alle 14, l’evento dedicato all’olio extravergine di oliva e alla dieta mediterranea, con degustazione di oli presenti in fiera. Con Laura Profili – Sommelier dell’Olio e Fondazione Italiana Sommelier. Alle 16, l’Associazione “Pietro Querini” presenta il baccalà della famiglia Querini versus il baccalà all’aviglianese. Presenta Sergio Lucchetta con la partecipazione dello chef Carlo Nappo del ristorante “Alla Catina” di Pordenone e di Stefano Errichetti dell’Osteria Gagliardi di Avigliano. La giornata nella Sala Cucinare si chiude con la degustazione guidata di birre di Chiara Andreola, alle 18.00, dal titolo “In una delle patrie della birra: il Belgio”.

Continuano, anche nella giornata di domenica, i laboratori per bambini presso lo stand di Coop Alleanza 3.0, fra i partner tecnici della manifestazione, che propone anche la formula “Approvato dai soci” facendo testare alcuni prodotti a marchio Coop.

Anche PromoturismoFvg, main partner di Cucinare, con il suo stand realizzato in collaborazione con il Comitato Regionale Pro Loco FVG e la Strada dei Vini e Sapori Friuli Venezia Giulia, si contraddistingue per ospitare eventi tutti i giorni di manifestazione, grazie alle proposte di diverse pro-loco locali, coinvolte nella realizzazione di appuntamenti dedicati alle ricette del territorio.

Fra i main partner della manifestazione, c’è Eni gas e luce, che dà il nome all’arena principale. Banca partner è la BCC Pordenonese e Monsile, altri partner tecnici sono Electrolux Professional, fornitore dell’attrezzatura e delle postazioni dell’arena Eni gas e luce e Dolomia.

Altri partner della manifestazione sono: Fondazione Pordenonelegge, Istituto Superiore Federico Flora di Pordenone, FIPE-Ascom, Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori delegazione di Pordenone (FISAR) e Associazione Italiana Sommelier del Friuli Venezia Giulia, Unione Artigiani di Pordenone, Camera di Commercio Pordenone e Udine, Ecozema, Locata Mise en place. Media partner dell’evento: Q.B. Quanto Basta, TOP – Taste of Passion e Fuoco Lento. Radio partner: Radio Company e Radio Punto Zero.

https://www.ilfriuli.it/articolo/gusto/elisa-isoardi-e-natale-giunta-a-cucinare/10/214953

Atlas promuove il Carnevale nelle Valli del Natisone

Sabato 15 febbraio allo SMO di San Pietro al Natisone sarà ufficialmente presentata al pubblico l’app realizzata da Quasar Multimedia

Atlas promuove il Carnevale nelle Valli del Natisone

Con la presentazione delle ultime azioni pilota, entrambe realizzate nell’area di Cividale, il progetto Atlas – Interreg Italia-Croazia aggiunge agli ottimi risultati già conseguiti due nuove “buone pratiche” sul territorio allo scopo di valorizzare il patrimonio turistico e culturale locale. L’insieme di iniziative Adriatic Cultural TourismLaboratories (Atlas) è guidato da Friuli Innovazione, che ha coinvoltola nostra regione per oltre 18 mesi con numerose iniziative che hanno portato a rafforzare le competenze di oltre 200 operatori del turismo, l’organizzazione di 9 Study Visit,lo sviluppo di 40 idee innovative di turismo esperienziale e la realizzazione di 12 azioni pilota.
I risultati e le azioni pilotadi Atlas confermano l’importanza per il territorio regionale delle risorse messe a disposizione con progetti altamente innovativi, un modus operandi che prende forma nelle parole di Fabio Feruglio, Direttore di Friuli Innovazione: “Candidarci e vincere bandi europei ci fa stare su temi che l’Europa ritiene prioritari per accrescere la competitività dei territori. Decliniamo questi temi su aspetti che hanno un forte impatto per la nostra Regione e le sue imprese, in questo caso il Turismo, con proposte progettuali fortemente innovative che altrimenti non sarebbero finanziate. È questo il nostro modo di operare ed essere piattaforma di innovazione”

Sabato15 febbraio alle ore 11 allo SMO di San Pietro al Natisone, il Museo interattivo che racconta paesaggi e narrazioni delle Valli del Natisone, sarà ufficialmente presentata al pubblico l’app realizzata da Quasar Multimedia per promuovere il carnevale tradizionale locale.

