ambiente, FVG

Riconfermata la bandiera blu a Grado e Lignano

 (ANSA) Confermata anche nel 2022 la Bandiera Blu per Grado (Gorizia) e Lignano Sabbiadoro (Udine). I due comuni sono gli unici in Friuli Venezia Giulia ad aver ottenuto il riconoscimento, assegnato dalla Foundation for Environmental Education (Fee) a un totale di 210 località rivierasche di tutta Italia.    Grado e Lignano, come nel 2021, hanno superato l’esame, che oltre alla validità delle acque di balneazione, valuta, tra le altre cose, efficienza della depurazione e della gestione dei rifiuti, aree pedonali, piste ciclabili, arredo urbano, aree verdi, servizi in spiaggia, abbattimento delle barriere architettoniche, strutture alberghiere, servizi d’utilità pubblica sanitaria, informazioni turistiche, pesca sostenibile.
    “E’ record nazionale!! – si legge sul profilo fb del Comune di Grado – siamo orgogliosi di annunciarvi che oggi Grado ha ottenuto la sua 34/a Bandiera Blu Fee, il più prestigioso riconoscimento per le località balneari!”.Per Lignano si tratta invece della 33/a. “L’amministrazione comunale insieme ai suoi cittadini non ha mai smesso di impegnarsi, ognuno per la propria competenza, per la conferma di questo prestigioso riconoscimento”, osserva l’assessore comunale all’Ambiente, Paolo Ciubej.

FVG, natura

La mora di gelso

da Vita nei Campi

di Raffaele Testolin

Il gelso non è spontaneo da noi, ma lo conosciamo da quando l’abbiamo introdotto dall’Asia a partire dal 1400 per alimentare i bacchi da seta. Dopo un ritorno di fiamma agli inizi dell’’800, quando lo Zanon rilanciò l’allevamento come fonte di reddito per le famiglie contadine, il bacco da seta è caduto in disuso. Un progetto finanziato dal Piano di Sviluppo Rurale prevede la reintroduzione dell’allevamento in Friuli e il riuso del gelso. Se son rose, fioriranno.

Esistono due varianti: il gelso bianco e il gelso nero. Il primo era tipicamente usato per l’alimentazione dei bacchi da seta e spesso non si vedevano i frutti a causa delle drastiche potature che subiva l’albero, al quale venivano tolti i rami con le foglie destinate all’alimentazione del nobile bruco. Il secondo, meno interessante per la bachicoltura, produce dei frutti neri (chiamate more, tecnicamente il frutto è un sorosio, cioè un frutto composito, fatto di piccole bacche) destinati alla produzione di confetture, succhi, sciroppi ed altri prodotti trasformati.

Se poi l’idea di produrre succhi e confetture non vi convince, leggete la letteratura e troverete che non c’è malattia umana che non venga contrastata da prodotti a base di frutti, foglie, corteccia e radici del povero gelso. Anche il bozzolo del bacco da seta è oggetto di sperimentazione per le sue proprietà farmacologiche.

Io ho qualche diffidenza per tutte queste proprietà medicinali e non pianterei il gelso per la mia salute e nemmeno per alimentare bacchi da seta, ma succhi e confetture sono una prelibatezza e, quando ho occasione di andare in Sicilia, non mi faccio mancare una granita a base di more di gelso.

Il gelso è pianta rustica, si adatta a tutti i tipi di terreno. Esistono piante maschili e piante femminili e per produrre frutti è necessario acquistare queste ultime. Tutti abbiamo negli occhi i bellissimi filari di gelso capitozzati lungo le vie di accesso alle dimore rustiche padronali in Friuli, ma provate a coltivarlo a cespuglio, dando alla pianta lo spazio necessario alla sua grande vigoria, Vedrete che spettacolo.

