Il consigliere e gli argini delle parole — NoviMatajur

Bastano la rabbia, la delusione e la distanza che ormai la politica ha messo – irrimediabilmente? – tra sé e i cittadini per spiegare l’uso volgare del linguaggio di certi politici, anche nostrani?
Per gli esperti di comunicazione il fenomeno non nasce certo oggi ma certo l’avvento dei social, sui quali gli interventi richiedono brevità e incisività, ha permesso di superare abbondantemente gli argini della buona educazione e del buon senso.
Ultimo caso, tutto nostro, è quello che ha visto per protagonista il consigliere regionale leghista Danilo Slokar che,
bontà sua, verrà probabilmente ricordato dai posteri più per aver evocato, durante una festa del suo partito a Trieste, “il ritorno alle armi contro i fascisti del Partito democratico” che per qualche suo provvedimento politico. Slokar, va detto a onor di cronaca, ha voluto metterci una (mezza) pezza affermando di essere “sinceramente dispiaciuto che alcune parole, pronunciate in un contesto particolare, vengano ricondotte a intenzioni violente, ben lontane dal mio modo di essere e di pensare.”
In questo caso non si può neanche dire che la smentita sia una mezza conferma, poiché in realtà il consigliere leghista non smentisce del tutto una frase che, comunque la si voglia vedere, è un indicatore del clima politico che stiamo
vivendo. Non confronto ma battaglia, non avversari ma nemici, da combattere anche
con mezzi impropri.
Per tornare alla domanda iniziale, è solo una questione di disillusione quella che ha portato a tutto questo? La politica c’entra eccome ma, anche se suona banale dirlo, essa è lo specchio della società in cui viviamo, in cui noi stessi fatichiamo a riconoscerci. Se il linguaggio si sta impoverendo, decadendo, e non solo nella politica, è perché facciamo sempre più fatica a convivere con l’insulto e al contempo a dare un senso alla dignità. (m.o.)

https://novimatajur.it/opinioni/il-consigliere-e-gli-argini-delle-parole.html

Nel programma del governo GialloRosso c’è la tutela anche del FVG


Stesso Presidente del Consiglio dei ministri, diversa maggioranza. Da gialloverde, a giallorossa. Questa volta a cambiare non è l’allenatore, per usare una metafora calcistica, ma la squadra. Per quello che è il governo forse più  spostato a “sinistra” degli ultimi decenni. Interessante notare come all’interno del programma di governo vi sia questo passaggio: “garantire il rispetto delle autonomie a statuto speciale e la tutela delle minoranze linguistiche”. Al capitolo 20. Una norma pensata anche e non solo per il Friuli Venezia Giulia. Dunque c’è anche la tutela del sistema FVG all’interno di questo programma. Regione che deve la sua specialità proprio al plurilinguismo con le sue radici slave, latine e germaniche. E’ forse la prima volta che in un programma di governo si riporta un passaggio del genere, vedremo nella realtà in cosa si tradurrà.
mb

https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/09/nel-programma-del-governo-giallorosso.html#comment-form

Tommaso Cerno in corsa per un posto da ministro nel Governo Conte bis — NoviMatajur

Dal rischio di non avere più un rappresentante in Parlamento alla possibilità di avere un ministro.
Negli scorsi mesi siamo tornati più volte (leggi QUI o QUI) sul tema della rappresentanza slovena nel Parlamento italiano. Di fronte al taglio dei parlamentari voluto – e votato fino alla terza lettura – dalla precedente maggioranza gialloverde, c’era il rischio concreto che l’attuale senatrice Tatjana Rojc (eletta alle politiche del 4 marzo 2018 con il Partito democratico) potesse essere l’ultima rappresentante della minoranza linguistica a Roma. Le prospettive, dopo la crisi di governo aperta da Salvini e – oggi – alla luce della formazione di una nuova maggioranza, sono sensibilmente cambiate. Il rischio legato alla rappresentanza non è scongiurato ma, stando a quanto trapela dalle indiscrezioni sul programma del Conte-bis, il taglio dei parlamentari dovrebbe essere accompagnato da una complessiva riforma del sistema elettorale.
Ma non è tutto: dalle convulse trattative per la composizione del Governo, fra i primi nomi usciti come “papabili” per un incarico da ministro c’è quello di Tommaso Cerno per il dicastero della cultura. La proposta, ha ammesso fra le righe il giornalista in un’intervista a il fattoquotidiano.it, verrebbe probabilmente accolta dal diretto interessato. Cerno, già direttore dell’Espresso (ma anche del Messaggero Veneto), ha le sue radici a Lusevera-Bardo in Benečija. È parente del compianto Viljem Cerno, uno degli uomini di cultura più rappresentativi della comunità linguistica slovena in Italia di tutto il secondo dopoguerra. Quel Viljem cui Tommaso Cerno ha anche reso pubblicamente omaggio nel suo paese d’origine, sottolineando anche il suo legame personale con l’identità “europea” delle valli del Torre alla chiusura della rassegna Planet Bardo 2017.
Non solo, in più di un’occasione ha affermato la sua identità slovena, anche nella campagna elettorale per le elezioni politiche. Un’identità che, ha spiegato per il settimanale sloveno Mladina, dice di aver riscoperto in età adulta avendo trascorso la sua infanzia altrove.
Insomma, per la comunità slovena si passerebbe dal rischio di non essere più rappresentati in Parlamento, alla possibilità di avere un ministro.

