La Val Canale/Kanalska dolina

Slovensko kulturno središče Planika_Centro culturale sloveno Stella Alpina
Piazza Latteria, 1 – 33010 Ugovizza/Ukve
33010 Malborghetto Valbruna/Naborjet (UD)

Il paesaggio alpino caratterizza la Val Canale che si estende sotto le cime delle Alpi Giulie e Carniche, sul triplice confine tra Italia, Austria e Slovenia. In questa zona linguisticamente mista, dove si parla italiano, sloveno, tedesco e friulano, si incontrano i tre grandi ceppi europei, e questo aspetto è presente anche nelle varie tradizioni e nella frequentazione del santuario di Monte Lussari chiamato anche dei «tre popoli».

Združenje »Don Mario Cernet« piazza della Chiesa, 10
33010 Ovčja vas/Valbruna (UD)

https://www.mismotu.it/kanalska-dolina/kdo-smo/?fbclid=IwAR3tIGersVYgWE0k4d0D5hdDFG-xGRwugHYMGJXPlKY-RrOZcl1At179tRU

COSA VEDERE
  • Palazzo Veneziano (XVII secolo), sede del Museo etnografico della Comunità Montana Canal del Ferro-Valcanale.
  • La Chiesa parrocchiale
  • L’Interno
  • L’altare maggiore
 La chiesa parrocchiale di Santa Maria (Malborghetto)
 L’interno della chiesa parrocchiale di Santa Maria (Malborghetto)
Di Rollroboter – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42112204
https://www.wikiwand.com/it/Malborghetto-Valbruna

Le lingue sono un bene comune


Una delle fortune della Regione Friuli Venezia Giulia è il plurilinguismo.A Udine nelle famiglie si parla italiano, friulano,nella Slavia (Valli del Natisone,Alta Val del Torre e Resia) si parla un dialetto sloveno ,in Valcanale il tedesco.

“Essere bilingui fa bene perché, si ha maggiore autocontrollo e capacità di inibizione e, più in generale, si posseggono alcune capacità cognitive migliori”(prof.Franco Fabbro Università Udine).

Le lingue sono dunque un importante bene comune, occorre dare valore e impulso al bilinguismo, anche tutelando il friulano e le altre lingue minoritarie della Regione.

Proverbio sloveno delle valli del Natisone/Nediške doline

MuÅ¡ buj k’ je set, buj caba.
L’asino più è sazio più scalza.


http://www.lintver.it/cultura-tradizioni-proverbi.html

Il cerchio (obrč)

Sandro Quaglia racconta:

Gli arrotini che viaggiavano per il mondo, andavano a cercare lavoro di casa in casa. Chiedevano se qualcuno aveva qualcosa da affilare. Come sapevano a chi dovevano restituire un coltello? Per aiutarsi usavano portare con sé un cerchio (obrč) su cui infilavano le forbici.  Le prime forbici erano della prima casa, le seconde della seconda, le terze della terza e così via.  Dopo aver affilato tutti gli oggetti, iniziarono a restituirli iniziando a toglierli dalla parte opposta, ossia le ultime forbici erano della prima casa e così via. In questo modo sapevano a chi dovevano restituire le forbici, i coltellini e i rasoi. Quest’utensile era chiamato obrč e ogni arrotino ne aveva uno.  

Tipologia: Testo
Racconta/canta/parla: Sandro Quaglia
Registrato da/chiede/annotato da: Danila Zuljan Kumar
Luogo di registrazione: Solbica / Stolvizza
Data di registrazione: 14. 10. 2013
Link: http://as.parsis.si/zborzbirk/zbirka-it.a5w?zid=1041

http://zborzbirk.zrc-sazu.si/it-it/raccontieimmagini/racconti.aspx

Varianti linguistiche, si va verso un nuovo albo? — NoviMatajur

“Istituzione dell’Albo regionale delle organizzazioni che svolgono attività e iniziative in favore delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale”. Questa la modifica che la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia intende apportare alla legge regionale di tutela della minoranza linguistica slovena (26/2007).

