Natale ortodosso

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https://www.wikiwand.com/it/Tempio_serbo-ortodosso_della_Santissima_Trinit%C3%A0_e_di_San_Spiridione

Quest’anno, per la prima volta, gli abeti natalizi nelle piazze triestine resteranno accesi fino al 15 gennaio, in omaggio al Natale ortodosso e in condivisione con le tante persone di fede ortodossa che vivono e lavorano a Trieste. Lo ha deciso oggi il sindaco, Roberto Dipiazza. In precedenza, gli alberi venivano rimossi dopo l’Epifania, stavolta, invece, saranno mantenuti in funzione ancora per una settimana, in occasione del Natale Ortodosso che viene celebrato il 7 gennaio e del successivo Capodanno, il 14 gennaio…ANSA 04-01-2019
fonte https://san-dorligo-della-valle.virgilio.it/ultima-ora/natale_abeti_a_trieste_fino_al_capodanno_ortodosso-57582999.html

Se volete saperne di più leggete qui…https://www.wikiwand.com/it/Natale_in_Russia

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La Befana

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La Befana, corruzione lessicale di Epifania (dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia) attraverso bifanìa e befanìa, è una figura folcloristica legata alle festività natalizie, tipica di alcune regioni italiane e diffusasi poi in tutta la penisola italiana, meno conosciuta nel resto del mondo. Secondo la tradizione, si tratta di una donna molto anziana che vola su una logora scopa, per fare visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la notte dell’Epifania) e riempire le calze lasciate da essi, appositamente appese sul camino o vicino a una finestra; generalmente, i bambini che durante l’anno si sono comportati bene riceveranno dolci, caramelle, frutta secca o piccoli giocattoli. Al contrario, coloro che si sono comportati male troveranno le calze riempite con del carbone…

Secondo una versione “cristianizzata” di una leggenda risalente intorno al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni a una signora anziana. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentita di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò a ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

L’Epifania tutte le feste le porta via è un proverbio popolare a sfondo religioso, dato che si riferisce alla manifestazione di Gesù ai Re Magi, che nel corso delle generazioni ha subito varie modifiche e nuove versioni diffuse in varie parti d’Italia.

https://www.wikiwand.com/it/Befana

Manifestazion epifaniche in Friuli

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da https://www.cividale.com/index.asp

la Messa dello Spadone – Cividale
La Messa dello Spadone, vero e proprio rito che ogni anno viene celebrato nel Duomo di Cividale nella giornata dell’Epifania (6 gennaio).
Viene quindi riproposta l’antica cerimonia con cui il Patriarca di Aquileia, residente a Cividale, veniva insignito del potere politico, militare e civile da parte dell’imperatore. Il diacono indossa non soltanto i paramenti sacri ma anche un elmo piumato (si tratta di una riproduzione, l’originale andò perduto nel settecento) e regge nelle mani uno spadone con cui benedice gli astanti all’inizio ed alla fine della funzione. L’ultimo saluto segna anche, secondo la tradizione, l’inizio del Carnevale.

La Messa è ritmata da antichi canti aquileiesi e viene celebrata in Latino.
Solenne Messa tradizionale, detta “dello Spadone” – Nella Basilica di Santa Maria Assunta (Duomo)
Rievocazione storica in costume dell’entrata del Patriarca Marquardo von Randeck avvenuta a Cividale del  Friuli nel 1366:
-Partenza del corteo da Borgo di Ponte;
-Accoglimento del Patriarca da Piazza Dante;
-Corteo delle famiglie nobili da Largo Boiani a Piazza Duomo;
-Arrivo del Corteo Patriarcale in Piazza Duomo e cerimonia d’investitura.
Dame e cavalieri animano una suggestiva rappresentazione sacra che affonda le radici nel Medioevo.

Domenica 6 gennaio 2019
A partire dalle ore 09.30, ha luogo la celebrazione dell’Epifania del Tallero. Al suono dei tamburi, che cadenzano l’incedere elegante delle dame e dei cavalieri, i corteggi storici accompagnano il sindaco sino all’imponente Duomo di santa Maria Assunta, dove si celebra la Messa del Tallero.
Durante la celebrazione tutta la comunità, rappresentata dal sindaco, offre alla Chiesa, un dono concerto e simbolico: un tallero d’argento. la consegna del tallero nelle nelle mani del Capitano del Popolo, presso la Loggia, il saluto ai gonfaloni, l’animazione medioevale, sono un ulteriore motivo di interesse per le persone amanti del periodo medioevale e attente a questa secolare tradizione.
Durante la celebrazione, che affonda le proprie radici nel Medioevo, tutta la Comunità, rappresentata dal Sindaco, offre alla Chiesa, nelle mani dell’Arciprete, un dono concreto: un tallero d’argento.
La presentazione al popolo del Tallero da parte del Capitano del Popolo presso la Loggia, il saluto ai gonfaloni delle delegazioni ospiti, l’animazione mediovale sono motivo di interesse per le persone amanti del periodo medioevale ed attente a questa secolare tradizione.

