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GLI SLAVI DEL FRIULI di Izmail Ivanovic Sreznevskij

ezimba15673799462303( dagli appunti di viaggio del professore di slavistica Izmail I.Sreznevskij  del 1841)         

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casa ristrutturata dai beni ambientali -Villanova delle grotte/Zavarh
Le case -hiše

Gli “Slovegni” (val Torre e Natisone) fanno le case (hiše) di pietra,che sono ancora più povere di quelle dei Resiani,benchè siano dello stesso stile. E’ “ricco” quel contadino che,oltre alla cucina,possiede un’altra stanza (izba),la camera da letto (tjamara za spat) ed una cantina (klijet),(zahljev).
Qualche casa è adorna di un balcone (pojòu).Le stalle sono nel cortile (hljev za žvino).Il cortile spesso non è recinto e separato da quello del vicino se non da un mucchio di letame:i recinti sono molto rari.Nel labirinto dei sentieri che si intrecciano nei cortili dei paesetti ci si può facilmente  smarrire-più d’una volta mi è toccato di chiedere che mi mostrassero la via per uscirne ed andare in questo o quel villaggio.Non ci sono affatto strade. 

I lavori  

 “Ohimè ,questi Schiavi! Vivono come ladri e senza una strada che entri od esca dai loro paesi!” mi disse in Friulano,descrivendomi quei poveri ” Slovegni “.Si scordava naturalmente che anch’essi nel piano vivevano così,or non è molto.

Le grandi famiglie si mantengono unite,senza che i figli e le figlie sposati si separino dai genitori.Tutti lavorano,senza distinzione,come in Resia,fin che hanno la forza.A me è capitato di vedere,sopra un onte,delle ragazze con le scuri,intente ad estrarre con gran fatica radici d’alberi dalla terra in mezzo alle rocce;dovevano portare da loro stesse quelle “legna” fino da basso ed alle loro case;ma lavoravano allegramente scherzavano e cantavano le loro canzoni,tutte coperte di sudore in quella inumana fatica.Ristettero per un minuto o due,piene di sudore,e ci indicarono la strada,poi,dopo averci augurato buon viaggio,ripresero a lavorare.

A S.Pietro ho veduto donne porre l’arco sopra un ripostiglio da loro edificato come bravi muratori .Non è raro vedere i  maschi affaccendarsi in cucina oppure alla filatura del lino.Ma nonostante la miseria,non ho veduto che pochissimi mendicanti,forse perchè,secondo la loro antichissima tradizione,i parenti anche più remoti provvedono ai poveri dando loro un tetto se non l’hanno.Inoltre lo “Slovegn” si vergogna di mendicare:non così ho notato fra i Friulani,i quali,sia grandi che piccini,sono subito pronti a domandare “per amore di Dio”.

dsc01687L’agricoltura ed i campi si trovano in condizioni pietose. Il mais è il prodotto principale, ma dov’esso non può crescere,seminano l’avena ,il miglio e più spesso la segala.I pochi campi più fortunati possono essere dissodati dall’aratro (plug) e rotti dall’erpice (grèba ) : vi attaccano cavalli e muli oppure buoi e vacche.I campi di lino (lyn ) sono coltivati con gran diligenza.Hanno orti ( zagraje ) per le ortaglie e frutteti
(vaàrti),nelle vicinanze dei villaggi,con castagni , meli ,fichi,peri,e ciliegi.
La selvaggina è abbastanza abbondante sui monti :il lupo,la volpe,il cervo ed il capriolo non si sono ancora trasferiti in quelle zone. Con una speciale rete (strjetka )le donne stesse danno la caccia alla volpe;però non è loro concesso il diritto di cacciare il cervo e il capriolo,benchè se  l’occasione si presentasse esse sarebbero capaci di attaccarli senza la benchè minima paura.

dsc01207Gli animali che gli “Slovegni” più allevano sono le pecore e le capre,non tutte le famiglie hanno però i mezzi per poterle allevare.Qualcuno possiede anche la mucca che dà il  latte ,pascola e porta la legna al mercato.

La tessitura della stoffa (part) ,del panno (sukno )e del mezzo panno (medželana ) viene fatta soprattutto d’inverno.D’estate fanno le stoviglie (posoda ) di legno e di creta,cuciono i vestiti ecc.In autunno s’affaccendano a costruire carri (vozi) e slitte a mano (posanje ). Benchè fare gli slittini sia relativamente facile ,il costume vieta alle donne di occuparsene ,mente non è loro affatto proibito di slittare giù dai monti.Molte donne vanno a guadagnarsi il pane in città,come domestiche,e a molte questo piace.

