Castello di Udine:  la mostra “Antichi abitatori delle grotte in Friuli” — Ottiche Parallele magazine

Riceviamo e pubblichiamo Fino al 27 Febbraio 2022 il Castello della città friulana, sede del Museo Archeologico, propone una esposizione che racconta l’utilizzo delle grotte nella preistoria del Friuli. Nel biennio della manifestazione ESOF 2020 “Science of citizens”, il Museo Archeologico di Udine e il Museo Friulano di Storia Naturale propongono la mostra Antichi abitatori delle […]

Castello di Udine:  la mostra “Antichi abitatori delle grotte in Friuli” — Ottiche Parallele magazine

Escursione serale con picnic sul Lanaro — Marta Pieri – Guida Naturalistica

Cammineremo su facili sentieri verso la vetta del monte Lanaro, attraversando aree boscate ricche di querce e tipici paesaggi carsici, ceneremo al sacco sulla vetta del monte per poi scendere con il sentiero illuminato dalle torce frontali. Orario e ritrovo: Venerdì 24 settembre, dalle 18:00 alle 22:00 a Sgonico (TS), il luogo preciso di ritrovo […]

Escursione serale con picnic sul Lanaro — Marta Pieri – Guida Naturalistica

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Benvenuto, autunno - Seven Blog
dal web

Carducci, Giosuè – Alla stazione in una mattina d`autunno

Oh quei fanali come s’inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su ‘l fango!
Flebile, acuta, stridula fischia
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d’autunno
come un grande fantasma n’è intorno.
Dove e a che move questa, che affrettasi
a’ carri foschi, ravvolta e tacita
gente? a che ignoti dolori
o tormenti di speme lontana?
Tu pur pensosa, Lidia, la tessera
al secco taglio dài de la guardia,
e al tempo incalzante i begli anni
dài, gl’istanti gioiti e i ricordi.
Van lungo il nero convoglio e vengono
incappucciati di nero i vigili
com’ombre; una fioca lanterna
hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei
freni tentati rendono un lugubre
rintocco lungo: di fondo a l’anima
un’eco di tedio risponde
doloroso, che spasimo pare.
E gli sportelli sbattuti al chiudere
paion oltraggi: scherno par l’ultimo
appello che rapido suona:
grossa scroscia su’ vetri la pioggia.
Già il mostro, conscio di sua metallica
anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei
occhi sbarra; immane pe ‘l buio
gitta il fischio che sfida lo spazio.
Va l’empio mostro; con traino orribile
sbattendo l’ale gli amor miei portasi.
Ahi, la bianca faccia e ‘l bel velo
salutando scompar ne la tenebra.
O viso dolce di pallor roseo,
o stellanti occhi di pace, o candida
tra’ floridi ricci inchinata
pura fronte con atto soave!
Fremea la vita nel tepid’aere,
fremea l’estate quando mi arrisero;
e il giovine sole di giugno
si piacea di baciar luminoso
in tra i riflessi del crin castanei
la molle guancia: come un’aureola
piú belli del sole i miei sogni
ricingean la persona gentile.
Sotto la pioggia, tra la caligine
torno ora, e ad esse vorrei confondermi;
barcollo com’ebro, e mi tocco,
non anch’io fossi dunque un fantasma.
Oh qual caduta di foglie, gelida,
continua, muta, greve, su l’anima!
Io credo che solo, che eterno,
che per tutto nel mondo è novembre.
Meglio a chi ‘l senso smarrì de l’essere,
meglio quest’ombra, questa caligine:
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito.

da https://www.skuola.net/appunti-italiano/giosue-carducci/alla-stazione-in-una-mattina-d-autunno-carducci.html#_=_