Anche il gelso – come altre piante di cui abbiamo parlato di recente – non ha bisogno di particolari cure, ma attenti che il bacco da seta non è l’unico bruco interessato al gelso. Altre specie di lepidotteri, se prendono di mira la vostra pianta, potrebbero defogliarla. Buona fortuna e arrivederci alla prossima puntata.

ambiente, FVG

IL TORRE

Anche oggi fa molto freddo!(-3)

Il Torre

Nasce in una delle zone più piovose d’Europa, ai piedi del monte Sorochiplas (1.084 m) nella catena prealpina dei Musi, ad una altitudine di 529 metri s.l.m.. Inizialmente scorre in una profonda forra che esso ha scavato, e che intaglia la prima catena montuosa delle Prealpi Giulie, ben visibile dalla pianura friulana orientale. All’uscita della zona collinare, dopo Tarcento e presso Nimis, e dopo aver ricevuto le acque del Cornappo, le sue acque vengono, in parte, captate da antiche rogge e da più moderne opere, per usi civili (acquedotti) e per l’irrigazione dell’arida campagna dell’alta pianura.

Presso Reana del Rojale (rojale in friulano significa roggia) e Savorgnano del Torre, dopo la “presa” delle rogge di Udine e Cividina, le acque tendono a disperdersi nel sottosuolo molto permeabile e per un lungo tratto il letto è normalmente asciutto, salvo dopo le piogge a monte. In questa parte mediana il letto ghiaioso è molto ampio (la larghezza raggiunge anche i 500 metri). Dopo Pradamano e la confluenza con la Malina, nei pressi di Trivignano Udinese riaffiora e riceve le acque del Natisone. Da qui scorre per un brevissimo tratto in provincia di Gorizia, ricevendo da sinistra il torrente Iudrio per poi rientrare in provincia di Udine dove, dopo 70 km, sfocia da destra nell’Isonzo.

da wikipedia

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Negli ultimi anni le temperature in Italia sono salite più velocemente che nel resto del mondo

Dal 1880 a oggi l’aumento è stato di 2,4 gradi, contro una media mondiale che sfiora l’1. Ecco quali sono le cause del surriscaldamento dello Stivale

Un record Ã¨ stato segnato a Floridia, città in provincia di Siracusa, alle 13:14 dell’11 agosto scorso: la colonnina di mercurio ha raggiunto i 48,8°C. Si dovrebbe trattare del primato europeo per la temperatura più calda mai registrata (l’Organizzazione metereologica mondiale ne sta valutando l’ufficializzazione). Tanto alta da superare il precedente record continentale di 48°C stabilito ad Atene nel 1977.

Quest’estate si è registrato un altro primato italiano in materia di temperature: 2,4°C. Sono i gradi in più segnati nello Stivale rispetto alla media dello stesso periodo nel 1880. Mentre, nello stesso periodo di tempo, la temperatura nel mondo è cresciuta intorno a 1°C. In sintesi, la temperatura in Italia è cresciuta più del doppio della media mondiale.PUBBLICITÀ

I numeri dell’aumento

Tra il 1981 e il 2010 la temperatura media annuale in Italia è cresciuta di circa 1,2 gradi. Se può sembrare poco, basti pensare che in precedenza la temperatura nazionale aveva impiegato circa un secolo per crescere di 1,7 gradi. Dagli anni Novanta del secolo scorso, le stime della temperatura media in Italia crescono a ritmi molto più alti della media mondiale. Secondo il report 10 key trend sul clima 2021, pubblicato a luglio da Italy4Climate, iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, nel 1990 la media nazionale di incremento della temperatura si attestava a circa 1,1°C contro gli 0,4°C a livello mondiale. Per fare alcuni esempi: se nel 2000, la media mondiale viaggiava su ±0,6°C , l’Italia era a Â±1,6°C. Nel 2010 i due dati passano, rispettivamente, a ±0,7°C e Â±1,9°C; nel 2020 a Â±0,9°C e Â±2,4°C.

