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La Casa del Prosecco pronta a diventare la vetrina delle specialità del Carso

La Camera di commercio, che si è occupata del restyling da 400 mila euro, ha consegnato le chiavi alla Cooperativa economica Trattoria sociale La Casa del Prosecco, nel cuore dell’omonima frazione dell’altopiano, è tornata l’altro giorno nel «pieno possesso» della Trattoria sociale, che ne è la proprietaria, e diventerà il luogo dedicato alla promozione delle produzioni agroalimentari del Carso, comprese quelle cosiddette «a chilometro zero» e «bio». La consegna delle chiavi, avvenuta appunto l’altra mattina all’interno della struttura, ha visto attori principali Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia, e Claudio Cerniava, presidente del consiglio di amministrazione della Cooperativa economica Trattoria sociale, storico ente del Carso, fondato nel lontano 1905. Il possesso temporaneo a favore della Camera di commercio, con l’istituto del comodato, si era reso necessario proprio per poter effettuare i lavori di ristrutturazione della Casa del Prosecco, operazione realizzata dall’ente camerale, con un contributo della Regione di circa 400 mila euro. La Camera è stata, così, impegnata nella gestione della ristrutturazione di uno stabile destinato ora a diventare un importante punto di riferimento per tutto il comparto agricolo del Carso, ma non solo. «L’auspicio – ha detto infatti Paoletti – è che i locali a disposizione possano fungere da punto di riferimento sia per la promozione delle produzioni esistenti in ambito provinciale, sia per le attività di informazione e diffusione delle offerte turistiche del territorio». La struttura – il cui lancio era stato previsto dal Protocollo sul Prosecco Doc, sottoscritto nel 2010 dal ministero delle Politiche agricole, dalla Regione e da numerose associazioni degli agricoltori – è collocata a ridosso del cortile della stessa Trattoria sociale, in una felice posizione, e si affaccia sulla rinnovata piazzetta della chiesa di Prosecco, interamente rifatta qualche anno fa con la pietra bianca del Carso. Una cornice ideale per manifestazioni di varia natura. «La collocazione è perfetta – ha commentato Edi Bukavec, componente dell’esecutivo regionale dell’Associazione degli agricoltori-Kmečka zveza del Friuli Venezia Giulia – anche in vista di quella che potrebbe e dovrebbe essere in futuro la funzione di promozione turistica della Casa del Prosecco, soprattutto se si saprà coordinarne le attività con PromoTurismo e tutti gli enti che si occupano del settore». Anche Cerniava ha espresso «grande soddisfazione per la consegna dell’edificio», confermando «l’interesse del territorio a un utilizzo che permetta di allestire rassegne di prodotti tipici dell’altipiano». A rappresentare la Regione è intervenuto il consigliere Danilo Slokar: «Abbiamo apprezzato l’impegno della Camera di commercio – ha evidenziato – nel portare a termine quest’operazione in maniera proficua, prestando estrema attenzione alle procedure. Auspichiamo che questo momento rappresenti un nuovo inizio per quanto riguarda la realtà economica e turistica di tutto il Carso. L’altipiano porta interessi sia della comunità slovena sia di quella italiana, chiamate, anche in questo caso, a stringere una forte collaborazione». All’evento era presente anche il consigliere regionale di Unione slovena-Ssk, Igor Gabrovec, che insieme a Slokar si è speso nelle vicende legate alla Casa del Prosecco. La Casa vivrà il prossimo evento in occasione della storica festa di San Martino. (Da Il Piccolo, 18. 9. 2019)

fonte SLOVIT

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Ecco “Magnificat” spumante ultimo nato sui colli di Nimis

