L’insegnante di Lusevera

Marisa Cher racconta:

Qui, dove oggi si trova il museo, una volta c’era una latteria. Per molti anni fece il lattaio Pietro Sinnico, che per lungo tempo era anche sindaco. Egli visse tra il 1895 e il 1965. Sopra la latteria c’era la scuola, in cui insegnava sua moglie Cristina (nata nel 1898). I bambini la temevano un po’,poiché usava una bacchetta e faceva stare i bambini inginocchiati sui sassi. Non poteva che essere severa,poiché aveva più di quaranta bambini per classe. Insegnava tutto il giorno, mattina e pomeriggio! Anche quando era già molto avanti con la gravidanza, veniva ancora a scuola. Aveva nove bambini. Inoltre, aiutava il marito, che faceva il sindaco, sebbene avesse compiuto solo tre anni di scuola elementare. Lei gli scriveva tutto esi prendeva cura della contabilità e delle carte in genere. Per questo motivo a casa poteva contare sull’aiuto diuna domestica, una donna che cucinava e si occupava tutto il giorno dei bambini.

È interessante la storia su come Cristina fosse diventata un’insegnante. Delle persone erano venute a piedi da Udine a Lusevera per chiedere se qualcuno fosse così bravo a scuola da poter andare a studiare a San Pietro al Natisone. L’insegnante aveva detto che aveva due brave scolari, Cristiana e un’altra bambina. Le due erano cugine. Le loro mamme erano, infatti, sorelle. La mamma di Cristina aveva detto: «Vai, se vuoi andare». La mamma dell’altra bambina aveva invece detto: «Perché dovresti andarci? Tu sei una donna, dovrai avere dei bambini…». Per questo motivo era partita solo Cristina. Era la fine di ottobre e faceva molto freddo. Lei aveva preso i guanti che non coprivano le dita e le calze di lana fatte da sua madre. Poi erano partiti ed erano andati a piedi fino a San Pietro al Natisone, prendendo delle scorciatoie. Cristina era ritornata a casa solo alla fine dell’anno per poi ritornare a studiare. Dopo sette anni aveva finito le scuole e aveva iniziato a insegnareall’età di 18, 19 anni, all’inizio a Villanova delle Grotte, poi a Lusevera. Insegnò per quarant’anni. Nel 1954 andò in pensione e morì nel 1984 all’età di 86 anni.

Tipologia: Testo
Racconta/canta/parla: Marisa Cher
Registrato da/chiede/annotato da: Barbara Ivančič Kutin
Luogo di registrazione: Bardo / Lusevera
Data di registrazione: 6. 6. 2013
Link: http://as.parsis.si/zborzbirk/zbirka-it.a5w?zid=1026

http://zborzbirk.zrc-sazu.si/it-it/raccontieimmagini/racconti.aspx

27 maggio 2019 – Quando ogni mattina facebook mi chiede a cosa penso … — Diari e Altro

http://diariealtro.it/?fbclid=IwAR0kXksgQOARZcgkX-j3mKjaxFrzSPgHIj6Y3PWPaVOrSz_HqPkFFgfnwcg

Eugenio Blanchini-sacerdote(1863 – 1921)

(Biacis di Lasiz 1863 – Udine 1921)
La famiglia
Gli studi
Le esperienze pastorali
Le attività socio pastorali

Don Eugenio Blanchini (in alto) con i ragazzi del suo ricreatorio festivo, 1902, particolare (Udine, chiesa di S. Giorgio maggiore, Archivio parrocchiale). immagine da http://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/blanchini-eugenio/

1° – Famiglia

Don Eugenio Blanchini è figlio di Giovanni e di Maria Rosa Podrecca, sorella dell’allora parroco di S.Leonardo.
E’ il terzogenito di quattro fratelli: Giuseppe, Angelica e Teresa. 

