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Sentieri persi,parole perse il 23 e 24 marzo a Topolò/Topolove

53305587_2146031722143467_4246416556189286400_nL’associazione giovanile Robida propone due giornate di esplorazioni lungo i sentieri che circondano il paese di Topolò. In questa occasione verrà presentata da Janja Šušnjar, architetta slovena, e Laura Savina, illustratrice romana, la guida “Sentieri persi, perse parole” che hanno pensato per accompagnare in modo creativo e suggestivo il camminatore che arriva a Topolò. La guida e il progetto stesso nascono dalla volontà di prendersi cura del paesaggio che circonda il paese, al di fuori delle strade principali e delle giornate estive. Riscoprire i sentieri che un tempo venivano percorsi quotidianamente, che avevano una propria funzione e richiedevano cura e manutenzione, oggi acquista un nuovo valore, una nuova funzione. Con questa iniziativa si vuole proporre una nuova prospettiva del camminare, esplorativa e creativa, dando in mano al camminatore una preziosa guida dove, tra le mappe e le indicazioni si trovano piccoli disegni e piccole storie che ognuno può leggere a suo modo e mettere in pratica una volta intrapreso il cammino, per crearsi così la propria guida personale. Ecco il programma. Sabato 23 marzo: dalle ore 10, casa Juljova “Sentieri persi”, introduzione a cura dell’Associazione Robida; “Sentieri persi, perse parole”, presentazione del progetto con Janja Šušnjar e Laura Savina; prima passeggiata; dalle ore 13, casa Juljova, pranzo offerto dalla Trattoria alla Posta; seconda passeggiata. Domenica 24 marzo in ascolto di “ToBeContinued” presso la posta di Topolò; dalle ore 11, casa Juljova, Perse parole, lezione di sloveno con Janja Šušnjar; terza passeggiata; dalle ore 14, al chiosco; rinfresco; quarta passeggiata. La partecipazione è libera e gratuita. In caso di mal tempo l’iniziativa si svolgerà presso la casa Juljova.

https://www.dom.it/izgubljene-poti-in-besede-v-topolovem_sentieri-persi-parole-perse-a-topolo/

Topolò (Topolovo in slovenoTopoluove in dialetto sloveno locale e Topolove nella forma di compromesso adottata per la segnaletica stradale) è la frazione più popolosa del comune di Grimaccohttps://www.wikiwand.com/it/Topol%C3%B2

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GLI SLAVI DEL FRIULI di Izmail Ivanovic Sreznevskij

ezimba15673799462303( dagli appunti di viaggio del professore di slavistica Izmail I.Sreznevskij  del 1841)         

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casa ristrutturata dai beni ambientali -Villanova delle grotte/Zavarh
Le case -hiše

Gli “Slovegni” (val Torre e Natisone) fanno le case (hiše) di pietra,che sono ancora più povere di quelle dei Resiani,benchè siano dello stesso stile. E’ “ricco” quel contadino che,oltre alla cucina,possiede un’altra stanza (izba),la camera da letto (tjamara za spat) ed una cantina (klijet),(zahljev).
Qualche casa è adorna di un balcone (pojòu).Le stalle sono nel cortile (hljev za žvino).Il cortile spesso non è recinto e separato da quello del vicino se non da un mucchio di letame:i recinti sono molto rari.Nel labirinto dei sentieri che si intrecciano nei cortili dei paesetti ci si può facilmente  smarrire-più d’una volta mi è toccato di chiedere che mi mostrassero la via per uscirne ed andare in questo o quel villaggio.Non ci sono affatto strade. 

I lavori  

 “Ohimè ,questi Schiavi! Vivono come ladri e senza una strada che entri od esca dai loro paesi!” mi disse in Friulano,descrivendomi quei poveri ” Slovegni “.Si scordava naturalmente che anch’essi nel piano vivevano così,or non è molto.

Le grandi famiglie si mantengono unite,senza che i figli e le figlie sposati si separino dai genitori.Tutti lavorano,senza distinzione,come in Resia,fin che hanno la forza.A me è capitato di vedere,sopra un onte,delle ragazze con le scuri,intente ad estrarre con gran fatica radici d’alberi dalla terra in mezzo alle rocce;dovevano portare da loro stesse quelle “legna” fino da basso ed alle loro case;ma lavoravano allegramente scherzavano e cantavano le loro canzoni,tutte coperte di sudore in quella inumana fatica.Ristettero per un minuto o due,piene di sudore,e ci indicarono la strada,poi,dopo averci augurato buon viaggio,ripresero a lavorare.

