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Ivan Cankar

220px-Ivan_CankarNello scorso 2018 ricorreva il centenario della morte di Ivan Cankar, il massimo autore sloveno (1876-1918).

L’evento è stato celebrato degnamente in Slovenia e ovvia-mente anche presso la comunità slovena in Italia. La ricorrenza invece è passata abbastanza inosservata da parte italiana, anche a Trieste dove pure Cankar era di casa e dove proprio negli ultimi anni della sua vita tenne interessanti conferenze. Al lettore italiano Cankar non è sconosciuto, in quanto i suoi libri vennero tradotti e pubblicati già nei primi decenni del secolo scorso (anche durante il fascismo, che politicamente invece voleva annichilire la nazione slovena) e ristampati più volte, anche da prestigiosi editori a livello nazionale (Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori), fino agli anni‘80. Si tratta comunque inevitabilmente di uno scrittore di nicchia per l’Italia, in quanto quella slovena è la letteratura di un piccolo popolo, anche se stanziato ai confini orientali del Bel Paese e che con gli italiani convive nel Friuli Venezia Giulia e nell’Istria. Peccato quindi che la cultura italiana non abbia saputo approfittare del centenario dello scrittore sloveno per conoscerlo meglio. A colmare in parte questo vuoto ha contribuito l’Editoriale Stampa Triestina, che ha pubblicato in traduzione italiana (e ristampato in lingua originale) una selezione di racconti dello scrittore sloveno con il titolo “Sull’isola”, curata dalla slavista Marija Mitrović. Si tratta di racconti tradotti per la prima volta in italiano da Paola Lucchesi, che presentano uno Cankar diverso, sconosciuto forse anche al lettore sloveno: prose scritte tra il 1899 e il 1913,nelle quali si riflettono alcuni fenomeni e problemi universali che non sono caratteristici solo dell’ambiente da cui proviene lo scrittore, bensì, come nei veri classici, affliggono anche oggi tutti noi, che non siamo necessariamente legati all’epoca di Cankar nè al luogo in cui viveva. Un autore dunque estremamente moderno. Segnaliamo che il racconto che dà il titolo al libro sembra scritto quasi da Edgar Allan Poe, anche se alcuni critici confrontano Cankar piuttosto con Franz Kafka. Durante la sua vita Cankar conobbe privazioni e miseria, ed ebbe occasione di convivere con la povera gente e le loro intime tragedie. Fu un cantore della ribellione sociale, che si scagliò contro la società gretta e provinciale del suo tempo, utilizzando anche l’uso della satira. Il suo esordio nella letteratura avvenne con la raccolta di poesie “Erotika”, che provocò talmente tanto scandalo tra i conservatori da indurre il vescovo di Lubiana ad acquistare tutte le copie per farle bruciare. Per i tipi della casa editrice Comunicarte inoltre è uscita una nuova traduzione – a cura di Daria Betocchi – del capolavoro di Cankar “Il servo Jernej e il suo diritto”, nel quale l’autore denuncia la situazione di sopraffazione di fatto e di diritto della società borghese nei confronti delle elementari esigenze di giustizia dei contadini. Lo Slovenski Klub invece ha pubblicato una raccolta di pensieri e citazioni di Ivan Cankar (tra cui molti tratti dai discorsi politici tenuti a Trieste tra il 1907 e il 1918), dal titolo “Keep Calm and Read Cankar”, curata da Poljanka Dolhar e Martin Lissijach.

  fonte Il Lavoratore del 15/03/2019

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GLI SLAVI DEL FRIULI di Izmail Ivanovic Sreznevskij

ezimba15673799462303( dagli appunti di viaggio del professore di slavistica Izmail I.Sreznevskij  del 1841)         

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casa ristrutturata dai beni ambientali -Villanova delle grotte/Zavarh
Le case -hiše

Gli “Slovegni” (val Torre e Natisone) fanno le case (hiše) di pietra,che sono ancora più povere di quelle dei Resiani,benchè siano dello stesso stile. E’ “ricco” quel contadino che,oltre alla cucina,possiede un’altra stanza (izba),la camera da letto (tjamara za spat) ed una cantina (klijet),(zahljev).
Qualche casa è adorna di un balcone (pojòu).Le stalle sono nel cortile (hljev za žvino).Il cortile spesso non è recinto e separato da quello del vicino se non da un mucchio di letame:i recinti sono molto rari.Nel labirinto dei sentieri che si intrecciano nei cortili dei paesetti ci si può facilmente  smarrire-più d’una volta mi è toccato di chiedere che mi mostrassero la via per uscirne ed andare in questo o quel villaggio.Non ci sono affatto strade. 

