D’estate – Pierluigi Cappello

Ancora qui, ancora come
ancora sempre
come dove si sta;
quando comincia
il verde comincia
dove finiscono i cordoli
un breve vento trascorre
le fresche siepi in ombra
la forma del loro sostare
lo sguardo che le allontana;
fumo la sigaretta del mattino
per ricordarti aurora:
c’è un biondo di capelli che splende
come una nascita, e vola;
un seno che fa nuvola
nella camicetta bianca
tu che salutando vieni incontro
alla domenica dei miei occhi
la piana felicità di chi le cose
le vede nel persistere di cose.
È ricordarti
che pian piano ti allontana.

Pierluigi Cappello

da “Assetto di volo. Poesie 1992-2005”, Crocetti Editore, 2006

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Notte di San Lorenzo

Notte di San Lorenzo

Guarda che cielo stellato
tutte queste stelle brillano
per ricordarti che siamo magia,
e che il cuore è fatto per desiderare.
Nella notte di San Lorenzo guarda all’insù
una stella brilla solo per te.
Stephen Littleword

Tarvisio-Tarvis-Trbiž

Lago di Fusine
Di Naturpuur – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=68522588

TARVISIO

Dolce paradiso,
oasi rigenerante per il cuore,
per tutti i nostri sensi.
camminare
in mezzo a luoghi
incantati,
dove il tempo
scorre lento,
scandito solo
dai rumori
della natura :
lo scroscio dell’acqua,
che scorre impetuosa
nell’orrido dello Slizza,
mentre scivola piano
nei laghi del Fusine.
Passeggiare rinvigoriti
dall’aria fresca,
e notare
delle piccole papere,
tranquille,
navigare in silenzio
sull’acqua del lago Superiore.
Ecco,
restare qui
a sognare,
cullati dal vento,
o intiepiditi dal sole

Isabella Scotti

https://isabellascotti.wordpress.com/
tratta dal libro ” Miscellanea”.

Grazie Isabella Scotti per avermi mandato questa splendida poesia!

Tarvisio (Tarvis in tedesco e friulanoTrbiž in sloveno) è un comune italiano di 4.222 abitanti in Friuli-Venezia Giulia. È il comune più orientale della provincia ed il più esteso della Regione.

Lingue e dialetti

Analogamente ai vicini Malborghetto Valbruna e Pontebba, anche Tarvisio è un comune tetralingue in cui, oltre all’italiano, vengono parlati anche lo sloveno, il tedesco e il friulano.

Da un punto di vista storico è lo sloveno-carinziano l’idioma più antico della val Canale, parlato almeno dal VII secolo. Il tedesco, di tipo bavarese-carinziano, si è diffuso a partire dal basso medioevo, favorito dal dominio dei vescovi di Bamberga prima e degli Asburgo poi. Il friulano è invece il risultato delle recenti immigrazioni seguite all’annessione al Regno d’Italia dopo la grande guerra e per questo non appartiene a un dialetto preciso, ma riflette i caratteri di diverse varietà[12].

La distribuzione di questi gruppi linguistici (come in tutta la Val Canale, del resto) non è omogenea, sicché nelle frazioni possono coesistere idiomi differenti; anzi, normalmente gli abitanti sono in grado di comprendere o addirittura parlare più lingue. A Tarvisio capoluogo la maggioranza della popolazione è di madrelingua italiana o friulana, ma sussiste anche una percentuale di germanofoni non trascurabile. A Fusine prevale il tedesco, mentre Camporosso e Cave del Predil sembrano essere soprattutto slovenofone

Le tre lingue sono soggette a tutela in base a leggi regionali e nazionali.

