Tanti auguri, vse najboljše, Slovenija! 🇸🇮

28 candeline oggi per la Slovenia! 🎂

Si celebra il “Dan državnosti”, in ricordo del 25 giugno 1991, giorno in cui è stata formalmente dichiarata l’indipendenza dalla Jugoslavia.

Negozi e uffici oggi restano chiusi.

Tanti auguri, vse najboljše, Slovenija! 🇸🇮

#dandrzavnosti#slovenia#ifeelslovenia#myway#festanazionale

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Kries – la magia del falò di San Giovanni

22/06/2017Sara Terpin

da https://www.slovely.eu/2017/06/22/kries-la-magia-del-falo-di-san-giovanni/

La notte tra il 23 e il 24 giugno è nella tradizione di diverse popolazioni europee una notte magica: si celebra il solstizio d’estate, che la tradizione cristiana ha associato al culto di San Giovanni. “Šentjanževo” o “Noč svetega Ivana” (“notte di San Giovanni) è una festa ancora molto sentita in Slovenia, ma anche nei paesi oltre confine dove vive la minoranza slovena: così in Benečija (Slavia Veneta), dove durante questa magica notte in molti paesi vengono accesi grandi falò, chiamati “kries” (“kres” in sloveno).

Uno di questi paesi è Tribil Superiore – Gorenji Tarbij, la frazione più alta (650 m slm) del comune di Stregna – Sriednje, dove vivono circa 40 abitanti, e dove – così ci dice Erika Balus, che qui vive con la famiglia, sembra di stare in paradiso. Erika ci racconta del kries e di altre tradizioni legate alla notte di San Giovanni; tradizioni che si perdono nella notte dei tempi e che le sono state tramandate dalla nonna e dalla bisnonna, che a loro volta ripetevano antichi gesti, spesso senza saperne il significato più profondo, semplicemente perché “la notte di San Giovanni si fa così”.

Križci
I tipici “Križci”

I gesti antichi e i rituali iniziano già prima del grande evento del kries. A parte i preparativi veri e propri per il falò, come la raccolta di legna e ramaglie da ardere, il 23 giugno si raccolgono fiori ed erbe aromatiche, che secondo la tradizione in questo giorno raggiungono il culmine delle loro proprietà. I fiori vengono utilizzati per fare “križci” (croci) e “krancelni” (ghirlande), che, sapientemente intrecciati, verranno poi appesi alla porta d’ingresso delle case per proteggerle. Le erbe aromatiche vengono fatte marinare nel vino, che viene benedetto e utilizzato come medicinale per tutte le malattie, “sia quelle note, che quelle ignote”. Ma le erbe aromatiche sono anche l’ingrediente principale delle “marve”, piatto particolarissimo e unico nel suo genere, senza il quale la festa di San Giovanni non è una vera festa.

La gente attorno al kries di Tribil Superiore
La gente attorno al kries di Tribil Superiore

La notte del solstizio d’estate è anche un’occasione unica per conoscere il futuro, sbirciando un albume d’uovo “cucinato” sotto i raggi della luna, o cancellare le rughe dal viso rotolandosi nella rugiada al mattino presto. O scoprire quali mesi saranno piovosi utilizzando 12 gherigli di noce. “Magie” che ci raccontano di un mondo contadino la cui vita era strettamente intrecciata con gli eventi della natura e le sue stagioni, gesti e tradizioni dietro a cui si celano antichissimi riti di cui sono giunte a noi solo tracce, sbiadite dalla patina dei secoli.

La forza del fuoco del Kries
La forza del fuoco del Kries

Scoprite queste magiche tradizioni nel nostro filmato girato a giugno 2016 a Gorenji Tarbij, raccontate da Erika Balus nel musicale dialetto sloveno della Benečija.