2° – Studi

Compie gli studi nel Seminario di Udine a partire dall’anno scolastico 1874-1975.
Ne è assente per due anni (1877-1879) a causa di una fragile condizione fisica, ma conclude regolarmente e brillantemente i sei anni di Ginnasio.
Chiude il ciclo degli studi teologici nel 1885 e, non avendo compiuto il ventitreesimo anno, viene ordinato sacerdote solo nel 1886.
Tra i suoi compagni ci sono mons. Ivan Trinko ed il prof. Francesco Musoni (lasciò il Seminario durante gli studi teologici). 

3° – Esperienze Pastorali (1886-1890)

La rotazione del servizio pastorale è connotata da un ritmo incalzante:
Erbezzo
Lasiz
mansionario nel Duomo di Cividale
docente nel collegio “Giovanni da Udine”
S. Wolfango
S. Maria la Longa. 

Circostanze sfavorevoli (il Collegio “Giovanni da Udine venne chiuso nel 1887) e soprattutto gravi problemi di salute condizionano i suoi primi anni di sacerdozio.
Negli anni 1887-1890 egli è cappellano/ospite/figlio del parroco di S.Maria la Longa, Grinovero, che lo ritempra fisicamente e moralmente. 

1890-1899
Ricopre la carica di vicedirettore dell’Orfanotrofio “Toniadini” di Udine. Di fatto, ha la responsabilità gestionale dell’Istituto perché il Direttore risiede altrove. 

1899-1921
Regge la Parrocchia di S.Giorgio Maggiore in Udine (Borgo Grazzano). 

4° – Attività sociopastorale

a) Agricoltura

Pubblicazioni: 

– Il metodo dell ‘agricoltura Solari e la questione agraria nell ‘economia pubblica e rurale in Italia (1897).
Ebbe una seconda edizione nel 1898. 

– La proprietà agraria ed i bisogni economici e sociali degli agricoltori nel Friuli italiano (1898).
Ebbe una seconda edizione nel 1900. Una parte del lavoro è dedicata alla situazione della Slavia. 

– Conferenze sulle Latterie Cooperative – Unione Professionale del Lavoro – Enciclica sulla Democrazia Cristiana (1901). 

– Tra il 1903 ed il 1906 “IlCrociato”, quotidiano cattolico diocesano, ospita alcuni suoi articoli su problemi specifici dell’agricoltura. 

b) Emigrazione

1901
il Blanchini è uno dei cofondatori del “Segretariato del Popolo”, patronato di assistenza legale, morale e materiale agli emigranti Questa iniziativa nasce come risposta del mondo cattolico all’iniziativa socialista che precedentemente aveva creato il “Segretariato dell’Emigrazione”. 

1902
don Eugenio diviene l’anima della “Unione di S.Raffaele tra i Sacerdoti per le Missioni agli Emigranti”. 

1903
si tiene in Udine il Congresso Nazionale dell’Emigrazione.
A rappresentare il “Segretariato del Popolo” sono delegati l’avv. Giuseppe Brosadola ed il Parroco di S.Giorgio. 

1900-1910
il Blanchini si prepara a visitare gli emigranti sul posto di lavoro apprendendo la lingua tedesca e studiando la possibile creazione di filiali del “Segretariato del Popolo” in loco. Lo fa, quindi, quasi annualmente e scegliendo i territori dell’impero austroungarico.
Mete dei suoi viaggi: Villaco – Linz – Knittefeld – Lehan – Leoben – Vienna – Graz – Marburg – Lubiana – Klagenfurt.
“Il Cittadino Italiano” prima, ed “Il Crociato” poi, quotidiani cattolici diocesani, pubblicano le sue corrispondenze dalle località visitate. 

c) Attività assistenziali, ricreative e formative per il mondo dei giovani

1902
inaugurazione ufficiale del Ricreatorio Festivo Udinese (presso l’attuale teatro S. Giorgio). Nel 1906 viene consegnato di “prepotenza” ai Padri Stimmatini. 

1904
inaugurazione ufficiale del Ricreatorio femminile udinese “Maria Immacolata”. 

1905
Fondazione della “Scuola per la formazione delle Figlie del Popolo”.
Questa scuola assume, successivamente, la denominazione “Istituto Tecnico Professionale don Eugenio Blanchini” e viene gestita, a partire dal 1922, dalle Suore Dorotee di Venezia. 

