Pubblicato in: minoranza slovena

BUON COMPLEANNO MATAJUR/NOVI MATAJUR

AUGURI-VSE NAJBOLŠE

IL 3 OTTOBRE IL MATAJUR/NOVI MATAJUR COMPIE 70 ANNI

 ORGANO DEGLI SLOVENI DELLA BENEČIJA-GLASILO

BENEŠKIH  SLOVENCEV
ČEDAD/CIVIDALE, 3. Ottobre 1950.
Anno/Leto 1-numero 1/štev.1

Primo giornale degli Sloveni bella Benečija
3 ottobre 1950 primo numero

Il Novi Matajur è il settimanale degli sloveni della provincia di Udine. Dal primo numero uscito nel 1950 il 3 ottobre (MATAJUR) diretto per 23 anni da Tedoldi Vojmir (mio padre) svolge un importante ruolo informativo, culturale e di collegamento. Il giornale è bilingue, gli articoli sono in sloveno standard o nei dialetti locali e in italiano.Ora è diretto da Michele Obit. Il 3 ottobre 1950 a San Pietro al Natisone uscì il primo numero del periodico Matajur,portavoce della Benečija.L’idea di istituire questo giornale venne a Vojmir Tedoldi, a sua moglie Jožica Miklavčič (mia madre),a Mario Cont e a Izidor Predan (Dorič).

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Etnotour delle valli del Torre – In bus (gratuito) alla scoperta delle valli del Torre

Venerdì 5 settembre, partenza di  un minibus alle ore 9:00 da Piazza Primo Maggio (Udine). Ritorno a Udine, sempre in Piazza Primo Maggio, previsto intorno alle 20:00. L’evento è promosso dal Museo etnografico di Lusevera (a settembre aperto sabato e domenica, dalle ore 10:30 alle 17:30) nell’ambito del progetto “Etnofestival / Festa degli ex emigranti”, cofinanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia

L’escursione in minibus gratuito del 5 settembre prevede un insolito itinerario con partenza da Udine, piazza Primo maggio. Leonardo Cerno vi guiderà alla scoperta della cultura, dell’ambiente e dell’attività dei borghi di montagna di  Attimis/Ahten, Porzus/Porčinj, Prossenicco/Prosnid, Platischis/Plestišča e Lusevera/Bardo.

E’ possibile prenotare il pranzo per 15 euro (compreso acqua e vino) che si terrà all’agristursimo Brez mej di Prossenicco e un apertivo con chili, nell’ultima tappa di Lusevera, per 10 euro. Ognuno pagherà la quota direttamente ai gestori dei locali.

E’ obbligatora la prenotazione compilando il format sottostante! Si potrà prenotare per al massimo 2 persone. Le prenotazioni si chiuderanno ad esaurimento posti.

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Rozinca o festa dei fiori (15 agosto)

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immagine dal Novi Matajur

Dalla strada si vede appena un pugno di case. Spuntare dal nulla. I loro tetti fanno capolino, tra gli alberi, uno alla volta. E poi lo scorgi tutto, Obenetto/Dubenije. Nel comune di Drenchia/Dreka. Valli del Natisone/Nediške doline. Qui non ci abita quasi più nessuno. Eppure, nello slargo ai piedi dell’abitato, ci sono tante auto posteggiate. Perché è estate e gli emigranti tornano nella loro terra. Nel loro luogo del cuore. Anche se hanno trascorso la loro vita all’estero, o in un’altra regione dell’Italia, il loro pensiero va ogni momento al paese dove sono nati. Seppure piccolo, sperduto. Lontano da tutto e tutti. Quello è il luogo dell’anima. Una casa, quella dei nonni, o dei genitori, rimessa a posto. Non troppo, in verità. Quanto basta per trascorrerci l’estate. Qualche settimana. Anche solo una fine settimana.

Per questo Obenetto/Dubenije, che una volta era il paese più popoloso del comune di Drenchia/ Dreka, appare ancora oggi come un dipinto uscito da un quadro del secolo scorso. Viuzze strette, lastricate, gradinate, che collegano le abitazioni in un labirinto di sali e scendi capace di regalare scorci di straordinaria suggestione sulle montagne.

