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Indovinello

52123670_1058227404567297_1346037480641527808_nChe cos’è?

Non si usa in cucina.

 

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Indovinello

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foto di Marinka Šega da fb
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Una cartolina da…

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Micottis in sloveno Sedlišče – Lusevera-Bardo foto di Guido Marchiol

Lusevera (Bardo in slovenoLusèvare in friulano) è un comune italiano sparso di 648 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia. Sede comunale non è l’omonima località, ma la frazione di Vedronza.

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Di Jean-Marc Pascolo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24364433

Territorio

Il territorio comunale di Lusevera è situato nell’alta valle del Torre. Alle spalle, al di la della prima linea di cresta montuosa del Gran Monte, è situato il gruppo montuoso del Monte Canin. A est confina marginalmente con la Slovenia.

Clima

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Lusevera.

La frazione di Musi risulta essere la località più piovosa d’Italia con ben 3300 mm di precipitazionimedie annue.

Storia

Nel 1969 vi fu aggregata la frazione di Uccea, già parte del comune di Resia. Tuttavia, con legge n. 7 del 1995, la regione ha riportato la situazione a quella precedente.

Nel 1976 il comune fu devastato dal terremoto del Friuli, che provocò enormi crolli e danni.

Geografia antropica

La sede del municipio è a Vedronza (Njivica). Le altre frazioni abitate sono:

  • Cesariis (Podbardo)
  • Lusevera (Bardo)
  • Micottis (Sedlišča)
  • Musi (Mužac)
  • Pers (Brieh)
  • Pradielis (Ter)
  • Villanova delle Grotte (Zavarh)

Una porzione del territorio comunale fa parte del Parco naturale delle Prealpi Giulie.

Non lontano dalla frazione di Micottis è situata la località Lùscavaz.

Lungo la strada statale per il passo di Tanamea, si trova il borgo Sriegnibosch.

Curiosità

La scuola materna del luogo è stata dedicata a Graham Hill, unico vincitore della Tripla Corona. Tale scuola fu costruita grazie ad una raccolta fondi avvenuta nel 1976, con una gara, cui parteciparono molti piloti di Formula 1 svoltasi all’autodromo di Varano dei Melegari ed organizzata dal settimanale Autosprint.

Centro Ricerche Culturali

Istituito nel 1967.

Museo Etnografico

Costituito nel 1973 per volontà di un gruppo di studiosi -tra cui Guglielmo Cerno – del Centro Ricerche Culturali di Lusevera e chiuso per lungo tempo a seguito del sisma del 1976, è stato riallestito grazie al prezioso lavoro di esperti del “Goriški Muzej” di Nova Gorica. Il Museo ha sede in quella che fu la latteria paesana.

Storia e tradizioni

L’Alta Val Torre è abitata un’antica comunità che mantiene un’identità etnica, linguistica e culturale ancora oggi fortemente radicata nel tessuto sociale.

Tale identità è in primo luogo rappresentata dal dialetto sloveno dell’Alta Val Torre, miracolosamente sopravvissuto fino ai giorni nostri. Si tratta di un mondo esclusivo, ricco di peculiari tradizioni e assai diverso da quello della pianura.

testo da testo da https://www.wikiwand.com/it/Lusevera

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Soluzione dell’indovinello

065Si tratta della zangola un recipiente di legno di forma cilindrica o tronco-conica che veniva utilizzata per sbattere la panna e trasformarla in burro . In commercio ci sono zangole a mano ed elettriche.

La zangola a mano si compone di un cilindro col fondo chiuso e un coperchio forato al centro; nel foro passa l’asta di uno stantuffo che reca all’estremità alta l’impugnatura per agitare quella bassa, nel cilindro, un disco di legno di diametro inferiore a quello interno del cilindro. Tutte le parti sono in legno. Ne esistono di diversa capacità, dal litro alla decina di litri. 

La panna viene versata nel cilindro che viene quindi chiuso col cilindro e lo stantuffo, dopodiché si inizia uno sbatterla agitando lo stantuffo. La conversione in burro è circa un paio d’ore di continua agitazione.

Ormai soppiantata dal burro di produzione industriale, la zangola era diffusa nelle cascine agricole dell’Italia settentrionale fino alla metà del XX secolo .

https://www.wikiwand.com/it/Zangola

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Mosaico di Aquileia

soluzione dell’indovinelloimages (4)Aquileia – Mosaico nel Foro Romano | Foto di Matteo Lavazza Seranto – Archivio Turismo FVG

Aquileia, con la sua immensa area archeologica e la Basilica patriarcale, è un prezioso scrigno d’arte e di storia.
Situata in Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine, è stata inserita, nel 1998, nel World Heritage List dell’UNESCO. Aquileia fu una delle città più grandi e ricche dell’Impero Romano nel Mediterraneo, sede di un Patriarcato, durato fino al 1751, e centro propulsore del Cristianesimo in tutta l’Europa centrale durante il Medioevo.
Gli scavi archeologici non hanno ancora riportato totalmente alla luce le sue rovine, ma quelle trovate costituiscono una delle testimonianze meglio conservate dell’antica grandiosità romana. Fra i tesori di Aquileia, la Basilica patriarcale risalente all’anno 1000 circa rappresenta, con i suoi magnifici mosaici del IV secolo, un ineguagliato esempio di architettura religiosa.Gli scavi archeologici non hanno ancora riportato totalmente alla luce le sue rovine, ma quelle trovate costituiscono una delle testimonianze meglio conservate dell’antica grandiosità romana. Fra i tesori di Aquileia, la Basilica patriarcale risalente all’anno 1000 circa rappresenta, con i suoi magnifici mosaici del IV secolo, un ineguagliato esempio di architettura religiosa.