1910
il nuovo Arcivescovo Rossi lo affida d’autorità alle Ancelle di Carità presso la Chiesa di S. Spirito. 

1921
il Blancbini si spegne, in Udine, a 58 anni. 

dott. d. Elpidio Ellero

da DOM novembre 1980 n. 11

Don Eugenio Blanchini Sacerdote, educatore e operatore sociale (Biacis 1863 – Udine 1921) 

Mancava, nell’ambito degli studi storico-biografici friulani, un’opera su don Eugenio Bianchini, educatore ed operatore sociale, una contrastata figura di prete troppo presto dimenticata dopo la sua morte. 

Elpidio Ellero, docente di lettere presso la scuola media statale di Resia, è riuscito a colmare questo vuoto della storiografia friulana con la pubblicazione del volume:
” L’azione sociale e pedagogica di don Eugenio Blanchini 1863-1921 “
(prefazione di Ottorino Burelli).
La pubblicazione, edita con il contributo dell’Amministrazione Provinciale di Udine, si caratterizza per l’eleganza dello stile, l’accurata ricerca delle fonti storiche e l’efficace attenzione nel collocare la figura del Blanchini nel contesto ecclesiale, politico e sociale in cui è emersa. 

Parliamo sul nostro giornale di quest’opera perché don Eugenio Blanchini è un figlio, a dire il vero poco conosciuto, della Benecia.

Nacque, infatti, a Biacis (Pulfero; allora cappellania di Antro e comune di Tarcetta) il 7 marzo 1863. Il padre, Giovanni, era un agricoltore benestante e la madre, Maria Rosa Podrecca, donna religiosa e severa, era sorella dell’allora Parroco di S. Leonardo. Nonostante la salute malferma superò brillantemente gli studi nel Seminario di Udine, dove conobbe i coetanei e conterranei lvan Trinko e il futuro docente universitario Francesco Musoni. 

Venne ordinato prete il 23 aprile 1886 e cinque giorni dopo fu destinato alla cappellania di Erbezzo (Pulfero). Il Vescovo Berengo chiese la dispensa papale (don Eugenio non aveva l’età canonica) adducendo, tra i motivi, la notevole mancanza di sacerdoti che conoscessero lo sloveno da destinare alle popolazioni delle Valli. Gli inizi del suo ministero furono alquanto travagliati. In un anno e mezzo fu raggiunto da ben cinque decreti di nomina:

dopo Erbezzo per 15 giorni a Lasiz (Pulfero),
poi nel collegio Giovanni da Udine
e poi ancora a S. Volfango (Drenchia),
S. Maria la Longa
e infine vicedirettore, diligente e severo, all’orfanotrofio Tomadini di Udine (1890-1899). 

Nell’ottobre 1899 lascia il collegio per la parrocchia cittadina di S. Giorgio Maggiore.
E’ qui che don Blanchini, per oltre 20 anni,
” inclinato a ricercare le miserie dei poveri per correre in loro soccorso ” (Il metodo dell’agricoltura Solari…)
farà della sua comunità un centro di iniziative è attività rivolte in particolare al mondo giovanile ed operaio.
Il ricreatorio maschile e femminile, l’Istituto tecnico femminile, la Cassa operaia ecc., sono i frutti della sua lungimirante azione pastorale e sociale.
Questo stimolo ad operare nel mondo giovanile, operaio ed agricolo si inquadra in quel risveglia del mondo cattolico nei confronti della problematica sociale verificatosi alla fine del ‘800 dovuto anche all’avanzata socialista e viene sostenuto da una fitta corrispondenza e da una lunga amicizia con Giuseppe Toniolo dell’Università di Pisa.
Blanchini si interessò e scrisse soprattutto dei problemi dell’agricoltura considerata nei suoi risvolti tecnici, umani e sociali: divulgò il metodo Solari, denunciò lo sfruttamento dei braccianti e la polverizzazione delle proprietà, segnalò la cooperazione come rimedio ai tanti mali del mondo rurale. 

