Frase in friulano

Un friulano non si ferma quando è stanco… Si ferma quando ha finito

Val Canale-Kanalska dolina-Kanaltal

La Val Canale, lunga poco più di venti chilometri, si estende sotto le cime delle Alpi Giulie e Carniche, sul triplice confine tra Italia, Austria e Slovenia. Si tratta di una zona linguisticamente mista, che è stata lo scenario di continui cambiamenti storici: la convivenza di gruppi linguistici sloveni, tedeschi, friulani e italiani, è una condizione necessaria in una realtà in costante cambiamento ma anche un elemento di identificazione di vitale importanza.Il paesaggio alpino che caratterizza la Valle rappresenta un’attrattiva soprattutto per gli amanti degli sport invernali, ma offre anche un’ambiente vario, adatto per passeggiate, trekking e mountain bike.Non distanti dal centro principale, Tarvisio, si trovano gli splendidi laghi alpini di Fusine, immersi nella foresta ai piedi del Mangart(2677 m).NelPalazzo veneziano di Malborghetto, elegante edificio seicentesco tra i più interessanti di tutta la valle, è allestito il locale Museo etnografico, con sezioni riguardanti la storia della Val Canale,la Miniera di Raibl e la Foresta di Tarvisio. E a Raibl, ovvero Cave del Predil, si può visitare il Museo della tradizione mineraria, con possibilità di effettuare escursioni guidate nel ventre della montagna.Non possiamo dimenticare, inoltre, il santuario mariano diMonte Lussari(1789 m), raggiungibile anche in cabinovia, importante meta di pellegrinaggi, nonché rinomata stazione sciistica.Appuntamento da non perdere il 5 dicembre, quando nei paesi della Val Canale si scatenano i Krampus, figure demoniache che, al bagliore delle torce, accompagnano San Nicolò spaventando grandi e piccini.

Centro culturale sloveno Stella alpina+39 0428 60266 – info@planika.ithttp://www.planika.itZdruženje Don Mario Cernet +39 0432 732500 – zdruzenje.cernet@gmail.co

fonte  https://www.mismotu.it/kanalska-dolina/kdo-smo/?fbclid=IwAR2xQ6GsSdLRNMxrXH6-jPkaIGKL_G3G2tb6iSoBO4M_ui7TC1qfQ0X2dB0 

La Val Canale (Val Cjanâl in friulanoKanalska dolina in slovenoKanaltal in tedesco) è un solco vallivo delle Alpi Orientali, che si estende tra Pontebba ed il valico di Coccau con direzione ovest-est. .. https://www.wikiwand.com/it/Val_Canale

Svete Višarje – Monte Santo di Lussari – Luschariberg

Di Tiesse – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4914986

Il Monte Santo di Lussari (1.790 ms.l.m. – detto anche Svete Višarje, “Le sante alture”, in slovenoMont Sante di Lussari in friulano e Luschariberg in tedesco) è una montagna delle Alpi Giulie. Si trova nel comune di Tarvisio (UD), a sud della frazione di Camporosso

Di Janezdrilc – Opera propria, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50284182

https://www.wikiwand.com/it/Monte_Santo_di_Lussari

🎶Melodie in paese🎶

Dialetti della Slavia – narečja Benečije

DIALETTI DELLA SLAVIA - NAREČJA BENEČIJE

Quando  si dice che  una persona parla sloveno vogliamo dire che parla una lingua particolare che non è croato,italiano,inglese,francese,tedesco o altro.E’ la stessa cosa se qualcuno parla la lingua che si trova nei libri o il dialetto,si può parlare anche la lingua tecnica, filosofica, giuridica o letteraria nell’ambito della stessa lingua.Ogni lingua ha anche i propri dialetti:lo sloveno ha 8 grandi gruppi dialettali ed ognuno si divide in altri gruppi minori.
Il  dialetto del litorale comprende il gruppo della Benečija ,del Carso e del Collio.
Il dialetto della Benečija si divide in 
 * Nediško
* Tersko
* Rezijansko
 * ogni paese ha delle varianti diverse di dialetto
 * la lingua cambia nel tempo 
*  i nostri bisnonni parlavano diversamente da come si legge oggi nei libri scritti   in sloveno

Il gruppo slavo verso il 1000 d.c parlava  una sola lingua che non conosciamo direttamente dalle annotazioni,ma con la ricostruzione in base  alle odierne lingue slave. Solo alcuni  brevi documenti ci affermano che la ricostruzione è corretta.Nel IX sec. d.c.S.Cirillo e Metodio portarono la fede cristiana.Tradussero nell’allora lingua slava il Vangelo ed altri testi liturgici.Lo stesso fecero i loro allievi.
In questo modo nacquero molti testi slavi scritti in antica lingua slava.Inventarono anche una scrittura usando lettere greche,il glagolitico.
Questa scrittura è rimasta per lungo tempo nei testi liturgici slavi,soprattutto in Istria e Dalmazia. Il glagolitico si diffuse anche in Benečija ,infatti don Cuffolo di Lasiz ha trovato a San Pietro un antico messale scritto con questa scrittura.

