Succede a Resia/Rezija

Non era mia intenzione parlare di questo episodio,ma dal momento che la notizia ha fatto il giro della rete e delle testate giornalistiche nazionali ve ne parlo.Il giovane parroco di Resia don Alberto Zanier scomunica le minigonne indossate da alcune ragazze accusate di mancare di rispetto.Su Facebook i parrocchiani scatenano la polemica. Sul gruppo “Sei di Resia se…” gira il volantino incriminato tra i commenti di chi è indignato e chi invece prende le parti di don Zanier, sostenendo che scollature e minigonne sono una mancanza di rispetto verso la Chiesa.

da https://www.iene.mediaset.it/2019/news/minigonne-prosciutti-resia-don-alberto-volantino_273426.shtml

Io non mi esprimo,lascio a voi il giudizio.

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Benvenuto Inverno-Unviêr-Zima-Winter

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Solstizio d’inverno 2018 (Emisfero boreale). 23:23 – venerdì 21 dicembre
Fuso orario: Ora italiana.

FIOR DI NEVE

Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.
(U. Saba)

 NEVE

Neve che turbini in alto e avvolgi
le cose di un tacito manto.
neve che cadi dall’alto e noi copri
coprici ancora,all’infinito:Imbianca
la città con le case,con le chiese,
il porto con le navi,
le distese dei prati…..
(U. Saba)