Il suo zelo e l’innata attenzione verso il mondo dei poveri ed emarginati portarono il Blanchini a valicare i confini italiani alla ricerca di quella massa di emigranti stagionali sfruttati nei cantieri e nelle fornaci dell’Austria e della Germania.
Istituì uffici di corrispondenza per l’assistenza religiosa, morale e materiale degli emigranti a Vienna, Graz Maribor, Lubiana, ecc. cercando nello stesso tempo di sensibilizzare l’opinione pubblica friulana con accorati interventi sulla stampa locale. 

Da questi semplici appunti si può comprendere come il Blanchini sia stato una figura di primo piano del mondo cattolico friulano negli anni a cavallo tra ‘800 e il ‘900 e come la sua azione, i suoi scritti e le sue istituzioni abbiano dato un notevole contributo non soltanto al suo tempo. Non possiamo dimenticare però che dan Eugenio Blanchini è figlio della nostra terra, un figlio illustre che pur dovendo, per motivi di salute, abbandonare la sua gente continuò ad interessarsi dei problemi che la affliggevano (Elpidio Ellero ha troppo presto dimenticato questo dato anagrafico del Blanchini cadendo negli errori che sono comuni a chi non pone una maggiore attenzione alla nostra storia e cultura). 

Nel suo scritto ” La Slavia ” infatti il Blanchini dimostra di conoscere molto bene la realtà culturale, economica e sociale delle Valli. 

Conosce le accuse di ” panslavismo ” rivolte ai preti che insegnano la dottrina e predicano in sloveno; conosce il carattere tendente all’individualismo ma anche l’onestà e l’ospitalità degli Sloveni e prospetta alcuni rimedi in campo sociale ed economico che, per certi aspetti, potrebbero essere ancora attuali:
la creazione di ” un consiglio di probiviri ” che potrebbero risolvere le frecìuenti liti fra la gente nel ricordo dell’antica e collaudata autonomia giudiziaria;
l’acquisizione di nuovi metodi nell’agricoltura con l’introduzione di diversi tipi di colture e di allevamento del bestiame, I’ istituzione di una cassa rurale, la creazione di una ” Società cooperativa di scambio fra i prodotti del basso e dell’alto Friuli “
(questo per eliminare il triste fenomeno del baratto). Blanchini insiste particolarmente sullo spirito di cooperazione che metterebbe i valligiani sulla strada dell'”unione professionale che diverrà la nuova base dell’economia sociale “. 

Così don Blanchini conclude il suo scritto: 

” Con la coscienza di fare un’opera eminentemente cristiana, vantaggiosa e civile, tutti gli Sloveni d’accordo devono fare bandire dai loro paesi i metodi antiquati di vita atomistica e puntigliosa che li dissangua, sventolando sopra di loro la bandiera su cui sta scritto:
Associazione cristiana e lavoro razionale.
Avanti sempre avanti.
Excelsior.
Živjo Sloveni”.
(La Slavia, Udine 1901, p. 28). G. B.

http://www.lintver.it/storia-personaggi-blanchinieugenio.html

San Paolino II d’Aquileia

S Paolino II Patriarca di Aquileia
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Briefliche_Erwaehnung
_Frankfurt_am_Main.jpg#/media/File:Briefliche_Erwaehnung_Frankfurt_am_Main.jp
Duomo di Udine, busto con reliquie del Patriarca Paolino


Paolino II d’Aquileia (Premariacco750 circa – Cividale11 gennaio802) è stato un vescovoitaliano, patriarca di Aquileia (che risiedeva a Cividale del Friuli) dal 787 all’802. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo ricorda il giorno 11 gennaio.

