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25 anni di menzogne su Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

D2FjF48X4AAK9nWGli anni passano. E passano in fretta. E’ chiaramente impossibile mantenere alta l’attenzione per 25 anni, continuamente, su un determinato evento, fatto, per quanto drammatico e tragico e violento. Perchè il mondo corre, è difficile stargli dietro, altri eventi ti travolgono, altri fatti emergono con prepotenza, in un mondo dove giustizia e verità, rischiano spesso di diventare principi, per quanto fondamentali e imprescindibili, sacrificati per la menzogna di stato. Questo è il caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovartin. Son passati 25 anni da quell’agguato, spacciato per rapina, ci sono state sentenze, c’è chi ha scontato 17 anni di galera per poi essere assolto, condannato da innocente, ci sono state commissioni d’inchiesta che non hanno portato da nessuna parte, se non all’assoluzione del sistema, si è parlato di Gladio, e di interessi plurimi coinvolti, di tutto e di più. Intanto, sono sorti premi, fondazioni, la società civile non si è rassegnata all’ingiustizia, perchè alla fine, tutti, almeno una parte di verità la conoscono, Ilaria e Miran sono stati uccisi per il loro lavoro, per quella fogna a cielo aperto di malaffare che stavano portando sotto i fari dell’attenzione mediatica, un lavoro d’inchiesta considerato scomodo, da un sistema corrotto, e criminale, che ha coinvolto diversi interessi e affari di stato. Anche in questo caso la verità e giustizia non è stata trattata come affare di stato, con la conseguenza che son passati 25 anni di calunnie, menzogne, depistaggi. Il tempo della verità e giustizia per Ilaria e Miran, forse un giorno arriverà, ma non perchè caduta dal cielo, perchè conquistata, o forse anche no, quello che è certo, è che ancora una volta l’Italia si trova a dover fare i conti con un caso che speravano alcuni di archiviare nella storia degli eventi, così non è stato, perchè quando pensi a Ilaria e Miran, sai che in quel momento stai pensando ad un profondo caso di ingiustizia, quella che non potrà mai renderci partecipi di un Paese degno di essere libero, autonomo, indipendente e democratico. Non riuscire a conseguire queste verità, significa tradire, prima di tutto, lo spirito profondo che ha caratterizzato la nascita della nostra Costituzione. Nata da un processo di guerra, di dissoluzione del Paese, non solo una nuova pagina, ma un nuovo libro, con ideali profondi e principi, immensi, e anche nel caso di Ilaria e Miran si è in presenza di una Repubblica che non ha riconosciuto i diritti inviolabili dell’uomo, a partire da quello della giustizia.

mb da https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/03/25-anni-di-menzogne-su-ilaria-alpi-e.html spref=fb&fbclid=IwAR1I_2zLT4XGOtKArU3LfgcMgApjf1tOiKLlnBR3f31tnhDnTBtgsHQK0JU

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Senza fede in Dio ci si abbandona al destino

prazna-zibelka-300x225Mi ha particolarmente colpito l’articolo del prof. Igor Jelen, sullo scorso numero del Dom, la sintesi del quale si trova nel titolo «Questo non è un Paese par bambini». Tenendo per buone le sue osservazioni storiche e sociologiche, è nostro obbligo tentare anche una lettura sotto il profilo religioso, ma tenendo ben presente la nostra storia e le vicende che riguardano soprattutto l’emisfero boreale, il nostro, compattamente cristiano ed economicamente evoluto. Sembra però che il connubio benessere e vita cristiana sia giunto alla separazione, se non proprio al divorzio, se notiamo che il nostro emisfero vive allegramente la più grave crisi cristiana degli ultimi tre secoli. Fermandoci al Friuli, notiamo che si distingue fra le Regioni con maggiore denatalità e nello stesso tempo con accertato abbandono della Chiesa. Non so, se le due cose si richiamino a vicenda, ma intanto le constatiamo. Di questo passo il futuro della fede e del suo influsso benefico sulla società sono ricordi del passato e miseria del presente. Mi viene in mente quanto diceva il meridionalista Giustino Fortunato, docente universitario a Napoli negli anni ’50 del secolo appena trascorso. Mostrando al giornalista Montanelli le colline spoglie che circondavano il paesaggio campano, osservava che quello era il risultato della mancanza di fede degli abitanti e soprattutto di una fede misticamente ispirata. Senza fede in Dio, diceva, non si piantano gli alberi dove le capre hanno brucato tutto e ci si abbandona al destino. Ampliando il discorso, possiamo dire che senza questa fede, nutrita di amore, non si comunica la vita, ma la si tiene egoisticamente per sé. Non è un caso che i movimenti di rinnovata spiritualità cristiana puntano tanto sulla procreazione, magari con qualche esagerazione di troppo, ma hanno colto nel segno: la fede genera vita e la diffonde, secondo quel grande principio noto nell’antichità: l’amore si comunica e si diffonde. Una questione particolare riguarda la Benecìa. Qui sono venute meno le premesse. L’esodo disastroso che ha svuotato i 2/3 dei nostri paesi non può permettere una ripresa demografica, anche con le migliori intenzioni, perché i rimasti sono nell’età di Zaccaria ed Elisabetta, genitori di Giovanni Battista, e non c’è intervento dall’alto che li possa rendere fecondi. È inutile piangere sugli errori del passato che hanno svuotato le nostre terre, quanto piuttosto puntare su un ritorno, reso possibile e solo da creazione di lavoro sul territorio. Cosa non impossibile, come pure una ripresa della fede da parte dei giovani, perché non vada persa la straordinaria eredità che le generazioni passate ci hanno tramandato. (Marino Qualizza)
editoriale del quindicinale di informazione della comunità slovena della Provincia di Udine

