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GLI SLAVI DEL FRIULI di Izmail Ivanovic Sreznevskij

ezimba15673799462303( dagli appunti di viaggio del professore di slavistica Izmail I.Sreznevskij  del 1841)         

dolina (10)
casa ristrutturata dai beni ambientali -Villanova delle grotte/Zavarh
Le case -hiše

Gli “Slovegni” (val Torre e Natisone) fanno le case (hiše) di pietra,che sono ancora più povere di quelle dei Resiani,benchè siano dello stesso stile. E’ “ricco” quel contadino che,oltre alla cucina,possiede un’altra stanza (izba),la camera da letto (tjamara za spat) ed una cantina (klijet),(zahljev).
Qualche casa è adorna di un balcone (pojòu).Le stalle sono nel cortile (hljev za žvino).Il cortile spesso non è recinto e separato da quello del vicino se non da un mucchio di letame:i recinti sono molto rari.Nel labirinto dei sentieri che si intrecciano nei cortili dei paesetti ci si può facilmente  smarrire-più d’una volta mi è toccato di chiedere che mi mostrassero la via per uscirne ed andare in questo o quel villaggio.Non ci sono affatto strade. 

I lavori  

 “Ohimè ,questi Schiavi! Vivono come ladri e senza una strada che entri od esca dai loro paesi!” mi disse in Friulano,descrivendomi quei poveri ” Slovegni “.Si scordava naturalmente che anch’essi nel piano vivevano così,or non è molto.

Le grandi famiglie si mantengono unite,senza che i figli e le figlie sposati si separino dai genitori.Tutti lavorano,senza distinzione,come in Resia,fin che hanno la forza.A me è capitato di vedere,sopra un onte,delle ragazze con le scuri,intente ad estrarre con gran fatica radici d’alberi dalla terra in mezzo alle rocce;dovevano portare da loro stesse quelle “legna” fino da basso ed alle loro case;ma lavoravano allegramente scherzavano e cantavano le loro canzoni,tutte coperte di sudore in quella inumana fatica.Ristettero per un minuto o due,piene di sudore,e ci indicarono la strada,poi,dopo averci augurato buon viaggio,ripresero a lavorare.

A S.Pietro ho veduto donne porre l’arco sopra un ripostiglio da loro edificato come bravi muratori .Non è raro vedere i  maschi affaccendarsi in cucina oppure alla filatura del lino.Ma nonostante la miseria,non ho veduto che pochissimi mendicanti,forse perchè,secondo la loro antichissima tradizione,i parenti anche più remoti provvedono ai poveri dando loro un tetto se non l’hanno.Inoltre lo “Slovegn” si vergogna di mendicare:non così ho notato fra i Friulani,i quali,sia grandi che piccini,sono subito pronti a domandare “per amore di Dio”.

dsc01687L’agricoltura ed i campi si trovano in condizioni pietose. Il mais è il prodotto principale, ma dov’esso non può crescere,seminano l’avena ,il miglio e più spesso la segala.I pochi campi più fortunati possono essere dissodati dall’aratro (plug) e rotti dall’erpice (grèba ) : vi attaccano cavalli e muli oppure buoi e vacche.I campi di lino (lyn ) sono coltivati con gran diligenza.Hanno orti ( zagraje ) per le ortaglie e frutteti
(vaàrti),nelle vicinanze dei villaggi,con castagni , meli ,fichi,peri,e ciliegi.
La selvaggina è abbastanza abbondante sui monti :il lupo,la volpe,il cervo ed il capriolo non si sono ancora trasferiti in quelle zone. Con una speciale rete (strjetka )le donne stesse danno la caccia alla volpe;però non è loro concesso il diritto di cacciare il cervo e il capriolo,benchè se  l’occasione si presentasse esse sarebbero capaci di attaccarli senza la benchè minima paura.

dsc01207Gli animali che gli “Slovegni” più allevano sono le pecore e le capre,non tutte le famiglie hanno però i mezzi per poterle allevare.Qualcuno possiede anche la mucca che dà il  latte ,pascola e porta la legna al mercato.

