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Anche l’arrampicata unisce

Matajurc-web

Il progetto di sviluppo della locale parete di arrampicata è stata al centro della visita a Merso Superiore del nuovo sindaco di Kobarid, Marko Matajurc, mercoledì 13 febbraio, su invito del sindaco di San Leonardo, Antonio Comugnaro. All’incontro hanno partecipato anche i sindaci di San Pietro al Natisone, Mariano Zufferli, e di Pulfero, Camillo Melissa, nonché il presidente della Fondazione Poti miru v Posočju, Zdravko Likar. Dopo il sopralluogo alla parete di arrampicata (accolti dal presidente dell’associazione Natisone Climbing, Cristian Vogrig), che si trova nella palestra del centro scolastico comunale, i sindaci hanno valutato le possibilità di concorrere con il progetto di sviluppo per la struttura ai fondi europei nell’ambito dell’attuale bando Interreg Italia-Slovenia. All’ospite di Kobarid i colleghi delle Valli del Natisone hanno chiesto anche un parere tecnico, essendo Matajurc affermato alpinista e addirittura vicepresidente del Soccorso alpino sloveno. L’occasione è stata sfruttata anche per esaminare altri temi e progetti di interesse comune, alla luce del fatto che tutti e quattro i Comuni hanno aderito al cluster transfrontaliero.

https://www.dom.it/tudi-plezanje-lahko-zdruzuje_anche-larrampicata-unisce/?fbclid=IwAR2mNXLp9dMaJNQ82biZFM0bup2qQLhJDJjfTgs03dr14D0hAVFslTiVvEk

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Nascite a Clap e Farcadizze

Soleil-e-GoranIl 2019 si apre con il migliore degli auspici per le piccole comunità di montagna di Clap/Podrata e di Pian delle Farcadizze/Na Rounah, sopra Faedis/Faedis. Nelle due borgate, infatti, sono stati appesi rispettivamente un fiocco rosa e un fiocco celeste; il primo è per la nascita di Soleil, venuta al mondo il 20 gennaio scorso, durante l’eclissi, con la grande Luna rossa, e il secondo è per Simone, il cui arrivo è stato festeggiato lunedì 28 gennaio. Una festa per la montagna faedese, un segnale di grande speranza in tempi in cui non si fa che parlare di spopolamento, di giovani che decidono di emigrare all’estero per lavorare e di abbandono della montagna. I due nuovi nati hanno già due fratellini e i loro genitori sono fortemente impegnati nella valorizzazione delle borgate in quota. A Clap/Podrata sono Luca e Stefania Pantanali a essere in prima linea nella difesa del lavoro in montagna; Simone è il loro secondogenito e arriva a far compagnia a Samuele, che di anni ne ha due e mezzo e ha iniziato ad andare all’asilo. Soleil, la principessa delle Farcadizze/ Na Rounah, è la gioia del fratellino Goran e a far compagnia ai due pargoli ci sono i lupi di mamma Sara Zaro e di papà Ivica Cenčič; non mancano le zie, Martina e Irene, in un ambiente incontaminato e di rara bellezza come quello che si staglia oltre Bocchette Sant’Antonio.https://www.dom.it/rojstvi-na-rounah-in-v-podrati_nascite-a-clap-e-farcadizze/

Cartina_comune_di_faedis
https://www.wikiwand.com/it/Faedis

 

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La strada giusta per uscire dalla crisi

