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DIEÇ-IL MIRACOLO DI ILLEGIO

Dieç-Il miracolo di Illegio – Trailer Ufficiale, il nuovo film di Thomas Turolo, prossimamente al cinema

Un uomo chiude il cassone di un camion e parte. Dettagli di un quadro si alternano ai paesaggi, fino a quando il camion si ferma dopo un tornante in montagna. Un piccolo paese immerso nel verde è davanti ai suoi occhi. L’uomo scende, con il dubbio di essersi perso.
Qualche mese prima. La vita di Illegio scorre tranquilla, ad animare la comunità contribuiscono Don Alessio e Don Angelo, che coinvolgono i compaesani in un progetto artistico degno di una capitale: la mostra tematica annuale, con quadri provenienti dai maggiori musei europei. I due sacerdoti coinvolgono l’intera comunità. L’arte diventa il mezzo per unire ancora di più, per qualificare il territorio. Ogni persona finisce per dare il suo contributo, secondo le sue competenze e le sue capacità. E così, la placida quotidianità del paese lascia il posto a una nuova energia organizzativa. Il paesaggio umano e la memoria di Illegio animano i racconti dei protagonisti sempre più impegnati con l’approssimarsi della mostra. Ritroviamo il nostro uomo. Ormai mancano pochi giorni all’apertura e l’uomo trasporta uno dei quadri della mostra. I paesani assistono allo scarico e alla collocazione del quadro in una delle sale. Tutto è pronto per l’apertura.

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Alla scoperta degli affreschi del Quaglio

Noi Mv con Udine “Genius Loci”, alla scoperta dei luoghi del cuore della città. Questa volta i nostri lettori sono stati guidati dall’autrice Elena Commessatti e dallo storico dell’arte Giuseppe Bergamini tra gli affreschi del celebre pittore Giulio Quaglio all’interno della loggetta di palazzo della Porta-Masieri. Un’occasione eccezionale di osservare un luogo – e i suoi grandi capolavori – normalmente non visitabile (videoproduzioni Petrussi, a cura di Gabriele Franco)

 Giulio Quaglio o Quaglia detto il Giovane (Laino, 1668 – Laino, 1751) è stato un pittore italiano.

Biografia
Udine: palazzo Attimis-Maniago – particolare dell’affresco, s’intravede la firma del pittore
Udine: palazzo Attimis-Maniago – particolare dell’affresco, s’intravede la firma del pittore
Udine – Cappella del Monte di Pietà – Vista degli affreschi del soffitto.
Udine – Cappella del Monte di Pietà – Vista degli affreschi del soffitto.
Lubiana: la volta della Cattedrale di San Nicola,Lubiana: la volta della Cattedrale di San Nicola

Giulio proveniva da una nota famiglia di valenti pittori, incisori e scenografi, originari di Laino, nella val d’Intelvi. Fu prima allievo di G.B. Recchi a Como e in seguito di Marcantonio Franceschini a Bologna; completata la sua formazione con soggiorni a Parma, Venezia e Piacenza, venne in contatto con le grandi tradizioni pittoriche sia venete che emiliane.

Dal 1692 al 1700 si trasferì in Friuli, dove portò e diffuse le novità del gusto emiliano; ciò rappresentò una svolta del gusto dei committenti friulani, che si vedrà in seguito con i lavori di Ludovico Dorigny e soprattutto di Giovanni Battista Tiepolo.

A Udine ricevette la sua prima commissione nel 1692, fu infatti incaricato di affrescare lo scalone e la sala d’onore del palazzo Strassoldo-Mantica con la Caduta dei giganti e altri medaglioni e tondi con raffigurazioni mitologiche.

Tra il 1692 e il 1693 eseguì alcuni affreschi nella sala principale, nel loggiato del palazzo Della Porta  e nell’annessa cappella privata.

