Il Friuli ingegnoso

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Artigiani del legno in Friuli

https://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/artigiani-del-legno-in-friuli_44199.shtml

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Successo a Pordenone

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«Lasciare pulito. Non siamo a Napoli». E scoppia la polemica

Tre cartelli sono apparsi su alcuni bidoni della città Il sindaco: «Iniziativa di un cretino»
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Tutti vogliono essere protagonisti anche in senso negativo!L’autore del video postato su fb ha scatenato la rete friulana e napoletana.Male ha fatto chi ha messo i cartelli sui bidoni,ma anche chi lo ha diffuso.Tutto ciò,opera di una persona che voleva essere protagonista e che ha scatenato la bufera,ne parlano i giornali,le tivù…
Invito a riflettere bene prima di scrivere o diffondere video in rete,c’è troppa gente che non si rende conto che al giorno d’oggi ciò che è postato fa il giro del mondo in gran velocità.Pordenone non è una città razzista,ma questi episodi non aiutano il buon nome di Pordenone.

Il clochard

https://video.gelocal.it/ilpiccolo/instant-articles/mesej-ecco-il-clochard-a-cui-il-vicesindaco-di-trieste-polidori-ha-gettato-via-le-coperte/103945/104389

Mesej Mihaj, 57 anni, arrivato dalla Romania a Trieste il 12 ottobre dello scorso anno, è il clochard che, a sua insaputa, è diventato il senzatetto più conosciuto d’talia, dopo che il vicesindaco di Trieste Paolo Polidori ha lanciato nelle immondizie le sue coperte, vantandosi poi su Facebook.  In una video-intervista di Andrea Pierini e Andrea Lasorte dall’hotel Transilvania, a Fernetti, nel comune di Monrupino (Trieste), dove è ora ospite, Mesej racconta la sua storia. Spiega come è finito a Trieste in autunno, mentre stava viaggiando per raggiungere la famiglia in Francia. Ha perso i documenti o forse glieli hanno rubati: è stato quindi accolto in un centro di accoglienza del capoluogo giuliano. Il suo vagabondare è iniziato quando “dopo 5 giorni sono stato mandato via: mi hanno detto che non avevo la residenza”

Natale ortodosso

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https://www.wikiwand.com/it/Tempio_serbo-ortodosso_della_Santissima_Trinit%C3%A0_e_di_San_Spiridione

Quest’anno, per la prima volta, gli abeti natalizi nelle piazze triestine resteranno accesi fino al 15 gennaio, in omaggio al Natale ortodosso e in condivisione con le tante persone di fede ortodossa che vivono e lavorano a Trieste. Lo ha deciso oggi il sindaco, Roberto Dipiazza. In precedenza, gli alberi venivano rimossi dopo l’Epifania, stavolta, invece, saranno mantenuti in funzione ancora per una settimana, in occasione del Natale Ortodosso che viene celebrato il 7 gennaio e del successivo Capodanno, il 14 gennaio…ANSA 04-01-2019
fonte https://san-dorligo-della-valle.virgilio.it/ultima-ora/natale_abeti_a_trieste_fino_al_capodanno_ortodosso-57582999.html

Se volete saperne di più leggete qui…https://www.wikiwand.com/it/Natale_in_Russia

