Il codirosso (video)🎥

https://youtu.be/8Cwd_s-kL-Y

È un visitatore estivo dell’Europa, è un uccello migratore che sverna nei paesi tropicali del Mar Rosso fino ai laghi africani. Durante l’estate vive in tutta l’Europa fino in Siberia, ma anche in Nord Africa; è più raro sulle isole. Il maschio arriva per primo nei primi di aprile, spesso alcuni giorni prima della femmina. È un uccello tipico dei boschi e dei parchi pubblici, specialmente dove esistono piante con molte cavità.

video di Lorenzo Bianchini

Allarme rosso zecche

Nelle Valli del Natisone e del Torre, in Val Resia e in Valcanale, con l’aumento delle temperature, è scattato l’allarme zecche, che a causa dell’abbandono dei terreni e dei boschi qui più che altrove trovano un habitat ideale. Molti agricoltori, boscaioli ed escursionisti testimoniano che non ce ne sono mai state come quest’anno.Le zecche sono pericolose per l’uomo e gli animali. E a causa dei cambiamenti climatici, la proliferazione di questi piccoli aracnidi è in aumento e ha determinato un incremento di malattie dovute al loro morso del 400 per cento in 30 anni.Le zecche, contrariamente a quanto si possa credere, non saltano e non volano, ma attendono le loro «vittime» sulle estremità delle piante. Così, il malcapitato di turno, durante la propria escursione all’aperto, rischia di ritrovarsi uno di questi piccoli parassiti addosso mentre gli passa accanto. Aggrappandosi con le loro piccole zampette, cercano subito un posto dove infilare la testa sotto pelle e succhiare il sangue, utile per passare allo stadio successivo o per far maturare le uova.Il morso di per sé non è doloroso, tuttavia se l’animale rimane troppe ore attaccato al corpo può provocare malattie attraverso il rigurgito del pasto. Inculcando nella ferita alcuni agenti patogeni, le zecche provocano diverse malattie nell’uomo: dalla meningoencefalite alla malattia di Lyme, dalla febbre bottonosa alle febbri ricorrenti.Nel 70 per cento dei casi, dopo un morso di zecca, si manifesta un’infezione senza sintomi che passainosservata. Mentre nel 30 per cento restante possono sorgere gravi problemi dovuti al conseguimento delle malattie sopracitate.Gli accorgimenti da adottare durante le escursioni tra i boschi o immersi nella natura sono diversi. Innanzitutto è utile evitare di tenere zone della cute esposte mentre si cammina nell’erba alta; indossare abiti chiari e ben visibili invece facilta l’individuazione dei parassiti che si attaccano ai vestiti; mentre al termine della propria escursione, occorre esaminare scrupolosamente ogni parte del corpo; ancora meglio se si lascia effettuare il controllo ad altri: alcuni di questi animali possono essere addirittura più piccoli di un millimetro.Per staccare una zecca infilata nella pelle ci sono alcune regole da seguire. Per prima cosa non si devono utilizzare: alcol, benzina, acetone, ammoniaca oppure olio. Questo perché si corre il rischio di irritare l’animale facendolo vomitare all’interno della ferita causata dal morso. Per effettuare la rimozione in modo sicuro occorrono delle pinzette e tantapazienza.Posizionandole il più vicino alla pelle (lì si trova la parte più dura), si stacca l’animale con movimenti rotatori, tenendole invece sull’addome si rischia di farla scoppiare causando uscita di sangue infetto. Un volta asportata la zecca correttamente disinfettare bene.La meningoencefalite da zecca o TBE è una malattia di natura virale che può colpire il sistema nervoso centrale e/o periferico. Questa malattia può avere un decorso serio e potenzialmente grave.Poiché non esiste una cura per la TBE, il miglior modo per prevenirla è la vaccinazione, consigliata a chi vive, lavora o frequenta abitualmente le zone a rischio per tale infezione.La vaccinazione è gratuita per i residenti in Friuli Venezia Giulia e per gli esposti professionalmente in area a rischio, per i volontari della protezione civile operanti nei settori dell’antincendio boschivo e dei cinofili, con compartecipazione alla spesa per i non residenti.

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Mille volontari sono pronti ad intervenire in tutta Italia fino al 4 settembre.
Esiste anche un altro numero attivo 24 ore su 24, dal giorno 1 luglio al 31 agosto: ed è il n° verde

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Il pavone

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Il pavone comune o pavone blu anche noto come pavone indiano (Pavo cristatus Linnaeus1758) è un uccello appartenente alla famiglia dei Fasianidi.

Originario delle foreste dell’India, era già noto all’antica Grecia. I Romanilo allevavano sia per la sua bellezza che per la prelibatezza di carni e uova.

Descrizione

Un maschio

Un maschio

Una femmina

Una femmina

La livrea di questi uccelli è uno dei casi più rappresentativi di dimorfismo sessuale: la testa e il collo del maschio sono ricoperte di piume blu elettrico dai riflessi metallici. La zona intorno all’occhio è nuda, con pelle bianca interrotta da una striscia nera. Sulla nuca compaiono alcune penne nude a formare un elegante ciuffo. Il petto e il dorso sono coperti da grandi piume blu-verdi metallizzate; le ali sono bianche marezzate di nero mentre i fianchi sono giallo-arancione.