Al centro, l’intervento realizzato da Quasar con l’obiettivo di valorizzare elementi importanti della tradizione popolare locale attraverso le nuove tecnologie, unendo il punto di vista culturale a quello turistico, attraverso la realizzazione di un’app che permetterà al visitatore di compiere un piccolo viaggio nel tempo e immergersi in un “altrove” magico e suggestivo. L’utente potrà selezionare da un monitor touchscreen una delle maschere tipiche del Carnevale delle Valli del Natisone (i Pust, i Blumari, la Bella) e indossarla virtualmente, ottenendo un video interattivo che gli consentirà di avere un ricordo “da protagonista” della sua visita nella zona. Con un click, il visitatore potrà poi inserire un indirizzo email al quale riceverà il proprio video, in tempo reale, che potrà poi naturalmente condividere con i propri contatti sui social network, diffondendo ulteriormente la conoscenza della zona delle Valli del Natisone e delle tradizioni uniche che custodisce.

Il secondo intervento ha visto all’opera la startup a vocazione sociale Will Easy s.r.l, insediata a Friuli Innovazione, che è stata impegnata in una rilevazione preventiva sull’accessibilità – intesa, in generale, come capacità di soddisfare le esigenze “speciali” di visitatori e turisti – dei musei e dei luoghi di interesse di Cividale. L’obiettivo era quello di espandere la fruibilità di questi siti, sia attraverso una migliore informazione diretta all’utente finale, sia attraverso interventi “smart” per migliorare i servizi offerti.

Secondo William del Negro, founder di Will Easy e presidente dell’associazione “Io ci vado”, la diffusione della cultura dell’accessibilità può avere ricadute importanti sul territorio, non solo da una prospettiva sociale, ma anche perché consente di attrarre nuove opportunità economiche.
“Le persone disabili, a livello statistico, rappresentano solo il 5% della popolazione, ma se pensiamo ad altri tipi di esigenze ‘speciali’ – quelle di donne in gravidanza, famiglie con bambini sotto 5 anni, anziani, persone che viaggiano con il proprio animale, o che hanno necessità particolari dal punto di vista alimentare – raggiungiamo oltre il 30% della popolazione. Calcolando che, in media, chi ha una di queste esigenze si sposta insieme ad altre 2 o 3 persone, è facile capire quanto si possa perdere, in termini di indotto, quando mancano le opportune facilitazioni o le informazioni che consentono all’utente di organizzare in anticipo le attività sul territorio per viverle al meglio. Cividale, in particolare, è una città ‘difficile’, dato anche il suo patrimonio storico che pone numerosi vincoli. Diventa quindi cruciale capire come migliorare la fruibilità dei siti pensando a interventi non strutturali, che sono spesso più semplici da realizzare di quanto si possa pensare e soprattutto possono essere low-cost”.

L’app multimediale sul Carnevale nelle Valli del Natisone e l’intervento per migliorare la fruibilità dei siti culturali si aggiungono al progetto pilota realizzato nell’ambito di Atlas l’estate scorsa, sempre nella zona di Cividale, scelta come focus in quanto sito UNESCO. In quell’occasione è stato proposto un tour esperienziale, costruito sul modello innovativo dello “storyliving”, che, sfruttando il meccanismo del gioco di ruolo, ha consentito ai partecipanti di trasformarsi in “blogger” e immergersi in maniera attiva nella cultura della città, scoprendo non soltanto i suoi luoghi-simbolo, ma anche incontrando da vicino i protagonisti della sua vita quotidiana con le loro storie.

https://www.ilfriuli.it/articolo/viaggi/atlas-promuove-il-carnevale-nelle-valli-del-natisone/11/214914

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