DIALETTI DELLA SLAVIA - NAREČJA BENEČIJE

Glagolitico a San Pietro
da:http://www.lintver.it/index.php?act=view&r=storia-vicendestoriche-glagoliticosanpietro&f=main
Fuori dalla chiesa il glagolitico è stato sorpassato dalla scrittura cirillica che ancora oggi è in uso nei popoli slavi,altri l’hanno sostituita con la scrittura latina.
Verso la metà del 16^ secolo si iniziò a scrivere i libri in sloveno .
                                                   LINGUE SLAVE

DIALETTI DELLA SLAVIA - NAREČJA BENEČIJE

fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Lingue_slave

DIALETTI DELLA SLAVIA - NAREČJA BENEČIJE

Manoscritti di Frisinga o monumenti di Frisinga (in slovenoBrižinski spomeniki) sono ritenuti i più antichi manoscritti in una lingua slovena scritti utilizzando caratteri dell’alfabeto latino.(x sec)
da https://it.wikipedia.org/wiki/Manoscritti_di_Frisinga  Il Manoscritto di Castelmonte ( Starogorski rokopis in sloveno) è uno dei più antichi documenti, fino a noi pervenuti, scritto in lingua slovena.Il manoscritto fu redatto presso il Santuario della Beata Vergine di Castelmonte, situato nelle vicinanze di Cividale del Friuli, tra il 1492 ed il 1498 da Lorenzo da Mernicco (Laurentius vicario di Mirnik). Il periodo corrisponde a quello in cui l’idioma sloveno, fino ad allora prettamente orale, cominciava a sviluppare le regole per dotarsi anche di una forma grafica.
Il manoscritto, composto da due fogli, contiene le principali preghiere del Cristianesimo e precisamente il Padre Nostro, l’Ave Maria ed il Credo. Nel testo sono presenti caratteristiche peculiari delle parlate della Carniola, del Carso interno e della Slavia Veneta. Insieme al manoscritto di Cergneu, custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Cividale, testimonia il contributo dato dall’idioma parlato nella Slavia friulana alla formazione della lingua slovena letteraria.

Il documento, che faceva parte integrante del libro della Confraternita di Santa Maria del Monte, venne ritrovato solo verso gli anni 60 del XX secolo e fu pubblicato, a cura di Angelo Cracina, nel 1974.Il manoscritto era inizialmente conservato presso l’Archivio arcivescovile di Udine; attualmente risulterebbe custodito presso l’Archivio Capitolare della parrocchia di Santa Maria Assunta di Cividale del Friuli.fonte:https://it.wikipedia.org/wiki/Manoscritto_di_Castelmonte

DIALETTI DELLA SLAVIA - NAREČJA BENEČIJE

catechismo di Trubar ,
primo libro scritto in sloveno (1550)

CARTA DEI DIALETTI SLOVENI
in tutto sono 30
Karta slovenskih narečij  Gorenjska narečna skupina Dolenjska narečna skupina (3. kostelsko narečje, 4. mešana kočevska narečja, 5. severno belokranjsko narečje, 6. južno belokranjsko narečje) Štajerska narečna skupinaPanonska narečna skupinaKoroška narečna skupinaPrimorska narečna skupina (1. Šavrini, 2. Čičarija)  Rovtarska narečna skupina
fonte:https://sl.wikipedia.org/wiki/Slovenska_nare%C4%8Dja
I dialetti della Slavia appartengono al gruppo del Litorale( Primorska skupina in azzurro)

un mio vecchio post di anni fa

20 anni fa incominciava alla Camera dei deputati la discussione della legge di tutela della minoranza slovena

Venti anni fa alla Camera dei deputati iniziava la discussione del disegno di legge per la tutela della minoranza slovena. La Sala di Montecitorio era praticamente vuota, con sei membri partecipanti al dibattito, il governo del presidente Massimo D’Alema era rappresentato dal ministro dello Stato Katia Bellillo. L’atmosfera era ancora molto brutta, tuttavia,la discussione si è conclusa nel febbraio 2001 con l’adozione della legge di tutela al Senato.

Il dibattito alla Camera fu introdotto dalle parole incoraggianti del relatore della legge, ora defunto democratico di sinistra Domenico Maselli.Il dibattito alla Camera dei deputati è continuato fino il 20 settembre 1999.

tradotto in proprio da https://www.primorski.eu/se/o-slovencih-v-prazni-dvorani-LY302962?fbclid=IwAR2AuR4glDNVXJCofE2kMXMji0yP-SL4L6vWtjjCE2ABHau2ZUTYHysg1y0

I vantaggi del bilinguismo

Più creatività, flessibilità, maggiore capacità di concentrazione, perfino più fiducia in sé stessi: sono diversi i vantaggi che regala il bilinguismo, specie se acquisito fin da piccoli. Padroneggiare una seconda lingua il più precocemente possibile consente di avere una marcia in più in diversi campi, culturali e cognitivi. E anche di riuscire a capire più velocemente degli altri qual è la scelta giusta in una situazione di conflitto. Lo sostiene una nuova ricerca che attribuisce ai bilingui anche questo plus: essere più rapidi nel prendere decisioni critiche in tempi brevi, impiegando al tempo stesso meno risorse. Una ricerca dell’università “Vita  San Raffaele” di Milano sostiene che il cervello di chi parla due lingue riesce a scegliere in situazioni conflittuali in modo più veloce e con meno sforzo, rispetto a chi ne usa una sola. Lo studio su “Cerebral Cortex 1” è stato coordinato dal dottor Jubin Abutalebi, docente di neuropsicologia.

archivio Dom

Sloveni in Italia (continuazione)

Provincia di Gorizia

Il nome di Gorizia compare per la prima volta nell’anno 1001, in una donazione imperiale che Ottone III fece redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva il castello di Salcano e la villa denominata Goriza (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum), a Giovanni, patriarca di Aquileia, ed a Guariento, conte del Friuli. La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza).

Comunità di lingua slovena sono presenti anche nei centri industriali della Bisiacaria.

