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Taipana, una scuola, tante attività

Una festa di Natale da tutto esaurito venerdì, 20 dicembre dell’anno scorso, per il plesso scolastico di Taipana/Tipana.

Gli alunni delle scuole d’infanzia e primaria del comune, attive nell’ambito dell’Istituto comprensivo di Tarcento/Čenta, si sono esibiti nella sala comunale davanti a un folto pubblico di genitori, parenti e amici.

Nell’ambito di un programma a tema natalizio in cui a farla da padroni sono stati musica, danza, canto e poesia, i bambini si sono esibiti in italiano, sloveno e inglese, presentando al pubblico anche alcuni pezzi eseguiti al violino. Il ricco programma ha presentato alle famiglie le particolarità formative del plesso, generate dalla sua interazione con molti enti attivi sul territorio comunale e non solo.

Per la musica, infatti, il plesso di Taipana può contare sulla collaborazione della scuola di musica MusicaMia – Renato Della Torre, e della docente Elena Allegretto per l’insegnamento del violino.

Dal punto di vista sportivo l’offerta è arricchita dal progetto Movimento in 3S, realizzato con l’esperta Katia Grassato e promosso dalla Regione Friuli-Venezia Giulia in collaborazione col ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e col Comitato olimpico nazionale italiano.

Anche quest’anno in collaborazione con l’associazione don Eugenio Blanchini di Cividale, alle scuole d’infanzia e primaria di Taipana è offerto regolarmente, per un’ora a settimana e per tutto l’anno, l’insegnamento dello sloveno. Coi soli fondi ministeriali, infatti, l’insegnamento si ridurrebbe a una manciata di ore concentrate in alcuni mesi. Quest’anno a curarlo è la maestra Vanesa.

Le scuole di Taipana possono contare anche sul sostegno e gli investimenti dell’amministrazione comunale, sempre presente, sulla Casa Famiglia, sulla Polisportiva e sulla Pro loco della zona, sull’Azienda Zore, sulla Forestale di Attimis e sui Carabinieri.

Alla festa di Natale i bambini hanno consegnato ai rappresentanti di enti e sodalizi un piccolo dono.

A salutare gli alunni, il personale scolastico e le famiglie sono intervenuti anche il sindaco di Taipana, Alan Cecutti, e la dirigente dell’Istituto comprensivo di Tarcento, Marta Bocci.

https://www.dom.it/bogato-delovanje-za-solo-v-tipani_taipana-una-scuola-tante-attivita/?fbclid=IwAR1glhMiEW1aDpkeIod4ok7QlYxz5WhEj02Wv5O9N-7a4xg5llSgQshzx0Y

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Il dialetto sloveno della Val Torre

Nel dialetto della Val Torre ad esempio alla mano  dicono brač(la parola è presa in prestito dal friulano).Questo dialetto si parla in Italia,nella zona montana ad ovest della Benečia ,a nord di Udine e a sud della più conosciuta Resia nell’estremo ovest della comunità che parla la  lingua slovena.A causa della lunga assimilazione linguistica e delle ostilità, ci sono  sempre meno persone che lo parlano. I giovani non lo conoscono e le vecchie generazioni si vergognano a parlarlo.A Villanova delle grotte/Zavarh ci saranno 4 o 5 persone che lo conoscono,gli emigranti anziani invece hanno mantenuto la parlata originale. Janos Jezovnik

Anni fa una parente emigrata in Australia si meravigliò nel sentire che non si dicesse più Benetke (slo) cioè Venezia ma Vignesie (friulano).

Anche questo fa capire che la parlata della Val Torre è un dialetto sloveno!!!