A S.Pietro ho veduto donne porre l’arco sopra un ripostiglio da loro edificato come bravi muratori .Non è raro vedere i  maschi affaccendarsi in cucina oppure alla filatura del lino.Ma nonostante la miseria,non ho veduto che pochissimi mendicanti,forse perchè,secondo la loro antichissima tradizione,i parenti anche più remoti provvedono ai poveri dando loro un tetto se non l’hanno.Inoltre lo “Slovegn” si vergogna di mendicare:non così ho notato fra i Friulani,i quali,sia grandi che piccini,sono subito pronti a domandare “per amore di Dio”.

dsc01687L’agricoltura ed i campi si trovano in condizioni pietose. Il mais è il prodotto principale, ma dov’esso non può crescere,seminano l’avena ,il miglio e più spesso la segala.I pochi campi più fortunati possono essere dissodati dall’aratro (plug) e rotti dall’erpice (grèba ) : vi attaccano cavalli e muli oppure buoi e vacche.I campi di lino (lyn ) sono coltivati con gran diligenza.Hanno orti ( zagraje ) per le ortaglie e frutteti
(vaàrti),nelle vicinanze dei villaggi,con castagni , meli ,fichi,peri,e ciliegi.
La selvaggina è abbastanza abbondante sui monti :il lupo,la volpe,il cervo ed il capriolo non si sono ancora trasferiti in quelle zone. Con una speciale rete (strjetka )le donne stesse danno la caccia alla volpe;però non è loro concesso il diritto di cacciare il cervo e il capriolo,benchè se  l’occasione si presentasse esse sarebbero capaci di attaccarli senza la benchè minima paura.

dsc01207Gli animali che gli “Slovegni” più allevano sono le pecore e le capre,non tutte le famiglie hanno però i mezzi per poterle allevare.Qualcuno possiede anche la mucca che dà il  latte ,pascola e porta la legna al mercato.

La tessitura della stoffa (part) ,del panno (sukno )e del mezzo panno (medželana ) viene fatta soprattutto d’inverno.D’estate fanno le stoviglie (posoda ) di legno e di creta,cuciono i vestiti ecc.In autunno s’affaccendano a costruire carri (vozi) e slitte a mano (posanje ). Benchè fare gli slittini sia relativamente facile ,il costume vieta alle donne di occuparsene ,mente non è loro affatto proibito di slittare giù dai monti.Molte donne vanno a guadagnarsi il pane in città,come domestiche,e a molte questo piace.

Degno d’ammirazione è l’amore al lavoro degli “Slovegni”.Mi capitò di vedere una donna che guidava una mucca attaccata all’erpice,e contemporaneamente,allattava il suo bambino ch’era legato al suo seno,con una fascia; non solo,ma essa pure filava,tenendo la lana dietro la cintola;si vedono talvolta donne badare alle pecore e capre come bravi pastori, e nello stesso tempo filare e cucire ,senza naturalmente scordarsi di cantare.

dal libro della mia biblioteca “Gli Slavi del Friuli” edito a cura del Circolo di Cultura resiano e del giornale Matajur -tip.Lukežič Gorizia

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Senza fede in Dio ci si abbandona al destino

