Passeggiando per Sacile

La Livenza

Sacile (Sathìl in veneto, pronuncia /saˈʧil/Sacìl nella variante liventinaSacîl in friulano occidentale) è un comune italiano di 19 889 abitanti del Friuli-Venezia Giulia.

Geografia fisica

Sacile è la seconda città della provincia e la sesta della regione per numero di abitanti. Il caratteristico centro storico sorge su due isole sul fiume Livenza lungo le cui sponde si affacciano numerosi palazzi nobiliari del periodo veneziano; è soprannominata anche Giardino della Serenissima e Porta del Friuli.

Di Roberto Picco da Sacile (PN), Italy – Flickr, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=386074
duomo e Livenza
La Livenza

Il caffè

Io uso sempre la moka come faceva mia mamma,la caffettiera elettrica è in cantina.

immagini dal web

Quando ero piccola e andavo a Ljubljana (Slovenija) nei bar non c’erano ancora le macchine da caffè,ma si serviva quello alla turka “turska kava” nei caratteristici bricchi di rame (cezve).

Come si fa

Si mette a bollire l’acqua,quando bolle si mette il caffè macinato finemente e si toglie dal fuoco,i fondi devono depositarsi. Le tazze devono essere cilindriche.E’ usanza fare la “caffeomanzia” cioè la previsione del futuro leggendo i fondi.Io a questi riti non ci posso credere.

71) UNA PIACEVOLE SORPRESA

eccezionale

GITE A NORD-EST

Spesso mi sono chiesto se fosse interessante percorrere quel ramo della ciclabile Alpe-Adria (la Salisburgo-Grado) che devia dal tronco principale in zona stazione Boscoverde appena fuori Tarvisio che in passato avevo esplorato solo in territorio italiano (44- Uno spettacolo su due ruote).

E’ capitata la possibilita’ di pedalarvi, cosi’ partendo appunto dal bivio mi sono diretto verso il confine sloveno seguendo l’ itinerario ottimamente tracciato e tabellato.

Appena un centinaio di metri dopo la pista oltrepassa il ponte sopra l’ Orrido dello Slizza, la cui discesa e’ purtroppo tuttora chiusa per questioni di sicurezza; e’ comunque possibile osservarlo dall’ alto bramando il giorno in cui verra’ riaperto.

Oltrepassata la zona della stazione fs si percorrono una manciata di chilometri in costante ma leggera salita tra ombreggiati boschi di conifere e alti viadotti (si tratta di una ciclabile ricavata da un ex-ferrovia) fino al bivio che conduce con una ripida salita…

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Romanzi ambientati in Friuli

L’armata dei fiumi perduti è un romanzo storico di Carlo Sgorlon del 1985. Racconta la storia dell’occupazione da parte dell’armata cosacca in Carnia durante il periodo successivo all’armistizio dell’8 settembre 1943, vista da una piccola comunità locale. Con questo romanzo Sgorlon vinse il Premio Strega nel 1985.

Trama

In un piccolo paese della Carnia, la notizia dell’armistizio sembra preannunciare la tanto attesa fine delle sventure che una guerra insensata ha seminato ovunque. Lo spera anche Marta, che abita nella villa della signora Esther assieme alla vecchia padrona di casa e alla sorella del suo fidanzato Arturo, disperso in Russia. Ed invece la guerra ha ancora un conto pesante da riscuotere, anche in questo posto isolato dal mondo: arrivano i tedeschi, passati da alleati ad invasori, e portano via la signora Esther, e gli zingari che passavano da quelle parti, nessuno sa perché, e per che destinazioni. E Marta diventa così suo malgrado la custode di una casa destinata ad accogliere i naufraghi delle tempeste che infuriano in questi tempi disgraziati. Vi si stabilisce il vecchio zingaro Haha, che la sorte ha salvato dal destino oscuro dei suoi cari, ci passerà il soldato Ivos, reduce da molti orrori di guerra, per questo deciso a fare il possibile per evitarne altri, anche a costo di riprendere le armi e combattere. E vi si stabiliranno anche i cosacchi giunti dalla Russia dopo un lungo viaggio, parte di un popolo fiero ed indomito che la storia ha reso ramingo e portato in questa terra così lontana dalle loro case, costringendoli a diventare ladri ed invasori di cose e terre altrui. In quella villa Urvàn, Gavrila, Ghirei, sua madre Dunaika ed il piccolo Luca non troveranno diffidenza e paura, e potranno almeno per un poco vivere l’illusione di un’esistenza normale. Nasceranno anche amicizie e persino l’amore, tra Marta ed Urvàn, uomo segnato da molte vicissitudini ed oppresso da un cupo timore per il destino che incombe su tutto il suo popolo. La guerra ha le sue regole, per gli sconfitti dalla storia non c’è pace duratura, e la convivenza tra gli invasori e la gente delle valli si fa presto difficile, via via che la fame e l’incertezza del futuro aumentano, colpendo in ugual misura occupati, invasori e partigiani. Con l’inevitabile crescere dei conflitti e dell’odio, l’avventura disperata di questo popolo senza terra finisce nella tragedia che il cuore di Urvàn presagiva, tra i burroni del Plöckenpass dove anch’egli trova la fine, e le rive della Drava, dove molti preferiranno il suicidio alla consegna all’implacabile nemico russo. Solo il giovane Ghirei si ribellerà alla sorte riuscendo a fuggire, tornando alla villa di Marta, unico luogo dove la barbarie non trova accoglienza.