L’INTERVISTA

Nella raccolta di fiabe della Slavia friulana «Domače pravljice-Domače pravce», il linguista Janoš Ježovnik ha dimostrato che i nostri dialetti sono sloveni L’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive si è svolto, per gli alunni del plesso scolastico di Taipana-Tipana, con un evento particolare. Mercoledì, 13 giugno, la Cooperativa Most, in collaborazione col Comune di Taipana, ha organizzato per loro la presentazione del libro «Domače pravljice-Domače pravce», pubblicato dalla Cooperativa col sostegno della Regione Friuli-Venezia Giulia. I bambini hanno ricevuto il volume già lo scorso anno, in occasione della festa di Natale. A nome della Cooperativa Most, Luciano Lister ha spiegato loro come il libro contenga fiabe scritte nel dialetto sloveno di Sorzento-Sarženta, raccolte da Ada Tomasetig. La pubblicazione è arricchita dai disegni di Moreno Tomasetig, anche lui presente a Taipana per disegnare dal vivo per i bambini, e da un DVD con cartoni animati, che sono anche stati proiettati. Due tra le 18 fiabe raccolte, infatti, sono state animate dallo studio Malalinea. Del legame tra il dialetto sloveno di Taipana e la lingua slovena standard ha parlato lo slovenista Janoš Ježovnik, che per la pubblicazione ha trasposto le fiabe dal dialetto sloveno delle Valli del Natisone in lingua slovena letteraria e preparato un’introduzione linguistica. Ježovnik viene dalla Slovenia ed è intervenuto nel dialetto sloveno della zona, per la gioia dei presenti. Quali sono le sue impressioni rispetto all’incontro coi bambini a Taipana? «Sono contento che i bambini abbiano accolto in modo così positivo le fiabe e i cartoni proposti col libro. Quando abbiamo parlato in e del dialetto, qualcosa l’ hanno capita e ciò indica come la situazione, forse, non sia così negativa. Ci sarebbe bisogno, però, di utilizzare di più il solo dialetto anche coi bambini». È intervenuto proprio nel dialetto sloveno di Taipana, come è possibile? «Più che in quello di Taipana, forse in quello delle Valli del Torre, perché ho imparato il dialetto così come lo si parla nella località di Pradielis-Ter. Questa parlata in qualche misura si differenzia da quella di Taipana, si tratta, però, di parlate molto simili. Mi occupo di ricerche inerenti il dialetto sloveno delle Valli del Torre; più precisamente, su questo tema sto preparando la mia tesi di dottorato, in cui proverò a illustrare quali sono le principali differenze e somiglianze tra le singole parlate del dialetto».Cosa ha riscontrato nelle sue ricerche sul dialetto sloveno delle Valli del Torre? «Ciò è, in verità, più a margine delle ricerche, ma più ci dirigiamo verso ovest, meno sentiamo il dialetto, meno viene usato dalla gente, solo dai più anziani, quasi senza eccezioni. Verso est, il dialetto è ancora parlato dagli appartenenti alla generazione di mezza età e anche i bambini lo capiscono. Da un punto di vista linguistico, invece, direi che le componenti occidentali del dialetto rappresentano un insieme singolo, con proprie caratteristiche. Partendo da alcune differenze principali, è possibile dividere il dialetto in almeno due componenti un po’ diverse». Che futuro vede per questi dialetti? «La parte orientale, situata più vicina al confine di Stato