http://spazioinwind.libero.it/maestrasabry/risorse/inverno.htm

Il Cappellano-Kaplan Martin Čedermac

Cedermac-stripdal romanzo di France Bevk

«No, dimmelo ora!», insistette Don Morandini; era tutto confuso e sbigottito.
«No. Non ora!»,Don Martino cercò di sorridere. «Non è poi, dopo tutto, tanto grave . . . Quel diavolo mi propóse un ricatto. Voleva ch ’io vendessi l ’anima. Ma non l’ho venduta.Ora Sai quasi tutto . . . Domani non sarò a casa. Andrò a Udine,da Ponzio a Pilato …. Ma non mi darò via per niente. Metterò su anch’io una maschera di bronzo», e sorrise asciuttamente.
Si scambiarono solo quattro parole. Serio e triste, Don Geremia guardò dietro all’amico, che, fra due sbirri, scompariva fra la folla.
I minuti passavano. Su un lontano campanile battevano le ore. Erano le quattro e un quarto. Don Martino ancora aspettava.Egli si trovava in uno stato penoso di agitazione nervosa cercava di calmarsi guardandosi intorno, in quella sala d’aspetto . Alle pareti  c’erano due grandi quadri di paesaggi,con le cornici dorate. Alle finestre erano appesi pesanti tendaggi sollevati a metà. La sala era perciò nella penombra. Non c’era altro a richiamare l ’attenzione di Don Martino.
Egli passeggiava, avanti e indietro, piano come se avesse l’àura di rompere il silenzio della sala. Aveva già spesso guardato l ’orologio, ma negli ultimi minuti l’aveva guardato ancora più spesso, sempre maggiore diventando la sua impazienza.
L ’orribile sensazione che d’ all’attesa dipendesse una qualche imboscata, lo tormentava. D ’altra parte, a momenti l ’attesa gli dava, l ’impressione di potersi preparare meglio e riflettere di più.Ma in verità, anche se avesse riflettuto molto, non sarebbe risultato granchè. A che scopo preparare le frasi prima, se poi forse non le avrebbe neppure dette? Con dolore e con rabbia,impossibili a soffocarsi, gli tornavano alla memoria i fatti del giorno precedente, specialmente quelli della sera
precedente.Volevano terrorizzarlo, volevano costringerlo in ginocchio. Di quali mezzi infantili, umiliati e fin troppo elementari si erano serviti! E forse avrebbero ancora raggiunto il loro scopo, se lui non avesse letto fino nel fondo della loro anima nera. E con tutto ciò erano stati tanto ridicoli, che a
momenti una risata gli sarebbe uscita dalla gola, anche se in altri istanti lo soffocasse, gli stesse alla gola, l ’umiliazione. Ma avevan perduto la partita.
Sospirò profondamente che il peso dell’incertezza si fosse» scaricato dalle sue spalle ed era contento d’aver vinto, ma sotto sotto c ’era in lui l’insoddisfazione. Oh, si! la commedia sarebbe continuata- Che fine avrebbe avuto? — Nessuno lo poteva prevedere.
La notte passata egli aveva dormito malissimo girandosi e rigirandosi sopra il giaciglio. Non perchè fesse disabituato a dormire fuori dal suo letto, ma perchè s’era sentito vecchio e senza forze e perché era assillato dal timore che quello non fosse altro che il principio. Poi si sarebbe ammaliato . . .Ma soprattutto l’aveva tormentato l’umiliazione- Che cosa aveva mai fatto che lo trattavano alla stessa stregua d’un comune delinquente? — Fra questa una domanda inutile, rivolta a della gente che non conosceva nè cuore, nè logica. E perchè avevano maltrattato proprio lui, soltanto lui? — Un freddo gelo gli si era fatto nel cuore. L ’odio che per tutta la strada aveva continuato a dargli l ’assalto, aveva finito col moltiplicarsi ed avvelenargli il sangue.
Com’era che aveva detto a Don Morandini? — Da Ponzio a Pilato! Certo, egli voleva sapere tutto intorno a se stesso, per non svegliarsi dai suoi sonni col terrore, se non ce ne fosse bisogno. Ed ora egli non temeva il colloquio cui andava incontro,anche se questo dovesse risultare asprissimo e sottile per le delicate questioni da trattare. Lo scontro di parole e di pensieri gli piaceva, lo invitava a cimentarsi, come sedendo al tavolo da gioco. Però si rendeva ben conto che avrebbe dovuto mantenersi calmo ed in questo caso stare bene attento a non infilare qualche trappola tesagli di proposito. Forse ogni singolo attimo gli avrebbe suggerito la parola adatta. Comunque non si sarebbe allontanato dal punto di vista della Chiesa, per non incorrere in eventuali accuse di ribellione, a causa di reciproche incomprensioni. Aveva in mente di illustrare tutta la questione come pericolosa per lo Stato e da questa posizione sperava di poter meglio respingere gli attacchi. . .
Passò un’ora .. .  Per vincere l ’impazienza, che diventava sempre più acuta, si mise a guardare la finestra. C ’era al vetro una mosca che ronzava e inutilmente si affaticava, svolazzando in cerca d’una uscita.. Tutto intento ad osservare la
lotta per l ’esistenza di quell’insetto, involontariamente si ricordò le parole di un discorso ch ’era stato pronunciato l ’anno precedente : «Voi siete cimici, che avete infestato le nostre case . . .» Quelle parole l ’avevano scottato allora, e scottavano ancora, nè le avrebbe mai scordate- Un sorriso amaro» gli sfiorò le labbra. Ogni tentativo gli parve vano fino alla disperazione,in quell’istante . . . Avrebbe fatto bene ad andarsene via . . .
Proludo in quel momento entrò un ’ordinanza e disse:«Prego, Reverendo1 Sua Eccellenza il Prefetto l ’attende».E cappellano Martino entrò…

testo dal mio archivio personale vignette di Moreno Tomazetig11128685_1706599436234126_8931659222238050734_n

ForEst – Studio Naturalistico-Puntata natalizia di SentieriNatura dedicata al Re delle Valli!

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Nelle Valli del Natisone domina per altezza tutte le cime circostanti. La sua sagoma è ben riconoscibile da lontano tanto da diventare il simbolo stesso del territorio: si tratta del Matajur, il grande monte. Chi non vi è stato lo conosce per fama, chi vi è già stato vi ritornerà: il Matajur infatti è meta continua di visite da parte di escursionisti italiani e sloveni, che vi salgono in tutte le stagioni dell’anno, e non solo a piedi…
Accanto alla Chiesetta del Redentore posta sulla cima, il premio finale riservato ai salitori è il magnifico panorama che si sviluppa dalle Alpi Giulie al mare. Durante la puntata vi mostreremo gli accessi principali e in particolare la salita da Montemaggiore, con l’augurio di Buone Feste!
Seguiteci venerdì 21 dicembre: alle 20:15 e in replica alle 23:15 e poi domenica 23 dicembre ancora alle 23:15.
La puntata è visibile anche in streaming all’indirizzohttp://www.telefriuli.it/streaming.aspx

