Archivi giornalieri: 28 Feb 2020

Caduto meteorite in Slovenija

In questa bellissima giornata quasi primaverile (vento gelido a parte!), sui cieli di Slovenia, Croazia e Italia è comparso un meteorite! â˜„️

Il bolide ha solcato il cielo azzurro con una bella scia per poi esplodere, presumibilmente al contatto con l’atmosfera.

Il tutto è durato pochi secondi, ma certo devono essere stati a dir poco emozionanti! ðŸ˜²

“Attivare l’Osservatorio sull’economia Fvg” — NoviMatajur

“È necessario attivare con la massima urgenza l’Osservatorio regionale di monitoraggio dell’impatto del coronavirus sull’economia reale del territorio, annunciato come operativo dall’assessore alle Attività produttive, in modo da predisporre misure immediate a sostegno e compensazione. Dal quadro complessivo degli effetti occorre passare ai fatti e valutare eventuali possibili strumenti di supporto, finanziari o sociali, e…

“Attivare l’Osservatorio sull’economia Fvg” — NoviMatajur

Coronavirus, come affrontarlo

fonte:https://www.dom.it/coronavirus-come-affrontarlo_kako-ravnati-pred-koronavirusom/?fbclid=IwAR0Q-3EDKC3fL_AK7PCbvqam9qkCIIMxCTce3U8je3-zfB70Bu7Y4CK-aus

Molte persone ci interpellano riguardo all’infezione da Coronavirus e ci chiedono di prendere posizione riguardo ad essa. Per non creare confusione, non crediamo sia utile prendere delle posizioni individuali ma bisogna avere una linea comune seguendo le indicazioni fornite dalle autorità sanitarie regionali che trovate all’indirizzo https://www.protezionecivile.fvg.it/it/la-protezione-civile/eventi/informazione-coronavirus. Di seguito alcune note preparate dal dr. Mario Canciani basandosi sulle domande che gli vengono rivolte più spesso, e scritte per facilità di divulgazione cercando di eliminare il più possibile i termini medici:

  • Perché il coronavirus è così pericoloso? Perché è un virus animale, che il sistema immunitario umano non riconosce ancora bene, per cui presenta elevata contagiosità e mortalità. Da quello che sappiamo finora, su 100 contagi 80 non hanno alcun sintomo o solo sintomi lievi, 15 hanno sintomi respiratori tipo influenza, 5 hanno sintomi gravi (di questi il 3% muore in Cina e l’1% al di fuori di essa), 2 guariscono dopo essere stati ricoverati in reparti di rianimazione.
  • Perché tanta attenzione? Perché il virus è molto contagioso e i reparti di rianimazione potrebbero non essere sufficienti a curare i casi gravi.
  • Perché tanti casi in Italia rispetto agli altri Paesi europei? Perché in Italia si è deciso di eseguire i tamponi respiratori per la ricerca del virus in modo estensivo e quindi vengono scoperti più casi che in Francia o in Germania.
  • Perché è più colpito il Nord rispetto al Sud Italia?  Per la maggiore presenza della comunità cinese.
  • Che sintomi causa? I sintomi comuni dell’influenza (febbre, tosse, mal di gola, malessere generale, maggiore tendenza alla difficoltà respiratoria rispetto all’influenza) con una particolare evidenza della congiuntivite.
  • Come si trasmette? All’inizio dall’animale all’uomo, ora da uomo a uomo mediante le secrezioni respiratorie che escono parlando, tossendo o starnutendo, specie se si sta a meno di un metro di distanza. Le secrezioni possono rimanere infette sulle superfici per diverse ore.
  • Che rischi ci sono per i pazienti con malattie respiratorie? Essi presentano un maggior rischio, come in tutte le infezioni respiratorie, ma non è ancora quantificabile. A rischio sono anche i pazienti con malattie croniche e tumorali.
  • Come ci si protegge? Cercando di isolare i pazienti con sintomi sospetti (telefonare al 1500 se nelle ultime due settimane si hanno avuto contatti stretti con persone ammalate di Coronavirus o se si è stati in Cina), lavandosi spesso le mani, starnutendo in fazzoletti monouso o se non si è provvisti nel gomito piuttosto che sulle mani; disinfettarsi subito dopo.
  • Le mascherine servono? Sono utili per gli ammalati e andrebbero sostituite ogni 4 ore. Non è dimostrata una loro efficacia nelle persone non infette.
  • Ci sono particolari luoghi a rischio? I luoghi chiusi con molte persone e con scarso ricircolo d’aria sono maggiormente a rischio.
  • Ci sono particolari fasce d’età a rischio? Sembra che l’infezione colpisca di più gli anziani ma il basso numero di bambini potrebbe essere legato alle minori possibilità di contatto.
  • Ci sono delle cure adatte? Come per l’influenza, la terapia è sintomatica. Nei casi gravi vengono utilizzati dei farmaci antivirali i quali, anche se non specifici per il Coronavirus, concorrono ad una migliore eliminazione del virus.
  • In caso si sintomi sospetti cosa devo fare? Chiamare il numero regionale 1500 oppure il 112 e spiegare i sintomi, attendendo le indicazioni che vengono fornite. Non recarsi al pronto soccorso.