L’articolo 18 del disegno di legge 54 (una sorta di ‘omnibus’ recante ‘Disposizione multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale’), presentato dal governo della Regione lo scorso 30 maggio, è dedicato proprio alla tutela della comunità slovena.
Oltre all’istituzione del nuovo albo delle associazioni che fanno attività a favore delle “varianti linguistiche” – con la stessa espressione usata nella formulazione della legge – si prevede anche che “il finanziamento dei programmi di intervento in favore delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale avviene sulla base di un bando annuale approvato con deliberazione della Giunta regionale”. Cosa non nuova visto che sinora, sulla base dello stesso articolo 22 della 26/2007, la Regione ha finanziato le attività di promozione delle “varianti linguistiche” con circa 90mila euro all’anno.

La novità principale del ddl, che inizierà il suo iter di approvazione in V commissione il prossimo 11 giugno, riguarda la creazione dell’albo parallelo a quello che già esiste per le organizzazioni della minoranza linguistica slovena. Questione non banale, vista la presunta ambiguità dell’espressione “varianti linguistiche” (in una legge dedicata esclusivamente alla minoranza slovena) e i sostenitori delle teorie pseudo-scientifiche che credono all’estraneità delle parlate rispetto al sistema dialettale sloveno.
Sul testo pertanto, fa sapere il consigliere regionale della Slovenska skupnost, Igor Gabrovec, l’assessore Pierpaolo Roberti, che ha la delega alle problematiche legate alla minoranza slovena, ha garantito che sarà chiamata ad esprimersi la Commissione regionale consultiva per la minoranza linguistica slovena, che dovrebbe essere convocata in breve.

https://wordpress.com/read/feeds/92330194/posts/2301223760

Le comunità slovene del Friuli Venezia Giulia

di Rosanna Benacchio

1. Preliminari

L’area abitata dagli slavi alpini, un tempo più estesa verso ovest, è attualmente ristretta alla fascia di confine con la Slovenia, nella parte orientale del Friuli-Venezia Giulia . La colonizzazione degli attuali territori slovenofoni in Italia avvenne tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo, epoca in cui una parte delle popolazioni slave si allontanò dalla zona di insediamento originaria (grosso modo, la zona carpatica) dirigendosi verso sud-ovest, nell’area compresa tra le Alpi e i Balcani (➔minoranze linguistiche).Va fatta una sostanziale distinzione tra le minoranze della provincia di Udine (a parte il caso della Val Canale) da un lato e quelle di Gorizia e Trieste dall’altro. Fin dal XV secolo, con l’instaurarsi del dominio della Serenissima, le zone slovenofone del Friuli hanno sempre condiviso la storia di questa regione, mentre le province di Trieste e Gorizia hanno condiviso per secoli il destino degli sloveni d’Oltralpe. Questa diversità si è riflessa anche sul diverso status delle minoranze slovene: quelle del Friuli mostrano un senso di appartenenza all’area culturale slovena meno sviluppato, e solo di recente (1999) sono state riconosciute come minoranze linguistiche. La consistenza demografica complessiva della minoranza slovenofona è attualmente stimabile in poco più di 60.000 persone (Toso 2008: 81).

