2-Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (IV – VI)

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immagine da https://archive.org/details/ilservobortoloei00cank/page/n7

di mayol56

[Bortolo, scacciato dal giovane Sitar dopo la morte del padre, non si dà pace e, rifiutando la via della pietà, chiede a chiunque giustizia, ricevendo in cambio derisione e rifiuto.]https://federicomayol.wordpress.com/2015/03/17/ivan-cankar-il-servo-bortolo-e-il-suo-diritto-IV – VI/
continua

L’11 dicembre 2018 ricorre il centenario della morte di questo famoso scrittore sloveno, che ha lasciato un forte sigillo sulla cultura e la consapevolezza del popolo sloveno con i suoi pensieri e le sue storie scritte220px-ivan_cankar

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Frase di Pasolini

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immagine da twitter Casa dei lettori

“Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura” (Pasolini)

 

Il 60% degli italiani non leggono neanche un libro l’anno.Arriva proposta di legge da carta di 250euro,a potenziamento biblioteche scolastiche ad albo per librerie

http://xcolpevolex.blogspot.com/2019/01/il-60-degli-italiani-non-leggono.html

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immagine da https://www.graphe.it/news-approfondimenti-la-lettura-in-italia-alcune-riflessioni-5979.html

Quando pensiamo a noi stessi, siamo sempre inclini a etichettarci in qualche modo: carnico/friulano/italiano/europeo/occidentale… e in questa visione spesso ego e topocentrica di noi stessi, perdiamo di vista quanto invece la realtà in cui viviamo sia solo il risultato di millenni di contaminazioni culturali ed etniche. Lo scorso fine settimana abbiamo visitato Innsbruck, ed entrando […]

via Paese che vai, Carnia che trovi — Vieni in Carnia

Architetto Raimondo D’Aronco

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Raimondo Tommaso D’Aronco (Gemona del Friuli, 31 agosto 1857 – San Remo, 3 maggio 1932) è stato un architetto italiano, considerato come uno dei più importanti architetti italiani esponenti del Liberty.

Figlio di Gerolamo D’Aronco, anch’egli progettista, e impresario edile, fu inviato dal padre a Graz, dove frequentò una scuola per capomastri. Studiò in seguito all’Accademia di Venezia, ottenendo il diploma di architetto, che gli permise di intraprendere la carriera di professore, prima all’Accademia di Carrara, in seguito a Cuneo, a Palermo, all’Università di Messina, dove conobbe Ernesto Basile, altro importante esponente dell’arte nuova in Italia.

Contemporaneamente alla docenza, D’Aronco iniziò l’attività professionale come architetto. Progettò alcune opere in Italia, mentre al 1893 risale il suo primo viaggio in Turchia, Paese nel quale lavorò e progettò per molti anni. Infatti, in seguito al terremoto del 1894, fu architetto-capo incaricato da Abdul Hamid II della ricostruzione di Istanbul. Alternò soggiorni e progetti in Turchia, dove realizzò tra l’altro la residenza estiva dell’Ambasciata d’Italia (villa Tarabya, 1906) ad Istanbul, e in Italia, fino al 1909, quando, in seguito alla rivolta dei Giovani Turchi e alla deposizione del Sultano, rientrò ad Udine.

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Karaköy Mosque, Istanbul (16033721110).jpg

Tra i progetti realizzati in Italia, si ricordano i padiglioni per l’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino(1902) e i padiglioni per l’Esposizione nazionale di Udine (1903).

