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Nell’anno nuovo con il koleda koledo

“Koledniki”cartolina del famoso pittore sloveno  di
origini carniche Maksim Gaspari
immagine dal web
Una volta il giorno di Capodanno in Val Torre i bambini andavano di casa in casa per ricevere il “koledo”, una “mancia” che consisteva in noci,nocciole,castagne,mele,solo più tardi caramelle ,uova o qualche monetina.

Questa usanza la troviamo anche a Resia, in Val Natisone, in Slovenia e in altri paesi di origine slovena.In Val Torre i bambini cantavano una filastrocca:
  ” koledo novo ljeto,Buoh nan dejte no dorò lieto”.

Anche la Slavia si sta preparando a festeggiare la fine dell’anno vecchio e l’arrivo del 2017. Una delle tradizioni più antiche è il «koledo», la questua del periodo natalizio conosciuta in Slovenia e in tutto il mondo slavo. Un tempo il rito si svolgeva in tutti i paesi. Ora nelle Valli del Natisone è restato a Cicigolis di Pulfero, dove nell’ultima sera dell’anno (dalle ore 17.30) gli uomini del paese, portando una stella, intonando canti tradizionali, effettuano una questua di casa in casa. Al mattino (dalle 9.30) si svolge, invece, il koleda dei bambini. A Lusevera, nell’Alta val Torre, i bambini raccolgono il «Koledo» l’1 gennaio, mentre a Ugovizza, in Valcanale, lo fanno il 6 gennaio, nella solennità dell’Epifania. Il Capodanno sarà atteso nelle valli slovene del Friuli con veglioni nelle abitazioni e nei locali pubblici. 

Quest’anno vista la pandemia molte manifestazioni saranno cancellate.

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i 700 di DANTE con le 500

Mancano pochi giorni alla fine del 2021, quindi siamo ancora dentro l’Anno di Dante, l’anno che celebra i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri (1265-1321).

Lo dico perchè mi sono ricordato appena in tempo di una moneta nella mia collezione; coniata nel 1965 per celebrare i settecento anni dalla nascita del sommo poeta.

500 Lire – 1965

Sono le 500 Lire del 1965, una moneta in argento 835, dal peso di 11g.

/d:

Sul dritto c’è una classica rappresentazione di Dante, il volto iconico che conosciamo rivolto a sinistra. Ecco la descrizione che fece di lui il Boccaccio.

“questo nostro poeta di mediocre statura e poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto; e il suo andare grave e mansueto; d’onestissimi panni sempre vestito. Il suo volto fu lungo, e ‘l naso aquilino; e gli occhi anzi grossi che piccoli; le mascelle grandi; e dal labbro disotto era quello di sopra avanzato; e il colore era bruno; e i capelli e la barba spessi, neri e crespi: sempre in faccia malinconico e pensoso”.

/r:

Sul rovescio c’è la parte più interessante: è infatti rappresentata l’allegoria della Divina Commedia.

Si possono distinguere chiaramente: il paradiso in alto, con i raggi solari e le stelle; al centro il purgatorio rappresentato dalle nubi, e sotto le fiamme dell’inferno.

/b:

Nella “terza faccia” ossia nel bordo, in rilievo è riportata la scritta: 7° CENTENARIO DELLA NASCITA DI DANTE.

il bordo delle 500L Dante

Quanti studenti avranno avuto modo, nell’Anno di Dante, di conoscere questa moneta?

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Stop alla quarantena per i vaccinati e Super Green Pass sui trasporti

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto sull’estensione, dal 10 gennaio, dell’uso del certificato verde rafforzato. Ecco le attività interessate

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce nuove misure urgenti per il contenimento della diffusione dell’epidemia e disposizioni in materia di sorveglianza sanitaria.

Il testo prevede l’estensione del Green Pass rafforzato (che si può ottenere con il completamento del ciclo vaccinale e la guarigione) e modifiche alle quarantene per i vaccinati. 

