Archivi giornalieri: 23 Feb 2020

Coronavirus, Burioni: “Il virus è arrivato. C’è solo un modo per bloccarlo”

“La notizia che speravamo di non dover dare è arrivata. Il virus è arrivato in Italia come avevamo previsto, dalla Cina. Una persona è arrivata dalla Cina e ha infettato un italiano. Erano quindi sbagliate alcune declamazioni tranquillizzanti di politici. La quarantena è l’unico modo di bloccare l’arrivo di questo virus. Dobbiamo far sì che da questi primi casi non ne nasca una catena di contagi”. Il virologo Roberto Burioni in un video postato il 21 febbraio sul sito Medicalfacts commenta le notizie sui casi di Coronavirus in Italia.

ALBANA La torre campanaria di Santo Spirito è in grave pericolo

Uniti per salvare la chiesa

La torre campanaria della chiesa di Santo Spirito di Albana versa in grave pericolo e la Parrocchia e il Comune di Prepotto si attivano per metterla in salvo. Si tratta di uno dei gioiellini artistici sul territorio tra la pianura friulana e la Val Judrio, nella borgata di Albana, a due passi dal capoluogo comunale.

La parte del cimitero della chiesa di Santo Spirito nei pressi della torre campanaria è transennata da circa cinque anni. Non è mai stato, infatti, concesso il contributo necessario per sistemare l’edificio. La richiesta di fondi per la ristrutturazione degli edifici di culto passa attraverso il vaglio della curia dell’arcidiocesi di Udine, che stabilisce le priorità. Una zona dell’area attorno alla chiesa è provvista di transenne e divieti d’accesso già da diverso tempo, ma ora la situazione si è ulteriormente aggravata. Oltre a versare in rischio di crollo il campanile, infatti, è a rischio crollo anche la chiesa stessa. Per preparare la necessaria domanda di contributo, è stato necessario fare chiarezza su chi fosse il proprietario del bene. Stando a alcune verifiche catastali, inizialmente sembrava che fosse del Comune di Prepotto, che avrebbe dovuto, quindi, fare richiesta alla Regione Friuli-Venezia Giulia attraverso la curia. È stato assodato, invece, che l’edificio sacro appar- tiene alla Parrocchia di Prepotto. Di concerto col Comune, visto che entrambi sono interessati a salvaguardare la chiesetta, l’amministratore parrocchiale, padre Andrea Cereser, ha provvisto a inoltrare

la necessaria domanda. La speranza è, ora, che questa sia seriamente presa in considerazione, dal momento che è stata presentata già diverse volte.

La chiesa di Santo Spirito è situata su un colle a ovest di Albana. Una sua parte risale a una primitiva costruzione fortificata, già esistente nel 1161. Edificata da maestranze slave e friulane, è sorta dapprima come cappella, intorno al XII-XIII secolo. Tutto l’edificio sacro è stato ristrutturato nello stile attuale nel 1450, inglobando la torre con funzione di campanile. Al suo interno, nel presbiterio si può ammirare un «Cristo nella mandorla », fra due angeli del XV secolo. Il pittore, probabilmente della zona di Gorizia, afferiva alla cerchia degli affrescatori di Suha presso Å kofja Loka, Prilesje nella Valle dell’Isonzo e Stara Fužina di Bohinj. L’edificio è stato rimaneggiato soprattutto all’inizio del XVIII secolo, quando è cresciuto di volume ed è stato rifatto il tetto. Il cimitero circostante è sorto all’inizio del XIX secolo. Un grande restauro è seguito ai danneggiamenti riportati nel terremoto del 1976.

L. L.

dal Dom del 14-02-2020

Fiori di corniolo

foto di Marco Pascolino

Il corniolo (Cornus mas L., 1753) è un albero da frutto, spontaneo, appartenente alla famiglia delle Cornaceae[1] e al genere Cornus.

Descrizione

I cornioli sono arbusti o piccoli albericaducifoglie e latifoglie, alti fino a 5-6 metri e altrettanto estesi in larghezza. I rami sono di colore rosso-bruno e brevi, la corteccia Ã¨ screpolata. Sono piante longeve, possono diventare plurisecolari e hanno una crescita molto lenta. Le foglie sono semplici, opposte, con un picciolo breve (5-10 mm) e peloso, la forma è ovata o arrotondata, integra e un po’ ondulata ai margini, acuminata all’apice; sono ricoperte parzialmente da peluria su entrambe le pagine, e presentano un colore verde (più chiaro nella parte inferiore) e una nervatura al centro e 3-4 paia di nervature secondarie.

