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L’esercizio fisico aumenta la memoria come la caffeina — ORME SVELATE

Brevi periodi di esercizio aerobico possono migliorare la memoria di lavoro tanto quanto la caffeina. Inoltre, l’esercizio fisico può aiutare a contenere gli effetti negativi dell’astinenza da caffeina, come affaticamento, mal di testa e cattivo umore.

L’esercizio fisico aumenta la memoria come la caffeina — ORME SVELATE
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Grandi incompiute in Fvg, vent’anni di progetti sognati e buttati via

Grandi incompiute in Fvg, vent’anni di progetti sognati e buttati via

Anno nuovo, vita nuova e tanti progetti nel cassetto da realizzare, ma torniamo per un attimo con la memoria al 2000. A distanza di vent’anni non tutti i buoni propositi sono andati in porto. Vediamo i principali successi e i fallimenti.

RIFORMA SANITARIA
In Friuli Venezia Giulia il tema della riforma sanitaria è ricorrente, ma il 6 dicembre scorso, regalo di San Nicolò, si è arrivati a una soluzione. L’Aula ha approvato la nuova legge, superando quelle precedenti del 2006 e del 2015. Questo nuovo impianto normativo vuole dare un ordine al sistema della Sanità regionale attraverso la diminuzione del numero delle Aziende, spostando l’attenzione al tema della salute, non solo a quello prettamente sanitario.
Con il testo approvato s’interviene, inoltre, sulla programmazione. Nel documento si fa riferimento all’integrazione sociosanitaria territoriale, al nuovo ruolo dei distretti, alla centralità delle farmacie nell’ambito dell’erogazione dei servizi e a una forte cooperazione tra le Aziende e i Comuni in un’ottica di prossimità alle esigenze dei cittadini. Ma, soprattutto, al ruolo attivo dei pazienti e delle famiglie per favorire i progetti personalizzati e la domiciliarità dell’assistenza.
Tramite il modello ‘hub e spoke’ si pongono le basi per una progressiva differenziazione delle attività delle sedi ospedaliere, per evitare doppioni e sviluppare i settori per i quali si registrano fuga di pazienti o lunghe liste d’attesa.
La grande novità sta nell’aumento dello spazio lasciato ai privati, il quale sarebbe finalizzato al contenimento dei tempi di attesa, all’integrazione dell’attività di ricovero e al supporto del sistema pubblico di assistenza in aree territoriali di difficile sostenibilità.

NUOVI OSPEDALI, NATI VECCHI 
Prima della fine dell’anno hanno raggiunto una soluzione anche i progetti per i nuovi ospedali di Pordenone e Udine.
Non è andata in porto soltanto la riforma sanitaria, infatti. Il cantiere dell’ospedale di Pordenone, avviato nel 2012 e rimasto in letargo per quasi una decina d’anni, proprio prima di Natale ha visto l’approvazione dello stanziamento regionale di quasi 50 milioni di euro, da dividere appunto tra il nosocomio e la Cittadella della salute. I due progetti non rimarranno una scatola vuota, come ha affermato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. La parte più consistente delle risorse sarà utilizzata per dotare il Santa Maria degli Angeli di nuove attrezzature tecnologiche (circa 37 milioni), mentre la parte rimanente servirà per l’acquisto di arredi e infrastrutture telematiche e per la comunicazione.
A Udine, lo scorso 16 dicembre è stata posata la prima pietra del nuovo padiglione. E’ previsto che il nuovo cantiere, che comprende il terzo e quarto lotto, sarà chiuso entro il 26 novembre 2022. L’edificio in costruzione, che si svilupperà su sette piani, di cui due interrati, per oltre 56mila metri quadri, completerà l’offerta sanitaria del Padiglione 15, in particolare con la realizzazione del nuovo Pronto Soccorso, della Medicina d’urgenza, della Cardiologia, della Cardiochirurgia, della Chirurgia specialistica e delle Neuroscienze.
Purtroppo, però, lo scorso mese si sono verificate infiltrazioni nel livello interrato e al terzo piano nell’area delle chirurgie. I danni agli impianti sono più gravi del previsto. Sono stati stanziati 120 mila euro per il ripristino dei lavori, ovviamente nel 2020.
Già nel 2018 si erano verificate perdite nel primo e secondo lotto. Il motivo è semplice. La costruzione, cominciata nel 2006, è durata undici anni. L’effettivo utilizzo è partito nel dicembre 2013. Il deterioramento da disuso è fisiologico, ci aveva spiegato l’allora direttore generale.

