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Burnjak 2019

Il Burnjak 2019 è pronto, mancate solo voi. ❤️
Domenica 20 ottobre dalle ore 9.00 a Tribil superiore torna la magia di una giornata indimenticabile!

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Vincono Savognese e Polisportiva Valnatisone

Nel secondo turno del campionato amatori di Terza categoria della Lcfc la Savognese, impegnata a Cassacco, ha regolato con un gol per tempo, entrambi opera dello sloveno Tine Medved, la Brigata Leonacco.
L’allenatore Cristian Birtig ha mandato in campo Simone Vogrig, Maurizio Medves, Francesco Chiabai, Miha Stres, Nicola Zabrieszach, Mulloni, Gabriele Zabrieszach, Francesco Cendou, Massimo Drecogna, Patrik Birtig e Tine Medved. Il successo permette ai gialloblu di insediarsi in vetta alla classifica.
Pronto riscatto della Polisportiva Valnatisone di Cividale che, nella gara casalinga sul campo di Savogna, ha superato il Venzone con le reti realizzate da Silvio Del Bello e Giuseppe Susca, mentre per i carnici è andato a segno Igor Cigliani.
A Buja, ospitata dalla Ars calcio, l’Alta Val Torre è tornata lunedì 14 sera a mani vuote dalla trasferta a Buja subendo una sconfitta di misura con i padroni di casa della Ars, andata a segno con Devis Felice.

La classifica: Savognese 4; Valcosa, Blues 3; Sammardenchia, Polisportiva Valnatisone, Ars 2; Alta Val Torre, Axo Buja, Venzone, Brigata Leonacco 1. https://novimatajur.it/sport/vincono-savognese-e-polisportiva-valnatisone.html

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Tempo di Burnjak

TRIBIL – Nell’intera giornata di domenica 20 ottobre animazione e giochi per i bambini, fisarmoniche nelle vie del paese. Ricca l’offerta enogastronomica.

https://www.facebook.com/lavitacattolica/

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I colori di un sogno autunnale

fonte https://www.facebook.com/natisonevalleys/

da fb

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Fumetto di Moreno Tomasetig

Maria Vergine! Dio ci aiuti!….. Qui ho bisogno del carretto!…… Nessuno mi crederà in paese…

in dialetto sloveno delle Valli del Natisone

Tempo di funghi, cajt za gobe! (Flip strip-Dom)

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Una cartolina da Prepotischis (Prepotto)


foto di Suzana P.

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I due incendi di Subit

Quest’anno ricorre un anniversario molto importante per la comunità di Subit. 75 anni fa, il 29 luglio e il 29 settembre del 1944, il paese subì ben due incendi, pagando un prezzo molto alto in termini di vite umane, tuttora ben vivo nella memoria collettiva del paese.

Gli eventi s’inseriscono nel quadro della Zona libera del Friuli orientale, un’esperienza di autogoverno nata nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, nell’estate del 1944. La Zona comprendeva i territori di Nimis, Attimis, Faedis, Lusevera, Taipana e Torlano, per circa 20.000 residenti su circa 300 km2.

La Zona aveva grande importanza strategica non solo per le comunicazioni, ma anche perché fungeva da cerniera fra la zona libera della Carnia a nord-ovest, e quella delle formazioni partigiane slovene a est.

Il territorio era presidiato dalle formazioni partigiane della I Brigata Osoppo, che contava circa un migliaio di uomini – contadini, studenti, ufficiali e soldati dell’esercito italiano all’epoca sciolto – e dalla Divisione Garibaldi Natisone – al comando di Mario Fantini Sasso e Giovanni Padoan Vanni quale commissario politico, con contadini e operai delle industrie di Gorizia e Monfalcone. La Divisione, organizzata nelle tre brigate, Buozzi, Picelli e Gramsci, era affiancata da altri reparti minori, per un totale di circa 2.000 uomini.

Le due formazioni partigiane operavano al confine con il territorio dei partigiani sloveni del IX Corpus, lungo l’alto e medio Isonzo e nei dintorni di Gorizia. La delicata situazione generava discordie fra osovani e garibaldini. Nella primavera del 1944 le due formazioni avevano creato un comando unificato e si erano fuse nella I Divisione Osoppo Garibaldi.

Alla fine di luglio del 1944 anche nella Zona, com e nella Carnia, erano sorti dei Comitati di liberazione nazionale locali, composti da rappresentanti del Partito d’Azione, del Pci, della Dc, del Psi e da alcuni indipendenti.