In base ai dati del censimento del 1910, nell’area compresa nell’attuale provincia di Gorizia risiedevano circa 20.000 Sloveni, di cui circa 11.000 nella città di Gorizia, che in quel tempo contava circa 31.000 abitanti.

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Gorizia nel 1971
madrelingua italiana (131.879)  92,6%
madrelingua slovena (10.533)  7,4%

Lo sloveno standard è parlato da parte della minoranza di lingua slovena della città di Gorizia e in alcune zone dei comuni di Monfalcone, di Ronchi dei Legionari e di Sagrado, mentre nei comuni di San Floriano del CollioSavogna d’IsonzoDoberdò del Lago e nelle frazioni di Oslavia, Piuma, Groina e Sant’ Andrea lo sloveno è la lingua parlata dalla maggior parte della popolazione. Nel comune di San Floriano del Collio e in alcune frazioni di CormonsDolegna del CollioGorizia (Podgora/Piedimonte) è diffusa la variante detta dialetto del Collio (briško narečje), mentre nei comuni del Carso goriziano e nei sobborghi meridionali di Gorizia si parla il dialetto carsico (kraško narečje).

Comuni a maggioranza di lingua slovena nella provincia di Gorizia:

Provincia di Trieste

Il carnevale del Carso di Opčine/Opicina, Trieste

Il carnevale del Carso di Opčine/Opicina, Trieste

Ufficio del comune di Trieste riservato ai residenti di madrelingua slovena.

Indicazione della sede del distretto sanitario ad Aurisina

In provincia di Trieste, dove risiede la comunità di lingua slovena più numerosa della regione, lo sloveno è parlato, dagli appartenenti della minoranza, su quasi tutto il territorio della provincia, tranne che nel centro abitato di Muggia ed in alcune sue frazioni. Nel comune di Trieste lo sloveno è minoritario in città, ma maggioritario in alcuni sobborghi periferici e nelle frazioni dell’entroterra carsico.

Gli antenati slavi degli attuali appartenenti alla minoranza slovena iniziarono a stabilirsi nelle aree disabitate nei dintorni della città di Trieste già all’epoca di Carlo Magno, come risulta documentato dal Placito del Risano formulato nell’804 presso il fiume Risano a soli 12 km a sud di Trieste.

In base ai dati del censimento del 1910, nell’area compresa dall’attuale provincia di Trieste risiedevano circa 69.000 Sloveni, di cui circa 56.000 nel comune di Trieste, che in quel tempo contava circa 230.000 abitanti

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Trieste nel 1971
madrelingua italiana (275.597)  91,8%
madrelingua slovena (24.706)  8,2%

Nelle zone rurali del comune di Muggia, nella maggior parte delle frazioni del comune di Dolina-San Dorligo della Valle e in alcuni rioni periferici di Trieste è diffuso il dialetto istriano-variante di Risano. Nei comuni di MonrupinoSgonico e in alcune frazioni di Dolina-San Dorligo della Valle è diffuso il dialetto carniolino centrale (notranjsko narečje). Lo sloveno è diffuso come dialetto carsico (kraško narečje) anche su tutto il territorio del comune di Duino-Aurisina (ad esclusione della frazione Villaggio del Pescatore), dove però è minoritario rispetto all’italiano.

Comuni a maggioranza di lingua slovena nella provincia di Trieste:

RBP

Istituzioni

La minoranza slovena in Italia è rappresentata da due strutture organizzative che complessivamente coordinano la quasi totalità delle attività comunitarie slovene: la Slovenska kulturno gospodarska zveza (SKGZ – Unione Culturale Economica Slovena) e lo Svet slovenskih organizacij (SSO – Confederazione delle Organizzazioni Slovene). Le istituzioni culturali cardinali invece sono il teatro, la Glasbena Matica (Centro musicale sloveno), la biblioteca (Narodna in Studijška Knjižnica) e lo SLORI (Istituto sloveno di ricerche). A Trieste viene stampato il quotidiano Primorski Dnevnik, a Cividale del Friuli il settimanale Novi Matajur.RBP

Personaggi celebri

Igo Gruden (poeta)

Igo Gruden (poeta)

Boris Pahor (scrittore)

Boris Pahor (scrittore)

Edvard Rusjan (costruttore e pilota)

Edvard Rusjan (costruttore e pilota)

Tra i cittadini italiani di lingua slovena ricordiamo:

  • Letterati:
    • David Bandelj (1978), poeta e saggista;
    • Rafko Dolhar (1933), scrittore e alpinista;
    • Igo Gruden (1893 – 1948), poeta
    • Marica Gregorič-Stepančič (1874 – 1954), scrittrice e traduttrice;
    • Dušan Jelinčič (1953), scrittore e alpinista;
    • Miroslav Košuta, poeta;
    • Marko Kravos (1943), poeta;
    • Erna Muser, poetessa, traduttrice;
    • Boris Pahor (1913), scrittore;
    • Alojz Rebula (1924), scrittore;
    • Alojzij Remec, scrittore;
    • Alojzij Res, scrittore e traduttore;
    • Ivan Rob, scrittore satirico;
    • Tatjana Rojc, critica letteraria e traduttrice, senatrice;
    • Aldo Rupel, scrittore;
    • Smiljan Samec, scrittore satirico;
    • Silvester Škerl, traduttore e editore;
    • Karel Vladimir Truhlar (1912 – 1977), poeta e teologo;
  • Studiosi e ricercatori:
    • Lavo Čermelj, fisico e intellettuale;
    • Boris Furlan, giurista, cattedratico e traduttore;
    • Boris M. Gombač, storico;
    • Miran Košuta (1960), storico letterario;
    • Alessio Lokar, economista;
    • Boris Merhar, storico letterario;
    • Pavle Merkù (1927 – 2014), compositore, linguista e etnomusicologo;
    • Boris Paternu, storico letterario;
    • Jože Pirjevec (1940), storico;
    • Marija Pirjevec (1941), storica della letteratura, traduttrice;
    • Mirko Rupel, storico della letteratura;
    • Erdvad Rusian (1886 – 1911), costruttore di aerei e pioniere del volo;
    • Igor Škamperle (1962), sociologo e scrittore;
    • Božo Škerlj, antropologo;
    • Marta Verginella (1960), storica e sociologa;
    • Ubald Vrabec, compositore.
  • Giornalisti:
  • Personaggi del teatro, TV e della musica:
    • Edi Bucovaz, musicista;
    • Miranda Caharija, attrice;
    • Ferdo Delak, regista teatrale;
    • George Dolenz (1908 – 1963), attore sloveno-statunitense;
    • Ivan Grbec (1889 – 1966), musicista;
    • Boris Kobal, commediografo, direttore del Teatro civico di Lubiana;
    • Marij Kogoj, compositore;
    • Elvira Kralj, attrice;
    • Andro Merkù, cabarettista;
    • Mirko Polič (1890 – 1951), compositore e direttore d’orchestra.
    • Stojan Kuret, Direttore d’orchestra e coro
    • Igor Coretti Kuret, Direttore d’orchestra
    • Aljoša Žerjal (1928), regista;
  • Pittori:
  • Architetti e designer:
    • Max Fabiani (1865 – 1962);
    • Marco Pozzetto;
    • Boris Podrecca;
  • Politici:
Frančišek Borgia Sedej, Arcivescovo di Gorizia dal 1906 al 1931

Frančišek Borgia Sedej, Arcivescovo di Gorizia dal 1906 al 1931

Lapide in memoria di Anton Ukmar, comandante partigiano in Liguria

Lapide in memoria di Anton Ukmar, comandante partigiano in Liguria

  • Tamara Blažina (1952), senatrice;
  • Darko Bratina (1942 – 2007), sociologo, critico cinematografico, senatore;
  • Miloš Budin (1949), deputato;
  • Ivan Marija Čok; politico liberale jugoslavo;
  • Josip Ferfolja, politico socialista jugoslavo;
  • Rudolf Golouh; politico socialista jugoslavo;
  • Gustav Gregorin; politico liberale sloveno;
  • Igor Kocijančič (già Canciani), consigliere regionale;
  • Ivan Nabergoj, uomo politico, parlamentare;
  • Bogumil Remec; politico conservatore sloveno;
  • Mitja Ribičič (1919 – 2013); politico comunista, premier jugoslavo;
  • Otokar Rybar, politico sloveno di origine ceca;
  • Augusto Sfiligoj; politico cristiano-sociale;
  • Stojan Spetič, senatore;
  • Mirko Špacapan
  • Ludwig Taučer, partigiano, sindaco di Pirano;
  • Anton Ukmar (1900 – 1978), partigiano, deputato al parlamento socialista sloveno;
  • Josip Vilfan (1955), parlamentare italiano;
  • Joža Vilfan, diplomatico jugoslavo.

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fonte https://www.wikiwand.com/it/Sloveni_in_Italia

Sloveni in Italia

 
Luogo d’origineFriuli-Venezia Giulia
Popolazionecirca 100.000
Lingualingua slovena in Italia
Religionecattolicesimo
Distribuzione
 Italia
Manuale

La minoranza slovena in Italia è una minoranza nazionale riconosciuta in Italia. La comunità slovena in Italia è formata prevalentemente da autoctoni residenti in Friuli-Venezia Giulia, ma anche da alcuni espatriati, specialmente nelle principali città (secondo l’ISTAT, erano 2.506 i cittadini sloveni in Italia al 31 dicembre 2016).

Storia

Panorama delle Valli del Natisone, ancora oggi a maggioranza linguistica slovena

Panorama delle Valli del Natisone, ancora oggi a maggioranza linguistica slovena

La diffusione dell’uso dello sloveno in alcune zone nel Nord-est dell’Italia trova la sua origine nell’Alto Medioevo; risalgono infatti già all’VIII secolo i primi documenti storici che attestano l’arrivo, dall’area balcanico-danubiana, di gruppi di popolazioni slave ed il loro insediamento nelle zone marginali della pianura friulana e delle sponde nord-orientali del Mare Adriatico, che dopo molteplici vicende storiche furono parte dello Stato italiano.

I primi territori abitati da sloveni ad entrare a far parte del territorio dello Stato italiano furono quelli della Slavia friulana (Benecija), ovvero la Val Resia (Rezija), le Valli del Torre (Terska dolina) e le Valli del Natisone (Nediške doline), nel 1866 a conclusione della terza guerra di indipendenza italiana. La partecipazione al plebiscito del 21-22 ottobre 1866 della minoranza friulana di lingua slovena, fu particolarmente significativa. L’Impero austriaco, infatti, dopo il trattato di Campoformio aveva annullato l’autonomia giuridica, linguistica e fiscale un tempo riconosciuta dalla Serenissima Repubblica di Venezia alla comunità slovena, la quale anche per questo motivo aderì alle idee risorgimentali,che andarono ampliandosi sempre di più dopo la breve parentesi del 1848. Il voto antiaustriaco degli sloveni fu unanime: su 3.688 votanti vi fu una sola scheda contraria al Regno d’Italia. Il passaggio al Regno d’Italia comportò molti cambiamenti economici, sociali e culturali per tale territorio, ma iniziò anche una politica di italianizzazione delle Valli del Natisone e del Torre, che nei decenni successivi al plebiscito alimentò un progressivo sentimento di delusione delle speranze di riconoscimento dell’identità slovena.

