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Illegio e la sua mostra magistrale, “Maestri”

Oggi ho scelto Illegio!

Una parola tira l'altra...

Oggi sono stata in “gita” con mia madre e mio padre.

Sì, in gita con mamma e papà… come direbbero i bambini.

Siamo stati a Illegio, borgo montano (che dista da casa mia mezz’ora in macchina) incastonato, come una piccola gemma, tra i monti della Carnia.
Non ci ero mai stata.
Ad attirarci lì, la mostra che ogni anno cambia tematica e che, quest’anno, si intitola “Maestri”, allestita nella Casa delle esposizioni di Illegio appunto.

Innanzitutto, la quiete che mi ha avviluppata appena scesa dall’auto, quell’aria limpida e fresca… ricca di ossigeno e genuinità.
Poi i balconi fioriti, le sedie di plastica appena fuori dalle porte di casa, le pareti di sassi, gli usci – grandi – di legno, dai quali una volta passava il fieno per esser messo a dimora.

La gente sorridente, cortese, non restia a scambiare un “buongiorno” con il forestiero.
La chiesa di…

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Resia-Rezija

Resia (Resije in resianoRezija in sloveno) è un comune italiano di 964 abitanti in Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di un comune sparso con sede comunale nella frazione di Prato.

Geografia fisica

La Val Resia è situata nella parte nord-orientale della regione Friuli-Venezia Giulia. È una valle alpina che si estende in direzione ovest-est per 20 km. Ad est la valle è chiusa da un massiccio montuoso, del quale il Monte Canin (2587 m) rappresenta il punto più alto. Tale massiccio segna il confine fra l’Italia e la Slovenia

La valle è suddivisa in 5 principali frazioni che sono, da ovest a est, San Giorgio, Prato, Gniva, Oseacco e Stolvizza; vi sono inoltre le borgate di Lipovaz, Crisaze, Gost, Lischiaze, Coritis e in una adiacente valle più a sud, Uccea.

L’aspetto più importante della valle, oltre all’indiscussa importanza linguistico-culturale, è il profilo naturalistico. Immersa com’è in una conca verde su cui vegliano i picchi del Canin, innevati per buona parte dell’anno, merita una visita sia per un contatto diretto con la popolazione dei borghi, sia per le piacevoli escursioni in una delle più suggestive vallate alpine. Vi è ubicata la stazione meteorologica di Resia.

Storia

Le origini di Resia sono legate all’insediamento della sua popolazione nella vallata, che si fa risalire al VII secolo. I resiani sono i discendenti di quelle popolazioni di ceppo slavo che giunsero in Italia al seguito degli Avari e dei Longobardi e che, abbandonando il nomadismo, qui presero dimora. Un tempo isolata tra i monti Musi a sud e l’imponente massiccio del Canin ad est e a nord, Resia rappresenta per la cultura un’isola linguistica e di tradizioni estremamente importante. La singolare Lingua, il Resiano riconosciuta dall’Unesco che vi si parla è stato ed è tuttora oggetto di molti studi, si custodiscono così e si tramandano tradizioni (costumi, canti, balli, cerimonie) di grande interesse.

La comunità di Resia è oggi in gran parte raggruppata nelle frazioni di Prato, San Giorgio, Oseacco, Gniva, Lischiazze, Stolvizza e Uccea. Dal punto di vista storico, essendo soggetta alla giurisdizione dell’Abbazia di Moggio, ne seguì le vicende nel corso dei secoli. Rivestì una certa importanza sotto il dominio veneziano per la difesa delle selle di Carnizza e di Guarda che permettono di raggiungere la valle dall’Isonzo in Slovenia. A questo scopo vi fu nella vallata la presenza di una guarnigione militare con fortificazioni a Stolvizza e a San Giorgio.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Architetture civili

Parco naturale delle Prealpi Giulie, molto frequentato nel periodo estivo per i picnic.