(www.associazionealpi.com)

Lubiana e il drago

Lubiana è Ljubljàna nella sua lingua madre slovena, così più dolce, e vicina al richiamo semantico inevitabile a chi abbia anche una vago orecchio per le lingue slave, ljubóv’ in russo, ljubézen in sloveno ― stessa famiglia indoeuropea del tedesco Liebe, ― significano amore, e il nome della città, con l’accento ritratto, ljúbljana, significa amata, e questa è la sensazione che dà (trascuro qui senz’altro le incertezze dei filologi sulle origini del nome) se ne parlate con qualche sloveno autoctono: guardare Lubiana è il riconoscimento di un centro, di una vera capitale, che di una capitale ha lineamenti e atmosfera.
Mi è piaciuto arrivarci in macchina, attraversando con calma quartieri periferici che non davano alcuna impressione di squallore da periferia abbandonata, ma al contrario di una tranquilla vita di quartiere. Un po’ alla volta si arriva in centro, lo si capisce dalle grandi piazze, dalla gente, dai negozi, dai bistrò numerosi, dove comunque ti servono cibo dai forti connotati locali, dall’aria un po’ di festa che sembra di scorgere sui visi della gente; sarà che è estate, tempo di mercatini, colori e sapori per noi insoliti, richiami e grida in un’altra lingua. Qui l’italiano non si parla, se chiedete informazioni meglio l’inglese o il tedesco, l’Italia è davvero lontana. quella stolida annessione di guerra degli anni 1941-42 alla regione Friuli Venezia Giulia non lasciò certo ricordi o segni positivi.
È attraversata da un piccolo fiume, per l’appunto la Ljubljanica (attenzione che la c si pronuncia z), navigabile dai turisti con comodi battelli sui cui sedili sono sorprendentemente appoggiate delle morbide pelli di pecora, e questo piccolo fiume in qualche modo modella la pianta della città, come potete vedere dalla piantina del centro storico:

