Archivi giornalieri: 12 Lug 2020

Cent’anni fa: la preparazione della marcia su Roma iniziò a Trieste. — l’Unità Comunista

di Spetic Stojan (già Senatore della Repubblica per il Partito Comunista Italiano) Trieste, 13 luglio 2020 Lunedì 13 luglio saranno cent’anni dall’incendio del “Narodni dom”, il centro culturale ed economico delle comunità slave di Trieste. Quella sera i fascisti devastarono anche una dozzina di uffici e sedi slovene e socialiste. Il fascismo di confine anticipò l’ondata […]

Cent’anni fa: la preparazione della marcia su Roma iniziò a Trieste. — l’Unità Comunista

Siro Angeli “Nel deserto del letto”

Nel deserto del letto
bocconi, su di un fianco,
riverso (eguali in alto
le ore il vuoto, bianco
quadrante del soffitto
ripete), nel bruciore
degli occhi (ho letto, scritto,
fumato), cieco brancolo
in questa sonnolenza,
nemmeno inferno, limbo
che lentamente svena
i sensi e lascia il cuore
più vivo alla cancrena
dei sogni, alla tua assenza;
mentre, a eguale intervallo,
gocciola sullo smalto
gelido, con un timbro
eguale di metallo,
un filo d’acqua senza
pietà dal rubinetto.


(da L’ultima libertà, Mondadori, 1962)

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Ore apatiche, abuliche, ore di insonnia o di afa. Il poeta friulano Siro Angeli si perde in questo “deserto” e vi brancola in una ridda di pensieri alla soglia del dormiveglia: è ancora una volta l’assenza della donna amata a prendere possesso di tutto, quella Liliana che il destino ha voluto strappargli giovane: “Ecco viva a me torni, ecco rimuori / dentro un battito e l’altro delle palpebre”.

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ALISSA MONK, “IL MATTINO DOPO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che a me venisse amore / con i tuoi occhi alfine / tanto creduto avevo / che a me è venuto, amore.
SIRO ANGELI, L’ultima libertà


Siro Angeli (Cesclans, 27 settembre 1913 – Tolmezzo, 22 agosto 1991), poeta, autore di teatro e critico letterario italiano. Combattente in Russia, diresse a lungo il terzo canale radiofonico della Rai. La sua poesia, segnata dalla scomparsa della moglie dopo dieci anni di matrimonio, si muove nell’ambito di una ricerca della verità superiore, contemplata spesso in una figura di donna stilnovista.

https://cantosirene.blogspot.com/

12 luglio:”Festività Patroni di Udine SS. Ermacora e Fortunato”

Immagine

I santi Ermagora e Fortunato nella pala cividalese del patriarca Pellegrino II (Cividale, duomo).medioevo-302_1.

San Pietro consacra sant’Ermagora vescovo di Aquileia alla presenza di san Marco, affresco sulla volta della cripta della basilica aquileiese.

La figura di Ermagora non ha una precisa collocazione cronologica né una fisionomia che possa uscire da dimensioni pressoché leggendarie. Queste condizioni, probabilmente favorite dalla sua grande distanza nel tempo, ne hanno fatto un po’ il “signum” delle origini della Chiesa di Aquileia e hanno facilitato il collegamento della sua identità con san Marco: la leggenda relativa, formatasi relativamente tardi e organizzata più tardi ancora con invenzioni ingegnose, oltre il secolo VIII, è l’unica fonte con cui si è tentato di spiegare le origini della Chiesa aquileiese ma anche delle Chiese che da Aquileia proprio attraverso E. vollero vantarsi d’essere state fondate (Padova, Pola ecc.). Il Catalogo episcopale, che ci è giunto in due redazioni, con poche varianti tra di loro (il ChroniconPatriarcharum Aquileiensium, in un codice del secolo XI ma con spunti del secolo VIII, e il Chronicon Altinate, con una mediazione gradese) pone E. in testa alla serie dei vescovi aquileiesi. La leggenda narra d’una missione di san Marco per ordine di san Pietro e della scelta di E. da parte dell’Evangelista, che poi lo avrebbe proposto per la consacrazione a san Pietro. Una singolare coincidenza di fonti scritte – Paolo DiaconoPaolino d’Aquileia, lettere d’età carolingia – precisa sul finire del secolo VIII la missione di san Marco ad Aquileia e la consacrazione di E. L’iconografia che riguarda E. dipende da queste tradizioni, generalmente rispettate come veritiere fino agli inizi del secolo XX: lo mostrano accanto a san Marco (nel mosaico del semicatino della basilica marciana di Venezia, agli inizi del secolo XII, ma prima nell’affresco absidale della basilica patriarcale di Aquileia, risalente al 1031) o consacrato da san Pietro (affresco della cripta della basilica di Aquileia del 1160 circa), dove compare il pastorale che sarebbe stato ripetuto come distintivo dell’autorità patriarcale e che sarebbe stato detto “di san Marco”, benché non sia anteriore al secolo XI (ora è nel Tesoro della cattedrale metropolitana di Gorizia). I documenti più antichi, quali il Martirologio geronimiano e i Cataloghi ricordati, pur concordando nel riferire i nomi dei più antichi martiri e vescovi di Aquileia, non affiancano mai E. a san Marco o a san Pietro: nel primo E. risulta martire, ricordato il 12 luglio con nomi diversi (Armiger, Armager, Armagerus), mentre nei secondi il suo nome è invece regolarmente posposto a quello di Fortunato: questo nome è ricordato separatamente nello stesso Martirologio geronimiano il 22 o 23 agosto e nei versi di Venanzio Fortunato («Fortunatum fert Aquileia suum»), dove però il nome di E. poté essere stato evitato forse per ragioni metriche, le quali però in altri casi vengono dal poeta disinvoltamente superate. … LEGGIda http://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/ermagora-e-fortunato/sopra il titolo Nella foto: G.B. Tiepolo – I santi Ermacora e Fortunato.Cattedrale di S. Maria Assunta (Udine), cappella dei Santi Patroni.