Convegno-San-Pietro

Un filo rosso collega l’incontro transfrontaliero del 19 gennaio a Tolmin e il convegno sulla montagna del 26 gennaio a San Pietro al Natisone. In entrambe le occasioni, che hanno visto una grande partecipazione di pubblico e autorità (due ministri sloveni alla prima, cinque assessori regionali e il presidente del Consiglio regionale alla seconda, numerosi sindaci a enetrambe), è stato rimarcato che per far uscire la Benecia dalla crisi demografica, sociale ed economica ci vuole grande coesione ed è necessario sfruttare appieno la legge di tutela per la minoranza sovena e la colaborazione con la contigua area del Posočje. L’incontro «La nuova scommessa della montagna ai margini », promosso sabato, 26 gennaio, nella sala polifunzionale di San Pietro al Natisone, dal consigliere regionale Giuseppe Sibau del Gruppo Progetto FVG per una RS/AR, alla presenza di ben cinque assessori regionali, è servito a far emergere i problemi che affliggono la Slavia e abbozzare delle soluzioni. «Nelle Valli del Natisone c’è la necessità che gli amministratori e gli imprenditori collaborino in una santa alleanza, presentandosi nei confronti della Regione come un unico blocco compatto e coeso», ha affermato il presidente del Consiglio regionale, Pietro Mauro Zanin, nel suo intervento in apertura dei lavori. Il territorio delle Valli del Natisone, assieme alla montagna delle Valli del Torre, del Gemonese e del Pordenonese, costituisce, secondo Sibau, un’area peculiare. «La montagna è un bene di tutti, non solo di quelli che ci vivono – ha osservato Sibau –. In Svizzera se un comune montano si trova in una situazione di calo demografico, il governo interviene abbassando il prelievo fiscale e questo avviene anche in altri Paesi». Le soluzioni prospettate da Sibau sono: la promozione di progetti finanziati da fondi europei, chiedendo un aiuto anche alla Regione; lo sviluppo di progetti transfrontalieri; la defiscalizzazione; il sostegno alle attività boschive e commerciali; la promozione del turismo; la creazione di un subambito riguardante la montagna. Nell’incontro di Tolmin è stato deciso di presentare un progetto Interreg volto a finanziare l’avvio dell’operatività del «cluster». L’importo massimo ottenibile è di 750 mila euro, ma i tempi del bando sono molto stretti. Il Comune di Kobarid, per bocca del nuovo sindaco Marko Matajurc, si è reso disponibile a fare da lead partner per la Slovenia, mentre Taipana non è nelle condizioni di farlo da parte italiana. Perciò Cecutti ha chiesto di farsi carico del progetto alla Regione stessa e si è preso l’impegno di reperire anche il necessario partner proveniente dal Veneto. La risposta sembra positiva e l’ufficializzazione dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

https://www.dom.it/na-pravi-poti-za-izhod-iz-krize_la-strada-giusta-per-uscire-dalla-crisi/

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La Benecia nel patrimonio Unesco

Unesco-webTocca tutta la Benecia, dalla valle del Judrio a quella del Torre, e Resia, l’iscrizione de «L’Arte dei muretti a secco» nella lista Unesco degli elementi immateriali dichiarati patrimonio dell’umanità. L’intero territorio montano, infatti, è segnato da chilometri e chilometri di muri in pietra a secco che, nei pressi di ogni paese, sostengono i terrazzamenti le «njive» destinate alla coltivazione di frumento, patate e ortaggi in genere oppure a ospitare vigne e alberi da frutto. Si tratta di un patrimonio ambientale realizzato nei secoli dai singoli e dalle comunità, dissodando il terreno e utilizzando le stesse pietre per costruire quei muri di sostegno che hanno reso gli scoscesi pendii della montagne fertili campi coltivabili, in grado di garantire il sostentamento a tutta la popolazione. Alla fine del diciannovesimo secolo, mons. Ivan Trinko descriveva così la situazione dell’agricoltura in Benecia: «In montagna si fa tutto a mano. I campi sono generalmente piccoli; qua e là si deve scavare tra i sassi e portare la terra nei campi; perché la pioggia non porti via lo strato di terra, dove il declivio è più ripido i campi sono sostenuti da muri a secco, la cui costruzione richiede una fatica immensa e tempi lunghi. In alcuni luoghi si vedono muri ciclopici e viene da chiedersi che tipo di uomini siano per costruire muri di quelle dimensioni. Devono essere davvero forti e ingegnosi». Proprio quegli uomini «forti e ingegnosi » onora l’iscrizione da parte dell’Unesco dell’ «Arte dei muretti a secco» nel Patrimonio dell’umanità sulla base della candidatura avanzata da Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera. «La tecnica del muretto a secco riguarda la realizzazione di costruzioni con pietre posate una sull’altra senza l’utilizzo di altri materiali se non un po’ di terra. La stabilità delle strutture è assicurata dall’attenta selezione e posizionamento dei sassi. Questi manufatti, diffusi per la maggior parte delle aree rurali e su terreni scoscesi, hanno modellato numerosi paesaggi, influenzando modalità di agricoltura e allevamento, con radici che affondano nelle prime comunità umane della preistoria. I muretti a secco svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle frane, delle inondazioni e delle valanghe e nella lotta all’erosione e alla desertificazione della terra, aumentando la biodiversità e creando condizioni microclimatiche adeguate per l’agricoltura in un rapporto armonioso tra uomo e natura», si legge in una nota della Coldiretti. A causa dell’abbandono dell’agricoltura e dello spopolamento, gran parte dei muretti a secco della Benecia è stata inghiottita dalla boscaglia, molti sono andati perduti per l’assenza di manutenzione. Solo in alcuni limitati casi, ad esempio a Porzus, sono stati recuperati. In realtà il Piano di sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia prevede la ristrutturazione di muretti a secco e muretti di sostegno a secco con interventi su tutto il territorio regionale. Lo scorso novembre si è stata approvata la graduatoria, comprensiva di 170 domande ammissibili. Il finanziamento è stato assegnato a 69 beneficiari, per un importo complessivo di euro 1.346.818,29, destinati al recupero di muretti a secco e al ripristino di prati e pascoli in stato di abbandono.Il riconoscimento Unesco potrà segnare un’intervento più incisivo? Lo auspica il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa, che porterà l’argomento all’attenzione degli altri sindaci valligiani. «Proporrò un ordine del giorno da portare all’approvazione dei consigli comunali. Forti del riconoscimento Unesco possiamo chiedere alla Regione lo stanziamento di maggiori risorse, anche perché il recupero dei muretti significa manutenzione del territorio e maggiore attrattività. Tutte le strade che portano allo sviluppo delle Valli vanno percorse e questa è un’opportunità che non possiamo farci sfuggire» https://www.dom.it/benecija-v-unescovem-seznamu_la-benecia-nel-patrimonio-unesco/?fbclid=IwAR1M_vIIEKCfl580Vqpy2hyXHZswPb91IHUQXt1dzgv4EVs-9aZZaWTuN4I