Personaggi

  • Marta. Una donna dotata della forza e saggezza della terra, sa leggere dentro le persone, senza mai giudicare, ed è quindi incapace di odiare. Le circostanze la faranno diventare custode di una casa non sua, che grazie alla sua guida sarà rifugio dalle sventure della guerra.
  • Urvàn. La scelta di seguire la lotta della sua gente lo ha caricato di lutti, facendogli perdere moglie e figli, e per questo custodisce il dubbio di essersi infilato in una strada senza uscita. L’amore di Marta sarà una breve pausa di pace, ma alla fine seguirà il destino del suo popolo.
  • Gavrila Ivanovic Bakazov. Ex ufficiale di carriera che dopo la sconfitta coi bolscevichi aveva scelto l’esilio, vede trasformarsi la speranza di rivincita in amarezza, man mano che le possibilità di un riscatto per il suo popolo svaniscono, diventando rimpianto per quello che non è più, e mai più potrà essere.
  • Ghirei. Ragazzo cosacco ardimentoso e spavaldo, l’amore per la bella Alda ed il dolore per la sua morte violenta lo faranno maturare improvvisamente, rendendolo consapevole della reale natura della guerra.
  • Ivos. Ex militare che per nausea della guerra decide di fare quanto possibile per accorciarla, anche al costo di combattere ancora. Diventa così partigiano, e con il nome di Vento diventerà una piccola leggenda, sempre seguendo la sua filosofia di limitare il male al necessario. Finita la guerra, ritornerà alla vita normale, al fianco di Marta.
  • Haha. Vecchio zingaro salvatosi per caso dal rastrellamento che ha fatto sparire nel nulla la sua gente, rimarrà nella villa di Marta per fare compagnia alle due donne. https://www.wikiwand.com/it/L%27armata_dei_fiumi_perduti

Proverbio friulano

  • Val plui una fete di polente quiete | che une panzade maladete.
foto dal web

È meglio una fetta di polenta in pace che una scorpacciata maledetta.

Friuli Doc 2019

dal 12 al 15 settembre 2019

Per quattro giorni Udine diventa una vetrina per presentare e far conoscere il meglio della produzione enogastronomica e artigianale, artistica e culturale di una regione davvero unica.

Tanti e sorprendenti sono i punti principali di un programma veramente ricco: negli stand e nei chioschi, nelle piazze e nelle vie del centro, si possono gustare i prodotti tipici friulani, quali il prosciutto di San Daniele e di Sauris, il formaggio Montasio, il frico, i cjarsons, i vini, le grappe e molti altri.

L’allettante occasione di assaggiare i tesori dell’enogastronomia friulana si coniuga a imperdibili appuntamenti con mostre, spettacoli, convegni, esposizioni artistiche e produzioni artigianali, sempre nel rispetto delle più antiche tradizioni locali.

Un viaggio nel gusto e nei sapori più invitanti del Friuli Venezia Giulia, un vero e proprio mix di vini, vivande, vicende e vedute per conoscere ogni sfaccettatura di questa terra ricca ed ospitale.

In due o tre giorni ci si innamora di Udine, e lasciarla diventa difficile. Ma niente paura: ci si può sempre ritornare, magari al prossimo FRIULI DOC!

https://www.friuli-doc.it/it/friuli-doc

Azienda agricola Zore

Con il latte delle nostre capre produciamo artigianalmente formaggi e latticini che raccontano i sapori e i profumi di questa terra.

L’azienda Zore nasce nel 2008 dal forte attaccamento di Alessia al territorio montano di Taipana.
Alleviamo circa 100 capre della razza Camosciata delle Alpi. In primavera ed estate (da maggio ad ottobre) le nostre capre pascolano i terreni che circondano l’azienda, così si cibano soprattutto di erbe ed arbusti e ci aiutano a mantenere pulito questo angolo prealpino. I nostri prati/pascoli sono in conversione al metodo biologico.
Seguiamo il ciclo naturale di riproduzione e utilizziamo alimenti certificati ogm free.
Con il latte delle nostre capre realizziamo artigianalmente numerosi formaggi e latticini senza l’utilizzo di addensanti e conservanti.
Il nostro punto vendita è aperto ogni giorno, dal lunedì alla domenica.
Per informazioni sul nostro allevamento, sui formaggi o per un’eventuale visita all’azienda contattateci! https://www.facebook.com/zoreformaggi/