Storia
Fondata dai Romani nel 181 a.C. come avamposto militare contro i barbari, Aquileia divenne in seguito un importante centro commerciale fluviale e  una delle città più fiorenti dell’Impero, in parte distrutta durante i saccheggiamenti degli Unni di Attila.
Il foro, la Basilica civile, il macellum, le terme, il Mausoleo, i complessi residenziali, le mura difensive, il sepolcreto romano, il circo e l’anfiteatro, sono oggi in parte visitabili, insieme agli scavi del porto Fluviale sul Natissa, con magazzini e banchine. Risalente al II-III sec. d.C. il foro di Aquileia era il cuore della vita pubblica, con la splendida Basilica civile, luogo d’incontro di uomini di governo e di affari, affacciata a sud e oggi parzialmente riportata alla luce dagli scavi.

Sorgono leggermente decentrati rispetto al centro di Aquileia invece, il Battistero e la Basilica Patriarcale, simbolo di Aquileia, completata, con il suo Campanile, nel 1031, per volere del patriarca Popone. La Basilica è il risultato del radicale restauro di un complesso religioso risalente al IV sec. d.C., danneggiato da invasioni barbariche e terremoti. Rimangono, di questo originario complesso, le Aule Paleocristiane fatte costruire dal vescovo Teodoro e il mosaico pavimentale.
Il mosaico raffigura scene tratte dall’Antico Testamento e venne scoperto solo all’inizio del XX secolo, quando fu rimossa la pavimentazione successiva.
Altri resti antichi e nuovi mosaici sono stati scoperti nella cosiddetta “Cripta degli Scavi“, accessibile internamente. Da visitare è anche la “Cripta degli Affreschi“, che conserva opere del XII secolo e di gusto bizantino. La Basilica attuale è essenzialmente romanica, con alcuni particolari gotici aggiunti nel 1348 e altre sovrapposizioni rinascimentali, frutto di successive ristrutturazioni.

Gran parte dei reperti romani e paleocristiani sono oggi visitabili nei tre Musei cittadini: il Museo Archeologico Nazionale, il Museo Paleocristiano e il Museo Civico del Patriarcato.

testo e immagine da http://www.italia.it/it/idee-di-viaggio/siti-unesco/aquileia-le-rovine-e-la-basilica.html

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Una cartolina da…

Villanova delle grotte/Zavarh Lusevera-Bardo

Lingue e dialetti

Nel comune di Lusevera si parla un dialetto sloveno, che tradizionalmente gli abitanti usano chiamare Po našin o Po Nasen, che in italiano si traduce “a modo nostro”. Il comune rientra nell’elenco del DPR 12 settembre 2007 “Approvazione della tabella dei comuni del Friuli-Venezia Giulia nei quali si applicano le misure di tutela della minoranza slovena, a norma dell’articolo 4 della legge 23 febbraio 2001, n. 38”. (GU n. 276 del 27-11-2007).

 

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Quando pensiamo a noi stessi, siamo sempre inclini a etichettarci in qualche modo: carnico/friulano/italiano/europeo/occidentale… e in questa visione spesso ego e topocentrica di noi stessi, perdiamo di vista quanto invece la realtà in cui viviamo sia solo il risultato di millenni di contaminazioni culturali ed etniche. Lo scorso fine settimana abbiamo visitato Innsbruck, ed entrando […]

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Il focolare (črna kuhinja) di Prossenicco

crna_kuhinja_ProsnidIl focolare di Prossenicco si trova nel pianterreno di una casa a schiera, stretta e unifamiliare. L’arredamento è poco: un tavolino basso, una mensola con del vasellame, nell’ultima parte della stanza si trova invece un focolare basso, largo e lungo meno di un metro. Su di esso è appeso, con una catena, un pentolone. Questo focolare, molto elementare e leggermente rialzato, rappresenta il pezzo più interessante della črna kuhinja. Il focolare è spostato, ma non appoggiato, al muro di fronte all’entrata e delimitato, da quattro parti, con blocchi di pietra. Questo tipo di focolare basso fu frequente prima dell’Ottocento, quando divenne sempre più alto, fino a raggiungere l’altezza di un tavolo. Questo tipo di focolare fu presente, nelle abitazioni più modeste, ancora nel Novecento. Un focolare simile a questo è conservato anche nel vicino paese di Robidišče. Il focolare non ha né una cappa di aspirazione né un camino. Il fumo poteva uscire solo tramite una piccola finestra reticolata, oppure tramite la porta aperta. Per via del fumo i muri, il soffitto e il suolo erano neri, il che assegnò il nome a questo tipo di cucina (črna kuhinja, cucina nera). Sopra la cucina si trovava la stanza da letto, che era accessibile per delle scale esterne. Nella stanza non era possibile evitare il fumo, che passava tramite le assi del pavimento. Una scala abbastanza corta portava dalla stanza fino a una stretta soffitta. L’abitante del luogo Evelina Melissa racconta che quest’abitazione era stata usata fino al 1990. Questo sembra quasi incredibile per gli uomini di oggigiorno, dato che questa casa non ha né un bagno né dell’acqua corrente ed è illuminata da una sola lampadina. La proprietaria della casa Marija Miscoriache gli abitanti del luogo chiamavano te stara Marija ta s te črne hiše (la vecchia Maria, quella della casa nera),  nacque nel 1892. Era abituata a vivere secondo le vecchie usanze e non voleva cambiare il suo stile di vita neanche quando i tempi cambiarono. Nel pentolone sopra il focolare essa cucinava la polenta fino al 1990, quando la vecchiaia la costrinse ad andare nella casa di riposo a Taipana. Morì nel 1992 all’età di 100 anni. Fu sepolta al cimitero di Prossenicco.

http://zborzbirk.zrc-sazu.si/it-it/raccontieimmagini/racconti.aspx