Subit-Subid

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La frazione di Subit (slov. Subid), posta ad un’altezza di 727 metri s.l.m alle pendici del monte Nagrad, è situata sulle propaggini più meridionali delle Prealpi Giulie, nella parte orientale della Provincia di Udine, conosciuta come Slavia Friulana, e offre una splendida vista su gran parte della pianura friulana, spaziando, nelle giornate limpide, fino al mare…https://www.wikiwand.com/it/Attimis#/Subit

L’origine dell’abitato è da attribuirsi probabilmente tra il VII e il VIII secolo dprovəce domah narete
illustrazioni di Luisa Tomasetig

Immerso nella pace dei boschi tra le valli del Torre e del Natisone, il paesino Subid ad appena mezz’ora di auto da Udine, è in grado di offrire relax e sano divertimento a contatto con la natura. Panorami stupendi, sentieri per tutti i gusti, l’ambiente selvaggio ed affascinante delle Prealpi Giulie, fanno diSubit una meta ideale per trascorrere brevi soggiorni verdi o week-end naturalistici.

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          Le storie di Subit raccolte da Bruna Balloch rappresentano un tesoro della tradizione orale che meritava di essere valorizzato con una nuova pubblicazione dei testi. I racconti infatti erano già stati editi in varie pubblicazioni, prevalentemente in /Mlada lipa/, il cui n° 1 uscì nel 1997, mentre i numeri 3-12 apparvero dal 1999 al 2008 come supplemento del /Trinkov koledar/.
Grazie al lavoro paziente e scrupoloso di Bruna Balloch è stato infatti raccolto molto materiale, tramandato oralmente, prova della ricchezza della tradizione culturale locale. L’autrice, infatti, determinata a lasciare traccia di un tempo passato, una testimonianza di un’identità che sta scomparendo, lega sapientemente la /lipa/ – il tiglio, giovane pianta simbolo delle nostre comunità – alle vicende vissute, ai miti, leggende, canti, racconti, credenze, modi di dire che, tramandate oralmente, ravvivavano il vivere quotidiano.
Da questo lavoro di ricerca, condotto con costanza da oltre un decennio, e nella consapevolezza che la lingua di Subit si sia conquistata sul campo il pieno diritto di venire pubblicata in un’antologia, è nata la presente pubblicazione che abbiamo realizzato grazie al contributo della Comunità Montana Torre, Natisone e Collio (L.R. n. 26/2007 art. 22 – contributi per interventi a favore del resiano, delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale).
Il materiale scelto per la presente raccolta è rappresentato da favole, racconti e leggende della tradizione locale i cui protagonisti sono gli animali, gli esseri mitici, le figure religiose, ma anche gli abitanti stessi di Subit, personaggi che popolano storie diventate ormai parte della tradizione locale.
Alcuni racconti sono già stati pubblicati sia nella versione italiana che slovena. A questo proposito va sottolineato che non si tratta di traduzioni, ma di versioni sorte autonomamente.
L’opera è stata curata da Lucia Trusgnach del Circolo di cultura Ivan Trinko, dal prof. Roberto Dapit, docente di Lingua e Letteratura slovena presso l’Università degli Studi di Udine, coautore di una collana di racconti, relativi agli esseri mitici della tradizione orale slovena, che ha operato la scelta del materiale da pubblicare, ovvero novantacinque testi sui trecento pubblicati in dodici anni nel supplemento /Mlada lipa./ / /e dalla prof. Danila Zuljan Kumar collaboratrice scientifica della Sezione di dialettologia dell’Istituto per la lingua slovena Fran Ramovš presso il Centro di Ricerca Scientifica dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubiana e docente di linguistica e dialettologia slovena presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Nova Gorica,  che ne ha curato l’aspetto linguistico.