con la Slovenia e maggiormente aperta verso le Valli del Natisone – ossia località come Masarolis-Mažeruola; forse Canebola-Čeniebola; Prossenicco-Prosnid un po’ meno, perché si tratta di una località più isolata, di montagna – per la vicinanza dei centri abitati della zona, ha ancora una buona prospettiva rispetto al mantenimento del dialetto. Nelle parti più occidentali e in quota, invece, ovvero spostandoci verso l’alta montagna e più verso ovest, il dialetto è utilizzato da davvero molte meno persone. Qui sarebbero necessari interventi radicali, almeno nel senso dell’introduzione dello sloveno nelle scuole locali». Abbiamo notato, per esempio, che a Taipana l’insegnamento dello sloveno, anche se si tratta di poche ore a settimana, aiuta molto… «Parlo proprio di questo. È questo ciò di cui ha bisogno un bambino: di incontrarsi con la lingua, di avere almeno qualcosa a cui si può aggrappare e di acquisire, forse, la consapevolezza per iniziare a parlare in dialetto, per esempio coi nonni. Ci vuole un sistema su cui poter poggiare ciò che sente nel proprio ambiente. Finchè il dialetto nell’ambiente lo si sente ancora, ovviamente». Vanno smentite, tra l’altro, le affermazioni ideologiche e politiche secondo cui i dialetti, qui, non siano sloveni… «Nelle ricerche su lingue e dialetti possiamo, ovviamente, notare parole che possono essere mutuate dalle lingue con cui il dialetto convive già da diverso tempo, e che possono acquisire significati nuovi o mantenere i vecchi… Possiamo osservare l’ordine delle parole, su cui può, però, e allo stesso modo, influire qualche altra lingua. Se, invece, osserviamo lo sviluppo delle caratteristiche di suoni e accenti – che, come dimostrato, sono le più stabili – tali dialetti, seppur in alcuni aspetti piuttosto diversi da quelli della parte centrale della Slovenia, rappresentano una prosecuzione di una stessa lingua d’origine. Ciò significa che, in confronto coi dialetti centrali, si sono sviluppati a modo proprio, tuttavia secondo gli stessi indirizzi. Si tratta degli stessi tipi di suono, degli stessi rapporti strutturali all’interno della stessa lingua». In che modo si guarda al nostro territorio e ai nostri dialetti nelle zone centrali della Slovenia? «Comunque in modo troppo poco attento. Penso che la situazione non sia molto entrata nelle coscienze, non sia molto presente nelle riflessioni. Chiunque sa che da qualche parte, là in Italia, c’è una qualche minoranza slovena; molte meno persone saprebbero, però, mostrare su una cartina dove si parli lo sloveno – dove, quindi, vivano i parlanti sloveno. Dubito che in molti si rendano conto di quale sia la situazione su questo territorio. Anche nelle zone centrali della Slovenia, forse soprattutto a livello politico, questa coscienza manca». Se queste fiabe fossero presentate agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Lubiana, in che modo reagirebbero? «Credo che, come tutti i bambini, sarebbero entusiasti delle fiabe. Sarebbe utile se, oltre alle fiabe, si presentasse il loro luogo d’origine. Questo sarebbe un buon punto d’inizio per un percorso. Ancora meglio, secondo me, reagirebbero i bambini delle località vicine dall’altra parte del confine di Stato, che a casa conoscono già un dialetto simile».