Non passa, però, il fronte di chi chiedeva di estendere l’obbligo del Super Green Pass a tutte le categorie di lavoratori, nonostante la sponda delle Regioni che avevano avanzato una netta richiesta in questo senso.

Ma non prevale neanche la linea rigorista di chi, come il ministro della Salute Speranza, sulla scorta dei pareri del Cts e pur d’accordo sulle modifiche alle regole sull’auto-isolamento, chiedeva norme non troppo ‘blande’.

Sia in cabina di regia sia in Cdm il confronto è stato serrato: Pd e Forza Italia hanno subìto lo stop della Lega e di M5S sul varo dell’obbligo del certificato verde rafforzato per tutti i lavoratori.

C’è intesa, invece, per calmierare il prezzo delle mascherine Ffp2: una proposta condivisa nell’Esecutivo della quale ora sarà incaricata la struttura commissariale, che dovrebbe stipulare apposite convenzioni con le farmacie.

Ecco nel dettaglio le novità.

Green Pass rafforzato. Dal 10 gennaio 2022 fino alla cessazione dello stato di emergenza, si amplia l’uso del Green Pass rafforzato alle seguenti attività:

– alberghi e strutture ricettive;
– feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose;
– sagre e fiere;
– centri congressi;
– servizi di ristorazione all’aperto;
– impianti di risalita con finalità turistico-commerciale anche se ubicati in comprensori sciistici;
– piscine, centri natatori, sport di squadra e centri benessere anche all’aperto;
– centro culturali, centro sociali e ricreativi per le attività all’aperto.

Inoltre il Green Pass rafforzato è necessario per l’accesso e l’utilizzo dei mezzi di trasporto, compreso il trasporto pubblico locale o regionale.

Quarantene. Il decreto, accogliendo la richiesta delle Regioni, prevede che la quarantena precauzionale non si applica a coloro che hanno avuto contatti stretti con soggetti confermati positivi al Covid nei 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale primario o dalla guarigione nonché dopo la somministrazione della dose di richiamo.

Fino al decimo giorno successivo all’ultima esposizione al caso, Ã¨ fatto obbligo d’indossare mascherine tipo Ffp2 e di effettuare – solo qualora sintomatici – un test antigenico rapido o molecolare al quinto giorno successivo all’ultima esposizione al caso.

Infine, si prevede che la cessazione della quarantena o dell’auto-sorveglianza consegua all’esito negativo di un test antigenico rapido o molecolare, effettuato anche presso centri privati; in questo caso la trasmissione all’Azienda sanitaria del referto negativo, con modalità anche elettroniche, determina la cessazione di quarantena o del periodo di auto-sorveglianza.

Capienze. Il decreto prevede che le capienze saranno consentite al massimo al 50% per gli impianti all’aperto e al 35% per gli impianti al chiuso.

https://www.ilfriuli.it/articolo/politica/stop-alla-quarantena-per-i-vaccinati-e-super-green-pass-sui-trasporti/3/258069

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La mia Benečija come i ruderi di El ObeidMoja Benečija kakor ruÅ¡evine El Obeida

Kamenica

Avevo 11 anni quando ho lasciato la mia famiglia, il paese, le valli, per una specie di sogno, di un’avventura suggerita dalle immagini e suggestioni di un libretto cui mi aveva abbonato suor Maruska, la zia pittrice che, allora, stava affrescando la grande abside della cattedrale cattolica di El Obeid in Sudan. Ho saputo che quella cattedrale non esiste più e del grande affresco solo qualche immagine fotografica.

Sono trascorsi oltre 60 anni da allora; il sogno missionario più che svanire si è trasformato, ma da allora «casa mia» è divenuta il sogno di una Benečija da preservare, quasi da redimere, coi suoi antichi valori, il bene di una lingua della mente e del cuore, di una tradizione ricchissima di valori immateriali nella estrema povertà concreta.