          In autunno, quando ci si aiutava a scartocciare le pannocchie o nelle lunghe serate invernali o ancora nelle veglie ai defunti, ebbi la fortuna di conoscere e di ascoltare molti ‘artisti’ del raccontare. Curiosa qual ero, pendevo dalle loro labbra incasellando nella mente ogni espressione del sapere che andavano snocciolando. Ad un tratto mi accorsi, mio malgrado, dell’andare senza più ritorno di questi vati.
Fu allora che concepii l’idea di provare a salvare quanto rimaneva della tradizione orale della mia gente e del mio paese. Le sorgenti erano ancora acqua viva e raccoglierne lo zampillo fu esaltante. Ci fu un travaso, così ebbi subito il desiderio di scrivere po našən, quanto dicevano i miei referenti perché nulla di ciò che rimaneva andasse perduto.
Cominciai a scrivere, infatti, andando per tentativi ed errori, ma la rilettura risultava impossibile. Mi documentai imparando l’alfabeto sloveno perché la difficoltà stava nel tradurre i suoni del mio bel parlare, in segni grafici. Non bastò!
Mi recai allora a Cividale, ad una fonte che si chiama Circolo di cultura Ivan Trinko, con i miei elaborati ben stretti sotto il braccio: temevo il giudizio di chi sapeva scrivere oltre che parlare in sloveno: non ci fu nulla di traumatico!
Lucia Trusgnach, la speciale collaboratrice del Circolo, mi incoraggiò a proseguire nel mio progetto, così, un po’ alla volta, riuscii a far capire a me stessa ciò che andavo scrivendo.
Finalmente, acquisita un po’ di disinvoltura ortografica, cominciai a raccontare ai bambini di un paese posto al sole, bello e laborioso come un alveare, popolato da entità boschive fantastiche. Per i grandi rispolverai il tempo bello della loro giovinezza mentre un tenue filo ideale legava il paese anche agli emigranti. Per anni, con entusiasmo, mi tuffai a rovistare nella miniera di ricordi degli anziani, in cerca degli antichi e buoni saperi di un tempo.
Nacque allora l’opuscolo Mlada lipa, chiamai così quelle pagine perché ci ricordino una vera Lipa, ta stara lipa, che troneggiava nella piccola piazza di Subit quando ero bambina.
 Mlada lipa venne stampata per noi, dal Circolo di cultura Ivan Trinko con il quale non riuscirò mai a sdebitarmi, ma solo ringraziare infinitamente. Divenne supplemento al Trinkov koledar e distribuita ogni anno a Natale.
Il parlato po našən di Mlada lipa, divenne oggetto di studio meticoloso e scientifico da parte di professori universitari di Lubiana e di Udine, quali il prof. Matej Šekli prima, oggi la prof. Danila Zuljan-Kumer e il prof. Roberto Dapit, che diedero dignità al nostro po našən fino ad onorarlo nella presente antologia.