U. D. (Dom, 30. 6. 2018)

da Slovit http://www.dom.it/wp-content/uploads/2018/06/Slovit-n-6-giugno-2018

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Ecco il primo Dom del 2020

Nella prima uscita del 2020, il quindicinale Dom mette in evidenza il libro «Rojaki-Pol stoletja sodelovanja med beneškimi in posoškimi Slovenci» edito dalla cooperativa Most in occasione del 50° incontro di inizio anno tra gli sloveni della provincia di Udine e del Posočje. Nel gennaio 1971 nella trattoria Štih di Staro selo si incontrarono otto rappresentanti del comune di Tolmin (che allora comprendeva anche Kobarid e Bovec) e otto operatori culturali e sacerdoti delle valli del Natisone e del Torre. Lo scopo era di coinvolgere nel dialogo tra Italia e Jugoslavia (in questa parte del confine a tirare le fila erano i Comuni di Cividale e Tolmin) la comunità slovena della provincia di Udine, fino a quel momento trascurata. Sicuramente quelle sedici persone, decise a rinnovare, nonostante gli allora due sistemi politici ed economici tra essi antagonisti, la millenaria collaborazione tra le genti dei due versanti del Matajur, Stol, Kolovrat, Canin e Predil, bruscamente interrotta dopo la seconda guerra mondiale, mai si sarebbero nemmeno sognati che un paio di decenni più tardi le loro valli si sarebbero trovate insieme nell’Europa unita e senza confini, con una Slovenia stato indipendente e sovrano. Lo storico Giorgio Banchig scrive: «Quando i confini sono caduti, quegli uomini erano commossi, quasi increduli, tuttavia più preparati degli altri a vivere nella nuova Europa e a comprendere il profondo significato del poter attraversare il confine senza doversi fermare a mostrare i propri documenti e a dichiarare i propri acquisti. Quegli uomini avevano sognato quel momento, avevano operato affinché giungesse, gli avevano preparato la strada». Ecco gli altri argomenti trattati dal Dom. Editoriale: Collaborazione da rafforzare. Vita religiosa: il papa afferma che la la pace è un cammino di speranza e riconciliazione. Storia e cultura: Siamo liberi finché conserviamo la lingua slovena e le nostre tradizioni. Approfondimento sull’ecologia: il dato di fatto è che non esiste la bacchetta magica. Valli del Natisone: nei contributi dei Comuni alle associazioni lo sport fa la parte del leone; monito dal Dan emigranta: se non ci saranno abitanti morirà anche la lingua slovena; nei concerti di Avvento e Natale sorrisi e canti nella lingua dei nostri paesi da Ugovizza a Masarolis. Valli del Torre: Pradielis perde il negozio, Taipana spera di riaverlo. Valcanale: con la buona volontà e il sorriso si possono far rivivere le tradizioni. Resia: dalle Stelle d’argento scintille di spiritualità e volontariato. Valle dell’Isonzo: dagli aghi ai cateteri, il sessantesimo anniversario della fabbrica TIK di Kobarid. Sport: un pareggio per la Valnatisone che non vince dal 3 novembre.https://www.dom.it/ne-prezrite-prvega-doma-v-letu-2020_ecco-il-primo-dom-del-2020/

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Senza gente muore lo sloveno

Stefano Zannier

«Creare le condizioni affinché si riduca lo spopolamento e perché proprio la montagna, che ricopre buona parte del territorio del Friuli Venezia Giulia e in cui risiedono molti degli appartenenti alle minoranze linguistiche, divenga un’occasione di crescita, riscoperta, rilancio di aree di alto interesse culturale e non solo ambientale e paesaggistico». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali con delega alla Montagna, Stefano Zannier, intervenendo al teatro Ristori di Cividale alla 57ª edizione del «Dan emigranta», la più importante manifestazione degli sloveni di Benecia, Resia e Valcanale. La organizzano la Confederazione delle organizzazioni slovene (Sso) e l’Unione economico-culturale slovena(Skgz) sotto il patrocinio del Comune di Cividale del Friuli. Zannier ha preso la parola dopo il sindaco di Cividale del Friuli, Stefano Balloch, del ministro della Repubblica di Slovenia per gli sloveni nel mondo, Peter Cesnik, e di Saverio Lo Russo, del Dipartimento affari regionali e autonomie del Consiglio dei Ministri, per ribadire che «la sfida della Regione è quella di mettere assieme tutto quello che può creare una forza positiva per risollevare la montagna». «Le minoranze – ha aggiunto Zannier – riescono a gestire al meglio i rapporti intersociali sul territorio, ma ciò non è sufficiente per riuscire a mantenere vivo un tessuto vitale su aree così fragili come quelle montane. La sfida è riuscire a mettere a sistema le migliori proposte e pratiche che vengono realizzate perché l’obiettivo – ha concluso – è richiamare, specialmente i giovani, a vivere in montagna, per rivitalizzare quella rete di economia sostenibile e di attività che l’hanno resa e la mantengono tuttora attrattiva». A nome delle organizzazioni slovene della provincia di Udine ha parlato Davide Clodig, dirigente dell’istituto comprensivo statale bilingue «Paolo Petricig» di San Pietro al Natisone. Nel programma culturale si sono esibiti gli allievi della scuola di musica Glasbena matica di San Pietro al Natisone e dei partecipanti al laboratorio di ballo folcloristico della scuola bilingue. La poetessa valligiana Andreina Trusgnach vincitrice nel 2019 di presigiosi premi nazionali per i suoi componimenti in dialetto sloveno della Benecia, ha letto una sua poesia. Ha concluso il programma la compagnia teatrale «Beneško gledališče» con la prima della «Mandragola» di Nicolò Machiavelli trascritta in dialetto sloveno delle Valli del Natisone e adattata da Adriano Gariup e Jasmin Kovic. Quest’ultima ha firmato pure la regia della commedia.https://www.dom.it/brez-ljudi-ne-bo-tudi-slovenske-besede_senza-gente-non-ce-sloveno/?fbclid=IwAR30rJTi0T8b19FSxaabJqiPWOjTLqSdMoemIllMFzhA-fzaMknS3FtYwdU

