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FVG 3: tratto Travesio-Meduno — Camminabimbi

Semplice tratto ciclabile nella pedemontana pordenonese attraverso borghi più belli d’Italia e in compagnia dei parapendio. Avvicinamento: Si raggiunge in auto il paese di Travesio. Qui in prossimità della chiesa di San Pietro c’è ampia possibilità di parcheggio Percorso:Escursione con bici al seguito, lunghezza 19,5 km totali(andata e ritorno quindi) dislivello totale in salita 148 […]

FVG 3: tratto Travesio-Meduno — Camminabimbi
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I colori di un sogno autunnale

fonte https://www.facebook.com/natisonevalleys/

da fb

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Autunno in Alta Val Torre -Terska dolina

foto di Mattighello Luciano da fb
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Una cartolina da Prepotischis (Prepotto)


foto di Suzana P.

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Emergenza clima: “Non trasformiamo una questione seria in una disputa ideologica”

Il climatologo Marco Virgilio non ci sta e prende le distanze dagli scienziati e dai tecnici, friulani e non, che hanno sottoscritto il documento ‘Non c’è una emergenza climatica’
Emergenza clima:  Non trasformiamo una questione seria in una disputa ideologica

04 ottobre 2019

Il climatologo Marco Virgilio non ci sta e prende le distanze dagli scienziati e dai tecnici, friulani e non, che hanno sottoscritto il documento ‘Non c’è una emergenza climatica’.
“Rimbalza sui media da alcuni giorni la notizia di un documento redatto da 500 scienziati di varie discipline, inviato alle Nazioni Unite, che negano l’influenza umana sul cambiamento climatico – spiega Virgilio in un lungo post -. Contesto subito i titoloni che oppongono 500 scienziati a Greta. Dato che Greta si rifà totalmente, e lo dice spesso, agli oltre 2500 scienziati che hanno pubblicato decine di migliaia di report nell’ambito dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), ci troveremmo in realtà di fronte ad un gruppo di scienziati che contesta un altro gruppo, molto più grande e dedicato al problema specifico, di scienziati. Greta non c’entra nulla, dati e considerazioni che riporta nei suoi interventi non sono farina del suo sacco, e non potrebbe essere diversamente vista l’età! Quindi il plotone dei 500 caso mai contesta le ricerche IPCC”.

“Chi sono questi 500? E che studi alternativi oppongono ai report IPCC – chiede Virgilio -? In realtà abbiamo a che fare con una lista variegata, che mette insieme personalità del mondo scientifico che poco hanno a che fare con la letteratura sviluppata in questi decenni a livello internazionale nel campo delle evidenze di cambiamento climatico. Che mai potrà dire un oncologo sul riscaldamento di origine antropica? Tanti geologi, un po’ di ingegneri, poi altre discipline varie. Magari studiosi stimabili nei loro ambiti di ricerca o professionali. Molti non sempre aggiornati sulla mole enorme di studi recenti e sullo sviluppo dei modelli climatici. Inoltre, i 500, che studi hanno effettuato sul cambiamento climatico? Perché non si sono confrontati in questi decenni con quanto pubblicato da IPCC? E comunque, dove li hanno pubblicati?”.

“Può bastare un richiamo a concetti già da tempo superati, a considerazioni ‘vecchie’ di vent’anni per contestare evidenze con basi solide? Quindi che facciamo? Opponiamo opinioni e convinzioni personali, pur trasmesse da persone che operano nel mondo scientifico, a studi continuamente aggiornati che vedono la quasi totalità della comunità scientifica, che si occupa a tempo pieno di queste tematiche, convergere sugli stessi risultati? Davvero, è una preghiera! Non trasformiamo una questione seria in una disputa ideologica – chiede Virgilio -. Di più! Sinceramente non credo ci sia alcuna necessità di sollevare veli complottistici. Lasciamo in pace Greta, prendiamo atto di un movimento giovanile importante che è nato attorno alle sue azioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto forte che l’umanità ha oggi sul pianeta Terra, in particolare l’emissione di gas serra ma non solo”.

“Cerchiamo invece di conoscere meglio i contenuti e gli studi prodotti da una fonte seria e qualificata come IPCC per capirne di più. Il pianeta è l’astronave di tutti noi e se ci sono segnali – conclude il climatologo -, e ci sono chiari e forti, che il nostro modo di vivere è ormai in grado di compromettere il sistema cerchiamo di lavorare uniti invece che creare inutili quanto ingiustificate fazioni da stadio”.
https://www.ilfriuli.it/articolo/green/emergenza-clima-non-trasformiamo-una-questione-seria-in-una-disputa-ideologica/54/207275

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L’allocco degli Urali

Il nostro sonnecchioso maschio di Allocco degli Urali (Riserva Naturale del Cornino)

foto da fb

L’allocco degli Urali (Strix uralensis Pallas1771), è un rapace notturno della famiglia Strigidae.[2]

Facilmente addomesticabile dai falconieri più esperti, l’Allocco degli Urali rappresenta una delle specie più eleganti per quanto riguarda il piumaggio, come dimostra il caratteristico ciuffo di piume che ne circonda capo e collo. Nidificante in Italia solo dal 1994 – quando i primi nidi sono stati accertati in Friuli-Venezia Giulia – la sua presenza risale molto probabilmente a un periodo antecedente, forse passata inosservata.

Come lascia intuire il nome, l’Allocco degli Urali abita prevalentemente le terre settentrionali, a nord del 50° parallelo, dalla porzione europea dell’ex Unione Sovietica alla Siberia occidentale. Quindi Polonia e Bielorussia. Se tali terre sono abitate dalla sottospecie liturata,  quella presente nell’Europa centrale, nella vicina Slovenia, quindi in Italia, è invece la sottospecie macroura , che è risultata svernante proprio nelle stesse aree in cui negli anni Novanta sono stati censiti i primi nidi.

Probabilmente, ad aver favorito l’insediamento di una popolazione nidificante di Allocco degli Urali sono le condizioni ecologiche riscontrate nelle foreste alpine e prealpine nord-orientali, in tutto e per tutto simili a quelle della vicina Slovenia, da cui potrebbero provenire i primi nuclei di popolazione nidificante. Altro fattore, l’elevata risposta di questa specie a misure di tutela quali l’inserimento di opportune cassette nido, che hanno favorito la specie nelle aree interessate da progetti di tutela.

La prima nidificazione di Allocco degli Urali in una cassetta nido nel nostro Paese è peraltro notizia recentissima. Si tratta della struttura posta nelle Valli del Natisone, in provincia di Udine, dove la prima coppia di Allocco degli Urali ha deposto le uova nell’aprile del 2008.

http://www.uccellidaproteggere.it/Le-specie/Gli-uccelli-in-Italia/Le-specie-protette/ALLOCCO-DEGLI-URALI

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Una cartolina da…

Valle dello Judrio – Idriska Dolina foto di Suzana Pertot