Biografia

Visse durante il periodo di transizione che vide il disfacimento del regno longobardo e l’affermarsi del dominio di Carlo Magno, con il quale collaborò, durante la lunga permanenza alla Corte dei Franchi, dal 777 fino al 787, quando fu chiamato a succedere al patriarca di Aquileia Sugualdo.Operò profonde trasformazioni nella sua diocesi, con riforme liturgiche, come si può desumere dagli Atti del Concilio di Cividale, del 796. Compose alcune poesie religiose e secolari, con notazioni in musica, tra cui la Regula Fidei e, secondo Dag NorbergUbi Caritas.
Combatté l’eresia adozionista, producendo alcune opere teologiche fra le quali: Libellus Sacrosyllabus contra ElipandumContra Felicem Libri Tres, e Liber Exhortationis. Partecipò inoltre al Concilio di Ratisbona del 792 e al Concilio di Francoforte del 794, proprio per contrastare l’adozionismo di Elipando di Toledo.
Mandò missionari per evangelizzare il vicino popolo degli Avari. Prima di diventare patriarca, fu magister grammaticus, alla schola palatina di Carlo Magno, dal 776 al 787, e collaborò con il monaco Alcuino.
Culto
Celebrato l’11 gennaio. Dal Martirologio Romano: “A Cividale del Friuli, san Paolino, vescovo di Aquileia, che si adoperò nel convertire alla fede gli Avari e gli Sloveni e dedicò al re Carlo Magno un celebre poema sulla regola di fede”. https://www.wikiwand.com/it/Paolino_II

Per approfondire vai qui http://www.treccani.it/enciclopedia/paolino-ii-patriarca-di-aquileia_%28Dizionario-Biografico%29/

FRIULI:la bussola del direttore🧭

16/05/2019da olgited, posted in friuli

Ecco una notizia che rende orgogliosi noi friulani. Un friulano, scienziato di fama mondiale e considerato il “padre della nanomedicina”, sarà a capo del Consiglio europeo della ricerca. Qui potete leggere di chi si tratta

da fb

MAURO FERRARI a capo del Consiglio europeo della ricerca,il friulano padre della “nano medicina”

Lo scienziato assumerà il suo nuovo ruolo a partire dal gennaio 2020. Il suo messaggio: “Accetto con grande entusiasmo, per me è un onore incredibile”…continua a leggere https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2019/05/14/news/a-capo-dell-european-research-council-mauro-ferrari-il-medico-friulano-padre-della-nano-medicina-1.32353525?refresh_ce

Mauro Ferrari (Padova1959) è uno scienziato italiano, impegnato principalmente nella ricerca sulle nanotecnologie e nel campo della bioingegneria applicate in medicina. È presidente e CEO del Houston Methodist Research Institute, direttore dal 2013 dell’Institute of Academic Medicine del Methodist Hospital System ed Executive Vice President del Methodist Hospital System (TMHS). È presidente della The Alliance for NanoHealth.

BIOGRAFIA

Dopo aver frequentato il liceo classico Jacopo Stellini di Udine, e essersi diplomato al liceo classico Dante di Firenze nel 1985 si laurea in Matematica all’Università di Padova e consegue il master (1987) ed il Ph.D. (1989) in ingegneria meccanica all’Università della California, Berkeley.. Studia medicina presso Ohio State University. Lavora come assistente (1990-95) e professore associato (1996-99) in Scienza ed Ingegneria dei Materiali ed in Ingegneria Civile all’Università della California a Berkeley…continua a leggere https://www.wikiwand.com/it/Mauro_Ferrari

E’ sposato, ha tre figli. Conduce una vita piena e felice, fino a quando la moglie si ammala di cancro e muore in breve tempo a soli 34 anni. Per il matematico italiano è un duro colpo. L’ accaduto lo fa riflettere sulla sofferenza e sul suo significato e, da religioso praticante, capisce ed accetta che il dolore “.
Ferrari decide quindi di dedicarsi allo studio della medicina allo scopo di sconfiggere il cancro, la malattia che gli ha portato via la donna amata. dal web

ELEZIONI COMUNALI

Restiamo in tema di elezioni. Questa volta comunali. Prima del voto di promesse se ne fanno tante, ma queste sono davvero originali. Di cosa si tratta? Trovate tutto in questo articolo