Da Resia, gli escursionisti possono raggiungere il bivacco Franco Costantini percorrendo il sentiero che passa per la malga Coat, e quindi arrivare nella prossimità del torrione Mulaz, della Baba grande e della Babà piccola che precedono al salita al monte Canin. Il torrione Mulaz è attrezzato con una via d’arrampicata.[5]

Architetture militari

Nella zona settentrionale di Resia, nelle prossimità del confine con la Slovenia, sono presenti strutture militari che risalgono alla Grande guerra, documentate e oggetto di studi approfonditi.

Architetture rurali

Nella stagione estiva vi era l’esigenza di portare il bestiame al pascolo in montagna per 4-5 mesi. Per questo motivo sono stati costruiti gli stavoli, sparsi per le montagne di tutta la vallata.

Costituiti solitamente da una stanza adibita a cucina con il focolare per la preparazione del formaggio, un locale per il bestiame (mucche, capre), una stanza sopra la cucina per dormire e infine il fienile sopra la stalla.

In alcuni stavoli era presente anche uno stanzino per la conservazione del latte, del formaggio e del burro. Per la raccolta dell’acqua piovana era presente un serbatoio in calcestruzzo con una finestrella di accesso per prelevare l’acqua utilizzando un secchio.

I resiani

I resiani sono una popolazione appartenente al gruppo linguistico slavofono. Mancano reperti archeologici certi, o d’altra natura, tali da offrire un’indicazione sulla datazione dell’insediamento slavo nella valle. Resia è citata nel testamento del conte Cacellino che verso l’XI secolo lasciava a Federico, Patriarca di Aquileia, i beni allodiali del Friuli e della Carinzia, nei cui confini era compreso anche il sartum montem. Al riguardo, è stato osservato come il significato medievale di mons si riferisca ad una malga esistente sul Monte Sart e quindi della possibilità che esistesse a fondo valle un insediamento di carattere stabile. È quindi accettato il VI secoloVII secolo anche per i Resiani quale riferimento più generale agli stanziamenti di quelle popolazioni appartenenti al ramo meridionale degli Slavi nell’arco Alpino e Prealpino Orientale che in seguito formeranno il popolo sloveno.

Invece, rinvenimenti archeologici romani e preromani nella vicina Resiutta vi testimoniano la presenza di un insediamento antecedente al VI secolo, mentre si fa menzione di un documento secondo il quale a Prato, nel 1098, esisteva una cappella dedicata alla Madonna. Dopo il loro insediamento, i Resiani seguirono le vicende storiche legate al Friuli, fino ai nostri giorni.

I Resiani, secondo il linguista polacco Baudouin de Courtenay, che li studiò a fondo nella seconda metà dell’800, “dovevano provenire da diverse tribù con diversi dialetti” e offriva la seguente classificazione dei principali, sottolineando l’importanza di questo fatto anche sotto il profilo etnografico: 1) di Lipovaz – San Giorgio; 2) di Gniva; 3) di Stolvizza; 4) di Oseacco 5) di Uccea. Resta d’indubbio interesse, sotto il profilo demografico e antropologico, la tipologia della popolazione resiana suggerita dalle varietà delle parlate e che, comunque, testimoniano per Resia la presenza di una situazione di accentuato isolamento e di forti localismi interni. Tale situazione di isolamento è stata confermata, fino a tempi recentissimi, dalle recenti indagini storico-demografiche eseguite sui registri di matrimonio per il periodo 1745 – 1905 (G. Rotta, 1987, 1988).

Si hanno ancora notizie su una suddivisione nei quattro territori di Gniva, Oseacco, San Giorgio e Stolvizza, definiti vuoi ora come pertinenze vuoi come ville o come comuni. Il Loschi cita il documento nel quale si elencano i quattro vassalli di Resia che nel 1336 prestarono giuramento di fedeltà all’Abate Ghiberto della vicina Moggio Udinese. Tale distinzione la ritroviamo nella descrizione della carta geografica del 1672 nella quale il Cancelliere di Moggio, Bernardino Nodaro, dava una descrizione dei confini delle quattro pertinenze. Quattro Comuni le ritroviamo aggregate a quella di San Giorgio, indicata nella descrizione della carta viaria di Resia del 1808 come capo-luogo. Da quadri d’insieme del Catasto del 1851, rileviamo ancora una suddivisione in territori. L’espansione degli insediamenti e delle aree di pertinenza resiane all’interno della valle fu caratterizzata da numerose liti che scoppiarono non solo fra gli stessi Comuni resiani, ma anche con gli abitanti della vicina Resiutta che vantavano diritti di pascolo sulle pendici del Monte Canin e in Planinizza, a ridosso dei Monti Musi, di cui si hanno notizie fin dalla seconda metà del XIV secolo.

