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I fucilati di Cercivento, una storia che va ricordata

18.11.2019 – Francesco Cecchini

I fucilati di Cercivento, una storia che va ricordata
Lapide che ricorda i fucilati di Cercivento

Il caporal maggiore Silvio Gaetano Ortis,25 anni di Paluzza, il caporale Basilio Matiz, 22 anni di Timau, il caporale Giovan Battista Corradazzi 23 di Forni di Sopra e il soldato Angelo Massaro 22 di Maniago dell’VIII Reggimento alpini appartenenti alla 109.ma Compagnia del Battaglione ‘Monte Arvenis’, i fucilati di Cercivento, i fusilâz di Çurçuvint in friulano, vennero uccisi all’alba del primo luglio del 1916, con la faccia rivolta al nemico, davanti al muro di cinta del cimitero di Cercivento, Udine. Alpini appartenenti alla 109.ma Compagnia del Battaglione ‘Monte Arvenis’, si erano opposti al comando del loro capitano di uscire in avanscoperta sul monte Cellon richiedendo l’ausilio dell’artiglieria e di agire di notte e accusati dal proprio Comandante di Compagnia, il capitano Armando Ciofi e il suo vice tenente Pietro Pasinetti, d’insubordinazione e ribellione .In base all’articolo 114 del codice penale militare: rivolta in faccia al nemico, per quattro Alpini le accuse del tribunale si commutarono in condanne a morte, per altri ventinove a 145 anni di carcere complessivi e per i rimanenti militari in assoluzioni.

Ne ha scritto Paolo Rumiz in un articolo del 31 ottobre 2014 pubblicato sull’Espresso:

Quella di Cercivento è una storia che riassume le altre. È il giugno del ’16. Gli austriaci stanno sfondando su Vicenza con la Strafexpedition. Nella zona del Monte Coglians c’è il battaglione alpini Tolmezzo, considerato infido dagli ufficiali “forestieri” per via dei cognomi mezzi tedeschi dei carnici arruolati e dei tanti di essi che hanno lavorato da emigranti in terra d’Austria. Hanno una perfetta conoscenza del terreno, ma gli alti comandi non si fidano a sfruttarla e insistono a ordinare azioni suicide. Quando viene deciso un attacco alle rocce della cima Cellon in pieno giorno e senza supporto di artiglieria, alcuni soldati suggeriscono di compiere l’assalto col favore della notte. È quanto basta perché il comandante, un napoletano di nome Armando Ciofi, coperto dal tenente generale Michele Salazar, comandante della 26ª divisione, gridi alla “rivolta in faccia al nemico” e ordini la corte marziale. Il processo si svolge di notte, in una cornice lugubre, nella chiesa che il prete di Cercivento, terrorizzato, è obbligato a desacralizzare. Sul processo incombono le circolari Cadorna, che chiedono “severa repressione”, diffidano da sentenze che si discostino “dalle richieste dell’accusa” e ricordano il “sacro potere ” degli ufficiali di passare subito per le armi “recalcitranti e vigliacchi”. Gli accusati sono decine, e ciascuno ha nove minuti per l’autodifesa. Un’ora prima dell’alba, la sentenza. Quattro condanne alla fucilazione. Tutti carnici: Giambattista Corradazzi, Silvio Gaetano Ortis, Basilio Matiz e Angelo Massaro, emigrante in Germania che ha scelto di rientrare “per servire la patria”. Mentre lo portano via grida: “Ecco il ringraziamento per quanto abbiamo fatto”. Il prete, don Zuliani, confessa i morituri. È sconvolto, propone inutilmente di sostituirsi ai soldati davanti al plotone. Dopo, non vorrà più rientrare nella chiesa “maledetta ” e diverrà balbuziente a vita. La prima scarica uccide tre condannati, solo Matiz è ferito e si contorce urlando. Lo rimettono sulla sedia. Nuova scarica e non basta ancora. Perché sia finita ci vogliono tre colpi di pistola alla testa.

Un docufilm “Cercivento, una storia che va raccontata”, realizzato dalla Regione FVG con il Comune di Cercivento, ricostruisce la fucilazione dei 4 alpini, la cui presentazione e prima proiezione è avvenuta lo scorso 25 maggio a Tolmezzo. Il documentario é stato proiettato lo scorso 16 luglio a Roma, nella sala Caduti di Nassirya del senato. Organizzatrice è stata la senatrice Tatjana Rojc che poco prima aveva dichiarato a Friuli sera: “Sono orgogliosa di contribuire a presentare al Senato un capitolo della nostra storia più dolente, vissuta sulla terra del Friuli Venezia Giulia durante la Grande Guerra. Il disegno di legge per la restituzione dell’onore ai cosiddetti ‘fusilaz’ di Cercivento è il pagamento di un debito ancora sospeso, per le vite strappate a giovani ingiustamente accusati di viltà”.
Il link con il trailer del documentario è il seguente:
https://www.youtube.com/watch?v=2Y2iQQZtjC0

La senatrice triestina Rojc è prima firmataria del ddl “Disposizioni per la riabilitazione storica degli appartenenti alle Forze Armate italiane condannati alla fucilazione dai tribunali militari di guerra nel corso della Prima Guerra mondiale”. Il documento, chiede all’art. 1: “la restituzione dell’onore agli appartenenti alle Forze armate italiane che, nel corso della Prima Guerra mondiale, vennero fucilati senza le garanzie del giusto processo, con sentenze emesse dai tribunali di guerra” e promuove “il recupero della memoria” di tali caduti e in particolare iniziative di “ricerca storica volta alla ricostruzione delle drammatiche vicende del primo conflitto mondiale con specifico riferimento ai tragici episodi dei militari condannati alla pena capitale”.https://www.pressenza.com/it/2019/11/i-fucilati-di-cercivento-una-storia-che-va-ricordata/