          Fare della parlata slovena di Subit una ‘lingua salvata’: come circolo di cultura sloveno, quello con la storia più lunga nella provincia di Udine, non ci siamo mai posti il problema se vale la pena dedicare tempo e risorse a una simile operazione, ad un simile progetto. Sapevamo e sappiamo che dobbiamo farlo, sappiamo che dobbiamo appoggiare – forti di una tradizione che, seguendo l’insegnamento di mons. Trinko, si rivolge alla conservazione ed alla valorizzazione della lingua e della cultura slovena in Italia – il generoso lavoro di Bruna Balloch nella raccolta, trascrizione e salvaguardia della variante dialettale slovena di Subit.
Lo facciamo in realtà da alcuni anni. L’opuscolo Mlada lipa, che pur in una modesta veste grafica ha dato e dà visibilità e voce ad una lingua dai suoni e ‘colori’ particolari, da dodici anni è pubblicato dal Circolo di cultura Ivan Trinko ed esce come supplemento del Trinkov koledar.
Grazie al lavoro paziente e scrupoloso di Bruna Balloch, che cura la pubblicazione, è stato raccolto molto materiale, tramandato oralmente, prova della ricchezza della tradizione culturale locale.
L’autrice, infatti, determinata a lasciare traccia di un tempo passato, una testimonianza di un’identità che sta scomparendo, lega sapientemente la lipa – il tiglio, giovane pianta simbolo delle nostre comunità – alle vicende vissute, ai miti, leggende, canti, racconti, credenze, modi di dire che, tramandate oralmente, ravvivavano il vivere quotidiano.
Da questo lavoro di ricerca, condotto con costanza da oltre un decennio, e nella consapevolezza che la lingua di Subit si sia conquistata sul campo il pieno diritto di venire pubblicata in un’antologia, è nata la presente pubblicazione che abbiamo realizzato grazie al contributo della Comunità Montana Torre, Natisone e Collio (L.R. n. 26/2007 art. 22 – contributi per interventi a favore del resiano, delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale).
Abbiamo affidato la cura di questa raccolta al prof. Roberto Dapit, docente di Lingua e Letteratura slovena presso l’Università degli Studi di Udine, coautore di una collana di racconti, relativi agli esseri mitici della tradizione orale slovena, che ha operato o la scelta del materiale finalizzato a questo volume, ovvero novantasei testi sui trecento pubblicati in dodici anni nel supplemento Mlada lipa.
          L’aspetto linguistico dell’opera è stato curato dalla prof. Danila Zuljan Kumar collaboratrice scientifica della Sezione di dialettologia dell’Istituto per la lingua slovena Fran Ramovš presso il Centro di Ricerca Scientifica dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubiana e docente di linguistica e dialettologia slovena presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Nova Gorica
Il materiale scelto per la presente raccolta è rappresentato da favole, racconti e leggende della tradizione locale i cui protagonisti sono gli animali, gli esseri mitici, le figure religiose, ma anche gli abitanti stessi di Subit, personaggi che popolano storie diventate ormai parte della tradizione locale.
Per quanto riguarda l’ortografia, nel corso degli anni insieme a Bruna Balloch abbiamo ‘costruito’ e sviluppato ‘in corso d’opera’ un metodo di scrittura elementare che, attingendo alla lingua slovena, al cui sistema appartiene anche la varietà di Subit, mette comunque in evidenza le peculiarità fonetiche della variante locale.
Alcuni racconti sono già stati pubblicati sia nella versione italiana che slovena. A questo proposito va sottolineato che non si tratta di traduzioni, ma di versioni sorte autonomamente.
Per ogni testo si indica dove è stato pubblicato precedentemente. L’assenza di simili indicazioni significa che i testi sono stati scritti appositamente per la raccolta.
Sia questo lavoro, oltre che richiamo alla conoscenza, all’amore, all’orgoglio per la propria lingua, stimolo per ulteriori approfondimenti e studi. 
https://www.natisone.it/gnovis/archivio/nuove2011/nuove1057.htm

Il focolare (črna kuhinja) di Prossenicco

crna_kuhinja_ProsnidIl focolare di Prossenicco si trova nel pianterreno di una casa a schiera, stretta e unifamiliare. L’arredamento è poco: un tavolino basso, una mensola con del vasellame, nell’ultima parte della stanza si trova invece un focolare basso, largo e lungo meno di un metro. Su di esso è appeso, con una catena, un pentolone. Questo focolare, molto elementare e leggermente rialzato, rappresenta il pezzo più interessante della črna kuhinja. Il focolare è spostato, ma non appoggiato, al muro di fronte all’entrata e delimitato, da quattro parti, con blocchi di pietra. Questo tipo di focolare basso fu frequente prima dell’Ottocento, quando divenne sempre più alto, fino a raggiungere l’altezza di un tavolo. Questo tipo di focolare fu presente, nelle abitazioni più modeste, ancora nel Novecento. Un focolare simile a questo è conservato anche nel vicino paese di Robidišče. Il focolare non ha né una cappa di aspirazione né un camino. Il fumo poteva uscire solo tramite una piccola finestra reticolata, oppure tramite la porta aperta. Per via del fumo i muri, il soffitto e il suolo erano neri, il che assegnò il nome a questo tipo di cucina (črna kuhinja, cucina nera). Sopra la cucina si trovava la stanza da letto, che era accessibile per delle scale esterne. Nella stanza non era possibile evitare il fumo, che passava tramite le assi del pavimento. Una scala abbastanza corta portava dalla stanza fino a una stretta soffitta. L’abitante del luogo Evelina Melissa racconta che quest’abitazione era stata usata fino al 1990. Questo sembra quasi incredibile per gli uomini di oggigiorno, dato che questa casa non ha né un bagno né dell’acqua corrente ed è illuminata da una sola lampadina. La proprietaria della casa Marija Miscoriache gli abitanti del luogo chiamavano te stara Marija ta s te črne hiše (la vecchia Maria, quella della casa nera),  nacque nel 1892. Era abituata a vivere secondo le vecchie usanze e non voleva cambiare il suo stile di vita neanche quando i tempi cambiarono. Nel pentolone sopra il focolare essa cucinava la polenta fino al 1990, quando la vecchiaia la costrinse ad andare nella casa di riposo a Taipana. Morì nel 1992 all’età di 100 anni. Fu sepolta al cimitero di Prossenicco.