LAVORI SEMPRE IN CORSO
Nella notra regione le strade non corrono tutte lunghe e dritte, come cantava Francesco Guccini.
La Cimpello-Sequals, inaugurata nel 1998, doveva portare fino a Gemona. In due decenni l’arteria ha stroncato parecchie vite e si è trasformata in un vero incubo per gli automobilisti. D’altra parte, questa strada è l’unica per raggiungere la parte a Nord del Friuli Occidentale. Senza di essa, infatti, auto e camion dovrebbero percorrere un tracciato ben più lungo, per arrivare a Zoppola, San Giorgio della Richinvelda, Spilimbergo, fino a Sequals appunto. La scorsa estate, però, è stato bocciato ogni progetto di prolungamento.
Si parla ormai da trent’anni del completamento dell’ultimo pezzo della tangenziale Ovest che riguarda in particolare i comuni di Pasian di Prato e Campoformido, al momento sotto l’assedio del traffico. Già nel 2011 comitati spontaneo di cittadini protestavano per l’inquinamento. Ma non c’è ancora una soluzione.

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Ecco il primo Dom del 2020

Nella prima uscita del 2020, il quindicinale Dom mette in evidenza il libro «Rojaki-Pol stoletja sodelovanja med beneškimi in posoškimi Slovenci» edito dalla cooperativa Most in occasione del 50° incontro di inizio anno tra gli sloveni della provincia di Udine e del Posočje. Nel gennaio 1971 nella trattoria Štih di Staro selo si incontrarono otto rappresentanti del comune di Tolmin (che allora comprendeva anche Kobarid e Bovec) e otto operatori culturali e sacerdoti delle valli del Natisone e del Torre. Lo scopo era di coinvolgere nel dialogo tra Italia e Jugoslavia (in questa parte del confine a tirare le fila erano i Comuni di Cividale e Tolmin) la comunità slovena della provincia di Udine, fino a quel momento trascurata. Sicuramente quelle sedici persone, decise a rinnovare, nonostante gli allora due sistemi politici ed economici tra essi antagonisti, la millenaria collaborazione tra le genti dei due versanti del Matajur, Stol, Kolovrat, Canin e Predil, bruscamente interrotta dopo la seconda guerra mondiale, mai si sarebbero nemmeno sognati che un paio di decenni più tardi le loro valli si sarebbero trovate insieme nell’Europa unita e senza confini, con una Slovenia stato indipendente e sovrano. Lo storico Giorgio Banchig scrive: «Quando i confini sono caduti, quegli uomini erano commossi, quasi increduli, tuttavia più preparati degli altri a vivere nella nuova Europa e a comprendere il profondo significato del poter attraversare il confine senza doversi fermare a mostrare i propri documenti e a dichiarare i propri acquisti. Quegli uomini avevano sognato quel momento, avevano operato affinché giungesse, gli avevano preparato la strada». Ecco gli altri argomenti trattati dal Dom. Editoriale: Collaborazione da rafforzare. Vita religiosa: il papa afferma che la la pace è un cammino di speranza e riconciliazione. Storia e cultura: Siamo liberi finché conserviamo la lingua slovena e le nostre tradizioni. Approfondimento sull’ecologia: il dato di fatto è che non esiste la bacchetta magica. Valli del Natisone: nei contributi dei Comuni alle associazioni lo sport fa la parte del leone; monito dal Dan emigranta: se non ci saranno abitanti morirà anche la lingua slovena; nei concerti di Avvento e Natale sorrisi e canti nella lingua dei nostri paesi da Ugovizza a Masarolis. Valli del Torre: Pradielis perde il negozio, Taipana spera di riaverlo. Valcanale: con la buona volontà e il sorriso si possono far rivivere le tradizioni. Resia: dalle Stelle d’argento scintille di spiritualità e volontariato. Valle dell’Isonzo: dagli aghi ai cateteri, il sessantesimo anniversario della fabbrica TIK di Kobarid. Sport: un pareggio per la Valnatisone che non vince dal 3 novembre.https://www.dom.it/ne-prezrite-prvega-doma-v-letu-2020_ecco-il-primo-dom-del-2020/

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Autostrade, tra le gallerie a rischio c'è anche la 'Tarvisio'

C’è anche una galleria che sorge lungo la A23 Udine-Tarvisio tra le 200 ritenute a rischio dal Ministero dei Trasporti. Si tratta della ‘Tarvisio’, lunga oltre 2.200 metri e situata al km 114 dell’arteria, l’unica in regione gestita da Autostrade e non da Autovie Venete. E’ quanto si legge sui quotidiani La Stampa e Repubblica in edicola oggi, che citano il dossier del Ministero finito negli atti dell’inchiesta sul crollo del tunnel Bertè in Liguria.