La tessitura della stoffa (part) ,del panno (sukno )e del mezzo panno (medželana ) viene fatta soprattutto d’inverno.D’estate fanno le stoviglie (posoda ) di legno e di creta,cuciono i vestiti ecc.In autunno s’affaccendano a costruire carri (vozi) e slitte a mano (posanje ). Benchè fare gli slittini sia relativamente facile ,il costume vieta alle donne di occuparsene ,mente non è loro affatto proibito di slittare giù dai monti.Molte donne vanno a guadagnarsi il pane in città,come domestiche,e a molte questo piace.

Degno d’ammirazione è l’amore al lavoro degli “Slovegni”.Mi capitò di vedere una donna che guidava una mucca attaccata all’erpice,e contemporaneamente,allattava il suo bambino ch’era legato al suo seno,con una fascia; non solo,ma essa pure filava,tenendo la lana dietro la cintola;si vedono talvolta donne badare alle pecore e capre come bravi pastori, e nello stesso tempo filare e cucire ,senza naturalmente scordarsi di cantare.

dal libro della mia biblioteca “Gli Slavi del Friuli” edito a cura del Circolo di Cultura resiano e del giornale Matajur -tip.Lukežič Gorizia

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La gerla (poesia)

070610chialminis02aUn tempo questa era la vita delle donne della Slavia friulana-Benečija!!!

Koš                              

Zjutra kar ustanim

muoj koš me že čaka

od njea se ne ubranim

fin zvèčar do mraka.

Za per nas morjèti živiti

s polentu an nu mar skute,

ja koš muoram nositi

anu spati u senu brez plahute…

                            dna Vizuojščica

scritto in dialetto sloveno di Vizont di 50 anni fa(oggi quasi scomparso)

dal mio archivio personale

La gerla

Al mattino quando mi alzo/mi aspetta la mia gerla/non me ne libero fino al tramonto./Per poter vivere da noi/con polenta e un po’ di ricotta/devo portare la gerla e dormire senza lenzuola.

una donna di Chialminis

Questa era la vita un tempo delle donne della Slavia friulana-Benečija

 Chialminis /Vizont è una piccola località del comune di Nimis, costituita da 4 borghi: borgo Tamar, borgo Uas, borgo Chiesa e borgo Vigant, sita a 682 m di altezza sul monte Bernadia, lungo la strada che collega Ramandolo a Villanova delle Grotte, località entrambe conosciute , l’una per la produzione vinicola l’altra per le grotte. Chialminis invece poco nota nonostante il suo contesto panoramico e paesaggistico, per i quali è definita da qualcuno come un “balcone aperto sulla pianura friulana”. E’ altresì un’oasi di pace, in un ambiente montano, rapidamente raggiungibile in quanto dista da Udine soli 28 km.

notizie e panorama di Chialminis da https://www.natisone.it/0_archivio_messe/messe2006/messe341.htm

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dal mio archivio personale
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Favole friulane

Le favole rappresentano uno degli elementi che accomunano culturalmente il popolo friulano.
La gente, nei secoli passati, ma anche nei momenti di difficoltà (esemplare è stato il periodo post-terremoto del 1976) ritrova il senso della comunità rimettendo insieme i ricordi e le tradizioni, e quindi anche i racconti che i vecchi hanno tramandato oralmente.
La posizione geografica della Regione, al confine con l’Austria e la Slovenia, ha storicamente posto il Friuli in condizione sia di subire innumerevoli invasioni straniere, sia di porre al popolo friulano condizioni favorevoli per emigrare negli stati limitrofi, anche stagionalmente. Ogni popolo, nel suo passaggio sul territorio friulano, ha lasciato tracce di culture diverse che si ritrovano anche nelle fiabe. In particolare molte favole friulane riecheggiano le più famose fiabe della tradizione germanica e nordica.
L’universo delineato dalla fantasia friulana è molto variegato, intimamente connesso alla realtà geografica, quindi legato alla terra, ai monti e alle grotte, fino al mare.

