BUONA PASQUA! — Storie di Beta

Buongiorno! E siamo già in quel di Aprile ! I flôrs di Avrîl ti rindin zentil I fiori di Aprile ti rendono gentile Di cisilis e di flôrs al è plen Avrîl Di rondini e di fiori è pieno Aprile Aprîl clip, stagjon buine Aprile tiepido, stagione buona E in queste giornate #iorestoacasa … […]

BUONA PASQUA! — Storie di Beta

ll nostro virus sul nostro confine

La senatrice Tatjana Rojc sugli scenari sorti dopo la diffusione dell’epidemia 

Dragi bralci, riprendo, su invito di Miha Obit, una riflessione che avevo in parte proposto sul «Piccolo» di Trieste e che tocca da vicino gli sloveni della provincia di Udine. Ci siamo infatti convinti di essere davvero liberi, alla caduta del confine con la Slovenia, quando vedevamo finalmente realizzato il sogno di un’Europa dei popoli, dove tutti, indistintamente, ci saremmo potuti riconoscere come parte della stessa entità, e che gli sloveni lungo il confine avevano compreso da sempre. Di essere, cioè, una unica, inscindibile comunità, nonostante quelle sbarre che impedivano di varcare con passo leggero una soglia sospetta, e entrare entro i confini di un territorio che molti continuavano a infangare. Eravamo convinti di esserci finalmente e definitivamente liberati del passato. Oggi sono ritornate quelle paure e portano un nome diverso: COVID-19. Hanno, però, la stessa forza di metterci di fronte a nuove sfide. Il virus vuole toglierci la fiducia nei confronti di chi, magari, vorrebbe stringerci la mano in segno di saluto oltre quella sbarra ai valichi con la vicina Repubblica, che è tornata dal passato, si è insinuata nelle nostre vite, riportandoci indietro nella storia. Una storia che faticosamente abbiamo cercato di ripensare. La diffidenza nei confronti degli altri è, certamente, dettata da una necessità vera, quella di tutelare la nostra salute e quella degli altri, ma dovrebbe farci ricordare quanto sia stato importante il percorso. Alla caduta del muro di Berlino trent’anni fa, sapevamo che sarebbero caduti altri confini, quello nostro in particolare che ci ha lacerati. Tutti eravamo convinti che l’Europa sarebbe stata invincibile, perché si costituiva da quel momento non più come mera identità economica, ma come progetto politico preciso, quello, cioè, di un futuro comune. Con quanta lungimiranza i sindaci delle nostre Valli e del Posočje da mezzo secolo insistono a ribadire la necessità di progetti comuni che non hanno solo la necessaria valenza simbolica, ma anche una chiara volontà di delineare un nuovo percorso di sviluppo di un territorio che, voglio ribadirlo ancora, ha una straordinaria potenzialità, ancora non compresa né, tanto meno, scoperta nella sua bellezza e nel suo valore. Noi tutti abbiamo seguito da vicino e condiviso il processo di indipendenza della Repubblica di Slovenia, ora membro a tutti gli effetti dell’Unione Europea e degli Stati di Schengen, ed è dunque del tutto pertinente porci la domanda se il coronavirus, questa epidemia che ha (temporaneamente) scardinato le certezze e la vita di tutti i Paesi europei (e non solo) abbia di fatto mutato anche i nostri equilibri. La difficile situazione economica che si prospetta, soprattutto dopo le ultime limitazioni che il Governo italiano ha dovuto imporre, richiederà un impegno importante da parte di tutti, per riemergere, per non lasciare nessuno di noi alla deriva. E ciò richiede un supporto certo del Governo e della Banca europea. Ma ci sono anche problematiche che potrebbero sembrare minori e che, invece, incidono sulla vita della Benečija, minandone il futuro: la decisione di trasferire definitivamente il servizio di continuità assistenziale e guardia medica da Špeter a Cividale significa togliere un altro argine allo spopolamento di un territorio già in difficoltà che avrà sicuramente gravi ripercussioni sulla tenuta sociale ed economica delle Valli. E questa è una delle battaglie che ci aspetta alla fine dell’emergenza e che dobbiamo fare nostra. Il nostro nemico COVID-19 ha messo in crisi tutta l’economia europea, e la nostra regione sta subendo ripercussioni economiche gravissime. Dobbiamo, innanzitutto, lavorare per mantenere vivi i rapporti proficui e amicali che si sono creati tra la Regione e la Slovenia. Il Governo sloveno ha deciso un controllo serrato delle vie di comunicazione, e fa confluire tutti i passaggi dall’Italia attraverso sei punti che coincidono con sei vecchi valichi internazionali lungo tutto il confine, creando grandi disagi e ostacolando il flusso giornaliero di migliaia di lavoratori che hanno fatto crescere il nostro territorio, costringendoli a percorsi più lunghi e, quindi, a volte, a rinunciare. E non dimentichiamo quegli agricoltori che hanno finalmente tirato un respiro di sollievo alla caduta del confine, perché non necessitavano più di un lasciapassare per coltivare i propri terreni da una e dall’altra parte del confine, che si sono visti fortemente penalizzati dalle nuove restrizioni confinarie e che, per fortuna, il Governo sloveno ha escluso dalle limitazioni. Perciò va sostenuta con forza anche la richiesta di tenere aperto il passaggio del valico di Stupizza. Quando il picco dei contagi del virus comincerà a scendere e ci saranno meno vittime, quando dunque l’emergenza sanitaria sarà superata, la ripresa dell’economia non sarà facile e sarà necessario lavorare per fronteggiare le conseguenze economiche nel Paese e in Regione, con una particolare attenzione, nel Fvg, per il tessuto economico transfrontaliero. Per la nostra terra, superare il muro è stato di fatto un processo lungo e faticoso e porta il segno di tutto il Novecento: sono state le esperienze dei popoli di confine a inventare un’Europa paneuropea, abbattendo i muri. Quando è caduto il confine tra Italia e Slovenia, finalmente siamo ritornati a essere tutti europei. Mi auguro che noi stessi, assieme alle future generazioni, sapremo custodire questa eredità costata dolore, sangue e sacrificio. Soprattutto con una collaborazione fattiva tra Stato, Regione e la Repubblica slovena. Anche in momenti come questi, in cui più che mai si rende necessario un dialogo aperto e costruttivo. Per il bene di tutti. Tatjana Rojc Senatrice della Repubblica italiana (Novi Matajur, 25. 3. 2020)