Recenti indagini antropologico fisiche eseguite sulle popolazioni resiane (Corrain e Capitanio, 1987) hanno consentito, attraverso l’esame della distribuzione di diversi fenotipi ematologici, di accertare le caratteristiche genetiche delle quattro popolazioni anche attraverso confronti con le altre popolazioni, in particolare quelle dell’Europa centro orientale che risultarono negativi. Dai risultati dell’indagine è invece emerso come un’inattesa omogeneità interna consente di considerare valida la proposta di un comportamento medio della valle agli effetti dei vari confronti con l’esterno. Per questi confronti gli abitanti della valle vanno a costituire un isolato genetico quasi da manuale. Ciò non toglie che si verifichino, all’interno della valle, diversità distributive anche significative: a conferma d’una divisione in 4 gruppi di località su basi storiche e demografiche. I due autori, rilevavano inoltre di come “si fanno tuttora sentire gli effetti delle poche famiglie iniziali fondatrici…“. Grazie all’interdisciplinarità dell’osservazione della realtà resiana, lo scenario oggi più verosimile sull’origine dello stanziamento è quello di poche famiglie iniziali, forse una ventina, alcune, probabilmente, già fra loro imparentate, che si distribuirono nei vari villaggi della valle. L’isolamento successivo ha mantenuto nei secoli il patrimonio genetico dei fondatori. Si tratta di una situazione genetica ormai rarissima a trovarsi in Europa. Resia, come si è accennato, molto probabilmente nel VI secoloVII secolo era già abitata. In tal senso, un forte indizio ce lo offre ancora una volta la genetica; la presenza solo nella popolazione di Oseacco del raro complesso, in Europa, ccDee. Un’elevata incidenza di tale complesso è stata rilevata anche nella vicina Resiutta. Al riguardo, suggeriscono gli autori: “quasi tutta la gente è venuta da là o là si è fermata, se pure non si tratti di un più antico substrato“.

L’ idioma

Grazie alle leggi 482/99 e 38/01 approvate dal Parlamento italiano e ratificate dell’allora Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, sulla tutela delle lingue minoritarie, oggi è possibile insegnare a scrivere e leggere in resiano nelle scuole dell’obbligo, permettendo così di mantenere le scuole a Resia, altrimenti sarebbero state trasferite a Moggio Udinese. Programmi Interreg 2007-2013 (finanziati dalla comunità Europea), prevedono, al di qua e al di là del confine (SloveniaItalia), progetti transfrontalieri che stanno incidendo in maniera significativa nello sviluppo della Val di Resia. Volendo attuare progetti comuni con gli enti oltre confine, si è sentita la necessità che gli operatori del Parco delle Prealpi Giulie e delle associazioni che operano in valle imparassero anche la lingua slovena

https://www.wikiwand.com/it/Resia

foto di Suzana Pertot

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Una grotta a più dimensioni

San Giovanni d’Antro

Festival itinerante del Giornalismo e della Conoscenza “dialoghi” . www.festivalgiornalismo.it
Si ringrazia per la collaborazione Flaviana Zanolla Dirigente Scolastica e i Docenti dell’Istituto Comprensivo di Cormòns 
Viaggio nella cultura slovena tra grotte, miti e fiabe
venerdì 7 giugno – visita (con 2 guide) delle Grotta di San Giovanni d’Antro (www.grottadantro.it) – camminata (con guida) – visita (con guida) Lastra dell’Arengo, Visita chiesetta di San Giacomo e castello Ahrensperg (www.cividale.com/it/il_castello_di_ahrensperg) – pranzo (nei prati del castello o sorgente Biacis) – visita con Michele Obit direttore www.novimatajur.it(Slovensko multimedialno okno – museo multimediale sloveno (www.smo-center.eu) S. Pietro al Natisone – visita Centro Internazionale Vittorio Podrecca Teatro delle Meraviglie Cividale del Friuli (www.cividale.com/it/centro_vittorio_podrecca) e visita al centro storico di Cividale (ponte del diavolo)
si ringrazia Slovensko multimedialno okno