Protagonisti

I protagonisti sono gli animali, gli esseri mitici (gnomifollettiaganeorchi).
Un filone appartiene alle fiabe religiose, per lo più legate al tema dell’aldilà. Protagonisti ricorrenti sono il Signore e San Pietro.
Le fiabe storiche nascono da luoghi e personaggi storici, tra queste spiccano quelle dedicate ad Attila, che alla testa degli Unni calò sulla pianura friulana e distrusse Aquileia.
Esiste anche un filone di racconti satirici, per lo più utilizzati in occasioni propizie alla narrazione di storie allegre, alcune legate alla vita paesana e ai personaggi ridicoli che la popolano. Nei racconti della pianura, è ricorrente la ridicolizzazione dei carnici, che con semplicità e ingenuità scendono a valle dalle montagne e hanno difficoltà a districarsi nella vita della “più evoluta” pianura.

Raccolte

Le favole friulane vengono raccontate in forme diverse a seconda del territorio da cui provengono ed inoltre ciascun territorio ha le proprie specificità. Le fiabe di animali sono particolarmente diffuse nella val Resia, mentre nel resto del territorio sono scarse.

La narrativa popolare friulana è prevalentemente legata alla tradizione orale, tuttavia nel tempo, vari raccoglitori di fiabe hanno contribuito a far conoscere le fiabe friulane.

Caterina Percoto fu la prima raccoglitrice e rielaboratrice della narrativa popolare friulana e pubblicò nel 1863 Racconti, una raccolta di favole friulane.

Dolfo Zorzut tra il 1924 e il 1927 pubblicò per la Società filologica friulana Sot la nape..(I racconti del popolo friulano).

Italo Calvino nel 1956 pubblicò una storica raccolta di 200 fiabe popolari, le Fiabe italiane, che includono alcuni racconti della tradizione friulana….

https://www.wikiwand.com/it/Favole_friulane

 

tiaris3b1 – Lis aganis cui pîts di dindie

Gno barbe al contave (chê volte si contave tant tes stalis, no?) che di gnot si riscjave di cjatâ chistis fèminis, lis aganis, che de vite in sù e’ erin compagnis di noâtris e de vite in jù e’ èrin strambis parcech’e vèvin i pîts di dindie, che si vedèvin sot des còtulis. E’ erin bielis fèminis vistudis simpri a blanc, chistis aganis, e lis vedèvin cualchi volte ch’e balàvin tra di lôr di gnot. Cualchi volte e’ vignìvin a curiosâ dongje des stalis, là ch’e stave le int di sere. BURI

Le fate dai piedi di tacchina
Raccontava mio zio (a quei tempi si raccontava molto nelle stalle) che di notte si correva il rischio d’incontrare delle donne, le fate dell’acqua, che dalla vita in sù erano simili a noi e dalla vita in giù erano molto strane perché avevano i piedi di tacchina, che si scorgevano al di sotto delle gonne. Erano delle belle donne, sempre vestite di bianco, queste fate, e qualche volta si vedevano ballare di notte fra di loro. Talvolta venivano a curiosare vicino alle stalle, dove la gente si radunava di sera. BUTTRIO

2 – Lis aganis cu lis talpis di ôcje

Chisc’ contadins di une volte e’ jevàvin a une, a dôs par lâ a vôre. I nestris, par esempli, e’ vèvin sedis cjamps di prât là ch’e jé cumò le polvariere; e’ lèvin-jù a pît… trê oris di viaç. E’ contàvin che une volte un zòvin al ere stât a balâ. Cuanche ‘l é vignût cjase tart, e’ èrin za lâts-vìe ducj, chei di cjase. Alore, no?, pôre di sintîlis di so pari, al si é gambiât a le svelte e ‘l partìs cul falçut a pît, a dute gnot. Dopo un pôc al passe tal paîs ca dongje – Solescjan, mi pâr – e ‘l viôt ch’e balàvin te place. Ma chel che ‘l ere strani al ere ch’e èrin nome fantatis ch’e balàvin, bielis fantatis dutis vistudis a blanc. – Orpo! – ‘l à dite lui – Viôt ca ce furtune! -. Al cjape ‘l falçut e lu poe cuintri un mûr e ‘l va a balâ cun chistis fantatis.  E cussì al varà balât une miez’ore, fin quanche al cjale par cumbinazion par tiare, e no ti viòdial ch’e èrin lis aganis chês fantatis! E’ vèvin dutis lis talpis di ôcje. Chel fantat al à cjapade tante di chê pôre! Robis che nol mueri! Chistis robis e’ sucedèvin prime dal Concili di Trent. Dopo no si à plui vidût… CJAMINET