https://www.dom.it/senza-fede-in-dio-ci-si-abbandona-al-destino_kdor-ne-veruje-v-boga-se-predaja-usodi/

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La miniera di Cave del Predil (Tarvisio)

 

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https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Raibl_Bergbauort_Seebach_Fuenfspitz_30052008_01.jpg#/media/File:Raibl_Bergbauort_Seebach_Fuenfspitz_30052008_01.jpg

A pochi km dal triconfine tra Italia,Slovenia e Austria si trova il paesino di Raibl/Cave del Predil piccola frazione di Tarvisio

Siamo andati a visitare per voi, insieme a uno storico minatore, la sala degli impiccati nel complesso della miniera di Cave del Predil, nel Tarvisiano. La miniera di Raibl è stata per secoli una delle più importanti miniere europee di piombo e zinco.

https://www.facebook.com/Telefriuli/videos/334765553825823/

Cave del Predil (Rabil in friulanoRaibl in tedescoRabelj in sloveno) è una frazione del comune di Tarvisio (UD). Gli abitanti si chiamano cavesi.

Geografia fisica

Sorge a 900 m nella Val del Rio del Lago, circondata dai monti Cinque Punte (1.909 m) a nord-est, Monte Re (1.912 m) a nord-ovest, Jôf del Lago a sud-ovest e Cima del Lago (2.195 m) a sud-est. In prossimità del paese si trova il Passo del Predil (1.165 m) che porta in Slovenia. Non lontano dal paese inoltre giace il Lago del Predil(Raiblersee – Rabeljsko jezero, 959 m), nota meta turistica. Il territorio si trova oltre lo spartiacque alpino (che attraversa il Passo) ed appartiene al bacino del Mar Nero.

Storia

Il paese deve la sua esistenza (e il suo nome italiano) alle miniere di piombo e zinco del monte Re, in attività fino al 1991, che condizionano in modo pesante il paesaggio circostante.

La storia della miniera di Raibl affonda le sue radici in epoca preromana (800 a.C.) in cui pare ci fosse già un’attività estrattiva. Il primo documento storico che fa riferimento all’attività estrattiva risale al 1320 quando il duca Federico il Bello rilasciò la concessione estrattiva ad un gruppo di minatori del tarvisiano.

Nel 1456 il vescovo di Bamberga concesse ad Osvaldo Raibl il diritto di scavo del giacimento.Per molti secoli la miniera venne gestita dalla famiglia Rechbach.Nel 1759 Raibl entrò a far parte dei possedimenti degli Asburgo.

Nel 1835, a causa di ripetuti ribassi salariali, i minatori entrarono in sciopero; per sedare la rivolta fu necessario un intervento militare. Al termine dell’agitazione furono licenziati 120 lavoratori.

Nel 1890 venne realizzata la prima centrale idroelettrica che dava energia all’argano di estrazione del pozzo. Il villaggio di Raibl fu tra i primi ad avere l’energia

elettrica all’interno delle abitazioni.