2. Le minoranze slovene del Friuli

2.1 Generalità-Appartengono alla provincia di Udine le comunità della Val Resia, delle Valli del Torre e del Natisone (che costituiscono il territorio della cosiddetta Benecia), nonché, separate da queste, più ad ovest, le comunità della Val Canale. Fatta eccezione per quelli della Val Canale (§ 2.5), si tratta di dialetti parlati sul versante occidentale delle Alpi Giulie, per la maggior parte circondati dall’area linguistica romanza, a contatto con la quale hanno vissuto per secoli. Fin dal 1420, in seguito alla caduta del Patriarcato di Aquileia, questi territori entrarono a far parte della Repubblica di Venezia, condividendo da quel momento le vicende storiche del Friuli: alla caduta della Serenissima, dopo le guerre napoleoniche e mezzo secolo di dominazione austriaca (1814-1866), divennero parte dello Stato italiano. Sia dal punto di vista economico che linguistico-culturale, questi territori non facevano quindi riferimento all’area slovena, bensì a quella romanza. Per la precisione, fino al 1866, il friulano era l’unica lingua in contatto con i dialetti sloveni del Friuli. Il dialetto veneziano era diffuso soprattutto tra la popolazione urbana e occupava una posizione marginale. Dopo l’unione all’Italia, l’influenza dell’italiano, accanto al friulano, divenne evidente, soprattutto nei settori del lessico politico-amministrativo e tecnico. Solo dopo la seconda guerra mondiale però l’italiano comincia a svolgere un ruolo importante, entrando in concorrenza con il friulano e sostituendolo gradualmente. Per le suddette ragioni storiche, anche se hanno mantenuto il proprio dialetto e molte delle proprie abitudini e tradizioni, gli sloveni del Friuli non hanno però sviluppato quel senso di appartenenza all’area culturale e linguistica slovena che contraddistingue invece Trieste e Gorizia e, in minor grado, la Val Canale.Le principali caratteristiche comuni dei dialetti sloveni del Friuli, e le peculiarità linguistiche che li contraddistinguono dallo sloveno standard, sono in genere il risultato di fenomeni di interferenza romanza (dall’italiano o dal friulano) quali:(a) la regressione (e la perdita) del neutro, con assunzione di desinenze del maschile o del femminile a seconda del genere della corrispondente parola italiana: per es., nomin. plur. jabulke (< jabulku «mela»), jajce (< jajcë «uovo»), jëzaravi (< jëzaru«lago»); nomin. sing. miesta (in luogo di miesto «città»), brda (in luogo di brdo«montagna»);(b) la conservazione dell’imperfetto (in resiano), a differenza dello sloveno standard e della maggior parte delle lingue slave;(c) la possibilità per i ➔ clitici di occupare il primo posto nella frase (con perdita della cosiddetta legge di Wackernagel): per es., sa diwa muko «si mette la farina»,ga ublikla? «lo ha indossato?», mu je poviedala «gli ha detto», se parbliža an zahleda «si avvicina e vede»;(d) il fenomeno della ripresa pronominale dell’oggetto: per es., mlë to mi plaža «a me mi piace», mene me na nič intereša «a me non mi interessa affatto», ecc.Per quanto riguarda il rapporto fra i codici a disposizione della comunità, nei dialetti della Val Resia, del Torre e del Natisone si ha una situazione di sostanziale diglossia piuttosto che bilinguismo (➔ bilinguismo e diglossia). Di bilinguismo si può semmai