Le fate dalle zampe d’oca

I contadini di un tempo si alzavano all’una, alle due del mattino per andare al lavoro. Quelli della nostra famiglia, ad esempio, possedevano sedici campi a prato dove ora c’è la polveriera; e vi andavano a piedi… tre ore di cammino. Si diceva che una volta un giovane era andato a ballare. Rincasò tardi, quando i familiari se n’erano già tutti andati. Allora, per timore dei rimproveri del padre, si cambiò in fretta e partì a piedi, con la falce, a notte fonda. Dopo un tratto, attraversa un paese dei dintorni – Soleschiano, credo – e vede che stavano ballando nella piazza. Ma la cosa strana era che stavano ballando solo delle ragazze. Belle giovani, tutte vestite di bianco. – Perbacco! – disse – Guarda un po’ che colpo di fortuna!  Appoggia la falce ad un muro e va a ballare con le ragazze. Ballava da una mezz’ora, quando casualmente guardò in basso e si accorse che quelle ragazze erano delle fate dell’acqua. Avevano tutte le zampe d’oca. Il giovanotto si prese un tale spavento da restarci quasi secco. Queste cose avvenivano prima del Concilio di Trento. Poi non se ne è saputo più nulla… CAMINETTO

da https://www.natisone.it/0_store/furlanis/miti/cividat_1.htm

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La chiesa di Prato di Resia/Ravanza è santuario

10Chiesa-prato-di-Resia-300x200È con grande gioia ed immensa gratitudine che domenica, 10 marzo, la comunità cristiana della Val Resia ha appreso dalla cancelleria della Curia arcivescovile di Udine che è pronto il decreto con cui viene riconosciuto il titolo di Santuario alla chiesa di Prato di Resia.Nel foglietto domenicale distribuito nelle tre chiese parrocchiali di Resia ai fedeli dal vicario parrocchiale, don Alberto Zanier, leggiamo: «Nella disposizione del vescovo si sottolinea la storicità comprovata di tale titolo che va, quindi, ad aggiungersi a quello di parrocchia. Il decreto entrerà in vigore il 19 marzo 2019, solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria e patrono della Chiesa universale. In quel giorno lo stesso arcivescovo verrà a celebrare una santa messa solenne, nella quale, oltre a benedire la rinnovata statua di San Giuseppe, proclamerà in modo ufficiale il riconoscimento del titolo di santuario alla chiesa madre di tutta la vallata. Finalmente il desiderio della pietà popolare dei resiani è stato esaudito e Iddio onnipotente ci fa dono di questo santuario per la sua gloria ed in onore della Beata Vergine Maria, alla quale il popolo resiano si è sempre affidato con devozione e amore. Finalmente potremo dire che a Resia davvero la Madonna ha deciso di porre una sua sede particolare, dalla quale estendere i suoi benefici sui fedeli valligiani e pellegrini».

La Santa Messa, che sarà celebrata alle 18 in suffragio dei defunti padri di famiglia, di coloro che hanno offerto il contributo di adozione per la statua di San Giuseppe, sarà preceduta dai solenni vespri, che avranno inizio alle ore 17.

Almeno dal XVII secolo nella chiesa di Prato di Resia, proprio perché fino alla metà del XX secolo era l’unica parrocchiale e era ritenuta da sempre anche santuario mariano, venivano celebrate le messe di tutte le domeniche non impegnate dalle chiese filiali nonché tutte le altre feste dell’anno, tanto di precetto che di devozione, e di tutte le feste della Beata Vergine Maria.

Tra queste veniva solennizzata in modo particolare, appunto, quella di San Giuseppe, anche perché la chiesa possiede l’antica reliquia del Pallio di San Giuseppe con il relativo documento della Curia arcivescovile di Udine che ne certifica l’autenticità. Per tale importante occasione questa reliquia verrà esposta alla venerazione dei fedeli che in quel giorno vorranno visitare la chiesa-santuario.

