Primo giorno di scuola in Friuli

da pinterest

Oggi per 142.000 studenti inizia la scuola anche in Friuli.Il calendario scolastico prevede pochi ponti e vacanze brevi:1 novembre,1 maggio e 1 giugno,le lezioni termineranno il 10 giugno per un totale di 206 giorni di scuola. Vacanze di Natale dal 23 dicembre al 6 gennaio,vacanze di Pasqua dal 9 al 14 aprile.

Iscrizioni, continua il trend negativo nelle scuole dell’infanzia delle Valli del Natisone — NoviMatajur

archivio Novi Matajur

Non ci sono, purtroppo, novità sorprendenti nei numeri delle iscrizioni agli istituti scolastici delle Valli del Natisone.
Alla vigilia dell’inizio delle lezioni, il prossimo 12 settembre, i dati finali sui bambini che frequenteranno le scuole  dell’infanzia riflettono, seppur con qualche eccezione, il calo demografico che si registra nei comuni del territorio. Alla bilingue Paolo Petricig ci saranno infatti complessivamente 60 bambini (53 a San Pietro, 7 nella sede di Savogna), 9 in meno rispetto ad un anno fa.
Segno meno anche alle scuole dell’infanzia della Dante Alighieri che avrà in tutto 47 bambini, 3 in meno rispetto allo scorso anno scolastico. Di questi 21 frequenteranno l’asilo di San Leonardo, 15 quello di San Pietro e 11 (uno in più dello scorso anno) quello di Pulfero.

Sensibilmente diversa la situazione nelle scuole primarie. Alla Paolo Petricig ci saranno 157 alunni, per 30 di loro, iscritti alla prima elementare, oggi 12 settembre è il primo giorno di scuola. Sia per la prima che per le classi seconda (33 alunni), terza (37) e quarta (33) ci saranno due sezioni. Una sola invece per la quinta elementare che conterà 24 alunni.
Alle primarie della Dante Alighieri ci saranno invece 123 iscritti, 43 a San Leonardo (10 in prima, 7 in seconda, 10 in terza , 8 in quarta e 8 in quinta) e 80 a San Pietro (14 in prima, 10 in seconda, 21 in terza, 17 in quarta e 18 in quinta). Complessivamente 3 alunni in meno rispetto al 2018/2019.

Alle secondarie di primo grado invece saranno 67 gli studenti della bilingue a San Pietro al Natisone: 22 in prima, 27 nella doppia sezione della seconda media, e 18 in terza.
Alla Dante Alighieri invece gli studenti saranno 125, 39 a San Leonardo (10 in prima, 15 in seconda, 14 in terza) e 86 a San Pietro (24 in prima, 29 nelle due seconde, 33 nelle due terze). https://wordpress.com/read/feeds/92330194/posts/2410824117

Con Itineraria a Udine per il Quaglio e nel Medio Friuli

di Gi Elle

Udine non è soltanto la Città del Tiepolo, ma anche del Quaglio (Julius Qualius De Laijno Pinxit). E’ uno degli esempi più importanti della sua arte è racchiusa a palazzo Antonini Belgrado, sede storica della ormai ex Provincia di Udine. In occasione dei 350 anni dalla nascita di Giulio Quaglio (1668-2018), Itineraria presenta una serie di eventi nei palazzi e nelle chiese udinesi affrescati da questo grande artista tra il 1692 e il 1724.
Il nuovo appuntamento è fissato proprio per oggi, alle 18, nella Chiesa di San Leonardo (Arcoloniani) in via Carducci 1 e quindi a Palazzo Gallici Beretta in via Vittorio Veneto, 45. E’ annunciato anche un concerto del maestro Sebastiano Zorza alla fisarmonica che eseguirà musiche settecentesce di Jean-Philippe Rameau. Al termine presentazione di un famoso vino autoctono friulano: la Ribolla gialla  2018 Doc Friuli Colli orientali dell’azienda Livio Felluga. La partecipazione agli eventi è gratuita, ma la prenotazione è obbligatoria: 347252222, itineraria@itinerariafvg.it

Il maestro Sebastiano Zorza.