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palazzo D’Aronco sede municipale di Udine

testo e immagini da https://www.wikiwand.com/it/Raimondo_D%27Aronco

Bilinguismo regionale: i vantaggi cognitivi

Bilinguismo per dare ai nostri figli quella voce in più

L’Italia è un paese storicamente multilingue. Secondo una recente ricerca dell’UNESCO, all’interno del territorio italiano esistono ben 31 sistemi linguistici autòctoni (spesso erroneamente chiamati “dialetti”). Oltre ad avere un valore inestimabile dal punto di vista culturale e identitario, queste lingue hanno un grandissimo potenziale educativo che viene spesso ignorato. Molti genitori sono restii all’idea di insegnare la lingua del patrimonio regionale ai loro figli, privandoli così degli innumerevoli vantaggi portati dal bilinguismo infantile.
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Il Bilinguismo Regionale
Lo scopo di questo sito è quello di aiutare le famiglie italiane a conoscere e capire l’importanza del bilinguismo regionale, servendoci delle ultime ricerche scientifiche per separare i miti dalla realtà. In tutti gli angoli del mondo ci sono bambini che crescono in situazioni sociali dove si parla più di una lingua. Sfortunatamente, nella maggior parte del territorio italiano il bilinguismo è sempre stato visto come una cosa strana, o addirittura ‘pericolosa’ per lo sviluppo del bambino, ed è tuttora circondato da molte credenze negative e da convinzioni infondate. Questo è spesso dovuto alla mancanza di informazione, per cui ci siamo impegnati a preparare questo sito per informare il pubblico sui benefici del bilinguismo infantile, ma anche per incoraggiare il sostegno del bilinguismo tra italiano e lingua regionale da parte delle famiglie, degli educatori, e di chiunque altro abbia a cuore il futuro dei bambini.https://bilinguismoregionale.net/

Carlo Podrecca

carlo_podrecca Carlo Podrecca (Cividale del Friuli, 18 settembre 1839 – Roma, 1916) è stato un avvocato e storico italiano. Già garibaldino, fu uno dei personaggi illustri delle Valli del Natisone, storico della popolazione della Slavia Veneta.

Biografia
Primo dei sette figli dell’avvocato Giovanni Battista, originario di San Pietro al Natisone, studiò giurisprudenza a Torino; qui nel 1859 si arruolò nell’esercito piemontese per partecipare alla formazione dell’Unità d’Italia partecipando insieme al fratello Guido, con i Mille di Giuseppe Garibaldi, alla omonima spedizione. Per il suo valore durante la battaglia di Milazzo fu promosso sul campo al grado di sergente da Nino Bixio, il quale gli fece anche dono della propria spada.Successivamente combatté anche in Aspromonte, a Bezzecca e a Monterotondo. Dopo la sconfitta nella battaglia di Mentana, tornò a Cividale dalla moglie milanese Amalia Antonia Galli (sposata nel 1865 e figlia dello scultore Antonio Galli).Dal 1884 iniziò a pubblicare diversi saggi storici sulla popolazione slavofona delle Valli di cui era originario il padre, collaborando con importanti linguisti come Jan Baudouin de Courtenay e con la compagine politica radical-democratica, di ispirazione garibaldina e mazziniana, che si contrapponeva al mondo clericale di orientamento filo sloveno.Ebbe quattro figli il giornalista e politico Guido, il marionettista Vittorio, Emilia e Maria (madre dell’attrice Vera Vergani).

Opere
Nozze Dorigo-Nitsche, Doretti (tip.), 1891.
Slavia italiana, Casa editrice Fulvio Giovanni – Cividale del Friuli, 1884.
Gli studi di folk-lore in Friuli, M. Bardusco, 1894.
Slavia italiana – Polemica, Cividale, 1885.

https://www.wikiwand.com/it/Carlo_Podrecca

LINGUA

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fonte https://qui.uniud.it/notizieEventi/citta/la-mappa-e-il-territorio-carte-luoghi-genti-delle-valli-del-natisone
L’autore parla dell’attaccamento degli slavi alla loro lingua.