prazna-zibelka-300x225Mi ha particolarmente colpito l’articolo del prof. Igor Jelen, sullo scorso numero del Dom, la sintesi del quale si trova nel titolo «Questo non è un Paese par bambini». Tenendo per buone le sue osservazioni storiche e sociologiche, è nostro obbligo tentare anche una lettura sotto il profilo religioso, ma tenendo ben presente la nostra storia e le vicende che riguardano soprattutto l’emisfero boreale, il nostro, compattamente cristiano ed economicamente evoluto. Sembra però che il connubio benessere e vita cristiana sia giunto alla separazione, se non proprio al divorzio, se notiamo che il nostro emisfero vive allegramente la più grave crisi cristiana degli ultimi tre secoli. Fermandoci al Friuli, notiamo che si distingue fra le Regioni con maggiore denatalità e nello stesso tempo con accertato abbandono della Chiesa. Non so, se le due cose si richiamino a vicenda, ma intanto le constatiamo. Di questo passo il futuro della fede e del suo influsso benefico sulla società sono ricordi del passato e miseria del presente. Mi viene in mente quanto diceva il meridionalista Giustino Fortunato, docente universitario a Napoli negli anni ’50 del secolo appena trascorso. Mostrando al giornalista Montanelli le colline spoglie che circondavano il paesaggio campano, osservava che quello era il risultato della mancanza di fede degli abitanti e soprattutto di una fede misticamente ispirata. Senza fede in Dio, diceva, non si piantano gli alberi dove le capre hanno brucato tutto e ci si abbandona al destino. Ampliando il discorso, possiamo dire che senza questa fede, nutrita di amore, non si comunica la vita, ma la si tiene egoisticamente per sé. Non è un caso che i movimenti di rinnovata spiritualità cristiana puntano tanto sulla procreazione, magari con qualche esagerazione di troppo, ma hanno colto nel segno: la fede genera vita e la diffonde, secondo quel grande principio noto nell’antichità: l’amore si comunica e si diffonde. Una questione particolare riguarda la Benecìa. Qui sono venute meno le premesse. L’esodo disastroso che ha svuotato i 2/3 dei nostri paesi non può permettere una ripresa demografica, anche con le migliori intenzioni, perché i rimasti sono nell’età di Zaccaria ed Elisabetta, genitori di Giovanni Battista, e non c’è intervento dall’alto che li possa rendere fecondi. È inutile piangere sugli errori del passato che hanno svuotato le nostre terre, quanto piuttosto puntare su un ritorno, reso possibile e solo da creazione di lavoro sul territorio. Cosa non impossibile, come pure una ripresa della fede da parte dei giovani, perché non vada persa la straordinaria eredità che le generazioni passate ci hanno tramandato. (Marino Qualizza)
editoriale del quindicinale di informazione della comunità slovena della Provincia di Udine

https://www.dom.it/senza-fede-in-dio-ci-si-abbandona-al-destino_kdor-ne-veruje-v-boga-se-predaja-usodi/

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Cuius culpa?

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immagine da https://www.tecnicadellascuola.it/

A proposito dell’episodio di razzismo dell’articolo precedente friulimultietnicoblog.wordpress.com/2019/03/18/razzismo-in-classe/

L’attuale politica,la famiglia,la scuola e la società, a parer mio, hanno molte responsabilità verso i fatti di razzismo che sono all’ordine del giorno.Dovrebbero educare all’accoglienza,alla tolleranza e al rispetto verso l’altro.Un Paese che si dichiara cattolico dovrebbe seguire i principi del Vangelo.Invece quando dall’alto abbiamo esempi non certo cattolici succedono questi fatti.

Stefano Bertegazzi allievo di Eco ha affermato che: – Salvini ha reso il razzismo accettabile. Non dichiaratamente, perché nessuno si proclama razzista in Italia, ma banalizzando: cioè, lasciando passare per naturali associazioni mostruose… È così che il razzismo è diventato, di fatto, più possibile di prima.

Crepet invece dice che:- I fatti di razzismo non sono solo colpa di una certa politica,ma lungi  da me dall’ assolvere qualcuno, non vorrei che si pensasse che l’eruzione salviniana sia la causa di tutto. L’eruzione salviniana è stata possibile perché l’humus italico era predisposto. È chiaro che c’è una responsabilità morale di chi soffia sul fuoco, ma il problema nasce a monte. Salvini ha trovato negli italiani un terreno fertilissimo.

(cit.da HuffPost)

Il ragazzo di Trento ha abbandonato la mensa per andare  dal preside, ha sbagliato,perchè essendo sotto la sorveglianza degli insegnanti non avrebbe potuto uscire dalla mensa.Comunque capisco la sua reazione, gli hanno messo una nota e da vittima è diventato colpevole.Ora la scuola farà una lezione sul rispetto e tolleranza,ma poi tutto finirà qui.

