Pubblicato in: minoranza slovena

Rozinca o festa dei fiori (15 agosto)

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immagine dal Novi Matajur

Dalla strada si vede appena un pugno di case. Spuntare dal nulla. I loro tetti fanno capolino, tra gli alberi, uno alla volta. E poi lo scorgi tutto, Obenetto/Dubenije. Nel comune di Drenchia/Dreka. Valli del Natisone/Nediške doline. Qui non ci abita quasi più nessuno. Eppure, nello slargo ai piedi dell’abitato, ci sono tante auto posteggiate. Perché è estate e gli emigranti tornano nella loro terra. Nel loro luogo del cuore. Anche se hanno trascorso la loro vita all’estero, o in un’altra regione dell’Italia, il loro pensiero va ogni momento al paese dove sono nati. Seppure piccolo, sperduto. Lontano da tutto e tutti. Quello è il luogo dell’anima. Una casa, quella dei nonni, o dei genitori, rimessa a posto. Non troppo, in verità. Quanto basta per trascorrerci l’estate. Qualche settimana. Anche solo una fine settimana.

Per questo Obenetto/Dubenije, che una volta era il paese più popoloso del comune di Drenchia/ Dreka, appare ancora oggi come un dipinto uscito da un quadro del secolo scorso. Viuzze strette, lastricate, gradinate, che collegano le abitazioni in un labirinto di sali e scendi capace di regalare scorci di straordinaria suggestione sulle montagne.

«Partivamo da qui, per andare a scuola a San Volfango – racconta Licia –. Nevicava sempre in inverno. La facevamo tutta a piedi, in salita. Era una festa, quando finivamo le lezioni: mettevamo la cartella sotto il sedere e la usavamo come uno slittino: si scendeva in paese così. Peccato che poi i quaderni si bagnavano e le sentivamo dai nostri genitori. Mamma mia quante ne ho prese, per quello. Ma il gioco dello slittino era così divertente che piuttosto ci prendevamo le botte. E lo rifacevamo ogni volta».

Licia, che vive da tanto tempo a Udine/Viden, è nata a Obenetto. La incontriamo una domenica di luglio che sta per piovere. Con una sua amica, un’emigrante di Drenchia che vive da decenni a Motta Visconti, vicino a Milano, si gode il paesaggio sul terrazzo. «Ci racconta la storia di questo paese?». «Sì, certo». Ospitali, gli abitanti di Obenetto. Così come quelli di tutte le Valli del Natisone, pronti a regalarti la magia di queste terre meravigliose, e i loro ricordi di quando erano bambini. «Eravamo in quasi 300, qui. Lavoravano tutti; le famiglie erano numerose. Tanti figli. La nostra infanzia è stata di gioia. Non ci mancava nulla». Poi? Poi se ne sono andati tutti. «Sono emigrati. Però, dopo tanti anni, adesso ci rincontriamo, a Obenetto, d’estate. Facciamo festa. Delle belle grigliate. Arriva tanta gente anche da fuori. Questi paesini affascinano».

E come non restare incantati da Obenetto? Piccole finestre che si aprono in possenti muri di pietra, porte minuscole, in angoli nascosti. La grande fontana lavatoio, con l’affresco della mucca e la scritta che avvisa di non lavarci i panni, dentro; pena la multa. Un dipinto che sta sbiadendo, anno dopo anno. Che racconta di una comunità legata alla terra, all’agricoltura, all’allevamento delle vacche. «Le vede quella e quella casa? Erano stalle. Tutti avevano le mucche. Sembra impossibile a pensarci oggi. Ma dove riuscivano a tenere le bestie? Eppure ce la facevano, eccome, i nostri nonni e bisnonni. Era l’arte di arrangiarsi». Ecco il perché di quelle aperture così piccole, nella parte più bassa delle case. Oggi le finestrelle e le porticine sono tutte chiuse. Vicino ci sono solo i vasi delle ortensie, i gerani, le edere che si arrampicano sui muri. Giriamo tra minuscole piazze, sotto le pergole, tra belvedere sulle montagne, tra orti spericolati in piena pendenza.

«Qui parliamo sloveno – dice Licia –. Pensi che ci sono ancora persone che dicono che dovremmo usare solo l’italiano. Quando abbiamo il confine a due passi. E i nostri avi l’hanno sempre parlata, questa lingua. Sono retaggi del passato. Adesso bisogna guardare avanti». Ci lasciamo con un arrivederci. «Ci vediamo alla Rožinca, alla festa dell’Assunta». (Paola Treppo)

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Museo Etnografico Lusevera – Etnografski Muzej Bardo

Un’incredibile affluenza al #MuseoEtnografico #etnografskiMuzej di #Lusevera #Bardo💪💪, che ha portato scompiglio tra gli abitanti del paese💁‍♀️. Un assaggio🍿 degli eventi e del museo nel video. Un saluto dai simpaticoni Fabio Feruglio e Loris Cher😘 che vi aspettano entusiasti e un po’ perplessi 😆, venite a conoscere loro e l’#AltaValTorre.
⏱⏰dal giovedì alla domenica dalle 10:30 alle 17:30
👉 museoluseverabardo.it
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