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Ristampata la storia della Slavia-Benečija

7storiaÈ di nuovo a disposizione il libro di storia dal titolo «Slavia-Benečija. Una storia nella Storia », scritto da Giorgio Banchig e illustrato da Moreno Tomasetig, edito dalla cooperativa Most a fine 2013. Per il grande successo che ha avuto, il volume è andato esaurito in pochi mesi ed è stato ristampato nel 2015. Il libro, disponibile sia in lingua italiana sia in lingua slovena, parla della storia della Slavia dalle origini ai giorni nostri. «Il diritto di conoscere la propria storia è un diritto fondamentale e inalienabile della persona umana – scrive Banchig nella prefazione –. La specificità della storia della Slavia sta nel fatto che, nel corso dei secoli la comunità slovena delle Valli del Natisone ha sviluppato una coscienza identitaria fondata sulla lingua slovena e sulle istituzioni di autonomia amministrativa e giudiziaria godute dalle origini all’inzio del XIX secolo. Ritengo che il mio lavorocolmi una lacuna nella conoscenza della storia locale, che finora è stata trattata da più autori e per singole epoche, oppure in maniera generica e sbrigativa, quando non addirittura ideologica». «L’identità di un popolo è indissolubilmente legata alla sua lingua. Nelle valli del Natisone la lingua slovena si è mantenuta senza nessuna scuola grazie a una forte tradizione orale, tramandata di generazione in generazione per 1200 anni fino all’istituzione della scuola bilingue nel 1984 e poi, in seguito alla repressione fascista, grazie all’attività dei sacerdoti», ha detto mons. Marino Qualizza alla prima prestazione del libro. «Si tratta di un’opera necessaria per la nostra zona – ha aggiunto il prof. Roberto Dapit dell’Università di Udine –. È un volume fruibile da tutti e a tutti i livelli. È particolarmente interessante, poi, che insieme allo sviluppo delle vicendestoriche, venga presentata anche la storia linguistica di questo luogo. Tra i “Brižinski spomeniki”, primi documenti in lingua slovena (972-1039) e il primo libro stampato sloveno, Catechismo di Trubar del 1550, c’è stata la cosiddetta “epoca dei manoscritti”, a cui le nostre zone diedero un contributo fondamentale. Ricordiamo, per esempio, i manoscritti di Cergneu e di Castelmonte». «La nostra è una storia per molti versi circoscritta, ma che più volte ha incrociato e subìto la Storia grande, quella del Friuli, della Slovenia, dell’Italia e dell’Europa – scrive Banchig –. Si pensi solo alle invasioni o migrazioni dei popoli, che hanno attraversato le valli, e alle guerre, che hanno insanguinato i monti; si pensi ai confini, da quello che all’inizio del XVI secolo ha diviso gli sloveni dell’Isonzo da quelli del Natisone, alla Cortina di ferro che ha spaccato l’Europa e il mondo in due blocchi; ma si considerino anche i processi inversi, quelli degli scambi culturali ed artistici, dei rapporti umani e familiari che in nessuna epoca hanno conosciuto frontiere».