Nel 1694 affrescò la cappella del Monte di Pietà ed eseguì tutte le decorazioni ad affresco:Madonna Assunta,Discesa dalla Croce,Nascita della Vergine, Annunciazione, Resurrezione di Cristo,Cristo davanti a Pilato ,Crocifissione

continua https://www.wikiwand.com/it/Giulio_Quaglio_il_Giovane

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Giornata Mondiale della Marionetta

 

53556616_2328503080494527_1649306684780183552_nIn occasione della Giornata Mondiale della Marionetta dal 21 al 24 Marzo all’interno della sede di Auxilia a Cividale del Friuli, potrete provare un’esperienza magica ed unica.. osservare il percorso che compie un artista per giungere alla creazione della marionetta … e partecipare voi stessi alla creazione di burattini, marionette, pupazzi, maschere, costumi, piccole scenografie, per vivere insieme una bella e significativa esperienza pratica.🦄 #laboratorio #burattini #esperienzamagica#bambini #cips
e… ascoltare fantastiche storie da un piccolo JUKEBOX STORY !👑🎩🎻
INGRESSO GRATUITO, per bambini e adulti di tutte le età! dalle ore 11 alle ore 18🤩🤩…Con Bepi Monai e Torototelis
 — con Torototelis giocolieri del fuoco,trampolieri e giullari.Auxilia Foundation,Centro Internazionale Podrecca Teatro delle Meraviglie Signorelli e Cultura Cividale53731904_2112291855483318_160530286793195520_n

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San Giovanni d’Antro

52366934_2302021436516286_7182315591095549952_nCon il nome di San Giovanni d’Antro (Svet Ivan u čelè in dialetto sloveno locale) si identificano una grotta ed una chiesa, costruita all’interno della cavità, situate nel comune di Pulfero, in provincia di Udine.

La grotta

I resti di ursus speleus

L’antro si apre su una parete verticale rocciosa del monte Mladesiena a 348 metri s.l.m., a poche centinaia di metri dalla frazione di Antro. La parte iniziale della grotta è parzialmente occupata dalle opere murarie erette per costruire una chiesetta dedicata ai Santi che le hanno dato il nome. All’ingresso della cavità si incontra un doppio criptoportico, uno destinato allo scolo delle acque provenienti dall’interno della caverna, e l’altro costruito per realizzare la galleria che, prima delle ristrutturazioni, consentiva l’accesso alla zona di culto allocata nella parte superiore delle volte. L’archivolto delle due gallerie, che hanno una lunghezza di 18 metri, costituisce la base su cui poggiano i lastroni di pietra che formano il pavimento artificiale del piano superiore.La grotta, caratterizzata da laghetti, saloni, meandri e camini, è stata esplorata per circa 4000 metri; i primi 300 sono facilmente percorribili grazie ad un percorso turistico dotato di opere artificiali. La grotta venne menzionata nel XVI secolo da Valvasone di Maniago nel manoscritto “Descrizione delle città grosse del Friuli” custodito presso la Biblioteca civica comunale di Udine. La prima esplorazione di cui si ha notizia risale al 1885; in tempi più recenti si ha documentazione delle visite scientifiche effettuate da soci del Circolo Speleologico-Idrologico Friulano nel 1912 (quando fu aperto un percorso di 650 metri), e di quelle che susseguirono fino al 1950. Le esplorazioni ripresero nel 1976 e portarono, grazie alle moderne tecniche utilizzate, alla scoperta dei nuovi rami. All’interno della grotta sono stati trovati resti di “Ursus Speleus” (mandibole, denti e vertebre), reperti di ceramica di epoca preromama e romana e resti metallici di epoca medioevale. In periodo romano, la grotta fece parte, assieme al vallo costruito tra i fiumi Erbezzo e Natisone ed al castelliere del monte Barda, del sistema difensivo creato nella Regio X Venetia et Histria a protezione dei confini orientali. Nel periodo delle invasioni barbariche l’antro fu adibito a temporaneo rifugio dalla popolazione locale per sfuggire alle atrocità che venivano commesse. Data la notevole altezza dell’ingresso (30 metri) dalla vallata sottostante, il primo abitante stabile della grotta fu probabilmente un anacoreta cristiano verso il V o VI secolo. Le prime opere murarie per realizzare una sistemazione che consentisse una comoda e lunga permanenza nel luogo furono probabilmente effettuate nel XII-XIII secolo.