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6 gennaio – sloveni in festa a Cividale

>> lunedì, 6 gennaio, alle 15,
si terrà al teatro Ristori il Dan emigranta-Festa della comunità slovena in provincia di Udine. Dopo gli interventi ci sarà la rappresentazione del Beneško gledališče.

Appuntamento lunedì 6 gennaio 2020, solennità dell’Epifania, con la 57ª edizione del «Dan emigranta» alle 15 nel teatro «Ristori» a Cividale del Friuli. È la più importante manifestazione degli sloveni di Benecia, Resia e Valcanale. La organizzano la Confederazione delle organizzazioni slovene (Sso) e l’Unione economico-culturale slovena(Skgz) sotto il patrocinio del Comune di Cividale del Friuli. A nome delle organizzazioni slovene della provincia di Udine parlerà Davide Clodig, dirigente dell’istituto comprensivo statale bilingue «Paolo Petricig» di San Pietro al Natisone. A nome della Regione autonona Friuli Venezia Giulia interverrà l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e alla montagna, Stefano Zannier. Nel ventesimo dell’approvazione della legge statale 482/99 di tutela delle minoranze linguistiche parlerà Saverio Lo Russo del Dipartimento Ufficio IV Affari regionali e Autonomie locali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, porteranno il saluto il ministro della Repubblica di Slovenia per gli Sloveni d’oltrecenfine e nel mondo, Peter Jožef Česnik, e il sindaco di Cividale, Stefano Balloch. Il programma culturale prevede l’esibizione degli allievi della scuola di musica Glasbena matica di San Pietro al Natisone e dei partecipanti al laboratorio di ballo folcloristico della scuola bilingue, nonché la recita di poesie di Andreina Trusgnach, la poetessa valligiana vincitrice nel 2019 di presigiosi premi nazionali per i suoi componimenti in dialetto sloveno della Benecia. La compagnia teatrale «Beneško gledališče» porterà per la prima volta in scena la «Mandragola» di Nicolò Machiavelli trascritta in dialetto sloveno delle Valli del Natisone e adattata da Adriano Gariup e Jasmin Kovic. Quest’ultima firmerà pure la regia della commedia. Il «Dan emigranta» è nato nel 1963. In origine si trattava un semplice incontro con gli emigranti al termine delle vacanze natalizie, al momento del loro ritorno nei vari Paesi europei. In questo modo le organizzazioni slovene esprimevano loro gratitudine, in quanto con il loro lavoro lontano da casa sostenevano i luoghi d’origine e vi portavano nuove idee e volontà di combattere per i propri diritti. Con lo scorrere degli anni, l’incontro si è trasformato, fino a diventare la principale manifestazione degli sloveni della provincia di Udine, festa di lingua e cultura slovene, festa del coraggio della comunità, festa della speranza in un avvenire migliore. https://www.dom.it/v-ponedeljek-dan-emigranta-v-cedadu_lunedi-il-dan-emigranta-a-cividale/

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Ieri e oggi con la Devetica božična

