Pubblicato in: FVG, letteratura italiana

L’aquilone

Nell’edificio semidistrutto e malgrado le continue sparatorie.I bombardamenti ,il coprifuoco e lo stato d’assedio che poteva scattare in qualsiasi ora del giorno.Abd a- Samed Shamaled era riuscita a finire l’anno scolastico 2002 .L’antidoto alla paura,per lui,dieci anni,e per l’inseparabile fratello Mohammad,dodici anni,era il gioco.

Avevano costruito un grande aquilone con la coda a frange e lo facevano atterrare alto nel cielo di Gaza e lo facevano atterrare quando passavano gli aerei da guerra affinchè non si spaventasse o venisse distrutto .Il loro sogno di libertà era in quell’aquilone di carta colorata che non conosceva frontiere.

Ma non potevano giocare dal mattino alla sera ,dovevano anche aiutare il padre Sheajlin Ajlin.Il loro compito era la raccolta dei pomodori nel campo di mezzo ettaro di proprietà della famiglia,poi via al mercato :adesso i pomodori valgono poco a causa del blocco economico imposto dal governo dio Israele ,ma anche quelle monete servono per sfamarsi.

Alla fine indietro di corsa ,un tuffo in mare per liberarsi del sudore del lavoro,faticoso per la loro età,ed eccoli di nuovo a slegare dall’albero quell’aquilone che Abd a- Shamed temeva sempre potesse volare via da solo.correvano veloci per farlo salire in alto,in alto…

Quel mattino all’alba c’erano stati degli spari presso Netzarim e il traffico si era bloccato. Ma dopo breve era ripreso normalmente ,segno che la gente poteva di nuovo azzardarsi ad uscire.ritenendo che non vi fosse più alcun pericolo i fratelli erano andati nel campo a raccogliere gli ortaggi.”facciamo presto ,poi andiamo al mercato ,e al ritorno potremo,restare con il proprio aquilone fino a sera”aveva detto Abdt a – Samed ,impaziente ,a Mohammad.

Ma dalla postazione militare di Netzarim partono altri colpi .Loro si stendono subito a terra. Hanno capito

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dal web

Bruna Sibille Sizia

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Pier Paolo Pasolini — cipriano gentilino

Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975 * Supplica a mia madre È difficile dire con parole di figlio ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio. Tu sei sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo […]

Pier Paolo Pasolini — cipriano gentilino
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RACCONTO

Trieste

Trieste è una bocca serrata sul mare.
Un viandante che non sa dove andare. Un abbraccio senza un corpo da stringere, dolente e fragile, impermeabile. Stella cadente, cocciuta propaggine dell’ultimo cielo rimasto. Mi fermo, a notte, a guardare il salotto della piazza rivestito di luci come un albero di Natale orfano di fanciulli, un paese dei balocchi chiuso per turno. Le vie del centro spengono i bagliori e masse di indistinte sagome stanno insieme, in branco, non ridono né piangono, bevono. E’ tardi eppure il brusio non smette di tacere, nulla mi parla se non la statua del piccolo Svevo venutomi ad incontrare. Gli stringo la mano perché vengo da molto lontano per poterlo incontrare e sentire la sua ironia e così mi appare: il contrario di ciò che voleva diventare. Di mattina il sole traluce tra le nuvole e biancheggia sul castello di Miramare, avamposto di supposto amore, finestra sul mare perché forse solo questo è amare. Nel giardino un prato di tulipani accarezza il mio sguardo che beve ogni particolare, mentre le vele che solcano il mare sembrano lì solo per dare la pennellata finale. E’ una città di dolore, una città che stringe il cuore, una città che non consente il ritorno nel suo vestito d’addio.
Franca Massaiu

da http://www.andrealucani.it/trieste.html

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Quel che resta d’una foglia

DIEGO VALERI

AUTUNNO

In tenue luce l’autunno si spoglia.
Una rete di nervi esili e un velo
d’oro diafano, tesi sotto il cielo:
l’autunno è quel che resta d’una foglia.

(da Poesie, Mondadori, 1962)

.

Con pochissime pennellate il poeta veneto Diego Valeri riesce a dipingere un semplice bozzetto autunnale che evoca i tappeti gialli e rossi nei giardini e nei viali, i rami degli alberi che si spogliano, la tenacia delle foglie che resistono finendo con l’essere alla fine solo semplici nervature.

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FOTOGRAFIA © CAPRI23AUTO/PIXABAY

.https://cantosirene.blogspot.com/

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L’ORO D’AUTUNNO

DIEGO VALERI

L’ORO D’AUTUNNO

L’oro d’autunno sale giorno a giorno,
per gradini di verde
lungo il fuso del pioppo,
fino all’esile vetta. Ancora resta
lassù sospeso, un breve tempo; e intanto
l’ultimo verde cade. Poi nel bianco
cielo, come una fiamma fatua, dolce –
mente si esala, vola via, si perde
.

(da Il flauto a due canne, Mondadori, 1958)

FOTOGRAFIA © IG / MARZIA PICCINELLI

da https://cantosirene.blogspot.com/search/label/poesia%20italiana

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Stefania Rucli, tre inediti — perìgeion

Avevamo già avuto modo di ospitare e apprezzare la poesia di Stefania Rucli, giovane poeta del Nord Est che adesso vive a Milano (trovate qui una selezione dei suoi testi). E’ quindi un piacere ritrovarla adesso e constatare che Stefania mantiene lo stesso rapporto di purezza con la parola, che […]

Stefania Rucli, tre inediti — perìgeion
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69) Fiore di Roccia (Ilaria Tuti) — ilritornodimelvin

“Fiore di roccia” è un romanzo scritto da Ilaria Tuti e pubblicato l’otto Giugno 2020 da Longanesi Editore. Sinossi: «Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che […]

69) Fiore di Roccia (Ilaria Tuti) — ilritornodimelvin
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mare di settembre, di Graziana Zaccheo — daniela e dintorni

Mare caldo di settembre Avvolgimi ancora un poco In quel tuo immenso abbraccio Che mi dà i brividi E ristora la mia anima Accarezzarmi calmo, suadente Malinconico Raccontami del sole che ti ha scaldato Del vento che ti ha ingrossato Dell’estate che ti lascia Meraviglioso Bramosa di ritrovarti Cantami la tua canzone dolce Litania d’amore […]

mare di settembre, di Graziana Zaccheo — daniela e dintorni