Dall’inizio del 2015 la parte turistica della grotta è gestita dal gruppo Speleologico “Valli del Natisone” che cura le visite guidate e l’organizzazione delle escursioni della parte speleologica.

La chiesa Storia

La chiesa di San Giovanni d’Antro

Il primo utilizzo della grotta come abitazione di anacoreti dovrebbe risalire al V o VI secolo; il primo documento che indica la grotta come luogo di culto risale all’anno 889 e si riferisce al diploma con il quale il re Berengario concesse al Diacono Felice la chiesa di Antro, un casale, i campi, i prati, i pascoli esistenti nei pressi della grotta e l’area del monte Olosa. In loco è presente anche la lapide, con scritture in latino, che ricopriva la tomba del succitato diacono, risalente al IX secolo[10]. Le opere murarie più antiche, ancora visibili, risalgono al XII o XIII secolo quando l’antro venne adibito a fortilizio esterno di un sottostante castello. Allora venne creato il passaggio indipendente per le acque del torrente che percorre la grotta ed un agevole accesso verso l’interno della caverna. La parte superiore delle gallerie fu utilizzata come base per la creazione di una zona da adibire alla vita della guarnigione ed al deposito delle derrate e delle armi necessarie. In una rientranza della grotta venne creato anche un primitivo sacello di origine longobarda. Nel XV secolo, quando la località divenne adibita esclusivamente a luogo di culto, vennero effettuati altri lavori per il consolidamento delle strutture esistenti e venne costruita la scala esterna in pietra che porta all’inizio della galleria. Si procedette anche alla ricostruzione della cappella (dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista) che venne poi consacrata, nel 1547, dal vescovo di Cattaro, Luca Bisanzio. Ulteriori lavori vennero eseguiti alla fine del XVII secolo, quando il salone della grotta (Sala di San Giovanni) divenne la chiesa maggiore e la cappella-presbiterio fu declassata a cappella devozionale. Le ultime ristrutturazioni risalgono alla metà del XIX secolo ed alla prima metà del XX secolo.

Architettura

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La cappella-presbiterio in stile gotico sloveno

Il complesso destinato al culto, situato nello spazio ricavato sopra i criptoportici, si compone di una chiesa, una cappella-presbiterio, una sagrestia ed una loggetta aperta sulla vallata sottostante. Oggigiorno può essere facilmente raggiunto salendo i 114 gradini della scala in pietra addossata alla parete rocciosa. Nel XV secolo furono eseguiti i lavori di rafforzamento delle strutture murarie e di ristrutturazione dei locali interni. All’epoca risale la costruzione della cappella, nella forma attualmente visibile, ad opera di Andrea da Skofja Loka e del suo collaboratore Jacob. Una lapide, murata all’interno, fa risalire la data dei lavori all’anno 1477; la pietra riporta la seguente incisione in caratteri gotici minuscoli:

«maister andr
e von lack ja

1mo 4mo 7mo 7 cob»

La cappella è composta da un vano di 6,48 per 3,60 metri, con altezza di circa 4 metri, ed è raggiungibile attraversando un arco a semplice sesto acuto fatto con pietra calcare. Il soffitto è a volta stellata in stile tardo gotico sloveno. La cappella fu affrescata da Jernej di Skofja Loka, o da suoi allievi, nel 1530. In fondo alla cappella è allocato un semplice altare dove, tra due angeli barocchi in marmo, è posta una statuetta in pietra raffigurante una Madonna seduta, con bambino in grembo, di stile neoclassico dei primi del Seicento. Su una parete è posizionato un crocefisso in legno costruito probabilmente nel XVII secolo. Una ulteriore ristrutturazione fu effettuata nel XVII secolo allorché si realizzò l’accesso diretto alla zona sacra e il salone della grotta fu adattato per ospitare la chiesa, degradando la funzione della cappella. Le dimensioni del salone (sala di San Giovanni), con pareti e volta di nuda roccia e pavimento in lastroni di pietra, sono di circa 16 per 10 metri. Sul fondo della chiesa è allocato un altare ligneo dorato (zlati oltar) barocco, scolpito probabilmente dal maestro Jernej Vrtav (Bartolomeo Ortari) della scuola di Caporetto verso la fine del Milleseicento/inizi del Millesettecento. Sull’altare sono posate le statue di San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista e di Santo Stefano, che sono copie recenti degli originali del XVI-XVII secolo conservati presso il Museo diocesiano di Udine.51922895_2302021053182991_3990580983752556544_n