parlare per le Valli del Natisone, dove la situazione sociolinguistica è più simile a quella delle aree di Trieste e Gorizia e dove lo sloveno standard gioca un ruolo importante. L’applicazione della legge 23 febbraio 2001 n. 38 «Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena del Friuli Venezia Giulia» (➔legislazione linguistica), che venne a colmare una lacuna legislativa riguardante proprio l’area in questione, potrebbe col tempo portare a una situazione di bilinguismo in tutte le aree slovenofone del Friuli, omogenea a quella della Venezia Giulia. Oltre alla diglossia, per la quale italiano e dialetto sloveno hanno utilizzazione complementare, bisogna tenere presente che in tutte e tre queste aree è usato anche il friulano. Nelle tre aree inoltre non solo si tramanda una ricca tradizione popolare (canti, racconti, ecc.), ma attualmente si registra anche una ricca produzione letteraria in vernacolo, soprattutto in versi (come le poesie di R. Quaglia e S. Paletti in Resia, di G. Cerno per il Torre, di M. Cernetig per il Natisone, ecc.).2.2 Il dialetto della Val ResiaIl dialetto (denominato in sloveno rezijansko) è parlato in Val Resia, una piccola valle che si estende dalle falde del massiccio montuoso di Canin, che divide l’Italia dalla Slovenia, fino al paese friulano di Resiutta, non lontano dal grosso centro abitato di Moggio Udinese.Il resiano si è conservato meglio degli altri dialetti sloveni del Friuli. Ciò si spiega bene con le caratteristiche orografiche di questa piccola e stretta valle, circondata per tre lati da montagne impervie, con un’unica apertura sul lato occidentale, verso la pianura friulana. Per queste ragioni, il resiano non solo è entrato poco in contatto con l’area linguistica romanza, ma si è sviluppato in condizioni di sostanziale isolamento anche rispetto alla lingua slovena, conservando numerosi tratti arcaici che contraddistinguono questo dialetto all’interno dell’area linguistica slovena (e slava in generale) e che costituiscono il motivo principale dell’ininterrotto interesse di cui esso è stato oggetto tra gli slavisti ormai da circa due secoli (Benacchio 2002: 20-24).Il resiano è stato molto studiato anche di recente, soprattutto in funzione di una sua normalizzazione secondo un canone standard in grado di favorirne l’uso scritto e quindi la conservazione (Steenwijk 1992; 1994; 1995; ➔pianificazione linguistica). Dal 2005 contribuisce alla diffusione della norma linguistica anche la rivista «Näš glas» («La nostra voce»). La norma ortografica ha consentito anche l’adozione di segnaletica toponomastica bilingue (in italiano e in resiano).La valle è pressoché interamente abitata da popolazione autoctona (circa 1100 persone), di cui però solo la componente anziana parla correntemente il resiano. Anche tra le generazioni più giovani, comunque, si registra un rinato interesse per la parlata locale. Sebbene in misura limitata, l’insegnamento del resiano viene impartito anche nelle scuole. L’UNESCO Atlas of the World’s Languages in Danger(2009) assegna al resiano l’indice 3 («in pericolo»).2.3 Il dialetto del TorreIl dialetto (in sloveno tersko) è parlato nella valle superiore del fiume Torre (Ter), nonché in altre piccole valli attraversate dai suoi affluenti. Verso nord e verso est quest’isola linguistica è in contatto