Non essendo stata però creata una Giunta centrale, che esercitasse un potere autonomo, la vita civile era dominata dai comandi partigiani, inizialmente per le necessità di sicurezza e di ordine pubblico. Su iniziativa dei partigiani, era stato istituito un Cln militare, formato da rappresentanti politici e militari di diversi partiti, con l’incarico di organizzare libere elezioni, in collaborazione con i Cln locali. Ad Attimis il sindaco era stato eletto da un’assemblea di 120 capifamiglia, solo uomini.

Nel luglio del 1944 Subit, quindi, pullulava di partigiani. La Osoppo aveva il comando nelle scuole del paese. Proprio per una rappresaglia in reazione al successo di un’iniziativa militare dei partigiani, tedeschi e fascisti il 29 luglio si diressero per un rastrellamento verso il paese, dove bruciarono trenta case.

La vita della breve esperienza di autogoverno della Zona – da luglio a settembre del 1944 – proseguì fino al 25 agosto, quando i tedeschi e i cosacchi occuparono Torlano, incendiando il paese e uccidendo 36 uomini, donne e bambini.

Alla fine di settembre sopraggiunse l’offensiva tedesca, sferrata dalla 305a divisione della Wehrmacht. Il rastrellamento, che ebbe luogo tra il 26 e il 30 settembre, fu la fine della Zona libera del Friuli orientale. In quei giorni il fronte partigiano andò in rotta e furono incendiati quasi tutti i paesi, tra cui anche Subit, il 29 settembre. Lo era già per metà; al secondo incendio furono bruciate le case rimanenti e fu fatta saltare in aria la chiesa.

Quel giorno furono trucidate e bruciate vive cinque persone.

https://www.dom.it/ko-so-dvakrat-pozigali-subid_i-due-incendi-di-subit/

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Festa di San Matteo

 Da sinistra: le borgate di Seuza, Topolò e Sverinaz in comune di Grimacco

FESTA DI SAN MATTEO SUL COLLE DI SAN MATTIA (Grimacco).
Come da antichissima tradizione la quarta domenica di settembre a Costne si la festa di San Matteo e il ricordo della dedicazione della chiesetta intitolata a San Mattia….è curioso però che nell’altare centrale ci sia la statua di San Matteo e a lato quella di San Mattia.
E’ una ricorrenza molto sentita vista l’affluenza di persone lo ha ricordato anche don Sandro Piussi nelle sua omelia durante la Celebrazione.
E poi….tutti assieme al pranzo preparato con dedizione dal comitato “San Mattia” .

foto da http://www.chiesettevotive.it/
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LA VAL JUDRIO E LA TEMPRA DI CODROMAZ


di Luciano Lister

A Codromaz/Kodarmaci, tra i boschi della Val Judrio, ormai sono rimasti in tre. Il paese è una delle frazioni di Prepotto, un comune che si estende tra monti, colli e pianura al confine con la Slovenia e che è attraversato da oltre un centinaio di chilometri di strade. I suoi 741 abitanti vivono in 45 borghi e agglomerati di case sparse. Come a Nimis, Attimis, Faedis e Torreano, accanto all’italiano sul territorio nelle frazioni della parte montana la lingua tradizionale è lo sloveno locale, mentre nelle frazioni di pianura il friulano.

Antonio, che ha 76 anni, di cognome fa Codromaz, come il paese in cui è nato e abita tuttora.

Come in alcune frazioni di pianura ha fatto installare cartelli toponomastici in italiano e friulano, di recente il Comune ne ha fatti installare in italiano e sloveno anche nelle frazioni della parte montana. Antonio è contento: «Avevamo già chiesto più volte di averli, perché qui abbiamo sempre parlato sloveno, da quando gira il mondo. Prima siamo stati sotto l’Austria, dopo sotto l’Italia, ma sempre sloveno».

L’ACQUEDOTTO, LA STRADA, IL CAMPANILE E L’EMIGRAZIONE

Nei primi anni del Novecento Codromaz contava 164 abitanti. Nel 1912 è stato raggiunto dall’acquedotto; poco prima della prima guerra mondiale dalla strada. Nel 1950, quando è stato costruito il campanile, i residenti erano 54. «C’era una forza allora, tutti i giovani erano a casa», ricorda Antonio. «Nel 1947 gli abitanti hanno iniziato a partire per il Belgio; quelli che non sono riusciti ad andarci sono partiti per l’Argentina e sono rimasti poveri anche là. Molti sono tornati indietro; qualcuno si vergognava a tornare a casa. I miei zii erano contadini, fabbri e cacciatori. Un giorno un mio zio è partito per il Belgio. Ha lavorato in miniera per trent’anni, è ritornato e per un po’ di anni ha vissuto qui. Un altro è andato in Argentina e non ha mai fatto ritorno. Gli abbiamo scritto di tornare a casa e che non c’erano problemi, visto che dicevano che qui si moriva di fame. Ha organizzato tutto per il ritorno; quattordici giorni prima del rientro, quando aveva tutte le carte, è mancato e non è più tornato».