da SLOVIT

#unapiantaalgiorno

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E se ci fosse un modo per condire le insalate senza aceto? Proviamo con il𝓡𝓾𝓶𝓮𝔁 𝓸𝓫𝓽𝓾𝓼𝓲𝓯𝓸𝓵𝓲𝓾𝓼Nome comune: ROMICEDOVE SI TROVA? Cresce un po’ ovunque, anche in città e in campagna, su terreni umidi e ricchi di azoto. Essendo ormai quasi del tutto scomparsi i prati da sfalcio concimati da lui tanto amati, ora si accontenta dei margini dei campi coltivati, delle strade e delle discariche. MARCELLINO… PANE E VINO! Questo è il nome che molti contadini e pastori davano alle piante di Romice. Visto il suo sapore acidulo parrebbe che, anticamente, fossero abituati a bere vino anche… non perfettamente conservato. Ma questa pianta era apprezzata anche dai bimbi (non solo quelli di nome Marcellino), che ne succhiavano le cime, il cui sapore ricordava loro la buccia delle prugne.Ma l’insalata senza aceto? Semplice: aggiungendo alcune foglie di Romice all’insalata si ottiene la stessa acidità!Ma attenzione! Nei nostri prati ci sono moltissime piante, e non è sempre facile distinguerle.Alcune di esse è meglio non mangiarle perché sono tossiche. Altre perché, crescendo vicino alle strade, potrebbero aver assorbito degli inquinanti.Quindi prestiamo attenzione: prima di lanciarci entusiasticamente alla mietitura di erbe e foglie dobbiamo essere sicuri di ciò che raccogliamo!

STORIA: Gli italiani che chiesero a Tito l’annessione alla Jugoslavia — East Journal

Lo storico Federico Tenca Montini porta alla luce una storia poco conosciuta: le lettere di quegli italiani che dopo la guerra chiesero a Tito l’annessione alla Jugoslavia. L’articolo STORIA: Gli italiani che chiesero a Tito l’annessione alla Jugoslavia sembra essere il primo su East Journal.