Nel 1898 iniziò la costruzione della galleria di Bretto, allo scopo di facilitare il drenaggio delle acque ristagnanti nei livelli più profondi. La galleria inizia a 240 metri di profondità sotto al paese e sbocca presso Bretto, oggi Log pod Mangartom in Slovenia. I 4844 metri della galleria vennero inaugurati nel 1905…continua https://www.wikiwand.com/it/Cave_del_Predil

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Le nostre valli nel Cammino celeste

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Il numero di pellegrini e camminatori, che percorrono il Cammino celeste o Iter Aquileiense, è in crescita costante. Il percorso, che unisce fede, natura e cultura, è nato nel 2006 dall’iniziativa di un gruppo di fedeli di Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Carinzia. I suoi itinerari riuniscono pellegrini di diversa etnia e cittadinanza proprio a Lussari/ Svete Višarje, dove già da secoli le genti di lingua slovena, tedesca, friulana e italiana si rivolgono a Maria. Il Cammino celeste si compone di tre percorsi: italiano con partenza a Aquileia, sloveno, con partenza da Brezje, e austriaco, con partenza da Maria Saal.

Passando per la provincia di Udine, il Cammino italiano tocca, in pratica, tutte le zone in cui sono ancora parlati i locali dialetti sloveni. Tra queste anche la Val Cornappo, dove una delle tappe si ferma al Rifugio A.N.A. di Monteaperta/Viškorša, in località Špik.

La struttura fa riferimento al Gruppo Alpini di Monteaperta. Ivano Carloni, che da 22 anni ne è il capogruppo, spiega come quest’estate nella struttura si siano fermate circa 200 persone. «Facciamo riferimento al periodo di apertura del Rifugio, in genere dall’1 giugno al 30 settembre. In questo lasso di tempo, anche tutto il Cammino celeste è percorribile, visto che non c’è neve. Quest’anno al Rifugio era presente tutti i giorni un ragazzo e, viste le condizioni meteorologiche favorevoli, la struttura è rimasta aperta fino al 15 ottobre. Per il prossimo anno, è ancora tutto da definire». Negli anni passati il Rifugio era aperto e gestito sabato e domenica, altrimenti era aperto su richiesta, per un numero superiore a due persone. Per una ventina d’anni, a curare la gestione è stato lo stesso Ivano Carloni.

Diverse le provenienze di pellegrini e camminatori: «Molti provengono dal Veneto e da Pordenone, ma abbiamo anche friulani, sloveni, austriaci, addirittura russi. I gruppi più grossi, sulla quindicina di persone, arrivano dal Veneto; altrimenti parliamo di gruppi di due-tre persone».

«Finora i gestori si sono occupati di cena, pernottamento e colazione – spiega Carloni –; il rifugio è grande, perché offre quaranta posti letto con doccia. Oltre a servire il Cammino celeste, serve anche escursionisti e amanti della montagna. L’afflusso di persone è cresciuto negli anni, specie nell’ultimo e le prospettive sono buone, visto che di recente il Cammino celeste ha trovato un po’ di visibilità sulle reti televisive nazionali ». In riferimento al numero reale di passaggi per la Val Cornappo lungo il Cammino, va considerato che diversi pellegrini aggirano il Gran Monte. «I passaggi per il Cammino celeste sono sull’ordine dei 600, perché in tanti aggirano il Gran Monte, specie nelle giornate di maltempo».

A ogni modo, Carloni non nasconde la necessità di alcuni accorgimenti per migliorare il servizio agli ospiti. «Quando si parla di fare funzionare il rifugio, va considerato che è raggiungibile solo a piedi, con alcuni oneri elevati, ad esempio il trasporto dei materiali pesanti in elicottero. Per ogni giorno di gestione, inoltre, vanno portati a piedi 15-20 kg di materiali deteriorabili. Si tratta di tre-quattro ore di cammino da Monteaperta o di un’ora e un quarto da Tanamea, lungo un’altra via. Per questo speravamo in una teleferica, non realizzata». Potendo trovare degli interessati, la struttura potrebbe anche dare lavoro a più persone: «C’è tutto: l’acqua calda con la legna, le docce… Se ci fosse un interessato, il Gruppo Alpini sarebbe disposto a dare il rifugio in gestione, ad esempio a una famiglia, che vi restasse per quattro mesi. Se qualcuno salisse tre volte a settimana per portare il materiale o se funzionasse una teleferica, sarebbe l’ideale», ritiene il capogruppo.

