Archivi giornalieri: 16 Lug 2021

L’ORO DI CARNIA

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L’ORO DI CARNIA: IL FAGIOLO DI ADRIANO DEL FABRO

Durante tutto l’Ottocento e fino alla metà del Novecento, il fagiolo era assai diffuso nell’alimentazione dei friulani. Le statistiche degli anni Venti del Novecento annotano un consumo di circa 15 chili per persona (oggi siamo a circa 3-3,5), ben superiore a quello della carne di pollo, del formaggio e del pesce. Il legume era consumato sia dai ricchi che dai poveri. Lo documenta bene nel suo libro “Mangiare e ber friulano”, Giuseppina Perusini Antonini, citando le note spese ottocentesche dei conti Rabatta di Gorizia. Il libro, scritto nei primi anni Sessanta, riporta anche queste parole: “La minestra più popolare in Friuli è a base di fagioli, e può essere fatta con fagioli soli o mescolati con verdure, pasta, riso ecc.”. Seguono ben quindici ricette da confezionarsi con i legumi nostrani che vengono così descritti: “Il fagiolo friulano è in generale piccolo, unicolore, screziato a punti in rosso salmonato; ha forma di cuscinetto.” Secondo Luigi Messedaglia la coltivazione del fagiolo prese avvio nel bellunese, nel 1529, per poi diffondersi rapidamente al trevigiano e al Friuli. Undici anni dopo li troviamo citati (fasolos) in un contratto di locazione di terre siglato a Palazzolo dello Stella.Una menzione a parte, la Perusini Antonini la dedica alla jote (o jota), caratteristica minestra carnica, confezionata con fagioli, brovada, verdure, farina di granoturco e burro (con alcune varianti). Altra cosa è la jota triestina.Secondo Guglielmo Biasutti, a Forgaria, vigeva ancora nel secolo XVIII e risaliva a molti secoli prima la Sagra dai còsui o da las vuainas. Si celebrava ogni anno la terza domenica di luglio, in concomitanza con la festa della chiesa di San Lorenzo.A un precettore che, nel 1792, si serviva presso un’osteria di Tolmezzo venivano serviti fagioli in insalata, come raro contorno.Nel Monfalconese, nel 1844, secondo l’abate-botanico Leonardo Brumati, si coltivavano almeno una decina di varietà diverse di fagiolo. Riferendosi al periodo di fine Settecento in Carnia, Carlo Dal Cer, riportava: “Non sappiamo quanto potesse essere la produzione di fagioli, delle patate e della frutta, ma pensiamo che quella delle patate e dei fagioli fosse discreta, in quanto essi erano alimenti di base”. Lo stesso Dal Cer, citando una lisa di vivande di un banchetto nuziale, svoltosi a Verzegnis nella prima metà dell’Ottocento, in occasione di un matrimonio, elenca: minestra di fagioli, polenta, un pezzetto di salsiccia, mezzo litro di vino, per sposi e suoceri. Mentre nella sua raccolta di ricette tradizionali dell’epoca, cita: zuppa di fagioli, jota, minestra di brovada e fagioli, minestra di verdure selvatiche e fagioli, minestra di fagioli, minestra di fagioli con il latte, fagioli in padella.