E ora, ho davanti agli occhi una cattedrale, la Benečija, che potrei paragonare ai ruderi di El Obeid. Cattedrale che, assieme a tanti altri che l’avevano e l’hanno a cuore, è da ricostruire con le sue colonne economiche portanti, le sue navate/ valli da restituire al lavoro, i paesi da restaurare come pannelli sbiaditidi una Via Crucis e l’immensa abside panoramica di un ambiente naturale da riqualificare.

Mi sono fermato molte volte, nelle mie frequenti scorribande per i nostri monti, su a Kamenica, sulla strada di Tribil per Stara Gora, ad ammirare il panorama ed ho pensato: c’è un posto più bello per chi qui ci è nato?

Perché lasciarlo andare come vuoto a perdere? Perché così pochi se ne prendono cura? Si tratta solo di un destino avverso? Ed il pensiero si perde nei ricordi di bambino, vivi come immagini filmiche, carichi di emozione e rimpianto. Sono avvolto dal silenzio quando le poche auto si allontanano. Una volta il silenzio c’era solo a notte fonda, e magari neppure allora, quando le attività della gente si assopivano. Uccelli notturni, muggiti, rumori di catene delle mucche legate alle mangiatoie, abbaiare di cani. Ricordo il lavoro nei campi; là, lontano dalla parte opposta della valle, sentivo i colpi secchi della scure sul ceppo e vedevo in alto la scure del boscaiolo. Avevo capito, prima che il maestro ce lo spiegasse, che la luce va più veloce del suono. Sentivo il colpo sul tronco e vedevo levata in alto la scure in quel ritmo inusuale. A seconda delle stagioni tutto attorno per i versanti dei monti ferveva una vita intensamente vissuta. Là la voce stridula del ragazzo che richiama a casa la madre; lassù in fondo al campicello il vociare di ragazzi attorno al falò acceso dal padre per bruciare i ricci del castagno o i tralci secchi recisi alle viti. Lontano, sul versante assolato del monte, donne che rastrellano per pulire il prato dalle foglie rinsecchite da portare a casa come lettiera per le bestie nella stalla. Nel periodi del raccolto, intere famiglie chine a raccogliere tra l’erba le preziose castagne, le noci; le gerle appoggiate al muretto da riempire di rinomate mele locali, retaggio di cure ancestrali, di pere, di susine. Ceste negli orti riempite di carote, patate, barbabietole… del ben di Dio, frutto delle fatiche quotidiane.

E le campane, voci dai campanili sui poggi montani, a richiamare al trascendente, come a dire: è l’ora dell’Angelus, dell’Ave Maria; il suono triste del decesso o il richiamo della festa imminente. Quante immagini si accalcano nella mente e un po’ trasognato mi sveglio come disturbato dal suono cupo di un aereo in volo; una scia bianca in alto. Caspita, sono al centro di un mondo cambiato! E mi guardo attorno. Non c’è anima viva nel raggio di chilometri. Un prato davanti a me, residuo fortunato di un mondo che fu. Oltre? Solo bosco, foresta fitta che mi nasconde ogni cosa: strade, paesi, chiese, muri a secco a sostegno di mille campicelli rubati ai ripidi declivi. Niente mede di fieno per bovini che non riempiono più stalle di muggiti e di secchi di latte profumato. Nei paesini di montagna sembra regnare il coprifuoco e tacciono perfino i cani che una volta correvano liberi dietro le rare macchine in circolazione. Il canto del gallo è un ricordo e tra le viuzze dei borghi semideserti non senti l’odore della polenta sul fuoco e nemmeno quel profumo di fieno seccato al sole che sprigionavano le mede nei prati falciati di fresco.

In effetti io stesso rappresento nella mia esperienza di vita quell’abbandono che denuncio, sebbene ben più cosciente degli abitanti rimasti a casa del valore cuturale, storico, religioso, sociale ed anche economico dei luoghi natali.