Secondo Carloni, per un pieno sviluppo dell’attrattività del Cammino celeste sarebbe, però, necessario risolvere anche alcune criticità, anzitutto la cartellonistica carente, nonché la scarsità di infrastrutture e posti letto in alcune tappe: «Il rifugio può ospitare fino a 40 persone, ma non credo che verso Pulfero, Masarolis, Prossenicco o Montemaggiore la capacità ricettiva sia molto elevata. Servirebbe un aumento dei posti letto e dei servizi a fondovalle».

https://www.dom.it/slovenske-kraje-povezuje-nebeska-pot_le-nostre-valli-nel-cammino-celeste/

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I bambini bilingue hanno una marcia in più, anche da adulti

I bambini che vivono in un contesto bilingue imparano più in fretta

Per bilinguismo si intende la capacità di potersi esprimere in due lingue diverse. Oggi nelle scuole è diventata pratica comune l’insegnamento di più lingue straniere sin dalla tenera età. Ma chi ha il “privilegio” di crescere in una famiglia bilingue, possedendo dunque la capacità di esprimersi in lingue diverse sin da quando è piccolo, gode di non pochi vantaggi negli anni a seguire.
Un nuovo studio ha infatti dimostrato che, già a soli sei mesi d’eta, i bambini che sono esposti a più di una lingua hanno un vantaggio rispetto ai loro coetanei monolingue: imparano più in fretta.
Questi i risultati dello studio, condotto dai ricercatori della National University di Singapore e dall’Istituto per le Scienze Cliniche di Singapore, in collaborazione con i diversi ospedali della città per verificare più da vicino i vari effetti del bilinguismo.
La scelta, oltretutto, non è stata casuale: Singapore è infatti una delle città con il maggior numero di famiglie bilingue rispetto ad altri paesi. Il che ha reso possibile a medici e scienziati un più facile accesso ai giovani di cui avevano bisogno per la loro ricerca.
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I risultati della ricerca per mezzo dell’assuefazione visiva

Lo studio è stato condotto su 114 bambini di sei mesi d’età, ai quali è stata ripetutamente mostrata l’immagine di un peluche a forma di orso e di lupo.
Una volta perso l’interesse per questa immagini, ai bambini venivano mostrate nuove immagini con altri animali. Lo scopo del test, che segue la tecnica della cosiddetta “assuefazione visiva“, era quello di misurare in quanto tempo i bambini si annoiano di fronte alla stessa immagine.
Ebbene, i bambini cresciuti in un ambiente bilingue si sono mostrati annoiati nei confronti della prima immagine in modo più rapido, sviluppando invece maggiore interesse per le immagini del peluche successive che ancora non avevano visto.

Quoziente intellettivo più elevato e capacità cognitive più sviluppate

Secondo i risultati di questa ricerca i bambini bilingue di sei mesi hanno già le basi per sviluppare delle capacità cognitive in modo più rapido rispetto ai coetanei monolingue. E questi effettivi non erano specifici per una lingua in particolare, ma sono stati riscontrati allo stesso modo in tutti gli abbinamenti linguistici studiati.
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Perchè i bambini bilingue imparano più in fretta?

Secondo i ricercatori ciò avviene perchè i bambini bilingue hanno una maggior capacità di elaborare le informazioni perchè sono abituati ad affrontare delle sfide. Non solo devono imparare due lingue contemporaneamente, con una ridotta esposizione ad ogni vocabolario, ma devono anche riuscire a distinguere tra le due senza mischiare le parole.
Questa efficenza, questo “esercizio mentale”, pone loro le basi per conseguire maggiori capacità cognitive quando diventano più grandi e per il resto delle loro vite.

Le dichiarazioni di Leher Singh, a capo della ricerca

Leher Singh, docente del Dipartimento di Psicologia presso la National University, nonchè autore della ricerca, a tal proposito ha dichiarato:
“Per gli adulti l’apprendimento di una seconda lingua può essere lungo e laborioso. A volte proiettiamo questa difficoltà anche sui nostri bambini, immaginando uno stato di grande confusione se due lingue diverse si accavallano nelle loro testoline. Tuttavia, un gran numero di studi ci hanno dimostrato che i bambini siano invece ben predisposti ad affrontare le sfide di acquisizione di due lingue diverse e, di fatto, possono beneficiare di questa capacità anche per il resto della vita…”
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Mentre studi precedenti si erano concentrati sui vantaggi che i bilingue potevano godere a livello di competenza linguistica, lo studio di Singh e dei suoi collaboratori si è concentrato maggiormente nella relazione che potesse esserci tra il conoscere più di una lingua madre e le capacità cognitive in generale.
Che ne pensate di questo risultato? Avete riscontrato qualcosa di analogo con i vostri bambini?
Daniela Bella
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Va recuperata la bellezza del territorio per ritrovare il senso del bene comune

