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La grande onda

Capitolo 1. Sonnambuli
C’è un momento in cui il mare si ritira—il rumore delle onde più lontano, sfumato, che per trovarlo bisogna corrugare la fronte e piegarsi di lato ad ascoltare. Come da piccoli ci dicevano di fare con le conchiglie. La differenza è che a volte non è il capriccio della Luna a far rimpicciolire la marea. Può essere invece il segnale che qualcosa sta cambiando, se solo abbiamo la fortuna di saper ascoltare. Il 2020 era cominciato così, con un’onda più piccola di quello che doveva essere che è diventata la più grande onda che avevamo mai visto. Non era la Luna, ma lo tsunami.
Di cicli come le maree ce ne sono tanti, e alcuni li diamo talmente per scontato da non farci nemmeno caso solo perché ce li abbiamo sotto il naso tutto il tempo. Settembre per esempio è il mese dove di solito nascono più bambini perché, insomma, a dicembre in qualche modo ci si deve pur scaldare. I primi mesi dell’anno invece sono tempo di piena, perché è il periodo in cui l’influenza stagionale si fa sentire di più, soprattutto per gli anziani già deboli. Poi le cose si calmano per qualche tempo fino all’estate, quando arriva un’altra onda dovuta al caldo e ai colpi di calore, spesso però meno alta che in inverno…h
ttps://www.grandeonda.it/
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VENDEMMIA

L’uva e la donna

RENZO LAURANO

VENDEMMIA

Un succulento grappolo mi porge
      – di sé? –
      Lia con un atto
  coltivato da mima. Chiaroscure
              seduttrici:
        l’uva e la donna.

(da Gli Angeli di Melozzo da Forlì, La Prora, 1939)

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La seduzione fa parte della storia del mondo, dalla mela di Eva in giù: è un rituale ancestrale, come diceva Gesualdo Bufalino, il vero gioco. In questa rete cade anche il poeta sanremese Renzo Laurano, abbindolato dalla bellezza di Lia e dalla dolcezza del giorno autunnale, complice un grappolo d’uva.

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DIPINTO DI TATIANA DORONINA

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi è capace di sentire, sa che si può provare piacere ancor prima di sfiorare l’altra persona. Le parole, gli sguardi racchiudono il segreto della danza.
PAULO COELHO, Undici minuti


Renzo Laurano, pseudonimo di Luigi Asquasciati, (Sanremo, 2 febbraio 1905 – 16 maggio 1986), poeta italiano. Fondatore del Club Tenco e presidente della commissione di selezione delle canzoni per il Festival di Sanremo, organizzò numerosi premi letterari. La sua poesia ha giochi estetici ed eleganti toni parnassiani.

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LE CALDARROSTE

Poesia di C. Serafini 

Le caldarroste

 Il buon odore delle caldarroste,
quando ritorno a casa da scuola,
si diffonde nell’aria e mi ristora.
C’è una vecchina con lo scialle viola
che mi sorride mentre le rivolta
sulla padella arroventata… Buone
son le castagne! E scaldano le dita.

Si aspetta un poco prima di mangiarle:
è tanto carezzevole il tepore
che si tiene con gioia fra le mani!

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ALLA MIA NAZIONE

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

Tutte le poesie (Mondadori, 2003)

