Il proverbio della settimana di Vita nei campi

“A San Vît, / la ciariese cul marit” ovvero a San Vito (il 15 giugno) le ciliege hanno il “marito” sono bacate.

da amando.it

Le lingue sono un bene comune


Una delle fortune della Regione Friuli Venezia Giulia è il plurilinguismo.A Udine nelle famiglie si parla italiano, friulano,nella Slavia (Valli del Natisone,Alta Val del Torre e Resia) si parla un dialetto sloveno ,in Valcanale il tedesco.

“Essere bilingui fa bene perché, si ha maggiore autocontrollo e capacità di inibizione e, più in generale, si posseggono alcune capacità cognitive migliori”(prof.Franco Fabbro Università Udine).

Le lingue sono dunque un importante bene comune, occorre dare valore e impulso al bilinguismo, anche tutelando il friulano e le altre lingue minoritarie della Regione.

Proverbio sloveno delle valli del Natisone/Nediške doline

Muš buj k’ je set, buj caba.
L’asino più è sazio più scalza.


http://www.lintver.it/cultura-tradizioni-proverbi.html

L’influenza del friulano sui dialetti sloveni del confine — NoviMatajur

https://wordpress.com/read/blogs/113812700/posts/2474

Una cartolina da Clauzetto

foto di Renato Cozzi

Clauzetto (Clausêt in friulano standard, Clausiet in friulano occidentale[3]) è un comune italiano di 377 abitanti[1] del Friuli-Venezia Giulia. È definito il balcone del Friuli per la sua posizione geografica.

Geografia fisica

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Storia

Nel 1976 il comune fu devastato dal terremoto del Friuli, che provocò enormi crolli e danni.

Onorificenze

Medaglia d’oro al Merito Civile
«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d’alto senso del dovere, meritevole dell’ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.»

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose
  • Chiesa di San Giacomo, accessibile da una scalinata di 88 gradini: vi è conservata una reliquia settecentesca, proveniente dalla Serenissima Repubblica di Venezia, e attribuita al “Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo“. Sino alla metà del XX secolo la chiesa e la reliquia erano meta costante di pellegrini da tutt’Italia e anche dal Nord Europa. La devozione è andata via via scemando. All’interno del luogo sacro è presente un battistero ligneo di Giovanni da Gemona.

Luoghi naturali

  • Fontana di Nujaruc, nell’abitato di Clauzetto
  • Grotte verdi di Pradis, nell’abitato di Gerchia, grotte scavate da un torrente
  • Orrido e cascata del Rio Molat
  • Forre di erosione del Cosa e del Paveon
  • Fenomeno carsico nell’altopiano di Gerchia

Altro

  • Il piccolo cimitero di guerra italo-tedesco, noto anche come cimitero militare di Val da Ros.

Lingue e dialetti

A Clauzetto, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza il friulano occidentale, una variante della lingua friulana. Nel territorio comunale vige la Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 “Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana”.https://www.wikiwand.com/it/Clauzetto

Di Marchetto da Trieste – Opera propria, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=71314940


“Buteghis dal savê” , il 29 e il 30 maggio “Conoscenza in Festa” parla anche “par furlan”. Grazie all’iniziativa del CIRF alcune conferenze sono in lingua friulana — KLARIS

https://klarisweb.wordpress.com/2019/05/28/buteghis-dal-save-il-29-e-il-30-maggio-conoscenza-in-festa-parla-anche-par-furlan-per-iniziativa-del-cirf/

Proverbio friulano

“Se al svinte a San Grivôr / ‘i ‘n vin quarante dîs a fâ rumôr”

“Se soffia il vento il 9 maggio ne avremo per altri 40 giorni a far rumore”.  https://www.facebook.com/pg/vitaneicampi/posts/?ref=page_internal

Združenje/Associazione “Don Mario Cernet”