Alcuni resiani impegnati mesi fa per la raccolta delle oltre 400 firme a sostegno della richiesta fatta alla Curia arcivescovile, attraverso le pagine del Dom vogliono ringraziare, oltre all’arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato per la benevolenza dimostrata verso tale richiesta, anche il vicario, don Alberto Zanier, che con la perseveranza e la determinazione che lo contraddistinguono ha preso a cuore la volontà degli abitanti della Val Resia, facendo iniziare l’iter burocratico presso gli uffici preposti e approntando l’edificio sacro in un modo degno del nome che porta. Per concludere, come scrive ancora don Zanier, «i resiani devono sentire questo santuario come il segno della loro rinascita spirituale, umana e sociale». (Sandro Quaglia)

https://www.dom.it/ravanska-cerkev-je-postala-svetisce_la-chiesa-di-prato-e-santuario/?fbclid=IwAR3eUdL6gZ6AkcFHx3En3tldKp5Cl23rjnTzVY9q-UEQ5SejjTxzm9BIzjc

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Ksenija Dobrila nuova presidente dell’ Skgz 🌹

IMG_5638Sabato 9 marzo,presso il Kulturni dom di Trieste ,si è tenuto il 27.congresso dell’ Skgz (unione culturale economico slovena).Dopo 22 anni Rudi Pavšič ha lasciato la carica a Ksenija Dobrila ,prima donna a capo dei vertici dell’ Skgz con un mandato di 3 anni.Al congresso hanno partecipato numerosi ospiti dalla Slovenia,Italia, Carinzia e Ungheria.Nell’ambito del congresso sono stati premiati il Circolo culturale Topolò e l’Associazione Culturale Museo Gente della Val Resia.

Buon lavoro- dobro delo !!!

Ho avuto il piacere di conoscere la prof.Dobrila quando ancora insegnavo a Prata di Pordenone.Avendo fatto un progetto sulle minoranze linguistiche del Friuli nelle classi quarte,andammo a San Dorligo della Valle/Dolina in visita alla scuola elementare slovena.La prof.Dobrila era dirigente scolastica e ci accolse calorosamente.I ragazzi hanno avuto l’opportunità di conoscere un’altra realtà scolastica e poi nella sala consigliare di provare le cuffie per la traduzione istantanea.Fu un’esperienza indimenticabile!💕

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Gli ” Slovègni “

DSC01673Da “Gli Slavi del Friuli” di Izmail.I.Sreznevskij (1812-1880) 

dalla relazione del viaggio fatto nella regione degli Slavi occidentali dall’eminente studioso russo nel 1841

Descrizione fisica e del carattere degli Slovègni

Gli “Slovègni” sono di statura superiore alla normale ed alcuni sono addirittura altissimi.Il viso hanno piccolo a paragone del corpo.La loro fisionomia esprime ardimento e fiducia in sè stessi,contemporaneamente a bontà.Abituati a sopportare estreme fatiche essi sono indifferenti alle malattie e ai mali.Affetti da gozzo e cretini non ce ne sono.Anzi,siccome i Tedeschi pare siano predisposti al gozzo,lo stesso gozzo essi denominano “niemčk”.

Non è affatto il caso di dire che gli “Slovegni “sono semplici: essi sono gentili ed ospitalissimi, ma anche duri e diffidenti. Essendo stati abituati a guardare la realtà dal lato più nero,forse per questo,tendono a serbare rancore. Essi  sono orgogliosi, sarcastici e spesso violenti. Non capita spesso che uno “Slovegno ” uccida un altro” Slovegn “,ma non è tanto una rarità che un Friulano venga ammazzato in mezzo ai loro monti (la nota in calce dice: adesso questi fattacci non si verificano.Gli omicidi sono rarissimi e non hanno una relazione alcuna con la nazionalità-evidentemente le informazioni del sacerdote di Nimis a questo proposito erano state terribilmente esagerate.Lo ” Slovegn” vede il Friulano e l’Italiano,considerandoli come degli esseri non del tutto umani ,anche se talvolta li aiuta……
Lo “Slovegn” è resistente,pieno di sopportazione ma poco industrioso e diligente. Egli sopporta l’avversa fortuna con stoicismo e senza lamentarsi.Nessuna avversità lo abbatte : i governi e gli ordinamenti veneziani l’hanno abituato a ogni cosa e tutti i mali egli considera nell’ordine naturale delle cose e non soltanto i suoi propri mali ma tutti;intanto custodisce gelosamente la sua primitiva moralità.
Gli ” Slovegni” pagano le tasse e vivono in villaggi, paesi e borgate,compresi i comuni. Ecco i nomi di alcune località: Flaipano (Flajpan),Ciseris (Cižirja), Sedilis (Sedila), Samardenchia (Samardenkija), Stella (Ternj), Zavarch (Zavarh), Pers (Brjeh),Cesariis (Podbardo), Pradielis (Ter ), Musi (Muzec),Lusevera (Bardo), Micottis (Mjakota),Monteaperta (Viškurša), Cornappo (Karnahta), Debellis (Debeliša),Tajpana (Tajpana), Montemaggiore (Brezja), Platischis (Platišča), Prosenicco (Prosnik),Subid (Subit), Forame (Maljina), Cergneu (Cernjev), Monte di Prato (Karniče) , Chialminis (Vizont), Loch (Loh), Bergogna (Bargin), Sello (Sedlo), Podbjella (Podbjela), Boreana (Burjana),Creda (Kreda), Caporetto (Kobarid), Luicco (Lučka) ,Drenchia (Dreka).(La nota in calce dice : Luicco,Caporetto,Sello,Podbiella e Boreana appartengono alla Contea di Gorizia e perciò all’Austria .