di Claudio Soranzo

NIMIS – Lo hanno chiamato “Magnificat” e dopo averlo assaggiato più volte, abbinato a pietanze e degustato in un calice largo e piatto che ne ha esaltato sapori e profumi, abbiamo concluso che il nome è davvero azzeccato. L’ultimo nato nelle Cantine Gori, a Nimis, è la grande novità del 2019, uno spumante vinificato con il Metodo Classico, che racchiude l’eccellenza ed esprime al contempo la gioia per il risultato raggiunto, dopo anni di studio e lavoro.
“Magnificat” entra così da protagonista nella lista dei vini di Cantine Gori, poste all’estremo lembo dei Colli orientali del Friuli, e soltanto in versione magnum, con bottiglie modello champagnotta da un litro e mezzo, che ne rendono l’evoluzione più stabile e protetta e ne esaltano le caratteristiche sensoriali. Un formato perfetto per uno spumante pensato per accompagnare grandi occasioni, rendere speciali momenti conviviali o diventare un dono oltremodo gradito.
La cuvée di Pinot nero al 60 per cento e Chardonnay al 40, uvaggi tipici dei Colli friulani, esprime al meglio un “terroir” da sempre votato alla produzione di vino e al quale le Cantine Gori sono profondamente legate. Quindi si può affermare che l’eccellenza di “Magnificat” nasca sul campo e poi cresca con un metodo di spumantizzazione totalmente artigianale.

continua… https://vigneto.friulivg.com/ecco-magnificat-spumante-ultimo-nato-sui-colli-di-nimis/?fbclid=IwAR1Y1njmOy-yUUs0y6dedJ8t2SNy7Wk5_DSC2GJFqFN75AcwzKFHxaV7sWY

approfondisci qui https://qbquantobasta.it/nonsolovino/e-nato-magnificat-metodo-classico-firmato-gori

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Corsi dal titolo “In cucina con la gubana della nonna”

>> AZZIDA
>> ogni giovedì fino alla fine di ottobre,
proseguono i corsi nell’ambito dell’iniziativa In cucina con la gubana della nonna. Il 24 ottobre Valeria insegnerà a preparare la focaccia. Giovedì, 31 ottobre, imparerete a preparare, assieme a Francesca Gobbo, la colazione a base di zucca. Per iscrivervi scrivete entro il giovedì in cui si tiene il corso a info@gubanadellanonna.com o chiamate lo 0432 727243.

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Tempo di Burnjak

TRIBIL – Nell’intera giornata di domenica 20 ottobre animazione e giochi per i bambini, fisarmoniche nelle vie del paese. Ricca l’offerta enogastronomica.

https://www.facebook.com/lavitacattolica/

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La polenta perfetta


di Roberto Zottar

Comincia a far freddo e si riscoprono i cibi caldi e grassi di conforto, sempre accompagnati dalla tradizionale polenta. Questa, in Carnia, in un tempo di grande povertà, era consumata da sola, come ci ricordava Piero Adami, mentre oggi accompagna salumi, pensiamo alla soppressa o al salam ta l’asêt, formaggi, salsicce, coste, selvaggina, pesci e perfino foie gras e tartufi! Una volta, se avanzava, costituiva l’unico piatto della sera con latte caldo, zucchero e a piacimento cannella.
La polenta è un alimento la cui storia si perde nella notte dei tempi: era già presente al tempo dei romani realizzata allora con fave, orzo, spelta, saggina, grano saraceno, o farro. Nel ricettario di Apicio, oltre alla friulana brovàda, troviamo anche delle pultes iulianae, polente condite, cioè polente cuinzade, che la Contessa Perusini attribuisce alle nostre zone.
Preparare una polenta a regola d’arte è semplice, è una questione di proporzioni e di tempi, di farina, di pentola e di sale. In una vita sempre più frenetica, alla costante ricerca di scorciatoie per accorciare i tempi di tutto, anche delle ricette, dobbiamo ricordare che alcuni piatti della tradizione meritano al contrario di essere preparati come facevano le nostre nonne, con calma e passione. È il caso della polenta, che ha bisogno di pazienza per cuocere bene perché se cotta a lungo è più digeribile e gustosa. Lasciate quindi da parte farine precotte e polente già pronte, e in un paiolo rigorosamente di rame, quando l’acqua salata bolle, anzi un attimo prima, versate a pioggia la farina dopo aver creato un vortice nell’acqua per non far grumi con la “mazze de polente”, il mestolo di legno di faggio. Il segreto è quello di mescolare continuamente, lentamente, a lungo, mentre piano piano si addensa e cuoce. Resistete per almeno un’ora. In Istria c’è il detto “meio che la polenta bòi in caldìera, che no in panza de la messera”. E la polenta è cotta quando non attacca più al mescul, infatti il proverbio dice “no la se cota se la taca, la xe cota se non la taca”. Se la cuocete sul fogolàr, fate fare “l’ultime sflamade”, cioè l’ultima fiammata, perché si stacchi bene dal fondo del paiolo nel scodellarla sul tagliere. Secondo Piero Adami la polenta è tradizionalmente molto consistente in montagna in Carnia e man mano che si scende in pianura la polenta preferita diventa più tenera.
Trattatevi bene, non scegliete una farina qualunque, usate una bramata di mais locale come la blave di Mortean o una di mais friulano biancoperla, più delicata e dal profumo meno deciso per accompagnarla con pesce o seppie. Concedersi il lusso di andare a occhio è consentito soltanto ai veterani della polenta: per tutti gli altri, le dosi medie sono 4 litri d’acqua per ogni kg di farina, tenendo presente che più la farina è grezza, più assorbirà acqua.
Ricordate di perpetuare la tradizione di tagliarla con il filo dopo aver fatto con questo la croce, accompagnate con un bon toc’ e …..Buon appetito!