Sono passati quasi tre anni da quando i cartelli in italiano e sloveno posti lungo la strada statale sono stati subito imbrattati, con danno a un bene installato in base alle leggi statali e regionali. Nel pomeriggio di sabato, 11 maggio, in alcuni membri della nostra associazione e amici ci siamo ritrovati in piazza a Ugovizza, da dove siamo partiti per andare a ripulirli tutti insieme. Dalla nostra avevamo del diluente, stracci vecchi e buona volontà!
I nomi tradizionali dei nostri paesi – sia in sloveno, sia in tedesco sia in friulano – sono legati alle lingue della nostra valle. Hanno una propria storia e rappresentano una grande ricchezza, che noi stessi dobbiamo custodire.
Cogliamo l’occasione per rinnovare l’appello alle amministrazioni della Valcanale – tra l’altro espresso assieme agli amici del Kanaltaler Kulturverein due anni fa – per l’installazione di toponomastica in italiano, sloveno, tedesco e friulano con pari grafia all’inizio e alla fine dei centri abitati e all’inizio e alla fine dei territori comunali.
Altre realtà plurilingui dimostrano come l’iniziativa sia facilmente fattibile.
Le risorse finanziarie possono essere attinte direttamente dalle leggi di tutela delle minoranze linguistiche – ad esempio dalla legge 482/1999 di tutela delle minoranze linguistiche storiche – dietro presentazione di un progetto adeguatamente preparato.

Toponimi celtici e slavi in Friuli

Informazioni su gruppi e categorie di toponimi, l’elenco di abbreviazioni e segni convenzionali e la bibliografia si trovano in Toponimi celtici d’Italia.

Gli idronimi

  • Ambiesta (Cavazzo Carnico, UD). Friulano Ambiéste. Da C. C. Desinan viene associato [assieme al toponimo Ambis (Forni Avoltri, Ud)] alla voce tardo-gallica ambe ʿrivoʾ del Glossario di Vienna. Cfr. Ambria. Da non escludersi una derivazione dal gallico ambi- ʿintorno, sui due latiʾ (o ambio- ʿrecintoʾ).
  • Cormôr (UD). Per G. Frau si tratta di un idronimo di probabile origine preromana, forse dalla base *kar- ʿpietra, sassoʾ, con un ampliamento di difficile individuazione (*mar- ʿfosso, paludeʾ?). Se di origine celtica, potrebbe essere un composto *coro-moro-: gallico coro- ʿchiusoʾ (cfr. Corgeno) + -moro--mora- (forse da māro- ʿgrandeʾ); cfr., tra gli altri, i nomi di persona Cuno-morusMora-vesusCoro-maraCoro-genus. Oppure, date le forme friulane CormòCarmòCormón, riportate ne Il Nuovo Pirona, andrebbe accostato ai nomi di persona gallici CarmoCarmanos, e al toponimo Cormòns, che deriva forse dal gallico *carmon- ʿdonnola, ermellinoʾ. Attestato: Cormor (1286).
  • Gleminéit, Rio (Gemona, UD). → Gemona…continua https://www.wikiwand.com/it/Toponimi_celtici_del_Friuli-Venezia_Giulia

La lingua friulana (furlan ascoltalenghe furlanemarilenghe, “lingua madre”) è una lingua romanza, facente parte del gruppo retoromancio e da alcuni studiosi definito con l’ormai desueto termine “ladino”. Con la legge 482/99, che dà applicazione all’art. 6 della Costituzione italiana, la lingua friulana è riconosciuta e tutelata in quanto lingua propria della “minoranza linguistica storica friulana“, minoranza riconosciuta e tutelata anche dal Consiglio d’Europa. All’articolo 2 della L. 482/99 in cui sono elencate le 12 minoranze linguistiche tutelate ai sensi dell’art. 6 della Costituzione italiana, la lingua ladina (intendendo l’idioma dolomitico) è indicata separatamente dalla lingua friulana.https://www.wikiwand.com/it/Lingua_friulana