Durante l’Avvento i fedeli si preparano al Natale con le usanze del periodo a noi pervenute, che ancora riescono a distogliere la gente da negozi e acquisti, riportandola al vero significato della nascita di Cristo. Nelle Valli del Natisone la più celebre tra queste usanze è la Devetica božična, una novena di Natale che anche quest’anno è stata pregata nei paesi delle parrocchie di Drenchia/Dreka, Liessa/Liesa e Cravero/Kravar. Proprio della Devetica si è parlato giovedì, 12 dicembre, al Centro culturale sloveno di San Pietro al Natisone/Špietar.Il presidente dell’Istituto per la cultura slovena-Isk, Giorgio Banchig, ha approfondito la storia e il significato di questa forma di devozione, iniziata ai principi del XVII secolo in Tirolo dalla contessa Anna Caterina Gonzaga – che cambiò poi il suo nome in Giuliana. «In Slovenia la Devetica si chiama “Marijo nosijo”, “Portano Maria”», ha aggiunto Banchig. E proprio così, in dialetto sloveno, era chiamata l’usanza anche in alcuni paesi della Slavia.Nel corso della serata il coro Rečan_Aldo Klodič ha mostrato come si svolge la Devetica božična. Sono intervenuti anche Margherita Trusgnach, l’etnografo Walter Colle e Luisa Battistig.In conclusione, Marina Cernetig ha presentato alcuni altari e immagini della Vergine Maria, che resteranno in mostra alla Beneška galerija di San Pietro al Natisone fino al 12 gennaio 2020. Potranno essere ammirati dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 nelle giornate di apertura del museo SMO.

continua in sloveno https://www.dom.it/vceraj-in-danes-z-devetico-bozicno_ieri-e-oggi-con-la-devetica-bozicna/

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La comunità ha bisogno di tradizioni

Usi, costumi e tradizioni, assieme alla lingua, rappresentano una parte fondamentale e irrinunciabile dell’identità della comunità slovena in Friuli Venezia Giulia, da Tarvisio a Muggia. Da questo presupposto è nato il progetto Tradizioni comuni e particolari degli sloveni in Italia realizzato dall’associazione don Eugenio Blanchini con il supporto della Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso.L’iniziativa ha avuto una risposta eccezionale, tanto che solo una piccola parte del materiale raccolto potrà essere utilizzato e già si rende necessario pensare a ulteriori progetti in questo campo, è stato sottolineato, nella conferenza stampa di presentazione, tenutasi nella sede dell’associazione don Blanchini a Cividale lo scorso 9 dicembre, da parte del presidente, Giorgio Banchig, e dal coordinatore, Albert Devetak.Basta scorrere l’elenco dei partner per capire quanto l’iniziativa abbia coinvolto l’intero territorio di insediamento della minoranza slovena. Nel settore culturale: l’associazione Don Mario Cernet della Valcanale, l’Istituto per la cultura slovena di San Pietro al Natisone, la cooperativa editrice Most di Cividale, il gruppo Mladi v odkrivanju skupnih poti di Trieste, il centro culturale Lojze Bratuž dei Gorizia, il circolo Anton Gregorčič di Trieste, la Kmečka zveza/ Associazione agricoltori, l’Arcs Jadro di Monfalcone e la Biblioteca nazionale slovena e degli studi di Trieste. I Comuni di Stregna, Savogna, San Pietro al Natisone, Grimacco e Malborghetto-Valbruna. Gli istituti comprensivi scolastici di Doberdò del Lago e bilingue Paolo Petricig.Il progetto, del valore di 27 mila euro, dei quali 22.225 finanziati dalla Regione, intende da un lato porre l’accento sugli elementi comuni degli usi e costumi della comunità slovena, dall’altro mettere in evidenza le diversità, che gli arricchiscono ulteriormente. In definitiva, l’obiettivo è di valorizzare il patrimonio linguistico, storico e culturale e salvare così dall’oblio un’importante parte della tradizione popolare.Nel concreto, il progetto, riconoscibile tramite un logo ideato da Moreno Tomasetig, consiste nella realizzazione di un video in sloveno con sottotitoli in italiano, tedesco e inglese, che sarà presto disponibile su internet. Lo stesso video sarà proiettato pubblicamente in varie località della regione. Ci sarà anche un videospot di lancio. È in preparazione pure un opuscolo.In conferenza stampa è stato sottolineato come sia stato posto un particolare accento sul legame con il territorio, e per questo siano state invitate alla collaborazione le associazioni della minoranza, e come si sia voluto dare importanza all’inclusione di giovani nella realizzazione delle varie attività.La realizzazione del video è stata affidata a Giacinto Iussa, esperto nella realizzazione di prodotti multimediali (in questo campo ha conseguito importanti riconoscimenti a livello nazionale) con il supporto di Daniel Peteani, studente di Scienze tecnologiche e multimediali presso l’Università di Udine, che si è già cimentato con successo in simili attività. A Ilaria Bergnach, che sta concludendo gli studi presso il dipartimento di Etnologia e antropologia culturale della facoltà di Filosofia dell’Università di Lubiana, è stato affidato il compito di supervisione e sintesi dei dati raccolti.Un contributo molto importante all’attività progettuale lo sta dando lo stesso presidente dell’associazione don Blanchini, lo storico e giornalista Giorgio Banchig, che ha per lungo tempo svolto attività di ricerca proprio sugli usi e costumi della minoranza slovena con particolare riguardo alla Benecia. https://www.dom.it/identita-skupnosti-potrebuje-obicaje_la-comunita-ha-bisogno-di-tradizioni/

