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Santa Messa in sloveno

SANTA MESSA IN SLOVENO A SAN PIETRO SABATO, 19 ottobre, alle 19.15 nella chiesa parrocchiale. Celebrerà mons. Marino Qualizza.

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FVG 3: tratto Travesio-Meduno — Camminabimbi

Semplice tratto ciclabile nella pedemontana pordenonese attraverso borghi più belli d’Italia e in compagnia dei parapendio. Avvicinamento: Si raggiunge in auto il paese di Travesio. Qui in prossimità della chiesa di San Pietro c’è ampia possibilità di parcheggio Percorso:Escursione con bici al seguito, lunghezza 19,5 km totali(andata e ritorno quindi) dislivello totale in salita 148 […]

FVG 3: tratto Travesio-Meduno — Camminabimbi
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A Paularo non vogliono gli immigrati

Di Laky 1970 – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41432719

Paularo, il paese che non vuole gli immigrati: «Abbiamo paura per i bambini»

I residenti li lasciavano da soli a giocare in giardino,adesso no.Hanno raccolto più di trecento firme contro i richiedenti.A borgo Cjavec i bambini giocavano da soli in strada,ora le mamme non li lasciano più,hanno paura dei richiedenti asilo.

Penso che sia così ovunque ,i tempi cambiano,immigrati o no i bambini devono esser sempre sotto l’occhio vigile di un adulto.

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Sacrario militare di Caporetto

Ossario e Chiesa di Sv Anton

Il sacrario militare di Caporetto o sacrario di Sant’Antonio è un sacrario militare italiano situato a Caporetto, in Slovenia; ospita le spoglie di 7014 italiani caduti durante la Prima guerra mondiale.

Costruito ad opera dello Stato italiano, a cui allora apparteneva quella regione, il sacrario è stato terminato nel settembre 1938, ed è stato inaugurato dal capo di Governo dell’epoca, Benito Mussolini. È stato costruito sul colle Gradič su progetto dello scultore Giannino Castiglioni e dell’architetto Giovanni Greppi a nord dell’abitato di Caporetto, prelevando le spoglie dei soldati italiani dai cimiteri militari della zona, tra cui quello di Plezzo. Tra le 7014 salme ve ne sono 1748 ignote che sono raccolte in sei tombe poste ai lati delle scalinate centrali. Dalla piazza principale del paese una strada asfaltata conduce al piazzale sovrastante; lungo la stessa si incontrano le quattordici stazioni della via Crucis.

L’ossario è di forma piramidale a base ottagonale, ed in cima alla costruzione si trova la chiesetta dedicata a sant’Antonio di Padova, consacrata nel 1696 e pertanto già esistente prima della costruzione.

Il sacrario militare di Caporetto, anche se la sua gestione è affidata allo Stato italiano, è l’unico che non si trova sul suolo italiano poiché tutti gli altri resti dei soldati italiani caduti in terra slovena furono traslatati agli ossari di Redipuglia e Oslavia[1].

da https://www.wikiwand.com/it/Sacrario_militare_di_Caporetto

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Autunno in Alta Val Torre -Terska dolina

foto di Mattighello Luciano da fb
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Campane “moleste” assolto il parroco di Majano

È stato assolto il parroco di Majanodon Emmanuel, finito davanti al giudice perché accusato di aver fatto suonare le campane superando i decibel previsti dalla legge. Per il Tribunale di Udine, invece, il fatto non sussiste, tanto che il prelato è stato assolto con formula piena.

Il suono del campanile, troppo rumoroso secondo coloro i quali hanno presentato l’esposto, aveva dato alla lunga vicenda giudiziaria, durata oltre un anno. Per valutare l’impatto sonoro delle campane di Majano sono state eseguite anche alcune rilevazioni dell’Arpa. L’intera comunità si è mobilitata in difesa di don Emmanuel, che ora spera che nessuno voglia fare ricorso e di poter presto suonare le campane a festa. Già, perché nel frattempo, al campanile di Majano è stato apposto una sorta di silenziatore per rendere meno rumorose le campane.   https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/campane–moleste–assolto-il-parroco-di-majano/2/207877

Oramai la gente è diventata insofferente anche alle campane!Chi è sensibile ai rumori può isolare la propria abitazione ,ci sono tanti metodi per insonorizzare…

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Saluti da Andreis

Andreis (Andreis in friulano standard, Andrees in friulano locale[4][5]) è un comune italiano di 248 abitanti del Friuli-Venezia Giulia.