Per la ‘Tarvisio’ non sono segnalati problemi di sicurezza strutturale, ma mancati adeguamenti alla direttiva europea in caso di incendio.

Delle 200 opere considerate da ristrutturare, non avendo sistemi di sicurezza, vie di fuga, corsie di emergenza ed essendo soggette a infiltrazioni di acqua, 105 insistono sulla rete di Autostrade, 90 fanno riferimento ad altre società.

Autostrade per l’Italia ha diffuso una nota in cui indica come sulla rete l’adeguamento di tali impianti sia in corso e in alcuni casi già concluso. Per le rimanenti gallerie, invece, la società rende noto che i lavori sono in corso di aggiudicazione.

Autostrade ha, inoltre, fatto sapere che il 30 aprile, come richiesto dalla commissione permanente sulle gallerie del Ministero delle infrastrutture e Trasporti, ha attivato una serie di misure compensative per garantire un livello di sicurezza e prevenzione pari o maggiore rispetto a quello che si otterrà alla fine degli adeguamenti in corso. https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/autostrade-tra-le-gallerie-a-rischio-c-e-anche-la–tarvisio-/2/212796

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E' tutto solo un fottutissimo folclore

Apri bar riempiendolo di robe fasciste? E’ folclore. Fai raduni con saluti fascisti? E’ folclore. In spiaggia metti motti fascisti? E’ folclore. Accogli reduci e simpatizzanti del ventennio maledetto con il saluto fascista?  Negli stadi fai saluti fascisti. Neanche a dirlo. E’ folclore. A quando la definizione del fascismo come folclore? Per la Treccani il “termine ‘folklore’ designa sia un complesso generico di materiali della tradizione (miti, leggende popolari, racconti, proverbi, indovinelli, superstizioni, giochi, ecc.) trasmessi oralmente o con l’esempio da persona a persona, sia lo studio scientifico di tali materiali”. Tradizioni, mite, leggende popolari. Viene in mente a livello sociologico un po’ quello che succede in Sicilia dove anche il bandito e criminale Giuliano che con la sua banda si rese responsabile della prima strage di stato italiana dopo la fine della seconda guerra mondiale, la strage di Portella della Ginestra, viene ridotto a rango di folclore. Si tratta chiaramente di contesti diversi ma in comune c’è, chiamalo se vuoi, il solito… folclore. E’ tutto un folclore. La storia non la si scrive nei tribunali, non la si deve scrivere nei tribunali, ma diamine, più tamburelli e tarantelle e cantastorie per tutti, allora. Tanto, è solo un fottutissimo folclore. 
mb

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Udine, chiude i battenti il Caffè dei libri

Il “Caffè dei libri” di via Poscolle a Udine, che ha unito l’offerta di cibo e bevande con la possibilità di leggere e acquistare volumi, chiude i battenti. Lo hanno annunciato su Facebook i titolari, Luca Delmedico ed Elisa Cignini, con un post dal titolo inequivocabile: “The end”.

“Cari Amici – hanno scritto rivolgendosi ai quasi 10.000 followers della pagina -, il Tribunale di Udine, nella giornata di ieri, 13 gennaio, ha dichiarato il nostro fallimento. Il Caffè dei Libri, quindi, resterà chiuso, ma ci auguriamo per poco: speriamo, infatti, che una nuova proprietà possa far rinascere quello che è un progetto vivo, emozionante, positivo”.

Il locale era aperto dal 2015, da quando Delmedico e Cignini hanno realizzato quello che per loro era un sogno: aprire un bar-ristorante-libreria-galleria d’arte sulla falsariga dei bookstore americani. Ora quel sogno si è infranto, ma non senza lasciare qualcosa di positivo: “In questo percorso difficile, snervante, bellissimo ci siamo arricchiti del vostro affetto, delle vostre intelligenze, delle vostre opere” hanno scritto i titolari ai loro affezionati clienti.