Polovin-kries

A Bardo-Lusevera il 6 gennaio 2019 nel campo grande/velika njiva

alle ore 19.00

Il polovin o kries cioè il falò epifanico è un rito antico  antecedente ai Celti. Dopo il solstizio d’inverno si accendevano i roghi per invocare la benevolenza del dio Beleno,divinità del fuoco , chiedere una stagione propizia ed allontanare gli influssi malefici.In Friuli nelle serate del 5 e del 6 gennaio vediamo molti falò che in ogni zona prendono nomi diversi.In cima alla catasta spesso  viene messo un fantoccio dalle sembianze di strega.

Famoso è il Pignarul di Tarcento dove la sera del 6 gennaio si accende nei pressi dei ruderi del castello medievale,il Pignarul Grant che dà il via a tutti i Pignarul del tarcentino.E’ uno spettacolo bellissimo;centinaia di falò illuminano il Friuli.La direzione del fumo darà la previsione per l’anno.Un vecchio proverbio friulano dice

“Se il fum va à soreli a mont,cjape il sac e va pal mont,se il fum invezit al va te bande di soreli jevat,cjape el sac a va al marcjat”

“Se il fumo va a occidente,prendi il sacco e va per il mondo,se il fume va a oriente,prendi il sacco e va al mercato” Quindi la direzione del fumo indica se sarà un anno buono o cattivo.

Nell’alta Val Torre un tempo era di regola accendere un piccolo falò per Gaspare,un medio per Melchiorre e il maggiore per Baldassarre.Il 6 gennaio ardevano tutti i falò che erano visibili tutt’intorno.

Questa festività è legata alla luce,infatti per il sei gennaio il giorno si fa più lungo. E’ conosciuta  in alta Val Torre con il nome di “piernahti ( dal tedesco Bertennah:che dà luce).Oggi questa usanza si è mantenuta a Bardo dove si accende il “polovin” ,parola che probabilmente deriva da “pan e vin”e che veniva gridata all’accensione per auspicare un raccolto favorevole. 

video di Romeo Trevisan

No ai botti di Capodanno🍾

Domani è l’ultimo giorno del 2018.E’ usanza festeggiare con botti,spumante ed allegria.Comprate spumanti e altri cibi rigorosamente italiani.

Ogni anno si leggono notizie di feriti a causa dei botti.Mi raccomando,se non potete farne a meno,usate quelli legali.Ricordate che gli animali si spaventano molto,quindi regolatevi in tal senso.In molte città li hanno proibiti, ci si può divertire anche senza.Non guidate se avete bevuto alcolici,gli incidenti succedono spesso.  A Udine i fuochi d’artificio saranno silenziosi. Niente botti insomma, ma solo uno spettacolo di luce per evitare che il primo giorno dell’anno si trasformi in un incubo per moltissimi animali ,a Pordenone esclusiva italiana di The Original Blues Brothers band:giochi di luce e proiezioni 3d per una installazione di videomapping.photofunky (1)

BUON NATALE 🎄 🎅

Vesel Božič 🎄Bon Nadal 🎅 Buon Natale🎄 Frohe Weihnachten 🎅

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https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Flock_of_sheep.jpg#/media/File:Flock_of_sheep.jpg /Agricultural Research Service 

NATALE

Ma quando facevo il pastore
allora ero certo del tuo Natale.
I campi bianchi di brina,
i campi rotti dal gracidio dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano
creature piene di ferite;
mia madre era parente
della Vergine,
tutta in faccende,
finalmente serena.
Io portavo le pecore fino al sagrato
e sapevo d’essere uomo vero
del tuo regale presepio.

fonte http://www.ariberti.it/natale/natale-poesie/turoldo-david-maria-natale-friuli.html

 

Panettone contro pandoro

storia-panettone-pandoroLe vite parallele dei due dolci natalizi più famosi d’Italia. Due dolci nati nelle corti degli Sforza e degli Scaligeri, ma che non hanno mai smesso di evolversi. Fino all’arrivo dei signori Motta e Melegatti

Fossimo in Spagna, lo definiremmo “el clásico”. La sfida delle sfide. Più di guelfi e ghibellini, più di Coppie e Bartali, più di rossi e neri. Stiamo parlando del dilemma che, da sempre (o quasi), divide gli Italiani a tavola:panettone o pandoro? Noi, ovviamente, scegliamo di non scegliere. E ce ne andiamo allegramente alla scoperta delle origini di questi due capolavori natalizi.

