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1° Maggio festa dei lavoratori

Il quarto stato, di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Il 1º maggio di ogni anno viene festeggiato in molti paesi del mondo.Per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori, originariamente nate per la riduzione della giornata lavorativa.

Le prime origini, nell’Illinois

La festa dei lavoratori affonda in un periodo di significative e frequenti manifestazioni per i diritti degli operai delle fabbriche durante la Rivoluzione industriale degli Stati Uniti d’America, guidate dall’Associazione dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro americani, i Knights of Labor.

Nel 1866, fu approvata a Chicago, in Illinois, la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, legge che entrò in vigore soltanto l’anno dopo, il 1º maggio 1867, giorno nel quale fu organizzata un’importante manifestazione, con almeno diecimila partecipanti.

La notizia giunse anche in Europa, dove nei primi giorni di settembre 1864 era nata a Ginevra la “Prima Internazionale”, ovvero l’Associazione internazionale dei lavoratori, molto vicina ai primi movimenti socialisti e marxisti dell’epoca.

Le otto ore lavorative

La conquista delle otto ore lavorative, iniziata il 1º maggio 1867 soltanto nello stato dell’Illinois, ebbe una successiva espansione lenta e graduale in tutto il territorio statunitense. Ancora nel 1882, nella città di New York, fu organizzata una importante protesta il 5 settembre, mentre due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione americana, gli stessi Knights of Labor approvarono una risoluzione affinché l’evento di protesta avesse una ricorrenza annuale, senza però proporre ancora una data ufficiale[1] nell’Illinois.

La rivolta di Chicago e il 1º maggio

Il 1º maggio 1886, in occasione del 19º anniversario dell’entrata in vigore della legge dell’Illinois sulle otto ore lavorative, fu deciso dalla Federation of Organized Trades and Labour Unions come il giorno di scadenza limite per estendere tale legge in tutto il territorio americano, pena l’astensione dal lavoro, con uno sciopero generale a oltranza[2].Il quarto stato, di Giuseppe Pellizza da Volpedo

In quel giorno, anche Chicago partecipò allo sciopero generale, in particolare la fabbrica di mietitrici McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sui manifestanti, uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket Square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio, quando da una traversa fu lanciata una bomba che provocò la morte di sei poliziotti e il ferimento di una cinquantina. A quel punto la polizia sparò sui manifestanti. Nessuno ha mai saputo né il numero delle vittime né chi sia stato a lanciare la bomba. Fu il primo attentato alla dinamite nella storia degli Stati Uniti.

Il 20 agosto 1887 fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte (in seguito a pressioni internazionali la condanna a morte di Fielden e Schwab fu commutata in ergastolo; il cancelliere Otto von Bismarck proibì tutte le manifestazioni in favore degli accusati di Haymarket); Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Otto uomini vennero condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte.
L’11 novembre 1887, i condannati furono tutti impiccati a Chicago. Le ultime parole pronunciate furono:

  • Spies: «Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!»
  • Fischer: «Hoch die Anarchie!» (Viva l’anarchia!)
  • Engel: «Urrà per l’anarchia!»
  • Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: «Lasciate che si senta la voce del popolo!»

La data del 1º maggio si diffonde nel mondo

Nel 1887, l’allora presidente degli Stati Uniti d’AmericaGrover Cleveland, ritenne che il giorno 1º maggio avrebbe potuto costituire un’opportunità per commemorare i sanguinosi episodi di Chicago. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse rafforzare eccessivamente il nascente socialismo, spostò l’oggetto della festività sull’antica Organizzazione dei Cavalieri del Lavoro. Tuttavia, già pochi giorni dopo il sacrificio dei cosiddetti Martiri di Chicago, gli stessi lavoratori della città statunitense tennero un’imponente manifestazione a lutto, prova che le idee socialiste non erano affatto morte.