Per conoscere le altre usanze della notte di san Giovanni e il loro significato simbolico, date un’occhiata al nostro articolo.

https://youtu.be/cqoQwVgxVNQ

Il mini controesodo degli italiani verso la Slovenia

No. Nessun ritorneremo nostalgico, nazionalistico di tempi bui e cupi. Ma una semplice necessità, scelta di vita, e opportunità. Il Piccolo di Trieste ha dedicato ampio spazio ad una questione che si sta consolidando nel corso degli anni, soprattutto da quando la Slovenia è entrata nell’Unione Europea. Quello che da molti è chiamato come un mini controesodo di italiani verso la Slovenia. Le ragioni sono plurime, variegate. Si legge sul Piccolo che le mete preferite sono località come “Sesana, Cosina, Lokev, Divaccia,  Veliki Dol, Storje e San Daniele (Stanjel),Bertocchi, Skofije, Crevatini, Ancarano ,Capodistria e Isola. ” Si va da chi lì si è stabilito, a chi fa il pendolarismo tra la Slovenia e Trieste, si parla addirittura di 2.500 pendolari, tanti quanto sarebbero i cittadini dichiaratesi di nazionalità italiana in Slovenia. Ma potrebbero essere ben di più.

Un fenomeno che cresce tanto che su RadioCapodistria parte un programma dal nome un caffè in Slovenia dedicato agli italiani residenti in Slovenia, che hanno deciso di trasferirsi in Slovenia per varie ragioni. Da motivi di studio, a motivi di lavoro, a chi ha visto nella Slovenia, da pensionato, una sorta di nuovo Portogallo, dove godersi la propria pensione. Non si deve dimenticare  che  la rete diplomatico-consolare italiana in Slovenia comprende l’Ambasciata a Lubiana ed il Consolato Generale a Capodistria. I diritti della minoranza autoctona italiana sono garantiti dalla Costituzione, dagli Statuti dei vari Comuni, ma la situazione è abbastanza eterogenea, a volte si è più in situazioni di facciata che di sostanza, e con le istituzioni chiamate a rappresentare i diritti della Comunità italiana, che dovrebbero osare certamente qualcosa in più, come avviene ad esempio in Italia da parte dei rappresentanti delle minoranze linguistiche slovene, che quando il pugno sui tavoli lo devono sbattere, lo sanno sbattere e sanno farsi sentire a dovere. Basta pensare alla questione del censimento. In Italia si è verificato giustamente un putiferio, in Slovenia, invece, da anni, con la scusante dei registri elettorali, questo è stato fatto, schedando effettivamente una pluralità di italiani senza che vi fossero proteste o contrasti come quelli accaduti in Italia.
Questo mini controesodo di italiani verso la Slovenia, conferma quanto sia importante garantire il bilinguismo, quanto sia importante la reciprocità, quanto questi territori siano flessibili, siano delle porte aperte, con continui viavai, e per questo il ritorno anche simbolico di nazionalismi sarebbe semplicemente deleterio ed i primi a risentirne sarebbero certamente gli appartenenti delle rispettive minoranze o chi ne entrerà in un certo senso a farne parte. 
mb

https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/06/il-mini-controesodo-degli-italiani.html?fbclid=IwAR0F3g4sgxZBWA2m02ccaPkm9rhgv6RfLq3EM6n4PWCFLJM7i_neL6tBvNs

LJUBLJANA

https://sonoinvacanzadaunavita.wordpress.com/2019/05/04/ljubljana/

La fontana dei tre fiumi carniolani che sorge al margine della Mestni trg, nota anche sotto il nome della Fontana del Robba, è uno dei monumenti più famosi della Lubiana barocca. Fu eseguita, tra il 1743 e il 1751, dallo scultore e architetto veneziano Francesco Robba (1698-1757), che passò la maggior parte della sua vita a Lubiana. È considerato il miglior maestro della pietra del periodo barocco di Lubiana.
zmaj-il drago simbolo della città

La leggenda sulle origini di Lubiana

La leggenda narra che Lubiana sia stata fondata dall’eroe mitologico greco Giasone, che rubò il vello d’oro del re Aites, e poi con l’equipaggio degli Argonauti scappò sulla nave Argo attraverso il Mar Nero fino al Danubio e risalì il fiume Sava fino al fiume Ljubljanica. Lì gli Argonauti smontarono la nave, la trasportarono fino al mare Adriatico, dove fu ricomposta e con essa fecero ritorno in Grecia. Sulla strada per il mare, alla sorgente del fiume Ljubljanica, si fermarono in un grande lago e in una palude dove viveva un drago. Giasone affrontò il drago, lo sconfisse e lo uccise…https://www.visitljubljana.com/it/visitatori/attivita/divertimento/articolo/lubiana-la-citta-dei-draghi/

Una poesia di Srečko Kosovel, poeta sloveno del Carso

immagine dal Novi Matajur

Una poesia di Srečko Kosovel, poeta sloveno del Carso (1904-1926)

Curiosi di natura – Cultura, turismo e tutela ambientale3 maggio 2011 · 

Stanotte ascoltavamo la bora
e non abbiamo dormito niente;
di cose strane e paurose
parlavamo sottovoce.