Fonte: Elaborazione dati I4C su dati Nooa, Ispra, Cnr-Isac, European Severe Weather Database

Sono stime medie, ma segnalano un trend chiaro. Sicuramente innescato dal riscaldamento globale che anche nello Stivale produce effetti reali e contingenti. Secondo lo stesso report, nel 2020 lo European severe weather database ha censito per l’Italia “quasi 1.300 eventi meteorologici estremi connessi al cambiamento climatico. Si tratta del valore più alto mai registrato dopo l’anno record 2019. Dal 2008 si sono moltiplicati otto volte e sono cresciute tutte le tipologie di eventi estremi“.PUBBLICITÀ

4 ragioni del riscaldamento eccezionale

Le anomalie climatiche non possono avere spiegazioni precise dato il concorso di moltissimi fattori che innescano il surriscaldamento globale. Tuttavia con il supporto di Andrea Barbabella, coordinatore di I4Climate e uno dei curatori del rapporto citato in precedenza, Wired ha individuato almeno 4 motivi che contribuiscono a spiegare perché in Italia la temperatura cresce in modo straordinario.

Il primo è la posizione. Il bacino del Mediterraneo, è un hotspot climatico con caratteristiche molto particolari. Secondo il Consiglio nazionale delle ricerche, questi ‘punti caldi’ sono aree che si stanno riscaldando più rapidamente di altre (come per esempio l’Amazzonia o il Sahel). Pertanto si osservano variazioni importanti nei valori medi e nella variabilità di temperature e precipitazioni durante l’anno.

Il secondo è la geografia: la terraferma si riscalda molto più facilmente degli oceani. L’Italia è una penisola, quindi “una lingua calda circondata da un’area marina“:questa peculiarità incrementa probabilmente effetti meteorologici estremi, che possono contribuire a spiegare alterazioni diverse della temperatura media rispetto ad altre nazioni.

Terzo: lo scioglimento dei ghiacciai. il dato di incremento di temperature a livello nazionale è frutto di una media. E anche se può sembrare strano, in Italia le temperature sono aumentate molto più al Nord che al Sud. Questo accade soprattutto nelle Alpi Occidentali, dove si trova il Monte Bianco, perché il fenomeno di scioglimento dei ghiacciai incrementa la temperatura locale più della media di altre zone della penisola. E più di altre nazioni che non ospitano vette ricche di ghiacciai.

Quarto: a livello globale, l’emisfero settentrionale si riscalda più di quanto avviene nelle zone dell’emisfero australe. E la posizione italiana, come latitudine, può concorrere a peggiorare ulteriormente il fenomeno di surriscaldamento rispetto alla media dei paesi nello stesso emisfero. Ad ogni modo anche la Francia o la Spagna (che condividono alcune criticità simili rispetto ai punti citati in precedenza) potrebbero avere registrato temperature più alte della media mondiale.

La crescita della temperatura in Europa

Le variazioni climatiche non conoscono confini. E quelle che interessano l’Italia sono principalmente legate a ciò che accade in Europa. L’anno scorso, secondo il report State of the Climate, il vecchio continente è stato di 1,9°C più caldo rispetto alla media del periodo 1981-2010. E secondo Copernicus l’estate 2021 è stata la più calda di sempre in Europa. Superati, anche se di poco, i primati precedenti del 2010 e del 2018. Le  alluvioni in Europa centrale, gli incendi nell’area mediterranea o le “ondate di caldo” di agosto sono stati il frutto di un aumento di appena un grado rispetto alla media 1991-2020.

Per questo, quando si prevedono o affrontano incrementi della temperatura che sfiorano o superano i 2,5 gradi, gli effetti in termini di generazione di eventi climatici estremi sono imprevedibili. Ed è chiaro che se in Italia la crescita della temperatura è superiore alla media, le politiche di mitigazione e di adattamento messe in campo a livello nazionale dovranno essere ancora più efficaci e lungimiranti.https://www.wired.it/attualita/ambiente/2021/10/14/italia-riscaldamento-calore-ambiente-estate-media-mondo/

FVG, natura

Malga Strechizza — Camminabimbi

Circondata dalle splendide cime delle Giulie, Malga Strechizza si trova su un bel balcone panoramico raggiungibile lungo il sentiero CAI 608 da Valbruna. Avvicinamento: Arrivando da Udine, si esce dall’autostrada A23 a Valbruna-Malborghetto. Si può parcheggiare presso “La baita dei sapori” che si trova sulla sinistra lungo la strada che porta all’abitato del paese di […]

Malga Strechizza — Camminabimbi
FVG, natura

Montemaggiore (Brezje in sloveno) è una frazione del comune di Taipana, in provincia di Udine.