I lavori  

 “Ohimè ,questi Schiavi! Vivono come ladri e senza una strada che entri od esca dai loro paesi!” mi disse in Friulano,descrivendomi quei poveri ” Slovegni “.Si scordava naturalmente che anch’essi nel piano vivevano così,or non è molto.

Le grandi famiglie si mantengono unite,senza che i figli e le figlie sposati si separino dai genitori.Tutti lavorano,senza distinzione,come in Resia,fin che hanno la forza.A me è capitato di vedere,sopra un onte,delle ragazze con le scuri,intente ad estrarre con gran fatica radici d’alberi dalla terra in mezzo alle rocce;dovevano portare da loro stesse quelle “legna” fino da basso ed alle loro case;ma lavoravano allegramente scherzavano e cantavano le loro canzoni,tutte coperte di sudore in quella inumana fatica.Ristettero per un minuto o due,piene di sudore,e ci indicarono la strada,poi,dopo averci augurato buon viaggio,ripresero a lavorare.

A S.Pietro ho veduto donne porre l’arco sopra un ripostiglio da loro edificato come bravi muratori .Non è raro vedere i  maschi affaccendarsi in cucina oppure alla filatura del lino.Ma nonostante la miseria,non ho veduto che pochissimi mendicanti,forse perchè,secondo la loro antichissima tradizione,i parenti anche più remoti provvedono ai poveri dando loro un tetto se non l’hanno.Inoltre lo “Slovegn” si vergogna di mendicare:non così ho notato fra i Friulani,i quali,sia grandi che piccini,sono subito pronti a domandare “per amore di Dio”.

dsc01687L’agricoltura ed i campi si trovano in condizioni pietose. Il mais è il prodotto principale, ma dov’esso non può crescere,seminano l’avena ,il miglio e più spesso la segala.I pochi campi più fortunati possono essere dissodati dall’aratro (plug) e rotti dall’erpice (grèba ) : vi attaccano cavalli e muli oppure buoi e vacche.I campi di lino (lyn ) sono coltivati con gran diligenza.Hanno orti ( zagraje ) per le ortaglie e frutteti
(vaàrti),nelle vicinanze dei villaggi,con castagni , meli ,fichi,peri,e ciliegi.
La selvaggina è abbastanza abbondante sui monti :il lupo,la volpe,il cervo ed il capriolo non si sono ancora trasferiti in quelle zone. Con una speciale rete (strjetka )le donne stesse danno la caccia alla volpe;però non è loro concesso il diritto di cacciare il cervo e il capriolo,benchè se  l’occasione si presentasse esse sarebbero capaci di attaccarli senza la benchè minima paura.

dsc01207Gli animali che gli “Slovegni” più allevano sono le pecore e le capre,non tutte le famiglie hanno però i mezzi per poterle allevare.Qualcuno possiede anche la mucca che dà il  latte ,pascola e porta la legna al mercato.

La tessitura della stoffa (part) ,del panno (sukno )e del mezzo panno (medželana ) viene fatta soprattutto d’inverno.D’estate fanno le stoviglie (posoda ) di legno e di creta,cuciono i vestiti ecc.In autunno s’affaccendano a costruire carri (vozi) e slitte a mano (posanje ). Benchè fare gli slittini sia relativamente facile ,il costume vieta alle donne di occuparsene ,mente non è loro affatto proibito di slittare giù dai monti.Molte donne vanno a guadagnarsi il pane in città,come domestiche,e a molte questo piace.

