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Vivere sull’altopiano di Lauco di Stefano Morandini

Lauco (Lauc in friulano) è un comune italiano di 698 abitanti in Friuli-Venezia Giulia. Fa parte del club dei borghi autentici d’Italia.

Geografia fisica

Lauco sorge a 719 m s.l.m., nella regione alpina della Carnia, adagiato su un altipiano che si estende dal monte Arvènis (1.968 m) allo sperone roccioso che sovrasta il Tagliamento, da cui si domina la valle sottostante col vicino paese di Villa Santina. … https://www.wikiwand.com/it/Lauco

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Un bene prezioso da conservare — NoviMatajur

I quarant’anni dalla prima trasmissione radiofonica in resiano della RAI slovena, celebrati domenica 3 novembre con una diretta dalla Rozajanska kultürska hïša, sono stati l’occasione – oltre che per festeggiare una delle iniziative che più hanno permesso di valorizzare e mantenere vivo il resiano – anche per cercare di comprendere meglio cosa lega una piccola […]

Un bene prezioso da conservare — NoviMatajur
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Do you speak furlan? Yes, I do (con la -d cjargnele) — Vieni in Carnia

leggete questo interessantissimo articolo –> finco_inglese_friulano Io parlo friulano, o la sua variante tolmezzina, per meglio dire. E ho studiato lingue: inglese e spagnolo. Pensare in friulano mi ha aiutata di più nell’imparare l’inglese, una lingua germanica, che lo spagnolo, lingua romanza come l’italiano. E mi ha sempre divertito molto cercare e trovare le similitudini […]

Do you speak furlan? Yes, I do (con la -d cjargnele) — Vieni in Carnia
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Messa in sloveno d’ora in poi alle 19

Da sabato prossimo 9 novembre, la santa messa prefestiva in lingua slovena nella chiesa parrocchiale di San Pietro al Natisone, inizierà alle 19, un quarto d’ora prima dell’orario finora osservato. La celebrazione è presieduta da mons. Marino Qualizza e curata dall’associazione don Eugenio Blanchini. Ad animare la liturgia sono anche i bambini del catechismo bilingue, in italiano e sloveno. https://www.dom.it/36853-2/

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Corsi di sloveno a Udine

Conoscere la cultura, la storia, le tradizioni slovene, l’ambiente e la vita quotidiana come elemento di valore interculturale. Scoprire gli innumerevoli punti di contatto con le nostre radici storiche. Il tutto con l’opportuno supporto linguistico dello sloveno, che è anche una delle lingue minoritarie del Friuli Venezia Giulia. Sono aperte le iscrizioni al percorso di cultura e lingua slovena, organizzato dall’associazione don Eugenio Blanchini. Per adesioni e ulteriori informazioni, gli interessati possono rivolgersi all’indirizzo di posta elettronica blanchini@dom.it o telefonare al 0432732500 (dal lunedì al venerdì tra le 8.30 e le 16.30). La partecipazione è gratuita. Sempre a cura dell’associazione don Eugenio Blanchini, in collaborazione con l’associazione Alpi, è già partito il sesto anno di attività in sloveno per bimbi a Udine città con un’insegnante madrelingua proveniente dalla Slovenia. L’ appuntamento settimanale per i piccoli in età prescolare e dei primi anni delle elementari è ogni lunedì dalle 16.00 alle 18 nell’oratorio della parrocchia di San Quirino, in via Gemona. La partecipazione è gratuita, c’è solo la necessità che uno dei genitori si iscriva all’associazione Alpi al fine di garantire la copertura assicurativa per il proprio figlio. Ci sono ancora posti disponibili. Gli interessati possono mandare un messaggio all’indirizzo di posta elettronica blanchini@dom.it o telefonare al numero 0432 732500 (dal lunedì al venerdì dale 8.30 alle 16.30). Per ulteriori informazioni si possono contattare anche Igor Jelen (+39 348 7965945 – igorcostarica@ hotmail.com), Ezio Gosgnach (+39 392 0410219 – ezio.gosgnach@ hotmail.it) e Rino Laurencig (+39 3387409132 – laurencig@ alice.it). https://www.dom.it/tecaj-slovenscine-v-vidnu_corso-di-sloveno-a-udine/