il largo ed elegante viale modellato dalla forma del fiume e che a sua volta racchiude il castello è chiamato trg, che significa piazza, o mercato, come a dire che si tratta di un unico complesso abitativo, che comprende anche il suo interno. E lungo di esso sfilano i palazzi di un potere nazionale orgoglioso della propria relativa ricchezza, della rapidità con cui fu conquistata l’autonomia allo smembrarsi della Jugoslavia di Tito, e orgoglioso delle sue antiche tradizioni. A un centinaio di chilometri da Trieste e a trecento metri sul livello del mare, il Mediterraneo è lontano, e Vienna è vicina: Lubiana è una città imperiale.
A pochi chilometri dalla città la Ljubljanica si getta nella Sava, uno dei grandi fiumi dell’Europa orientale, lungo quasi mille chilometri, che nasce in Slovenia, attraversa tutta la Croazia, passando per Zagabria, e a Belgrado si getta infine nel Danubio, di cui è l’affluente maggiore.
Il simbolo di Lubiana è un drago, guardate che bellezza, questo è uno dei quattro situati ai quattro angoli dello Zmajski most, il ponte del drago: la leggenda vuole che si tratti del drago sconfitto da Giasone, di ritorno con gli Argonauti dalla conquista del vello d’oro, mentre con maggior probabilità il riferimento è a un’altra storia di sconfitte di draghi, quella di San Giorgio. Ma poco importa, il drago domina lo stemma della città ed è dipinto sulla torre del Castello, non si sfugge al suo sguardo che infuoca e consuma, ma che insieme dà forza e vigore a chi sa sopportarlo e farlo suo. Lo Zmajski most fu costruito negli anni 1900-01 ― epoca austroungarica, stile art nouveau ― da un ingegnere austriaco su progetto dell’architetto dalmata Jurij Zaninović che aveva studiato a Vienna alla scuola di Otto Wagner, e fu chiamato originalmente Franz Josef I. Jubiläumsbrücke, il ponte del giubileo di Francesco Giuseppe I. Nel 1919, alla caduta della vecchia Austria felix, si poté poi decidere di cambiare il nome, e si scelse quello, più proprio per la città, di ponte del drago.

Questo bisogno di scelta, se non più di identificazione con un animale più o meno fantastico ma molto potente, credo sia davvero un tratto che permane in Homo Sapiens a partire da qualcosa di assai antico. L’aquila sta negli stemmi di Vienna e di Belgrado, il leone rampante in quello di Praga. Ed è su questo punto che vorrei concludere citando Il rituale del serpente, di Aby Warburg (Adelphi 2011, quarta edizione) scritto dall’autore nel 1923. Anzitutto l’esergo al volume: Come un vecchio libro insegna / Atene e Oraibi sono parenti, che è una citazione modificata del Faust di Goethe (II parte, atto II, vv. 7742-43 ― non c’è importante autore tedesco che non citi il Faust, prima o poi) che suona letteralmente ― in bocca a Mefistofele: Bisogna sempre sfogliare lo stesso libro: dallo Harz all’Ellade, sempre dei cugini, e questo a dire che Homo Sapiens Ã¨ uguale ovunque: Warburg l’ha tirato fino a Oraibi, la località dove era stato qualche anno prima per conoscere e studiare delle comunità di nativi americani detti Pueblo, dal nome spagnolo dei loro villaggi. Warburg studia attentamente i riti dei Pueblo, sia quello delle antilopi che quello dei serpenti. Leggete qua:

«Essi non sono più dei veri raccoglitori primordiali ma non sono neppure degli europei rassicurati dalla propria tecnologia … I Pueblo si trovano a metà strada tra magia e logos, e lo strumento con cui si orientano è il simbolo». Mettono, è vero, il serpente al posto del fulmine, che cercano di evocare con un rito propiziatorio (e che raffigurano come un serpente dalla testa a forma di freccia), ma non si fermano a questo atto di sostituzione metaforica. Per l’indiano il serpente non è ancora diventato pura immagine (verbale o pittorica): esso è un simbolo animale vivente, un antagonista della cerimonia. D’altra parte oggi il serpente non è più oggetto di sacrifici cruenti. L’atto dell’incorporamento, dell’unione fisica con l’animale avviene solo in forma mimetica: si infila il serpente in bocca, poi però lo si libera e lo si invia in veste di « messaggero ».
La danza indiana del serpente non è un esercizio estetico fine a se stesso, ma un cerimoniale magico che deve produrre un effetto reale. Identificando nel serpente il potere del fulmine (potere sul quale vuole influire) e unendosi fisicamente all’animale nella danza, l’indiano cerca di diventare egli stesso il principio da cui dipende l’effetto desiderato, ossia la pioggia: «… all’inafferrabilità dei fenomeni naturali l’indiano oppone la sua volontà di comprensione, trasformandosi egli stesso nella causa di quei fenomeni. Istintivamente egli sostituisce, nel modo più intelligibile ed evidente, l’effetto inesplicato con la causa. La danza mascherata è causalità danzata».di Antonio Sparzani