https://wordpress.com/read/blogs/113812700/posts/12137

Comunque vada non è un buon inizio-Novi Matajur

Dovessimo metterci nei panni di un cittadino italiano, cioè nei nostri panni, ci sarebbe da deprimersi.
Da qualunque parte la si guardi, questa crisi di governo ha messo a nudo tutta la debolezza della rappresentatività di partiti e schieramenti politici. Se togliamo i panni da cittadini, invece, visto da fuori il tutto sembra una soap opera scadente, degna di mai dire tv, che invece che appassionare gli spettatori offre un banchetto di comicità involontaria. Il primo è stato il re del modo moderno di fare politica Salvini che, inebriato di vanità da sondaggio e ingolosito dalla possibilità di fuggire dalla responsabilità di varare una manovra economica, si è messo a nudo. Il suo tentato blitzkrieg (definizione di Massimo Cacciari) con cui pensava di fare un po’ come gli pareva, aveva tutte le caratteristiche di un assalto alla Brancaleone.

Il teatrino (termine più in voga per descrivere la politica dalla presunta fine della seconda repubblica) che ne è seguito ha scoperto le pudenda anche degli altri pretendenti al trono. Il Movimento, nato per scardinare la casta (“Non ci alleiamo con nessuno”), ha aperto subito una trattativa con un altro partner. Anche se forse Salvini era il partner zero, non andrebbe contato.
Trattativa tutta fatta di pen-ultimatum legati alle poltrone. L’ex maggioranza del Pd dai #senzadime lanciati all’indomani delle politiche, quando si accennava ad un intesa coi 5 stelle, è passata al #famolostrano.

Il segretario Pd, che ha tentato di restare nella sua veste, è strattonato da tutti gli angoli della giacchetta dalla corrente dei predecessori alla segreteria. Il tutto senza menzionare i distinguo più o meno espliciti, i tweet fumosi, gli spin contraddittori, le tempeste e le schiarite.
Comunque vada non sarà stato un buon inizio. La buona notizia è che è difficile possa peggiorare molto.

https://wordpress.com/read/blogs/113812700/posts/12081

Frase di Winston Churchill

Winston Churchill: «Date un briciolo di potere a un idiota e avete creato un tiranno.»

La rimozione dello striscione di Giulio dal palazzo della Regione.

Un torto a Giulio, un favore a chi nega verità e giustizia

in data giugno 20, 2019

Per rimanere in termini calcistici, visto che l’occasione è stata data dagli Europei Under 21 di Calcio, con le bandierine esposte in ogni palazzo istituzionale di Trieste, la rimozione dello striscione con il quale si chiede la verità per Giulio, è un bell’assist al dittatore egiziano Al Sisi. Che se la starà ridendo in questo momento. In quel Paese dove hanno ammazzato Giulio, negato verità e giustizia. E quello striscione a questo serviva. A ricordare che verità e giustizia per Giulio, non c’è. Uno striscione che ha dato fastidio, nell’ottobre del 2016 venne rimosso dal palazzo del Municipio di Trieste, e nell’immediatezza rispose la governatrice della Regione esponendolo. Dopo tre anni, viene tirato via. Uno schiaffo che non viene dato a chi ci crede in quello striscione, ma alla famiglia di Giulio prima di tutto. Che vive in questa regione, che è di questa regione. Giulio era friulano, era cittadino di questa regione, pur essendo cittadino del mondo. Dopo 40 mesi di insulti, offese, denigrazioni, tutto ci si poteva aspettare, tranne che l’ammaina striscione da parte della Regione di Giulio. Certo, si sapeva che era cambiato il colore politico, ma si confidava nel buon senso, perchè il percorso di verità e giustizia non ha colore politico, interessa tutti, e tutte. Se ogni volta che lo striscione era a rischio si alzava l’attenzione, la denuncia, non era sicuramente per strumentalizzare la questione per motivi politici.Sostenere ciò è una cosa inaccettabile. Semplicemente era un gesto di attenzione, perchè quel vuoto era un vuoto che non doveva esserci, e si pretendeva la massima attenzione, perchè la partita in ballo è enorme. Non stiamo parlando di noccioline, ma dell’Egitto, una potenza mondiale, una dittatura legittimata dalla principali democrazie occidentali. Aver rimosso quello striscione è un torto che si fa a Giulio,nella regione di Giulio, alla famiglia di Giulio, alla causa della verità e giustizia è un favore che si fa a chi nega verità e giustizia per Giulio.  Sarebbe importante che a questo punto, come risposta, tutti i Comuni della regione del Friuli Venezia Giulia esponessero già da domani lo striscione per la verità per Giulio.

mb

http://xcolpevolex.blogspot.com/2019/06/la-rimozione-dello-striscione-di-giulio.html

L’ APPRODO – DA PONTIDA A PIAZZA DEL POPOLO COME LA LEGA SI E’ PRESA L’ ITALIA

con Gad Lerner

https://www.raiplay.it/video/2019/05/LApprodo—Da-Pontida-a-Piazza-del-Popolo-come-la-Lega-si-e-presa-lItalia-1d99c392-2281-404b-9b49-15cdbf48d186.html

Avete visto la prima puntata?