PINZA EPIFANICA

Vita Nei Campi da fb  di Roberto Zottar

L’Epifania, “che tutte le feste porta via”, ci rende forse un po’ tristi: via le decorazioni, giù l’albero, in cantina il presepe! Ci rallegra però il falò di inizio anno, tipica tradizione popolare dell’Italia nord-orientale, che in Friuli è detto “pignarûl”, nella Bassa friulana “cabossa”, in Bisiacaria “seima”, nelle provincie di Treviso, Pordenone e Venezia “panevìn” o “panaìn” (da “pane e vino”, in segno di augurio per un anno di abbondanza), ma anche “fogherada”, “bubarata”, “foghèra” o “casèra”. Ma è anche il periodo di un dolce ancestrale, fatto col pane comune raffermo, ma arricchito per propiziare abbondanza e prosperità.
“Pan e vin, ła pinsa soto el camin”. “Pan e vin, la luganega in tel cadin, la pinsa sot le bore, chi che ha pressa, chel core” s’intonava, ma si usa ancora, al bagliore del falò nel Friuli Occidentale. Descrive con accuratezza come era composta la cena tradizionale, la sera del 5 gennaio: salsiccia, polenta, radicchio condito con le “frisse” e per finire la pinza cotta nella cenere, dolce immancabile anche nelle famiglie più povere. Questa torta rustica, dal tipico retaggio contadino, è presente in Friuli, nel Veneto e in alcune vallate del Trentino.
Il suo nome, che è lo stesso del soffice dolce pasquale completamente diverso, si declina da “pintha” lungo il Livenza a “pinze” lungo il Tagliamento, attraverso i vari “pinsa”/”pincia”/”pinse” nella fascia di transizione, Nel Veneto si chiama anche “Pinza dea marantega”, cioè della befana, o ”torta vilàna” e nella zona di Vicenza ”putàna”, nome quantomeno pittoresco forse in riferimento al metodo di cottura o al fatto che accoglieva bene qualsiasi ingrediente pur di diventare apprezzabile. L’etimo di pinza è molto incerto, forse lo stesso di pizza, trattandosi di un dolce piuttosto basso, dal verbo latino “pinsere”, battere, pigiare, infarcire.
Essendo cucina popolare le varianti sono tante quante le famiglie che la realizzavano in base a ciò che avevano a disposizione, ma si possono raggruppare in due tipologie, una più consistente, più pesante e compatta e l’altra, a base di lievito madre, che potremmo diremo meno “gnucca”. Gli ingredienti sono semplici, tipici della tradizione contadina, comunque oggi molto più ricchi che in passato. Vengono impastati insieme a seconda delle ricette: pane raffermo, farine di frumento e di granoturco, latte, zucchero, uova, gherigli di noce, fichi secchi, uva passa, canditi, ma anche zucca, mele, semi di finocchio, strutto o perfino polenta. Un tempo si avvolgeva l’impasto in foglie di verza e si cuoceva sotto la cenere del focolare. Oggi, nell’era dei panettoni industriali, in cui un po’ di saggezza contadina è rimasta, la pinza è anche un pretesto per dare destinazione agli avanzi di frutta secca di cene e cenoni e infatti un tempo si usava anche il grasso del musetto.
Buona Epifania e buona pinza!

L'immagine può contenere: cibo e spazio al chiuso
L'immagine può contenere: cibo
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Ecco le previsioni del vecchio venerando di Tarcento ☹️

da fb

49438604_2259962207388065_6425377611479777280_oPessime notizie dal Pignarûl Grant di Coja, a Tarcento. Il vaticinio emesso dalla lettura del fumo, creato incendiando quello che da sempre è il più grande fuoco epifanico del Friuli, non ha lasciato spazio a dubbi. Secondo la predizione del Vecchio Venerando, il 2019 sarà un anno funesto: “Sarà pieno di difficoltà e sacrifici, oltre che di cambiamento. Si dovrà stare più uniti, volersi bene e aiutarci l’un l’altro”. A memoria negli ultimi anni non ricordiamo una predizione così tetra.
#SpecialeEpifania2019

Questa sera dalle 21.15 alle 22.15 le più belle immagini dalla Messa del Tallero di Gemona, dalla Messa dello Spadone di Cividale e dal Pignarûl Grant di Tarcento.

Segui la diretta in tv sul canale 11 o 511 HD o in streaming sul sito: www.telefriuli.it/streaming.aspx

Non sono una maga ma questa predizione la prevedevo!!!

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foto da http://www.ilgiornale.it/

In questi giorni hanno fatto molto eco i due episodi spiacevoli accaduti a Trieste.Il vice sindaco leghista di Trieste Polidori ha gettato nel cassonetto gli stracci di un clochard che si trovavano sul marciapiede e poi se ne è vantato su fb.Si è giustificato dicendo ch lo ha fatto per il decoro della città.Ovviamente i giornalisti hanno fatto il resto.Ora si chiedono le dimissioni di Polidori. Poteva allertare le associazioni umanitarie,è ovvio che si tratta di una persona fragile che ha bisogno di aiuto.