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Paolo Pezzino, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, ex Insmli . Attacchi alla ricerca storica su foibe e confine orientale. — Non solo Carnia

«È in corso una indegna gazzarra da parte di elementi di destra e di estrema destra che prende a spunto le celebrazioni del giorno del ricordo. 665 altre parole

Paolo Pezzino, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, ex Insmli . Attacchi alla ricerca storica su foibe e confine orientale. — Non solo Carnia
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La “crudel zobia grassa” del 1511 — vienichetiporto

Il giovedì grasso del 1511 (che cadde il 27 febbraio) è passato alla storia, almeno per il Friuli e più nello specifico per Udine, come la “crudel zobia grassa”. Per quale motivo un giorno di festa si è trasformato in tragedia e cosa accadde esattamente quel giovedì di 505 anni fa? Per comprendere appieno le […]

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Il contadino di Babele.

Riccardo Bertani è un contadino di 88 anni che nel corso della sua vita ha imparato da autodidatta più di cento lingue. Ha redatto vocabolari di dialetti remoti e studiato lo sciamanesimo siberiano. Senza allontanarsi mai da casa sua.

“Sono sempre stato un contadino sbagliato. Ogni volta che sentivo il vento soffiare nei campi, la mia mente cominciava a vagare per la steppa siberiana”“Non penso di poterlo spiegare. È come chiedere a quelli che fanno i calcoli a memoria come ci riescono. Io, ad esempio, non so nemmeno la tabellina del tre”

CTRLMAGAZINE.IT

Il contadino di Babele – CTRL Magazine“Non penso di poterlo spiegare. È come chiedere a quelli che fanno i calcoli a memoria come ci riescono. Io, ad esempio, non so nemmeno la tabellina del tre”

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Il Museo del mese di Febbraio: il Museo regionale di Maribor — Donna Vagabonda

Per il Museo del mese di Febbraio questa volta ho dovuto scegliere io il contenuto da proporre perchè sul sondaggio del gruppo di Facebook si è creata una sostanziale parità tra il museo che qui vi propongo e un altro e alla fine, da buon arbitro, ho deciso di farvi conoscere un museo davvero poco…

Il Museo del mese di Febbraio: il Museo regionale di Maribor — Donna Vagabonda
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DER ZAHRAR VOSCHANKH – IL CARNEVALE SAURANO

SABATO 22 FEBBRAIO

maschere carnevale sauris 2018

Maschere del Carnevale di Sauris – Foto: http://showmefriuli.com

A Sauris Zahre, località unica per la sua storia e le antiche tradizIoni, anche il carnevale non pouò essere che suggestivo. La sua particolarità sono i personaggi, le maschere di legno e i travestimenti, confezionati con fantasia utilizzando ogni sorta di materiale ed indumento trovato in caso e nelle soffitte. Arrivata la sera il corteo di maschere belle e brutte, guidate dal Rölar e Kheirar (le due figure principali del carnevale saurano), si raduna insieme agli spettatori per intraprendere una suggestiva camminata notturna nel bosco, alla luce delle lanterne, dal borgo di Sauris di Sopra a quello di Sauris di Sotto, dove la festa continua per tutta la notte con musica, balli e tanta allegria.

Programma:
Dalle ore 17.00: raduno delle maschere presso l’ex Scuola a Sauris di Sopra;
Dalle ore 17.30: le maschere vengono presentate al pubblico in presenza di una giuria. E’ possibile iscriversi al concorso sino alle ore 14.00, telefonando all’Ufficio Turistico IAT di Sauris (0433.86076).
Nel frattempo sarà possibile noleggiare le lanterne per la camminata notturna al costo di € 10,00 di cauzione + € 5,00 di noleggio. Per il noleggio maschere di legno rivolgersi all’Ufficio Turistico IAT di Sauris a Sotto.
Ore 18.30: il Rölar e il Kheirar chiamano a raccolta il corteo; inizia la camminata notturna nel bosco al lume delle lanterne, accompagnati dalla musica, con sosta brulè attorno al falò in località Hinterseike;
Ore 20.00: ritrovo finale a Sauris di Sotto presso il Nuovo Kursaal, dove si potranno degustare prodotti tipici e la festa proseguirà con musica e balli. Le lanterne potranno essere riconsegnate, con restituzione della cauzione.

Orari Bus Navetta per Sauris di Sopra (servizio gratuito).
Da Sauris di Sotto a Velt/Sauris di Sopra il bus navetta effettuerà corse continuate a partire dalle ore 15.00, con ultima corsa alle ore 18.30.
Da Lateis a Sauris di Sopra via La Maina servizio a partire dalle ore 16.00 con pullmino 8 posti, a partire dalle ore 16.00, prima per le maschere e poi per tutti solo a chiamata.

Orari Bus navetta per rientro:
Per Sauris di Sopra e Lateis corse a partire dalle ore 20.00, con ultima corsa alle ore 23.00.

Info: Ufficio Turistico IAT tel. 0433.86076.

Informazioni:
Ufficio Turistico IAT tel. 0433.86076
https://www.sauris.org
http://www.facebook.com/IATSauris

da https://www.eventiesagre.it/Carnevale/elenco.html