Le notizie degli eventi tragici di Chicago si estesero anche in altri stati di tutto il continente americano, per poi estendersi anche in Europa. La data del 1º maggio fu adottata ad esempio in Canada, soltanto nel 1894, sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferita a precedenti marce di lavoratori tenutesi a Toronto e Ottawa nel 1872.

Al Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede il via alla Seconda Internazionale, il giorno 1º maggio fu dichiarato ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori, e fu adottata da molti paesi nel mondo.
Dall’altra parte dell’emisfero terrestre, come ad esempio in Australia, la commemorazione ricorda la “Festa delle Otto Ore” (lavorative). Tuttavia, nella zona del Queensland, se inizialmente si usava celebrarla sempre il giorno 1º maggio, in epoche più recenti e anche in altre zone australiane si usa farla cadere il primo lunedì di maggio, oppure di marzo, ma anche ottobre.

La commemorazione fu poi ripresa anche dal mondo cattolico: il 1º maggio 1955papa Pio XII istituì per tutta la Chiesa cattolica la festa di San Giuseppe lavoratore, perché tale data potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici.

In Italia, appena si diffuse la notizia dell’assassinio degli esponenti anarchici di Chicago nel 1888, il popolo livornese si rivoltò prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto, e poi contro la Questura della stessa città, dove si diceva che si fosse rifugiato il console degli Stati Uniti. Soltanto dopo decenni di battaglie operaie e lotte sindacali, le otto ore lavorative verranno dichiarate legali soltanto con il Regio decreto legge n. 692 del 1923.

La Festa dei lavoratori in Italia

La decisione in Europa in merito alla festività del 1º maggio, ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889, fu ratificata in Italia soltanto due anni dopo. La rivista La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, cominciava così l’articolo Per primo maggio, uscito il 26 aprile 1890: «Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento».[5].
Tra le prime documentazioni filmate della festa in Italia, il produttore cinematografico Cataldo Balducci presenta il documentario Grandiosa manifestazione per il primo maggio 1913 ad Andria (indetta dalle classi operaie) che riprende la festa in sette quadri, e si può – così – vedere il corteo che percorre le strade affollate della Città: gli uomini, tutti con il cappello, seguono la banda che suona, con alcune bandiere.

Durante il Fascismo

Durante il ventennio fascista, a partire dal 1924, la celebrazione fu anticipata al 21 aprile, in coincidenza con il Natale di Roma, divenendo per la prima volta giorno festivo con la denominazione “Natale di Roma – Festa del lavoro”. Fu poi riportata al primo maggio dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945, mantenendo lo status di giorno festivo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_dei_lavoratori

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Il vino sulla tavola e nella medicina medioevale