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IL CUORE DI CERGNEU TRA LE MONTAGNE DI NIMIS

di Luciano Lister

Il comune di Nimis/Nimis/Nieme condivide una caratteristica coi comuni di Attimis, Faedis, Torreano e Prepotto. Se nelle frazioni di pianura, accanto all’italiano, la popolazione parla prevalentemente il friulano, nelle frazioni verso la montagna, sebbene sempre più flebile e accanto al friulano, sopravvive ancora il dialetto del Torre, che i linguisti di tutto il mondo inquadrano nell’ambito del sistema della lingua slovena.

Sul territorio è ancora particolarmente vivo a Cergneu di Sopra/Çargneu Disore/Čarnjeja, una frazione che raccoglie circa 300 dei più o meno 2700 abitanti del comune di Nimis. Tra i principali punti di ritrovo del paese ci sono le due osterie. È alla Trattoria al Torrente che Katia Orlando, di 49 anni, insieme a sua sorella Mara, di 47 anni, e a Diana Mattiuzza, di 50 anni, parla un po’ della vita della comunità. «L’osteria al Torrente – spiega Katia – era uno dei punti di riferimento della comunità già quando era gestita dai nostri nonni. Mia sorella Mara ha rilevato la gestione un po’ perché le piace fare da mangiare e un po’ per tenere su il paese e, quando possiamo, i miei fratelli e io le diamo una mano. Anche a Cergneu una volta c’erano diverse osterie; oggi, oltre alla nostra, dove dal venerdì alla domenica è possibile mangiare e dove alleviamo anche trote, ne è rimasta anche un’altra, tra l’altro gestita da nostri cugini». Giovani compresi, i paesani spesso si ritrovano lì, anche per bere la pierçolade, il vino bianco con la pesca, un po’ la bevanda «nazionale» di Cergneu.

Katia, che lavora per la Cigierre, ogni giorno si sposta verso la pianura friulana per dirigere un locale. Ha gestito ristoranti in tutta Italia e per un periodo anche in Austria ma, negli anni, ha sentito il bisogno di rientrare: «Da giovane vuoi andare fuori, fare conoscenze; a una certa età si sente il bisogno di tornare». Nei decenni passati nella zona lo spopolamento è stato forte, ma ora, a Cergneu di Sopra, la situazione sembra stabilizzata. Fatto curioso, piuttosto, qui sono spesso le donne a portare a vivere a Cergneu di Sopra i propri compagni. «In paese però – aggiunge Diana – i bambini al momento non sono molti».

Dal punto di vista delle attività produttive, qui sono attive alcune segherie, che lavorano perlopiù legname proveniente da Austria e Slovenia, nonché alcune aziende agricole.

Come in diverse altre realtà di provincia, nel paese i servizi scarseggiano. La latteria ha cessato l’attività dopo il terremoto, non ci sono più i due mulini, né negozi di generi alimentari o la rivendita del pane. «La corriera sale in paese ogni giorno in periodo scolastico – spiega Mara – altrimenti il lunedì e il venerdì, nei giorni di mercato a Nimis e Tarcento». Il parroco, don Bruno D’Andrea di Attimis, o il diacono per lui, salgono a dire messa ogni domenica. Una volta a settimana si reca in paese anche il medico, che presta servizio in una stanza adibita a ambulatorio nel centro sociale .In quell’area, che dispone di una cucina e vicino a cui si trova anche un campo sportivo, ogni anno si svolge la Sagra di San Giacomo e del cjastron. Altri appuntamenti importanti, nella vita della comunità, sono il ritrovo sul monte Cisilin – nell’anniversario di quando, 37 anni fa, sulla cima del monte è stata innalzata una croce – nonché il risveglio del pust, il 5 gennaio, che segna l’inizio del Carnevale.

