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Per ricordare Romano Marchetti ad un anno dalla morte. — Non solo Carnia

Romano mi ha regalato, anni fa, un suo collage fatto di parti di articoli scritti sul ‘Carnia’ nel 1945 a guerra appena terminata, che esprimono i suoi ideali allora, e da cui ho tratto qualche spunto per degnamente ricordarlo e per donare a tutti alcuni elementi di riflessione. 1.601 altre parole

Per ricordare Romano Marchetti ad un anno dalla morte. — Non solo Carnia
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Kamnik, gioiello della Slovenia centrale

Una piccola cittadina nel cuore della Slovenia, con un impianto tipicamente medievale, le rovine di ben due castelli e numerose case d’epoca, in buona parte perfettamente restaurate. Una lunga storia strettamente legata alla Baviera prima e alla corona austriaca più tardi. Stiamo parlando di Kamnik, a meno di 30Km da Ljubljana, sicuramente il centro più pittoresco e interessante della Slovenia centrale, oltre la capitale stessa.

il centro storico di Kamnik
il centro storico di Kamnik

Kamnik sorge lungo la piana della Bistrica e fa parte a tutti gli effetti dell’ampia conca dove si trova Ljubljana, ma nella sua parte nord-orientale, circondata dalle alte montagne che prendono, non a caso, il nome di Kamniško-Savinjske Alpe, le Alpi di Kamnik, questo a sottolineare l’importanza che da sempre ha questo piccolo centro, dominato dai 2558 m del monte Grintovec, la vetta più alta.

.https://www.slovely.eu/2014/01/24/kamnik-gioiello-della-slovenia-centrale/?fbclid=IwAR0AY1HD6xLmdU891wbW3JP2RPHQ3JIlBHb3QASES_B_qgMeJ3UaHtau4P0&cn-reloaded=1

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MARJAN MANČEK

MARJAN MANČEK
Il lombrico Abbiccì e Il porcellino Guna cura di Jolka Milič
Numero 43
luglio/settembre 2016 Fili d’aquilone

Marjan Manček, illustratore, caricaturista e scrittore per l’infanzia, è nato nel 1948 a Novo mesto in Slovenia, dove ha frequentato le elementari e il ginnasio, continuando gli studi universitari a Ljubljana e laureandosi alla Facoltà di Filosofia in storia e inglese. Già da studente faceva caricature per giornali nazionali ed esteri. Dopo la laurea fece l’insegnante a Ljubljana, ma abbandonò presto questa professione per quella di redattore presso la casa editrice Borec, mansione che svolse egregiamente ma per soli dieci mesi, decidendo alfine di diventare – e lo è tuttora – “artista libero”.Dalle nostre parti, e cioè in molti paesi dell’Europa orientale, dove vigeva l’ex socialismo reale, artisti, scrittori, poeti et consortes che dimostravano talento – e si davano anche da fare – più per le arti (spesso deficitarie in quanto ai proventi) che per il sostentamento di se stessi in altri impieghi, venivano aiutati finanziariamente dallo stato, e questa specie di sovvenzione è sopravvissuta al passato regime, anche se lo stato ora è meno largo di manica. Con quello che ricevono mensilmente, non corrono minimamente il rischio di arricchire, però basta per coprire le spese di prima necessità da poter lavorare quasi in santa pace, senza il terrore di cadere nella miseria più nera. Più di qualcuno poi riesce anche a “sfondare” e a farsi un nome e di conseguenza anche a migliorare di molto le proprie condizioni di vita.A questa categoria appartiene anche il presente illustratore e scrittore di chiara fama, che nella sua casa a Selšček presso Cerknica, dove attualmente vive con la famiglia, ha trasformato il solaio in atelier luminoso quanto gli basta, dove lavora e compone le sue tantissime opere per varie case editrici e cinematografiche. Disegna anche scenari per il teatro dei burattini. Ha illustrato molti famosi libri per l’infanzia, non meno di 160, creando anche in proprio più di 30 libri d’autore, scrivendoli e illustrandoli da solo, pubblicandoli anche come strisce a puntate e riducendoli in film di cartoni animati. Uno dei più conosciuti – ne ha fatti sei, ma intende girarne altri – è la storia dei suoi Hribci (I montanari).Lavora anche per la TV con inserzioni animate, sigle e titoli di testa. In qualità di illustratore ha collaborato molto anche con lo scrittore e poeta croato (che stima e ama assai) Zvonimir Balog illustrando due dei suoi libri, tradotti in sloveno: Jaz, osel (Io, asino) e Dežela Smejalka (Il paese ridanciano).
Ha vinto molti premi; tra i più significativi: la plaquette Penna d’oro di Belgrado (1977), il premio Levstik (1977), il premio per il libro più bello alla fiera del libro sloveno (1995) e due premi per l’animazione al festival dell’animazione cinematografica slovena a Isola (2000 e 2004).Di seguito troverete due suoi lavori: il testo italiano del primo (Il lombrico Abbiccì) è già apparso sul numero 13 di questa rivista, e qui lo presentiamo come file PDF (per vederlo e scaricarlo cliccare sull’immagine). Del secondo (Il porcellino Gun) abbiamo inserito le immagini con il testo originale e, sotto, la traduzione italiana.