D0gIbluXcAALanAAnche dove c’è bruttezza, puoi trovare bellezza. Quella bellezza che è costituzionalizzata implicitamente nella nostra Grande Carta, ma se ne propose l’integrazione, espressa. Si deve ripartire dalla bellezza, dalla bellezza del territorio, spazzando via brutture, per recuperare quel senso del bene comune che abbiamo con grande colpa smarrito. Passo, dopo passo. mb

da https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/03/va-recuperata-la-bellezza-del.html?spref=fb&fbclid=IwAR057aQdGBhRynwuAs3S_MUky8OoEG1SjjRy-nDPLhBcsvcAAeOExCMvmAg

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Quanto è utile la capacità di coinvolgere

7pust-Marsin-300x300Il Pust, per la gente delle vallate, è diventato nel corso di lunghi secoli una sorta di mito fondativo della comunità. Riti arcaici, sulle cui origini si possono fare solo supposizioni. Celebrazioni del passaggio dalla vita alla morte e viceversa. Del risveglio della natura, degli auspici di fertilità. Figure apollinee e dionisiache che coesistono con l’avvento di simboli cristiani. E che raccontano per immagini, suoni e simboli ciò che è stata – e ciò che è – questa comunità di confine.

Assistere alla sfilata dei gruppi a San Pietro è stata, per molti valligiani, l’occasione per riallacciare i fili emotivi dell’appartenenza. In un legame più profondo e diffuso di quello che possono stabilire convention, libri e giornali locali. Il merito di aver portato tanta gente a San Pietro domenica scorsa e di aver ravvivato una tradizione che rischiava di sbiadire progressivamente va, in primis, all’associazione dei Bancinari. Per il quarto anno consecutivo hanno messo a disposizione della comunità delle valli tempo libero, energie e capacità per realizzare un evento che si è dimostrato anche un’ottima occasione di promozione del territorio.

Con una novità in più, in questo 2019, rispetto agli anni passati. Oltre al coinvolgimento dei Comuni delle valli del Natisone, il Pust è stato organizzato anche grazie alla collaborazione dell’organizzazione slovena Skgz e dell’Istituto per la cultura slovena di San Pietro. Un coinvolgimento che, evidentemente, ha portato i suoi frutti. Non solo per il successo dell’evento, ma anche perché ha significato un ulteriore passo in avanti verso l’uscita dalla conflittualità del recente passato. Un processo necessario per rinsaldare ancora più strettamente il senso di appartenenza alla comunità.

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Il cibo biologico è più sano?

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https://www.ilverdemondo.it/it

O è un ‘lusso’ inutile? Ecco cosa ne dice la scienza. Mentre in Italia si discute la legge quadro

Dall’ospedale alla salute. Ho letto con grande interesse un approfondimento che desidero segnalarvi. Il cibo biologico è un valore oppure è soltanto un modo per farvi spendere di più? La questione non si presta a una risposta banale. Una sintesi la potete leggere qua.https://it.businessinsider.com/il-cibo-biologico-e-piu-sano-o-e-un-lusso-inutile-ecco-cosa-ne-dice-la-scienza-mentre-in-italia-si-discute-la-legge-quadro/

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Una manciata di voti sovrani

