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Le poche carte – Pierluigi Cappello — Poesia in rete

Le poche carte che ho con me piegato sulle pagine da scrivere con una calma assira da scriba senz’altra direzione che il dolore, un giardino che filiazioni e filiazioni, un’umanità tutta intera ha finito per attraversare; le poche carte, e questi occhi lo specchio immobile dell’iride screziato dall’ombra delle foglie; stare cosí, senza distanza […]

Le poche carte – Pierluigi Cappello — Poesia in rete
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Lo sapevate che…

Quest’estate ne abbiamo visti molti.

Il monopattino è un veicolo a due o più ruote, il cui movimento/propulsione è determinato dalla spinta muscolare umana tramite gli arti inferiori. È costituito da una pedana, sulla quale si poggiano i piedi, da un manubrio, imperniato sulla pedana, che si usa per cambiare direzione, e da un freno, solitamente collocato posteriormente affinché blocchi la ruota posteriore e quindi conseguentemente il veicolo, oppure come i classici freni da bicicletta, cioè vicino al poggiamani sul manubrio.

Non si ha una data precisa per la nascita del monopattino, ma già all’inizio dell’Ottocento vi erano principi di esso.

I primi monopattini, da non confondere con i primi e rudimentali tentativi di realizzare una bicicletta, risalgono ai primi anni del 1900, quando negli Stati Uniti d’America vennero progettati e brevettati alcuni “scooter” (così gli americani chiamarono il monopattino) i cui principi sono stati ripresi su alcuni modelli prodotti anche nei giorni nostri.Competizione negli anni cinquanta

Inizialmente furono progettati come giochi per bambini, ma sull’onda dall’entusiasmo dello sviluppo industriale furono anche proposti, con poco successo, come mezzi di trasporto. Si delinearono subito 2 strade di pensiero: i monopattini puri e i monopattini meccanici.

I primi mantennero fede ad un principio di essenzialità che caratterizza il monopattino: una tavola, due ruote, un manubrio e tanta voglia di spingere. I secondi invece furono attrezzati con i più svariati dispositivi meccanici per ottimizzare la spinta: leve e catene per imprimere una spinta maggiore, ruote con asse di rotazione decentrato per consentire una propulsione anche tramite il movimento del corpo, ecc.

Ci sono memorie che ci raccontano che già nei primi anni venti in Francia si svolgevano gare di monopattino, o trottinette. In Italia, a Milano, tra il 1948 e il 1954 la Lega Vitt organizzò per i ragazzi delle parrocchie diverse edizioni del “Giro monopattinistico di Italia”. Dal 1970 in poi, tra Cervinia e Aosta, si organizzano varie edizioni delle 24 ore di monopattino. Dal 1987, ad Ivrea annualmente si svolge la “Tre Ore in monopattino”, una tradizionale staffetta in monopattino per le vie del centro storico della durata di 3 ore. Dal 1996, il Gruppo Sportivo AVIS Ivrea organizza un vero e proprio campionato di monopattino che prevede gare a staffetta per squadre e gare individuali anche internazionali, tra le sedi nazionali, oltre ad Aosta e Cervinia, furono coinvolte anche Ivrea, Cavour e al sud Cava de’Tirreni. Nel 2001 nasce l’IKSA Eurocup, il Campionato Europeo di Footbike. Nel 2004 si svolge in Repubblica Ceca la prima edizione del Campionato Mondiale di Footbike.

Il monopattino meccanico ha visto la sua evoluzione nel monopattino elettrico che in tante versioni è disponibile ai giorni nostri. Il monopattino puro invece ha prodotto due tipi di monopattino, quello ludico e ricreativo, definito micropattino, o micro scooter, e quello sportivo e competitivo definito monopattino o, con un termine più internazionale, footbike.

Il micropattino si è diffuso verso la fine del millennio scorso, esattamente dal 1999. È un monopattino caratterizzato da ridotte dimensioni, in alluminio, pieghevole, con le ruote piccole o microruote (da cui il nome), simili a quelle dei pattini, da 100 mm fino a 200 mm di diametro. Questo micropattino riprende le caratteristiche dei monopattini diffusi nel dopoguerra italiano, quando i ragazzi se lo costruivano con una tavola di legno e i cuscinetti industriali. Il micropattino è usato prevalentemente dai ragazzi come mezzo di trasporto, ma soprattutto per fare evoluzioni acrobatiche, o trick, in modo simile a quello che avviene con lo skateboard o con la BMX. Questo tipo di attività prende il nome di kick scootering. Altra attività si ha con il tripattino, una combinazione tra un monopattino ed un triciclo.Gara di Kickbike