La Grotta di San Giovanni d’Antro è il gioiello delle Valli del Natisone. È una grotta turistica a più dimensioni: natura, storia, arte e avventura. Da aprile a dicembre 2018 è aperta per visite libere tutte le domeniche e ad agosto tutti i giorni. Nei mesi di febbraio e di marzo è aperta solo per visite di gruppo su prenotazione.

VALLI DEL NATISONE

Una terra da scoprire

Natura, storia, arte:
una grotta a più dimensioni

Raggiunto da Tarcetta il silenzioso borgo d’Antro, che domina il dolce fondovalle percorso dal Natisone, un breve e suggestivo sentiero nel bosco conduce in una decina di minuti alla scalinata della Grotta di San Giovanni d’Antro o Landarska Jama. Affrontare questi ottantasei ripidi gradini significa cominciare un viaggio nel tempo, in un’incredibile stratificazione di natura, storia e arte che affonda le sue radici in epoche remote, di oscura interpretazione. Posta a 348 metri sul livello del mare, la grotta è in primo luogo un complesso mondo ipogeo, scavato dal flusso delle acque e snodantesi nel cuore del monte Craguonza per vari chilometri. In questo straordinario scenario naturale, la presenza dell’uomo è attestata da epoche remote: dai cacciatori nomadi del Neolitico, le cui tracce sono state quasi annientate dalle piene del torrente sotterraneo, agli insediamenti e agli edifici sacri di età storica. Già fortezza inaccessibile durante la dominazione romana, forse la grotta divenne in seguito luogo di culto ariano e poi sede di monaci bizantini in epoca pre-longobarda.

Il passaggio da una dimensione cultuale pagana a quella cristiana è supportato da indizi rilevanti, come la dedica della chiesa ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista, in genere indicativa di preesistenze eretiche. Ipotesi, evocazioni, suggestioni fanno di San Giovanni d’Antro non solo il luogo più magico delle Valli del Natisone, ma anche un vero e proprio abisso senza fondo di storia e di cultura.


Una “tria” incisa lungo il sentiero che ascende alla grotta. Uno tra i tanti misteri che accompagnano questo sito.  http://www.grottadantro.it/?fbclid=IwAR0FhHcSwvf2XWPVFx2ZTtE2QjTXkbQKPEwiOUt_UJ8lBYMZ-Kp1E7AG7eA


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Il nido dei cardellini

cardelliniIl cardellino (Carduelis carduelis Linnaeus, ) è un uccello appartenente alla famiglia dei Fringillidi. Il nome deriva dalla pianta cardo dei cui semi (specialmente di quelli del cardo rosso) questi uccelli sono ghiotti.
Il cardellino è facilmente riconoscibile per la mascherina rossa sulla faccia e per l’ampia barra alare gialla. Il resto del piumaggio va dal bianco delle guance, al nero della nuca, della coda e della parte esterna delle ali, al marrone scuro del dorso.
La riproduzione inizia nella tarda primavera, e generalmente una coppia porta a termine tre covate, l’incubazione dura circa 12 giorni nelle sottospecie meridionali, qualche giorno in più per quelle settentrionali. Il nido viene costruito generalmente su una pianta di conifera o su alberi da frutto a qualche metro dal suolo. Le uova deposte variano da un minimo di due ad un massimo di sette. I piccoli vengono svezzati intorno al trentacinquesimo giorno e vengono alimentati con semi immaturi e afidi.

Video di Lorenzo Bianchin