Dai banchieri lobbisti che agiscono nelle segrete stanze di Bruxelles, seguendo una sequela di capillari scie chimiche, fino ai sovvertitori della volontà del popolo sovrano della sala stampa di Sanremo. La narrazione contro le caste e i poteri forti era il principale collante ideologico (eh già, le mai dome ideologie che tutti continuano a dare per morte) della coalizione di governo, soprattutto per i 5 stelle. Nemici del popolo, una serie di elite scontornate. Dalla parte del popolo, i cittadini onesti eletti in Parlamento.
Il voto sulla piattaforma Rousseau, ha spazzato via buona parte di questa storiella. Non solo perché si concede l’immunità a uno che fa parte della casta da una vita e che guida il partito più vecchio d’Italia. Non solo perché si è scelto di salvare il governo e le poltrone di fronte al calo dei consensi in questa sondaggiocrazia spinta in cui viviamo da decenni. Non solo perché la stessa piattaforma appartiene a un gruppo editoriale che riceve donazioni dei parlamentari 5 stelle (pagati pur sempre da tutti i contribuenti) per 98mila euro al mese, senza controlli anticorruzione, che finanziamenti all’editoria levatevi. Non solo perché si è scelto di ricorrere alla piattaforma (già brillantemente ribattezzata Ponzio Pilato srl) invece di assumersi le responsabilità della decisione. E nemmeno solo perché la stessa piattaforma è stata più volte hackerata a certificarne la scarsissima sicurezza e quindi il possibile intervento di manine sui risultati.
Ma anche perché, finalmente, qualcuno ha constatato che a votare sono state 52.417 persone sui 10milioni 732mila e rotti voti che ha preso il Movimento alle ultime elezioni. Una piccolissima elite di eletti, guidati da un’ancor più ristretta cupola di direttori. E che per di più si è divisa 59% a 41%.
Alla faccia della volontà generale della filosofia di Rousseau.
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Arturo Malignani

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dal sito dell’Ist.Malignani

1 gennaio 1889: 130 anni fa Udine scopre l’illuminazione elettrica di Arturo Malignani

Tra le prime città al mondo, il 1 gennaio  1889 Udine scopre un modo diverso di illuminare le proprie vie cittadine:  i vecchi lumi a gas sono sostituiti con la nuova tecnologia innovativa delle lampade ad incandescenza progettate e costruite da Arturo Malignani.Lo scienziato friulano brevettò l’invenzione nel 1894,  cedendone  successivamente i diritti ad Edison.

Per celebrare l’evento, l’Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana AEIT – in collaborazione con l’istituto – ha programmato un convegno per la prossima primavera.

da http://www.malignani.ud.it/comunicazioni/news/1-gennaio-1889-130-anni-fa-udine-scopre-l%E2%80%99illuminazione-elettrica-di-arturo

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Arturo Malignani in un ritratto dello studio Pignat (Udine, Civici musei, Fototeca).

Arturo Malignani nacque a Udine il 4 marzo 1865 e morì  il 15 febbraio 1939 a Udine.E’ stato imprenditore,inventore nel campo dell’illuminazione elettrica.Studiò all’Accademia di Venezia ,lavorò come pittore e fotografo a Udine.Il padre Giuseppe, originario di Torreano di Cividale,dopo aver divorziato dalle prima moglie sposò Carolina Ruggeri  dalla quale nacque Arturo.Il padre aveva un laboratorio di fotografia e il piccolo Arturo si cimentò in esperimenti chimici,ottici e fotografici.Dopo la morte del padre(1868)fu seguito dalla sorella Adele nata dal primo matrimonio del padre.Erano gli anni della 2°Rivoluzione industriale in Europa e in Italia che portò l’illuminazione elettrica.Si iscrisse alla Facoltà di scienze naturali di Padova ,ma la lasciò dopo un anno.Si trasferì a Milano al Politecnico e si iscrisse alla facoltà di ingegneria diretta da Colombo Giuseppe collaboratore di Edison. Affascinato dagli applicazioni tecnico-elettroniche di Edison, lasciò l’università e si concentrò sulla sperimentazione delle lampadine ad incandescenza.
Visto successo ottenuto, diversi negozi e fabbriche decisero di passare al sistema d’illuminazione da lui prodotto, che venne adottato fra gli altri dal Cotonificio udinese, dalla fabbrica di Lane Rossi di Schio e dal ristorante “Al Vapore” di Venezia. Conquistati i primi clienti, grazie al contributo di tre finanziatori (fra i quali la sorella Adele) venne fondata la Arturo Malignani & Co., con stabilimento presso casa Malignani: fabbrica di lampade, accumulatori, motori elettrici, dinamo ed altri accessori elettrici. nel febbraio del 1888 l’appalto venne concesso alla ditta Volpe&Malignani Snc, creata appositamente per l’occasione, che aveva per soci il cavaliere Marco Volpe e lo stesso M. Avviata, nel gennaio seguente, l’illuminazione della città, M. si pose subito all’opera per risolvere due problemi chiave alla base del buon funzionamento degli impianti d’illuminazione: l’annerimento della parete interna del bulbo delle lampade e la breve durata del filamento incandescente…
fonte http://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/malignani-arturo/