http://zborzbirk.zrc-sazu.si/it-it/raccontieimmagini/racconti.aspx

Il conte pecoraio

Il castello di Colloredo di Montealbano1111
http://sauvage27.blogspot.com/

Castello di Colloredo di Montalbano

Ippolito Nievo

La valle del Cornappo ed i suoi abitanti in un romanzo di Ippolito Nievo
Molti conoscono le «Confessioni di un Italiano» scritte da Ippolito Nievo,
romanzo, considerato dai critici dell’800, come il migliore dopo i «Promessi Sposi» di A. Manzoni.Ma non a tutti è noto che egli scrisse tra gli altri anche il «Conte Pecoraio».
È un romanzo non molto lungo , ma interessante, perchè lo sfondo su cui si snoda la vicenda , sono le prealpi Giulie che da Tarcento corrono verso Cividale.
Il poeta – scrittore visse parecchio tempo in Friuli, nel suo castello di Colloredo di Montalbano ed ebbe quindi modo di ammirare le bellezze che offre questa regione e di descriverle nel migliore dei modi in questo suo pur poco noto romanzo.La trama del romanzo che tratta le vicende di una famiglia nobile di Torlano, e di un ’altra a lei collaterale,ma decaduta  non ci interessa qui, ma ci interessavano solo quei passi che, ad onta di quanti denigrano la nostra stirpe, sgorgano dalla penna dello scrittore, spontanei, pieni di gentilezza e nello stesso tempo come una conferma spassionata del confine degli Sloveni nel Friuli. Egli infatti incomincia:

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https://www.natisone.it/0_archivio_messe/messe2009/messe621.htm

Torlano

«Un bel paesino guarda nel mezzano Friuli lo sbocco di una di quelle terre che dividono il parlare italico dallo slavo. . . »

Questo paesino è Torlano,sopra Nimis, e lo scrittore approfitta per descriverci tutti i dintorni, le ridenti colline di Ramandolo, i monti sopra di esse, la valle del Torre con Crosis, la gola del Cornappo e il paese di Monteaperta.
Più avanti dice:

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il Torre foto di Luca pb

« . . . e sotto il patrocinio del campanile si ricovera anche la canonica, la quale sembra invitare da lontano le mendicanti resiane che scedono in autunno con
le gerle in spalla alla cerca annuale;povere, scalze, cappuccine, non votate alla povertà,ma contente di essa;che domandano un soldo per l ’amore di Dio, e anche negate, si accommiatano con sublime saluto: lodato sia Gesù Cristo!»

65038940_foto17_showE parlandoci delle fatiche che compiono questi nostri montanari e montanare,
prosegue:

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https://www.wikiwand.com/it/Portatrici_carniche

«… nè è raro nei giorni di mercato incontrarsi . . .in un carico di fieno che da lungo sembra avanzare, come un nuvolone sospinto dal vento tra la spaccatura della roccia ; e poi  farglisi più accosto si schermono (distinguono) due gambe nerborute alternarsi smisuratamente sotto la vasta mole,finché, quando ti premi nella rupe a dargli il passo, ne scappa fuori un saluto di voce soave e femmina, e tra l ’erba odorosa e cadente d ’ogni lato riposi collo sguardo negli occhi umidi cerulei d ’una fanciulla di Schiavonia».
In altri passi lo scrittore ripete ancora che Torlano segna il confine tra Slavi e Italiani, e d’altrove, un personaggio del romanzo chiede alla protagonista, Maria, di ballare la
«Schiava».
Ippolito Nievo è forse l ’unico scrittore italiano che abbia posto come scenario di un romanzo questa zona,ed è l ’unico che abbia parlato degli Sloveni del Friuli. E perciò è doveroso che i nostri Sloveni sappiano di essere stati oggetto di studio di molti linguisti, anche argomento del romanzo di un celebre scrittore romantico italiano che, senza sentimento di parte, ha riconosciuto fin dove arriva l ’idioma italico,o dove comincia la stirpe laboriosa e paziente degli Sloveni.