“Ci scusiamo, infine, con tutti i creditori che, pazientemente o meno, hanno atteso invano il saldo delle loro spettanze: abbiamo provato con ogni mezzo a far fronte a situazioni imprevedibili e più grandi di noi, e lo abbiamo fatto fino alla fine, trovando un compratore che avrebbe risolto, seppur parzialmente, i problemi di tutti. Ma evidentemente, per il Tribunale non è stato abbastanza”, concludono i titolari.

Stessa sorte anche per l’omonimo locale di Trieste, posizionato in via San Lazzaro 17, sulla cui pagina Facebook compare lo stesso messaggio.

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Il 17 gennaio a Kobarid-Caporetto presentazione libro

Venerdì17 gennaio, al Museo di Kobarid (Gregorčičeva ulica, 10) Igor Jelen, professore di Geografia politica ed economica dell’Università di Trieste, presenterà, alle 18, il libro «Rojaki-Pol stoletja sodelovanja med beneškimi in posoškimi Slovenci»; saranno presenti anche gli autori Giorgio Banchig, Zdravko Likar ed Ezio Gosgnach. Nel gennaio 1971 nella trattoria Štih di Staro selo si incontrarono otto rappresentanti del comune di Tolmin (che allora comprendeva anche Kobarid e Bovec) e otto operatori culturali e sacerdoti delle valli del Natisone e del Torre. Lo scopo era di coinvolgere nel dialogo tra Italia e Jugoslavia (in questa parte del confine a tirare le fila erano i Comuni di Cividale e Tolmin) la comunità slovena della provincia di Udine, fino a quel momento trascurata. Sicuramente quelle sedici persone, decise a rinnovare, nonostante gli allora due sistemi politici ed economici tra essi antagonisti, la millenaria collaborazione tra le genti dei due versanti del Matajur, Stol, Kolovrat, Canin e Predil, bruscamente interrotta dopo la seconda guerra mondiale, mai si sarebbero nemmeno sognati che un paio di decenni più tardi le loro valli si sarebbero trovate insieme nell’Europa unita e senza confini, con una Slovenia stato indipendente e sovrano. Il cinquantesimo impone, oltre ai giustificati festeggiamenti, una domanda: questi incontri hanno ancora senso? La risposta, affermativa, si trova nel libro «Rojaki», edito per l’occasione dalla cooperativa «Most».  Lo storico Giorgio Banchig scrive: «Quando i confini sono caduti, quegli uomini erano commossi, quasi increduli, tuttavia più preparati degli altri a vivere nella nuova Europa e a comprendere il profondo significato del poter attraversare il confine senza doversi fermare a mostrare i propri documenti e a dichiarare i propri acquisti. Quegli uomini avevano sognato quel momento, avevano operato affinché giungesse, gli avevano preparato la strada». Gli fa eco Zdravko Likar, organizzatore degli appuntamenti dal 1980 al 2016: «L’incontro del gennaio 2020 non deve essere l’ultimo, ma deve stimolare le nuove generazioni a una collaborazione e amicizia ancora più stretta tra la popolazione di entrambi i versanti del Kolovrat, Matajur, Stol e Canin». Da parte sua, il giornalista Ezio Gosgnach fa notare «il sorgere di un problema sconosciuto cinquant’anni fa. Se a livello amministrativo i rapporti sono soddisfacenti e se nel settore economico le aziende e i singoli operatori ben collaborano – spiega – siamo testimoni del venir meno della socialità quotidiana, dell’instaurazione di rapporti di amicizia e della collaborazione tra la popolazione, che hanno caratterizzato quest’area e permesso la “permeabilità” del confine anche nei periodi storici più bui. Frontiere tra la gente non sono mai esistite: da una e dall’altra parte parlava la stessa lingua, aveva la stessa cultura e rispettava le stesse tradizioni. Ora però la conoscenza e l’uso dei dialetti sloveni tra beneciani, resiani e valcanalesi si affievolisce sempre più e, di conseguenza, si alza e consolida una barriera linguistica».https://www.dom.it/v-petek-rojaki-v-kobaridu_presentazione-venerdi-a-kobarid/?fbclid=IwAR2DF-ZhCuQsS3Y9nS3mQTOT7wutut-pvWhxoU-aEE1a4Tbjr_cIfCR36tA

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Il Lunari 2020 friulano dedicato alle minoranze italiane

In distribuzione gratuita alla sede dell’Agenzia.