dal libro della mia biblioteca “”Gli Slavi del Friuli” (Friulskie Slavjane) –edito a cura del Circolo di Cultura Resiano e del giornale Matajur – Tipografia Lucchesi-Gorizia

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Gli Slavi del Friuli di Sreznevskij

Val_Resia
Di AlbertoMadrassi – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45529724

Sreznevskij  Izmail  Ivanovič. – Slavista (Jaroslavl´ 1812 – Pietroburgo 1880) prof. (dal 1847) nell’univ. di Pietroburgo. 

Izmail Sreznevskij eminente filologo,slavista,bibliologo,paleografo ed archeologo russo,fece un viaggio nell’alto Friuli nella primavera del 1841.
Nel 1839 gli venne dato l’incarico di viaggiare per tre anni nei paesi slavi al fine di intraprendere al ritorno l’istituzione di una cattedra di filologia slava.
Secondo le istruzioni dategli alla partenza avrebbe dovuto rivolgere attenzione particolare all’apprendimento pratico dei dialetti slavi : il suo compito principale era di registrare il regime di vita,le condizioni familiari e sociali,il grado di istruzione,le tradizioni antiche e le credenze,i pregiudizi e le superstizioni,i giochi,le feste,il modo di vestire,di nutrirsi .Il viaggio doveva essere fatto a piedi per poter osservare tutto,anche i villaggi più sperduti.
A queste istruzioni  lo studioso si attenne scrupolosamente ed il materiale da lui raccolto è una preziosa fonte di notizie ed osservazioni di una civiltà che è andata scomparendo, assorbita  da influenze esterne.
La relazione del viaggio ci tramanda tutto il patrimonio culturale disperso ed in gran parte ignorato.
RELAZIONE DEL VIAGGIO DI SREZNEVSKIJ TRA GLI SLAVI DEL FRIULI
(FRJULJSKIE SLAVJANE)da “Raccolta della Sezione Lingua e Letteratura Russa della Imperiale Accademia delle Scienze-Tomo XXI(1881)””E dove andrete dopo?”-mi chiese il buon sacerdote di Resia,mentre stavamo seduti sulla panca di pietra davanti alla canonica ed ammiravamo le vette di quel massiccio imponente che s’erge sull’opposto versante,quello a sud,della valle di Resia.-Vorrei andare a visitare gli “Slovègni”,risposi,in Carinzia m’hanno detto che ci sono degli Slavi in Friuli”.-Come no ,ma sicuro che ci sono.Guardi-ed il vecchietto mi indicò il monte Musi-lassù a destra della montagna c’è quel sentiero ,vede,si snoda fra quel verde,vicino a quel boschetto:pio là più in alto,fra le rocce;e lassù avanti in mezzo alla neve.Ebbene,percorrendo quel sentiero,un Resiano in 3 ore arriva fra quegli “Slovègni”….
Il 30 aprile 1841 partii dalla valle di Resia,prendendo la stessa via donde ero arrivato.A Resiutta però svoltai a sinistra in direzione di Cividale,ma avendo l’intenzione di penetrare fra i monti tute le volte che l’opportunità si fosse presentata di fare esplorazione.Al calar della notte arrivai a Tarcento…….
Altre Alpi corrono da nord a sud fra i fiumi Torre ed Isonzo,fino a Gradisca ed oltre là dove svaniscono insieme all’orizzonte.Tra queste Alpi vivono gli “Slovègni”,overossia gli “Schiavi”,come i loro vicini d’occidente usano chiamarli…..Soltanto nei villaggi di Ter (Lusevera) e Nimis incontrai sacerdoti slavi (la nota in calce avverte che Ter e Pradielis,Bardo è Lusevera.Nimis non è mai stata slava,mentre Romandolo e Cergneu sì)….