Anche a me,quando frequentavo la quarta elementare,successe un fatto meno grave,ma simile.I compagni mi dicevano:-Vai via brutta slava!-Andai a casa a piangere e mio padre, il giorno dopo, parlò con la maestra che si limitò  a fare un dettato sul rispetto degli altri popoli.Questo ragazzo,per fortuna sua, ha saputo reagire andando dal preside.Io invece,avevo “la colpa” di avere una mamma slovena,un padre della Slavia che dirigeva il primo giornale della minoranza della provincia di Udine.

Ora potete capire i motivi che mi hanno spinto a scrivere questo blog:le minoranze linguistiche e le discriminazioni sono dei temi da me particolarmente sentiti.

https://www.wikiwand.com/it/Matajur_(giornale)

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1° numero del giornale diretto dai miei genitori (3 ottobre 1950)
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La gerla (poesia)

070610chialminis02aUn tempo questa era la vita delle donne della Slavia friulana-Benečija!!!

Koš                              

Zjutra kar ustanim

muoj koš me že čaka

od njea se ne ubranim

fin zvèčar do mraka.

Za per nas morjèti živiti

s polentu an nu mar skute,

ja koš muoram nositi

anu spati u senu brez plahute…

                            dna Vizuojščica

scritto in dialetto sloveno di Vizont di 50 anni fa(oggi quasi scomparso)

dal mio archivio personale

La gerla

Al mattino quando mi alzo/mi aspetta la mia gerla/non me ne libero fino al tramonto./Per poter vivere da noi/con polenta e un po’ di ricotta/devo portare la gerla e dormire senza lenzuola.

una donna di Chialminis

Questa era la vita un tempo delle donne della Slavia friulana-Benečija

 Chialminis /Vizont è una piccola località del comune di Nimis, costituita da 4 borghi: borgo Tamar, borgo Uas, borgo Chiesa e borgo Vigant, sita a 682 m di altezza sul monte Bernadia, lungo la strada che collega Ramandolo a Villanova delle Grotte, località entrambe conosciute , l’una per la produzione vinicola l’altra per le grotte. Chialminis invece poco nota nonostante il suo contesto panoramico e paesaggistico, per i quali è definita da qualcuno come un “balcone aperto sulla pianura friulana”. E’ altresì un’oasi di pace, in un ambiente montano, rapidamente raggiungibile in quanto dista da Udine soli 28 km.

notizie e panorama di Chialminis da https://www.natisone.it/0_archivio_messe/messe2006/messe341.htm

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dal mio archivio personale
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La chiesa di Prato di Resia/Ravanza è santuario

10Chiesa-prato-di-Resia-300x200È con grande gioia ed immensa gratitudine che domenica, 10 marzo, la comunità cristiana della Val Resia ha appreso dalla cancelleria della Curia arcivescovile di Udine che è pronto il decreto con cui viene riconosciuto il titolo di Santuario alla chiesa di Prato di Resia.Nel foglietto domenicale distribuito nelle tre chiese parrocchiali di Resia ai fedeli dal vicario parrocchiale, don Alberto Zanier, leggiamo: «Nella disposizione del vescovo si sottolinea la storicità comprovata di tale titolo che va, quindi, ad aggiungersi a quello di parrocchia. Il decreto entrerà in vigore il 19 marzo 2019, solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria e patrono della Chiesa universale. In quel giorno lo stesso arcivescovo verrà a celebrare una santa messa solenne, nella quale, oltre a benedire la rinnovata statua di San Giuseppe, proclamerà in modo ufficiale il riconoscimento del titolo di santuario alla chiesa madre di tutta la vallata. Finalmente il desiderio della pietà popolare dei resiani è stato esaudito e Iddio onnipotente ci fa dono di questo santuario per la sua gloria ed in onore della Beata Vergine Maria, alla quale il popolo resiano si è sempre affidato con devozione e amore. Finalmente potremo dire che a Resia davvero la Madonna ha deciso di porre una sua sede particolare, dalla quale estendere i suoi benefici sui fedeli valligiani e pellegrini».

La Santa Messa, che sarà celebrata alle 18 in suffragio dei defunti padri di famiglia, di coloro che hanno offerto il contributo di adozione per la statua di San Giuseppe, sarà preceduta dai solenni vespri, che avranno inizio alle ore 17.

