L CAMPANILE DELLA CHIESA PARROCCHIALE HA COMPIUTO NOVANT’ANNI

foto di Jean-Marc Pascolo

Taipana non dimentica il simbolo del paese ,il campanile della chiesa parrocchiale dedicata ai santi Mattia e Giuseppe.Nel 2018 ha compiuto il 90° dalla costruzione.La posa della prima pietra fu benedetta dal cappellano curato don Evangelista Baiutti: era il 13 settembre del 1921. Sette anni dopo, il 4 ottobre 1928, l’imponente manufatto fu terminato. Era pronto a ospitare le tre nuove campane che furono installate, il 10 novembre successivo, nella torre campanaria, come riporta il libroTaipana. Gente, storia, cultura. Tipajski Komun.Nel suo testo Aldo Moretti. Protagonista della Resistenza Verde in Friuli don Ottorino Burelli scriveva: «Il prete e il campanile sono al centro dell’abitato non tanto come spazio materiale, ma come punto di riferimento».Papa Pio V, un Santo, in onore della vittoria della flotta cristiana contro quella turca a Lepanto, il 7 ottobre del 1571, dette ordine che a mezzogiorno tutte le campane suonassero «a distesa».Anche oggi le campane di mezzogiorno ricordano a tutti i cristiani questo avvenimento storico. «Già dal quarto e quinto secolo – osserva Pietro Dore, del Comitato Pastorale di Taipana –, le campane hanno fatto parte della nostra vita, scandendo il tempo quando gli orologi ancora non esistevano. La civiltà era agricola e in campagna lo scampanio, oltre a “dividere” la giornata, avvisava anche degli avvenimenti importanti, come le nozze, i decessi, i battesimi; eventi belli e brutti, “pezzi” di storia della comunità. Per celebrare le ricorrenze di fondazione del nostro campanile, quindi, sarebbe opportuno organizzare degli incontri culturali, anche con un dibattito incentrato sul grave spopolamento che ha colpito in questi ultimi decenni il territorio taipanese. Ricordo che nel censimento del 1951 Taipana contava ben 2.824 residenti mentre oggi non arriva neanche a mille anime. Incontrarci all’ombra del campanile può aiutarci a comprendere la nostra storia e cercare di costruire tutti insieme un futuro migliore all’alba del 2019 che è alle porte».

P. T.
dal dom del 20-12-2018
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Un anno di blog

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Fiera di Santa Caterina(Udine)

Proverbio
Sante Caterine mena il fred con la caretine
Santa Caterina porta il freddo con il carrettino
Oggi a Udine termina l’antica fiera di Santa Caterina.Ricordo che quando andavo a scuola ci distribuivano i biglietti gratis per salire sulle giostre.Gli ultimi giorni c’erano le baracche con tutte le mercanzie.Ricordo che alla mamma fu rubato il portafoglio mentre ascoltavamo un venditore di piatti .Da quella volta mamma non volle più andare alla fiera.
Torna la fiera di Santa Caterina, dal 23 al 25 novembre 2017 a Udine Eventi a Udine
Come ogni anno da cinque secoli, le bancarelle della tradizionale Fiera torneranno ad occupare l’ellisse di piazza Primo Maggio.  Saranno oltre 300 gli standisti provenienti da tutt’Italia che presenteranno al pubblico friulano prodotti tipici dell’artigianato, dell’enogastronomia e del vestiario. Per l’occasione anche il park di Piazza Primo Maggio rimarrà aperto domenica 25 novembre.
La Fiera è la più antica della città ancora in vigore e tra le più antiche d’Italia. Fu infatti il Patriarca Marquardo di Randeck che il 4 novembre 1380 concesse a Udine di tenere una fiera in onore di Santa Caterina, a fine novembre. Si rinnova quindi l’appuntamento che, dal 1485 – anno in cui il Luogotenente Contarini la spostò all’interno delle mura della città dalla precedente località che ancora oggi viene chiamata Santa Caterina – ogni anno attira un vasto pubblico.

L’Italia e la grande guerra senza la retorica nazionalista

La ‘grande guerra’ ripulita dalla retorica racconta di come tantissimi soldati riuscirono a restare umani nonostante fossero obbligati a combattersi…

La difesa del Montello nel giugno del 1918. (Mcrr/Mondadori Portfolio)

L’Italia e la grande guerra senza la retorica nazionalista

La prima guerra mondiale è stata e rimane uno dei miti fondativi dello stato-nazione, soprattutto nei paesi vincitori. Gli anni tra il 1914 e il 1918 sono stati avvolti da un’aura di sacralità che ancora oggi si può cogliere nei monumenti, nei cimiteri e nelle cerimonie che ricordano la grande guerra.