fonte :https://www.facebook.com/vitaneicampi/

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La giornata mondiale dell’alimentazione

La giornata mondiale dell’alimentazione è una ricorrenza che si celebra ogni anno in tutto il mondo il 16 ottobre per ricordare l’anniversario della data di fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, comunemente conosciuta come FAO, istituita a Québec (Canada) il 16 ottobre 1945.

Origini

La giornata mondiale dell’alimentazione fu istituita dai paesi membri della FAO durante la 20° Conferenza Generale dell’Organizzazione nel novembre 1979. La delegazione ungherese, guidata dall’ex ministro ungherese dell’Agricoltura e dell’Alimentazione Pál Romány, svolse un ruolo attivo durante tale Conferenza della FAO e suggerì l’idea di celebrare la giornata mondiale dell’alimentazione in tutto il mondo. Da allora la celebrazione viene osservata ogni anno in più di 150 nazioni[1], per sensibilizzare sulle problematiche della povertà, della fame e della malnutrizione nel mondo, sulla sicurezza alimentare e per diffondere diete nutrienti per tutti. L’obiettivo principale è incoraggiare le persone, a livello globale, ad agire contro questi problemi. Ogni anno viene messo in risalto un particolare tema sul quale vengono focalizzate le attività.Quest’anno è lo spreco alimentare…

https://www.wikiwand.com/it/Giornata_mondiale_dell%27alimentazione

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Ordine dei medici di Udine contro Panzironi e Life 120

Appello ai cittadini a non cadere vittima di “trame commerciali di astuti venditori che mercanteggiano la salute distruggendo tutte le evidenze scientifiche basate sul ruolo protettivo della Dieta Mediterranea”

Ordine dei medici di Udine contro Panzironi e Life 120

13 ottobre 2019

Panzironi a giudizio per esercizio abusivo della professione, visto che non è medico né dietologo e quindi non può proporre diete di alcun tipo. Alla luce dei nuovi sviluppi giudiziari contro il giornalista pubblicista sospeso dall’Ordine dei giornalisti, si rifà sentire la voce della categoria medica che si rivolge sia ai cittadini del Friuli sia ai medici del nostro territorio. L’Ordine dei Medici di Udine segnalerà e sanzionerà quei medici che suggeriscono Life120 o la promuovono in qualche forma. No a consigliare o seguire proposte di finte diete che, anziché fare del bene alla salute, la danneggiano, molte volte in maniera irreversibile e con danni anche permanenti. In altre parti d’Italia sono stati già sanzionati i medici che hanno partecipato alle trasmissioni del CercaSalute, oggetto di pesanti sanzioni comminate dall’Antitrust e dall’Agcom, ohanno consigliatoai loro pazienti di seguire questo “Far West” dietetico.