rispettivamente con le parlate della Resia e del Natisone. A ovest e a sud invece esso confina con l’area linguistica romanza. La popolazione slovena (circa 2000 persone) è concentrata nelle zone montuose.Il dialetto è in una situazione decisamente più critica rispetto al resiano. Non mostra gli stessi segnali di ripresa, anche se recentemente sono uscite alcune pubblicazioni (soprattutto destinate all’uso liturgico) nella parlata locale. Anche qui si tenta di salvaguardare il dialetto tramite l’insegnamento, ma in misura ridotta rispetto a quanto avviene in Resia. Tale situazione critica, tradotta nei parametri UNESCO, potrebbe corrispondere a un indice di rischio 2 («seriamente in pericolo»), che contrassegna lingue usate quasi esclusivamente dalle generazioni più anziane.2.4 Il dialetto del NatisoneIl dialetto (in sloveno nadiško) è parlato nella valle attraversata dal fiume Natisone nonché nelle valli minori del bacino di questo fiume. Verso ovest esso confina con il dialetto del Torre, mentre a nord-est è in contatto col dialetto dell’Isonzo, ormai in Slovenia. Verso sud le valli del Natisone si aprono nella pianura friulana. Questo dialetto si differenzia dagli altri finora trattati per il fatto di essere stato in contatto diretto con i dialetti sloveni parlati sull’altro versante delle Alpi. Non a caso, esso ha conservato una minore quantità di tratti linguistici arcaici rispetto al dialetto del Torre e ancor meno rispetto al resiano e costituisce il dialetto sloveno del Friuli più vicino alla lingua slovena standard. Particolarmente forte è in questo territorio il senso di appartenenza alla comunità linguistica e culturale slovena, che non si discosta molto da quello diffuso tra gli sloveni di Trieste e Gorizia. Nella Valle del Natisone, per es., è attiva una scuola bilingue dove i bambini studiano lo sloveno standard, come a Trieste e Gorizia. A Cividale escono due giornali, «Novi Matajur» e «Dom», portavoce della popolazione slovena delle Valli del Natisone (e, più in generale, del Friuli), redatti parzialmente nel dialetto locale.Sicuramente anche grazie alla presenza della scuola bilingue, il dialetto del Natisone (che è parlato da circa 7000 persone) è ben conservato anche tra le giovani generazioni e, tra tutti i dialetti del Friuli, è quello che teme meno il pericolo di estinzione. Tradotta nei parametri UNESCO, la situazione potrebbe riflettere un indice di rischio 4 («minacciato»).
2.5 Il dialetto della Val CanaleIl dialetto (che appartiene al cosiddetto ziljsko) occupa un posto a sé tra le aree linguistiche slovene del Friuli. È parlato all’estremità nord-orientale della regione, nel tratto che collega Pontebba a Tarvisio, in una zona in cui lo sloveno è a contatto con l’italiano e il tedesco (oltre che col friulano). Il territorio, per secoli appartenuto all’Austria, entrò a far parte dell’Italia solo dopo la prima guerra mondiale. L’influsso dell’italiano (e del friulano) ha pertanto avuto qui un significato minore rispetto agli altri dialetti del Friuli.Il dialetto è usato da una minoranza di persone, per lo più appartenenti alle generazioni più anziane. Tale situazione, altamente critica, tradotta nei parametri UNESCO, potrebbe corrispondere a un indice 2 («seriamente in pericolo») se non addirittura 1 («gravemente in pericolo»).