La leggenda

Legata alla grotta di san Giovanni d’Antro è anche la leggenda della regina Vida. Ecco quanto racconta la favola una volta in voga tra le genti delle Valli del Natisonecontinua qui …https://www.wikiwand.com/it/San_Giovanni_d%27Antro

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Vittorio Podrecca marionettista delle Valli del Natisone 

Il mio spettacolo nacque in Roma, una quarantina d’anni fa! Il destino mi chiamò a fondarlo nella sala Odescalchi che fu la nostra “crèche” (…). Nell’infanzia friulana, cullata dai suoni del pianoforte paterno e dalle canzoni e villotte alpine, coltivavo le marionette musicali, ancora in embrione. E sentivo il dolce influsso di Salzburg e della […]

via Violinista in prova —

PODRECCA, Vittorio. – Nacque a Cividale del Friuli, in provincia di Udine, il 26 aprile 1883, da Carlo, avvocato e scrittore, e da Amalia Antonia Galli, figlia dello scultore Antonio.I Podrecca avevano origine slovene. Il padre si definiva ‘l’avvocato fantasma’, perché si dedicò alla scrittura di commedie essendo appassionato di musica e di teatro. Podrecca, oltre a un gemello nato morto, ebbe un fratello e due sorelle, tutti più grandi: Luigi Guido, Rosa Maria ed Emilia.Dai familiari era chiamato Cin, perché era il più piccolo sia d’età sia di statura. Eccellente scolaro, Podrecca crebbe ascoltando il pianoforte suonato per lunghe ore dal padre e assistendo agli spettacoli della famiglia Reccardini, marionettisti – creatori della maschera Facanapa – che d’estate passavano da Cividale.Dopo la laurea in giurisprudenza a Padova, conseguita con il massimo dei voti con una tesi in storia del diritto e uno studio sulle Consuetudini giuridiche nei poemi lirici di Riccardo Wagner, Podrecca si trasferì a Roma insieme a tutta la famiglia. Lì ottenne i diplomi di procuratore e avvocato, ma comprese nello stesso tempo di non essere capace di difendere i disonesti. Messa da parte la toga, dal 1911 al 1914 fondò e diresse Primavera, una rivista mensile dedicata ai più giovani, dove venivano ridotti e spiegati i capolavori della narrativa. In quegli anni inoltre Podrecca lavorò come segretario nel liceo musicale di S. Cecilia e fondò e diresse la rivista L’Italia orchestrale. Queste esperienze editoriali gli permisero di conoscere molti disegnatori/scenografi e compositori che in seguito collaborarono alla sua attività teatrale.

Podrecca decise infatti di scommettere sulle marionette per avviare i più giovani all’amore per il teatro e la musica: «Le marionette sono fatte della stessa stoffa della musica, del ritmo di vita e d’arte che ne emana», affermava (Le note dei sogni, 2014, p. 44). Il 21 febbraio 1914, inaugurò nella sala Verdi, l’ex scuderia di palazzo Odescalchi a Roma, il Teatro dei piccoli, creazione che lo portò a essere considerato uno dei massimi riformatori del teatro di figura. Il nome racchiudeva sia la dimensione dei protagonisti sia i destinatari degli spettacoli.

Il Teatro dei piccoli alternava marionette e burattini, mescolando spettacoli della tradizione con quelli tratti da opere musicali. Nel corso degli anni collaborarono con l’impresa teatrale molte delle più importanti famiglie di marionettisti, come i Santoro, i Gorno Dall’Acqua, i Morchio, i Braga, e musicisti di grande valore, come Ottorino Respighi.