Sotto i domini patriarcale e veneto i nostri Slavi attesero al pacifico svolgimento delle loro istituzioni, ma siccome queste in molta parte si spiegano colla lingua da essi parlata, così dell’ultima anzitutto mi occuperò.
L’illustre Boudoine de Courtenay, ora professore di filologia nell’Università di Kasanj, dopo di aver studiati sui luoghi i dialetti slavi della Polonia, Boemia, Serbia, Croazia, Carinzia, Illiria e Resia, e pubblicati i frutti dei suoi studi negli atti dell’Accademia Imperiale di Pietroburgo, e dopo di aver nel 1873 percorsi a piedi tutti i monti e le valli del distretto di S. Pietro, assicurava di aver trovato in questo il dialetto che più si avvicina all’antico slavone, astrazione fatta da alcuni inevitabili neologismi veneti e friulani, e concludeva: se la vostra lingua fosse parlata da due milioni d’abitanti, essa potrebbe chiamarsi la madre della lingua slava.
Perciò è naturale che questo dialetto fosse dai più remoti tempi tenuto in onore, onde Paolo Diacono racconta nel libro IV, cap. 44, della sua storia, che lo parlava il Duca longobardo Rodoaldo, e lo storico Nicoletti accerta che “il linguaggio slavo era assai più usato nei villaggi di quello che la favella forlana, allora incolta e di un ingrato suono.” (Manzano, annali del Friuli, II, pag. 111.)
Tanto attaccamento poi serbano i nostri slavi a questo loro idioma, da esser tradizione che non essendo riuscito il cividalese s. Paolino patriarca d’Aquileja a farli cristiani nemmeno coi doni, loro porti da missionari latini, si decise ad inviare in mezzo ad essi sacerdoti slavi, e che appena i nostri montanari udirono la spiegazione del Vangelo nella lingua dei santi Cirillo e Metodio, tutti si convertirono alla nuova fede.
E sull’esempio della liturgia slava, introdotta 1’anno 863 da quei ss. Apostoli della Moravia, e tuttora conservata in diverse parrocchie dell’Istria, Dalmazia, ecc., pare che anche la nostra regione ricevesse la stessa liturgia, della quale conserva tuttora venerabili avanzi. Per esempio nell’amministrazione del battesimo si pronunciano in slavo le sacramentali parole: Quid petis ab Ecclesia Dei? Fidem. Fides quid tibi praestat? – Vitam aeternam. Nella stessa cerimonia il Credo ed il Pater si recitano in quella lingua.
Egualmente nell’amministrazione dell’Eucaristja si dicono in islavo le parole : Domine, non sum dignus. Da ultimo nella Messa il sacerdote legge il Vangelo del giorno, voltato ad litteram in islavo, quasi a ricordo della prima lettura fatta in questa lingua dai missionari slavi. Segue la predica, sempre in islavo. E all’elevazione si leva il canto dolcissimo di tutto il popolo, che sa farsi intendere dal Signore nella sua lingua.

Tutti i sacerdoti in cura d’anime sono slavi; il Catechismo, col visto dell’ordinario diocesano, è tradotto in islavo; le corrose iscrizioni sulle antiche chiese di s. Quirino, di s. Silvestro e di Brischis sono forse in caratteri cirillici. E fuori dell’ambito del tempio le madri ispirano col latte ai fantolini il verbo slavo. Nelle case, nei campi, nelle scuole, nel comune, nel foro, nei commerci all’estero continua a correre questo linguaggio, il quale, toltine gli avvertiti neologismi, si è mantenuto inalterato dai Longobardi in quà.

Ne potrebbe essere altrimenti, perchè la lingua slava s’identifica meravigliosamente colla natura delle cose e degli uomini, onde per sradicarla, prima si dovrebbe togliere di mezzo e 1e une e gli altri. Copiosi esempi tolti dal dialetto locale dimostreranno questa attitudine d’identificazione.