Dettagli della ruota del pavone maschio.

La caratteristica più evidente del pavone maschio consiste tuttavia nelle copritrici del groppone, abnormemente sviluppate in lunghezza (fino a 200 cm). In ognuna di queste penne, spesso a torto ritenute penne della coda (timoniere), lo sviluppo delle barbe non è costante per tutta la lunghezza; al contrario, all’estremità si allargano a formare una “paletta” con la tipica, vistosa macchia a forma di occhio. Tali penne, molto leggere a dispetto delle dimensioni, non sono affatto erettili: il loro sollevamento nella parata nuziale, durante la quale il maschio effettua una mostra ostentativa (“ruota”) è dovuto in realtà all’erezione delle timoniere, che costituiscono la vera coda, molto simile alla breve coda quadrata delle femmine. Questa coda, solitamente nascosta sotto le penne ornamentali, diventa facilmente visibile durante il dispiegamento, osservando il pavone da dietro.La femmina ha la testa bianca e bruna decorata dal ciuffo di penne sulla nuca. Il collo e il petto sono verde metallico e bruno. I fianchi e il ventre sono biancastri, macchiati di bruno. Anche le ali sono brune e marezzate di nero, così come la coda.https://www.wikiwand.com/it/Pavo_cristatus

Mamma gatta e i ricci

Questi 8 ricci orfani hanno trovato una nuova mamma

https://www.facebook.com/Coscienzeinrete/videos/848065385527755/

Slovenija terra di apicultura

Se vi piace il miele sicuramente” la scure vi cadrà sul miele”. E’ un proverbio sloveno che parla di una felicità, successo improvviso , senz’altro si dimostrerà vero quando vivrete l’avventura del miele su una terra verde. La tradizione slovena dell’apicoltura è ricca e fortemente ancorata nella coscienza popolare. Qui è di casa la Kranjska sivka, ape slovena autoctona, che è considerata una delle api da miele più diffuse al mondo. Gli sloveni sono sempre stati appassionati delle api. Il personaggio più importante dell’apicoltura slovena è Anton Janša, il primo insegnante di apicoltura alla corte di Vienna, che nel XVII secolo con le sue innovazioni ha portato un vento di cambiamento nell’apicoltura e ha posto le basi dell’apicoltura moderna. Fu notevolmente incentivato anche dall’imperatrice Maria Teresa. 

Gli apicoltori sloveni stanno compiendo sforzi significativi per far conoscere l’importanza delle api e dell’apicoltura anche alle giovani generazioni negli asili e nelle scuole. Da molti anni ogni terzo venerdì di novembre i bambini trovano sulla tavola la Colazione tradizionale slovena, dove oltre al burro fatto in casa, alle mele, al pane nero e al latte figura anche il miele. Il progetto è ora cresciuto oltre i confini sloveni e l’iniziativa per una Colazione europea al miele ha fatto presa in molti paesi in Europa e oltre.

Arte popolare nei pannelli degli alveari

I pannelli dipinti degli alveari sono una particolarità dell’apicoltura slovena e sono un’espressione di arte popolare. Gli apicoltori vi esprimevano la loro creatività. I più antichi sono di carattere religioso, ma in seguito sono apparsi motivi secolari che rappresentavano la vita quotidiana, eventi storici e anche alcune storie con un tratto malizioso. 

Per la decorazione dei pannelli di alveare è stata anche suggerita l’iscrizione nel registro del patrimonio immateriale dell’UNESCO.

tratto da https://www.slovenia.info/it/le-storie/lusso-al-miele-in-slovenia

Progetto”Beviamo caffè e te’ con il miele” Maggio è il mese delle api e del miele.Presso la Camera di commercio ed industria della Slovenia offrono così il tè con miele sloveno.E’ sempre buono,dolce e salutare.


Secondo l’Onu un milione di specie viventi sono a rischio estinzione

Secondo l’Ipbes, organismo delle Nazioni Unite che monitora la biodiversità, la colpa è dell’uomo e alcuni animali scompariranno già nel giro di un decennio

Le api sono tra gli animali a rischio di estinzione (foto: Frank Rumpenhorst/picture alliance via Getty Image)

Tra poco più di un decennio, un milione di specie vegetali e animalipotrebbero non esistere più. Tra queste, gli scoiattoli rossi, i ricci, i pipistrelli, le farfalle blu, le allodole e le api. A lanciare l’allarme è la Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi (Ipbes), un organismo interno all’Onu, in un report di 1800 pagine pubblicato oggi e firmato da 400 scienziati provenienti da più di cento paesi.

Il testo, frutto di più di tre anni di studi, è un atto d’accusa nei confronti degli effetti delle attività umane sull’ecosistema.