Il footbike è una evoluzione del classico monopattino con le ruote simili a quelle delle biciclette. Nei primi anni novanta, il finlandese Hannu Vierikko ebbe l’idea di inventare il footbike, modificando un monopattino e montando una ruota anteriore della dimensione di 28 pollici, come le biciclette da corsa. Grazie a questa idea il monopattino è diventato molto più veloce, rinnovando le velleità di competizione. Rapidamente, il footbike si è affermato in tutto il mondo. I modelli di footbike più diffusi hanno le ruote di dimensione diverse tra di loro: quella posteriore può variare dai 16 ai 24 pollici fino ma può arrivare anche a 26 e 28 pollici, cioè della stessa dimensione di quella anteriore che può variare dai 26 pollici per i modelli fuoristrada tipo mountain bike, fino ai 28 pollici per i modelli da strada. I materiali usati variano da modello a modello: sono disponibili telai in acciaio, alluminio e anche in carbonio. È usato per il trasporto quotidiano, per il fitness, e per le competizioni. In Europa, grazie all’IKSA (International Kicksled and Scooter Association), è più diffuso che in qualsiasi altra zona del mondo. Nel 2010 si è svolta la prima edizione italiana del campionato mondiale di footbike organizzato dal Gruppo Sportivo Avis Ivrea in Italia in Canavese, l’area del Piemonte che ha per capoluogo Ivrea.

Il monopattino è usato anche come mezzo per la pratica del Dog Scootering, ovvero la versione “estiva” della slitta trainata da cani. In questa versione, i cani trainano un monopattino che si presta molto bene come sostituto della slitta, consentendo un buon allenamento.

Molto usati sono anche quelli elettrici, che vengono propulsi da un motore elettrico senza l’ausilio della spinta umana. Molto simile ad un monopattino è il Segway, la cui accelerazione si ottiene, però, col movimento in avanti (per accelerare) e all’indietro (per indietreggiare) del guidatore.https://it.wikipedia.org/wiki/Monopattino

Pubblicato in: FVG

Proverbi friulani

Di rive jù… duc’ i sans ‘e judin

Di riva in giù… tutti i santi ti aiutano
(Quando le cose vanno bene… è come tutti ti aiutassero)

Una frequente avventura, questa, a fare bene attenzione a come si devono prendere le cose: ci sono dei momenti nella vita, stagioni nel lavoro e negli affari, in cui tutto va a gonfie vele, come uno scendere senza grane, un andare (e il detto va collocato in quel tempo mitico della fatica esclusivamente manuale) in discesa senza quasi muovere un dito.
Ma sono momenti, anche quando possono sembrare lunghi e durare come un’abitudine.
In realtà, la vita è fatta di tante altre salite dove si prova la forza e la concretezza di una personalità che sa affidarsi alle proprie forze: e i tanti, che sembravano spingere come un vento di poppa, non ci sono più.
E’ allora che emerge la saggezza di un uomo che non ha mai creduto alla facilità del vivere: ed è il segreto di chi mesce a vivere superando tante difficoltà.

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Cjacarâ senze pensâ… al è come trài senze smicjâ

Parlare senza pensare… è come sparare alla cieca

Per una gente che da quanti l’avvicinano è sempre giudicata di poche parole, anzi sparagnina nei discorsi soprattutto con gli estranei, fino a rischiare di essere presa per montanara o quanto meno scostante, un proverbio del genere potrebbe sembrare superfluo.
E forse lo è perchè di solito il friulano non è di molte parole con nessuno, neanche in casa con la propria moglie: ma appunto per questo assume una valenza particolare, detto con una splendida fantasia e con un’immagine di suggestiva allusione.
Il soldato o il cacciatore che sa mirare al suo bersaglio diventa una caricatura di se stesso, una specie di vignetta da far ridere i polli: è tale, nel realismo popolare nostrano, è colui che butta là le parole, tiene in piedi o costruisce un discorso senza pensarci sopra.
Per cui diventa quasi impensabile, per questa terra, il parolaio di professione, il venditore di fumo sui palchi improvvisati delle piazze: ed è appena sopportabile il prete nella messa domenicale.
Ma che sia di poche parole anche questo!

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Picjâz su tun clàut… ma vîs!

Appesi a un chiodo… ma almeno vivi!

Potrà essere giudicata da qualcuno una condizione da poco se non addirittura inaccettabile, ma in fondo non c’è poi tanto male.
Il vivere poco, il sapersi accontentare di condizioni non certo esaltanti ma tuttavia non disprezzabili, dal momento che permettono di continuare l’esistenza.
Su questo accontentarsi di poco su questo autentico aggrapparsi a un chiodo, quasi appesi ad una sola posizione visibile pur di cavarsela, qualcuno pensa che ci sia il ricordo di antiche miserie, di tanta povertà subita, di tante sciagure sopportate.
Anche se ci fosse tutta questa ancestrale eredità a livello di inconscio, resta pero sempre vero che, pur di cavarsela, vale la pena di attaccarsi anche a un chiodo.

https://pociopocio.altervista.org/2020/02/02/proverbi-friulani/