IL LOMBRICO ABBICCÌ (ABECEDEŽEVNIK)



IL PORCELLINO GUN (PUJSEK LUL)


La mamma porcella confida preoccupata al papà porcello:
«Il nostro piccino non parla ancora. Lili, la figlioletta dei vicini, della stessa età, invece parla distintamente. Nostro figlio al contrario non fiata.»«Vieni qui, piccolo!» dice a voce alta il papà porcello.
Il porcellino che gioca in un angolo della stanza si alza e va dal padre.«Sai, noi porcelli ci esprimiamo grugnendo. Su, ripeti: Grun.»
Il porcellino non fiata. Guardando per terra si trastulla con l’elefantino, il suo giocattolo preferito.«Dai, spicciati! E ripeti: Grun!» s’impazientisce il papà porcello.
«G…,» il porcellino riesce a stento a pronunciare la gi iniziale.
«Suvvia, sforzati, piccino. Ripeti: Grun!» insiste il papà porcello.

«Gun!» il porcellino alza la voce.
«È già meglio,» il papà porcello è soddisfatto.«Stupendo! Per oggi basta studiare. Andate fuori a prendere una boccata d’aria,» s’intromette la mamma. «Io intanto preparo la cena.»
«Benissimo,» dice il papà porcello alzandosi dal divano.Fuori il porcellino conduce il padre nel campo sportivo infantile e di corsa si avvia verso il toboga, mentre il papà si siede su una panchina in margine al campo.Dal toboga già scivolano il cagnolino Vuf, il gattino Miao e il coniglietto Orecchietto.
«Uno, due, tre, Vuf!» conta il cagnolino Vuf filando all’ingiù.«Uno e due e tre e miao!» grida il gattino Miao in cima allo scivolo e si lancia giù.«Uno, due, tre!» conta ad alta voce il coniglietto Orecchietto scivolando a tutta forza dietro al gattino. «Oh!» esclama giubilante, quando atterra ai piedi del toboga.Adesso è la volta del porcellino. Su per la scala sale in cima allo scivolo, guarda in giro e grida:«Vuf, Miao, Orecchietto e Gun! e vola lesto fino in fondo al toboga.«Grun!» esclama contento il papà porcello, dopo aver sentito e visto il suo porcellino.
«Il nostro marmocchio impara presto. In buona compagnia, la sua testa è più aperta,» considera a voce alta.«Ehi, venite! La cena è in tavola,» li chiama la mamma porcella dalla finestra della cucina.«Andiamo, piccino! Ci aspetta la cena, dice il papà porcello alzandosi dalla panchina.
«Gun!» esclama il porcellino e afferra la mano del padre.«Ciao, ciao, Gun!» gridano a una voce il cagnolino Vuf, il gattino Miao e il coniglietto Orecchietto.«Ciao, ciao!» saluta il porcellino e fa cenni d’addio.
Il papà porcello invece aggiunge: «Arrivederci, compagnia. Domani ritorniamo alla lezione seguente.»

Traduzione dallo sloveno di Jolka Milič
jolka.milic@siol.net

http://www.filidaquilone.it/num043milic.html

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#unapiantaalgiorno

Ora ci spostiamo verso l’alto. Abbandoniamo con la mente le città 🏙 e la pianura per andare sulle colline e sulle montagne! ⛰️

L'immagine può contenere: pianta, fiore, spazio all'aperto e natura

💚 Daphne mezereum

Nome comune: FIOR DI STECCO
Un nome che evoca immagini non molto bucoliche, vero? Deve questo epiteto alla sua fioritura, durante la quale i fiori sbocciano su rami nudi, all’apparenza secchi. 🍂

DOVE SI TROVA? La troviamo nei boschi decidui 🌳 con terreno ricco di sostanze nutritive e molto profondo. La pianura, però, proprio non le piace… infatti la si trova molto difficilmente sotto i 500 m di altitudine: preferisce posti freschi.🧣Riesce a “sopravvivere” solo in alcune stazioni dei boschi planiziali!

DEI, VELENI E NINFE
Nonostante la bella apparenza, questa specie è molto tossica poiché contiene un potente veleno chiamato, con grande fantasia, dafnina. ⚠️
Anche il suo nome ce lo suggerisce: infatti “mezereum” deriva dall’arabo e significa proprio “mortale”! Sembra che 10 bacche siano in grado di uccidere un uomo! ☠
Quando potremo tornare nel bosco stiamo quindi attenti a non raccoglierle, confondendole per mirtilli o ribes 🚫🧺: i conoscitori di piante sorrideranno, ma ci sono già stati casi del genere in passato. Quindi, occhio! 👁️

Il nome “Daphne”, invece, ha origini più romantiche. Deriva dal greco “alloro,” per la somiglianza delle foglie di alcune specie appartenenti a questo genere con quelle dell’albero. Richiama inoltre un antico mito: quello della bellissima ninfa 🧝🏼‍♀️che, per sfuggire alle avances insistenti del divino Apollo, si trasformò in pianta, rendendo eterna la sua bellezza.

#unapiantaalgiorno

#studioforest