Almeno dal XVII secolo nella chiesa di Prato di Resia, proprio perché fino alla metà del XX secolo era l’unica parrocchiale e era ritenuta da sempre anche santuario mariano, venivano celebrate le messe di tutte le domeniche non impegnate dalle chiese filiali nonché tutte le altre feste dell’anno, tanto di precetto che di devozione, e di tutte le feste della Beata Vergine Maria.

Tra queste veniva solennizzata in modo particolare, appunto, quella di San Giuseppe, anche perché la chiesa possiede l’antica reliquia del Pallio di San Giuseppe con il relativo documento della Curia arcivescovile di Udine che ne certifica l’autenticità. Per tale importante occasione questa reliquia verrà esposta alla venerazione dei fedeli che in quel giorno vorranno visitare la chiesa-santuario.

Alcuni resiani impegnati mesi fa per la raccolta delle oltre 400 firme a sostegno della richiesta fatta alla Curia arcivescovile, attraverso le pagine del Dom vogliono ringraziare, oltre all’arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato per la benevolenza dimostrata verso tale richiesta, anche il vicario, don Alberto Zanier, che con la perseveranza e la determinazione che lo contraddistinguono ha preso a cuore la volontà degli abitanti della Val Resia, facendo iniziare l’iter burocratico presso gli uffici preposti e approntando l’edificio sacro in un modo degno del nome che porta. Per concludere, come scrive ancora don Zanier, «i resiani devono sentire questo santuario come il segno della loro rinascita spirituale, umana e sociale». (Sandro Quaglia)

https://www.dom.it/ravanska-cerkev-je-postala-svetisce_la-chiesa-di-prato-e-santuario/?fbclid=IwAR3eUdL6gZ6AkcFHx3En3tldKp5Cl23rjnTzVY9q-UEQ5SejjTxzm9BIzjc

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Rime libere

17191799_1565594056801475_7166901595325117677_oI bucaneve

Bianchi come la neve
siete i primi fiori
che spuntano dalla terra
dopo un inverno freddo e lungo.
Portate la primavera
che mi apre il cuore.
Verrà la nuova stagione,
gli uccelli canteranno  felici,
perchè troveranno una sposa.

 Zvončiči

Bijeli ku snieg
ste parve rožice
ke na velizejo z zemje
po marzli anu dougi zimi.
Parnašate velazim
ki mi odperja sarce.
Nova stagion bo paršla,
tiči   pojo an so veseli
zakuo so obrietli novo ženo.

(in dialetto dell’Alta Val Torre come lo parlo io)

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Ksenija Dobrila nuova presidente dell’ Skgz 🌹

IMG_5638Sabato 9 marzo,presso il Kulturni dom di Trieste ,si è tenuto il 27.congresso dell’ Skgz (unione culturale economico slovena).Dopo 22 anni Rudi Pavšič ha lasciato la carica a Ksenija Dobrila ,prima donna a capo dei vertici dell’ Skgz con un mandato di 3 anni.Al congresso hanno partecipato numerosi ospiti dalla Slovenia,Italia, Carinzia e Ungheria.Nell’ambito del congresso sono stati premiati il Circolo culturale Topolò e l’Associazione Culturale Museo Gente della Val Resia.

Buon lavoro- dobro delo !!!

Ho avuto il piacere di conoscere la prof.Dobrila quando ancora insegnavo a Prata di Pordenone.Avendo fatto un progetto sulle minoranze linguistiche del Friuli nelle classi quarte,andammo a San Dorligo della Valle/Dolina in visita alla scuola elementare slovena.La prof.Dobrila era dirigente scolastica e ci accolse calorosamente.I ragazzi hanno avuto l’opportunità di conoscere un’altra realtà scolastica e poi nella sala consigliare di provare le cuffie per la traduzione istantanea.Fu un’esperienza indimenticabile!💕

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Gli ” Slovègni “

DSC01673Da “Gli Slavi del Friuli” di Izmail.I.Sreznevskij (1812-1880) 

dalla relazione del viaggio fatto nella regione degli Slavi occidentali dall’eminente studioso russo nel 1841

Descrizione fisica e del carattere degli Slovègni

Gli “Slovègni” sono di statura superiore alla normale ed alcuni sono addirittura altissimi.Il viso hanno piccolo a paragone del corpo.La loro fisionomia esprime ardimento e fiducia in sè stessi,contemporaneamente a bontà.Abituati a sopportare estreme fatiche essi sono indifferenti alle malattie e ai mali.Affetti da gozzo e cretini non ce ne sono.Anzi,siccome i Tedeschi pare siano predisposti al gozzo,lo stesso gozzo essi denominano “niemčk”.