“Tra fine 600 e inizi 700, epoca in cui s’inizia a dibattere della cancellazione del Patriarcato di Aquileia, Giulio Quaglio realizza a Udine – scrive Maria Paola Frattolin per Itineraria – una messe di opere che sono testimoni della ricchezza culturale della città e per le quali merita l’appellativo di Udine Città del Quaglio. Pittore europeo per eccellenza, l’artista, originario di Laino nella val d’Intelvi, fu protagonista assoluto tra Sei e Settecento del rinnovamento pittorico a Udine, in Friuli Venezia Giulia, quindi a Lubiana, e poi in Stiria e a Salisburgo, dove fu chiamato a dare prova della sua arte. Riportò in auge in area veneta la tecnica dell’affresco dopo anni di oblìo, durante i quali erano prevalsi i teleri, le grandi tele dipinte, che meglio si confacevano al clima di Venezia.
L’arte del Quaglio si sviluppa a Udine e in tutta l’Alpe Adria, attraverso temi sacri e profani, accostando i miti classici agli episodi biblici in un’affascinante continuità. A Udine lascia la sua opera fantasmagorica in numerosi siti tra Chiese, Cappelle e Palazzi, che restano i testimoni di questo fecondo maestro che tra Sei e Settecento rivoluzionò il gusto della committenza friulana. A Udine Giulio Quaglio affresca Chiese e Palazzi: Palazzo della Porta, Palazzo Strassoldo Mantica, Cappella del Monte di Pietà, Palazzo Daneluzzi Braida, Palazzo Attimis Maniago, Palazzo Antonini Belgrado, Chiesa di Santa Chiara, Palazzo Gallici Beretta, Chiesa di San Leonardo. Oltre a questi siti, magnificati dalle opere di Quaglio, a Udine si visitano inoltre la Chiesa della Beata Vergine del Carmine, il più bel soffitto barocco in città, opera eccezionale per vastità e organizzazione spaziale, rutilante di affreschi già attributi al Quaglio, oggi a Pietro Ricchi, e ancora la Chiesa di San Leonardo e la Chiesa e Convento di San Francesco della Vigna, ascritte all’artista della Val d’Intelvi”.

Ma con Itineraria si può andare anche alla scoperta di un territorio e in particolare di dimore e strutture storiche, chiese, paesaggi ed enogastronomia
del Medio Friuli. L’invito è, pertanto, per domani 8 settembre con visite guidate alle ore 15.30 e 17 a Flambro di Talmassons: Mulino Braida, Centro visite regionale delle Risorgive Friulane e Biotopo Risorgive di Flambro. Alle 18 presentazione del libro “Leonardo da Vinci nella Bassa Friulana e la centralità del Feudo di Belgrado” con Mario Salvalaggio e Roberto Tirelli a cura dell’Associazione La Bassa. Quindi ad Ariis di Rivignano Teor Complesso di Villa Ottelio Savorgnan sulle orme di Lucina/Giulietta e Luigi/Romeo, ai Magazzini del Sale e al circostante Parco dello Stella.

Il programma – che prevede uscite anche nelle domeniche 15, 22 e 29 settembre – è promosso dal Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli, nei Comuni di Camino al Tagliamento, Codroipo, Lestizza, Mortegliano, Rivignano Teor, Sedegliano, Talmassons, Varmo, in Provincia di Udine. Nel Medio Friuli, saranno eccezionalmente aperti al pubblico, per raccontare la propria affascinante storia, le dimore storiche, le chiese, i mulini, i giardini, il Museo del Vino e del Vetro, il Centro visite delle risorgive friulane, i fortini e le trincee della Grande Guerra con la rievocazione storica in uniforme. Oltre alle visite guidate, numerose le attività proposte, quali: conferenze, presentazioni di libri e realtà enogastronomiche, passeggiate in carrozza. L’ingresso ai siti, le visite guidate e le varie attività sono gratuiti. Non è necessaria la prenotazione. Per ulteriori informazioni http://www.itinerariafvg.it

Villa Ottelio ad Ariis di Rivignano.

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In copertina, il meraviglioso soffitto del Quaglio a palazzo Antonini Belgrado a Udine.

https://friulivg.com/con-itineraria-a-udine-per-il-quaglio-e-nel-medio-friuli/?fbclid=IwAR1_OrXoDeYow8t_SAzbh17Tz0wETwpBCBPl9tOvllPJY78fHLIXJ68mzuA

Ignazio Buttitta

Un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua ricevuta dai padri: è perso per sempre. Diventa povero e servo quando le parole non figliano parole e si mangiano tra di loro. Me ne accorgo ora, mentre accordo la chitarra del dialetto che perde una corda al giorno. ….. 
Un povero che allatta dalle mammelle aride della madre putativa, che lo chiama figlio per scherno. Noialtri l’avevamo, la madre, ce la rubarono; aveva le mammelle a fontana di latte e ci bevvero tutti, ora ci sputano. Ci restò la voce di lei, la cadenza, la nota bassa del suono e del lamento: queste non ce le possono rubare. Ci restò la somiglianza, l’andatura, i gesti, i lampi negli occhi queste non ce le possono rubare. Non ce le possono rubare, ma restiamo poveri e orfani lo stesso. Ignazio Buttitta
Traduzione dal siciliano da Lingue e dialetti

Vale per tutti i popoli anche per quello sloveno del Friuli.