https://www.nazioneindiana.com/2012/08/30/lubiana-e-il-drago/

antonio sparzani
Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato anche due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia, pubblicato presso Mimesis. Ha curato anche il carteggio tra W. Pauli e Carl Gustav Jung, pubblicato da Moretti & Vitali nel 2016. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno. View all posts by antonio sparzani →



Dove iniziano i Balcani

Dove iniziano i Balcani

È uscito recentemente per i tipi della casa editrice Ediciclo Editore di Portogruaro un libro di viaggio intitolato “Dove iniziano i Balcani”. Una recensione

27/02/2020 –  Božidar StaniÅ¡ić

Due miei amici mi stavano tartassando da sei mesi, chiedendomi in continuazione se avessi letto il libro “Dove iniziano i Balcani” di Francesca Cosi e Alessandra Repossi. Ecco, dovevo dirlo, che si arrabbino pure i miei due cari amici italiani.

Poi ad un certo punto mi sono detto: va bene, leggo quel libro, così finalmente li faccio contenti. Una volta finito di leggere, ho telefonato al mio amico di nome D.

“Ah, hai letto il libro! Allora… cosa ne pensi?”, mi ha chiesto il mio amico. “È un libro che dovrebbe e, allo stesso tempo, non dovrebbe essere letto”, gli ho risposto. “Dovrebbe – non dovrebbe? Non fare il misterioso! Le autrici hanno scritto un libro sul tuo paese natale…”, ha continuato ad insistere. “Non sto facendo il misterioso…”, gli ho detto, ma non avevo alcuna voglia di spiegargli che forse non ero nato lì, forse ho solo sognato di aver trascorso 36 anni lì, come se fossi il protagonista di quel dramma scritto 385 anni fa da un vecchio spagnolo… Il mio amico ed io non abbiamo parlato a lungo; gli ho promesso una recensione di quel libro, ma non in forma orale.

Poi ho telefonato al mio amico di nome M. Quando gli ho detto che quel libro dovrebbe e non dovrebbe essere letto è rimasto un po’ sorpreso. Ha affermato che quel libro assomigliava ad un pozzo o, ancora meglio, ad un magazzino, e che era straricco di dettagli. Non ho rivelato nemmeno a lui la mia ipotesi secondo cui forse non avevo mai vissuto lì, per non parlare dei miei ricordi, le mie esperienze, i libri che ho letto, la mia nascita lì. Forse si è trattato di un errore all’anagrafe. Anche a lui ho promesso una recensione, ma non orale. E di quegli orsi menzionati nel titolo del libro ho parlato solo con mia moglie. “Lì non ci sarà mai turismo! Gli orsi sbucano da ogni angolo!”.

Vent’anni fa

Un giorno un mio connazionale mi chiese se potessi fargli un favore. La figlia del suo capo studiava “qualcosa sulla Jugo” e il mio connazionale aveva pensato subito a me. “Chiede consigli, non è soddisfatta del suo… relatore della tesi? Si dice così? Ti pagherà per i consigli…”. Il giorno dopo arrivò la studentessa tenendo in mano una borsa piena di libri. “Sono sufficienti per la mia tesi?”, mi chiese. Giunsi rapidamente alla conclusione che quei libri non erano sufficienti…https://www.balcanicaucaso.org/aree/Balcani/Dove-iniziano-i-Balcani-tra-orsi-fantasmi-di-guerra-e-mostri-di-cemento-199747?fbclid=IwAR1oVRbnHqg4eRnhiERd9YqqLzRwCkYMkVtLM_S4bFRqTykPSz51-S84T00