Come ci si sente in mare
al naufragare dei navigli,
e quanto freddi e tremendi
siano i flutti marini.

Stanotte ascoltavamo la bora
e non abbiamo dormito per niente
sognavamo di poter salpare con la borea
e raggiungere altre rive.

Il freddo marino cominciò a risplendere,
– chissà dove erano ormai le navi –
noi invece siamo andati nell’orto a cogliere
sotto i peschi i meli frutti vermigli.

[“Stanotte”, di Srečko Kosovel, poeta sloveno del Carso, 1904-1926]

Kosovel Srečko. – Poeta sloveno (Sezana 1904 – Tomaj 1926). Delle sue liriche (Pesmi, 1927) alcune hanno carattere impressionistico-sentimentale, mentre in altre prevalgono accenti sociali.

“Moje življenje je moje, slovensko, sodobno, evropsko in večno.”

Umrl je 27 maja 1926.

traduzione :La mia vita è mia, slovena, moderna, europea per sempre.

Morì il 27 maggio 1926.

Maribor tra le otto città che ospiteranno il supercomputer europeo — NoviMatajur

http://novimatajur.it/attualita/maribor-tra-le-otto-citta-che-ospiteranno-il-supercomputer-europeo.html

LA SVIZZ…AH NO, È LA SLOVENIA VERDE! — In vacanza da una vita

https://sonoinvacanzadaunavita.wordpress.com/2019/05/03/la-svizzah-no-e-la-slovenia-verde/

Prima presentazione a Ginevra dello studio sulle aree di confine del Friuli/Slovenia

PROGETTO “National Borders and Social Boundaries in Europe: the case of Friuli” Il progetto scritto da Alessandro Monsutti e Stefano Morandini ha ottenuto un finanziamento del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (SNF). SOGGETTO PROPONENTE: Institut de Hautes études internationals et du development, Graduate Institute di Ginevra PARTNERS DI PROGETTO: Department of Ethnology and Cultural Anthropology dell’Università di Lubiana, Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società dell’Università degli studi di Udine, Department of Anthropology della Binghamton University di New York.

https://youtu.be/UwNMky9IdZo

Video da youtube

https://graduateinstitute.ch/communications/news/stories-without-borders?fbclid=IwAR1XF3ffPjhd7Uph6LbY_QH_96q6pF58lFsBjDCtOhoCRnos8BMSjFH1NWU

Slovenija terra di apicultura

Se vi piace il miele sicuramente” la scure vi cadrà sul miele”. E’ un proverbio sloveno che parla di una felicità, successo improvviso , senz’altro si dimostrerà vero quando vivrete l’avventura del miele su una terra verde. La tradizione slovena dell’apicoltura è ricca e fortemente ancorata nella coscienza popolare. Qui è di casa la Kranjska sivka, ape slovena autoctona, che è considerata una delle api da miele più diffuse al mondo. Gli sloveni sono sempre stati appassionati delle api. Il personaggio più importante dell’apicoltura slovena è Anton Janša, il primo insegnante di apicoltura alla corte di Vienna, che nel XVII secolo con le sue innovazioni ha portato un vento di cambiamento nell’apicoltura e ha posto le basi dell’apicoltura moderna. Fu notevolmente incentivato anche dall’imperatrice Maria Teresa. 

Gli apicoltori sloveni stanno compiendo sforzi significativi per far conoscere l’importanza delle api e dell’apicoltura anche alle giovani generazioni negli asili e nelle scuole. Da molti anni ogni terzo venerdì di novembre i bambini trovano sulla tavola la Colazione tradizionale slovena, dove oltre al burro fatto in casa, alle mele, al pane nero e al latte figura anche il miele. Il progetto è ora cresciuto oltre i confini sloveni e l’iniziativa per una Colazione europea al miele ha fatto presa in molti paesi in Europa e oltre.