Il 25 novembre 1999 con l’approvazione della legge 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, la Repubblica italiana riconosceva 12 minoranze linguistiche storiche parlanti idiomi diversi dall’italiano.

Era, di fatto l’inizio di un importante percorso di valorizzazione e tutela che compie ora 20 anni. Per celebrare tutto ciò, l’ARLeF – Agenzia Regionale per la Lingua Friulana -, ha ideato il Lunari 2020, in versione da tavolo, come un viaggio che, mese dopo mese, simbolicamente attraversa l’Italia delle minoranze ricordandone il valore culturale e la lingua, principale custode dell’identità e del senso di appartenenza di un popolo.

Le 12 lingue sono, lo ricordiamo, l’albanese parlato da 100.000 persone in Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania, Molise e Abruzzo; il catalano con i suoi circa 7.500 parlanti in Sardegna; il croato del Molise, con una popolazione di 1.000 unità; il francese diffuso in Valle d’Aosta e Piemonte, con oltre 95.000 parlanti; il francoprovenzale presente tanto in Valle d’Aosta e Piemonte quanto in Puglia e parlato da 70.000 persone; il greco della Puglia e della Calabria, con oltre 10.000 parlanti; il ladino del Trentino Alto Adige e del Veneto, che conta 31.000 parlanti; l’occitano presente in Piemonte, Liguria e Calabria e parlato da 100.000 persone; il sardo che in Sardegna è la lingua utilizzata da un milione di persone; e infine, le 3 minoranze compresenti nella nostra regione: lo sloveno che in Friuli VG conta circa 61.000 parlanti; il tedesco diffuso in Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli e parlato da 361.000 locutori; e, ovviamente, il friulano, con i suoi oltre 610.000 parlanti in 173 Comuni del Friuli e in 3 del Veneto.

Nel Lunari, ogni minoranza è simbolicamente resa attraverso un detto, segnalato all’ARLeF dalle stesse comunità come il più rappresentativo e identificativo, proposto in lingua originale e corredata di traduzione in friulano e italiano.

Stampato in un numero limitato di copie, il Lunari è in distribuzione gratuita presso la sede dell’ARLeF (in Via Prefettura 13 a Udine), fino ad esaurimento. https://www.friulioggi.it/fvg/lunari-2020-minoranze-stato-italiano-arlef-udine-25-dicembre-2019/?fbclid=IwAR2lix728ldHDPXQId2aTGsiohpwFt3FnBPJhce_mxWuDq4jZ1u7XzmR_nw

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La comunità ha bisogno di tradizioni