Degno d’ammirazione è l’amore al lavoro degli “Slovegni”.Mi capitò di vedere una donna che guidava una mucca attaccata all’erpice,e contemporaneamente,allattava il suo bambino ch’era legato al suo seno,con una fascia; non solo,ma essa pure filava,tenendo la lana dietro la cintola;si vedono talvolta donne badare alle pecore e capre come bravi pastori, e nello stesso tempo filare e cucire ,senza naturalmente scordarsi di cantare.

dal libro della mia biblioteca “Gli Slavi del Friuli” edito a cura del Circolo di Cultura resiano e del giornale Matajur -tip.Lukežič Gorizia

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Senza fede in Dio ci si abbandona al destino

prazna-zibelka-300x225Mi ha particolarmente colpito l’articolo del prof. Igor Jelen, sullo scorso numero del Dom, la sintesi del quale si trova nel titolo «Questo non è un Paese par bambini». Tenendo per buone le sue osservazioni storiche e sociologiche, è nostro obbligo tentare anche una lettura sotto il profilo religioso, ma tenendo ben presente la nostra storia e le vicende che riguardano soprattutto l’emisfero boreale, il nostro, compattamente cristiano ed economicamente evoluto. Sembra però che il connubio benessere e vita cristiana sia giunto alla separazione, se non proprio al divorzio, se notiamo che il nostro emisfero vive allegramente la più grave crisi cristiana degli ultimi tre secoli. Fermandoci al Friuli, notiamo che si distingue fra le Regioni con maggiore denatalità e nello stesso tempo con accertato abbandono della Chiesa. Non so, se le due cose si richiamino a vicenda, ma intanto le constatiamo. Di questo passo il futuro della fede e del suo influsso benefico sulla società sono ricordi del passato e miseria del presente. Mi viene in mente quanto diceva il meridionalista Giustino Fortunato, docente universitario a Napoli negli anni ’50 del secolo appena trascorso. Mostrando al giornalista Montanelli le colline spoglie che circondavano il paesaggio campano, osservava che quello era il risultato della mancanza di fede degli abitanti e soprattutto di una fede misticamente ispirata. Senza fede in Dio, diceva, non si piantano gli alberi dove le capre hanno brucato tutto e ci si abbandona al destino. Ampliando il discorso, possiamo dire che senza questa fede, nutrita di amore, non si comunica la vita, ma la si tiene egoisticamente per sé. Non è un caso che i movimenti di rinnovata spiritualità cristiana puntano tanto sulla procreazione, magari con qualche esagerazione di troppo, ma hanno colto nel segno: la fede genera vita e la diffonde, secondo quel grande principio noto nell’antichità: l’amore si comunica e si diffonde. Una questione particolare riguarda la Benecìa. Qui sono venute meno le premesse. L’esodo disastroso che ha svuotato i 2/3 dei nostri paesi non può permettere una ripresa demografica, anche con le migliori intenzioni, perché i rimasti sono nell’età di Zaccaria ed Elisabetta, genitori di Giovanni Battista, e non c’è intervento dall’alto che li possa rendere fecondi. È inutile piangere sugli errori del passato che hanno svuotato le nostre terre, quanto piuttosto puntare su un ritorno, reso possibile e solo da creazione di lavoro sul territorio. Cosa non impossibile, come pure una ripresa della fede da parte dei giovani, perché non vada persa la straordinaria eredità che le generazioni passate ci hanno tramandato. (Marino Qualizza)
editoriale del quindicinale di informazione della comunità slovena della Provincia di Udine

https://www.dom.it/senza-fede-in-dio-ci-si-abbandona-al-destino_kdor-ne-veruje-v-boga-se-predaja-usodi/

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La gerla (poesia)

070610chialminis02aUn tempo questa era la vita delle donne della Slavia friulana-Benečija!!!

Koš                              

Zjutra kar ustanim

muoj koš me že čaka

od njea se ne ubranim

fin zvèčar do mraka.