Podrecca attrasse un pubblico non solo di bambini, ma anche di intellettuali e teatranti, affascinati dalla ricchezza delle scene e dei costumi e dal ritmo delle rappresentazioni. Il successo fu tale che, dopo appena un mese dal debutto, il Teatro dei piccoli fu invitato al Quirinale, per uno spettacolo riservato ai sovrani. Podrecca però non poté partecipare alla serata in quanto l’ingresso nell’allora palazzo reale gli era precluso a causa del fratello Luigi Guido, deputato socialista e fondatore del periodico satirico e anticlericale L’Asino.

In una cassetta nell’atrio del Teatro, i giovanissimi spettatori del Teatro dei piccoli potevano inserire le loro critiche alla fine degli spettacoli. Il primo osservatore critico era però lo stesso Podrecca, che per tutta la carriera assistette agli spettacoli seduto in mezzo al pubblico, annotando eventuali imperfezioni da riferire a marionettisti, burattinai, tecnici, orchestrali e cantanti.

Nell’arco di un anno il Teatro dei piccoli ottenne la prima tournée, che iniziò a Milano nell’aprile 1915, ma che venne interrotta poco dopo, quando l’Italia entrò in guerra e Podrecca partì come tenente di complemento degli alpini. In questo frangente il marionettista organizzò spettacoli di burattini per i soldati al fronte e continuò a seguire, sebbene a distanza, l’attività del suo teatro, che proseguì con il consueto successo.

Ogni stagione la compagnia, pur facendo tesoro del repertorio, presentava nuovi allestimenti. Con la giusta dose di originalità e una professionalità impeccabile, dimostrò una notevole capacità di stare al passo con i cambiamenti culturali e artistici dell’epoca. Nel 1918 mise in scena I balli plastici per marionette, con scene e marionette disegnate da Fortunato Depero. Nel 1921 fu la prima in Italia a rappresentare La tempesta di William Shakespeare, adattata da Orio Vergani, nipote di Podrecca (era figlio della sorella Rosa Maria) e destinato a diventare noto giornalista e scrittore. Nello stesso anno il successo a livello nazionale dell’impresa teatrale era ormai tale che Podrecca provò ad aprire due sedi distaccate a Torino e Milano. Il progetto però fallì per l’opposizione dei marionettisti locali.

Nel 1922 Podrecca pubblicò il libro Fratello, incentrato sulla vita militare, con le illustrazioni di Mario Pompei (tra i principali scenografi del Teatro dei piccoli, insieme a Bruno Angoletta). Le marionette della compagnia partirono per la prima tournée all’estero: Argentina, Uruguay e Brasile. Il debutto internazionale fu un trionfo e da allora le esibizioni in giro per il mondo si susseguirono senza sosta.

A Londra, Podrecca raccolse il plauso di spettatori illustri come Winston Churchill, George Bernard Shaw, Eleonora Duse: «Anche la marionetta può essere perfetta, quando è guidata da un’anima», gli scrisse la grande attrice (G. Vergani – L. Vergani – Signorelli, 1979, p. 79). A Londra conobbe anche la donna che sarebbe diventata sua moglie, il soprano irlandese Cissie Vaughan. La cantante fu scritturata per una sostituzione, ma quando si presentò alle prove e comprese che i suoi colleghi erano delle marionette alle quali avrebbe dovuto dar voce rimanendo dietro le quinte, andò su tutte le furie. Come ricorda Podrecca, però, la Vaughan, «donna intelligente e sensibile, vide che le nostre teste di legno facevano sul serio, amavano il teatro e l’arte non meno di lei» (La fabbrica dei sogni, 2005, p. 101). Alla fine il soprano, divorziata e con un figlio, Carlo Farinelli, sposò Podrecca e si scelse un nome italiano: Lia. La coppia non ebbe figli.