Degno d’ammirazione è l’amore al lavoro degli “Slovegni”.Mi capitò di vedere una donna che guidava una mucca attaccata all’erpice,e contemporaneamente,allattava il suo bambino ch’era legato al suo seno,con una fascia; non solo,ma essa pure filava,tenendo la lana dietro la cintola;si vedono talvolta donne badare alle pecore e capre come bravi pastori, e nello stesso tempo filare e cucire ,senza naturalmente scordarsi di cantare.

dal libro della mia biblioteca “Gli Slavi del Friuli” edito a cura del Circolo di Cultura resiano e del giornale Matajur -tip.Lukežič Gorizia

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Articolo apparso sul Messaggero Veneto del 19 marzo 2019 The post RASSEGNA STAMPA: sul “Messaggero Veneto” l’annuncio della presentazione de “Le ombre delle verità svelate” appeared first on GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE.

via RASSEGNA STAMPA: sul “Messaggero Veneto” l’annuncio della presentazione de “Le ombre delle verità svelate” — GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE

RASSEGNA STAMPA: sul “Messaggero Veneto” l’annuncio della presentazione de “Le ombre delle verità svelate” — GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE

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Presentazione libro “Operazione Plutone”

COPERTINA

 

Giovedì 21 marzo 2019 alle 18.30. Casa del Popolo “Zora Perello”-Servola si svolgerà la presentazione del libro. “Operazione Plutone” autrice Claudia Cernigoi

 

BREVE DESCRIZIONE

Nella prima parte di questa ricerca, dopo lʼanalisi dellʼattività di recupero delle salme e delle indagini condotte quasi tutte dall’ispettore Umberto De Giorgi, vengono approfonditi gli iter processuali relativi alle esecuzioni sommarie avvenute presso le foibe di Gropada e di Padriciano e la foiba di Rupinpiccolo, evidenziando come non sempre le risultanze giudiziarie siano coerenti con quanto appare in altra documentazione.
La seconda parte è invece dedicata allo studio dei fatti che culminarono negli “infoibamenti” dellʼabisso Plutone, presso Basovizza: lʼAutrice ha analizzato assieme ad uno dei protagonisti, Nerino Gobbo, i documenti giudiziari e le varie testimonianze, contestualizzandoli nel periodo storico in cui si svolsero, in modo da dare una descrizione ancora inedita di quanto accadde nel periodo cosiddetto dei “40 giorni” di amministrazione jugoslava di Trieste.

fonte http://shop.kappavu.it/prodotto/operazione-plutone-le-inchieste-sulle-foibe-triestine/

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Favole friulane

Le favole rappresentano uno degli elementi che accomunano culturalmente il popolo friulano.
La gente, nei secoli passati, ma anche nei momenti di difficoltà (esemplare è stato il periodo post-terremoto del 1976) ritrova il senso della comunità rimettendo insieme i ricordi e le tradizioni, e quindi anche i racconti che i vecchi hanno tramandato oralmente.
La posizione geografica della Regione, al confine con l’Austria e la Slovenia, ha storicamente posto il Friuli in condizione sia di subire innumerevoli invasioni straniere, sia di porre al popolo friulano condizioni favorevoli per emigrare negli stati limitrofi, anche stagionalmente. Ogni popolo, nel suo passaggio sul territorio friulano, ha lasciato tracce di culture diverse che si ritrovano anche nelle fiabe. In particolare molte favole friulane riecheggiano le più famose fiabe della tradizione germanica e nordica.
L’universo delineato dalla fantasia friulana è molto variegato, intimamente connesso alla realtà geografica, quindi legato alla terra, ai monti e alle grotte, fino al mare.

Protagonisti

I protagonisti sono gli animali, gli esseri mitici (gnomifollettiaganeorchi).
Un filone appartiene alle fiabe religiose, per lo più legate al tema dell’aldilà. Protagonisti ricorrenti sono il Signore e San Pietro.
Le fiabe storiche nascono da luoghi e personaggi storici, tra queste spiccano quelle dedicate ad Attila, che alla testa degli Unni calò sulla pianura friulana e distrusse Aquileia.
Esiste anche un filone di racconti satirici, per lo più utilizzati in occasioni propizie alla narrazione di storie allegre, alcune legate alla vita paesana e ai personaggi ridicoli che la popolano. Nei racconti della pianura, è ricorrente la ridicolizzazione dei carnici, che con semplicità e ingenuità scendono a valle dalle montagne e hanno difficoltà a districarsi nella vita della “più evoluta” pianura.

Raccolte

Le favole friulane vengono raccontate in forme diverse a seconda del territorio da cui provengono ed inoltre ciascun territorio ha le proprie specificità. Le fiabe di animali sono particolarmente diffuse nella val Resia, mentre nel resto del territorio sono scarse.

La narrativa popolare friulana è prevalentemente legata alla tradizione orale, tuttavia nel tempo, vari raccoglitori di fiabe hanno contribuito a far conoscere le fiabe friulane.