Per anni il conflitto è stato sottratto ad analisi obiettive ed è stato letto solo attraverso la lente deformante dell’eroismo, dell’onore, della patria, della propaganda bellica. In Italia la letteratura ne ha affrontato i tabù, spesso con fastidiose conseguenze per gli autori: Emilio Lussu fu accusato di disfattismo e antipatriottismo per Un anno sull’Altipiano, mentre La rivolta dei santi maledetti di Curzio Malaparte incappò nella censura e fu sequestrato. Negli anni settanta sono stati pubblicati saggi critici e analisi storiche rigorose e obiettive, come quelli di Mario Isnenghi, Giorgio Rochat, Enzo Forcella, Alberto Monticone e Piero Melograni…

https://www.internazionale.it/…/prima-guerra-mondiale-italia

Gruppo folkloristico Val Resia presenta ♫

Tutti davanti alla TV domani sera per guardare finalmente il documentario del Gruppo Folkloristico Val Resia realizzato in onore di questi 180 anni di storia
Ne vedremo delle belle! Stella Carnizza e Verdiana C. Morandisembrano già soddisfatte del risultato 😁
Allora tutti sintonizzati domani, domenica 4 novembre 2018, alle ore 20.50, sul canale Rai 3 Bis!! 🤩

da fb Photo Ranieri Furlan Photographer

100 anni fa finiva la prima guerra

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Cent’anni fa volgeva al termine la prima guerra mondiale. Già il 29 ottobre 1918 i primi soldati austriaci iniziarono a lasciare la Slavia; il 31 ottobre fu chiuso il comando di San Pietro/Špietar e, per tutto il giorno, lungo la Valle del Natisone passò la colonna ininterrotta delle truppe imperiali. Il 4 novembre fecero capolino i primi italiani, che già in quel giorno si spinsero sino a Kobarid e Tolmin senza incontrare alcuna resistenza da parte degli avversari, che si ritirarono velocemente attraverso il Predil.

Quel giorno il parroco di San Leonardo/Podutana, don Jožef Gorenščak, riportò nelle cronache parrocchiali: «Oggi, a mezzogiorno, gli italiani sono arrivati a Cividale. Alle tre del pomeriggio erano già a San Pietro. Ci siamo salvati e, in grazia di Dio, senza rendercene conto, senza spari con armi, senza crucci e eventi spaventosi. A Dio e alla Madonna di Castelmonte vada il nostro ringraziamento, per averci protetto … In tutti i paesi la festa è grande e sventola la bandiera italiana». La fine della prima guerra mondiale rappresenta per la Slavia un punto di svolta e la fine dei grandi cambiamenti iniziati con l’arrivo di Napoleone nel 1797.

Napoleone aveva cancellato dalla carte d’Europa la Repubblica di Venezia e, con essa, anche la particolare autonomia e i privilegi della Slavia, che era orgogliosa delle proprie banche, del proprio «parlamento» e delle proprie lingua e cultura slovene. Da allora erano iniziati i problemi che si erano poi ripresentati sotto l’autorità austriaca, che non aveva riconosciuto alcuna autonomia. Questi problemi erano diventati ancora peggiori sotto l’Italia, che aveva intrapreso una forte azione assimilatrice, al fine di sradicare dalla gente lingua e anima slovene.

Con la prima guerra mondiale la Slavia aveva imparato dove portassero un’irragionevole inimicizia tra le genti e un nazionalismo senza rispetto per le altre lingue e culture; aveva conosciuto l’amarezza dell’occupazione da parte di forze nemiche, nonché cosa voglia dire avere una lingua diversa.

Già nei primi mesi di guerra, le autorità militari avevano preteso che nelle chiese fosse usata la lingua italiana e avevano perseguitato i sacerdoti locali, con la scusa che fossero austriacanti. Tutto questo proseguì negli anni seguenti, quando a prendere il potere fu il fascismo, che si impegnò saldamente per estirpare in modo definitivo, da questa zona d’Italia, l’erbaccia rappresentata da una lingua straniera.

Il 12 gennaio 1919 a Parigi ebbe inizio la conferenza di pace, cui presero parte Italia, Francia, Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti. Le discussioni proseguirono per alcuni mesi e, tra la fine del 1919 e l’inizio del 1920, furono sottoscritti i Trattati con gli stati che avevano perso.