I fiori sono ermafroditi (cioè hanno organi per la riproduzione sia maschili sia femminili), si presentano in forma di ombrelle semplici e brevi, circondate alla base da un involucro di 4 brattee (foglia modificata che protegge il fiore) di colore verdognolo sfumato di rosso, che si sviluppano prima della fogliazione. La corolla è a 4 petali acuti, glabri (privi di pelo), di colore giallo-dorato, odorosi. Fiorisce da dicembre ad aprile[senza fonte]

Distribuzione e habitat

Il corniolo è specie propria dell’Europa centro-orientale sino al Caucaso e all’Asia minore; in Italia si trova in tutta la penisola, ma è più frequente nelle regioni settentrionali. È una specie che predilige i terreni calcarei, e vive in piccoli gruppi nelle radure dei boschi di latifoglie, tra gli arbusti e nelle siepi del piano sino a 1300 (anche 1530) metri.

Coltivazione

Il corniolo è coltivato come pianta ornamentale in orti e giardini, e per i suoi frutti commestibili. Ama terreni freschi e ombreggiati, calcarei, per cui è facile trovarlo nei boschi d’alta collina o di montagna. Esistono diverse varietà con frutti rossi o gialli, più o meno grandi. È un arbusto che non teme le gelate tardive, rustico e resistente agli attacchi di molte malattie.

Utilizzi

I piccoli frutti rossi vengono lavorati, oltre che per la produzione di succhi di frutta e marmellate (ottime come accompagnamento al bollito di carne), anche per aromatizzare alcuni tipi di alcolici, come, ad esempio, la grappa. I prezzi di questi prodotti sono relativamente alti a causa della bassa fertilità e del piccolo contenuto di alcool.

Si possono mangiare i frutti anche freschi, ma è preferibile gustare quelli appena caduti o quelli che si staccano dallo stelo con un leggero tocco di mano, cioè quando sono a piena maturazione.

Il legno del corniolo è di colore bruno-chiaro nelle parti interne (alburno), mentre nella corteccia è rossastro, con anelli poco distinti. È il più duro presente in Europa, molto resistente, e viene utilizzato, tra l’altro, per la produzione di pipe. Nel passato era usato per la fabbricazione di pezzi di macchine soggetti a forte usura (per es. raggi e denti da ruota) e per lavori di tornio. La sarissapicca usata dalla falange macedone, era in legno di corniolo.

Tutta la pianta ha proprietà tintorie (in giallo). Il corniolo è un’erba officinale.

Curiosità

  • J. K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, l’ha indicato nel sito di Pottermore come un possibile legno da bacchetta, associandolo alle persone allegre e scherzose.
  • Per i membri della comunità Serbo-Ortodossa questa pianta ha un valore sacro. Essi ne raccolgono i semi la vigilia di Natale (festeggiato secondo il Calendario Giuliano, cioè il 6 gennaio); la mattina, appena alzati, li consumano con un sorso di vino rosso, facendosi il segno della croce e augurandosi di stare in buona salute tutto l’anno. Il corniolo stesso è considerato simbolo di buona salute, infatti il detto popolare “Zdrav kao dren” vuol dire letteralmente “Sano come il corniolo”.
  • Il famoso cavallo di Troia venne realizzato dai Greci col legno dei cornioli di un bosco sacro ad Apollo situato sul monte Ida.[2]https://www.wikiwand.com/it/Cornus_mas

Una mappa cui possono essere aggiunte informazioni per descrivere l’andamento del focolaio di coronavirus nel nostro paese

Una mappa cui possono essere aggiunte informazioni per descrivere l’andamento del focolaio di coronavirus nel nostro paese

Una mappa, costruita per raccontare la diffusione del contagio da nuovo coronavirus in Italia. Mentre cresce la conta dei casi e si registrano le prime due vittime, un 78enne padovano e un 75enne lodigiana, Wired ha deciso di lanciare questo strumento per mappare l’andamento della malattia ormai giunta in Italia (NB: la mappa non è aggiornata in tempo reale, c’è bisogno di tempo per verificare i dati).

Come commenta in una nota per la stampa il virologo Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica molecolare del Cnr, siamo di fronte a un focolaio di infezione da virus Sars-Cov-2. I numeri non consentono ancora di parlare di epidemia. Certo, aggiunge, â€œil quadro potrebbe cambiare ovviamente nei prossimi giorni, ma il nostro sistema sanitario è in stato di massima allerta e capace di gestire efficacemente anche la eventuale comparsa di altri piccoli focolai come quello attuale”.