Usi, costumi e tradizioni, assieme alla lingua, rappresentano una parte fondamentale e irrinunciabile dell’identità della comunità slovena in Friuli Venezia Giulia, da Tarvisio a Muggia. Da questo presupposto è nato il progetto Tradizioni comuni e particolari degli sloveni in Italia realizzato dall’associazione don Eugenio Blanchini con il supporto della Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso.L’iniziativa ha avuto una risposta eccezionale, tanto che solo una piccola parte del materiale raccolto potrà essere utilizzato e già si rende necessario pensare a ulteriori progetti in questo campo, è stato sottolineato, nella conferenza stampa di presentazione, tenutasi nella sede dell’associazione don Blanchini a Cividale lo scorso 9 dicembre, da parte del presidente, Giorgio Banchig, e dal coordinatore, Albert Devetak.Basta scorrere l’elenco dei partner per capire quanto l’iniziativa abbia coinvolto l’intero territorio di insediamento della minoranza slovena. Nel settore culturale: l’associazione Don Mario Cernet della Valcanale, l’Istituto per la cultura slovena di San Pietro al Natisone, la cooperativa editrice Most di Cividale, il gruppo Mladi v odkrivanju skupnih poti di Trieste, il centro culturale Lojze Bratuž dei Gorizia, il circolo Anton Gregorčič di Trieste, la Kmečka zveza/ Associazione agricoltori, l’Arcs Jadro di Monfalcone e la Biblioteca nazionale slovena e degli studi di Trieste. I Comuni di Stregna, Savogna, San Pietro al Natisone, Grimacco e Malborghetto-Valbruna. Gli istituti comprensivi scolastici di Doberdò del Lago e bilingue Paolo Petricig.Il progetto, del valore di 27 mila euro, dei quali 22.225 finanziati dalla Regione, intende da un lato porre l’accento sugli elementi comuni degli usi e costumi della comunità slovena, dall’altro mettere in evidenza le diversità, che gli arricchiscono ulteriormente. In definitiva, l’obiettivo è di valorizzare il patrimonio linguistico, storico e culturale e salvare così dall’oblio un’importante parte della tradizione popolare.Nel concreto, il progetto, riconoscibile tramite un logo ideato da Moreno Tomasetig, consiste nella realizzazione di un video in sloveno con sottotitoli in italiano, tedesco e inglese, che sarà presto disponibile su internet. Lo stesso video sarà proiettato pubblicamente in varie località della regione. Ci sarà anche un videospot di lancio. È in preparazione pure un opuscolo.In conferenza stampa è stato sottolineato come sia stato posto un particolare accento sul legame con il territorio, e per questo siano state invitate alla collaborazione le associazioni della minoranza, e come si sia voluto dare importanza all’inclusione di giovani nella realizzazione delle varie attività.La realizzazione del video è stata affidata a Giacinto Iussa, esperto nella realizzazione di prodotti multimediali (in questo campo ha conseguito importanti riconoscimenti a livello nazionale) con il supporto di Daniel Peteani, studente di Scienze tecnologiche e multimediali presso l’Università di Udine, che si è già cimentato con successo in simili attività. A Ilaria Bergnach, che sta concludendo gli studi presso il dipartimento di Etnologia e antropologia culturale della facoltà di Filosofia dell’Università di Lubiana, è stato affidato il compito di supervisione e sintesi dei dati raccolti.Un contributo molto importante all’attività progettuale lo sta dando lo stesso presidente dell’associazione don Blanchini, lo storico e giornalista Giorgio Banchig, che ha per lungo tempo svolto attività di ricerca proprio sugli usi e costumi della minoranza slovena con particolare riguardo alla Benecia. https://www.dom.it/identita-skupnosti-potrebuje-obicaje_la-comunita-ha-bisogno-di-tradizioni/

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Senza telefoni fissi a Lusevera

Gravi disagi a Lusevera/Bardo per un guasto che, ben oltre un mese fa, nei primi giorni di novembre, ha danneggiato in maniera grave una centralina fondamentale per il funzionamento della rete della telefonia mobile privata. Da allora, una decina di famiglie, tutte residenti nella frazione di Lusevera, che è il capoluogo dell’Alta Val Torre/Terska dolina, non possono utilizzare gli apparecchi fissi.

Diverse sono state le comunicazioni intercorse tra gli utenti e Telecom. La compagnia telefonica si è scusata per il protrarsi del disservizio facendo sapere che il problema non è di facile risoluzione e che le operazioni di riparazione saranno eseguite quanto prima. Il disagio è notevole perché a rimanere senza telefono fisso sono quasi tutte persone anziane che non dispongono di un telefono cellulare e che non sanno neanche utilizzarlo.

I parenti dei pensionati rimasti senza linea telefonica denunciano questa situazione che può avere dei risvolti gravi sotto il profilo sanitario: in caso di emergenza, per un malore o per qualsiasi altro tipo di necessità medica urgente, gli anziani non possono chiamare tempestivamente i soccorsi tramite il Numero unico di emergenza, il Nue 112, o neanche contattare un amico o un parente, sempre alzando la cornetta di casa.

La comunità locale, molto unita, sta cercando di ovviare a questo problema, con una «sorveglianza di vicinato» che garantisca un minimo di sicurezza a chi vive solo ed è malato, anziano o molto anziano.

È la prima volta che a Lusevera/Bardo si verifica un danno così grave sulla linea fissa e per un tempo così lungo.

Diversi disagi si erano già verificati sulla linea mobile e continuano a verificarsi, in particolari condizioni meteo avverse che danneggiano i ripetitori delle compagnie.

Purtroppo la borgata più lontana, già nel comune di Resia/Rezija, Uccea/Učja, soffre cronicamente per la totale carenza di copertura. Qui non si può telefonare se non con un telefono satellitare. I telefoni fissi periodicamente non funzionano. (Paola Treppo) https://www.dom.it/bardo-brez-fiksnih-telefonov_senza-telefoni-fissi-a-lusevera/