 

100 anni fa finiva la prima guerra

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Cent’anni fa volgeva al termine la prima guerra mondiale. Già il 29 ottobre 1918 i primi soldati austriaci iniziarono a lasciare la Slavia; il 31 ottobre fu chiuso il comando di San Pietro/Špietar e, per tutto il giorno, lungo la Valle del Natisone passò la colonna ininterrotta delle truppe imperiali. Il 4 novembre fecero capolino i primi italiani, che già in quel giorno si spinsero sino a Kobarid e Tolmin senza incontrare alcuna resistenza da parte degli avversari, che si ritirarono velocemente attraverso il Predil.

Quel giorno il parroco di San Leonardo/Podutana, don Jožef Gorenščak, riportò nelle cronache parrocchiali: «Oggi, a mezzogiorno, gli italiani sono arrivati a Cividale. Alle tre del pomeriggio erano già a San Pietro. Ci siamo salvati e, in grazia di Dio, senza rendercene conto, senza spari con armi, senza crucci e eventi spaventosi. A Dio e alla Madonna di Castelmonte vada il nostro ringraziamento, per averci protetto … In tutti i paesi la festa è grande e sventola la bandiera italiana». La fine della prima guerra mondiale rappresenta per la Slavia un punto di svolta e la fine dei grandi cambiamenti iniziati con l’arrivo di Napoleone nel 1797.

Napoleone aveva cancellato dalla carte d’Europa la Repubblica di Venezia e, con essa, anche la particolare autonomia e i privilegi della Slavia, che era orgogliosa delle proprie banche, del proprio «parlamento» e delle proprie lingua e cultura slovene. Da allora erano iniziati i problemi che si erano poi ripresentati sotto l’autorità austriaca, che non aveva riconosciuto alcuna autonomia. Questi problemi erano diventati ancora peggiori sotto l’Italia, che aveva intrapreso una forte azione assimilatrice, al fine di sradicare dalla gente lingua e anima slovene.

Con la prima guerra mondiale la Slavia aveva imparato dove portassero un’irragionevole inimicizia tra le genti e un nazionalismo senza rispetto per le altre lingue e culture; aveva conosciuto l’amarezza dell’occupazione da parte di forze nemiche, nonché cosa voglia dire avere una lingua diversa.

Già nei primi mesi di guerra, le autorità militari avevano preteso che nelle chiese fosse usata la lingua italiana e avevano perseguitato i sacerdoti locali, con la scusa che fossero austriacanti. Tutto questo proseguì negli anni seguenti, quando a prendere il potere fu il fascismo, che si impegnò saldamente per estirpare in modo definitivo, da questa zona d’Italia, l’erbaccia rappresentata da una lingua straniera.

Il 12 gennaio 1919 a Parigi ebbe inizio la conferenza di pace, cui presero parte Italia, Francia, Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti. Le discussioni proseguirono per alcuni mesi e, tra la fine del 1919 e l’inizio del 1920, furono sottoscritti i Trattati con gli stati che avevano perso.

L’ultimo accordo fu firmato il 12 novembre 1920 a Rapallo, dove furono concordati i confini definitivi con la Jugoslavia, dopo che Gabriele D’Annunzio, coi suoi legionari, aveva conquistato Fiume (Rijeka) in Croazia. In forza del Trattato di Rapallo, la Valle dell’Isonzo venne a far parte dell’Italia e, dopo 400 anni, cadde il confine tra i beneciani e gli abitanti di quella zona.5nova-meja-256x300

https://www.dom.it/pred-100-leti-se-je-prva-vojna-koncala_100-anni-fa-finiva-la-prima-guerra/?fbclid=IwAR2_adQFB4mJXKXheEhWBmkc2bJ3AGahUVWtzfIz8Sx-eyb9iMCon03tl2E