La comunità di Cergneu di Sopra è, comunque, piuttosto vivace. In paese sono attivi l’associazione Cernedum, che tra l’altro a giugno organizza la festa al castello di Cergneu di Sotto, l’associazione di pescatori Vallenera nonché una squadra di calcio amatoriale. Insomma, grandi o piccole, in paese iniziative che rendano possibile stare insieme non mancano mai.

A Cergneu di Sopra/Čarnjeja è ancora possibile incontrare abitanti che, accanto al friulano e all’italiano, parlano il locale dialetto sloveno. La parlata è ancora viva tra gli abitanti, soprattutto tra gli anziani, meno tra i giovani.

In linea d’aria il paese si trova a pochi chilometri dalla Slovenia, ma l’assenza di collegamenti diretti col retroterra in cui sono parlati gli altri dialetti sloveni e con la Slovenia apre il paese a maggiori contatti con la pianura friulana. «Per il paese – spiega Katia Orlando – può capitare di sentire qualcuno parlare po našen , più spesso gli anziani. Io lo capisco ma non lo parlo. Se viene qualcuno dalle zone interne della Slovenia, magari gli abitanti fanno fatica a capire qualche parola, ma se viene qualcuno dalle zone limitrofe della Slavia, in genere si riesce a capire tutto». Cergneu di Sopra rappresenta l’unica frazione del comune di Nimis in cui il locale dialetto sloveno è ancora abbastanza vitale, eppure da parte del Comune, al momento, l’interesse rispetto alla valorizzazione della parlata è limitato. All’inizio del paese, sebbene nella frazione sia ufficialmente tutelato anche il dialetto sloveno, il cartello riporta il toponimo solo in italiano e friulano. Anche giù a Nimis, nelle scuole del paese, la cultura di Cergneu è pressoché assente, né è insegnato lo sloveno.

Ma la cultura della Slavia Veneta, in qualche modo, è presente tra la gente del posto. «Una volta a Cergneu – spiega Katia – avevamo tanti suonatori: di fisarmonica, di chitarra, di bidofono. Io avevo iniziato a andare a scuola di musica già da bambina, a periodi alterni. Due anni fa la passione della fisarmonica è tornata e ora sto imparando da un ragazzo di Monteaperta, che mi insegna a suonare la fisarmonica slovena, visto che lui frequenta abbastanza la zona di San Pietro. Anche lì si parla un dialetto sloveno, anche se diverso. Si tratta di una cultura che mi attira, senza un motivo preciso. Quando parlano in dialetto sloveno, sto lì a sentire. Non capisco tutto, ma mi piace».

da fb

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Messa in sloveno

SANTA MESSA IN SLOVENO SABATO, 12 ottobre, alle 19.15 nella chiesa di LASIZ. Celebrerà mons. Marino Qualizza.

dal quindicinale Dom

Un grazie ai sacerdoti che tengono viva la lingua slovena nelle Valli del Natisone!

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Ogni lingua è un tesoro inestimabile