L’ultimo accordo fu firmato il 12 novembre 1920 a Rapallo, dove furono concordati i confini definitivi con la Jugoslavia, dopo che Gabriele D’Annunzio, coi suoi legionari, aveva conquistato Fiume (Rijeka) in Croazia. In forza del Trattato di Rapallo, la Valle dell’Isonzo venne a far parte dell’Italia e, dopo 400 anni, cadde il confine tra i beneciani e gli abitanti di quella zona.5nova-meja-256x300

https://www.dom.it/pred-100-leti-se-je-prva-vojna-koncala_100-anni-fa-finiva-la-prima-guerra/?fbclid=IwAR2_adQFB4mJXKXheEhWBmkc2bJ3AGahUVWtzfIz8Sx-eyb9iMCon03tl2E

Oh Trieste/Trst

da un post di fb

41673913_10217345738543788_4570328717477281792_nTrieste è quella città dove il sindaco fa il saluto fascista in tv.
Trieste è quella città dove il sindaco va a rendere cordiale omaggio ad un leader politico dichiaratamente nazifascista.
Trieste è quella città dove il vicesindaco dichiara convintamente di credere nel piano Kalergi, per chi non lo sapesse, la più grossa bufala antisemita dopo i protocolli dei savi di sion.
Trieste è la città dove il vicesindaco dichiara l’esistenza del complotto demo pluto giudaico massonico.
Trieste è la città dove si terrà il convegno nazionale dei neofascisti di casa pound.
Trieste è la città dove girano le ronde di forza nuova applaudite dall’assessore regionale alla sicurezza in buona compagnia di suoi sodali.
Trieste è la città dove furono annunciate il 18/9/1938, in una piazza Unità gremita ed esultante, le leggi razziali fasciste.
Trieste è la città dove il Comune non gradisce e censura il manifesto che allego e fa saltare quindi una mostra prodotta dagli studenti del liceo Petrarca sugli studenti e i professori che il 18/9/1938 da un giorno all’altro furono cacciati dalle scuole e dall’Università solo perchè ebrei.
Trieste è quella città dove nessun rappresentante dell’amministrazione comunale ha ritenuto di presenziare alla proiezione del documentario “1938 Vita Amara” prodotto dagli studenti del Liceo Petrarca in ricordo di quei fatti.
Ma che bella città.

Triste anniversario…ma poco è cambiato

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da giorgio teddyboys8284.wordpress.com

Ricorre oggi l’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi contro gli ebrei dell’Italia fascista. Promulgazione realizzata dal sovrano Vittorio Emanuele III.

Si trattò di un’iniziativa tutta italiana, seppur qualcun oggi continua a ripetere la teoria della pressione da parte del Reich nazista. L’Italia fascista non volle essere seconda a nessuno, hanno sottolineato diversi storici. Ancor più dopo la conquista dell’impero coloniale con conseguente forzata coabitazione con i nuovi sudditi africani.
Come ci ha spiegato lo storico De Felice, l’introduzione delle leggi razziali fu preceduta dalla diffusione dell’idea dell’esistenza di una razza italiana pura nei secoli. Tutto attraverso una propaganda finalizzata a veicolare una immagine inguardabile delle popolazioni considerate razzialmente impure. L’arroganza della propaganda ebbe tra i suoi principali protagonisti la rivista «La Difesa della razza», diretta da Telesio Interlandi, organo ufficiale del regime che ebbe come segretario di redazione Giorgio Almirante.

Le leggi razziali non hanno rappresentato un fatto isolato, un errore di percorso. Sono state il compimento del fascismo. Il loro aspetto più velenoso e ideologicamente criminale è stato – come ha osservato Festorazzi sulle pagine di Avvenire – quello di creare odio sociale, «scavando un solco di inimicizia e di sospetto tra comunità di persone che prima di allora avevano convissuto in armonia».

eppure si ha l’impressione che il tempo scorra così lento da sembrare che sia cosa di questi giorni.

 

In memoriam

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da http://www.dom.it/zbogom-viljem-cerno_addio-a-guglielmo-cerno/

Un anno fa è improvvisamente mancato Guglielmo Cerno (Viljem)

per approfondire vai qui https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Cerno

Viljem era anche poeta, perciò per ricordare il grande amore per la sua terra, posto questa  poesia in sloveno e italiano

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il Torre:foto di Luca pb

TORRE

Radice della nostra sete,
fonte che prega,
scorri dalle rocce di Musi
incontro ai tuoi figli sparsi,
nel mondo
con la sera
sopra i tetti.
Accarezzi i campi,
le trecce,le mani
delle madri slovene 
che danzavano,
seminavano l’anima
nel solco aperto
a sferze di fame.
Ora sei lamento
di terra vuota,
silenzio
che singhiozza
come fosse seme.
La tua acqua,
rintocco di lacrime,
che inondano fronti
ai quattro venti.

Viljem Cerno

traduzione Ciril Zlobec

TER

Korenina naše žeje,
izvir,ki poje,
se zlivaš med krasi Muzca,
da reš naproti tvojim sinam,
ki so raztreseni po svjetu
s tomo
nad  štrjehami.
Božaš njive,
kite,roke
slovjenskih mater,
ki so plesale,
sejale dušo
po razorju odpertemu
ščipanju lakote.
Inje si stokanje
prazne zemlje,
tihost,
ki plače,
tej ce bi djelalo sjeme.
Tva voda
je zvonjenje solz,
ki močijo čela
po vsjeh vjetrih.

               Viljem Černo