L’Ordine dei Medici di Udine riformula un appello ai cittadini a non cadere nelle trame commerciali di astuti venditori che mercanteggiano la salute distruggendo tutte le evidenze scientifiche basate sul ruolo protettivo della Dieta Mediterranea. Il Presidente Maurizio Rocco si unisce alla battaglia da tempo avviata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) contro ‘Life120’ e il suo ideatore, Panzironi, un giornalista (sospeso dall’Ordine dei giornalisti e denunciato dall’Ordine dei medici), non un medico, che diffonde, macchiandosi da tempo di abuso di professione, diete e schemi alimentari del tutto sbilanciate e fuori da qualsiasi raccomandazione scientifica. “Devono stare molto attenti i cittadini a non farsi ingannare: tutte le indicazioni parlano concordemente di una forte riduzione dell’apporto delle proteine animali per prevenire le patologie, scegliendo il regno vegetale e integrale, in linea con la Dieta Mediterranea e invece Life120 propone l’esatto opposto, ovvero l’apporto costante di proteine animali e persino grassi saturi, come panna, burro etc. esponendo il corpo a gravi rischi per la salute che, di certo, non vengono contenuti con le pillole di integratori proposti sempre dalla falsa dieta”, chiarisce il Presidente Rocco.

Il Presidente dell’Ordine intende promuovere invece il caposaldo principale per mantenersi in salute: la corretta alimentazione ricca di fibre e verdure, ovvero la dieta mediterranea fondata su cereali integrali, legumi, frutta secca, semi, niente farine raffinate 0 e 00, olio extravergine d’oliva, ridotto consumo di dolci e zuccheri, ridotto consumo di proteine animali (carne, latte, formaggi e derivati) dando la preferenza alla carne bianca magra e soprattutto al pesce azzurro pescato (limitare al massimo la carne rossa, salumi ed insaccati, etc), riduce del 30 per cento l’incidenza dei tumori. Si ammalano di cancro circa mille persone al giorno, ovvero circa 400 mila casi l’anno, il 3-4 per cento è under 40 anni, circa 10 mila giovani l’anno; il 30 per cento in meno significa 300 diagnosi in meno al giorno e 120 mila casi in meno di tumori all’anno in Italia. “Questi dati devono far riflettere. Soltanto grazie alla dieta e per dieta – ovverostile di vita comprendentei modi di alimentarsi – mi riferisco alla dieta mediterranea, si possono prevenire ben il 30 per cento dei tumori, una percentuale che sale fino al 45 per cento se oltre all’alimentazione teniamo conto anche dello stile di vita relativo al movimento quotidiano, all’imperativo categorico di non fumare e al non bere alcolici o comunque limitare al massimo il consumo di alcol”, questi messaggi i medici devono veicolare alla cittadinanza. Contro Life120 erano già scese in campo altre società scientifiche: Andid (Associazione nazionale dietisti) e Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione) e molti biologi nutrizionisti. https://www.ilfriuli.it/articolo/salute-e-benessere/ordine-dei-medici-di-udine-contro-panzironi-e-life-120-/12/207798

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Cavoli Nostri

Collina di Forni Avoltri incoronata con la #Bandiera #verde di Legambiente consegnata alla festa dei “Cavoli Nostri”

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Si è svolta domenica scorsa a Collina la seconda edizione della “Festa dei Cavoli Nostri”, la manifestazione promossa dalla Cooperativa CoopMont, dalla Pro-loco di Forni Avoltri e dal locale Consorzio Privato, nell’ultimo paese che si incontra prima di raggiungere le pareti della più alta montagna della regione.

L’intera piazza è stata riempita con tavoli e panche per consentire ai numerosi ospiti, giunti anche dall’Austria, di degustare i piatti a base del celebre cavolo cappuccio, preparati dai cuochi dei rifugi alpini e dagli esercizi pubblici del paese. Anche le vie attigue erano occupate da bancarelle che proponevano prodotti artigianali e gastronomici. In un clima festoso, allietato dalle musiche di un’orchestrina folk, si è così proceduto anche alla consegna del riconoscimento che Legambiente ha attribuito quest’anno alla cooperativa CoopMont, capace di riprendere e rilanciare la coltivazione di un prodotto orticolo tradizionale, che rischiava di andare perduto.