Pier Paolo Pasolini

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OMBRE di Pierluigi Cappello

Sono nato al di qua di questi fogli
lungo un fiume, porto nelle narici
il cuore di resina degli abeti, negli occhi il silenzio
di quando nevica, la memoria lunga
di chi ha poco da raccontare.
Il nord e l’est, le pietre rotte dall’inverno
l’ombra delle nuvole sul fondo della valle
sono i miei punti cardinali;
non conosco la prospettiva senza dimensione del mare
e non era l’Italia del settanta Chiusaforte
ma una bolla, minuti raddensati in secoli
nei gesti di uno stare fermi nel mondo
cose che avevano confini piccoli, gli orti poveri, le cataste
di ceppi che erano state un’eco di tempo in tempo rincorsa
di falda in falda, dentro il buio. E il gatto che si stende
in questi posti, sulle lamiere di zinco, alle prime luci
di novembre, raccoglie l’aria di tutte le albe del mondo;
come i semi dei fiori, portati, come una nevicata leggera
ho sognato di raggiungere i miei morti
dove sono le cose che non vedo quando si vedono
Amerigo devoto a Gina che cantava a voce alta
alla messa di Natale, il tabacco comprato da Alfredo
e Rino che sapeva di stallatico, uomini, donne
scampati al tiro della storia
quando i nostri aliti di bambini scaldavano l’inverno
e di là dalle montagne azzurrine, di là dai muri
oltre gli sguardi delle guardie confinarie
un odore di cipolle e di industria pesante premeva,
la parte di un’Europa tenuta insieme
da chiodi ritorti e bulloni, martelli e chiavi inglesi.
Il futuro non è più quello di una volta, è stato scritto
da una mano anonima, geniale
su di un muro graffito alla periferia di Udine,
il futuro è quello che rimane, ciò che resta delle cose convocate
nello scorrere dei volti chiamati, aggiungo io.
E qui, mentre intere città si muovono
sulle piste ramate degli hardware
e il presente irrompe con la violenza di un tavolo rovesciato,
mio padre torna per sempre nella sua cerata verde
bagnata dalla pioggia e schiude ai figli il suo sorridere
come fosse eternamente schiuso.
Se siamo ancora cosa siamo stati,
io sono lo stare di quell’uomo bagnato dalla pioggia,
che portava in casa un odore di traversine e ghisa
e, qualche volta, la gola di Chiusaforte allagata dall’ombra
si raduna nei miei occhi da occidente a oriente, piano piano
a misura del passo del tramonto, bianco;
e anche se le voci del mondo si appuntiscono
e qualcosa divide l’ombra dall’ombra
meno solo mi pare di andare, premendo un piede
dopo l’altro, secondo la formula del luogo,
dal basso all’alto, seguendo una salita.

Azzurro elementare. Poesie 1992-2010 (BUR Rizzoli, 2013)

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ARIETTA SETTEMBRINA

FOTOGRAFIA © CURIOSEETY

Ritornerà sul mare
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.

AI porto, sul veliero
di carrubbe l’estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.

S’addorme la campagna
di limoni e d’arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.

Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegni.

ALFONSO GATTO, Nuove poesie, 1950

da https://cantosirene.blogspot.com/2009/09/poesie-per-settembre.html

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L’aquilone

Nell’edificio semidistrutto e malgrado le continue sparatorie.I bombardamenti ,il coprifuoco e lo stato d’assedio che poteva scattare in qualsiasi ora del giorno.Abd a- Samed Shamaled era riuscita a finire l’anno scolastico 2002 .L’antidoto alla paura,per lui,dieci anni,e per l’inseparabile fratello Mohammad,dodici anni,era il gioco.

Avevano costruito un grande aquilone con la coda a frange e lo facevano atterrare alto nel cielo di Gaza e lo facevano atterrare quando passavano gli aerei da guerra affinchè non si spaventasse o venisse distrutto .Il loro sogno di libertà era in quell’aquilone di carta colorata che non conosceva frontiere.

Ma non potevano giocare dal mattino alla sera ,dovevano anche aiutare il padre Sheajlin Ajlin.Il loro compito era la raccolta dei pomodori nel campo di mezzo ettaro di proprietà della famiglia,poi via al mercato :adesso i pomodori valgono poco a causa del blocco economico imposto dal governo dio Israele ,ma anche quelle monete servono per sfamarsi.

Alla fine indietro di corsa ,un tuffo in mare per liberarsi del sudore del lavoro,faticoso per la loro età,ed eccoli di nuovo a slegare dall’albero quell’aquilone che Abd a- Shamed temeva sempre potesse volare via da solo.correvano veloci per farlo salire in alto,in alto…

Quel mattino all’alba c’erano stati degli spari presso Netzarim e il traffico si era bloccato. Ma dopo breve era ripreso normalmente ,segno che la gente poteva di nuovo azzardarsi ad uscire.ritenendo che non vi fosse più alcun pericolo i fratelli erano andati nel campo a raccogliere gli ortaggi.”facciamo presto ,poi andiamo al mercato ,e al ritorno potremo,restare con il proprio aquilone fino a sera”aveva detto Abdt a – Samed ,impaziente ,a Mohammad.

Ma dalla postazione militare di Netzarim partono altri colpi .Loro si stendono subito a terra. Hanno capito

Aquiloni per bambini colorato - Sconto del 15%, aquiloni per ...
dal web

Bruna Sibille Sizia

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Pier Paolo Pasolini — cipriano gentilino

Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975 * Supplica a mia madre È difficile dire con parole di figlio ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio. Tu sei sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo […]

Pier Paolo Pasolini — cipriano gentilino