Il paesino è collocato ai piedi della Punta di Montemaggiore – Gran Monte (m 1613) ad un’altitudine di m 790. Attualmente vi risiedono circa 15 abitanti ma fino alla metà del secolo scorso era popolato da oltre 300 persone, in gran parte contadini e allevatori. Questi ultimi, all’inizio di ogni inverno, si spostavano con le mandrie e le famiglie nel villaggio più riparato di Sdregnobardo, dove avevano delle abitazioni e delle stalle che oggi sono in totale abbandono.

Alla fine della seconda guerra mondiale gran parte della popolazione fu costretta ad emigrare in Francia, Svizzera, Canada e perfino in Brasile. Il terremoto del 1976 dette il colpo finale a questo paesino che venne allora quasi completamente abbandonato nonostante la ricostruzione avvenuta negli anni ’80. Gran parte delle case sono infatti utilizzate prevalentemente soltanto nel periodo estivo. 

foto di Mateja da fb

FVG, natura

Che ‘fichi’… i fichi caramellati al rum

di Roberto Zottar

Nella sua storia alimentare l’uomo ha sempre avuto il problema della stagionalità delle materie prime vegetali e la necessità di doverle preservare per i futuri momenti di carenza di cibo. Una delle prime tecniche di conservazione sperimentate è stata l’essiccazione, utile soprattutto per la frutta. L’emblema ne è il fico che lasciato al sole per una settimana, aperto a metà ma tenuto insieme dal picciolo, lo si potrà poi mantenere intatto per un anno. I Romani chiamavano “mangiafichi” i panciuti esponenti delle classe agiate. Il frutto è citato da Plutarco che nelle “Vite parallele” racconta di Catone che porta al senato un fico colto tre giorni prima a Cartagine in modo da mostrare loro a quanta distanza si trovasse il nemico. Apicio, tra varie ricette, prepara un brodo di fichi e alloro e Columella suggerisce di essiccarli e pigiarli in recipienti di terracotta con semi di anice e finocchio. La Scuola Medica Salernitana era invece convinta che il fico fosse un eccitante erotico e ribadiva “… veneremque vocat, sed cuilibet obstat”, cioè provoca lo stimolo venereo anche a chi vi si oppone. A tavola i fichi riescono ad esprimersi al meglio, specie se in abbinamento ad altri alimenti quali anice e formaggio fresco, arance (la cui acidità ne bilancia la dolcezza), cioccolato (usato sia come copertura che come farcitura), mandorle, noci, fegato, carni da cortile e selvaggina (specie oca e anatra). In Friuli, oltre che in un difficile scioglilingua goriziano “Ŭs frescs fics fraits”, cioè uova fresche e fichi marci, i fichi, tra cui il notissimo figo moro di Caneva, entrano in cucina in molte pietanze e il loro sapore intenso ed il loro profumo li rendono particolarmente adatti ad una degustazione sia freschi sia anche in preparazione di numerosi piatti, dolci o salati, cotti o crudi, caldi o freddi, che ne valorizzano le caratteristiche gustative ed olfattive. Brevemente qui ricorderei il “Persùt cui fics”, dove il prosciutto San Daniele si sposa con la dolcezza del frutto, lo “strucolo de fighi”, ed il “pan de fighi”, che fino a pochi anni fa veniva dato come “giunta”, come si diceva allora, in panetteria.Come ricetta di oggi vi propongo dei fichi caramellati al rum. Mettete un kilo di fichi ritti in un tegame che li contenga in un unico strato. Copriteli con mezzo kilo di zucchero, un bicchiere di aceto e un bicchiere e mezzo d’acqua e fate bollire lentamente fino a quando il liquido non sarà sciropposo, ci vorranno due ore circa. Aggiungete del rum alla fine e invasate! Sono speciali con il gorgonzola, ma anche con formaggi sia stagionati che freschi o con un gelato o anche solo con panna montata.Buon appetito!

da vita nei campi fb