L’assegnazione all’Italia degli altri territori ancora oggi con una presenza di parlanti sloveno (Val CanaleGorizia e Trieste), avvenne al termine della prima guerra mondiale in base al Trattato di Rapallo (1920).

Nel 1922, con l’avvento del fascismo nei territori annessi all’Italia venne applicata l’assimilazione culturale attraverso l’italianizzazione forzata.

  • gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano;
  • nelle scuole fu vietato l’insegnamento dello sloveno in tutte le scuole della regione. Con l’introduzione della Legge n. 2185 del 1/10/1923 (Riforma scolastica Gentile), fu abolito nelle scuole l’insegnamento della lingua slovena. Nell’arco di cinque anni tutti gli insegnanti sloveni delle scuole con lingua d’insegnamento slovena, presenti sul territorio abitato da sloveni assegnati all’Italia con il trattato di Rapallo, furono sostituiti con insegnanti originari dell’Italia, e l’insegnamento impartito esclusivamente in lingua italiana;
Proclama del Comando Squadristi di Dignano

Proclama del Comando Squadristi di Dignano

  • col Regio Decreto n. 800 del 29 marzo 1923 furono imposti d’ufficio nomi italiani a tutte le centinaia di località assegnate all’Italia col Trattato di Rapallo, anche laddove precedentemente prive di denominazione in lingua italiana:
    così Boljunc divenne Bagnoli,
    […] Dolina – San Dorligo della Valle,
    […] Dekani – Villa Decani,
    […] Jelšane – Elsane,
    […] Moščenice – Moschenizza,
    […] Tinjan – Antignana,
    […] Veprinac – Apriano, …;
  • in base al Regio Decreto Legge N. 494 del 7 aprile 1926 furono italianizzati i cognomi a sloveni:
    così Adamich divenne Adami,
    […] Dimnik – Dominici,
    […] Klun – Coloni,
    […] Polh – Poli, …,

In base alla determinazione del confine italo-jugoslavo dopo la seconda guerra mondiale, le aree assegnate all’Italia risultavano abitate da circa 60.000 sloveni, mentre le aree assegnate alla Jugoslavia risultavano abitate da circa 300.000 italiani. L’Italia repubblicana, senza negoziare reciprocità, riconobbe agli sloveni residenti sul suo territorio i diritti riconosciuti alle minoranze linguistiche dalla nuova Costituzione:

«La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.»
(Art. 6 della Costituzione della Repubblica Italiana)

RBP


Diffusione geografica

Provincia di Udine

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Udine nel 1971
madrelingua italiana (499.975)  96,7%
madrelingua slovena (16.935)  3,3%

I cittadini italiani di lingua slovena della provincia di Udine sono suddivisi in tre comunità autoctone, ognuna con specificità proprie.

La maggior parte è compresa nella Slavia friulana, dove si parlano i dialetti sloveni detti del Natisone (nadiški) e del Torre (terski). Essa comprende i comuni di LuseveraTaipanaPulferoSavognaGrimaccoDrenchiaSan Pietro al NatisoneSan LeonardoStregna e le frazioni montane dei comuni di NimisAttimisFaedisTorreano e Prepotto. L’arrivo delle popolazioni slave sulle sponde del fiume Natisone iniziato già nel VII secolo è documentato dallo storico Paolo Diacono. Gli slavi si stabilirono in queste zone già in epoca longobarda, tanto che fu proprio il potere longobardo ad accogliere i primi coloni e ad imporre il confine orientale tra popolazione romanza e slava, quasi coincidente al limite naturale esistente tra la pianura (romanza) e il territorio montuoso delle prealpi (slavo).

Gli abitanti di Resia parlano un dialetto sloveno arcaico (il resiano) che viene percepito da molti parlanti, che hanno sviluppato una propria peculiare identità etno-linguistica, come idioma a sé stante.

I parlanti sloveno della Val Canale vivono nei comuni di Malborghetto-Valbruna (frazioni Valbruna, Bagni di Lusnizza, Santa Caterina, Ugovizza), Pontebba (frazione Laglesie San Leopoldo), a Tarvisio (frazioni Camporosso, Cave del Predil, Fusine in Valromana). Storicamente hanno fatto parte, fino al 1918, della Carinzia e della Carniola (frazione tarvisiana di Fusine in Valromana) e sono l’unica comunità slovena della provincia di Udine che ha storicamente goduto di un sistema scolastico in lingua slovena.

In base al censimento del 1921 gli Sloveni in provincia di Udine erano circa 34.000.

Comuni a maggioranza slavofona nella provincia di Udine:

fonte Sloveni in Italia Wikiwand

Le comunità slovene del Friuli Venezia Giulia

di Rosanna Benacchio

1. Preliminari

L’area abitata dagli slavi alpini, un tempo più estesa verso ovest, è attualmente ristretta alla fascia di confine con la Slovenia, nella parte orientale del Friuli-Venezia Giulia . La colonizzazione degli attuali territori slovenofoni in Italia avvenne tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo, epoca in cui una parte delle popolazioni slave si allontanò dalla zona di insediamento originaria (grosso modo, la zona carpatica) dirigendosi verso sud-ovest, nell’area compresa tra le Alpi e i Balcani (➔minoranze linguistiche).Va fatta una sostanziale distinzione tra le minoranze della provincia di Udine (a parte il caso della Val Canale) da un lato e quelle di Gorizia e Trieste dall’altro. Fin dal XV secolo, con l’instaurarsi del dominio della Serenissima, le zone slovenofone del Friuli hanno sempre condiviso la storia di questa regione, mentre le province di Trieste e Gorizia hanno condiviso per secoli il destino degli sloveni d’Oltralpe. Questa diversità si è riflessa anche sul diverso status delle minoranze slovene: quelle del Friuli mostrano un senso di appartenenza all’area culturale slovena meno sviluppato, e solo di recente (1999) sono state riconosciute come minoranze linguistiche. La consistenza demografica complessiva della minoranza slovenofona è attualmente stimabile in poco più di 60.000 persone (Toso 2008: 81).