Solamente la più dura necessità potrebbe aver costretto degli esseri umani a stanziarsi in quelle gole.Massi enormi si accumulano gli uni sugli altri o per ripidi pendici o su pareti rocciose ,il tutto fra stentatissima vegetazione di rovi e sterpi.In mezzo alle sterili rocce i ruscelli impetuosi si sono scavati e continuano a scavarsi gole profonde.A coronare le montagne  si sono formati dei valloncelli ogni tanto,sotto frontali rocciosi,impedenti e minaccianti.Le valli,come siamo abituati a disegnarcele,non esistono là.Non c’è assolutamente nessun angolo di quella zona ,in cui l’uomo possa liberamente o per sua volontà sviluppare una qualsiasi economia agreste:egli deve raccogliere la misera zolla sulla ripida pendice e coltivarla,deve ritirarsi contro le rocce e nascondersi nei crepacci fra le pietre…..

Si può calcolare che nelle montagne del Friuli vivono circa 19.000 “Slovegni”-circa 7200 nel circondario di S.Pietro di Tarcento:3700 in quello di Nimis;7400 in quello di S.Pietro degli Schiavoni;500 in quello di S.Leonardo e 299 circa in quello di Cividale.Ogni anno le nascite sono circa 30-32 su su 1000 e ne muoiono circa 22-25 su mille(secondo il censimento del 31 dic.1871 c’erano 27.000 Slavi,esclusi i Resiani,in tutta l’Italia settentr.:di questi 15.588 nel circondario di S Pietro degli Schiavi ed i rimanenti nei circondari di Cividale,Tarcento e Gemona…….
Alcuni villaggi sono completamente slavi,altri son misti e comprendono anche elementi friulani).

fonte:Gli Slavi del Friuli -edito dal Circolo di Cultura Resiano -Tipografia Lucchesi-Gorizia

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La Treccani sulle minoranze linguistiche

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Il direttore generale, Massimo Bray, sull’importanza del pluralismo linguistico e culturale
L’Istituto, che pubblica la più nota enciclopedia italiana Treccani, sta realizzando un’iniziativa che ci riguarda direttamente.