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Cosa si mangiava un tempo per Natale in alta Val Torre🎄

minestrone_trippa

Un tempo,dopo la messa di mezzanotte,si mangiava le trippe di manzo o di pecora in brodo per scaldarsi,perchè in chiesa faceva freddo.

Le trippe (mulice) di nonna Maria

Ingredienti:

500 gr di trippe,sajin(strutto)1 cipolla (čebula),1 strok di luk (spicchio di aglio),1 carota (koranj),sedano,formaggio vecchio grattugiato,brodo (krop),sale e pepe.

Preparazione:

lessare le trippe per 4 ore se di manzo,tagliarle a listarelle,preparare un soffritto con strutto, cipolla,sedano e carota tagliata a pezzettini e l’aglio.Soffriggere le trippe mescolandole accuratamente per circa 10 minuti,aggiungere il brodo e far bollire a fuoco lento fino a completa cottura di tutti gli ingredienti,alla fine aggiungere il formaggio gratugiato.

La paača di nonna Maria – La paača è un cibo povero della Terska dolina ormai dimenticato e si cucinava sotto la brace.Era dolce o salato e poteva avere anche un ripieno a seconda della stagione.Per Natale lo si faceva dolce col ripieno di noci(kulini),nocciole (liešniki) e castagne (kostanji).

Ricetta

Fare un impasto con 400 gr di farina di mais e di frumento,miele o zucchero,burro o strutto,latte tiepido o panna (smetana) ,2 uova,sale e lievito.Fare una sfoglia di 4mm, mettere il ripieno di noci o nocciole o castagne lessate tritate,1 uovo,grappa e zucchero.Arrotolare come un salsicciotto e spennellarlo con l’uovo sbattuto.Nonna Maria quando lo cucinava sotto alla brace lo avvolgeva nelle foglie di castagno.Infornare a 190° e cuocere per 50 minuti.E’ ottima per colazione.

002 (1)

spolert costruito con i mattoni si trovava in ogni cucina
http://ilfogolar.blogspot.it/2011/11/polenta-di-lidia.html

Brodo-di-gallina_4

Per Natale tiravano il collo a una vecchia gallina e facevano il brodo.La carne si mangiava raramente,solo per le feste religiose, per la sagra e per le partorienti.Le verdure erano le solite invernali,patate,fagioli,rape,carote e verze.I bambini mangiavano noci,nocciole,castagne secche e mele,chi aveva soldi comprava mandarini.

post riproposto

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Natale in Val Judrio-Idrska Dolina

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

Lo Judrio o Iudrio (Judri in friulano[1]Idrija in sloveno[2]) è un torrente facente parte del bacino idrografico dell’Isonzo che nasce nel massiccio del Colovrat (in slovenoKolovrat) al confine tra Italia e Slovenia[2].