2. Le minoranze slovene del Friuli

2.1 Generalità-Appartengono alla provincia di Udine le comunità della Val Resia, delle Valli del Torre e del Natisone (che costituiscono il territorio della cosiddetta Benecia), nonché, separate da queste, più ad ovest, le comunità della Val Canale. Fatta eccezione per quelli della Val Canale (§ 2.5), si tratta di dialetti parlati sul versante occidentale delle Alpi Giulie, per la maggior parte circondati dall’area linguistica romanza, a contatto con la quale hanno vissuto per secoli. Fin dal 1420, in seguito alla caduta del Patriarcato di Aquileia, questi territori entrarono a far parte della Repubblica di Venezia, condividendo da quel momento le vicende storiche del Friuli: alla caduta della Serenissima, dopo le guerre napoleoniche e mezzo secolo di dominazione austriaca (1814-1866), divennero parte dello Stato italiano. Sia dal punto di vista economico che linguistico-culturale, questi territori non facevano quindi riferimento all’area slovena, bensì a quella romanza. Per la precisione, fino al 1866, il friulano era l’unica lingua in contatto con i dialetti sloveni del Friuli. Il dialetto veneziano era diffuso soprattutto tra la popolazione urbana e occupava una posizione marginale. Dopo l’unione all’Italia, l’influenza dell’italiano, accanto al friulano, divenne evidente, soprattutto nei settori del lessico politico-amministrativo e tecnico. Solo dopo la seconda guerra mondiale però l’italiano comincia a svolgere un ruolo importante, entrando in concorrenza con il friulano e sostituendolo gradualmente. Per le suddette ragioni storiche, anche se hanno mantenuto il proprio dialetto e molte delle proprie abitudini e tradizioni, gli sloveni del Friuli non hanno però sviluppato quel senso di appartenenza all’area culturale e linguistica slovena che contraddistingue invece Trieste e Gorizia e, in minor grado, la Val Canale.Le principali caratteristiche comuni dei dialetti sloveni del Friuli, e le peculiarità linguistiche che li contraddistinguono dallo sloveno standard, sono in genere il risultato di fenomeni di interferenza romanza (dall’italiano o dal friulano) quali:(a) la regressione (e la perdita) del neutro, con assunzione di desinenze del maschile o del femminile a seconda del genere della corrispondente parola italiana: per es., nomin. plur. jabulke (< jabulku «mela»), jajce (< jajcë «uovo»), jëzaravi (< jëzaru«lago»); nomin. sing. miesta (in luogo di miesto «città»), brda (in luogo di brdo«montagna»);(b) la conservazione dell’imperfetto (in resiano), a differenza dello sloveno standard e della maggior parte delle lingue slave;(c) la possibilità per i ➔ clitici di occupare il primo posto nella frase (con perdita della cosiddetta legge di Wackernagel): per es., sa diwa muko «si mette la farina»,ga ublikla? «lo ha indossato?», mu je poviedala «gli ha detto», se parbliža an zahleda «si avvicina e vede»;(d) il fenomeno della ripresa pronominale dell’oggetto: per es., mlë to mi plaža «a me mi piace», mene me na nič intereša «a me non mi interessa affatto», ecc.Per quanto riguarda il rapporto fra i codici a disposizione della comunità, nei dialetti della Val Resia, del Torre e del Natisone si ha una situazione di sostanziale diglossia piuttosto che bilinguismo (➔ bilinguismo e diglossia). Di bilinguismo si può semmai parlare per le Valli del Natisone, dove la situazione sociolinguistica è più simile a quella delle aree di Trieste e Gorizia e dove lo sloveno standard gioca un ruolo importante. L’applicazione della legge 23 febbraio 2001 n. 38 «Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena del Friuli Venezia Giulia» (➔legislazione linguistica), che venne a colmare una lacuna legislativa riguardante proprio l’area in questione, potrebbe col tempo portare a una situazione di bilinguismo in tutte le aree slovenofone del Friuli, omogenea a quella della Venezia Giulia. Oltre alla diglossia, per la quale italiano e dialetto sloveno hanno utilizzazione complementare, bisogna tenere presente che in tutte e tre queste aree è usato anche il friulano. Nelle tre aree inoltre non solo si tramanda una ricca tradizione popolare (canti, racconti, ecc.), ma attualmente si registra anche una ricca produzione letteraria in vernacolo, soprattutto in versi (come le poesie di R. Quaglia e S. Paletti in Resia, di G. Cerno per il Torre, di M. Cernetig per il Natisone, ecc.).2.2 Il dialetto della Val ResiaIl dialetto (denominato in sloveno rezijansko) è parlato in Val Resia, una piccola valle che si estende dalle falde del massiccio montuoso di Canin, che divide l’Italia dalla Slovenia, fino al paese friulano di Resiutta, non lontano dal grosso centro abitato di Moggio Udinese.Il resiano si è conservato meglio degli altri dialetti sloveni del Friuli. Ciò si spiega bene con le caratteristiche orografiche di questa piccola e stretta valle, circondata per tre lati da montagne impervie, con un’unica apertura sul lato occidentale, verso la pianura friulana. Per