Gli incassi delle tournées all’estero riuscivano a coprire le enormi spese di gestione. A Roma, la sala Verdi era troppo piccola e anche il ‘tutto esaurito’ non riusciva a permettere un pareggio di bilancio. Nel 1923, dopo anni di difficoltà economiche superate grazie alla generosità di estimatori e amici e al sostegno costante della stampa, Podrecca si vide rifiutare dal Comune di Roma una sovvenzione e si rassegnò a lasciare la prima, storica, sede.

In compenso il Teatro dei piccoli stava conquistando il mondo: Spagna, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Polonia, Francia, Belgio, Grecia, Turchia, Egitto. Il repertorio era ormai vastissimo e prima di ogni tournée il materiale non necessario veniva lasciato in un magazzino a Milano. La compagnia rimase lontana dall’Italia per diversi anni e tornò a esibirsi a Roma, al teatro Quirino, solamente nel 1932.

Nel 1933 i numerosi bauli dell’impresa teatrale sbarcarono negli Stati Uniti con centinaia di marionette, costumi, scene, materiali pubblicitari, insieme al consistente cast di marionettisti, orchestrali, cantanti e tecnici. Per Podrecca fu l’occasione per dare più spazio a numeri di varietà, comici o a tema circense. Inoltre le sue marionette furono scritturate per il film I am Suzanne (di Rowland V. Lee, 1933). In seguito, il Teatro dei piccoli fu coinvolto in diverse opere cinematografiche e televisive.

Dopo ricorrenti tournées in Europa e in Italia, tornò in America nel 1937. Questo secondo viaggio, a causa della seconda guerra mondiale e delle difficoltà economiche, si protrasse per molti anni. Nel 1940, infatti, quando cominciò a prospettarsi il rischio che anche gli Stati Uniti entrassero in guerra, la compagnia riuscì a imbarcarsi da New York verso il Brasile, grazie all’aiuto economico di Arturo Toscanini, suo illustre ammiratore. Da lì proseguì per Buenos Aires, dove si fermò riscuotendo il consueto successo. L’equilibrio economico però fu sempre precario e così anche a guerra terminata il Teatro dei piccoli fu costretto a rimanere per qualche altro anno in Sudamerica. Riuscì a tornare in Italia nel 1951, dopo venticinquemila repliche e oltre un milione di spettatori. Il pubblico del teatro Augustus di Genova salutò questo nuovo ‘debutto’ italiano con applausi commossi.

Podrecca, che in Argentina aveva subito due operazioni chirurgiche a causa di un’ulcera duodenale, fu sottoposto a un terzo intervento in Italia. Nonostante la malattia, continuò a essere l’infaticabile direttore artistico, regista e organizzatore dell’impresa teatrale, che contava ormai circa milleduecento teste di legno e venticinque fra marionettisti, cantanti e tecnici.

Prese casa a Roma, affidò al figlio acquisito Farinelli la gestione delle tournées e si dedicò a un paziente lavoro di relazioni per cercare di ottenere finanziamenti e una sede stabile per il Teatro dei piccoli. Nel 1954 Podrecca fu nominato «educatore e portatore di italianità» dal Gruppo parlamentare dello spettacolo, ma gli sforzi per ricevere un sostegno finanziario dallo Stato non diedero i risultati che sperava.

Podrecca intanto aveva affittato il granaio di un ex convento, che divenne il laboratorio dove i marionettisti, nei rari periodi di pausa dalle tourné

All’inizio del luglio 1959, Podrecca raggiunse il Nucleo a Ginevra. Da qui avrebbero proseguito verso l’Unione Sovietica. Avrebbe voluto assistere alle prove della compagnia, ma fu costretto al riposo da forti dolori addominali. Gli fu diagnosticata una subostruzione dell’intestino, fu ricoverato per una congestione polmonare con insufficienza cardiaca e si decise di operarlo. Morì nella notte tra il 4 e il 5 luglio 1959.

da http://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-podrecca_(Dizionario-Biografico)/

Quando ero piccola ,la Compagnia venne a Udine al Teatro Puccini e i miei genitori fecero assistere allo spettacolo.Fu veramente straordinario per me,a quei tempi non c’era la televisione,quindi immaginate com’ ero contenta.