“Per evitare eccessivo allarmismo”, continua Maga, “è bene ricordare innanzitutto che 19 casi [alla mattina del 22 febbraio, ndr] su una popolazione di 60 milioni di abitanti rendono comunque il rischio di infezione molto basso. Solo nelle zone attualmente interessate dalla circolazione il rischio è superiore e i cittadini devono seguire le indicazioni delle autorità sanitarie. Al di fuori di queste, la situazione rimane come nelle scorse settimane”.

Ecco cosa raccontano le informazioni finora raccolte nel mondo: “L’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi/moderati (una specie di influenza) nell’80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva. Il rischio di gravi complicanze aumenta con l’età, e le persone  sopra 65 anni e/o con patologie preesistenti o immunodepresse sono ovviamente più a rischio, così come lo sarebbero per l’influenza”.

Niente panico, insomma. E appunto nel tentativo di dare un contributo informativo per mappare i focolai di Covid-19 in Italia, Wired ha creato un dataset che tutti possono aggiornare. Chi avesse delle informazioni da fornire, potrà farlo compilando questo form. Una volta verificate dalla redazione, le informazioni saranno inserite e pubblicate.

Il dataset alimenta la mappa che apre questo pezzo, ma ovviamente chiunque può utilizzarlo per costruire la propria. L’obiettivo, infatti, è quello di contribuire a fornire un’informazione quanto più precisa possibile sulla diffusione del coronavirus in Italia.

vedi mappa

https://www.wired.it/scienza/medicina/2020/02/22/nuovo-coronavirus-mappa/?utm_source=wired&utm_medium=NL&utm_campaign=default

Coronavirus, da lunedì chiuse le Università di Udine e Trieste

Coronavirus, da lunedì chiuse le Università di Udine e Trieste

La misura precauzionale decisa questa mattina dal Comitato Operativo per l’emergenza. Sono 14 le persone in isolamento, tutte risultate negative ai test per Covid-19

Nuova riunione, questa mattina, del Comitato Operativo per l’emergenza coronavirus del Fvg. Dopo il punto in videoconferenza con Roma, la Regione – che ieri ha dichiarato lo stato di emergenza – ha disposto una nuova misura precauzionale. D’intesa con i rettori, si è deciso di sospendere tutte le attività delle Università di Udine e di Trieste, compresa la Sissa, da lunedì 24 febbraio.

“L’evoluzione della situazione relativa alla diffusione del Coronavirus – si legge nel provvedimento – consiglia in via prudenziale l’adozione di misure cautelative a tutela della saute pubblica e del sereno funzionamento delle attività istituzionali di tutti gli atenei del Fvg, stante la naturale e rilevante mobilità degli studenti, sopratutto provenienti da Regioni in cui si sono già verificati casi di positività al virus. Per questo, da lunedì 24 febbraio a domenica 1 marzo compresi sono sospese le attività didattiche (lezioni, esercitazioni, tirocini, seminari e similari), gli esami, le conferenze o i dibattiti. Saranno chiuse al pubblico le biblioteche e sale studio. Salvo diverse direttive, le attività riprenderanno lunedì 2 marzo. Il recupero delle lezioni e degli esami – si legge ancora – sarà comunicato quanto prima”.

Le altre scuole per il momento funzioneranno regolarmente. Nessun provvedimento, invece, per quanto riguarda le manifestazioni pubbliche.

Alle 12 la riunione del Comitato d’emergenza della Regione, nella quale il governatore Massimiliano Fedriga e il vicegovernatore con delega alla Protezione civile e alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, faranno il punto della situazione.

Sono due le strutture individuate in Friuli Venezia Giulia per ricoverare pazienti che presentino sintomi da Coronavirus per eventuali periodi di quarantena, una in prossimità di Trieste e l’altra nel comune di Tricesimo. Lo ha reso noto il vicegovernatore Riccardi al termine del Comitato operativo della Protezione civile del Fvg con il Dipartimento nazionale al quale ha partecipato il ministro della Salute Roberto Speranza.

Contuinua il monitoraggio delle 14 persone che sono in isolamento; per tutte, i primi test sono risultati negativi.

Il vicegovernatore ha reso noto che l’evoluzione della situazione è in crescendo e che anche il Friuli Venezia Giulia sta continuando l’organizzazione delle misure di prevenzione a cui si sta dedicando ininterrottamente dalla fine di gennaio e che sta proseguendo da ieri con particolare intensità.