Za per nas morjèti živiti

s polentu an nu mar skute,

ja koš muoram nositi

anu spati u senu brez plahute…

                            dna Vizuojščica

scritto in dialetto sloveno di Vizont di 50 anni fa(oggi quasi scomparso)

dal mio archivio personale

La gerla

Al mattino quando mi alzo/mi aspetta la mia gerla/non me ne libero fino al tramonto./Per poter vivere da noi/con polenta e un po’ di ricotta/devo portare la gerla e dormire senza lenzuola.

una donna di Chialminis

Questa era la vita un tempo delle donne della Slavia friulana-Benečija

 Chialminis /Vizont è una piccola località del comune di Nimis, costituita da 4 borghi: borgo Tamar, borgo Uas, borgo Chiesa e borgo Vigant, sita a 682 m di altezza sul monte Bernadia, lungo la strada che collega Ramandolo a Villanova delle Grotte, località entrambe conosciute , l’una per la produzione vinicola l’altra per le grotte. Chialminis invece poco nota nonostante il suo contesto panoramico e paesaggistico, per i quali è definita da qualcuno come un “balcone aperto sulla pianura friulana”. E’ altresì un’oasi di pace, in un ambiente montano, rapidamente raggiungibile in quanto dista da Udine soli 28 km.

notizie e panorama di Chialminis da https://www.natisone.it/0_archivio_messe/messe2006/messe341.htm

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dal mio archivio personale
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La chiesa di Prato di Resia/Ravanza è santuario

10Chiesa-prato-di-Resia-300x200È con grande gioia ed immensa gratitudine che domenica, 10 marzo, la comunità cristiana della Val Resia ha appreso dalla cancelleria della Curia arcivescovile di Udine che è pronto il decreto con cui viene riconosciuto il titolo di Santuario alla chiesa di Prato di Resia.Nel foglietto domenicale distribuito nelle tre chiese parrocchiali di Resia ai fedeli dal vicario parrocchiale, don Alberto Zanier, leggiamo: «Nella disposizione del vescovo si sottolinea la storicità comprovata di tale titolo che va, quindi, ad aggiungersi a quello di parrocchia. Il decreto entrerà in vigore il 19 marzo 2019, solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria e patrono della Chiesa universale. In quel giorno lo stesso arcivescovo verrà a celebrare una santa messa solenne, nella quale, oltre a benedire la rinnovata statua di San Giuseppe, proclamerà in modo ufficiale il riconoscimento del titolo di santuario alla chiesa madre di tutta la vallata. Finalmente il desiderio della pietà popolare dei resiani è stato esaudito e Iddio onnipotente ci fa dono di questo santuario per la sua gloria ed in onore della Beata Vergine Maria, alla quale il popolo resiano si è sempre affidato con devozione e amore. Finalmente potremo dire che a Resia davvero la Madonna ha deciso di porre una sua sede particolare, dalla quale estendere i suoi benefici sui fedeli valligiani e pellegrini».

La Santa Messa, che sarà celebrata alle 18 in suffragio dei defunti padri di famiglia, di coloro che hanno offerto il contributo di adozione per la statua di San Giuseppe, sarà preceduta dai solenni vespri, che avranno inizio alle ore 17.

Almeno dal XVII secolo nella chiesa di Prato di Resia, proprio perché fino alla metà del XX secolo era l’unica parrocchiale e era ritenuta da sempre anche santuario mariano, venivano celebrate le messe di tutte le domeniche non impegnate dalle chiese filiali nonché tutte le altre feste dell’anno, tanto di precetto che di devozione, e di tutte le feste della Beata Vergine Maria.

Tra queste veniva solennizzata in modo particolare, appunto, quella di San Giuseppe, anche perché la chiesa possiede l’antica reliquia del Pallio di San Giuseppe con il relativo documento della Curia arcivescovile di Udine che ne certifica l’autenticità. Per tale importante occasione questa reliquia verrà esposta alla venerazione dei fedeli che in quel giorno vorranno visitare la chiesa-santuario.