La “Bandiera Verde” – consegnata nelle mani di Andrea e Michele, figlio di Ciro Toch per anni custode dei preziosi semi e da poco scomparso – è un premio di carattere nazionale, rivolto a tutta la comunità di Collina che ha saputo partecipare e sostenere il progetto di un gruppo di giovani, con quello stesso spirito di solidarietà che portò quasi 140 anni fa alla nascita della prima latteria sociale del Friuli.

Marco Lepre, presidente del circolo Legambiente della Carnia, richiamandosi nel suo intervento al problema dei cambiamenti climatici, ha auspicato l’abbandono di quelle che Greta Thunberg definirebbe “cattive abitudini”; “lasciamo a valle tutto quello che di negativo la città produce – inquinamento, rumore, cemento, rifiuti, traffico – e frequentiamo di più a piedi le nostre montagne. Impariamo dalla cultura dei nostri vicini: in Slovenia nessuno si sente un cittadino della repubblica se non è salito almeno una volta sul Tricorno. Cominciamo a dire anche noi che nessuno può definirsi friulano se non è mai stato in cima al Coglians”.

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Cena segreta al castello di Prem

Nell’estremo lembo sud-occidentale della Slovenia si trova una regione del Carso che in realtà è assai poco carsica, ricca com’è di verde e di corsi d’acqua: infatti viene chiamata “Zeleni Kras”, il Carso verde. Le dolci colline di Brkini, incastonate tra la valle del fiume Reka, la regione boschiva della Čičarija e il monte Snežnik, ne rappresentano uno dei paesaggi più belli. Ed è proprio qui che si nasconde un piccolo gioiello antico: il castello Grad Prem, arroccato su una collinetta nell’omonimo paesino.

Menzionato per la prima volta in un documento scritto del 1213 (ma molto probabilmente costruito già nel XI secolo), Grad Prem è uno dei castelli più antichi della Slovenia, e la sua maestosa struttura testimonia dell’importanza strategica che aveva un tempo.

Grad Prem visto dall'alto
Grad Prem visto dall’alto

La valle del fiume Reka, infatti, era una zona di intensi traffici commerciali. I boschi dei dintorni fornivano abbondante legname, tanto che nella valle c’erano 140 tra mulini e segherie.

Come spesso accade, la struttura del castello subì varie modifiche nel corso del tempo. A partire da un impianto originario molto semplice e rudimentale, nel XIV secolo fu costruita una prima cinta muraria, alla quale si aggiunsero nel XV secolo una torre e la cappella, conservata ancora oggi. Molto curioso è l’affresco all’ingresso della cappella, con un San Cristoforo che tra le mani tiene… un’automobile! (di certo non del Cinquecento…)

  • San Cristoforo con l’auto!
  • L’interno del castello di Prem
  • La corte interna col loggiato

Le incursioni dei Turchi dopo il 1471 resero necessaria la costruzione di una nuova cinta muraria più alta e di una torre difensiva con mura spesse addirittura 2,3 metri. Nel cortile interno, sotto terra, furono ricavate le prigioni, fonte di numerose leggende, come quella di un tunnel sotterraneo che scorrerebbe sotto il letto del fiume Reka, anche se nessuno fino ad oggi è riuscito a trovarlo!

  • L’ingresso del Grad Prem
  • Salendo al castello

Durante i secoli, diversi furono i proprietari del castello di Prem: dai conti di Duino, agli Asburgo, ai conti di Porcia. Depredato durante la Prima Guerra mondiale, nel 1927 fu salvato dalla distruzione da un medico, il triestino Bruno Zuccolin, che lo restaurò a fondo, trasformandolo in lussuosa residenza estiva. È anche grazie a lui se oggi possiamo godere della bellezza di questo luogo così suggestivo, nonché dei lavori di restauro successivi, gli ultimi conclusi nel 2008. . . https://www.slovely.eu/2019/07/29/cena-segreta-al-castello-di-prem/