Denominazione della vetta del Matajur: par babi, presso la vecchiona. Alcuni nomi di fondi: na briegu, sul monte – varh, cima, – pod čelan, sotto la rupe –na starmici, in pendio – v sriedi, circa alla metà – za hostjo, dietro il bosco – za krajam, al basso – v polože, al piano – na strani, in parte – v marzlici, in posizione fredda – na robù, sulla maceria – na vodici, alla fontattella – v ledinah, nei campi non ridotti – na križi, alla crociera – na kluči, sull’ angolo – na kamnici, Nel terreno sassoso – na čele, sulla roccia – v sanožetih, nei prati – velika njiva, campo grande – za korita, dietro la vasca – v ščurkah, agli zampilli – v novinah, nei nuovi campi, – pod hišo, sotto la casa – pod krajan, sotto 1’orlo – V dolini, nella valle – ecc.

Nomi di villaggi.
Frazioni nel comune di S. Pietro: Vernasso (Var nas) difendici – Clenia (Tle nije,) qui non c’è – Altovizza (V topca) terreno fangoso – Sorzento (Saršenta)il luogo dei mosconi – Ponteacco (Petijac,) accattone – Tarpezzo (Tarpeč) il sofferente – Chiabai (Tje-buj, bolj)v più in là – Podar (Poder) distruggi – Costa (Kost-ta) quest’osso.

Frazioni del comune di Tarcetta: Biacis (Begači,) fuggitivi – Lasiz (Laze,)paesi di piccoli appezzamenti – Pegliano (Peljan) condotto – Erbezzo (Rabeč)usando, usante – Montefosca (černi varh) monte nero – Spignon (Varh) cima – Cicigulis (čeče-gulis) batti le ragazze – Goregnavas (Gorenja vas) villa alta – Podvarsi (Pod varšči) sotto la tesa ai pesci.

Frazioni del comune di Rodda: Brischis (Briš tje) netta via (anticamento Broxas) – Pulfero (Podbuniesaz) sotto i malati – Perovizza (Perovza)frondoso – Loch (Lok) arco – Uodgnjach, fontana – Clavora (Klaveren,) afflitto – Ossiach (Osunja) porta-cote – Scubin (Skubin) l’imberbe – Lahove, del friulano – Sierach, sorgo – Zejaz, lepre – Oriecuje (Oriehuje) paese delle noci.

Frazioni del comune di Savogna: Savogna (Za vodnjak) dietro le acque – Cepletischis (Tje plešišča,) via i balli – Gabrovizza (Gabrovca,) terra di carpini – Polava (Plava,) paese natante – Jellina (Jellina) paese dei cervi – Pechinie (Pečine) cretaglie – Stermizza (Stemica,) luogo ripido.

Frazioni del comune di S. Leonardo: Cosizza (Kozica,) capretta – Clastira (Hlasta,) getta giù – Cravaro ‚(Kravar) vaccaro – Dolegna (Dolenja,) al basso – Osgnetto (Osnje) paese di albarelle – Pizzigh (Pičič) cantuccio – Prehod (Prekod,) transito – Uscivizza (Ušivca) luogo dei pidocchi.

Frazioni del comune di Stregna: Stregna (Sriednje) di mezzo – Oblizza (Oblica) rape – Podpecchio (Pod pečio) sotto il forno – Cernetic (Černetič)moretto – Clinaz (Klinac) conietto – Dughe (Dolge, Duge) lunghe – Podgora (Podgora) sotto il monte – Preserie (Pre serie) latrine.

Frazioni del cornune di Grimacco: Grimacco (Garmak) roveto – Sverinaz, luogo delle belve – Clodigh v(Hlodič) legnetto – Liessa (Liesa) ponte tessuto a vimini anticamente usato pel passaggio del Rieka – Seuza (Selca) villaggetti – Topolò (Topoleve) luogo dei pioppi.

Frazioni del comune di Drenchia: Drenchia (Dreka) paese stercoso – Clabuzzaro (Klaucar) cappellaio – Cras (Kras) rupe – Craj (Kraj) vicino, appresso l’orlo – Obbenetto (Debenj) paese grasso – Ocnebrida (Ocno bardo) podere del padre – Prapotnizza (Prapot) felce, oppure ‚prapotnica, una sorta di susina.

