FVG, minoranza friulana

Bindo Chiurlo

Bindo Chiurlo - Wikipedia

Bindo Chiurlo (Cassacco, 13 ottobre 1886 – Torino, 24 dicembre 1943) è stato un critico letterario e poeta italiano.

Figlio di Giovanni e Teresa Monassi, frequentò il ginnasio presso i salesiani di Mogliano Veneto ed Este, il liceo classico a Udine e quindi la facoltà di lettere all’università di Padova, da dove uscì laureato nel 1909.

Cominciò la carriera di insegnante negli istituti superiori, spostandosi a MacerataCaltanissettaChietiJesi e infine Udine. Si trovava qui quando, nel 191718, il Friuli fu invaso dagli Imperi Centrali; ricopriva allora la carica di vicesindaco e tanto si impegnò in quegli anni difficili che, al termine della grande guerra, fu premiato con un riconoscimento ufficiale dello Stato italiano.

Nel 1919, con Ugo Pellis e altri conterranei, fondò la Società filologica friulana e l’anno successivo cominciò a raccogliere con Olinto Marinelli materiale sulla toponomastica italiana. Passato un periodo a Modena ancora come insegnante, nel 1922 entrò all’università di Padova, dapprima come lettore di italiano, quindi come libero docente. Vi rimase sino al 1930: in quel periodo fondò l’Istituto di cultura italiana (1923, primo del genere nel Centroeuropa) e la Rivista italiana di Praga, allo scopo di mettere in contatto la cultura italiana e quella mitteleuropea.

Fu successivamente richiamato in Italia dal ministero degli Esteri e tenne la cattedra di letteratura italiana e straniera all’Accademia Albertina di Torino. Dal 1931 al 1935 fu inoltre supplente di Vittorio Cian alla cattedra di letteratura italiana dell’università di Torino e dal 1940 alla morte incaricato alla facoltà di magistero.

Studi e opere[modifica | modifica wikitesto]

Critico letterario dal metodo assai preciso (se non addirittura puntiglioso), Chiurlo si occupò sia della produzione di autore, sia di opere popolari. I suoi interessi spaziarono non solo sulla letteratura italiana, ma anche su quella friulana e questo sta alla base dei suoi numerosissimi studi, raccolta in volumi, volumetti e soprattutto opuscoli, atti e articoli comparsi in riviste e giornali. Inizialmente legato alla scuola storico-filologica di Vittorio Rossi, passò in seguito a quella estetica di Benedetto Croce.

I suoi contributi più importanti furono proprio quelli sulla letteratura friulana. Particolarmente rilevante La letteratura ladina dei Friuli (1915, con varie edizioni) con cui ebbe il merito di far conoscere all’Italia le opere della sua regione.

Chiurlo fu anche poeta. I suoi componimenti, pubblicati in alcune raccolte, risultano influenzati da Carducci, Pascoli, Gozzano. I più personali sono i Versi friulani (1908 e 1921) che denotano la sua anima popolare, pur filtrata attraverso un’attenta raffinatezza.

https://it.wikipedia.org/wiki/Bindo_Chiurlo

La lune puartade
par àjar dal vint
no cjale, no sint
la pâs di cajù.
  
E intànt su la cime
dai poi ‘l rusignúl
nol olse, nol ûl,
sveà il mont cidìn.

Il gri su la puarte
de buse, cuièt,
al pense un sunèt
alegri e zentil
e in albe dal dì.

E intant la rosade
bevude dai flors
‘e svèe mil odòrs
par cuei e par prâz.

Il cur e la lune
de pâs e dal vint
par stradis d’arìnt
si lassin puartà.

Intànt che lis stelis
tremànt, cimiànt,
‘e vadin mancjant
ta l’albe dal dì.

Traduzione

 
La luna portata
in aria dal vento
non guarda, non sente
la pace quaggiù.

E intanto sulla cima
del pioppo l’usignolo
non osa, non vuole
svegliare il mondo silente.
 
Il grillo sulla porta
della buca (tana), cuieto
pensa un sonetto
allegro e gentile
nell’alba del giorno.

E intanto la rugiada
bevuta dai fiori
risveglia mille odori
per colli e per prati.

Il cuore e la luna
della pace e del vento
per strade d’argento
si lascian portare.

E intanto quelle stelle
tremando, ammiccando
vanno mancando
nell’alba del dì.