E mi chiedo ancora, come me lo chiedevo in mezzo secolo di vita, quale sia una possibile strada di rinascita, di recupero, di concreta azione rigenerativa. Vorrei ripetermi quella frase storica, l’«eppur si muove» di Galileo di fronte al tribunale dell’Inquisizione. Forse non è la condanna definitiva e, magari in fondo all’anima, un barlume di speranza.

Riccardo Ruttar

Pubblicato in: FVG, minoranza friulana

Un anno di Friuli con l’almanacco Stele di Nadâl

Pubblicata la strenna natalizia che accompagna il lettore tra storia, arte, tradizioni, economia e nuova imprenditorialità

22 dicembre 2021

Un anno di Friuli, tra passato, presente e futuro, tra storia, arte e tradizioni, ma anche economia, nuova imprenditorialità che nasce nella nostra terra, sport. È tutto questo l’edizione 2022 di Stele di Nadâl, l’almanacco curato dal settimanale la Vita Cattolica, da 74 anni strenna natalizia immancabile per le famiglie friulane.
A dare il benvenuto è la copertina, quest’anno affidata all’artista romana d’origine, ma venzonese d’adozione Emanuela Riccioni, che, con la tecnica del collage, ha composto un presepe ambientandolo in una notte dai colori caldi, a dire il senso di accoglienza e calore che rappresenta il Natale.

Anche quest’anno ad aprire gli interventi è Pre Vigji Glovaz con «L’an (l’om) vieri e chel gnûf (2022)», un’intensa riflessione che, personificando i concetti di passato e futuro, ci indica la strada per vivere il tempo, mantenendo dell’om vieri «une prese di esperience» e imparando con «l’an piçul» a «tignî spalancade la puarte dal cûr par che a jentrin chês novitâts forestis che mi fasaran cressi».

Ad accompagnare il calendario, in ogni mese, ci sono le poesie in lingua friulana di Alida Pevere, capaci di vivide descrizioni realistiche dal significato simbolico, come quando, a gennaio, definisce le case di sassi come il luogo in cui «te frede piere» c’è il «calôr de vite».

Novità nelle 12 rubriche che scandiscono i mesi dell’anno. Gabriella Bucco ci porta alla scoperta de «I Santi nell’arte friulana», con una minuziosa descrizione di tutte le opere d’arte che in Friuli ritraggono i principali santi, compresi quelli friulani.

Valentina Zanella e Valentina Pagani, con l’aiuto di varie guide della Federazione italiana guide turistiche FVG, ci portano invece alla scoperta degli itinerari più belli e suggestivi nella nostra regione, da un inedito percorso sul Carso triestino a Sappada vecchia, dalla Cividale longobarda ai luoghi dello scrittore Ippolito Nievo.
E a proposito di letteratura, un’intera rubrica è dedicata a come gli scrittori, friulani, ma non solo, hanno raccontato il nostro territorio. Anna Piuzzi ha creato una vera antologia spulciando descrizioni suggestive da Sergio Maldini a Umberto Saba, da Flavio Santi a Antonella Sbuelz.

Una fotografia del teatro amatoriale è presente nella rubrica «Compagnie in scena» di Monika Pascolo, che ci racconta le vicende dei più importanti gruppi teatrali come «La Gote» di Segnacco, con i suoi 100 anni di storia, o l’udinese «Barabàn», la più longeva della città.

Giovanni Lesa traccia invece i momenti più significativi della storia dell’Arcidiocesi di Udine, a partire dalla sua costituzione nel 1751, con la bolla papale di soppressione del Patriarcato di Aquileia.

Un piccolo manuale di architettura «spontanea» friulana è la rubrica «Cjasis furlanis» di Gianfranco Ellero. Affidandosi ad un ricco apparato di foto d’epoca, ci mostra gli elementi tipici e da salvaguardare degli edifici friulani.
Mario Martinis, invece, ci racconta, in 12 puntate scritte in lingua friulana, «Il cîl dai furlans», ricostruendo, in base alle tradizioni e agli usi, lo sguardo sugli astri dei friulani.