Il padre di Antonio, che era il fratello più grande, si era sposato qui; anche un altro suo fratello si era sposato in paese. Le sue sorelle, invece, erano tutte andate lontano, tranne la piu grande che era rimasta a casa perchè malata. «C’erano 12 figli. Così, ho parenti dappertutto».

IL RITORNO DI ANTONIO

Il signor Codromaz, che ha frequentato la scuola elementare a Podresca/Podarskije e in seguito ha lavorato per un contadino, è sempre rimasto qui. Ha solo provato ad andare in Germania, quando aveva 18 anni. «Lassù ho passato 14 mesi. In estate per le ferie sono rientrato a Codromaz, per falciare i prati. Sono tornato in Germania e l’anno dopo sono rientrato a casa, per fare il servizio militare. Una volta finito, non sono più andato da nessuna parte, perché la vita che ho fatto in giro per il mondo: lavoro, baracca, lavoro e baracca… Si guadagna lo stesso anche qui, visto che lassù la vita costava. Mi sono fermato a casa e mi sono sposato subito dopo il rientro dal servizio militare».

IN FABBRICA IN INVERNO, CONTADINO IN ESTATE

In seguito Antonio ha iniziato a lavorare in fabbrica a Manzano in inverno e come contadino in estate. Aveva alcuni capi di bestiame, con cui lavorava, perché a Codromaz ci si è sempre aiutati con gli animali, finché non sono arrivati i camioncini. Ancora oggi ha un po’ di bosco.

Il signor Codromaz non ha dimenticato gli anni dopo il terremoto del 1976. Allora giunsero molti contributi per la ricostruzione, ma non a tutti era chiaro come accedervi. Per questo molti fondi sono rimasti inutilizzati.

Di tempo libero ce n’è sempre stato poco. Antonio chiamava sei-sette aiutanti e tutti insieme andavano a falciare. In inverno, invece, c’era anche la legna, il lavoro nel bosco. Ci si aiutava l’un l’altro, anche per racimolare qualche soldo oltre a quello della paga. Ora, invece, nella zona mancano i giovani e tutti sono un po’ più soli.

IL FRAZIONAMENTO DI UN TERRITORIO CHE FA DA SÉ

Il signor Codromaz, comunque, può contare sui figli, che vengono a aiutarlo. La figlia abita a Manzano, mentre il figlio più vicino, a Cividale. «Lavora nel bosco. Prima era lui ad aiutarmi; ora che non sono più in grado come prima, lo aiuto io, per quanto riesco».

Secondo Antonio il problema della Val Judrio sta nel grande frazionamento delle proprietà, che impedisce anche solo il semplice pascolo sui terreni. «Sono tutti padroni. Finché lo Stato non dice: “Prendiamo; qui quanti padroni ci sono; fa una riga e divide: qui tu, qui tu, a ognuno un pezzo”. In Slovenia, coi cui abitanti siamo sempre stati amici, sui terreni belli si sfalcia, sui terreni brutti si manda a pascolo».

Dal Comune di Prepotto la sindaco cerca di dare una mano, quando dal paese giungono richieste. Passeggiando per il paese il cellulare funziona, ma con difficoltà. Non c’è segnale e prende l’operatore sloveno. Qui si è spesso abituati a fare da soli, ad esempio quando c’è la neve da spalare.

Nella nostra regione certo non si sta con le mani in mano.
Siamo tutti un po’ manovali, e autonomi.

da fb

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Nasce l’associazione ‘Sapori nelle valli’, si punta al marchio — NoviMatajur

Favorire lo sviluppo delle produzioni agroalimentari, promuovere la cultura enogastronomica del territorio, fra tradizione e innovazione, nel solco della sostenibilità ambientale. E, infine, creare il marchio “Sapori nelle valli” che identifichi e certifichi l’origine e la qualità dei prodotti e ne favorisca l’ampliamento del mercato. Questi gli obiettivi dell’omonima associazione “Sapori nelle valli del Natisone” […]

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