Arte popolare nei pannelli degli alveari

I pannelli dipinti degli alveari sono una particolarità dell’apicoltura slovena e sono un’espressione di arte popolare. Gli apicoltori vi esprimevano la loro creatività. I più antichi sono di carattere religioso, ma in seguito sono apparsi motivi secolari che rappresentavano la vita quotidiana, eventi storici e anche alcune storie con un tratto malizioso. 

Per la decorazione dei pannelli di alveare è stata anche suggerita l’iscrizione nel registro del patrimonio immateriale dell’UNESCO.

tratto da https://www.slovenia.info/it/le-storie/lusso-al-miele-in-slovenia

Progetto”Beviamo caffè e te’ con il miele” Maggio è il mese delle api e del miele.Presso la Camera di commercio ed industria della Slovenia offrono così il tè con miele sloveno.E’ sempre buono,dolce e salutare.


Secondo l’Onu un milione di specie viventi sono a rischio estinzione

Secondo l’Ipbes, organismo delle Nazioni Unite che monitora la biodiversità, la colpa è dell’uomo e alcuni animali scompariranno già nel giro di un decennio

Le api sono tra gli animali a rischio di estinzione (foto: Frank Rumpenhorst/picture alliance via Getty Image)

Tra poco più di un decennio, un milione di specie vegetali e animalipotrebbero non esistere più. Tra queste, gli scoiattoli rossi, i ricci, i pipistrelli, le farfalle blu, le allodole e le api. A lanciare l’allarme è la Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi (Ipbes), un organismo interno all’Onu, in un report di 1800 pagine pubblicato oggi e firmato da 400 scienziati provenienti da più di cento paesi.

Il testo, frutto di più di tre anni di studi, è un atto d’accusa nei confronti degli effetti delle attività umane sull’ecosistema.

Le attività antropiche, si legge, hanno “alterato gravemente tre quarti delle superfici terrestri, il 40 per cento degli ecosistemi marini e la metà di quelli di acqua dolce”, mettendo a rischio la sopravvivenza delle centinaia di migliaia di esseri viventi che li popolavano. Tra i responsabili ci sono la deforestazione, la cementificazione, la caccia, la pesca e l’agricoltura intensiva e anche il cambiamento climatico. Secondo il report, il 5% delle specie sarebbe infatti a rischio di estinzione se la temperatura globale aumentasse di due gradi, mentre la percentuale salirebbe fino al 16% se l’aumento fosse di quattro gradi.

Secondo gli scienziati, la responsabilità dell’uomo è evidente se si analizza soprattutto un fattore: il tempo. Le specie animali e vegetali, infatti, si sono sempre estinte ma mai nel giro di pochi anni: si parla, in questo caso, di un tasso di estinzione considerato migliaia di volte più alto rispetto a quanto avvenuto negli ultimi 10 milioni di anni.

Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero”, ha detto Robert Watson, presidente dell’organismo dell’Onu sulla biodiversità, secondo il quale questa estinzione di massa, la prima causata dall’uomo, avrà conseguenze importanti anche nella vita di tutti noi: dal cibo alla produzione di energia.

Cosa fare per evitare il peggio

Secondo gli esperti, la situazione è così grave che non è possibile affidarsi alla buona volontà dei singoli per cambiare il corso degli eventi: devono essere i governi a prendere in mano la situazione. Secondo Jonathan Baille della National Geographic Society, per esempio, bisognerebbe aumentare il numero delle aree naturali protette ed assicurarsi che siano il 30% del totale dei comprensori entro il 2050.

Yann Laurans dell’Iddri, l’istituto francese per lo sviluppo sostenibile e le relazioni internazionali, pensa anche che sarebbe necessario diminuire il consumo di pesce e carne nella nostra dieta. Lo sfruttamento dei terreni agricoli legato all’allevamento è infatti tra le principali cause di questa diminuzione della biodiversità (oggi il 70% della superficie coltivabile è destinata alla produzione di mangime e foraggio).

In generale, tutti gli stati dovrebbero poi ripensare al modo in cui producono energia, smaltiscono i rifiuti e sfruttano il terreno, in modo da ricalibrare l’impatto dell’uomo sull’ecologia.

https://www.wired.it/scienza/ecologia/2019/05/06/milione-specie-viventi-rischio-estinzione-onu/?refresh_ce=