Geografia fisica

Il territorio comunale, completamente compreso nelle Prealpi Carniche, coincide con la valle del torrente Alba, a sinistra della val Cellina, poco prima del lago di Barcis, arrivando dalla pianura.

Essa si sviluppa in direzione est-ovest ed è dominata, a nord, dalla catena Chiarescons-Cornaget-Resettum (in particolare dal monte Raut, 2.025 m., massima altitudine), a sud dal più modesto monte Fara (1 342 m).

Termina con la forcella di Pala Barzana (840 m) che collega con Frisanco.

https://www.wikiwand.com/it/Andreis

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IL CUORE DI CERGNEU TRA LE MONTAGNE DI NIMIS

di Luciano Lister

Il comune di Nimis/Nimis/Nieme condivide una caratteristica coi comuni di Attimis, Faedis, Torreano e Prepotto. Se nelle frazioni di pianura, accanto all’italiano, la popolazione parla prevalentemente il friulano, nelle frazioni verso la montagna, sebbene sempre più flebile e accanto al friulano, sopravvive ancora il dialetto del Torre, che i linguisti di tutto il mondo inquadrano nell’ambito del sistema della lingua slovena.

Sul territorio è ancora particolarmente vivo a Cergneu di Sopra/Çargneu Disore/Čarnjeja, una frazione che raccoglie circa 300 dei più o meno 2700 abitanti del comune di Nimis. Tra i principali punti di ritrovo del paese ci sono le due osterie. È alla Trattoria al Torrente che Katia Orlando, di 49 anni, insieme a sua sorella Mara, di 47 anni, e a Diana Mattiuzza, di 50 anni, parla un po’ della vita della comunità. «L’osteria al Torrente – spiega Katia – era uno dei punti di riferimento della comunità già quando era gestita dai nostri nonni. Mia sorella Mara ha rilevato la gestione un po’ perché le piace fare da mangiare e un po’ per tenere su il paese e, quando possiamo, i miei fratelli e io le diamo una mano. Anche a Cergneu una volta c’erano diverse osterie; oggi, oltre alla nostra, dove dal venerdì alla domenica è possibile mangiare e dove alleviamo anche trote, ne è rimasta anche un’altra, tra l’altro gestita da nostri cugini». Giovani compresi, i paesani spesso si ritrovano lì, anche per bere la pierçolade, il vino bianco con la pesca, un po’ la bevanda «nazionale» di Cergneu.

Katia, che lavora per la Cigierre, ogni giorno si sposta verso la pianura friulana per dirigere un locale. Ha gestito ristoranti in tutta Italia e per un periodo anche in Austria ma, negli anni, ha sentito il bisogno di rientrare: «Da giovane vuoi andare fuori, fare conoscenze; a una certa età si sente il bisogno di tornare». Nei decenni passati nella zona lo spopolamento è stato forte, ma ora, a Cergneu di Sopra, la situazione sembra stabilizzata. Fatto curioso, piuttosto, qui sono spesso le donne a portare a vivere a Cergneu di Sopra i propri compagni. «In paese però – aggiunge Diana – i bambini al momento non sono molti».

Dal punto di vista delle attività produttive, qui sono attive alcune segherie, che lavorano perlopiù legname proveniente da Austria e Slovenia, nonché alcune aziende agricole.

Come in diverse altre realtà di provincia, nel paese i servizi scarseggiano. La latteria ha cessato l’attività dopo il terremoto, non ci sono più i due mulini, né negozi di generi alimentari o la rivendita del pane. «La corriera sale in paese ogni giorno in periodo scolastico – spiega Mara – altrimenti il lunedì e il venerdì, nei giorni di mercato a Nimis e Tarcento». Il parroco, don Bruno D’Andrea di Attimis, o il diacono per lui, salgono a dire messa ogni domenica. Una volta a settimana si reca in paese anche il medico, che presta servizio in una stanza adibita a ambulatorio nel centro sociale .In quell’area, che dispone di una cucina e vicino a cui si trova anche un campo sportivo, ogni anno si svolge la Sagra di San Giacomo e del cjastron. Altri appuntamenti importanti, nella vita della comunità, sono il ritrovo sul monte Cisilin – nell’anniversario di quando, 37 anni fa, sulla cima del monte è stata innalzata una croce – nonché il risveglio del pust, il 5 gennaio, che segna l’inizio del Carnevale.