TOPONIMI SLAVI IN FRIULI
Molti toponimi friulani «sono di origine slava altomedievale», ha detto Maurizio Puntin, ricercatore ed esperto di toponomastica. Il fenomeno è naturale, ha sostenuto Puntin, visto che fin dall’antichità la realtà slovena e quella friulana vissero a stretto contatto. Già tra il 594 e il 600 gli antenati degli sloveni sono menzionati in almeno due casi in cui si narra di scontri in zone non troppo lontane dal Friuli. Nel VII secolo l’attuale Slovenia era già interamente occupata dagli Slavi, i quali cominciarono a infiltrarsi nelle valli dell’Isonzo, del Vipacco e del Natisone. Probabilmente, la pianura friulana nel suo margine sud-orientale era già popolata da essi.
Per quanto riguarda i toponimi, che si riescono a retrodatare a prima dell’anno 800, possiamo seguire le indicazioni del filologo sloveno France Brezlaj che vede in alcuni toponimi del Friuli tre categorie di origine slava.
Del gruppo derivante da nomi di persona fanno parte toponimi come Bertiolo, sulla base antroponimica *Brat- (fratello) attestata tra il XIII e XVI con Bratiulo, Bratigul, Bratiol, oppure Cerneglons che deriva dal nome di un perosnaggio sloveno Črna glava (Testa nera) stabilitosi sulle rive del Torre. Da *Črna-glava, sarebbe derivato il friulano *Cerneglau, *Cerneglò e poi Cerneglòn(s).
Del gruppo dei dendronimi (nomi di alberi), è tipica la denominazione Tiglio/Lipa, presente nella valle del Natisone; nella Bassa Friulana c’è, invece, l’idronimo Sdobba che deriva da *Izdobe (*dob = quercia).
Il terzo gruppo di origine latina, recepito dagli Slavi, esula chiaramente dalla ricerca toponomastica slavistica. Di esso fanno parte denominazioni come Plezzo/Bovec, Trenta, Gemona/Gumin, Vernasso/Barnas, Albana/Ibana ecc.
È impossibile datare tutte le denominazioni della serie Sclavone, Sclavonis, Sclavons numerose nella pianura del Friuli. Interessante è però il caso di Sclavons di Cordenons. Nel Pordenonese tra il IX e l’XI secolo si ritiene vivessero tre comunità etnico-linguistiche: friulani, i discendenti di Arimanni longobardi (Romans) e slavi. L’intitolazione a Sclavons di Cordenons dell’antica chiesa a san Pietro è comune, ha sostenuto Puntin, ad altre chiese quali quella di San Pietro al Natisone (San Pieri dai Sclavons), di San Pier d’Isonzo (San Pieri dal Tiritori) e dell’antico cimitero di Faedis (san Pietro degli slavi). San Pietro, pertanto, potrebbe indicare uno dei titoli preferiti dagli Slavi nelle loro più antiche colonizzazioni, come ipotizzato da Giorgio Banchig nel successivo intervento.
Altri toponimi slavi del Friuli sono sorti nel basso medioevo, in particolar modo ai tempi dei patriarchi Giovanni da Ravenna (1019) e Poppone (1024), durante la colonizzazione per ripopolare le aree devastate dagli Ungari. https://www.dom.it/friuli-popolato-da-slavi/

Poesie friulane/Morosèz e matèz (scherzi)

Mi plâs di misurà, dì pur dì, ce ch’al rèste

Mi plâs di misurà, dì par dì, ce ch’al rèste
dal néstri amór, in fóns dai tiei vói di frusìn.
Ué ti lèj ançhimò tal cur: fórsi ’e jé chèste
l’óre plui clare, l’ùltime, che nus lasse il destìn.

Ercole Carletti 1920

https://it.wikisource.org/wiki/Poesie_friulane/Moros%C3%A8z_e_mat%C3%A8z/Mi_pl%C3%A2s_di_misur%C3%A0,_d%C3%AC_pur_d%C3%AC,_ce_ch%27al_r%C3%A8ste

traduzione letterale

Mi piace misurare,giorno per giorno ciò che resta/del nostro amore,in fondo ai tuoi occhi./Oggi ti leggo ancora nel cuore:forse è questa /l’ora l’ora più chiara di bambino,l’ultima che ci lascia il destino.