«Partivamo da qui, per andare a scuola a San Volfango – racconta Licia –. Nevicava sempre in inverno. La facevamo tutta a piedi, in salita. Era una festa, quando finivamo le lezioni: mettevamo la cartella sotto il sedere e la usavamo come uno slittino: si scendeva in paese così. Peccato che poi i quaderni si bagnavano e le sentivamo dai nostri genitori. Mamma mia quante ne ho prese, per quello. Ma il gioco dello slittino era così divertente che piuttosto ci prendevamo le botte. E lo rifacevamo ogni volta».

Licia, che vive da tanto tempo a Udine/Viden, è nata a Obenetto. La incontriamo una domenica di luglio che sta per piovere. Con una sua amica, un’emigrante di Drenchia che vive da decenni a Motta Visconti, vicino a Milano, si gode il paesaggio sul terrazzo. «Ci racconta la storia di questo paese?». «Sì, certo». Ospitali, gli abitanti di Obenetto. Così come quelli di tutte le Valli del Natisone, pronti a regalarti la magia di queste terre meravigliose, e i loro ricordi di quando erano bambini. «Eravamo in quasi 300, qui. Lavoravano tutti; le famiglie erano numerose. Tanti figli. La nostra infanzia è stata di gioia. Non ci mancava nulla». Poi? Poi se ne sono andati tutti. «Sono emigrati. Però, dopo tanti anni, adesso ci rincontriamo, a Obenetto, d’estate. Facciamo festa. Delle belle grigliate. Arriva tanta gente anche da fuori. Questi paesini affascinano».

E come non restare incantati da Obenetto? Piccole finestre che si aprono in possenti muri di pietra, porte minuscole, in angoli nascosti. La grande fontana lavatoio, con l’affresco della mucca e la scritta che avvisa di non lavarci i panni, dentro; pena la multa. Un dipinto che sta sbiadendo, anno dopo anno. Che racconta di una comunità legata alla terra, all’agricoltura, all’allevamento delle vacche. «Le vede quella e quella casa? Erano stalle. Tutti avevano le mucche. Sembra impossibile a pensarci oggi. Ma dove riuscivano a tenere le bestie? Eppure ce la facevano, eccome, i nostri nonni e bisnonni. Era l’arte di arrangiarsi». Ecco il perché di quelle aperture così piccole, nella parte più bassa delle case. Oggi le finestrelle e le porticine sono tutte chiuse. Vicino ci sono solo i vasi delle ortensie, i gerani, le edere che si arrampicano sui muri. Giriamo tra minuscole piazze, sotto le pergole, tra belvedere sulle montagne, tra orti spericolati in piena pendenza.

«Qui parliamo sloveno – dice Licia –. Pensi che ci sono ancora persone che dicono che dovremmo usare solo l’italiano. Quando abbiamo il confine a due passi. E i nostri avi l’hanno sempre parlata, questa lingua. Sono retaggi del passato. Adesso bisogna guardare avanti». Ci lasciamo con un arrivederci. «Ci vediamo alla Rožinca, alla festa dell’Assunta». (Paola Treppo)

Pubblicato in: FVG, minoranza slovena

Museo Etnografico Lusevera – Etnografski Muzej Bardo

Un’incredibile affluenza al #MuseoEtnografico #etnografskiMuzej di #Lusevera #Bardo💪💪, che ha portato scompiglio tra gli abitanti del paese💁‍♀️. Un assaggio🍿 degli eventi e del museo nel video. Un saluto dai simpaticoni Fabio Feruglio e Loris Cher😘 che vi aspettano entusiasti e un po’ perplessi 😆, venite a conoscere loro e l’#AltaValTorre.
⏱⏰dal giovedì alla domenica dalle 10:30 alle 17:30
👉 museoluseverabardo.it
#TurismoFVG #TerskaDolina #Sentieri #EventiFVG #FestaExEmigranti

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