55 libri da leggere nell’estate 2019

Per i mesi estivi ecco una selezione di libri dominata dalla varietà: dalla narrativa ai saggi, dalle graphic novel ai racconti per raccontare storie e fenomeni da ogni parte del mondo

Torna la bella stagione e con essa la voglia di stare all’aperto, viaggiare, andare in vacanza. E queste cose, nella gestione ormai forsennata del nostro tempo, significa anche qualcos’altro: trovare cioè il tempo di leggere. Ecco quindi che come da tradizione Wired ha messo insieme cinquanta consigli letterari utili per riempire il tempo libero durante l’estate. Come sempre la parola d’ordine è la varietà

https://www.wired.it/play/libri/2019/06/17/libri-leggere-estate-2019/?utm_source=wired&utm_medium=NL&utm_campaign=default

Quandi i turchi parlavano friulano

“Da lontano” poesia di Pierluigi Cappello

Il nome amato

 

PIERLUIGI CAPPELLO

DA LONTANO

Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.

(da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti, 2010)

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Una splendida poesia di Pierluigi Cappello che ha per protagonista la distanza, la lontananza dalle persone che amiamo – che siano lontane solo fisicamente o che siano perdute per sempre. Ed è bellissimo quel nome che si viene lentamente formando e che ha l’amorosa fragranza del pane caldo appena spezzato.
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FOTOGRAFIA © WALLPAPERSCRAFT

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Resta la carta mentre mi dileguo / specchio di me ma che non è me stesso / rimedio oppure tedio quando intesso / trame di me scrivendomi e m’inseguo.
PIERLUIGI CAPPELLO, Azzurro elementare

https://cantosirene.blogspot.com/

Identità cancellata P.Parovel

Elenco cognomi tratto dal libro introvabile di Paolo Politi

Tra i colpi d’ingegno del fascismo nella cosiddetta Venezia Giulia c’è anche un colpo di spugna che non è per niente conosciuto nel resto dell’italico stivale, e che le scuole si guardano bene dall’insegnare o da rendere noto, così, non tanto perchè ormai serva a molto, ma un tanto per verità storica. Con il colpo di spugna infatti, la popolazione della suddetta nuova regione, da multietnica e multiculturale quale era, diventa in pochi anni italianissima grazie alla “restituzione” in forma italiana di tutti i cognomi. Dal momento che non mi piace parlare a vanvera, a differenza di altri, che basano le loro tesi sul sentito dire, in molte parrocchie dell’Istria e del Quarnero è possibile consultare registri che riportano atti di nascita o di matrimonio dove la quasi totalità dei cognomi è riportata con la ch finale o con la ć (che in croato corrisponde alla ch), dipendeva dalle origini del prete o del parroco, mentre a Trieste basta richiedere un registro del cimitero di S. Anna o dei vecchi atti del catasto precedenti al 1918 per constatare quello che sostengo, quindi? Cosa è stato restituito? Tutte le schede riguardanti l’italianizzazione dei cognomi è conservata totalmente all’Archivio di Stato di Trieste in via La Marmora. C’è da aggiungere che ci fu qualcuno che richiese l’italianizzazione del cognome, chi per convinzione patriottica, chi per meglio presentarsi nei confronti dei nuovi “padroni”, la tessera del PNF chiudeva il cerchio. Riporto una lista di cognomi tratta dal libro del Prof. Paolo Parovel “L’identità cancellata”. Per inciso anche il libro è stato “cancellato” perchè è quasi impossibile da trovare. foto e testo dal post di Sergio Cisco su fb

LA LUCE TOCCATA

Di vinco in vinco

PIERLUIGI CAPPELLO
LA LUCE TOCCATA

A Chiusaforte Silvio intrecciava canestri
con mezzo cuore e il cuore dei bambini intorno
io dico ti ho visto nella mia veglia
nel respiro acceso dell’alba
tra il fischio e il silenzio
e le dita andavano di vinco in vinco
come un’acqua nervosa, una spiegazione raccolta
nel tempo dietro questo tempo a mezza veglia
siamo venuti, io con le pupille di bimbo
e allora trattieniti adesso che torno
dentro il tuo odore di povero
nei boschi dove andiamo si dice con lo sguardo
le labbra un profilo chiuso, il passo un passo radicato
qui, dove sono ora, nel battito del giorno alla finestra
nel sonno lasciato, nel millesimo di me
dove ogni debolezza è stata offerta
la pietra aperta, la luce toccata.