queste ragioni, il resiano non solo è entrato poco in contatto con l’area linguistica romanza, ma si è sviluppato in condizioni di sostanziale isolamento anche rispetto alla lingua slovena, conservando numerosi tratti arcaici che contraddistinguono questo dialetto all’interno dell’area linguistica slovena (e slava in generale) e che costituiscono il motivo principale dell’ininterrotto interesse di cui esso è stato oggetto tra gli slavisti ormai da circa due secoli (Benacchio 2002: 20-24).Il resiano è stato molto studiato anche di recente, soprattutto in funzione di una sua normalizzazione secondo un canone standard in grado di favorirne l’uso scritto e quindi la conservazione (Steenwijk 1992; 1994; 1995; ➔pianificazione linguistica). Dal 2005 contribuisce alla diffusione della norma linguistica anche la rivista «Näš glas» («La nostra voce»). La norma ortografica ha consentito anche l’adozione di segnaletica toponomastica bilingue (in italiano e in resiano).La valle è pressoché interamente abitata da popolazione autoctona (circa 1100 persone), di cui però solo la componente anziana parla correntemente il resiano. Anche tra le generazioni più giovani, comunque, si registra un rinato interesse per la parlata locale. Sebbene in misura limitata, l’insegnamento del resiano viene impartito anche nelle scuole. L’UNESCO Atlas of the World’s Languages in Danger(2009) assegna al resiano l’indice 3 («in pericolo»).2.3 Il dialetto del TorreIl dialetto (in sloveno tersko) è parlato nella valle superiore del fiume Torre (Ter), nonché in altre piccole valli attraversate dai suoi affluenti. Verso nord e verso est quest’isola linguistica è in contatto rispettivamente con le parlate della Resia e del Natisone. A ovest e a sud invece esso confina con l’area linguistica romanza. La popolazione slovena (circa 2000 persone) è concentrata nelle zone montuose.Il dialetto è in una situazione decisamente più critica rispetto al resiano. Non mostra gli stessi segnali di ripresa, anche se recentemente sono uscite alcune pubblicazioni (soprattutto destinate all’uso liturgico) nella parlata locale. Anche qui si tenta di salvaguardare il dialetto tramite l’insegnamento, ma in misura ridotta rispetto a quanto avviene in Resia. Tale situazione critica, tradotta nei parametri UNESCO, potrebbe corrispondere a un indice di rischio 2 («seriamente in pericolo»), che contrassegna lingue usate quasi esclusivamente dalle generazioni più anziane.2.4 Il dialetto del NatisoneIl dialetto (in sloveno nadiško) è parlato nella valle attraversata dal fiume Natisone nonché nelle valli minori del bacino di questo fiume. Verso ovest esso confina con il dialetto del Torre, mentre a nord-est è in contatto col dialetto dell’Isonzo, ormai in Slovenia. Verso sud le valli del Natisone si aprono nella pianura friulana. Questo dialetto si differenzia dagli altri finora trattati per il fatto di essere stato in contatto diretto con i dialetti sloveni parlati sull’altro versante delle Alpi. Non a caso, esso ha conservato una minore quantità di tratti linguistici arcaici rispetto al dialetto del Torre e ancor meno rispetto al resiano e costituisce il dialetto sloveno del Friuli più vicino alla lingua slovena standard. Particolarmente forte è in questo territorio il senso di appartenenza alla comunità linguistica e culturale slovena, che non si discosta molto da quello diffuso tra gli sloveni di Trieste e Gorizia. Nella Valle del Natisone, per es., è attiva una scuola bilingue dove i bambini studiano lo sloveno standard, come a Trieste e Gorizia. A Cividale escono due giornali, «Novi Matajur» e «Dom», portavoce della popolazione slovena delle Valli del Natisone (e, più in generale, del Friuli), redatti parzialmente nel dialetto locale.Sicuramente anche grazie alla presenza della scuola bilingue, il dialetto del Natisone (che è parlato da circa 7000 persone) è ben conservato anche tra le giovani generazioni e, tra tutti i dialetti del Friuli, è quello che teme meno il pericolo di estinzione. Tradotta nei parametri UNESCO, la situazione potrebbe riflettere un indice di rischio 4 («minacciato»).
2.5 Il dialetto della Val CanaleIl dialetto (che appartiene al cosiddetto ziljsko) occupa un posto a sé tra le aree linguistiche slovene del Friuli. È parlato all’estremità nord-orientale della regione, nel tratto che collega Pontebba a Tarvisio, in una zona in cui lo sloveno è a contatto con l’italiano e il tedesco (oltre che col friulano). Il territorio, per secoli appartenuto all’Austria, entrò a far parte dell’Italia solo dopo la prima guerra mondiale. L’influsso dell’italiano (e del friulano) ha pertanto avuto qui un significato minore rispetto agli altri dialetti del Friuli.Il dialetto è usato da una minoranza di persone, per lo più appartenenti alle generazioni più anziane. Tale situazione, altamente critica, tradotta nei parametri UNESCO, potrebbe corrispondere a un indice 2 («seriamente in pericolo») se non addirittura 1 («gravemente in pericolo»).

