FVG, natura

La mora di gelso

da Vita nei Campi

di Raffaele Testolin

Il gelso non è spontaneo da noi, ma lo conosciamo da quando l’abbiamo introdotto dall’Asia a partire dal 1400 per alimentare i bacchi da seta. Dopo un ritorno di fiamma agli inizi dell’’800, quando lo Zanon rilanciò l’allevamento come fonte di reddito per le famiglie contadine, il bacco da seta è caduto in disuso. Un progetto finanziato dal Piano di Sviluppo Rurale prevede la reintroduzione dell’allevamento in Friuli e il riuso del gelso. Se son rose, fioriranno.

Esistono due varianti: il gelso bianco e il gelso nero. Il primo era tipicamente usato per l’alimentazione dei bacchi da seta e spesso non si vedevano i frutti a causa delle drastiche potature che subiva l’albero, al quale venivano tolti i rami con le foglie destinate all’alimentazione del nobile bruco. Il secondo, meno interessante per la bachicoltura, produce dei frutti neri (chiamate more, tecnicamente il frutto è un sorosio, cioè un frutto composito, fatto di piccole bacche) destinati alla produzione di confetture, succhi, sciroppi ed altri prodotti trasformati.

Se poi l’idea di produrre succhi e confetture non vi convince, leggete la letteratura e troverete che non c’è malattia umana che non venga contrastata da prodotti a base di frutti, foglie, corteccia e radici del povero gelso. Anche il bozzolo del bacco da seta è oggetto di sperimentazione per le sue proprietà farmacologiche.

Io ho qualche diffidenza per tutte queste proprietà medicinali e non pianterei il gelso per la mia salute e nemmeno per alimentare bacchi da seta, ma succhi e confetture sono una prelibatezza e, quando ho occasione di andare in Sicilia, non mi faccio mancare una granita a base di more di gelso.

Il gelso è pianta rustica, si adatta a tutti i tipi di terreno. Esistono piante maschili e piante femminili e per produrre frutti è necessario acquistare queste ultime. Tutti abbiamo negli occhi i bellissimi filari di gelso capitozzati lungo le vie di accesso alle dimore rustiche padronali in Friuli, ma provate a coltivarlo a cespuglio, dando alla pianta lo spazio necessario alla sua grande vigoria, Vedrete che spettacolo.

Anche il gelso – come altre piante di cui abbiamo parlato di recente – non ha bisogno di particolari cure, ma attenti che il bacco da seta non è l’unico bruco interessato al gelso. Altre specie di lepidotteri, se prendono di mira la vostra pianta, potrebbero defogliarla. Buona fortuna e arrivederci alla prossima puntata.

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