Kozolci:essicatoi per foraggio

Un kozolec/kazuc delle Valli del Natisone
Un kozolec/kazuc delle Valli del Natisone

L’essiccatoio per foraggio è una costruzione realizzata in legno strutturale o in pietre e legno, utilizzata per asciugare con rapidità il foraggio appena tagliato tenendolo protetto dall’ambiente umido circostante.

Dislocazione

Gli essiccatoi per foraggio si possono trovare nell’ampezzano dove sono chiamati “ostruka“, “kazuc” o “kozolec“).La maggior parte delle costruzioni sono però ubicate sul territorio della Slovenia, dove fanno parte integrante del panorama agreste ed assumono notevole importanza nell’ambito della cultura rurale.

Kozolec

Evoluzione

Lo scopo dell’essiccatoio è quello di ottenere una sollecita asciugatura delle erbe e di altri prodotti agricoli quali cereali, agli, cipolle, in zone prevalentemente montane e molto piovose. La struttura deve quindi provvedere a riparare il materiale da seccare tenendolo sollevato dal terreno umido e proteggendolo dalle precipitazioni meteoriche. Nelle realizzazioni più avanzate, l’essiccatoio assume anche la funzione secondaria di deposito e custodia delle attrezzature agricole.

Nell’area etnica slovena le strutture si sono ulteriormente evolute con la realizzazione di fabbricati complessi e notevolmente ampi chiamati kozolec. In Slovenia queste costruzioni sono realizzate totalmente in legno e sono artisticamente rifinite, tanto da essere considerate dei veri monumenti nazionali.
In Italia, nella Slavia friulana, sono disseminati nel comune di Savogna (nelle frazioni di Jeronizza, Masseris, Dus, Iellina, Tercimonte e Gabrovizza), nel comune di Grimacco (a Topolò, Seuza, Brida Superiore ed Inferiore, Canalaz e Plataz) e nel comune di Drenchia (a Oznebrida e Cras); qualche raro esemplare è visibile anche nel comune di San Leonardo. I kozolci sono dei veri e propri monumenti di perfezione legati alla semplicità ed alla praticità del mondo contadino.
Sono costituiti da quattro o sei robusti pilastri realizzati con pietre squadrate che formano la struttura portante dell’edificio, da un solaio in legno che divide verticalmente lo spazio adibito ad essiccatoio da quello, inferiore, usato per il deposito degli arnesi e delle apparecchiature di lavoro, da un tetto con travi in legno e copertura in paglia, lamiera o laterizi ed infine dalle rastrelliere/essiccatoi formate da aste orizzontali in legno che delimitano le facciate perimetrali della costruzione.

testo e immagine da https://www.wikiwand.com/it/Essiccatoio_per_foraggio

AUGURI-VSE NAJBOLŠE

Oggi 26 agosto Boris Pahor compie 106 anni.

Boris Pahor (Trieste26 agosto 1913) è uno scrittore e insegnante sloveno con cittadinanza italiana.

Frase

FRASE-

Siamo fortunati perché finalmente a Trieste ci chiamano sloveni. Fino a qualche anno fa non si parlava di sloveni, ma di slavi. Ancora oggi qualcuno dice: “voi slavi”. L’espressione veniva poi modificata in “schiavo” e quindi “s’ciavo”, che è entrato nell’uso corrente del dialetto.Boris Pahor

Biografia

Boris Pahor è nato a Trieste, figlio di Franc Pahor e di Marija Ambrožič. A sette anni assisté all’incendio del Narodni dom, sede centrale delle organizzazioni della comunità slovena di Trieste.L’esperienza, che lo segnò per tutta la vita, affiora spesso nei suoi romanzi e racconti. Finita la scuola media ed essendo stata soppressa l’istituzione slovena, frequenta – per volontà dei genitori – il seminario di Capodistria, che non termina, anche se continua a studiare teologia fino al 1938. Stabilisce stretti rapporti con alcuni giovani intellettuali sloveni di Trieste; tra questi spiccano le figure del poeta Stanko Vuk, di Zorko Jelinčič, cofondatore della    organizzazione antifascista slovena TIGR (e padre dello scrittore Dušan Jelinčič) e dei pittori Augusto Černigoj e Lojze Spacal. Negli stessi anni incomincia il carteggio con Edvard Kocbek, poeta sloveno e pensatore personalista, nella cui figura riconoscerà un importante ruolo di guida morale ed estetica.