La Giornata europea delle lingue offre l’occasione di una riflessione sulla realtà della nostra comunità Era il dicembre del 2001, quando il Consiglio d’Europa proclamò per il 26 settembre di ogni anno la «Giornata europea delle lingue» con lo scopo di incoraggiare l’apprendimento delle lingue nel vecchio continente. Per questa ricorrenza gli Stati membri ricevono un aiuto economico ed operativo per organizzare opportune attività. Ragioni per prendere sul serio una questione come quella della diffusione della conoscenza plurilinguistica e la salvaguardia delle diversità ce ne sono a iosa, basti pensare che in Europa ci sono ben 225 lingue indigene, senza contare l’apporto supplementare degli immigrati e dei rifugiati. Se a Londra si parlano 300 lingue non è detto che un numero simile non si raggiunga anche a Milano o a Roma. Pertanto questo non è un fenomeno sociale e culturale che può venir sottovalutato e persino ignorato. Wikipedia riporta un sondaggio (Eurobarometro speciale 243) del 2006 nel quale informa che una percentuale consistente (il 56%) dei cittadini europei di allora parlava una lingua diversa dalla propria lingua madre. Dati più recenti relativi alla conoscenza oltre la propria delle lingue più diffuse in Europa – tra i 15 ed i 34 anni d’età – vedono all’apice l’inglese (41%) seguito dal tedesco (21%) e dal francese (20%). Evidenziando, ovviamente, una decrescita percentuale progressiva con l’aumento dell’età; segno che il plurilinguismo sta avanzando, spesso per «virtù», ma soprattutto per la necessità di intessere rapporti culturali ed economici. L’Italia non figura bene nelle classifiche della conoscenza linguistica, rimanendo – nella fascia d’età detta sopra – per l’inglese al 13%, per il francese all’8,5%, per lo spagnolo al 6,5%, scendendo al 2% per il tedesco. Per dire, i nostri giovani (anni 14-34) con l’inglese, per ora tra le altre lingue più utili, non se la cavano granché bene, fermandosi al 19,4%, in confronto con i giovani tedeschi, che quasi li raddoppiano giungendo al 38,3%. Le 24 lingue ufficiali dell’Unione europea, in cui vengono redatti i documenti comunitari, a pensarci bene, essendo un decimo di quelle autoctone delle popolazioni europee, segnano già da sé il probabile nefasto destino delle rimanenti, di quelle che non assurgono al rango di «nazionali». Ricerche dell’Ocse preconizzano che per la fine del nostro secolo verrà registrata la probabile scomparsa del 90% dei 6/7 mila idiomi parlati ancora oggi nel mondo. Sarà l’effetto indiretto della ruspa inesorabile del «progresso », così come viene inteso il termine oggi, quando gli si attribuisce prevalentemente l’aspetto economico. È vero, ogni metabolismo – parlo del progresso così inteso – macina ciò che inghiotte e lascia dietro di sé le proprie scorie. Ciò vale anche per le lingue e le culture più deboli, quelle che il «progresso» ritiene poco produttive. Non ne è esente alcun continente e men che meno il continente europeo. Giustamente il Consiglio d’Europa cerca di rallentare il fenomeno promuovendo la conoscenza plurilinguistica anche in vista dei benefici che la comunicazione diretta apporta nei rapporti interetnici e interlinguistici. Tuttavia, a mio parere, ha come correlato un effetto divergente: promuovendo la conoscenza delle lingue forti, quelle ritenute più utili, implicitamente relega nella secondarietà quelle deboli, quelle meno diffuse, quelle prive di reali ed efficaci supporti come le lingue delle cosiddette minoranze linguistiche. Infatti, la comunità slovena cui apparteniamo lo prova nella propria quotidianità. Nell’intento del Consiglio, ovviamente, non c’è di certo la sottovalutazione dell’importanza culturale di ogni forma linguistica, ed infatti propone iniziative in ogni settore della problematica, ma è ovvio che le lingue meno diffuse corrono i rischi maggiori a seconda della loro stessa esiguità. Se l’italiano può contare su oltre 60 milioni di parlanti, lo stesso non si può dire, ad esempio, per lo sloveno sia in patria che nelle periferie, vale a dire le minoranze esterne alla Slovenia. Non parliamo poi delle varianti linguistiche ad essa collegate. Non c’è quindi da meravigliarsi che nel caleidoscopio linguistico europeo le centinaia di sfumature cromatiche tendano inesorabilmente ad uniformarsi ai colori primari. Va detto però, non per inciso, che ogni volta che muore un idioma cadono in disuso anche le tradizioni, i saperi e le opere artistiche di un determinato popolo. I linguisti, negli ultimi anni, si stanno adoperando molto per salvaguardare gli idiomi a rischio di estinzione, consapevoli del disastro storico e artistico che ne consegue. Si assottiglia inesorabilmente il numero dei parlanti nelle lingue meno usate e sempre meno efficace è il travaso intergenerazionale dei saperi. Quanti sono i casi nel mondo dove poche persone sono rimaste come uniche testimoni di una maniera di comunicare che non ha più interlocutori! Ancora, e con forza, va ribadito che una lingua non è fatta solo di parole e grammatica; è una rete di storie che mettono in contatto tutte le persone che usano ed hanno usato in passato quella lingua; essa ha in sé tutte le conoscenze che una comunità linguistica ha lasciato ai suoi discendenti. Purtroppo la scomparsa, la morte di una lingua è come la morte di una specie. Con essa si perde un anello della catena e tutto ciò che quella parte significava per il tutto. Un mosaico che perde tasselli e colori. Che gli succederebbe se le centinaia di sfumature (225 lingue europee) i colori si riducessero a 24, le lingue ufficiali dell’Unione Europea. Riccardo Ruttar (Dom, 30. 9. 2019)