Il “pan de Toni”

Cominciamo dal panettone. Secondo la leggenda, nacque nella Milano diLudovico il Moro, signore della città alla fine del XV secolo. Durante la vigilia di Natale, il cuoco di casa Sforza bruciò malauguratamente il dolce preparato con il banchetto. Lo sguattero, un certo Toni, decise così di scarificare il suo panetto di lievito che aveva tenuto da parte per il suo Natale. Lo lavorò a più riprese con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi, fino a ottenere un impasto soffice e molto lievitato. Il risultato fu strepitoso: gli Sforza lo apprezzarono a tal punto che decisero di chiamarlo, in suo onore, “pan de Toni”, da cui deriverebbe il termine “panettone”. Ma a contendere a Toni l’invenzione di questo dolce ci sono, sempre secondo leggende tutt’altro che affidabili, tali Ughetto degli Atellani e suor Ughetta (ma “ughett” in milanese significa uvetta…).

Il lievito arriva nell’Ottocento

Di sicuro, l’origine del panettone affonda nell’usanza medievale di preparare pani più ricchi, come quelli serviti durante il “rito del ciocco”, quando il capofamiglia serviva grandi pani di frumento di fronte al ceppo di Natale che ardeva nel camino. Le prime prove documentali dell’esistenza del panettone risalgono al 1606, quando nel primo Dizionario milanese-italianosi parla di un non meglio precisato “panaton de danedaa”. Ma è dall’Ottocento che derivano le descrizioni più precise, come quella di Francesco Cherubini, che definisce il “panattón o panatton de Natal” come “una specie di pane di frumento addobbato con burro, uova, zucchero e uva passerina (ughett) o sultana, che intersecato a mandorla quando è pasta, cotto che sia risulta a molti cornetti. Grande e di una o più libbre sogliamo farlo solo a Natale; di pari o simil pasta ma in panellini si fa tutto l’anno dagli offellai e lo chiamiamo panattonin. Nel contado invece il Panatton suole esser di farina di grano turco e regalato di spicchi di mele e di chicchi d’uva”. Il panettone di un tempo doveva dunque essere piuttosto basso e non lievitato, sorprendentemente simile allabisciola valtellinese e al pandolce genovese. Il primo a parlare di lievito fu, nel 1853, il Nuovo cuoco milanese economico di Giovanni Felice Luraschi; l’anno successivo, con il Trattato di cucina di Giovanni Vialardi, arriveranno i cedri canditi. Vialardi era piemontese e cuoco dei Savoia: questo testimonia il successo del panettone presso le aristocrazie di tutto il Nord-Ovest. E magari, chissà, avrà contribuito a quella “fratellanza” tra Piemontesi e Milanesi che sarà alla base del nostro Risorgimento. L’attuale forma, però, risale solo agli anni Venti: Angelo Motta, forse ispirandosi a una partita di 200 kulic (dolce pasquale ortodosso molto simile al nostro panettone) per la comunità russa di Milano, decise di arricchire di burro il suo panettone e di fasciarlo con carta paglia, dandogli l’attuale forma “alta”. Molti panificatori milanesi, memori dell’antico panettone “basso”, continuano però tuttora a produrlo con questa forma.

Dal nadalin all’atto di nascita ufficiale

Da Milano passiamo a Verona per l’altra metà del cielo natalizio, quella dei fedeli del pandoro. A differenza del panettone, qui c’è una data di nascita ben precisa: il 14 ottobre 1894, quando Domenico Melegatti brevetta il nome, la forma e la ricetta del pandoro (anche se sembrano essersene dimenticati, vista l’ultima disastrosa campagna di marketing)…continua https://www.lacucinaitaliana.it/news/in-primo-piano/panettone-e-pandoro-origini/

 

 

Anche il presepe fatto di frico nell’operazione solidarietà

CIVIDALE. L’operazione frico solidale non si ferma, generando una seconda “primizia”: dopo le 2.200 porzioni di formaggio filante distribuite, in piazza Duomo, per raccogliere fondi da destinare al Comune di Sappada (a sostegno dell’emergenza provocata dal maltempo), ecco il primo presepio fatto con il frico, implicito invito – in chiave natalizia – a proseguire sulla via della solidarietà.
La chicca, all’anno zero appunto, si potrà ammirare da domani nel borgo di Masseris, sul Matajur, dove su input del cividalese Davide Cantarutti (consigliere comunale con delega alla Protezione civile e, in quanto tale, in prima linea nell’organizzazione della campagna “Frico per il Friuli”) è stata allestita una rassegna presepiale all’aperto, fra balconi, terrazze, finestre e giardini.Una ventina gli allestimenti, che rivitalizzano un paesino penalizzato dalla presenza di tante case ormai vuote. E fra le creazioni, che gli abitanti si augurano diventino elemento di richiamo turistico, spiccherà appunto la mini-realizzazione in frico: trattasi di colata in una formella in plexiglass che riproduce la scena della natività, «dal momento che – precisa Arnaldo Zorzetto, che già ha firmato il maxi-frico per Sappada e che ora si è dedicato a questa simpatica operazione artistica – non era ipotizzabile una costruzione con il formaggio en plein air»…https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2018/12/21/news/anche-il-presepe-fatto-di-frico-nell-operazione-solidarieta-1.17586609