Guarda al passato, ma anche al futuro la rubrica «Tesori di Carnia» dove Barbara Cedolini ci offre i ritratti di coraggiosi artigiani e agricoltori che hanno rilanciato produzioni e attività tipiche del territorio con un occhio all’innovazione. Mentre Matteo Bellotto nelle sue «Storie di vino e di Friuli» racconta il carattere dei più famosi vini del territorio, dal Refosco al Pignolo, al Tazzelenghe e Malvasia, abbinandoli a piatti gustosi.

Sul fronte dello sport, Simone Narduzzi presenta i ritratti di atleti poco conosciuti, ma campioni veri, come Antonio Fantin, oro nel nuoto alle Paralimpiadi di Tokyo.

Non mancano, poi i temi di attualità e approfondimento. Massimo Crapis, direttore del reparto di Malattie infettive dell’Azienda sanitaria Friuli Occidentale, spiega da medico l’eredità del Covid sulla sanità regionale. Maurizio Ionico propone 10 progetti pilota per il Pnrr friulano. Duilio Corgnali ricorda «Turoldo: pellegrino friulano» nel centenario della nascita. Carlo Gaberscek fa una carrellata sui film girati in Friuli nell’anno appena trascorso; Stefano Damiani ricorda Adelaide Ristori, la grande attrice nata a Cividale cent’anni fa, e Anna Piuzzi i 100 anni della Scuola mosaicisti di Spilimbergo; Marco Anzovino parla di come educare i ragazzi; Cesare Scalon del progetto di valorizzazione dell’antica chiesa di San Francesco a Udine, Veronica Rossi delle creature magiche dell’immaginario popolare friulano, Tiziana Angotzi delle opportunità turistiche delle Grotte di Villanova.
Infine, l’angolo dello svago con «Ridi ma no masse», le barzellette in marilenghe di Michele Polo, e «La parola chiave», il cruciverba a tema di Bruno Fontanini.

https://www.ilfriuli.it/articolo/cultura/un-anno-di-friuli-con-l-almanacco-stele-di-nad%C3%A2l-/6/257736

Pubblicato in: varie

Migranti

dal web

In queste giornate in cui c’è la corsa ai regali e agli acquisti per i pranzi festivi,mi vengono in mente i migranti che sono alla ricerca di un mondo migliore.Ai bambini che vediamo in tv,magri,ammalati,con vestiario inadeguato,molti non arrivano e si perdono in mare.Quando penso a loro mi assale la tristezza e mi chiedo perchè il mondo deve essere così ingiusto.C’è chi ha troppo e chi nulla!I migranti sono persone che hanno avuto la sfortuna di nascere in un’altra parte del mondo.E’ di due giorni fa la notizia di 119 migranti arrivati a Lampedusa in poche ore con tre diverse imbarcazioni provenienti dal Senegal, Sudan, Mali, Etiopia, Egitto, Gambia, Libia ed Algeria. Ieri con quattro barconi erano approdati sull’isola 221 persone. Le persone (anche alcuni politici) sono poco rispettose di questi profughi e dicono che hanno troppi aiuti e ssussidi: è tutta povera gente che cerca un luogo dove vivere meglio!

Pubblicato in: FVG, minoranza slovena

Se non c’è il canto sloveno non è vero Natale

In Val Canale amano cantare in sloveno durante tutto l’anno. Viene cantata durante le principali festività del villaggio e, pur preservando le usanze locali, viene cantata in occasione di eventi, a volte al lavoro o durante la socializzazione in luoghi pubblici.