L’altro episodio è quello della filastrocca della Befana adattata all’attualità,ai migranti ovviamente. E’ il turno di un altro esponente leghista friulano: l’assessore Massimo Asquini, operante nel comune di Monfalcone. Asquini ha approfittato del periodo dell’Epifania per postare una filastrocca che sta facendo molto discutere, dal momento che il testo originale è stato modificato e sostituito con parole riguardanti i migranti.La filastrocca, infatti, recita: ”Il migrante vien di notte, con le scarpe tutte rotte; vien dall’Africa in barcone, per rubarvi la pensione. Nell’hotel la vita è bella, nel frattempo ti accoltella; poi verrà forse arrestato, e l’indomani rilasciato”.In difesa dell’assessore, invece, si è prontamente schierata la sindaca Anna Maria Cisint, facente parte anch’essa della Lega. Alcuni utenti dei social network, appresa la notizia, hanno formulato a loro volta delle nuove filastrocche, ‘rispondendo in rima’ ad Asquini. ‘Il leghista vien di notte…’

Veramente una vergogna…

 

Monfalcone: la filastrocca postata dall’assessore

Massimo Asquini ha detto di non essere il vero autore della composizione (che ha definito come ”uno scherzo in tema con la leggerezza del giorno della Befana”), ma il testo, che afferma di aver copiato dal web, non è certo passato inosservato.

La filastrocca, infatti, recita: ”Il migrante vien di notte, con le scarpe tutte rotte; vien dall’Africa in barcone, per rubarvi la pensione. Nell’hotel la vita è bella, nel frattempo ti accoltella; poi verrà forse arrestato, e l’indomani rilasciato”.

I versi, che anche secondo il quotidiano locale Il piccolo sono denigratori nei confronti degli immigrati [VIDEO], hanno spinto l’opposizione a chiederne le dimissioni e a sollecitare la Giunta affinchè convochi un Consiglio comunale urgente. In difesa dell’assessore, invece, si è prontamente schierata la sindaca Anna Maria Cisint, facente parte anch’essa della Lega.

La Befana

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La Befana, corruzione lessicale di Epifania (dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia) attraverso bifanìa e befanìa, è una figura folcloristica legata alle festività natalizie, tipica di alcune regioni italiane e diffusasi poi in tutta la penisola italiana, meno conosciuta nel resto del mondo. Secondo la tradizione, si tratta di una donna molto anziana che vola su una logora scopa, per fare visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la notte dell’Epifania) e riempire le calze lasciate da essi, appositamente appese sul camino o vicino a una finestra; generalmente, i bambini che durante l’anno si sono comportati bene riceveranno dolci, caramelle, frutta secca o piccoli giocattoli. Al contrario, coloro che si sono comportati male troveranno le calze riempite con del carbone…

Secondo una versione “cristianizzata” di una leggenda risalente intorno al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni a una signora anziana. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentita di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò a ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

L’Epifania tutte le feste le porta via è un proverbio popolare a sfondo religioso, dato che si riferisce alla manifestazione di Gesù ai Re Magi, che nel corso delle generazioni ha subito varie modifiche e nuove versioni diffuse in varie parti d’Italia.

https://www.wikiwand.com/it/Befana

Calendari 2019 dell’ Alta Val Torre

 

Anche quest’anno il Comune di Lusevera e il Centro Ricerche culturali Lusevera-Bardo hanno stampato i calendari per il 2019

Il calendario del Centro è ricerche scritto nel dialetto sloveno della Val Torre.Ogni mese riporta le sagre e le festività locali ed è corredato da vecchie fotografie in bianco-nero con didascalia in sloveno.

koledarjiŽenar 2019

Četartak 17. SV:Anton Puščanik/Sedliška Segra

foto:ragazze e il motorino

Nas vietar seje novo toploto/Oggi il vento semina un nuovo calore

Il calendario del Comune di Lusevera è scritto in italiano e sloveno ed è corredato da bellissime fotografie naturalistiche a colori di Luciano Mattighello e Claudio Ganis.Nel mese di gennaio vediamo una bellissima fotografia dell’elleboro.

Nell’ultima pagina troviamo numeri telefonici di pubblica utilità.I calendari si trovano in municipio e nelle chiese