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Numero natalizio del Dom

L’ultimo numero del 2019 del quindicinale Dom pone in apertura la celebrazione del Natale. È il direttore responsabile, mons. Marino Qualizza a ribadire l’autentico significato di questa solennità ed affermare che il mondo ha ancora bisogno della luce irradiata nella notte santa dalla nascita di Gesù. A pag. 2 sono riportati gli orari delle celebrazioni delle messe in tutto il periodo natalizio, fino al 6 gennaio, in Benecia, Resia e Valcanale. Nel suo commento, Riccardo Ruttar, stigmatizza l’assenza delle problematiche degli sloveni della provincia di Udine nelle priorità esposte dai presidenti delle organizzazioni di raccolta, Sso e Skgz, ai vertici della Regione. “Non sto ad elencare i desideri da essi esposti al governatore Fedriga e all’assessore Roberti – scrive Ruttar –. Mi è bastato constatare che manca qualsiasi riferimento alla tragica situazione demografica, economica, sociale e linguistica di Benecia, Resia e Valcanale, alla necessità dell’insegnamento dello sloveno nelle aree non servite dall’istituto comprensivo bilingue, alla scuola plurilingue a Ugovizza, Camporosso e Tarvisio per immaginare il ragionamento dei «vertici» della minoranza: ma che cosa pretendono i beneciani e tutti gli sloveni fin su al confine austriaco, quattro gatti in via d’estinzione? La pianura e il litorale hanno bisogno di aria pura e quindi ben venga il bosco a ricoprire le vallate e i monti. Accontentatevi della forestoterapia, dell’aria salubre e della «bellezza incontaminata» della natura”. si, costumi e tradizioni, assieme alla lingua, rappresentano una parte fondamentale e irrinunciabile dell’identità della comunità slovena in Friuli Venezia Giulia, da Tarvisio a Muggia. Da questo presupposto è nato il progetto Tradizioni comuni e particolari degli sloveni in Italia realizzato dall’associazione don Eugenio Blanchini con il supporto della Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso. L’iniziativa ha avuto una risposta eccezionale, tanto che solo una piccola parte del materiale raccolto potrà essere utilizzato e già si rende necessario pensare a ulteriori progetti in questo campo, è stato sottolineato, nella conferenza stampa di presentazione, tenutasi nella sede dell’associazione don Blanchini a Cividale lo scorso 9 dicembre, da parte del presidente, Giorgio Banchig, e dal coordinatore, Albert Devetak. È già tempo di iscrizioni all’anno scolastico 2020-2021. Il termine è il 31 gennaio e, in vista di quella scadenza, l’Istituto comprensivo statale con insegnamento bilingue sloveno-italiano Paolo Petricig di San Pietro al Natisone ha offerto una serata di porte aperte, venerdì 13 dicembre, per permettere ai genitori di conoscere la scuola, gli insegnanti e la ricca offerta di attività extracurricolari e scoprire, in definitiva, tutti i vantaggi dell’istruzione bilingue. Continua sul territorio il ciclo di concerti tra fede e canto corale nel periodo d’Avvento, che l’associazione don Eugenio Blanchini, che riunisce i cattolici sloveni in provincia di Udine, ha organizzato in collaborazione con le comunità locali e le realtà associative di Valli del Torre, del Natisone e Valcanale. Domenica, 22 dicembre, ce ne saranno ben due, nel le chiese di Platischis/Plestišča alle 11.15 e di Masarolis/Mažeruola alle 11.00, sempre in collaborazione con le realtà locali. A Platischis di Taipana sarà, tra l’altro, commemorata la figura di don Antonio Cuffolo, nel 60° anniversario della morte e nel 130° della nascita. Domenica, 29 dicembre, l’ultimo concerto della rassegna sarà organizzato nella chiesa di Ugovizza, insieme all’associazione slovena Don Mario Cernet.
https://www.dom.it/bozicna-stevilka-doma_numero-natalizio-del-dom/