di Roberto Zironi

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“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo” – Ippocrate
In ogni uomo esiste una forza curatrice naturale, una forza vitale che se viene mantenuta in equilibrio, persegue spontaneamente lo stato di salute. Essa non può essere sostituita da nulla, non può essere deviata, non può essere curata. Può solo essere stimolata a mantenersi come si trova in origine, nel perfetto equilibrio delle sue parti
Con il fiorire delle prime arti mediche, anche la tavola dei nostri avi venne stravolta. Riprendendo i lavori dell’epoca classica di Galeno, la cucina medievale veniva costruita dividendo il corpo in 4 umori, corrispondenti a 4 liquidi che sono contenuti nel nostro corpo. In base allo stato di salute veniva costruito un piano alimentare adeguato.
A questi quattro umori corrispondevano quattro stati d’animo: collerico, sanguigno, flemmatico e melanconico (figura 1). Un loro sbilanciamento faceva sentire male il corpo. La scuola medica consigliava la birra per agevolare la diuresi ed il vino bianco rispetto al nero considerato troppo forte. Pertanto alle classi nobili o borghesi non avvezze a pesanti lavori manuali solo vini bianchi, rosatelli (chiaretti) ed anche dolci mentre per il popolo lavoratore vini più corposi anche neri. Infine per i corpi debilitati dalle cure mediche invasive dell’epoca quali i salassi vini rossi (vino rosso fa buon sangue).
Nel corso del Medioevo risultò spesso molto problematico nutrirsi a sufficienza. La dieta del popolo era generalmente frugale. Un solo pasto cucinato al giorno costituito da una zuppa di legumi e due volte alla settimana un po’ di carne bollita o arrostita. Di venerdì e durante la Quaresima si mangiava pesce. Il tutto accompagnato da una grande quantità di pane a costituire quindi la base dell’alimentazione mentre gli altri componenti del pasto costituivano il companatico. Ad insaporire il pasto si faceva un uso importante di pepe. Come bevanda: acqua o vino da vinaccia (posca) annacquato, perché il vino genuino si beveva alla taverna o osteria, fra uomini, prima o dopo il pasto serale.
La classe abbiente invece, amava gli eccessi della tavola che con l’abbigliamento erano parte dell’estetica del potere in cui si riconoscevano aristocratici e borghesi. I ricchi mangiavano tre volte al giorno con un consumo quasi quotidiano di carne e sovrabbondanza di spezie e sale (figura 2). Fattore di ulteriore differenziazione stava nella raffinatezza e varietà dei vini, alle volte importati da altre zone vinicole o addirittura dall’estero.
I monaci bevevano vino non sola al naturale, ma anche aromatizzato (all’anice, al rosmarino, all’assenzio come aperitivo), o bollito e speziato con la cannella, i chiodi di garofano, le mandorle dolci, con un po’ di muschio e di ambra come l’hypocras (da Ippocrate), o ancora con un’aggiunta di miele come il pigmentum, bevuto il Giovedì santo e infine aromatizzato con chiodi di garofano, pepe e noce moscata come il claret.
Un’altra fonte di domanda per il vino veniva dall’uso che se ne faceva in medicina, in particolare da parte dei monaci e dei Cavalieri Ospedalieri. Fin dalle origini il vino era stato usato a scopi medicinali e Ippocrate di Cos uno dei più eminenti medici dell’antichità, “lo prescriveva per curare le ferite, come bevanda nutriente e come antifebbrile, come purgante e come diuretico”. Galeno a sua volta faceva grande uso di vini medicinali e fu grazie alla diffusione delle sue opere in epoca bizantina che l’uso del vino come medicinale riuscì a sopravvivere al crollo dell’impero romano d’Occidente. La raccomandazione di Galeno di usare il vino per curare le ferite, per rinvigorire i fisici debilitati e come febbrifugo fu ampiamente seguita nell’Europa del Medioevo. Ma fu il “Liber de Vinis” del medico catalano Arnaldo de Villanueva (1235-1311) (figura 3) a stabilire con fermezza l’uso del vino come sistema terapeutico riconosciuto durante il tardo Medioevo. Tra l’ampia lista degli usi medicamentosi del vino Arnaldo de Villanueva sottolineò le qualità antisettiche, corroboranti e ne consigliò l’uso nella preparazione degli impiastri.
A differenza della maggior parte dei libri del medioevo che erano rifacimenti dei classici il Liber de Vinis (figura 4) era un’opera originale che presentava dei pareri medici sul vino. Villanova affronta inoltre il soggetto dell’assaggio del vino e dei trucchi che alcuni commercianti utilizzano per imbrogliare il compratore (infinocchiare). Il libro suggerisce rimedi per i vini che hanno odore cattivo o un brutto colore e per quelli che hanno perso il sapore. Compila inoltre una lista di vini aromatizzati da usare come rimedio per ogni sorta di malattia ad esempio il vino al rosmarino le cui “meravigliose qualità” comprendono quelle di regolare l’appetito, esilarare l’anima, raddrizzare i tendini, rendere bello il viso e fare crescere i capelli. Infine introduce come ingrediente nei vini medicinali, l’acquavite cioè del distillato alcolico dei vini.
Per tutto il periodo medioevale il vino fu uno dei pochi liquidi capaci, per effetto del suo contenuto alcolico, di sciogliere e nascondere il sapore delle sostanze ritenute curative dai medici dell’epoca. Le teriache, una sorta di vini medicati, entrarono così in uso per una quantità di affezioni diverse.
Infine per i conoscitori di vino del Medioevo, la questione dell’invecchiamento del vino aveva ben poco interesse, salvo per ciò che riguardava la salute del consumatore: Bere vino troppo giovane può provocare forti dolori di ventre. Se il vino aveva più di un anno, probabilmente era andato a male perché i contenitori in legno non sanificabili e permeabili all’ossigeno favorivano le alterazioni microbiche (acescenza) e chimico-fisiche (ossidato). La scelta era pertanto decisamente limitata.