Caterina Percoto fu la prima raccoglitrice e rielaboratrice della narrativa popolare friulana e pubblicò nel 1863 Racconti, una raccolta di favole friulane.

Dolfo Zorzut tra il 1924 e il 1927 pubblicò per la Società filologica friulana Sot la nape..(I racconti del popolo friulano).

Italo Calvino nel 1956 pubblicò una storica raccolta di 200 fiabe popolari, le Fiabe italiane, che includono alcuni racconti della tradizione friulana….

https://www.wikiwand.com/it/Favole_friulane

 

tiaris3b1 – Lis aganis cui pîts di dindie

Gno barbe al contave (chê volte si contave tant tes stalis, no?) che di gnot si riscjave di cjatâ chistis fèminis, lis aganis, che de vite in sù e’ erin compagnis di noâtris e de vite in jù e’ èrin strambis parcech’e vèvin i pîts di dindie, che si vedèvin sot des còtulis. E’ erin bielis fèminis vistudis simpri a blanc, chistis aganis, e lis vedèvin cualchi volte ch’e balàvin tra di lôr di gnot. Cualchi volte e’ vignìvin a curiosâ dongje des stalis, là ch’e stave le int di sere. BURI

Le fate dai piedi di tacchina
Raccontava mio zio (a quei tempi si raccontava molto nelle stalle) che di notte si correva il rischio d’incontrare delle donne, le fate dell’acqua, che dalla vita in sù erano simili a noi e dalla vita in giù erano molto strane perché avevano i piedi di tacchina, che si scorgevano al di sotto delle gonne. Erano delle belle donne, sempre vestite di bianco, queste fate, e qualche volta si vedevano ballare di notte fra di loro. Talvolta venivano a curiosare vicino alle stalle, dove la gente si radunava di sera. BUTTRIO

2 – Lis aganis cu lis talpis di ôcje

Chisc’ contadins di une volte e’ jevàvin a une, a dôs par lâ a vôre. I nestris, par esempli, e’ vèvin sedis cjamps di prât là ch’e jé cumò le polvariere; e’ lèvin-jù a pît… trê oris di viaç. E’ contàvin che une volte un zòvin al ere stât a balâ. Cuanche ‘l é vignût cjase tart, e’ èrin za lâts-vìe ducj, chei di cjase. Alore, no?, pôre di sintîlis di so pari, al si é gambiât a le svelte e ‘l partìs cul falçut a pît, a dute gnot. Dopo un pôc al passe tal paîs ca dongje – Solescjan, mi pâr – e ‘l viôt ch’e balàvin te place. Ma chel che ‘l ere strani al ere ch’e èrin nome fantatis ch’e balàvin, bielis fantatis dutis vistudis a blanc. – Orpo! – ‘l à dite lui – Viôt ca ce furtune! -. Al cjape ‘l falçut e lu poe cuintri un mûr e ‘l va a balâ cun chistis fantatis.  E cussì al varà balât une miez’ore, fin quanche al cjale par cumbinazion par tiare, e no ti viòdial ch’e èrin lis aganis chês fantatis! E’ vèvin dutis lis talpis di ôcje. Chel fantat al à cjapade tante di chê pôre! Robis che nol mueri! Chistis robis e’ sucedèvin prime dal Concili di Trent. Dopo no si à plui vidût… CJAMINET

Le fate dalle zampe d’oca

I contadini di un tempo si alzavano all’una, alle due del mattino per andare al lavoro. Quelli della nostra famiglia, ad esempio, possedevano sedici campi a prato dove ora c’è la polveriera; e vi andavano a piedi… tre ore di cammino. Si diceva che una volta un giovane era andato a ballare. Rincasò tardi, quando i familiari se n’erano già tutti andati. Allora, per timore dei rimproveri del padre, si cambiò in fretta e partì a piedi, con la falce, a notte fonda. Dopo un tratto, attraversa un paese dei dintorni – Soleschiano, credo – e vede che stavano ballando nella piazza. Ma la cosa strana era che stavano ballando solo delle ragazze. Belle giovani, tutte vestite di bianco. – Perbacco! – disse – Guarda un po’ che colpo di fortuna!  Appoggia la falce ad un muro e va a ballare con le ragazze. Ballava da una mezz’ora, quando casualmente guardò in basso e si accorse che quelle ragazze erano delle fate dell’acqua. Avevano tutte le zampe d’oca. Il giovanotto si prese un tale spavento da restarci quasi secco. Queste cose avvenivano prima del Concilio di Trento. Poi non se ne è saputo più nulla… CAMINETTO

da https://www.natisone.it/0_store/furlanis/miti/cividat_1.htm

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Gli ” Slovègni “

DSC01673Da “Gli Slavi del Friuli” di Izmail.I.Sreznevskij (1812-1880) 

dalla relazione del viaggio fatto nella regione degli Slavi occidentali dall’eminente studioso russo nel 1841