3. Le minoranze slovene della Venezia Giulia
Nelle province di Gorizia e Trieste si parla sloveno nei territori del Collio e del Carso goriziano e triestino. Il dialetto del Collio (in sloveno briÅ¡ko) è parlato in un’area molto limitata nell’omonima regione che si estende solo in minima parte in Italia, nel Goriziano (la maggior parte del Collio fa oggi parte della Slovenia). Si tratta di un’area prevalentemente rurale dove l’uso del dialetto è molto più diffuso che quello dello sloveno standard. 
L’area slovenofona principale della regione è costituita dalle zone rurali intorno a Gorizia (Gorica) e Trieste (Trst). Naturalmente, anche se in misura minore, la popolazione slovena è presente anche nei centri urbani. Per quanto riguarda Trieste, per es., secondo Toso (2008: 82), almeno il 10% della popolazione è slovena. Per l’omogeneità linguistica e storico-culturale che le caratterizzano, le minoranze di Trieste e Gorizia possono essere trattate assieme. Come è noto, infatti, Trieste e Gorizia, e lo stesso Collio, entrarono a far parte del Regno d’Italia solo dopo la prima guerra mondiale. Fino ad allora, a partire dal XV secolo, esse erano state sotto il dominio della casa degli Asburgo, condividendo il destino degli sloveni d’Oltralpe. La continuità storico-geografico-culturale del rapporto con la lingua standard è rimasta quindi ininterrotta per secoli. Non a caso, la popolazione slovena di Trieste e Gorizia percepisce e difende la propria appartenenza alla lingua e alla cultura slovena, e in queste province operano scuole e altri enti culturali (organizzazioni ricreative, sportive, teatrali, musicali, ecc.) sloveni. Tali istituzioni hanno una lunga e solida tradizione (assente nel Friuli) che risale ancora al periodo dell’amministrazione austro-ungarica. Entrate a far parte dell’Italia, soprattutto nel secondo dopoguerra con la fine del fascismo (che aveva perseguito una politica di assimilazione culturale e linguistica) le comunità slovene di Trieste e Gorizia, sostenute dalla stessa Slovenia, poterono riannodare i fili di questa tradizione e usufruire nuovamente di tali istituzioni culturali. Queste contribuirono sensibilmente da un lato a promuovere la crescita culturale e sociale della minoranza, dall’altro a diffondere il modello linguistico dello standard sloveno, favorendone l’uso didattico ed evitando così un impiego esclusivamente dialettale della lingua. Analoga funzione è svolta dai numerosi organi di stampa (per es., il quotidiano «Primorski dnevnik») e dalle trasmissioni radiofoniche della RAI (Toso 2008: 84). 
In sloveno standard, infine, si esprimono gli autori letterari più affermati della zona, siano questi autori di prosa come B. Pahor, A. Rebula, F. Bevk o di poesia come M. KoÅ¡uta, M. Kravos, A. Gradnik, per citare solo quelli già affermati. 
Non va comunque dimenticato che anche in queste aree sono vivi i dialetti (per la precisione, il kraÅ¡ko e il notranjsko) e che anche qui esiste una produzione letteraria, soprattutto poetica, in vernacolo (per es., M. Mijot). Sempre in dialetto locale si tramanda anche qui una ricca tradizione popolare. 
Il rilievo del dialetto rimane comunque scarso, soprattutto se comparato a quello rilevato nella provincia di Udine. A eccezione dell’area del Collio, che presenta diglossia fra italiano (standard) e varietà dialettale slovena, nelle province di Trieste e Gorizia è ormai maturata una situazione di sostanziale bilinguismo italiano-sloveno. Contemporaneamente, opera però sempre anche una condizione di diglossia, dovuta al fatto che l’italiano e lo sloveno standard vengono utilizzati in situazioni e con ruoli diversificati e complementari. Esiste cioè un’indubbia distribuzione non paritaria delle due lingue, testimoniata anche dal fatto che i fenomeni di interferenza vanno oggi quasi esclusivamente in una sola direzione, dall’italiano verso lo sloveno e non dallo sloveno all’italiano (Francescato & IvaÅ¡ič 1978: 31-33). Usando le parole di Ž. Gruden, la situazione linguistica degli sloveni di Trieste «fluttua tra la politica linguistica dell’autorità, che spinge verso la diglossia e lo sforzo della minoranza, che tende ad assicurarsi il bilinguismo» (Gruden 1976-1977: 73). Non bisogna infine dimenticare la situazione di diglossia che si manifesta all’interno di ognuna delle due lingue, sloveno e italiano, quando accanto alla variante standard vengono anche utilizzati, in situazioni complementari, lo sloveno dialettale e il triestino. Nel complesso, lo sloveno della Venezia Giulia gode comunque di un grado di vitalità elevato. 
Studi
Benacchio, Rosanna (2002), I dialetti sloveni del Friuli tra periferia e contatto, Udine, Società Filologica Friulana. 
Francescato, Giuseppe &IvaÅ¡ič, Marta(1978), La comunità slovena in Italia: aspetti di una situazione bilingue, «Quaderni per la promozione del bilinguismo» 21-22, pp. 1-38. 
Gruden, Živa (1976-1977), Prispevek k spoznavanju jezikovne situacije tržaÅ¡kih Slovencev, «Jezik in slovstvo» 3, pp. 72-79. 
Steenwijk, Han (1992), The Slovene dialect of Resia. San Giorgio, Amsterdam, Atlanta. 
Steenwijk, Han (1994), Ortografia resiana. Tö joÅ¡t rozajanskë pïsanjë, Padova, CLEUP. 
Steenwijk Han (1995), Piccolo dizionario ortografico resiano. Mali bisidnik za tö joÅ¡t rozajanskë pïsanjë, Padova, CLEUP. 
Toso, Fiorenzo (2008), Le minoranze linguistiche in Italia, Bologna, il Mulino. 