Vittorio_Podrecca_35
https://www.wikiwand.com/it/I_Piccoli

Violinista in prova —

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Vittorio Podrecca marionettista

https://wordpress.com/read/blogs/86253100/posts/441

PODRECCA, Vittorio. – Nacque a Cividale del Friuli, in provincia di Udine, il 26 aprile 1883, da Carlo, avvocato e scrittore, e da Amalia Antonia Galli, figlia dello scultore Antonio.I Podrecca avevano origine slovene. Il padre si definiva ‘l’avvocato fantasma’, perché si dedicò alla scrittura di commedie essendo appassionato di musica e di teatro. Podrecca, oltre a un gemello nato morto, ebbe un fratello e due sorelle, tutti più grandi: Luigi Guido, Rosa Maria ed Emilia.Dai familiari era chiamato Cin, perché era il più piccolo sia d’età sia di statura. Eccellente scolaro, Podrecca crebbe ascoltando il pianoforte suonato per lunghe ore dal padre e assistendo agli spettacoli della famiglia Reccardini, marionettisti – creatori della maschera Facanapa – che d’estate passavano da Cividale.Dopo la laurea in giurisprudenza a Padova, conseguita con il massimo dei voti con una tesi in storia del diritto e uno studio sulle Consuetudini giuridiche nei poemi lirici di Riccardo Wagner, Podrecca si trasferì a Roma insieme a tutta la famiglia. Lì ottenne i diplomi di procuratore e avvocato, ma comprese nello stesso tempo di non essere capace di difendere i disonesti. Messa da parte la toga, dal 1911 al 1914 fondò e diresse Primavera, una rivista mensile dedicata ai più giovani, dove venivano ridotti e spiegati i capolavori della narrativa. In quegli anni inoltre Podrecca lavorò come segretario nel liceo musicale di S. Cecilia e fondò e diresse la rivista L’Italia orchestrale. Queste esperienze editoriali gli permisero di conoscere molti disegnatori/scenografi e compositori che in seguito collaborarono alla sua attività teatrale.

Podrecca decise infatti di scommettere sulle marionette per avviare i più giovani all’amore per il teatro e la musica: «Le marionette sono fatte della stessa stoffa della musica, del ritmo di vita e d’arte che ne emana», affermava (Le note dei sogni, 2014, p. 44). Il 21 febbraio 1914, inaugurò nella sala Verdi, l’ex scuderia di palazzo Odescalchi a Roma, il Teatro dei piccoli, creazione che lo portò a essere considerato uno dei massimi riformatori del teatro di figura. Il nome racchiudeva sia la dimensione dei protagonisti sia i destinatari degli spettacoli.

Il Teatro dei piccoli alternava marionette e burattini, mescolando spettacoli della tradizione con quelli tratti da opere musicali. Nel corso degli anni collaborarono con l’impresa teatrale molte delle più importanti famiglie di marionettisti, come i Santoro, i Gorno Dall’Acqua, i Morchio, i Braga, e musicisti di grande valore, come Ottorino Respighi…All’inizio del luglio 1959, Podrecca raggiunse il Nucleo a Ginevra. Da qui avrebbero proseguito verso l’Unione Sovietica. Avrebbe voluto assistere alle prove della compagnia, ma fu costretto al riposo da forti dolori addominali. Gli fu diagnosticata una subostruzione dell’intestino, fu ricoverato per una congestione polmonare con insufficienza cardiaca e si decise di operarlo. Morì nella notte tra il 4 e il 5 luglio 1959.

da http://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-podrecca_(Dizionario-Biografico)/

Quando ero piccola ,la Compagnia venne a Udine al Teatro Puccini e i miei genitori mi fecero assistere allo spettacolo.Fu veramente straordinario per me,a quei tempi non c’era la televisione,quindi immaginate come fui entusiasta.

Vittorio_Podrecca_35
https://www.wikiwand.com/it/I_Piccoli