Alcuni resiani impegnati mesi fa per la raccolta delle oltre 400 firme a sostegno della richiesta fatta alla Curia arcivescovile, attraverso le pagine del Dom vogliono ringraziare, oltre all’arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato per la benevolenza dimostrata verso tale richiesta, anche il vicario, don Alberto Zanier, che con la perseveranza e la determinazione che lo contraddistinguono ha preso a cuore la volontà degli abitanti della Val Resia, facendo iniziare l’iter burocratico presso gli uffici preposti e approntando l’edificio sacro in un modo degno del nome che porta. Per concludere, come scrive ancora don Zanier, «i resiani devono sentire questo santuario come il segno della loro rinascita spirituale, umana e sociale». (Sandro Quaglia)

https://www.dom.it/ravanska-cerkev-je-postala-svetisce_la-chiesa-di-prato-e-santuario/?fbclid=IwAR3eUdL6gZ6AkcFHx3En3tldKp5Cl23rjnTzVY9q-UEQ5SejjTxzm9BIzjc

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Stories from the borders

PROGETTO “National Borders and Social Boundaries in Europe: the case of Friuli”
Il progetto di Alessandro Monsutti e Stefano Morandini ha ottenuto un finanziamento del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (SNF).
Institut de Hautes études internationals et du development, Graduate – Institute di Ginevra
PARTNERS DI PROGETTO: Department of Ethnology and Cultural Anthropology dell’Università di
Lubiana, Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società dell’Università
degli studi di Udine, Department of Anthropology della Binghamton University di New York.

https://youtu.be/UwNMky9IdZo

Un ringraziamento particolare alle persone che ci affidano le loro memorie ed uno speciale a Marina Cernetig e Agata Coszach

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Rime libere

17191799_1565594056801475_7166901595325117677_oI bucaneve

Bianchi come la neve
siete i primi fiori
che spuntano dalla terra
dopo un inverno freddo e lungo.
Portate la primavera
che mi apre il cuore.
Verrà la nuova stagione,
gli uccelli canteranno  felici,
perchè troveranno una sposa.

 Zvončiči

Bijeli ku snieg
ste parve rožice
ke na velizejo z zemje
po marzli anu dougi zimi.
Parnašate velazim
ki mi odperja sarce.
Nova stagion bo paršla,
tiči   pojo an so veseli
zakuo so obrietli novo ženo.

(in dialetto dell’Alta Val Torre come lo parlo io)

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Le nostre valli nel Cammino celeste

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Il numero di pellegrini e camminatori, che percorrono il Cammino celeste o Iter Aquileiense, è in crescita costante. Il percorso, che unisce fede, natura e cultura, è nato nel 2006 dall’iniziativa di un gruppo di fedeli di Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Carinzia. I suoi itinerari riuniscono pellegrini di diversa etnia e cittadinanza proprio a Lussari/ Svete Višarje, dove già da secoli le genti di lingua slovena, tedesca, friulana e italiana si rivolgono a Maria. Il Cammino celeste si compone di tre percorsi: italiano con partenza a Aquileia, sloveno, con partenza da Brezje, e austriaco, con partenza da Maria Saal.

Passando per la provincia di Udine, il Cammino italiano tocca, in pratica, tutte le zone in cui sono ancora parlati i locali dialetti sloveni. Tra queste anche la Val Cornappo, dove una delle tappe si ferma al Rifugio A.N.A. di Monteaperta/Viškorša, in località Špik.

La struttura fa riferimento al Gruppo Alpini di Monteaperta. Ivano Carloni, che da 22 anni ne è il capogruppo, spiega come quest’estate nella struttura si siano fermate circa 200 persone. «Facciamo riferimento al periodo di apertura del Rifugio, in genere dall’1 giugno al 30 settembre. In questo lasso di tempo, anche tutto il Cammino celeste è percorribile, visto che non c’è neve. Quest’anno al Rifugio era presente tutti i giorni un ragazzo e, viste le condizioni meteorologiche favorevoli, la struttura è rimasta aperta fino al 15 ottobre. Per il prossimo anno, è ancora tutto da definire». Negli anni passati il Rifugio era aperto e gestito sabato e domenica, altrimenti era aperto su richiesta, per un numero superiore a due persone. Per una ventina d’anni, a curare la gestione è stato lo stesso Ivano Carloni.

Diverse le provenienze di pellegrini e camminatori: «Molti provengono dal Veneto e da Pordenone, ma abbiamo anche friulani, sloveni, austriaci, addirittura russi. I gruppi più grossi, sulla quindicina di persone, arrivano dal Veneto; altrimenti parliamo di gruppi di due-tre persone».

«Finora i gestori si sono occupati di cena, pernottamento e colazione – spiega Carloni –; il rifugio è grande, perché offre quaranta posti letto con doccia. Oltre a servire il Cammino celeste, serve anche escursionisti e amanti della montagna. L’afflusso di persone è cresciuto negli anni, specie nell’ultimo e le prospettive sono buone, visto che di recente il Cammino celeste ha trovato un po’ di visibilità sulle reti televisive nazionali ». In riferimento al numero reale di passaggi per la Val Cornappo lungo il Cammino, va considerato che diversi pellegrini aggirano il Gran Monte. «I passaggi per il Cammino celeste sono sull’ordine dei 600, perché in tanti aggirano il Gran Monte, specie nelle giornate di maltempo».