Non è affatto il caso di dire che gli “Slovegni “sono semplici: essi sono gentili ed ospitalissimi, ma anche duri e diffidenti. Essendo stati abituati a guardare la realtà dal lato più nero,forse per questo,tendono a serbare rancore. Essi  sono orgogliosi, sarcastici e spesso violenti. Non capita spesso che uno “Slovegno ” uccida un altro” Slovegn “,ma non è tanto una rarità che un Friulano venga ammazzato in mezzo ai loro monti (la nota in calce dice: adesso questi fattacci non si verificano.Gli omicidi sono rarissimi e non hanno una relazione alcuna con la nazionalità-evidentemente le informazioni del sacerdote di Nimis a questo proposito erano state terribilmente esagerate.Lo ” Slovegn” vede il Friulano e l’Italiano,considerandoli come degli esseri non del tutto umani ,anche se talvolta li aiuta……
Lo “Slovegn” è resistente,pieno di sopportazione ma poco industrioso e diligente. Egli sopporta l’avversa fortuna con stoicismo e senza lamentarsi.Nessuna avversità lo abbatte : i governi e gli ordinamenti veneziani l’hanno abituato a ogni cosa e tutti i mali egli considera nell’ordine naturale delle cose e non soltanto i suoi propri mali ma tutti;intanto custodisce gelosamente la sua primitiva moralità.
Gli ” Slovegni” pagano le tasse e vivono in villaggi, paesi e borgate,compresi i comuni. Ecco i nomi di alcune località: Flaipano (Flajpan),Ciseris (Cižirja), Sedilis (Sedila), Samardenchia (Samardenkija), Stella (Ternj), Zavarch (Zavarh), Pers (Brjeh),Cesariis (Podbardo), Pradielis (Ter ), Musi (Muzec),Lusevera (Bardo), Micottis (Mjakota),Monteaperta (Viškurša), Cornappo (Karnahta), Debellis (Debeliša),Tajpana (Tajpana), Montemaggiore (Brezja), Platischis (Platišča), Prosenicco (Prosnik),Subid (Subit), Forame (Maljina), Cergneu (Cernjev), Monte di Prato (Karniče) , Chialminis (Vizont), Loch (Loh), Bergogna (Bargin), Sello (Sedlo), Podbjella (Podbjela), Boreana (Burjana),Creda (Kreda), Caporetto (Kobarid), Luicco (Lučka) ,Drenchia (Dreka).(La nota in calce dice : Luicco,Caporetto,Sello,Podbiella e Boreana appartengono alla Contea di Gorizia e perciò all’Austria .

dal libro della mia biblioteca “”Gli Slavi del Friuli” (Friulskie Slavjane) –edito a cura del Circolo di Cultura Resiano e del giornale Matajur – Tipografia Lucchesi-Gorizia

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Gli Slavi del Friuli di Sreznevskij

Val_Resia
Di AlbertoMadrassi – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45529724

Sreznevskij  Izmail  Ivanovič. – Slavista (Jaroslavl´ 1812 – Pietroburgo 1880) prof. (dal 1847) nell’univ. di Pietroburgo. 