STORIA: Gli italiani che chiesero a Tito l’annessione alla Jugoslavia — East Journal

GIOVEDI’ SANTO

Giovedì santo - Wikipedia

L’ULTIMA CENA DI DUCCIO DI BUONINSEGNA

Nella Chiesa cattolica

Nel giovedì santo si ricorda l’istituzione dell’Eucaristia e del ministero ordinato, come pure la consegna ai discepoli del comandamento dell’amore (Gv 13,34). Per queste ragioni nel giovedì santo viene celebrata la Giornata sacerdotale.

Il giovedì santo è caratterizzato soprattutto dalla messa nella Cena del Signore: in questo giorno non si può celebrare la Messa secondo altri formulari. La santa Comunione può essere distribuita solo nella Messa, crismale o in Cena Domini, ma agli infermi può essere distribuita in qualunque ora del giorno.

Nella forma ordinaria, questo giorno è diviso tra il tempo di Quaresima e il tempo del Triduo Pasquale: questo giorno è sia l’ultimo giorno di Quaresima che il primo giorno del Triduo Pasquale, ma in modo tale che i due tempi non si sovrappongano: infatti, la Quaresima termina prima che inizi la messa in Cena Domini, con il cui inizio comincia contestualmente il Triduo Pasquale.

Nella forma straordinaria, questo giorno è per intero sia il terzultimo giorno di Quaresima che il primo giorno del triduo sacro.

La Messa in Cena Domini è seguita dall’adorazione del Santissimo Sacramento deposto all’Altare della reposizione.

https://www.wikiwand.com/it/Gioved%C3%AC_santo

INNO ALL’ULIVO-OLJKI

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Foto/Slika : Vilma Cotič da fb

Il poeta Celso Macor rilegge la poesia Oljki – INNO ALL’ULIVO, del poeta sloveno Simon Gregorčič (1844, Vrsno pri Kobaridu – 1906, Gorica )

“Penso all’inno all’olivo di Simon Gregorčič, l’usignolo goriziano, poeta della patria slovena.” Oljki” (All’Olivo) è stato scritto più di cent’anni fa. Potrebbe essere nato in un luogo della collina friulana, un po’ più a occidente di Vrsno, il paese di Gregorčič sperduto ai piedi del Monte Nero. Olivo, simbolo universale di pace, legame della tradizione slovena e friulana: ” Olivo che ti sollevi dalla solitudine della vigna/ che mostri il tuo verde anche sui campi di neve, /… /Nella casa il saggio contadino/brucia rami dolivo sul focolare, /affinché si plachi l’uragano:/ e il fumo benedetto va per il cielo, / e il nuvolo minaccioso, plumbeo, si dissolve / e cade sui campi in buona pioggia, dolce. / Benedetto, pio ramoscello d’olivo, / possa tu, rabbonire quell’altra tempesta, che intristisce selvaggia nel cuore degli uomini, / acquietare almeno quella che nel mio cuore urla! /…L’olivo che brucia per abbonire la grandine, l’olivo in una bacinella d’acqua santa per salutare i morti: L’olivo del sacerdote Simon Gregorčič è anche il nostro. L’anima strappata torna a riunirsi…

Drevo, rastoče v vinskem bregu lepo zeleno v belem snegu,oj drago oljkovo drevo,pozdravljam te srečno, srečno!Ko travnat otok v puščavi prijazno tukaj zeleniš;vojak ponosen se mi zdiš,stoječ po bitvi na planjavi:le njega bojni grom ni strl,tovariše je vse podrl.Čemu je tebi smrtna sila življenja moč in kras pustila?Da živ nagrobni spomenikiz mrtvih tal štrliš navpik?Nikakor! Marveč to zelenje oznanja novo nam življenje,ko spet se bo pomladil svet,ko nov razvil se bo nam svet.Na te iz golih tam grmičev zaletava roj nam zvestih ptičevin glasno v vejah žvrgoli,meneč, da meneč da svet se že mladi.In oj, kako mudi rado na tebi moje se oko! -Prijazno oljkovo drevo,pomnik nekdanjih dni cvetočih,prerok kasnejših dni bodočih,pozdravljam te,proslajvljam te!Ti v rane vlivaš nam zdravila,svetostna nam rodiš mazila,oživljaš nam telesno moč,preganjaš z lučjo temno noč.Proslavljam te! -Miru podoba ljuba ti ljudem si že iz davnih dni.Naš rod se je ves bil pokvaril,in modri Bog se je kesal,da je človeško bitje ustvaril.Zato pa vse lj

