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Citazione

“Per quanto una situazione possa sembrare disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità.”
HARUKI MURAKAMI

è uno scrittoretraduttore e accademico giapponese.

È stato tradotto in circa cinquanta lingue e i suoi best seller hanno venduto milioni di copie. I suoi lavori di narrativa si sono guadagnati l’acclamazione della critica e numerosi premi, sia in Giappone che a livello internazionale, come il premio World Fantasy (2006), il Frank O’Connor International Short Story Award (2006), il Premio Franz Kafka (2006) e il Jerusalem Prize (2009).

Le opere più celebri comprendono Nel segno della pecora (1982), Norwegian Wood (1987), L’uccello che girava le viti del mondo (1994-1995), Kafka sulla spiaggia (2002) e 1Q84 (2009–2010). Ha inoltre tradotto un cospicuo numero di lavori dall’inglese al giapponese, spaziando da Raymond Carver a J. D. Salinger.

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Giornata internazionale della donna

La Festa della donna è una ricorrenza che si celebra ogni anno l’8 marzo. Parlare di festa risulta tuttavia improprio: questa giornata, è infatti dedicata al ricordo e alla riflessione sulle conquiste politiche, sociali, economiche del genere femminile. Risulta maggiormente idoneo considerare questa data come giornata internazionale della donna.

Com’è nata la “Giornata internazionale della donna”? È stata Clara Zetkin a fondare la “Giornata internazionale della donna” nel 1910. La “Giornata internazionale della donna”, nota anche come IWD in breve, è nata dal movimento operaio per diventare un evento annuale riconosciuto dalle Nazioni Unite. Nel 1908 15.000 donne marciarono per New York chiedendo orari di lavoro più brevi, una paga migliore e il diritto di voto. Un anno dopo, il Partito Socialista d’America dichiarò la prima Giornata Nazionale della Donna. Clara Zetkin, attivista comunista e sostenitrice dei diritti delle donne, suggerì la creazione di una giornata internazionale. Nel 1910 presentò la sua idea a una Conferenza internazionale delle donne lavoratrici a Copenaghen – e le 100 donne presenti, provenienti da 17 paesi, accettarono all’unanimità.

Per l’8 marzo tutti si ricordano di donne famose,io invece voglio parlarvi di quelle non hanno fatto cose grandi ,ma che hanno contribuito a fare la storia della Slavia friulana.Le donne della Benecia restavano per mesi o anni da sole e si dedicavano al duro lavoro nei campi ,nella stalla ,accudivano i figli ed aspettavano che i mariti  rientrassero dall’estero.Lavoravano giorno  e notte,salivano sulle montagne con le loro pesanti gerle che riempivano di fieno,legna ed altro.Erano donne forti ,di poche parole,combattevano tutti i giorni per sopravvivere, la storia della Benecia è stata scritta anche da loro.

leteratura

Poesia di Fedor Dostoevskij

“Era una notte incantevole,

una di quelle notti

come ci possono forse capitare

solo quando siamo giovani, caro lettore.

Il cielo era un cielo così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi:

è mai possibile che esistano

sotto un simile cielo

persone incapaci di fare la pace?

Fedor Dostoevskij

letteratura italiana

A TUTTE LE DONNE

A tutte le donne (Alda Merini)

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra e innalzi il tuo canto d’amore.

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Cento anni fa nasceva Pasolini

immagine da http://www.borghibellifvg.it/it/i-borghi/sesto-al-reghena/luoghi-da-scoprire/natura

Chi parte da Venezia, dopo un viaggio di due ore (se prende l’accelerato, magari quello del sabato sera, pieno di studenti e di operai) giunge al limite del Veneto e, per dissolvenza, entra nel Friuli. Il paesaggio non sembra mutare, ma se il viaggiatore è sottile, qualcosa annusa nell’aria. È cessata sulla Livenza la campagna dipinta da Palma il Vecchio e da Cima. Le montagne si sono scostate, a nord, e appiattite a colorare il cielo di un viola secco, con vene di ghiaioni e nero di boschi appena percettibile contro il gran velame; e il primo Friuli è tutto pianura e cielo. Poi si infittiscono le rogge, le file dei gelsi, i boschetti di sambuchi, di saggine, lungo le prodaie. I casolari si fanno meno rosei, sui cortili spazzati come per una festa, coi fienili tra le cui colonne il fieno si gonfia duro e immoto. Ma è specialmente l’odore — che flotta dentro lo scompartimento svuotato — a essere diverso. Odore di terra romanza, di area marginale. Sulla dolcezza dell’Italia moderna c’è come il rigido, fresco riflesso di un’Italia alpestre dal sapore neolatino ancora stupendamente recente
(Pier Paolo Pasolini)

https://aforisticamente.com/2017/09/15/frasi-citazioni-aforismi-sul-friuli/

Pier Paolo Pasolini (Bologna5 marzo 1922 – Roma2 novembre 1975[1]) è stato un poetasceneggiatoreattoreregistascrittore e drammaturgo italiano. Culturalmente versatile[2], si distinse in numerosi campi, lasciando contributi anche come pittoreromanzierelinguistatraduttore e saggista.

Attento osservatore dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra sino alla metà degli anni settanta nonché figura a tratti controversa, suscitò spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, assai critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della nascente società dei consumi, come anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti. Il suo rapporto con la propria omosessualità fu al centro del suo personaggio pubblico[3]

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La strada della pace

“L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.”

Sandro Pertini