Descrizione fisica e del carattere degli Slovègni

Gli “Slovègni” sono di statura superiore alla normale ed alcuni sono addirittura altissimi.Il viso hanno piccolo a paragone del corpo.La loro fisionomia esprime ardimento e fiducia in sè stessi,contemporaneamente a bontà.Abituati a sopportare estreme fatiche essi sono indifferenti alle malattie e ai mali.Affetti da gozzo e cretini non ce ne sono.Anzi,siccome i Tedeschi pare siano predisposti al gozzo,lo stesso gozzo essi denominano “niemčk”.

Non è affatto il caso di dire che gli “Slovegni “sono semplici: essi sono gentili ed ospitalissimi, ma anche duri e diffidenti. Essendo stati abituati a guardare la realtà dal lato più nero,forse per questo,tendono a serbare rancore. Essi  sono orgogliosi, sarcastici e spesso violenti. Non capita spesso che uno “Slovegno ” uccida un altro” Slovegn “,ma non è tanto una rarità che un Friulano venga ammazzato in mezzo ai loro monti (la nota in calce dice: adesso questi fattacci non si verificano.Gli omicidi sono rarissimi e non hanno una relazione alcuna con la nazionalità-evidentemente le informazioni del sacerdote di Nimis a questo proposito erano state terribilmente esagerate.Lo ” Slovegn” vede il Friulano e l’Italiano,considerandoli come degli esseri non del tutto umani ,anche se talvolta li aiuta……
Lo “Slovegn” è resistente,pieno di sopportazione ma poco industrioso e diligente. Egli sopporta l’avversa fortuna con stoicismo e senza lamentarsi.Nessuna avversità lo abbatte : i governi e gli ordinamenti veneziani l’hanno abituato a ogni cosa e tutti i mali egli considera nell’ordine naturale delle cose e non soltanto i suoi propri mali ma tutti;intanto custodisce gelosamente la sua primitiva moralità.
Gli ” Slovegni” pagano le tasse e vivono in villaggi, paesi e borgate,compresi i comuni. Ecco i nomi di alcune località: Flaipano (Flajpan),Ciseris (Cižirja), Sedilis (Sedila), Samardenchia (Samardenkija), Stella (Ternj), Zavarch (Zavarh), Pers (Brjeh),Cesariis (Podbardo), Pradielis (Ter ), Musi (Muzec),Lusevera (Bardo), Micottis (Mjakota),Monteaperta (Viškurša), Cornappo (Karnahta), Debellis (Debeliša),Tajpana (Tajpana), Montemaggiore (Brezja), Platischis (Platišča), Prosenicco (Prosnik),Subid (Subit), Forame (Maljina), Cergneu (Cernjev), Monte di Prato (Karniče) , Chialminis (Vizont), Loch (Loh), Bergogna (Bargin), Sello (Sedlo), Podbjella (Podbjela), Boreana (Burjana),Creda (Kreda), Caporetto (Kobarid), Luicco (Lučka) ,Drenchia (Dreka).(La nota in calce dice : Luicco,Caporetto,Sello,Podbiella e Boreana appartengono alla Contea di Gorizia e perciò all’Austria .

dal libro della mia biblioteca “”Gli Slavi del Friuli” (Friulskie Slavjane) –edito a cura del Circolo di Cultura Resiano e del giornale Matajur – Tipografia Lucchesi-Gorizia

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Bookcrossing che cosa è?

14068548_1254177947960627_4735646200268850365_oBookcrossing a Tarcento fatto col legno di Stella

Il BookCrossing (dai termini in lingua inglese booklibro e crossing, attraversamento, passaggio, anche noto come BC, passalibro, giralibri, liberalibri, Libri liberi, Libri in libertà) è un’iniziativa di distribuzione gratuita di libri che ruota intorno all’esistenza di un elenco di volumi identificati da un codice unico, attraverso cui è possibile seguire la traversata del libro, e il suo incrociarsi con i lettori.

