Archivi giornalieri: 18 Feb 2020

L’Italia (è un melograno)

Io in vita mia ho comprato e trapiantato un unico albero
un melograno
ho scelto un angolo del giardino
da dove si vede la ghiera dei monti
dal San Gabriele fino al Nanos
quella cresta è stata Italia e Jugoslavia e poi Slovenia
è stata terra dolorosa e di rancore

i confini dovrebbero essere come gli orizzonti
quando ti muovi si muovono anche loro
se ti fermi si fermano con te
ma ti fanno sempre sentire al centro esatto del mondo

e patria è dove
un uomo pianta un melograno
e può aspettare di mangiarne i frutti

Francesco Tomada (Gorizia, 1966), da Portarsi avanti con gli addii (Raffaelli, 2014)

da https://ipoetisonovivi.com/tag/francesco-tomada/

Lemon tree

I’m sitting here in a boring room It’s just another rainy Sunday afternoon I’m wasting my time I got nothing to do I’m hanging around I’m waiting for you But nothing ever happens – and I wonder I’m driving around in my car I’m driving too fast I’m driving too far I’d like to change my point of view I feel so lonely I’m waiting for you But nothing ever happens – and I wonder I wonder how I wonder why Yesterday you told me ‘bout the blue blue sky And all that I can see is just a yellow lemon-tree I’m turning my head up and down I’m turning turning turning turning turning around And all that I can see is just a yellow lemon-tree I’m sitting here I miss the power I’d like to go out taking a shower But there’s a heavy cloud inside my head I feel so tired Put myself into bed Where nothing ever happens – and I wonder Isolation – is not good for me Isolation – I don’t want to sit on a lemon-tree I’m steppin’ around in a desert of joy Baby anyhow I’ll get another toy And everything will happen – and you’ll wonder I wonder how I wonder why Yesterday you told me ‘bout the blue blue sky And all that I can see is just a yellow lemon-tree I’m turning my head up and down I’m turning turning turning turning turning around And all that I can see is just a yellow lemon-tree.

TRADUZIONE IN ITALIANO.

Sono qui in una stanza noiosa è un altro pomeriggio piovoso di domenica sto perdendo il mio tempo non ho nulla da fare sto andando in giro sto aspettando te ma non accade mai niente – e mi chiedo… sto guidando, sto portando in giro la mia auto sto guidando troppo veloce sto andando troppo lontano mi piacerebbe cambiare il mio punto di vista mi sento cosi solo ti sto aspettando ma non succede mai niente – e mi chiedo… mi chiedo in che modo, mi chiedo perché, ieri mi hai parlato del cielo blu blu e tutto quel che posso vedere è solo un albero giallo di limoni, giro la testa su e giù mi giro giro giro giro intorno e tutto quel che posso vedere è solo un albero giallo di limoni sono seduto qui mi manca la forza vorrei uscire e fare la doccia ma c’è una nuvola pesante nella mia testa mi sento cosi stanco, mi metto a letto dove non accade mai nulla – e mi chiedo… l’’isolamento – non mi fa bene l’’isolamento – non voglio sedermi su un albero di limoni sto camminando per un deserto di gioia baby in ogni caso prenderò un altro giocattolo e accadrà di tutto – e tu ti chiederai… mi chiedo in che modo, mi chiedo perché, ieri mi hai parlato del cielo blu blu e tutto quel che posso vedere è solo un albero giallo di limoni, giro la testa su e giù mi giro giro giro giro intorno e tutto quel che posso vedere è solo un albero giallo di limoni.

Una perla al giorno – Vincent Van Gogh — tavolozza di vita

Non so nulla con certezza, ma la vista delle stelle mi fa sognare. Vincent Van Gogh I do not know anything for sure, but the view of the stars It makes me dream. Vincent Van Gogh

Una perla al giorno – Vincent Van Gogh — tavolozza di vita
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SLOVENIA: Apre la nuova moschea di Lubiana, dopo 50 anni — East Journal

La capitale slovena, Lubiana, ha finalmente una moschea. La prima in un paese con radici cattoliche profondissime. Un percorso ad ostacoli, tra diffidenza e ostilità della comunità cattolica e dei partiti della destra ultra-nazionalista L’articolo SLOVENIA: Apre la nuova moschea di Lubiana, dopo 50 anni sembra essere il primo su East Journal.

SLOVENIA: Apre la nuova moschea di Lubiana, dopo 50 anni — East Journal

Carnevale di Sappada

Il Rollate

Il Ròllate (róllat in sappadino) è una maschera tipica del carnevale alpino di Sappada (Udine).