LE PROMESSE ELETTORALI DELLA LEGA;TOMBE DOPPIE E MENO ZANZARE

Pradamano, fa discutere il volantino distribuito a sostegno del candidato sindaco Livon Mossenta: «A disposizione per un confronto con lui, ma i problemi sono altri». Sulla rete è diventato in poco tempo virale, superando i confini di Pradamano. Il volantino diffuso dalla Lega di Pradamano, che promette «Tombe doppie, meno zanzare e più doposcuola», a sostegno del candidato sindaco Enzo Livon, ha fatto il giro dei social e di diversi siti internet…https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2019/05/14/news/le-promesse-elettorali-della-lega-tombe-doppie-e-meno-zanzare-1.32357549

Un fenomeno chiamato Salvini


Ecco la prima pagina del chiacchierato libro ‘Io sono Matteo Salvini’ di Chiara Giannini, escluso dal Salone del Libro di Torino

‘La cultura non si censura’ hanno urlato i fascisti che ai loro tempi d’oro i libri li bruciavano per la decisione, sacrosanta, di buttare fuori a pedate la casa editrice Altaforte di Casapound dal Salone del Libro di Torino. Per ‘cultura’, si intendeva in questo caso il libro di Chiara Giannini ‘Io sono Matteo Salvini – intervista allo specchio’, di cui, finalmente, vinti dalla curiosità, siamo riusciti a leggere almeno la prima pagina. 
Ed ecco cosa ci siamo persi al Salone del Libro, la Cultura con la C maiuscola che permea le pagine di questo documento di rara finezza letteraria: 
“Il suo è il cognome più cliccato su Google in Italia: è l’uomo più desiderato dalle donne dello Stivale, anche, di nascosto, da quelle di Sinistra, malgrado non abbia propriamente la faccia da Latin Lover”.
Questa è solo la prima frase, il resto non è difficile da immaginare. Di solito, in ambiente giornalistico, per intervista si intende un ritratto oggettivo, non una sviolinata infarcita di opinioni personali dell’autrice.

https://wordpress.com/block-editor/post/friulimultietnicoblog.wordpress.com/23934

Non ci posso credere,ma so che il potere seduce.Quasi tutti i dittatori erano amati dalle donne…

Klodič Ivan/Clodig Giovanni

PERSONAGGI DELLA BENECIJA DA RICORDARE

Klodič Ivan studioso, letterato,saggista ed educatore morì a Udine il 5 marzo 1898 al n°3 di una casa di piazzetta Antonini.Le più alte autorità e personalità della città nonchè un foltissimo gruppo di sloveni delle valli del Natisone e gli studenti dell’istituto tecnico accompagnavano all’estrema dimora un grande figlio della Beneška Slovenija: Ivan Klodič dal nome del paese cui ebbe i natali, nella piccola e ridente valle del Kozica, il 14 giugno 1828.

foto da
http://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/clodig-giovanni/