Alcuni cognomi: Golles (Goleš) calvo – Velicaz (Velikac) uomo grande – Bergnach (Varnjak) custode – Bledigh Bledič) blaterone, oppure pallidetto – Cromaz (Kromac) storpio – Cosmacini (Kosnačini) pelosi – Carligh (Kerlič)persona di bell’aspetto – Cumar (Kumar) il compare, oppure Kumeran, dolente – Debegnach (Debeljnjak) grasso, grosso – Gosgnach (Hoščak)boscaiuolo – Filipigh (Filipič) piccolo Filippo – Blasigh (Blažič) piccolo Biagio – Coceancigh (Kociančič) piccolo Canciano – Iurcigh (Jurčič) piccolo Giorgio – Mucigh (Mučič) il muto – Uecaz (Vekač) strillone – Gariup, amaro – Grimaz, irrequieto – Medvesigh, orsino – Smriecar (Smrekar) abetaio – Trinco o Drinko, toro – Sdrauligh (da Zdreu) sano – Vidigh, speculatore – Cuschigh, schiamazzatore – Ierebigh (Jerebič) piccolo catorno – Loszach (Luszack)fangoso – Cudicio (Hudič) diavolo – Snidercigh (Sniderčič) sartorello – Covacigh (Kovačič) fabbretto – Uolerigh (Volerič) pastorello di manzi – Cramar (Kramar) chincagliere girovago – Loviszach (Lovišcak) seguitatore, cacciatore – Quala (Hvala,) vanesio – Predan, venduto – Raccaro (Rakar)pescatore di gamberi – Ruttar (Rudari) lavoratore nelle miniere – Sittaro (Sitar) venditore di stacci – Scubla (Skubla) che ha pelato – Vogrigh (Vogrič)ungheresetto – Cernoja (Černoja) cosa negra – Sgubin (Sgubljen) perduto – Specogna (Špekonja) odore di lardo – Chiuch (čuk) civetta – Česnich, aglio – Manzin, mignolo – Saccù (Sakolj) falco – Sirch (Sirk) grano turco – Zabrieszach, montanaro.

Infine, siccome cosa interessante 1’Italia che ricetta al settentrione ed al mezzogiorno gli Slavi, mando il lettore all’opera del Papanti – i Parlari italiani in Certaldo alla festa del V Centenario di Messer Giovanni Boccacci – e gli suggerisco di confrontare la traduzione di una novella Boccaccesca nel dialetto di S. Pietro, (fatta dagli egregi Don Pietro Podrecca e Giuseppe Manzini) con quella simile nel dialetto slavo di Molise, (prof. Giovanni De Rubertis), ed avviserà la singolare somiglianza dei due dialetti e la conseguente loto conservazione in onta a tanta distanza, diversità di vicende e di condizioni locali.
Carlo Podrecca – LA SLAVIA ITALIANA
Realizzazione della pagina Ruben Specogna  http//www.lintver.it/cultura-letteratura.html

 

 

 

Babbo Natale poesia Feri Lainšček

49012520_786470155024185_6248643765993472000_oChe brillino le stelle/che splendano fortemente/è in arrivo il Babbo Natale/

con la sua slitta.
Allestiamo l’abete/lo addobbiamo nuovamente/accendiamo le luci/quando passerà qui.

Porta i doni/ha un messaggio:/l’amore è il nostro/regalo più bello.

Feri Lainšček (Dolenci5 ottobre 1959) è uno scrittorepoeta e sceneggiatore sloveno.
Il suo nome di battesimo è Franc Lainšček ed è nato nel villaggio di Dolenci presso Šalovcinella Slovenia nord-orientale, che a quel tempo faceva parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Ha studiato giornalismo all’Università di Lubiana. Negli anni ottanta ha lavorato come speaker dell’emittente radiofonica statale Radio Ljubljana.Dagli anni novanta vive a Murska Sobota nella regione del Prekmurje, in cui è nato…