Izmail Sreznevskij eminente filologo,slavista,bibliologo,paleografo ed archeologo russo,fece un viaggio nell’alto Friuli nella primavera del 1841.
Nel 1839 gli venne dato l’incarico di viaggiare per tre anni nei paesi slavi al fine di intraprendere al ritorno l’istituzione di una cattedra di filologia slava.
Secondo le istruzioni dategli alla partenza avrebbe dovuto rivolgere attenzione particolare all’apprendimento pratico dei dialetti slavi : il suo compito principale era di registrare il regime di vita,le condizioni familiari e sociali,il grado di istruzione,le tradizioni antiche e le credenze,i pregiudizi e le superstizioni,i giochi,le feste,il modo di vestire,di nutrirsi .Il viaggio doveva essere fatto a piedi per poter osservare tutto,anche i villaggi più sperduti.
A queste istruzioni  lo studioso si attenne scrupolosamente ed il materiale da lui raccolto è una preziosa fonte di notizie ed osservazioni di una civiltà che è andata scomparendo, assorbita  da influenze esterne.
La relazione del viaggio ci tramanda tutto il patrimonio culturale disperso ed in gran parte ignorato.
RELAZIONE DEL VIAGGIO DI SREZNEVSKIJ TRA GLI SLAVI DEL FRIULI
(FRJULJSKIE SLAVJANE)da “Raccolta della Sezione Lingua e Letteratura Russa della Imperiale Accademia delle Scienze-Tomo XXI(1881)””E dove andrete dopo?”-mi chiese il buon sacerdote di Resia,mentre stavamo seduti sulla panca di pietra davanti alla canonica ed ammiravamo le vette di quel massiccio imponente che s’erge sull’opposto versante,quello a sud,della valle di Resia.-Vorrei andare a visitare gli “Slovègni”,risposi,in Carinzia m’hanno detto che ci sono degli Slavi in Friuli”.-Come no ,ma sicuro che ci sono.Guardi-ed il vecchietto mi indicò il monte Musi-lassù a destra della montagna c’è quel sentiero ,vede,si snoda fra quel verde,vicino a quel boschetto:pio là più in alto,fra le rocce;e lassù avanti in mezzo alla neve.Ebbene,percorrendo quel sentiero,un Resiano in 3 ore arriva fra quegli “Slovègni”….
Il 30 aprile 1841 partii dalla valle di Resia,prendendo la stessa via donde ero arrivato.A Resiutta però svoltai a sinistra in direzione di Cividale,ma avendo l’intenzione di penetrare fra i monti tute le volte che l’opportunità si fosse presentata di fare esplorazione.Al calar della notte arrivai a Tarcento…….
Altre Alpi corrono da nord a sud fra i fiumi Torre ed Isonzo,fino a Gradisca ed oltre là dove svaniscono insieme all’orizzonte.Tra queste Alpi vivono gli “Slovègni”,overossia gli “Schiavi”,come i loro vicini d’occidente usano chiamarli…..Soltanto nei villaggi di Ter (Lusevera) e Nimis incontrai sacerdoti slavi (la nota in calce avverte che Ter e Pradielis,Bardo è Lusevera.Nimis non è mai stata slava,mentre Romandolo e Cergneu sì)….

Solamente la più dura necessità potrebbe aver costretto degli esseri umani a stanziarsi in quelle gole.Massi enormi si accumulano gli uni sugli altri o per ripidi pendici o su pareti rocciose ,il tutto fra stentatissima vegetazione di rovi e sterpi.In mezzo alle sterili rocce i ruscelli impetuosi si sono scavati e continuano a scavarsi gole profonde.A coronare le montagne  si sono formati dei valloncelli ogni tanto,sotto frontali rocciosi,impedenti e minaccianti.Le valli,come siamo abituati a disegnarcele,non esistono là.Non c’è assolutamente nessun angolo di quella zona ,in cui l’uomo possa liberamente o per sua volontà sviluppare una qualsiasi economia agreste:egli deve raccogliere la misera zolla sulla ripida pendice e coltivarla,deve ritirarsi contro le rocce e nascondersi nei crepacci fra le pietre…..

Si può calcolare che nelle montagne del Friuli vivono circa 19.000 “Slovegni”-circa 7200 nel circondario di S.Pietro di Tarcento:3700 in quello di Nimis;7400 in quello di S.Pietro degli Schiavoni;500 in quello di S.Leonardo e 299 circa in quello di Cividale.Ogni anno le nascite sono circa 30-32 su su 1000 e ne muoiono circa 22-25 su mille(secondo il censimento del 31 dic.1871 c’erano 27.000 Slavi,esclusi i Resiani,in tutta l’Italia settentr.:di questi 15.588 nel circondario di S Pietro degli Schiavi ed i rimanenti nei circondari di Cividale,Tarcento e Gemona…….
Alcuni villaggi sono completamente slavi,altri son misti e comprendono anche elementi friulani).

fonte:Gli Slavi del Friuli -edito dal Circolo di Cultura Resiano -Tipografia Lucchesi-Gorizia