Di modesta, umile ma onoratissim a famiglia, Ivan Klodič era il più giovane di sei fratelli. Dimostratosi subito di vivace intelligenza , superò brillantemente la scuola elementare al suo paese poi frequentò con il massimo profitto i corsi del ginnasio-liceo: era uno studente esemplare e ogni anno conseguì la promozione con piena lode. Di diverso avviso dei genitori che, per consuetudine paesana, intendevano iniziarlo alla carriera ecclesiastica. Ivan Klodič si iscrisse all’Università di Padova alla facoltà di matematica verso la quale sentiva una grande predisposizione. Erano i tempi ardenti della prima guerra d ’indipendenza italiana (1848) e Ivan, messi da parte i doveri di studente e convinto di recare un valido contributo alla libertà della sua amatissima terra, si inserì nella lotta contro l’allora dispotica e assolutista Austria degli Absburgo. Eccolo quindi, quale sottufficiale di artiglieria, partecipare già dall’8 febbraio 1848 alla lotta di liberazione; e fu quando la squilla della campana universitaria di « Palazzo Bò » chiamò a raccolta coloro che si sentivano pervasi da spirito di giustizia e decisi a battersi per la libertà. Partecipò anche alle battaglie di Montebello e di Vicenza. Ritornò poi agli studi prediletti laureandosi brillantemente in matematica. Continuando gli studi conseguì anche il diploma di ingegnere e architetto nonché l’abilitazione all’insegnamento delle scienze fisiche. Quest’ ultimo titolo gli aprì la porta del Liceo Classico di Udine. Un anno dopo insegnava pure all’Istituto Tecnico ove emersero le sue eccezionali doti didattiche proprie dell’insegnante perfetto e brillante, comprensivo e cosciente; ed appunto per queste sue doti si fece subito amare e stimare da tutti gli studenti mentre la cittadinanza udinese accolse nel suo circolo culturale uno sloveno dotato di alto intelletto e cultura. Ivan Klodič venne chiamato a far parte della Commissione Sanitaria Provinciale, fu nominato consigliere del Mandamento e Presidente di varie associazioni a carattere scientifico e tecnico. Quale membro dell’Accademia Udinese, si fece presto notare imponendosi all’attenzione degli studiosi, anche fuori del Friuli, con varie opere scientifiche le quali contribuirono non poco allo sviluppo delle scienze fisiche, opere che gli valsero appunto meritata fama di scienziato di alto valore. Sono suoi i vari studi sulle « Osservazioni metereologiche » pubblicati sul Bollettino dell’Associazione Agricola Friulana, sul « Clima della Provincia di Udine », « Della funzione del termometro come manometro nelle caldaie a vapore », « Intorno ai metodi principali che seguonsi nell’esporre il calcolo differenziale », « La livellazione barometrica del Monte Matajur nel Friuli ». Ma Ivan Klodič ebbe anche tempo di occuparsi dell’elettrostatica pubblicando pregevoli lavori tra cui: « Sopra un modo d’interpretare i fenomeni elettrostatici », « I parafulmini » e « Il Distretto di San Pietro degli Sloveni ed il nubifragio dell’8 luglio ». Ma se il suo genere prediletto — oggi si direbbe « hobby » — erano i fenomeni fisici della natura, il Klodič si sentì pure attratto dai problem i di ordine letterario e pedagogico. Famosa la sua conferenza su « Fra Paolo Sarpi consultore e teologo » in cui egli magistralmente analizza l’opera del frate veneziano della Controriforma cattolica, e come storico e come teologo. Per ultimo è doveroso ricordare i suoi « Principii dell’agricoltura insegnati ai fanciulli », con cui il Klodič , si proponeva di inculcare ai giovani l’amore per la coltivazione dei campi. Figlio di contadini, Ivan Klodič difese con alquanto calore la causa della redenzione dei poveri lavoratori della terra per anni e anni, e con successo a Roma. Fu anche sostenitore degli interessi del suo Distretto (il Distretto Sloveno di San Pietro) come ha ricordato nella sua commemorazione funebre il pur indimenticabile Francesco Musoni. Socievole, di animo aperto e generoso, Ivan Klodič lasciò veramente in eredità a noi i segni più alti della sua straordinaria e benemerita attività. La morte di questo illustre figlio della nostra terra destò in tutti, e non solo nella Beneška Slovenija e nel Friuli ma anche in Italia e all’estero, profonda commozione e cordoglio. Lo stesso Ministero della Pubblica Istruzione di Roma espresse alla famiglia il più commosso e profondo cordoglio per la grave incolmabile perdita. Più di tutti lo compiansero — oltre beninteso alle adorate figlie Maria, Emilia e Lucilla — i suoi affezionati e riconoscenti allievi ai quali per tanti e tanti anni insegnò loro la fisica. Pertanto la sua perdita suscitò rimpianto, commozione e dolore intensissimo particolarmente nella terra che egli amò fino all’ultimo istante della sua vita; terra che in quel giorno di gravissimo lutto era rappresentata dalle popolazioni dei Comuni di Dreka/Drenchia, Grmek/Grimacco, Sv. Lenart/S.Leonardo, Srednje/Stregna, Tarčet/Tarcetta, Ronec/Rodda e San Pietro degli Sloveni; terra che con la scomparsa di Ivan Klodič sentì di aver perduto per sempre un altro dei suoi più illustri figli .

dal mio archivio personale