.. https://www.wikiwand.com/it/Tarvisio

Giorgio Ferigo (poeti friulani)

Il timp

fotografia di Danilo De Marco

Timp dai baraçs

i mi soi scuviert fuea ai tiei ramaç

tu mi sês Norte

Timp dai sclopons

paràulas sofladas tal segrêt dai cjantons

tu mi sês Norte

Timp dal muiart

il Dean i ai passât par cjatâti, gno mâl fuart

tu mi sês Norte

Timp das radîs

amȏr malnudrit, fadia di essi vifs

tu mi sês Norte

Timpo da giuligna paràulas fruiadas, bussadas glaçadas

tu mi eras Nort

E alora i lu vent par un franc

il gno cûr di banda che cumò al buta sanc

nol à plui il Nort

Il tempo. Tempo dei rovi / mi sono scoperto foglia ai tuoi rami / sei il mio Nord // Tempo dei soffioni / parole sussurrate nel segreto degli angoli / sei il mio Nord // Tempo dell’ultimo fieno / ho attraversato il Decano per trovarti mio male forte / sei il mio Nord // Tempo delle radici / amore malnutrito / fatica di essere vivi / sei il mio Nord // Tempo della brina / parole logore, baci gelati / eri il mio Nord // E allora lo vendo per una lira / il mio cuore di latta / che adesso butta sangue / non ha più il Nord https://www.nazioneindiana.com/2015/09/11/giorgio-ferigo-poeti-friulani-6/

Le cicale

Son tornate le cicale,

ascolto all’ombra di un albero

il loro concerto assordante.

Sono la colonna sonora

della stagione estiva,

le ho solo sentite

ma mai viste.

Girasole poesia di E.Montale

Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

Poesie scelte: EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925).

Eugenio Montale (Genova12 ottobre1896 – Milano12 settembre1981) è stato un giornalistapoeta e scrittoreitalianopremio Nobel per la letteratura nel 1975.

https://www.libriantichionline.com/divagazioni/eugenio_montale_portami_il_girasole

Aleš Šteger

Aleš Šteger è un poeta, scrittore, redattore e critico letterario sloveno. Aleš appartiene a una generazione di scrittori che ha iniziato a pubblicare subito dopo la caduta della Jugoslavia.

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VRT, POLN ROŽ

Da smo ljudje ocean, je rekla
In zanesla še eno žličko kaviarja 
V svoja nepremična finska usta. 
Da je ljubosumje utvara posesti 
In da nič takega več ne čuti,
Ne ob svojem možu
Ne ob katerem od svojih ljubimcev, 
Nič, nič, čisto nič,
Razen mogoče hladne topline belih noči, 
Ko jo držijo v potnem objemu, 
Razen mogoče nespoštovanja,
Ko telo moževe ljubice ni lepše kot njeno. 
Da je ljubezen zavest, da ne poseduje, 
Je rekla in zanesla košček lososa 
V svoja mala finska usta,
Da nič, nič, nič ne ostane v lasti,
Je rekla poželjivo z vsem ubitim v sebi, 
Da ni, da ne bo nikdar razumela, 
Kako si nekdo odprtih oči
Želi le eno vrtnico v vrtu, polnem rož.


GIARDINO PIENO DI FIORI

Disse che – noi, gente – siamo un oceano
E si portò un altro cucchiaino di caviale 
Nella sua immobile bocca finlandese.
Che la gelosia è un’illusione di possesso
E che ormai non sente più niente di simile,
Neanche con suo marito
E nemmeno con qualche suo amante,
Niente, niente, proprio niente,
Tranne forse il freddo calore delle notti bianche,
Mentre la stringono tra le braccia sudate,
Eccetto forse la mancanza di stima, in quanto
Il corpo dell’amante del marito è meno bello del suo.
Che l’amore è la consapevolezza di non possedere,
Disse, e si portò un pezzetto di salmone
Nella sua piccola bocca finlandese,
Che niente, niente, niente resta in possesso,
Disse con voluttà ma con la morte nel cuore,
E che non ha mai capito né mai capirà
Come qualcuno ad occhi aperti desideri 
Una sola rosa in un giardino pieno di fiori.

traduzione di Jolka Milič

http://www.filidaquilone.it/num026milic.html

Filastrocca attuale

Nel paese della bugia,
la verità è una malattia.
Non ha vaccino, non ha cura
e neanche a metri si misura;
la verità è presagio solo di buona sorte
e ai bugiardi non rimane
che tenersi il naso lungo o le gambe corte.