Edizione: Arturo Zardini, Canti Friulani, Firenze, Mignari 1930, pag.22

da https://it.wikisource.org/wiki/La_lune_puartade

FVG

Monte Santo Lussari/Svete ViÅ¡arje

da wikipedia


Il monte Santo Lussari/Višarje è uno dei Cammini Celesti sloveni più antichi, più alti e più popolari. Questo santuario di alta montagna con la sua posizione sul confine trecentesco collega Italia, Austria e Slovenia.Gli inizi del Cammino Celeste hanno una base leggendaria e risalgono al 14 ° secolo. La chiesa fu demolita durante la prima guerra mondiale, ma fu ricostruita e completamente e decorata dal pittore Tone Kralj. Oggi una telecabina sale fino in cima, superando i mille metri di dislivello e consente il turismo sciistico invernale, è la cima più popolare tra gli alpinisti.

immagine da fb
da wikipedia

FVG

JACOPO TOMADINI – Un sacerdote musicista(Cividale del Friuli, 24.08.1820 – 21 gennaio 1883).

Nel suo tempo, fu il friulano più conosciuto in Europa: le sue composizioni musicali per molti decenni dell’Ottocento furono eseguite in tutte le chiese cattoliche.

Nato a Cividale del Friuli, da modestissima famiglia, ordinato sacerdote e divenuto canonico del duomo della sua città natale, dovette superare mode e pregiudizi locali per affermarsi come innovatore della musica religiosa, che il suo maestro e poi compagno d’arte, G.B. Candotti, gli aveva dato possibilità di coltivare e creare.

I due musicisti vissero a lungo insieme, rifiutando incarichi di prestigio: all’organista Tomadini, già notissimo per le sue composizioni, fu offerta la tastiera di Nótre Dame di Parigi, la cappella di S. Marco di Venezia e del Duomo di Milano.

Con l’amico preferì rimanere a Cividale, arrivando soltanto a Udine come insegnante in seminario di canto oppure direttore di accademie musicali.

Nel 1852, cinque composizioni del Tomadini vinsero un primo premio a Nancy e nel 1854 un secondo premio per una Messa a tre voci.

Francesco Liszt, nel 1864, espresse ammirazioni per l’oratorio “La Resurrezione di Cristo”, primo premio al concorso musicale di Firenze.

Al di là della sua vastissima produzione musicale – oltre trecento opere conosciute e documentate – il Tomadini rimane, nell’Ottocento italiano un protagonista della riforma della musica sacra.

Conosciutissimo negli ambienti musicali, in venticinque anni di attività ebbe contatti con i migliori compositori d’Italia, a Firenze, Milano, Roma.

Promotore di convegni nazionali a Venezia nel 1874, a Firenze nel 1875, a Bologna nel 1876, a Bergamo nel 1877, fu tra i firmatari della fondazione dell’Accademia di Santa Cecilia.

Scrisse musica fino a poche ore dalla morte: resta, in Friuli, “il Maestro”.

da https://pociopocio.altervista.org/2020/05/26/jacopo-tomadini-sacerdote-musicista-priest-musician/

FVG

Che fatica una volta…

foto da archivio personale

 KoÅ¡ – gerla-zei Ã¨ una cesta in legnovimini o viburno intrecciati a forma di tronco di cono rovesciato, aperta in alto, usata per trasportare materiali vari; è munita di due cinghie, fettucce o spallacci di fusti di nocciolo per poter essere portata sulle spalle.
In latino si chiamava cista cibaria e veniva usata per il trasporto del cibo.In Carnia si ha il zèi (pronuncia locale: gei) per il trasporto di fieno, legna, formaggio, letame,prodotti agricoli ecc. (nella prima guerra mondiale veniva usata per portare le munizioni). Assieme al zèi si usava il màmul o musse, una sorta di treppiede in legno su cui si poggiava la gerla per poterla caricare senza bisogno d’aiuto.

per saperne di più vai a http://lnx.bravoscuole.it/mater/secresia/mestieriValResia.pdf
                   NA RAMANAH 

 Na ramanah so nosili sieno.

Na ramanah tou košu so nosili nuoj
   anu a zanaÅ¡ali v vilami.
Na ramanah so nosili derva

dal calendario 2014 del Centro  di Ricerche Culturali di Bardo-Lusevera
                SULLE SPALLE

Sulle spalle portavano il fieno.
Sulle spalle nella gerla portavano letame
lo spargevano con la forca.
Sulle spalle portavano la legna

Donna con gerla usata in Carnia,Benecija,paesi di montagna

Serviva per il trasporto di legna,fieno,prodotti del campo…

per approfondire http://www.donneincarnia.it/varie/ge

per saperne di più vai a http://lnx.bravoscuole.it/mater/secresia/mestieriValResia.pdf
                   NA RAMANAH   

Na ramanah so nosili sieno.

Na ramanah tou košu so nosili nuoj
   anu a zanaÅ¡ali v vilami.
Na ramanah so nosili derva
dal calendario 2014 del Centro  di Ricerche Culturali di Bardo-Lusevera
                SULLE SPALLE

Sulle spalle portavano il fieno.
Sulle spalle nella gerla portavano letame
lo spargevano con la forca.
Sulle spalle portavano la legna