(da Azzurro elementare, Rizzoli, 2013)

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“Silvio era un anziano che sbarcava il lunario intrecciando gerle e canestri. È mancato nel 1978, credo; due anni dopo il terremoto che ha colpito il Friuli. Le sue dita erano ritmo, un andare e tornare sul bianco del vinco che incantava i bambini”: lo stesso Pierluigi Cappello spiega i contorni di questo ritratto, quello di un artigiano che svolgeva con perizia il suo lavoro e che incarnava una società che è andata lentamente scomparendo. L’idea di Cappello attraverso questi versi era “di restituire una veglia, una possibilità d’incontro in quella terra solida e incerta che è il sogno” perché “ricordare significa fare ritorno in cuore”.

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https://cantosirene.blogspot.com/2019/04/di-vinco-in-vinco.html

FOTOGRAFIA © CAROPAT/PIXABAY

Darja Betocchi

Il riconoscimento Lavrinova diploma a Darja Betocchi / Lavrinova diploma Darji Betocchi

L’Associazione dei traduttori letterari sloveni ha conferito, quest’anno, il Diploma di Lavrin (Lavrinova diploma), riconoscimento per eminenti intermediari della letteratura slovena all’estero, alla traduttrice triestina Darja Betocchi.
Darja Betocchi ha tradotto in italiano numerosi autori sloveni, fra i quali i poeti Srečko Kosovel, Milan Jesih, Boris A. Novak, Tomaž Šalamun, Marko Kravos, e i narratori Lojze Kovačič, Drago Jančar, Marko Sosič e Dušan Jelinčič.
L’anno scorso, in occasione del centenario della morte di Ivan Cankar è uscito, nella traduzione della Betocchi, presso la casa editrice triestina Comunicarte, il romanzo Hlapec Jernej in njegova pravica, Il servo Jernej e il suo diritto. La traduttrice ha deciso di fare una nuova traduzione italiana di quest’opera (la prima risale al 1911; la seconda, di Giovanni Lorenzoni, al 1925, ristampata nel 1945; la seguente, uscita presso la casa editrice Feltrinelli, di Arnaldo Bressan nel 1977, e un anno dopo per i tipi di Loescher), quindi, la quarta in fila, poiché il testo le sembrava particolarmente attuale per la situazione odierna.
Nel 2013, è stato Ciril Zlobec, da ambasciatore delle lettere slovene in Italia, a ricevere il riconoscimento Lavrinova diploma.

https://lacasadicartapapirnatahisa.wordpress.com/2019/05/30/darja-betocchi/

Sabato piovoso

piove da stamattina…

pinterest

che noia,è l’ideale per tuffarmi in un bel libro…

i miei libri
pinterest

Un fenomeno chiamato Salvini


Ecco la prima pagina del chiacchierato libro ‘Io sono Matteo Salvini’ di Chiara Giannini, escluso dal Salone del Libro di Torino

‘La cultura non si censura’ hanno urlato i fascisti che ai loro tempi d’oro i libri li bruciavano per la decisione, sacrosanta, di buttare fuori a pedate la casa editrice Altaforte di Casapound dal Salone del Libro di Torino. Per ‘cultura’, si intendeva in questo caso il libro di Chiara Giannini ‘Io sono Matteo Salvini – intervista allo specchio’, di cui, finalmente, vinti dalla curiosità, siamo riusciti a leggere almeno la prima pagina. 
Ed ecco cosa ci siamo persi al Salone del Libro, la Cultura con la C maiuscola che permea le pagine di questo documento di rara finezza letteraria: 
“Il suo è il cognome più cliccato su Google in Italia: è l’uomo più desiderato dalle donne dello Stivale, anche, di nascosto, da quelle di Sinistra, malgrado non abbia propriamente la faccia da Latin Lover”.
Questa è solo la prima frase, il resto non è difficile da immaginare. Di solito, in ambiente giornalistico, per intervista si intende un ritratto oggettivo, non una sviolinata infarcita di opinioni personali dell’autrice.

https://wordpress.com/block-editor/post/friulimultietnicoblog.wordpress.com/23934

Non ci posso credere,ma so che il potere seduce.Quasi tutti i dittatori erano amati dalle donne…