Nel 1940 è arruolato nel Regio Esercito e inviato al fronte in Libia. Dopo l’armistizio dell’otto settembre torna a Trieste, ormai soggetta all’occupazione tedesca. Dopo alcuni giorni decide di unirsi alle truppe partigiane slovene che operavano nella Venezia Giulia. Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel famoso romanzo Mesto v zalivu (“Città nel golfo”), col quale diventerà celebre nella vicina Slovenia. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e internato in vari campi di concentramento in Francia e in Germania (NatzweilerMarkirchDachauNordhausenHarzungenBergen-Belsen).

Dopo la guerra, a Natale ’46 torna nella città natale, aderendo a numerose imprese culturali dell’associazionismo sloveno, cattolico e non-comunista. …continua https://www.wikiwand.com/it/Boris_Pahor

fonte

https://www.ilfriuli.it/articolo/cultura/boris-pahor-compie-106-anni/6/205058

“Onoriamo come una gemma solitaria questo nostro ultimo testimone e cantore dei drammi del Novecento e del dolore della nostra terra. Nella schiera della generazione dei ‘giovani senza gioventù’, ha visto e vissuto davvero tutto. Dalla Grande Guerra all’oppressione fascista alla deportazione nazista, Pahor fu contro tutte le dittature, anche quella comunista. La sua scintilla vitale continua ad ammonirci del pericolo che il ‘male’ ritorni e reclami le sue vittime”. Così la senatrice Tatjana Rojc, che domani sarà a Lubiana alla libreria “Konzorcij” per le celebrazioni ufficiali dei 106 anni dello scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor.Rojc, che ha curato l’edizione italiana di alcune opere di Pahor ed è autrice della monografia “Così ho vissuto” a lui dedicata, ricorda: “ho imparato da lui cosa sia il male assoluto, e che l’amore assoluto è l’unica forza che potrà salvarci. Ammiro la sua fede incrollabile nell’Uomo e la sua speranza in un’Europa che sia davvero patria condivisa. Fratello dei diseredati del mondo, Pahor ogni giorno s’inchina alla meraviglia dell’esistenza”.

Il pentolone (kotol)

Sandro Quaglia racconta:

Nel nostro museo a Resia vengono conservati oggetti che testimoniano la vita della nostra gente. Ogni oggetto racconta qualcosa di bello, ossia come la gente viveva e cercava di stare bene. La gente andava a lavorare altrove. Sono particolarmente noti gli arrotini, ma c’erano anche quelli che riparavano i pentoloni e le pentole (i klomfarji), quelli che rimettevano a nuovo gli ombrelli e quelli che riparavano le finestre. Nel museo è possibile vedere un grande pentolone di rame (ramavi kotol), che in passato serviva per cucinare la rapa e anche altre cose. Chi ci ha dato quel pentolone? Ce lo ha dato un nonno che viveva a Idrsko. Mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevamo un pentolone che egli aveva in casa. Perché ci voleva dare quel pentolone? Perché lo aveva riparato varie volte un resiano, un klomfar che andava a lavorare persino a Kobarid. Aveva il suo luogo come tutte le persone che andavano a lavorare e i contadini che avevano qualcosa da farsi riparare. Dato che il pentolone era continuamente sopra il fuoco, si rovinava. Iniziavano a farsi dei piccoli buchi che i klomfarji riparavano. Poi però, per via della seconda guerra mondiale, il klomfar non era più potuto andare là e il pentolone era rimasto a quella famiglia. Quell’uomo di Idrsko ci ha detto che sarebbe stato un bene tenere questo pentolone nella Resia, poiché era stato varie volte aggiustato da un klomfar, da Adam Madotin.  È bello avere nella Resia qualcosa che proviene dalla Slovenia. Mostra come una volta la gente si aiutava, s’incontrava, si conosceva, lavorava e parlava la nostra lingua. Per questo motivo è una bella cosa custodire tutti gli oggetti che testimoniano come la gente viveva nella Resia e nel mondo.

Tipologia: Testo
Racconta/canta/parla: Sandro Quaglia
Registrato da/chiede/annotato da: Danila Zuljan Kumar
Luogo di registrazione: Bila / San Giorgio
Data di registrazione: 14. 10. 2013
Link: http://as.parsis.si/zborzbirk/zbirka-it.a5w?zid=1042

Frase di pre Checo Placerean

da fb

La storia del Friuli non si può capirla dentro la stretta cornice della storia d’Italia : occorre una cornice più larga, quasi come quella dell’Europa (pre Checo Placerean)