Sv.Tilen

Gli anziani dicono che un tempo si cantava ancora di più.Il canto gioca un ruolo importante anche durante le vacanze di Natale e Capodanno,  non solo nei vari concerti – che si sono svolti solo occasionalmente dall’inizio della pandemia. Un vero tesoro locale sono i canti e le canzoni dei bambini e delle reclute alla fine di dicembre e la visita dei Re Magi all’inizio di gennaio. In vari villaggi, queste canzoni sono cantate nelle lingue locali, in alcuni villaggi in sloveno e in altri in tedesco.

Anche nei paesi dove è ancora vivo il dialetto sloveno di Zilja , le canzoni che cantano nelle chiese giocano un ruolo speciale nel creare l’atmosfera natalizia. Naturalmente, il canto sloveno è fortemente associato al culto bilingue. Questo è uno dei motivi per cui vogliono un prete nella Val Canale che dovrebbe anche parlare correntemente lo sloveno. ( Luciano Lister e Anna Wedam)Non c’è il coro della chiesa a Ovčja vas/Ugovizza, ma ci sono cantanti popolari. Cantano la canzone tradizionale “Guarda le stelle di Dio” di Leopold Belar.Potete leggere di più sui canti senza i quali non c’è vero Natale nelle chiese della Valle della Val Canale nell’articolo in dialetto sloveno del DOM .Potete leggere anche la traduzione italiana cliccando sul link sottostante.https://www.dom.it/brez-nasih-pesmi-ni-pravega-bozica…/

A Valbruna/Ovčja vas invece di un coro parrocchiale c’è una cantoria paesana, che vi augura in anticipo buon Natale/vesel Božič/frohe Weihnachten/Bon Nadâl! Esegue per voi il canto tradizionale »Glej zvezdice božje«, il cui autore è Leopold Belar.Potete leggere di più sui canti senza i quali in alcune chiese della Valcanale non è davvero Natale nell’articolo in dialetto sloveno zegliano in allegato, tratto da pag. 13 dell’ultimo numero del quindicinale Dom.Cliccando il link qui sotto potete leggere anche una traduzione in italiano.https://www.dom.it/brez-nasih-pesmi-ni-pravega-bozica…/

tradotto dal Dom

Pubblicato in: FVG, letteratura italiana

Poesia che adoro

Natale in poesia

Ma quando facevo il pastore
allora ero certo del tuo Natale.
I campi bianchi di brina,
i campi rotti dal gracidio dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano
creature piene di ferite;
mia madre era parente
della Vergine,
tutta in faccende,
finalmente serena.
Io portavo le pecore fino al sagrato
e sapevo d’essere uomo vero
del tuo regale presepio.

padre  David Maria Turoldo  David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), è stato un religioso e poeta italiano, membro dell’Ordine dei servi di Maria. È stato, oltre che poeta, figura profetica in ambito ecclesiale e civile, resistente sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso, di ispirazione conciliare. È ritenuto da alcuni uno dei più rappresentativi esponenti di un cambiamento del cattolicesimo nella seconda metà del ‘900, il che gli è valso il titolo di “coscienza inquieta della Chiesa”,
Mercoledì 22 novembre di cento anni fa nasceva in un paesino del Friuli padre David Maria Turoldo, frate dei Servi di Maria, poeta, giornalista, predicatore, testimone appassionato di una fede che non temeva di “impolverarsi” nelle strade della terra e della storia…http://www.famigliacristiana.it/articolo/lultimo-dono-del-mio-amico-padre-turoldo.aspx

Pubblicato in: letteratura italiana

Ti auguro buon Natale

MARIA LUISA SPAZIANI
da fb
IL MONDO NON ASCOLTA CHE RUMORI

Il mondo non ascolta che rumori.
Le sfumature sfuggono, sfumano gli ultrasuoni.
Io trasmetto parole su un’antenna
che ogni giorno quel vento rovescia.

Ti auguro buon Natale, nel più profondo sento
di che magica forza quest’augurio è capace.
Non t’ho detto che t’amo, forse l’avrei osato
se mai nessuno al mondo lo avesse detto prima.

(da La traversata dell’oasi, Mondadori, 2002)