A ogni modo, Carloni non nasconde la necessità di alcuni accorgimenti per migliorare il servizio agli ospiti. «Quando si parla di fare funzionare il rifugio, va considerato che è raggiungibile solo a piedi, con alcuni oneri elevati, ad esempio il trasporto dei materiali pesanti in elicottero. Per ogni giorno di gestione, inoltre, vanno portati a piedi 15-20 kg di materiali deteriorabili. Si tratta di tre-quattro ore di cammino da Monteaperta o di un’ora e un quarto da Tanamea, lungo un’altra via. Per questo speravamo in una teleferica, non realizzata». Potendo trovare degli interessati, la struttura potrebbe anche dare lavoro a più persone: «C’è tutto: l’acqua calda con la legna, le docce… Se ci fosse un interessato, il Gruppo Alpini sarebbe disposto a dare il rifugio in gestione, ad esempio a una famiglia, che vi restasse per quattro mesi. Se qualcuno salisse tre volte a settimana per portare il materiale o se funzionasse una teleferica, sarebbe l’ideale», ritiene il capogruppo.

Secondo Carloni, per un pieno sviluppo dell’attrattività del Cammino celeste sarebbe, però, necessario risolvere anche alcune criticità, anzitutto la cartellonistica carente, nonché la scarsità di infrastrutture e posti letto in alcune tappe: «Il rifugio può ospitare fino a 40 persone, ma non credo che verso Pulfero, Masarolis, Prossenicco o Montemaggiore la capacità ricettiva sia molto elevata. Servirebbe un aumento dei posti letto e dei servizi a fondovalle».

https://www.dom.it/slovenske-kraje-povezuje-nebeska-pot_le-nostre-valli-nel-cammino-celeste/

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Studioforest presenta📷

A Montefosca per rii e foreste

Escursione naturalistica guidata nei boschi tra Calla e Montefosca in occasione di Pulfero Incanta, annuale manifestazione promossa dal Comune di Pulfero.
Montefosca, la frazione più lontana del comune, citata in documenti del XIV secolo, oggi conta una trentina di anime, ma nel 1912 arrivava a 585 abitanti!
Giungiamo al paese dopo una piacevole passeggiata tra i boschi, cresciuti negli ultimi decenni al posto di vaste superfici a pascolo. Incontriamo qua e là i resti dei suoi mulini, dei vecchi stavoli, di massicci muri a secco e terrazzamenti.
Nonostante il terribile spopolamento della seconda metà del ‘900, il paese conserva innumerevoli testimonianze di una vita agreste che si respira tra le viuzze e nelle tradizioni locali.
La visita all’interessante Museo dei Blumari e alla Latteria di Montefosca – ancora assolutamente operativa e che ieri ci ha accolti per un’assaggio dei propri formaggi locali – sono state un’incentivo per riflettere su quanto la nostra collettività perderà se mai dovessero venire a mancare le tradizioni, gli usi e la vita rurale di questi angoli (ingiustamente) poco conosciuti del Friuli Venezia Giulia.
Ritorneremo volentieri in questi luoghi, apparentemente lontani da tutto ma custodi di preziose testimonianze di un mondo antico che ancora tanto può dare alla nostra società.

Per i partecipanti all’escursione: alleghiamo link sul ciclo vitale della Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), incontrata ieri durante il delicato momento della deposizione delle larve: http://www.astolinto.it/SchedeVA/SalamandraP.php

Domenica 17 Marzosecondo appuntamento escursionistico con Pulfero Incanta: assieme a Stefania saliremo al monte Kraguenza (clicca qui per i dettagli!), panoramica dorsale con magnifica vista sui monti delle Prealpi Giulie (e non solo!) e sulla Pianura Friulana.
La partecipazione è gratuita (su prenotazione): approfittiamo dell’occasione!

Buona visione delle foto!