http://www.treccani.it/enciclopedia/comunita-slovena_(Enciclopedia-dell’Italiano)/

Prima presentazione a Ginevra dello studio sulle aree di confine del Friuli/Slovenia

PROGETTO “National Borders and Social Boundaries in Europe: the case of Friuli” Il progetto scritto da Alessandro Monsutti e Stefano Morandini ha ottenuto un finanziamento del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (SNF). SOGGETTO PROPONENTE: Institut de Hautes études internationals et du development, Graduate Institute di Ginevra PARTNERS DI PROGETTO: Department of Ethnology and Cultural Anthropology dell’Università di Lubiana, Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società dell’Università degli studi di Udine, Department of Anthropology della Binghamton University di New York.

https://youtu.be/UwNMky9IdZo

Video da youtube

https://graduateinstitute.ch/communications/news/stories-without-borders?fbclid=IwAR1XF3ffPjhd7Uph6LbY_QH_96q6pF58lFsBjDCtOhoCRnos8BMSjFH1NWU

Cosa fa la Regione per il friulano?

I consiglieri del Patto per l’Autonomia interrogano Fedriga e Roberti

Cosa fa la Regione per il friulano?

23 maggio 2019

Dalla mancata adozione da parte della Regione in primis e di quasi tutte le altre pubbliche amministrazioni locali e regionali dei rispettivi Piani speciali di politica linguistica al mai attivato, seppur previsto, insegnamento del friulano nella scuola secondaria di primo grado, dalla scarsità di trasmissioni radiotelevisive in lingua friulana nel servizio pubblico radiotelevisivo alla condizione cronica di organico fortemente sottodimensionato dell’Agenzia regionale per la lingua friulana. Sono tanti, troppi, i ritardi nello stato di applicazione della legge regionale di tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana, evidenziati, nel dicembre 2017, dalla seconda Conferenza di verifica e di proposta sull’attuazione della normativa regionale.

Cosa è stato fatto nel frattempo dalla Regione per sanare le criticità riscontrate nei settori della pianificazione linguistica, istruzione, pubblica amministrazione e media? E quali azioni sono state programmate, visto che tra meno di un anno sarà convocata la terza Conferenza di verifica (secondo la norma entro i primi 24 mesi dall’inizio della legislatura, ndr)? Lo chiedono in un’interrogazione rivolta al presidente Massimiliano Fedriga e all’assessore competente Pierpaolo Roberti, depositata oggi, i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli, ricordando che “la Regione ha il diritto e il dovere di occuparsi della tutela linguistica delle sue lingue, attivandosi per la piena applicazione delle leggi di tutela delle minoranze”.

Bidoli e Moretuzzo sottolineano la crucialità della maggior tutela possibile per la lingua friulana e della diversità linguistica in genere per la crescita sociale, civile ed economica della regione, la cui autonomia e specialità trovano fondamento proprio nella presenza delle lingue friulana, slovena e tedesca.

http://www.ilfriuli.it/articolo/politica/cosa-fa-la-regione-per-il-friulano-question-/3/199119?fbclid=IwAR1sKiHqFa94yVCMnCJYGZ5u2Ee0LS3OEOkderIfbqAOe7-ieLP1-7EjxwQ

Proverbio friulano

“Se al svinte a San Grivôr / ‘i ‘n vin quarante dîs a fâ rumôr”

“Se soffia il vento il 9 maggio ne avremo per altri 40 giorni a far rumore”.  https://www.facebook.com/pg/vitaneicampi/posts/?ref=page_internal

Združenje/Associazione “Don Mario Cernet”

Sono passati quasi tre anni da quando i cartelli in italiano e sloveno posti lungo la strada statale sono stati subito imbrattati, con danno a un bene installato in base alle leggi statali e regionali. Nel pomeriggio di sabato, 11 maggio, in alcuni membri della nostra associazione e amici ci siamo ritrovati in piazza a Ugovizza, da dove siamo partiti per andare a ripulirli tutti insieme. Dalla nostra avevamo del diluente, stracci vecchi e buona volontà!
I nomi tradizionali dei nostri paesi – sia in sloveno, sia in tedesco sia in friulano – sono legati alle lingue della nostra valle. Hanno una propria storia e rappresentano una grande ricchezza, che noi stessi dobbiamo custodire.
Cogliamo l’occasione per rinnovare l’appello alle amministrazioni della Valcanale – tra l’altro espresso assieme agli amici del Kanaltaler Kulturverein due anni fa – per l’installazione di toponomastica in italiano, sloveno, tedesco e friulano con pari grafia all’inizio e alla fine dei centri abitati e all’inizio e alla fine dei territori comunali.
Altre realtà plurilingui dimostrano come l’iniziativa sia facilmente fattibile.
Le risorse finanziarie possono essere attinte direttamente dalle leggi di tutela delle minoranze linguistiche – ad esempio dalla legge 482/1999 di tutela delle minoranze linguistiche storiche – dietro presentazione di un progetto adeguatamente preparato.