La Regione invita a non alimentare allarmismi, a contattare il 112 per chiedere informazioni in caso di preoccupazione in ordine a sintomi che si possono riscontrare e a non accedere ai Pronto Soccorso se non in caso di effettiva necessità.https://www.ilfriuli.it/articolo/salute-e-benessere/coronavirus-da-lunedi-chiuse-le-universita-di-udine-e-trieste/12/215352

Viti resistenti a cura del Prof Raffaele Testolin

da Vita nei campi fb

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L’università di Udine ha presentato nel 2016 in un incontro nella prestigiosa sede della Scuola Superiore ‘Toppo Wassermann’ le viti resistenti alle malattie, frutto di un programma di incroci iniziato nel 1998 e durato oltre 15 anni!

Il programma sostenuto con coraggio e lungimiranza per 12 anni dalla regione, con i contributi del Governo italiano, della comunità europea, di alcune realtà produttive locali è stato un esempio di successo e di collaborazione ‘pubblico-privato’.

I Vivai cooperativi di Rauscedo, che hanno co-finanziato il progetto e partecipato attivamente alla valutazione delle selezioni con micro-vinificazioni e test di assaggio nelle varie regioni italiane e in alcuni paesi europei, moltiplicano da qualche anno le nuove varietà, con una licenza esclusiva assegnata loro dall’Università di Udine e dall’Istituto di Genomica Applicata (IGA), partner scientifico del progetto.

Le nuove varietà stanno suscitando grande interesse presso gli addetti ai lavori. Ne parla la stampa specializzata. I viticoltori europei piantano e le prime bottiglie commerciali, prodotte con questi nuovi vitigni, sono ormai sul mercato.

I nuovi vitigni, richiamano spesso i parentali nobili usati negli incroci, come il Friulano, il Sauvignon, il Merlot, il Cabernet sauvignon e per questo ne ripropongono a volte il nome. Molte altre selezioni sono in valutazione e arriveranno a registrazione nei prossimi anni.
Saranno figlie di Pinot, Sangiovese, Grenache, Syrah, Primitivo, Riesling renano, Traminer, Trebbiano toscano, Cattaratto ecc. e di selezioni, che portano varie resistenze a malattie e presentano pedigrees complessi, risultato di molte generazioni di incrocio fatte da prestigiosi istituti di ricerca negli ultimi 100 anni. Un lavoro enorme, che sta cambiando la storia della viticoltura mondiale.

Nel 2019 sono entrate nel carnet dei brevetti dell’Università di Udine 4 nuove varietà, ottenute da incroci con i Pinot francesi. Si tratta di Pinot Kors, Pinot Iskra, Kersus, Volturnis

Perché questi incroci? Perché la vite europea (quella coltivata per intenderci) non riesce a difendersi dalle malattie importate dal nuovo mondo (peronospora e oidio) e per difenderle dobbiamo usare molti pesticidi. La viticoltura europea occupa circa il 3% della superficie agricola e impiega il 65% di tutti i fungicidi impiegati in agricoltura in Europa (68.000 t/anno!).

Niente è facile in biologia. Le resistenze possono essere superate dai patogeni e soprattutto se si sospendono del tutto i trattamenti, compaiono altre malattie, come il ‘black rot’ o l’antracnosi, che nei vigneti convenzionali sono controllate dai trattamenti che si fanno per peronospora e oidio. Qualche trattamento è necessario fare anche alle viti resistenti, ma parliamo di 3-4 trattamenti per stagione contro il 15-20 trattamenti dei vigneti convenzionali. In questo momento il nostro impegno maggiore è spiegare agli agricoltori queste cose.

Nonostante il grande interesse dei produttori, dobbiamo fronteggiare la reticenza da parte di alcune amministrazioni regionali ad autorizzare la coltivazione di queste nuove varietà.

Per ora le varietà resistenti sono autorizzate e coltivate in Francia, Svizzera, Slovacchia, Rep. Ceca, Ungheria, Serbia. Per quanto riguarda l’Italia sono autorizzate e coltivate in Veneto (prima regione ad avere autorizzato nel 2016), Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Abruzzo. Qualche altra regione ha completato i tre anni di vinificazione in loco ed è pronta ad autorizzare. Restano comunque resistenze.

In barba ai regolamenti comunitari, la legislazione italiana e quelle regionali non ammettono ancora questi vitigni nelle IGT e tanto meno delle DOC. Lascia l’amaro in bocca sapere che il ‘Soreli’, una varietà a bacca bianca, figlia del vecchio ‘Tocai friulano’ e resistente alle malattie è ammessa in una DOC … francese!