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#unapiantaalgiorno

Gli alberi ci chiedono attenzione da tempo: eccone accontentato uno tra i più comuni, in fioritura or ora nei boschi e nelle siepi del nostro territorio.
Stiamo parlando del

💚 𝓕𝓻𝓪𝔁𝓲𝓷𝓾𝓼 𝓸𝓻𝓷𝓾𝓼

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Nome comune: ORNIELLO, o FRASSINO MINORE. Il pragmatico friulano non fa distinzione fra i vari frassini, che chiama tutti UAR o VUAR.

DOVE SI TROVA?
Quasi impossibile non aver incrociato un orniello nella propria vita! Nei boschi del Carso e nelle zone più assolate e secche delle Prealpi è praticamente ovunque, ma possiamo trovarlo anche a margine dei prati magri, o nelle siepi campestri, tendenzialmente con i piedi all’asciutto.

FRASSINI VIPS 🤳
In Regione possiamo imbatterci in tre specie di frassini: oltre al nostro amico odierno troviamo anche il frassino MAGGIORE e il frassino OSSIFILLO.
Cugini molto simili tra loro, hanno dei criteri distintivi piuttosto labili che un occhio attento saprà disinnescare facendo attenzione alle gemme, alle fioriture (nel brevissimo periodo di osservazione) e all’ambiente di crescita. Il “maggiore” infatti ama i boschi misti non aridi e assolati, e l’ “ossifillo” è facilmente visibile nei boschi umidi e in quelli ripariali (lungo i fiumi, in pianura ancor meglio).
Ciò che crediamo normale o banale, in realtà nasconde sempre qualcosa di speciale. 🌈
Avreste infatti mai detto che il frassino è “L’ALBERO DEL MONDO”? 🌳🌍
Grazie al tronco robusto e slanciato sorregge l’intero cosmo, e la sua chioma è così folta ed elevata che è impossibile scorgerne la fine. Stiamo parlando di YGGDRASIL, l’albero “cosmico” per eccellenza, il “Destriero di Yggr (Odino)” : questa la sua fama nella mitologia nordica, nella quale godeva di una reputazione assolutamente centrale.
Ovviamente stiamo parlando del frassino maggiore, una pianta di prima grandezza, che raggiunge in condizioni ideali 40 m di altezza e 1 m di diametro.
Così non è per il suo cuginetto orniello, alto la metà, amante del poco e mai appariscente, eccetto in questi giorni in cui espone le vistose pannocchie bianche, di durata effimera ed evanescente: una giornata di pioggia e vento prolungati portano via in breve questa eterea visione.
Ma all’orniello bisogna comunque portare il dovuto rispetto: non capita mica a tutti di essere cugini del mitico Yggdrasil ! ✨

#unapiantaalgiornFriuli Venezia Giulia Turismozia Giulia Turismo

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Acronimi dell’alfabeto:T

Giocando Con Le Lettere - Lessons - Tes Teach

Ispirata da

https://hermioneat.blogspot.com/2020/04/acronimi-dellalfabeto-t.html#comment-form

T roppo

Tempo

Trascorso

Tra

Timori

Toglierà

Tenerezza

Patricia

tutti
troppo
tempo
trascorrono
tremendamente
taciturni

Olga

continuate voi,questi sono solo esempi!