https://www.dom.it/ristampata-la-storia-della-benecia_ponatisnili-zgodovino-benecije/

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Giornata della cultura slovena

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8 febbraio – 8 februar

giornata di  Prešeren – Prešernov dan

Giornata della Cultura slovena
Prešeren Francè. – Poeta sloveno (Vrba, Alta Carniola , 1800 – Kranj 1849); dotato di un fine senso artistico piegò la lingua alle più severe esigenze d’arte ed elevò la poesia slovena, fino allora di gusto provinciale e retrivo, a un notevole grado di perfezione. Fra le sue poesie, oltre alla bellissima collana di sonetti (Sonetni venec1834), ispirati al dolce stilnovo e a Petrarca, si ricordano il poemetto Krst pri Savici (“Il battesimo presso la Savica”, 1836) e alcune liriche in cui trova espressione il suo spirito colto, pensoso, pieno di intima tristezza. Nel 1846 raccolse la sua opera in versi in Poezije (“Poesie”)

http://www.treccani.it/enciclopedia/france-preseren/

L’ 8 febbraio è la giornata della cultura slovena, la data è stata scelta in ricordo della morte di France Prešeren (1800-1849), considerato un po’ il padre della poesia slovena e autore dell’inno nazionale. In Slovenia l’8 febbraio è festa nazionale, con scuole e uffici chiusi e con musei aperti al pubblico gratuitamente e una serie infinita di avvenimenti culturali. La giornata è molto sentita anche tra gli sloveni che vivono a Trieste, Gorizia e Udine, dove per l’occasione sono state organizzate diverse iniziative culturali.
Penso che sia l’unico Stato europeo che abbia dedicato una giornata al suo poeta più famoso.

Zdravljica- Brindisi (inno nazionale)

Žive naj vsi narodi
ki hrepene dočakat’ dan,
da koder sonce hodi,
prepir iz sveta bo pregnan,
da rojak
prost bo vsak,
ne vrag, le sosed bo mejak!



Vivano tutti i popoli
che anelano al giorno
in cui la discordia
verrà sradicata dal mondo
ed in cui ogni nostro connazionale
sarà libero,
ed in cui il vicino non sarà un diavolo, ma un amico!

In questo giorno in tutta la Slavia friulana/Benečija si fanno manifestazioni per ricordare questo grande poeta sloveno.

Per gli sloveni in Italia la manifestazione centrale si terrà domenica 10 febbraio alle 17 nell’ex chiesa di San Francesco a Cividale.  Parlerà Margherita Trusgnach del Circolo culturale Rečan. Le organizzazioni di raccolta della minoranza, Svet slovenskih organizacij e Slovenska kulturno gospodarska zveza, assegneranno riconoscimenti a esponenti della comunità slovena che si sono messe particolarmente in mostra nell’impegno culturale.

https://www.dom.it/dan-slovenske-kulture-v-cedadu_giornata-della-cultura-slovena/

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Servono progetti per 30 anni e più

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ministro della Cultura del governo sloveno Dejan Prešiček

«Per risollevarci dalla pesante situazione demografica, sociale ed economica in cui versano le valli lungo il confine tra Italia e Slovenia servono progetti di lungo termine. Di trent’anni e più». Lo ha detto Alan Cecutti, sindaco di Taipana, presidente provinciale della Kmečka zveza e coordinatore del cluster transfrontaliero, intervenendo al 49° incontro tra gli sloveni della provincia di Udine e del Posočje, ospitato a Tolmin, sabato 19 gennaio. A Cecutti ha fatto eco Uroš Brežan, sindaco di Tolmin: «I giornalisti alle volte mi chiedono dove sono i risultati di questi nostri incontri, che reputano interessanti, ma fine a se stessi. Oggi rispondo che la costituzione del cluster è un grande risultato! Impensabile fino a poco tempo fa. Esso, infatti, avvia una collaborazione istituzionale sitematica, quotidiana e non solo su singoli progetti. Ci dà un modus operandi nuovo, diretto, per affrontare ogni questione. Comunque di concreto potrei citare la pista ciclabile (lanciata con il progetto Bimobis) in fase di realizzazione, l’Alpe Adria trail e altre iniziative in ambito turistico. E con i colleghi sindaci di entrambi i versanti si sono create intese che vanno oltre l’impegno istituzionale, che si sono trasformate in amicizie». Oratoire ufficiale è stato il ministro della Cultura del governo sloveno Dejan Prešiček (nella foto), che ha sottolineato la necessità di collaborare e nel contempo di conservare l’identità slovena in Benecia, Resia e Valcanale, nel rispetto delle altre lingue e culture, come insegnava mons. Pasquale Guion.
https://www.dom.it/s-projekti-glejmo-30-let-naprej_servono-progetti-per-30-anni-e-piu/?fbclid=IwAR2BXjrGiSq961Xrm-dcm19y6Y68RSAKnRlEMwn0FsIxCTsTPUigrLmL8G0