3. Le minoranze slovene della Venezia Giulia
Nelle province di Gorizia e Trieste si parla sloveno nei territori del Collio e del Carso goriziano e triestino. Il dialetto del Collio (in sloveno briško) è parlato in un’area molto limitata nell’omonima regione che si estende solo in minima parte in Italia, nel Goriziano (la maggior parte del Collio fa oggi parte della Slovenia). Si tratta di un’area prevalentemente rurale dove l’uso del dialetto è molto più diffuso che quello dello sloveno standard. 
L’area slovenofona principale della regione è costituita dalle zone rurali intorno a Gorizia (Gorica) e Trieste (Trst). Naturalmente, anche se in misura minore, la popolazione slovena è presente anche nei centri urbani. Per quanto riguarda Trieste, per es., secondo Toso (2008: 82), almeno il 10% della popolazione è slovena. Per l’omogeneità linguistica e storico-culturale che le caratterizzano, le minoranze di Trieste e Gorizia possono essere trattate assieme. Come è noto, infatti, Trieste e Gorizia, e lo stesso Collio, entrarono a far parte del Regno d’Italia solo dopo la prima guerra mondiale. Fino ad allora, a partire dal XV secolo, esse erano state sotto il dominio della casa degli Asburgo, condividendo il destino degli sloveni d’Oltralpe. La continuità storico-geografico-culturale del rapporto con la lingua standard è rimasta quindi ininterrotta per secoli. Non a caso, la popolazione slovena di Trieste e Gorizia percepisce e difende la propria appartenenza alla lingua e alla cultura slovena, e in queste province operano scuole e altri enti culturali (organizzazioni ricreative, sportive, teatrali, musicali, ecc.) sloveni. Tali istituzioni hanno una lunga e solida tradizione (assente nel Friuli) che risale ancora al periodo dell’amministrazione austro-ungarica. Entrate a far parte dell’Italia, soprattutto nel secondo dopoguerra con la fine del fascismo (che aveva perseguito una politica di assimilazione culturale e linguistica) le comunità slovene di Trieste e Gorizia, sostenute dalla stessa Slovenia, poterono riannodare i fili di questa tradizione e usufruire nuovamente di tali istituzioni culturali. Queste contribuirono sensibilmente da un lato a promuovere la crescita culturale e sociale della minoranza, dall’altro a diffondere il modello linguistico dello standard sloveno, favorendone l’uso didattico ed evitando così un impiego esclusivamente dialettale della lingua. Analoga funzione è svolta dai numerosi organi di stampa (per es., il quotidiano «Primorski dnevnik») e dalle trasmissioni radiofoniche della RAI (Toso 2008: 84). 
In sloveno standard, infine, si esprimono gli autori letterari più affermati della zona, siano questi autori di prosa come B. Pahor, A. Rebula, F. Bevk o di poesia come M. Košuta, M. Kravos, A. Gradnik, per citare solo quelli già affermati. 
Non va comunque dimenticato che anche in queste aree sono vivi i dialetti (per la precisione, il kraško e il notranjsko) e che anche qui esiste una produzione letteraria, soprattutto poetica, in vernacolo (per es., M. Mijot). Sempre in dialetto locale si tramanda anche qui una ricca tradizione popolare. 
Il rilievo del dialetto rimane comunque scarso, soprattutto se comparato a quello rilevato nella provincia di Udine. A eccezione dell’area del Collio, che presenta diglossia fra italiano (standard) e varietà dialettale slovena, nelle province di Trieste e Gorizia è ormai maturata una situazione di sostanziale bilinguismo italiano-sloveno. Contemporaneamente, opera però sempre anche una condizione di diglossia, dovuta al fatto che l’italiano e lo sloveno standard vengono utilizzati in situazioni e con ruoli diversificati e complementari. Esiste cioè un’indubbia distribuzione non paritaria delle due lingue, testimoniata anche dal fatto che i fenomeni di interferenza vanno oggi quasi esclusivamente in una sola direzione, dall’italiano verso lo sloveno e non dallo sloveno all’italiano (Francescato & Ivašič 1978: 31-33). Usando le parole di Ž. Gruden, la situazione linguistica degli sloveni di Trieste «fluttua tra la politica linguistica dell’autorità, che spinge verso la diglossia e lo sforzo della minoranza, che tende ad assicurarsi il bilinguismo» (Gruden 1976-1977: 73). Non bisogna infine dimenticare la situazione di diglossia che si manifesta all’interno di ognuna delle due lingue, sloveno e italiano, quando accanto alla variante standard vengono anche utilizzati, in situazioni complementari, lo sloveno dialettale e il triestino. Nel complesso, lo sloveno della Venezia Giulia gode comunque di un grado di vitalità elevato. 
Studi
Benacchio, Rosanna (2002), I dialetti sloveni del Friuli tra periferia e contatto, Udine, Società Filologica Friulana. 
Francescato, Giuseppe &Ivašič, Marta(1978), La comunità slovena in Italia: aspetti di una situazione bilingue, «Quaderni per la promozione del bilinguismo» 21-22, pp. 1-38. 
Gruden, Živa (1976-1977), Prispevek k spoznavanju jezikovne situacije tržaških Slovencev, «Jezik in slovstvo» 3, pp. 72-79. 
Steenwijk, Han (1992), The Slovene dialect of Resia. San Giorgio, Amsterdam, Atlanta. 
Steenwijk, Han (1994), Ortografia resiana. Tö jošt rozajanskë pïsanjë, Padova, CLEUP. 
Steenwijk Han (1995), Piccolo dizionario ortografico resiano. Mali bisidnik za tö jošt rozajanskë pïsanjë, Padova, CLEUP. 
Toso, Fiorenzo (2008), Le minoranze linguistiche in Italia, Bologna, il Mulino. 

http://www.treccani.it/enciclopedia/comunita-slovena_(Enciclopedia-dell’Italiano)/