Materialmente consiste nella pratica di una serie di iniziative collaborative volontarie e completamente gratuite, di cui alcune anche organizzate a livello mondiale, che legano la passione per la lettura e per i libri alla passione per la condivisione delle risorse e dei saperi. L’idea di base è di lasciare libri nell’ambiente naturale compreso quello urbano, o “into the wild”, ovvero dovunque si preferisca, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri, che eventualmente possano commentarli e altrettanto eventualmente farli proseguire nel loro viaggio. Il termine deriva da bookcrossing.com, un club gratuito di libri on-line fondato nel 2001 per incoraggiare tale pratica, al fine di “rendere il mondo intero una biblioteca”.

L’uso di questo termine è divenuto così diffuso da meritare, dal 2004, una voce nel Concise Oxford English Dictionary…

da https://www.wikiwand.com/it/BookCrossing

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Gli Slavi del Friuli di Sreznevskij

Val_Resia
Di AlbertoMadrassi – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45529724

Sreznevskij  Izmail  Ivanovič. – Slavista (Jaroslavl´ 1812 – Pietroburgo 1880) prof. (dal 1847) nell’univ. di Pietroburgo. 

Izmail Sreznevskij eminente filologo,slavista,bibliologo,paleografo ed archeologo russo,fece un viaggio nell’alto Friuli nella primavera del 1841.
Nel 1839 gli venne dato l’incarico di viaggiare per tre anni nei paesi slavi al fine di intraprendere al ritorno l’istituzione di una cattedra di filologia slava.
Secondo le istruzioni dategli alla partenza avrebbe dovuto rivolgere attenzione particolare all’apprendimento pratico dei dialetti slavi : il suo compito principale era di registrare il regime di vita,le condizioni familiari e sociali,il grado di istruzione,le tradizioni antiche e le credenze,i pregiudizi e le superstizioni,i giochi,le feste,il modo di vestire,di nutrirsi .Il viaggio doveva essere fatto a piedi per poter osservare tutto,anche i villaggi più sperduti.
A queste istruzioni  lo studioso si attenne scrupolosamente ed il materiale da lui raccolto è una preziosa fonte di notizie ed osservazioni di una civiltà che è andata scomparendo, assorbita  da influenze esterne.
La relazione del viaggio ci tramanda tutto il patrimonio culturale disperso ed in gran parte ignorato.
RELAZIONE DEL VIAGGIO DI SREZNEVSKIJ TRA GLI SLAVI DEL FRIULI
(FRJULJSKIE SLAVJANE)da “Raccolta della Sezione Lingua e Letteratura Russa della Imperiale Accademia delle Scienze-Tomo XXI(1881)””E dove andrete dopo?”-mi chiese il buon sacerdote di Resia,mentre stavamo seduti sulla panca di pietra davanti alla canonica ed ammiravamo le vette di quel massiccio imponente che s’erge sull’opposto versante,quello a sud,della valle di Resia.-Vorrei andare a visitare gli “Slovègni”,risposi,in Carinzia m’hanno detto che ci sono degli Slavi in Friuli”.-Come no ,ma sicuro che ci sono.Guardi-ed il vecchietto mi indicò il monte Musi-lassù a destra della montagna c’è quel sentiero ,vede,si snoda fra quel verde,vicino a quel boschetto:pio là più in alto,fra le rocce;e lassù avanti in mezzo alla neve.Ebbene,percorrendo quel sentiero,un Resiano in 3 ore arriva fra quegli “Slovègni”….
Il 30 aprile 1841 partii dalla valle di Resia,prendendo la stessa via donde ero arrivato.A Resiutta però svoltai a sinistra in direzione di Cividale,ma avendo l’intenzione di penetrare fra i monti tute le volte che l’opportunità si fosse presentata di fare esplorazione.Al calar della notte arrivai a Tarcento…….
Altre Alpi corrono da nord a sud fra i fiumi Torre ed Isonzo,fino a Gradisca ed oltre là dove svaniscono insieme all’orizzonte.Tra queste Alpi vivono gli “Slovègni”,overossia gli “Schiavi”,come i loro vicini d’occidente usano chiamarli…..Soltanto nei villaggi di Ter (Lusevera) e Nimis incontrai sacerdoti slavi (la nota in calce avverte che Ter e Pradielis,Bardo è Lusevera.Nimis non è mai stata slava,mentre Romandolo e Cergneu sì)….