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Proverbio

San Sebastiàn/la neif al mont e al plan/A San Sebastiano la neve in montagna e pianura 

San Bastian cu la viole in man/San Sebastiano con la viola in mano (ovvero si respira aria primaverile-ma se fa freddissimo!)

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proverbio delle valli del Natisone-pregovor iz Nediške doline: “A san Sebastiano(20) e a Sant’Agnese(21), nevica notte e giorno”. Sveta Anieža e Svet Baštian sta se snegala nuoč an dan. (giornale Dom)

vignetta di Moreno Tomazetig

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San Lorenzo di Mersino (Pulfero-Podbonesec)

do_ch01aUna chiesa molto antica
La chiesa di san Lorenzo di Mersino si erge in una posizione strategica su un alto costone del Matajur sull’orlo, da un lato, di un profondo precipizio, dall’altro al limite di ampi prati.
Da qui si domina tutta la valle del Natisone dalla chiesa di sant’Ilario a Robič, fino a san Pietro e oltre.

Scrive Tarcisio Venuti che
«la chiesa è antica e di titolo medievale, del secolo XIII.
La costruzione nel suo corpo centrale è da considerarsi tardo-romanica;
ha subito varie trasformazioni e modifiche attraverso i secoli.

Ha sofferto i terremoti del 1511-13, quindi fu di nuovo riattata e riconsacrata nel 1568 daI vescovo di Cattaro Luca Bisanzio, suffraganeo del patriarca di Aquileia.

In antico era l’unica chiesa della zona».

Nel 1784 su richiesta degli abitanti di Mersino, riuniti in sosiednja, il Capitolo di Cividale decreta la sua demolizione e concede il permesso di costruire una nuova chiesa su un fondo detto «Salesnico» (za lešniko?) di proprietà di Antonio e nipoti Coren.

Ma non se ne fece nulla, anzi la vecchia chiesa venne restaurata, consolidata e probabilmente ampliata.

Nel 1869 la chiesa minaccia di crollare e vengono eseguiti altri lavori sii restauro, che vengono benedetti dal canonico del Capitolo di Cividale, mons. Musoni.

L’attuale altare è in marmo e pietra con ai lati due sagome raffiguranti san Giuseppe e san Lorenzo;
al centro in una nicchia una statua di san Lorenzo.

«Interessantissima un’acquasantiera in pietra in forma di calice che si trova a destra della porta d’entrata».

(cfr. Tarcisio Venuti, Chiesette votive da S. Pietro al Natisone a Prepotto, Udine 1985). .
G.B – DOM n. 18 – 1995
da http://www.lintver.it/cultura-arte-sanlorenzo.html

Le origini della chiesa risalgono al XIII secolo

La costruzio­ne nel suo corpo centrale è da considerarsi tardo-romanica; ha subito varie trasformazioni e modifiche attraverso i secoli.
Descrizione Edificio ad aula, orientato, in località pedemontana e boschiva, sulla cima di un colle contenuto a meridione da un basso muretto. L’interno edificio è stato deprivato dell’intonaco esterno mostrando la muraria in pietrame. Il coro a pianta rettangolare è di altezza maggiore; il basso corpo della sacrestia aggetta sul lato a meridione all’attacco con l’aula, dal tetto ad unica falda che continua quella dell’aula. Portale in pietra e in apice la monofora campanaria ad interrompere l’andamento delle due falde. Il semplice interno è illuminato da due finestre rettangolari a meridione; il soffitto è a vista con capriate, orditura secondaria lignea e tavelline. In prossimità del presbiterio a meridione la porta della sacrestia. L’area dell’altare, chiusa da balaustre in legno e rialzata di un gradino, prospetta tramite l’arcosanto lapideo a tutto sesto; soffitto a vista con orditura lignea e tavelline; unica finestra rettangolare a meridione. Pavimentazione, recente, in piastrelle quadrate in cotto, disposte ortogonalmente rispetto all’ingresso

testo e foto da do_ch01bhttp://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=68724&Chiesa_di_San_Lorenzo___Mersino_Superiore,_Pulfero