File:Maschera da Rollat di Sappada (Foto Luca Giarelli).jpg

Il Rollate è sempre presente in tutti i momenti del Carnevale, sia nelle giornate fisse (Pèttlar sunntach – Domenica dei Poveri, Paurn sunntach – Domenica dei Contadini, Vaastign pfinzntòk – Giovedì Grasso, Hearn sunntach – Domenica dei Signori, Vrèssmontach – Lunedì Grasso, Schpaibertach – Martedì Grasso con il No Club), sia a discrezione dei mascherati in qualsiasi giorno del periodo carnevalesco compreso tra la Domenica dei Poveri e la mezzanotte del martedì grasso. Ai Rollate è permesso uscire anche nella giornata di Metà Quaresima (Mittavòschte). Il Rollate è tradizionalmente l’unica maschera protagonista del Lunedì grasso, Vrèss montach: i gruppi di Rollate si radunano per girare per le vie, visitando case e locali.

In passato il Rollate era una maschera più cattiva, si racconta che vestirsi da Rollate fosse un’occasione per vendicarsi delle offese subite e dissipare vecchi rancori.

I Rollate erano preceduti dai pagliacci (pajazn), maschere colorate con un cappello a cono, che saltellavano loro intorno. Dopo che questi sono quasi pressoché scomparsi, il Rollate ha preso a rincorrere i bambini, ruolo spettante ai pagliacci. In passato, di norma, i Carnevali erano proibiti ai bambini perché si trattava di un rituale riservato unicamente agli adulti; l’esclusione dei bambini comportava anche che venissero spaventati e inseguiti dalle maschere, se si fossero fatti troppo vicini. Anche a Sappada i bambini non solo non potevano mascherarsi e partecipare assieme agli adulti ma erano anche minacciati dalle maschere. Soprattutto al Rollate spettava minacciare ed impaurire i bambini che, terrorizzati, scappavano ai piani più alti delle case o si rifugiavano al sicuro, quando sentivano il suono delle rolln avvicinarsi minacciosamente (alcuni Rollate erano particolarmente temuti per la loro cattiveria – il rischio era quello di essere sorpresi ed essere inseguiti o addirittura anche gettati nelle fontane).

Il Rollate, in qualità di maschera-guida perché alla testa del corteo, ha la funzione di precedere ed annunciare l’ingresso delle maschere in gruppo nelle case nel momento delle visite (anche se ora le maschere giungono spesso separatamente dai Rollate – un tempo spettava al Rollate proteggere le maschere e, quando queste entravano nelle case, era suo compito spazzare in terra per “pulire”, prima del passaggio delle maschere).

Personaggio

Il Rollate (róllat in sappadino) indossa una pesante pelliccia scura (pelz) di montone che ricorda il manto dell’orso: è ampio e lungo fino alle ginocchia, con un grande cappuccio che avvolge completamente il capo ed è ornato da un ciuffo di lana rossa (gormcioff – un tempo di carta) in alto, sul retro. Porta il volto coperto da una maschera (lòrve) rigorosamente in legno che altera la voce di chi la indossa: è una maschera che deve interloquire con la gente ed è importante che parli in falsetto (goschn). La maschera da rollate si deve distinguere da quelle delle altre maschere per l’espressione severa: fondamentali sono i baffi (schnuirpòrt) folti e scuri, così come folte e scure sono le sopracciglia; lo sguardo è severo e i lineamenti forti ma mai grotteschi. È sempre il viso di un uomo maturo, pieno di autorità. Il vero Rollate deve incutere timore già solo a guardarlo in volto. Prende il nome dalle rolln, i rumorosi campanacci in forma di sfere metalliche che la maschera porta legate in vita con una catena (kettn) e che fa risuonare al suo cammino. I campanacci possono essere uno più grande (come in origine) o due. La catena è quella utilizzata un tempo per legare il bestiame in stalla. Ha una camminata particolare per far risuonare adeguatamente i campanacci producendo un grande frastuono. Il Rollate indossa pantaloni a righe orizzontali bianche e marroni piuttosto ampi, un tempo di lana e lino, ricavati dai teli (hile) usati in passato per coprire gli armenti in inverno. Porta scarponi di cuoio chiodati (aisnschui), che permettono di camminare su terreni ghiacciati senza scivolare. Unica civetteria è un fazzoletto (hòntich) al collo, sopra la pelliccia e piegato a triangolo, che varia di colore a seconda dello stato civile di chi lo indossa: rosso per gli uomini coniugati e bianco per i celibi (ma il colore può essere invertito a discrezione del figurante). È solitamente più utilizzato il fazzoletto bianco. Le mani sono coperte da guanti di lana a manopola di colore grigio o marrone (hòntschn). Il rollate cammina brandendo una scopa (un tempo di rami di erica – hadratpesn) che, a seconda dei casi, viene usata in modo minaccioso o scherzoso in tempi recenti. I figuranti sono solitamente giovani o uomini alti e robusti, in modo tale che la figura risulti imponente. Per tradizione è limitato l’uso del mascheramento ai soli uomini.

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