Le attività antropiche, si legge, hanno “alterato gravemente tre quarti delle superfici terrestri, il 40 per cento degli ecosistemi marini e la metà di quelli di acqua dolce”, mettendo a rischio la sopravvivenza delle centinaia di migliaia di esseri viventi che li popolavano. Tra i responsabili ci sono la deforestazione, la cementificazione, la caccia, la pesca e l’agricoltura intensiva e anche il cambiamento climatico. Secondo il report, il 5% delle specie sarebbe infatti a rischio di estinzione se la temperatura globale aumentasse di due gradi, mentre la percentuale salirebbe fino al 16% se l’aumento fosse di quattro gradi.

Secondo gli scienziati, la responsabilità dell’uomo è evidente se si analizza soprattutto un fattore: il tempo. Le specie animali e vegetali, infatti, si sono sempre estinte ma mai nel giro di pochi anni: si parla, in questo caso, di un tasso di estinzione considerato migliaia di volte più alto rispetto a quanto avvenuto negli ultimi 10 milioni di anni.

Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero”, ha detto Robert Watson, presidente dell’organismo dell’Onu sulla biodiversità, secondo il quale questa estinzione di massa, la prima causata dall’uomo, avrà conseguenze importanti anche nella vita di tutti noi: dal cibo alla produzione di energia.

Cosa fare per evitare il peggio

Secondo gli esperti, la situazione è così grave che non è possibile affidarsi alla buona volontà dei singoli per cambiare il corso degli eventi: devono essere i governi a prendere in mano la situazione. Secondo Jonathan Baille della National Geographic Society, per esempio, bisognerebbe aumentare il numero delle aree naturali protette ed assicurarsi che siano il 30% del totale dei comprensori entro il 2050.

Yann Laurans dell’Iddri, l’istituto francese per lo sviluppo sostenibile e le relazioni internazionali, pensa anche che sarebbe necessario diminuire il consumo di pesce e carne nella nostra dieta. Lo sfruttamento dei terreni agricoli legato all’allevamento è infatti tra le principali cause di questa diminuzione della biodiversità (oggi il 70% della superficie coltivabile è destinata alla produzione di mangime e foraggio).

In generale, tutti gli stati dovrebbero poi ripensare al modo in cui producono energia, smaltiscono i rifiuti e sfruttano il terreno, in modo da ricalibrare l’impatto dell’uomo sull’ecologia.

https://www.wired.it/scienza/ecologia/2019/05/06/milione-specie-viventi-rischio-estinzione-onu/?refresh_ce=

Una cartolina dal Ranch di Francesco

Villanova delle grotte/Zavarh (Lusevera)

Località Zamocilo

Villanova delle Grotte fa parte del comune di Lusevera, in provincia di Udine, nella regione Friuli-Venezia Giulia.

La frazione o località di Villanova delle Grotte dista 2,68 chilometri dal medesimo comune di Lusevera di cui essa fa parte.

Del comune di Lusevera fanno parte anche le frazioni o località di Case sparse (– km), Cesariis (2,66 km), Micottis (0,98 km), Musi (4,19 km),Pradielis (1,09 km), Vedronza (1,64 km), Villanova (2,57 km).

Il numero in parentesi che segue ciascuna frazione o località indica la distanza in chilometri tra la stessa e il comune di Lusevera.dal web

A Pordenone ritornano gli ibis

Il Friuli è accogliente anche gli ibis ritornano

Si ritrovano ad Arba (Pn): stanno migrando verso Austria e Baviera

Trovarsi a tu per tu con un ibis eremita non è cosa di tutti i giorni. Se poi gli esemplari planati sul tetto della propria azienda sono ben tre, allora l’episodio ha quasi del miracoloso. L’incredibile incontro ravvicinato con i tre uccelli in via di estinzione si è verificato, martedì 14 maggio, alla Graphistudio di Arba ed è stato subito segnalato al corpo forestale regionale.  Dopo Gemini, che aveva “conquistato” l’ospedale cittadino, alla Graphistudio sono atterrati Karl, Fiona ed Elliot . Qui potete leggere questa storia particolare

Pordenone: dopo Gemini, che aveva “conquistato” l’ospedale cittadino, alla Graphistudio sono atterrati Karl, Fiona ed Elliot 

https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2019/05/14/news/gli-ibis-diventano-tre-e-si-ritrovano-ad-arba-stanno-migrando-verso-austria-e-baviera-1.32366702?refresh_ce

Threskiornithinae Poche, 1904 è una sottofamiglia di uccelli facenti parte della famigliaThreskiornithidae, comunemente noti come ibis o ibi. …

Mitologia

L’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) era oggetto di venerazione nella mitologia egizia. Uno dei motivi della sua fama risiede nel fatto di essere divoratore di serpenti, un altro aspetto particolare, è che l’ibis si ciba anche di carogne. L’animale beveva e cercava solo acqua limpida. Per questo motivo i sacerdoti egiziani, per il rito delle lustrazioni, utilizzavano prevalentemente l’acqua in cui un ibis si era dissetato. Legata all’ibis era la figura del dio Thot.

Nell’antico Egitto l’Ibis veniva allevato e poi ucciso e mummificato. Una volta mummificato veniva posto in prossimità delle sepolture, o acquisiva la funzione di amuleto, a protezione delle abitazioni.

https://www.wikiwand.com/it/Threskiornithinae