Da metà dello scorso anno sul suo sito (www.treccani.it) pubblica contributi scientifici sulla situazione delle minoranze linguistiche e nazionali in Italia. La sezione dal titolo «Lingue sotto il tetto d’Italia.Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte» presenta ogni mese una delle dodici minoranze, menzionate dalla legge 482/1999.
Gli autori dei contributi prendono in esame gli effetti che ha avuto o meno la legge. Sono critici soprattutto rispetto al fatto che la legge statale 482/99 non valorizzi le differenze, «almeno in sostanza propone la stessa forma di tutela per tutte e 12 le minoranze, senza considerare le loro peculiarità storiche, territoriali e sociali»,ha scritto nella presentazione il redattore del progetto,Fiorenzo Toso. All’ “insuccesso” della legge 482/99 ha contribuito, secondo lui, anche l’imbroglio che alcuni Comuni hanno messo o hanno tentato di mettere in atto. Nell’intento di ricevere contributi finanziari, infatti, diverse decine di amministrazioni comunali hanno dichiarato di appartenere ad uno specifico territorio linguistico minoritario, nonostante non avessero nessun legame culturale e linguistico. Il sito dell’enciclopedia ha, finora, pubblicato nove contributi che riguardano: i catalani di Alghero, i friulani, i sardi, gli occitani, i sudtirolesi, i ladini, i francesi e i francoprovenzali. Sugli sloveni del Friuli Venezia Giulia il contributo è stato scritto
da Franco Finco di un’università carinziana, la facoltà di pedagogia di Klagenfurt.
Abbiamo chiesto al direttore generale dell’istituto Treccani, Massimo Bray, che anni fa nel governo di Enrico Letta dirigeva il ministero della Cultura, di fornirci maggiori informazioni sul progetto e sui suoi obiettivi.Ha detto che tra gli obiettivi dell’Istituto vi è la tutela della memoria e della cultura italiana. «In questo contesto la lingua riveste un ruolo centrale. Come si evince dal testo della Costituzione e dai valori che essa contempla, per le minoranze linguistiche e nazionali sono importanti la lingua, la storia, la cultura e le peculiarità di un determinato territorio. L’enciclopedia della lingua italiana ha dedicato molta attenzione alle minoranze linguistiche. Già in passato abbiamo presentato alla più ampia opinione pubblica culture specifiche di determinati territori», ha detto Bray e ha spiegato per quale ragione nell’introduzione il redattore ha scritto che con i contributi sulle minoranze desiderano rendere una panoramica sintetica e aggiornata sulla situazione e sulle condizioni delle minoranze linguistiche in Italia.
Ha detto che l’Italia, come altri Stati europei, è caratterizzata dal pluralismo linguistico e dal policentrismo.
«La costituzione italiana fa riferimento anche alla tutela delle minoranze linguistiche, che nel corso dei secoli hanno contribuito a plasmare la cultura in Italia. Dalla sua istituzione, nel 1925, l’Istituto Treccani si impegna a valorizzare diverse realtà, che compongono la società italiana». Abbiamo chiesto a Bray come lui stesso valuti
la conoscenza delle minoranze linguistiche e nazionali da parte dell’opinione pubblica in Italia. Ha risposto che c’è interesse per questo tema sociale. Ha sottolineato che il loro sito internet, che pubblica i contributi sulle lingue minoritarie, conta oltre 600mila visualizzazioni al giorno. «C’è quindi interesse ed è in aumento»,è convinto Bray..
M. C. H  (Primorski dnevnik, 3. 2. 2019)

dal Slovit del 28/02/19

Pubblicato in: eventi, friuli, minoranza slovena, minoranze linguistiche, musica

Rassegna musicale

53310329_1010896352443514_4960718270903615488_oDomenica, 17 marzo, alle 14.30 al centro culturale di Tarvisio/Trbiž si svolgerà la rassegna corale Koroška in Primorska pojeta 2019. Oltre all’Associazione Don Mario Cernet, collaborano alla sua organizzazione il Centro culturale sloveno Planika e le organizzazioni Krščanska kulturna zveza (Klagenfurt), Unione culturale cattolica slovena-Zskp (Gorizia/Gorica), Unione dei circoli culturali sloveni-Zskd, Unione dei cori parrocchiali sloveni-Zcpz, Zveza pevskih zborov Primorske e Fondo pubblico della Repubblica di Slovenia Javni sklad Republike RS za kulturne dejavnosti. Vi aspettiamo! 😊🌷🌼

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Silvana Fachin

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dal web

Silvana Fachin Schiavi, altrimenti conosciuta semplicemente come Silvana Fachin (Socchieve10 luglio1938), è una politica italiana.

Biografia

Nata a Socchieve, in Carnia, nel 1938, si laureò nel 1960 in lingue e letterature straniere a Milano, per poi specializzarsi negli Stati Uniti d’America e nel Regno Unito, titoli di studio che le permisero, dal 1971, d’insegnare didattica delle lingue moderne all’università di Udine. Tra il 1987 e il 1992 fu deputata indipendente nel Gruppo comunista – P.D.S., anni durante i quali presentò, assieme ad alcuni colleghi, la proposta di legge Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche.

Si occupò di educazione linguistica e del bilinguismo italiano – friulano e presiedette il comitato scientifico dell’Osservatorio regionale della lingua e della cultura friulane. Tradusse in friulano Aspettando Godot, col titolo Spietant Godò.

da https://www.wikiwand.com/it/Silvana_Fachin_Schiavi