La comunità di Cergneu di Sopra è, comunque, piuttosto vivace. In paese sono attivi l’associazione Cernedum, che tra l’altro a giugno organizza la festa al castello di Cergneu di Sotto, l’associazione di pescatori Vallenera nonché una squadra di calcio amatoriale. Insomma, grandi o piccole, in paese iniziative che rendano possibile stare insieme non mancano mai.

A Cergneu di Sopra/Čarnjeja è ancora possibile incontrare abitanti che, accanto al friulano e all’italiano, parlano il locale dialetto sloveno. La parlata è ancora viva tra gli abitanti, soprattutto tra gli anziani, meno tra i giovani.

In linea d’aria il paese si trova a pochi chilometri dalla Slovenia, ma l’assenza di collegamenti diretti col retroterra in cui sono parlati gli altri dialetti sloveni e con la Slovenia apre il paese a maggiori contatti con la pianura friulana. «Per il paese – spiega Katia Orlando – può capitare di sentire qualcuno parlare po našen , più spesso gli anziani. Io lo capisco ma non lo parlo. Se viene qualcuno dalle zone interne della Slovenia, magari gli abitanti fanno fatica a capire qualche parola, ma se viene qualcuno dalle zone limitrofe della Slavia, in genere si riesce a capire tutto». Cergneu di Sopra rappresenta l’unica frazione del comune di Nimis in cui il locale dialetto sloveno è ancora abbastanza vitale, eppure da parte del Comune, al momento, l’interesse rispetto alla valorizzazione della parlata è limitato. All’inizio del paese, sebbene nella frazione sia ufficialmente tutelato anche il dialetto sloveno, il cartello riporta il toponimo solo in italiano e friulano. Anche giù a Nimis, nelle scuole del paese, la cultura di Cergneu è pressoché assente, né è insegnato lo sloveno.

Ma la cultura della Slavia Veneta, in qualche modo, è presente tra la gente del posto. «Una volta a Cergneu – spiega Katia – avevamo tanti suonatori: di fisarmonica, di chitarra, di bidofono. Io avevo iniziato a andare a scuola di musica già da bambina, a periodi alterni. Due anni fa la passione della fisarmonica è tornata e ora sto imparando da un ragazzo di Monteaperta, che mi insegna a suonare la fisarmonica slovena, visto che lui frequenta abbastanza la zona di San Pietro. Anche lì si parla un dialetto sloveno, anche se diverso. Si tratta di una cultura che mi attira, senza un motivo preciso. Quando parlano in dialetto sloveno, sto lì a sentire. Non capisco tutto, ma mi piace».

da fb

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Trieste,Palazzo Berlan riaperto al pubblico

Generali ha riaperto al pubblico oggi, venerdì 11 ottobre, Palazzo Berlam. Il “grattacielo rosso” è stato completamente rinnovato grazie al progetto dell’architetto e designer Mario Bellini. Ospiterà la Generali Group Academy, il nuovo centro di formazione globale del Gruppo. Oltre alle attività di formazione, ospiterà l’archivio storico delle Generali, un Auditorium e uno spazio per eventi. «La trasformazione e il recupero di Palazzo Berlam – ha detto il presidente di generali Gabriele Galateri di Genola – è un caso significativo di intervento su un edificio icona della città, amato e riconosciuto dai cittadini. Consolidando dunque un legame profondo con la propria storia». Video di Andrea Lasorte

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Messa in sloveno

SANTA MESSA IN SLOVENO SABATO, 12 ottobre, alle 19.15 nella chiesa di LASIZ. Celebrerà mons. Marino Qualizza.

dal quindicinale Dom

Un grazie ai sacerdoti che tengono viva la lingua slovena nelle Valli del Natisone!