E’ possibile scaricare le foto dell’Esperienza dalla galleria.

https://www.facebook.com/pg/forest.studio.natura/photos/?tab=album&album_id=207658704243855

 

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Pulmonaria pianta della famiglia delle Boraginacee.Prende il nome dalle foglie che ricordano i polmoni.Sullo stesso stelo troviamo fiori sia rosa che viola.Ogni corolla muta colore durante la sua esistenza, nascendo rosso-rosata e sfiorendo nei toni dell’indaco.

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Gli ” Slovègni “

DSC01673Da “Gli Slavi del Friuli” di Izmail.I.Sreznevskij (1812-1880) 

dalla relazione del viaggio fatto nella regione degli Slavi occidentali dall’eminente studioso russo nel 1841

Descrizione fisica e del carattere degli Slovègni

Gli “Slovègni” sono di statura superiore alla normale ed alcuni sono addirittura altissimi.Il viso hanno piccolo a paragone del corpo.La loro fisionomia esprime ardimento e fiducia in sè stessi,contemporaneamente a bontà.Abituati a sopportare estreme fatiche essi sono indifferenti alle malattie e ai mali.Affetti da gozzo e cretini non ce ne sono.Anzi,siccome i Tedeschi pare siano predisposti al gozzo,lo stesso gozzo essi denominano “niemčk”.

Non è affatto il caso di dire che gli “Slovegni “sono semplici: essi sono gentili ed ospitalissimi, ma anche duri e diffidenti. Essendo stati abituati a guardare la realtà dal lato più nero,forse per questo,tendono a serbare rancore. Essi  sono orgogliosi, sarcastici e spesso violenti. Non capita spesso che uno “Slovegno ” uccida un altro” Slovegn “,ma non è tanto una rarità che un Friulano venga ammazzato in mezzo ai loro monti (la nota in calce dice: adesso questi fattacci non si verificano.Gli omicidi sono rarissimi e non hanno una relazione alcuna con la nazionalità-evidentemente le informazioni del sacerdote di Nimis a questo proposito erano state terribilmente esagerate.Lo ” Slovegn” vede il Friulano e l’Italiano,considerandoli come degli esseri non del tutto umani ,anche se talvolta li aiuta……
Lo “Slovegn” è resistente,pieno di sopportazione ma poco industrioso e diligente. Egli sopporta l’avversa fortuna con stoicismo e senza lamentarsi.Nessuna avversità lo abbatte : i governi e gli ordinamenti veneziani l’hanno abituato a ogni cosa e tutti i mali egli considera nell’ordine naturale delle cose e non soltanto i suoi propri mali ma tutti;intanto custodisce gelosamente la sua primitiva moralità.
Gli ” Slovegni” pagano le tasse e vivono in villaggi, paesi e borgate,compresi i comuni. Ecco i nomi di alcune località: Flaipano (Flajpan),Ciseris (Cižirja), Sedilis (Sedila), Samardenchia (Samardenkija), Stella (Ternj), Zavarch (Zavarh), Pers (Brjeh),Cesariis (Podbardo), Pradielis (Ter ), Musi (Muzec),Lusevera (Bardo), Micottis (Mjakota),Monteaperta (Viškurša), Cornappo (Karnahta), Debellis (Debeliša),Tajpana (Tajpana), Montemaggiore (Brezja), Platischis (Platišča), Prosenicco (Prosnik),Subid (Subit), Forame (Maljina), Cergneu (Cernjev), Monte di Prato (Karniče) , Chialminis (Vizont), Loch (Loh), Bergogna (Bargin), Sello (Sedlo), Podbjella (Podbjela), Boreana (Burjana),Creda (Kreda), Caporetto (Kobarid), Luicco (Lučka) ,Drenchia (Dreka).(La nota in calce dice : Luicco,Caporetto,Sello,Podbiella e Boreana appartengono alla Contea di Gorizia e perciò all’Austria .

dal libro della mia biblioteca “”Gli Slavi del Friuli” (Friulskie Slavjane) –edito a cura del Circolo di Cultura Resiano e del giornale Matajur – Tipografia Lucchesi-Gorizia

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ForEst – Studio Naturalistico

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Foto-Racconto dell’Esperienza di ieri nei boschi tra Calla e Montefosca in occasione di Pulfero Incanta, annuale manifestazione di conoscenza del territorio promossa dal Comune di Pulfero!

Buona “visione” delle immagini, e GRAZIE a tutti i partecipanti per la bella giornata trascorsa insieme!

👉 LINK AL FOTO-RACCONTO COMPLETO:http://www.studioforest.it/pulfero-incanta-2019-escursione…/