Solamente la più dura necessità potrebbe aver costretto degli esseri umani a stanziarsi in quelle gole.Massi enormi si accumulano gli uni sugli altri o per ripidi pendici o su pareti rocciose ,il tutto fra stentatissima vegetazione di rovi e sterpi.In mezzo alle sterili rocce i ruscelli impetuosi si sono scavati e continuano a scavarsi gole profonde.A coronare le montagne  si sono formati dei valloncelli ogni tanto,sotto frontali rocciosi,impedenti e minaccianti.Le valli,come siamo abituati a disegnarcele,non esistono là.Non c’è assolutamente nessun angolo di quella zona ,in cui l’uomo possa liberamente o per sua volontà sviluppare una qualsiasi economia agreste:egli deve raccogliere la misera zolla sulla ripida pendice e coltivarla,deve ritirarsi contro le rocce e nascondersi nei crepacci fra le pietre…..

Si può calcolare che nelle montagne del Friuli vivono circa 19.000 “Slovegni”-circa 7200 nel circondario di S.Pietro di Tarcento:3700 in quello di Nimis;7400 in quello di S.Pietro degli Schiavoni;500 in quello di S.Leonardo e 299 circa in quello di Cividale.Ogni anno le nascite sono circa 30-32 su su 1000 e ne muoiono circa 22-25 su mille(secondo il censimento del 31 dic.1871 c’erano 27.000 Slavi,esclusi i Resiani,in tutta l’Italia settentr.:di questi 15.588 nel circondario di S Pietro degli Schiavi ed i rimanenti nei circondari di Cividale,Tarcento e Gemona…….
Alcuni villaggi sono completamente slavi,altri son misti e comprendono anche elementi friulani).

fonte:Gli Slavi del Friuli -edito dal Circolo di Cultura Resiano -Tipografia Lucchesi-Gorizia

PRESSO LA VILLA DE BRANDIS, IN SAN GIOVANNI AL NATISONE (UDINE)ALLE ORE 18,00 INTRODOTTO DALL’ARTISTA E POETA ENRICO MARRAS PRESENTERO’: LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE EVENTO ORGANIZZATO DAL COMUNE DI SAN GIOVANNI AL NATISONE E DALLA BIBLIOTECA CIVICA COMUNALE CHE RINGRAZIO The post LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO appeared first on GIOVANNI…

via LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO — GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE

LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO — GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE

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L’Africa di Attilio Pecile

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L’Africa di Attilio Pecile
sottotitolo: Attraverso i resoconti della missione scientifica Brazzà-Pecile al seguito di Pietro Savorgnan di Brazzà (1883-1886)
autori: Gian Paolo Gri, Roberta Altin, Stefano Morandini e Alessandra Cardelli Antinori editore: Forum luogo di pubblicazione: Udine
anno di pubblicazione: 2012
Naturalista appassionato e spirito ribelle, Attilio Pecile (1856-1931), nel corso della sua missione esplorativa in Congo raccoglie, assieme a Giacomo di Brazzà, una ricca e interessante serie di annotazioni: descrive i paesaggi, le popolazioni, le collezioni raccolte e le sue impressioni. Il volume ripropone la riedizione anastatica di parte del libro Al Congo con Brazzà. Viaggi di due esploratori italiani nel carteggio e nel ‘Giornale’ inediti di Attilio Pecile (1883-1886) di Elio Zorzi, edito da Garzanti nel 1940. L’edizione aggiornata presenta un’introduzione di carattere antropologico di Roberta Altin, che rilegge la scrittura diaristica di Pecile attraverso i più aggiornati studi di africanistica. Un secondo contributo di Alessandra Cardelli dà conto della quantità di oggetti riportati in patria al ritorno della missione di esplorazione in Congo e ora nucleo d’importanti collezioni al Museo ‘Pigorini’ di Roma. Stefano Morandini propone, nella terza parte, la trascrizione di un manoscritto inedito rinvenuto nella biblioteca di casa Pecile, prima intenzione di scrittura dell’esploratore friulano. Il volume è corredato da disegni e illustrazioni dal manoscritto originale e da fotografie della spedizione.