Il rododendro

L'immagine può contenere: pianta, albero, fiore, cielo, erba, spazio all'aperto e natura

di Antonino Danelutt

In questo periodo le montagne della Carnia, oltre il limite della vegetazione arborea, s’infiammano di rosso: sono gli arbusti contorti del rododendro ferrugineo che, dopo aver sopportato a lungo la coltre nevosa che ha protetto le sue gemme dal gelo, ha riacquistato vigoria e ora finalmente può affrontare una nuova stagione facendo bella mostra di sè.
Il rododendro ferrugineo o rosa delle Alpi (nome scientifico Rhododendron ferrugineum, in friulano flôr di mont, rôse di mont) è un piccolo arbusto sempreverde alto solitamente 50-70 cm o poco più, che cresce su terreni acidi e forma cespugli dai rami fragili e tortuosi. Le sue foglie sono ellittico-lanceolate, intere, superiormente verdi e lucide, inferiormente rugginose per la presenza di numerosissime squame ghiandolari; il loro margine è ricurvo verso la pagina inferiore. Le infiorescenze terminali sono profumate, la corolla è imbutiforme a 5 lobi rosso-purpurei, talvolta pallidi, raramente bianchi.
Tutta la pianta è velenosa. Si suol dire che è la dose che fa il veleno, tant’è che la medicina popolare impiegava rischiosamente pochissime foglie come diuretiche e sudorifere e alcuni fiori come antireumatici. Il principio attivo più importante della pianta è la graianotossina, presente pure nel nettare e quindi responsabile dell’intossicazione da miele, da noi però abbastanza rara.
Sulle foglie del rododendro si possono formare delle galle provocate da funghi o parassiti. Comune è quella voluminosa del fungo Exobasidium rhododendri, ricca di tannini e utilizzata come astringente. Se si lasciano macerare per 15 giorni 50 g di galle in un litro d’olio ricavato dai semi di Prunus brigantina (un arbusto-alberello delle Alpi Marittime e Cozie, chiamato volgarmente marmotta), si ottiene il cosiddetto “olio di marmotta”, che nella medicina popolare viene tuttora usato per frizioni antireumatiche. Il fatto che tale olio si chiamasse curiosamente in questo modo ha provocato nel XIX sec. una ingiustificata e spietata caccia alle marmotte, nella convinzione che fosse il loro grasso ad avere proprietà antireumatiche.
Anche il rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum), che vive soprattutto sui terreni calcarei di Alpi e Prealpi Giulie e che ha foglie con ciglia rigide sul margine e non ferruginose di sotto, ha effetti venefici analoghi; infatti è stato appurato che gli animali da pascolo rimangono intossicati dopo ingestione di foglie di entrambi i rododendri.

Un pensiero su “Il rododendro

  1. Paolo Frassi

    …in rete diversi siti pubblicizzano l’olio di marmotta come toccasana per “dolori e affaticamenti sportivi”. Peccato che sia il prodotto pubblicizzato sia ricavato dalle marmotte cacciate a questo scopo.

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