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FVG, “DARE PARI DIGNITÀ A TUTTE LE COMUNITÀ LINGUISTICHE” IN UNA REGIONE CON 156 NAZIONALITÀ

L’identità dei luoghi passa attraverso la tutela delle proprie radici e le radici del FVG sono tanto latine, quanto slave, quanto germaniche. Una Regione che deve la sua specialità principalmente se non essenzialmente a ciò, al suo plurilinguismo autoctono. Anche se va detto che nel corso degli anni si sono radicate altre minoranze linguistiche che nel tempo se si consolideranno meriteranno altrettanto tutela, come la croata, la cinese, la bengalese, l’albanese, la rumena, la serba la marocchina, l’ucraina, per citare quelle più radicate e diffuse nella nostra regione. Sono 110.193, i cittadini stranieri presenti in FVG. con i rumeni prima nazionalità a fare la parte da leone, con 25 mila cittadini seguiti dagli albanesi con 9.588 cittadini, poi i serbi, 6.792, ucraini, 5.474, bengalesi, 4.367, di cui ben 2.648 risultano essere presenti a Monfalcone, marocchini 4.183, croati 3.882, da segnalare che risultano solo 1.235 residenti “stranieri” di nazionalità slovena, e curiosità, un solo cittadino del Gabon, per un totale di 156 nazionalità rappresentate e 77 apolidi. L’assessore alle lingue minoritarie del FVG ha fatto presente che è compito della Regione in sostanza “dare pari dignità a tutte le comunità linguistiche del Friuli Venezia Giulia”. Lo ha recentemente sostenuto a Paluzza nel corso dell’incontro con i rappresentanti dei Comuni nei quali è presente la Comunità germanofona del Friuli Venezia Giulia. All’ordine del giorno l’avvio dell’iter per la costituzione dell’Assemblea della Comunità linguistica tedesca, come previsto dalla normativa regionale. Tra le iniziative poste in essere a tutela delle minoranze si ricorda in questo ultimo periodo l’attivazione dello sportello linguistico regionale, mentre in prospettiva si sta lavorando per la prima conferenza regionale delle comunità linguistiche del Fvg. 
Bisogna domandarsi se il FVG che è un piccolo globo, riuscirà un giorno a riconoscere specifiche tutele anche alle varie minoranze linguistiche non autoctone che si stanno radicando in regione, almeno nei confronti di quelle più corpose. mb https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/10/fvg-dare-pari-dignita-tutte-le-comunita.html?spref=fb&fbclid=IwAR146n1tBW9HP6yDJUZQB2CRB_kn3LYkY–f_pEo2DA41M2iuQVwC0BTRZ8

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Giornata europea delle lingue, l’Europa chiama e il Friuli risponde — KLARIS

Quella di oggi, 26 settembre, è una ricorrenza importante a livello continentale, che assume una rilevanza ancor più significativa per la nostra terra, quella parte d’Europa compresa tra le Alpi e l’Adriatico, la Livenza e il Timavo. Si tratta della Giornata europea delle lingue, data che ormai da diciotto anni è un’occasione privilegiata di riflessione […]

Giornata europea delle lingue, l’Europa chiama e il Friuli risponde — KLARIS