udi končalv pregroznem, splošnem je potopu,zanesel malemu le tropu.Ves rešen človeški rodtedaje en sam je nosil brod;kdo ve, če ta ubeži pokopu?Nad njim mračno, temno nebo,in krog in krog brezdanja voda,a rešnega nikjer proda -strašno, strašno!Kdaj ta brezbrežna voda splahne?Kdaj srd neba se upokoji?Mar Bog na veke se jezi?O ne! Dih božjo toploto dahnein voda gine, pada, sahne,kakor pred soncem sneg kopni.In glej, iz vode se sušečedrevo priraste zeleneče,golobček bel se nanj spusti,na drevu kljuva, kljuva, pika,in ko z drevesa odleti,v redčem kljunu zelenimu oljkova mladika.Kako je pač vladar vesel,goloba z vejico sprejel!To vejo z oljčnega drevesaso od človeškega roduposlala v blažena nebesav poroštvo sprave in miru. -Miru simbol si tudi nam!Glej, prišla je oljčna je nedelja,in polne srčnega veselja vrvijo trume v božji hram.Odrasle zreš in otročiče,noseče oljkove snopiče,če ne, mladike oljčne vsaj,svetišče zdi se oljkov gaj.Skozi okno sonce božje lijev ta gaj svoj zlati žar z nebes,a bolj še sreče sonce sijeotrokom z lic in iz očesskozi senco oljkovih peres.Pristopi starček sivolasin blagoslov nebeški kličenjegov srčno moleči glasna oljčne veje in snopiče.O, naj te oljke, kjer bi bile,bi blagoslov in mir delile!Da, oljkove mladike temir bodo in blagost rodile,ko hiše, vrte in poljeblagoslavljale pokrope.Glej pokropljeno njivo trato,kako razvija mi se kras!Kako se ziblje žito zlato,kako je poln pšenični klas,pod srp že sili, sili v pas -in drevje to — kako bogato!O srečni kmetje, srečna vas!Pa oh, — kaj se temni nebo?Pod njm se megle temnosivevale čez vrte, trate, njive,grmeč grozno, preteč strašno.Pred seselsko kočico kleče otroci, starčki in žene,z boječim, solznatim očesom k oblačnim, mračnim zro nebesom glasno ihteč,k Bogu moleč.A hiše skrbni gospodar mladike oljkove sežiga,da umiril grozni bi vihar:in sveti dim se k nebu dviga,in glej, preteči prej oblakna polja ulije dež krotak. -O, da bi ti, mladika mila,nevihto tudi utolažila,ki burno hruje med ljudmi,ki v srcu strastno na besni,da meni bi vsaj bi jo umirila!Srce mi pravi, da jo boš,če prej ne, ko me boš kropila!Pred duhom vidim nizko sobo,a v sobi bledo sveč svetlobo;med svečami pa spava mož,bled mož, ogrnjen s plaščem črnim,ki s trakom je našit srebrni;on trdno spi, nevzdramno spi,strudila ga je težka hoja.Moža pa množica ljudiz mladiko oljkovo kropi,želeč mu večnega pokoja.Oj, bratje, ko se to zgodi,tedaj končava pot bo moja in konec bo težav in boja,tedaj potihne za vsekdar srca mi in sveta vihar.

Citazione

Pasqua, ecco frasi, aforismi e citazioni d'autore legale alla ...

Il periodo che precede la Pasqua è il periodo in cui la vita si muove nuovamente verso la sua pienezza e, con questa sua forza oggi così poco compresa, spinge anche noi a rinnovarci, ad abbracciare con una nuova visione lo scorrere incerto della vita.
(Susanna Tamaro) dal web