Gianni Rodari

Solo così

So ben poco.
Ciò che mi hanno insegnato
e le mie esperienze personali
bastano appena per un pugno di verità.
Le ripeto tra la gente
che in apparenza la pensa come me,
e le colloco
tra me e gli altri come uno steccato,
dietro cui i miei pensieri particolari
si muovono al sicuro.
Non temo di parlare in pubblico,
ma definire le cose
in quanto tali, esattamente,
esige forza.
Devi essere aperto
come una ferita,
perché il vero nome delle cose
è nascosto
sotto il primo, il secondo e
il terzo strato delle parole
o ancora più in fondo.
Non è possibile scavare
di continuo nel proprio intimo
senza conseguenze durature
e inoltre è perfino inutile
guidare teste che corrono a vuoto
e forestieri, giunti da lontano,
attraverso una miniera,
ricca di metalli che
nemmeno apprezzano.
Soltanto
per non dimenticare chi sono,
e per coloro
che senza questo alimento
non riescono a vivere,
penetro spontaneamente
come il simbolico pellicano
nel mio cuore tenebroso.
Così intendo questo mondo.
E non so vivere
diversamente.
Tutto il resto è sonno
e nulla.

Kajetan Kovič

fonte https://wordpress.com/read/feeds/94282309/posts/2323243186

Kajetan Kovič è nato a Maribor in Slovenia nel 1931. Nel 1956 si è laureato all’Università di Lubiana (sezione per la letteratura mondiale e la teoria letteraria). Per molti anni è stato redattore capo della Casa editrice di stato della Slovenia) a Lubiana.
È membro dell’Associazione degli scrittori sloveni, del PEN sloveno e membro onorario dell’Associazione degli scrittori ungheresi. Dal 1991 è anche membro dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubiana, la città dove vive.
Ha pubblicato numerose raccolte di poesie, tra cui “Ogenjvoda” (Acqua di fuoco), 1965, Premio fondazione Prešeren 1967; “Labrador”, 1976, Premio Prešeren 1978 (si tratta del premio nazionale più prestigioso); “Le ore del sambuco”, 1999, e romanzi tra cui “Tekma” (La partita), 1965, “Pot v Trento” (Un viaggio a Trento), 1994 e “Il professore di immaginazione” (Professor Domišìjije), 1996, un romanzo realistico, poetico e ironico al tempo stesso, ambientato a Lubiana nei mesi che precedono il terremoto del 1895. Ha pubblicato anche libri di poesia e di prosa per l’infanzia.
È un poeta famoso e pubblicato in tutto il mondo. I suoi libri sono stati tradotti in inglese, tedesco, italiano, ungherese, croato, greco, macedone, ceco e slovacco, serbo e ungherese; lui traduce poesia dal tedesco, francese, russo, ceco e ungherese. In Italia: Campanotto (Udine) ha pubblicato, nel 1999, la raccolta (con testi a fronte) “Le ore di sambuco” (Bezgove ure), tradotta e curata da Jolka Milic, e l’editrice Hefti di Milano, nel 2000, il romanzo breve “Il professore di immaginazione” (Profesor domišljije), tradotto da Tomo Jurca e Paolo Belotto.
Nel 2004 ha preso parte a “Il cammino delle comete” (Pistoia).
Il 7 novembre 2014, dopo una lunga malattia, Kajetan Kovič si è spento a Lubiana.

http://www.casadellapoesia.org/poeti/kovi-kajetan/biografia

UMBERTO SABA – Notte d’estate


Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l’aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.

Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.

https://libreriamo.it/libri/le-10-poesie-belle-dedicate-estate/

Umberto Sabapseudonimo di Umberto Poli (Trieste9 marzo1883 – Gorizia25 agosto 1957), è stato un poetascrittore e aforista italiano.

Firma di Umberto Saba

Firma di Umberto Saba

«Parlavo vivo a un popolo di morti.
Morto alloro rifiuto e chiedo oblio.»
(da Epigrafe)