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Ivan Cankar

220px-Ivan_CankarNello scorso 2018 ricorreva il centenario della morte di Ivan Cankar, il massimo autore sloveno (1876-1918).

L’evento è stato celebrato degnamente in Slovenia e ovvia-mente anche presso la comunità slovena in Italia. La ricorrenza invece è passata abbastanza inosservata da parte italiana, anche a Trieste dove pure Cankar era di casa e dove proprio negli ultimi anni della sua vita tenne interessanti conferenze. Al lettore italiano Cankar non è sconosciuto, in quanto i suoi libri vennero tradotti e pubblicati già nei primi decenni del secolo scorso (anche durante il fascismo, che politicamente invece voleva annichilire la nazione slovena) e ristampati più volte, anche da prestigiosi editori a livello nazionale (Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori), fino agli anni‘80. Si tratta comunque inevitabilmente di uno scrittore di nicchia per l’Italia, in quanto quella slovena è la letteratura di un piccolo popolo, anche se stanziato ai confini orientali del Bel Paese e che con gli italiani convive nel Friuli Venezia Giulia e nell’Istria. Peccato quindi che la cultura italiana non abbia saputo approfittare del centenario dello scrittore sloveno per conoscerlo meglio. A colmare in parte questo vuoto ha contribuito l’Editoriale Stampa Triestina, che ha pubblicato in traduzione italiana (e ristampato in lingua originale) una selezione di racconti dello scrittore sloveno con il titolo “Sull’isola”, curata dalla slavista Marija Mitrović. Si tratta di racconti tradotti per la prima volta in italiano da Paola Lucchesi, che presentano uno Cankar diverso, sconosciuto forse anche al lettore sloveno: prose scritte tra il 1899 e il 1913,nelle quali si riflettono alcuni fenomeni e problemi universali che non sono caratteristici solo dell’ambiente da cui proviene lo scrittore, bensì, come nei veri classici, affliggono anche oggi tutti noi, che non siamo necessariamente legati all’epoca di Cankar nè al luogo in cui viveva. Un autore dunque estremamente moderno. Segnaliamo che il racconto che dà il titolo al libro sembra scritto quasi da Edgar Allan Poe, anche se alcuni critici confrontano Cankar piuttosto con Franz Kafka. Durante la sua vita Cankar conobbe privazioni e miseria, ed ebbe occasione di convivere con la povera gente e le loro intime tragedie. Fu un cantore della ribellione sociale, che si scagliò contro la società gretta e provinciale del suo tempo, utilizzando anche l’uso della satira. Il suo esordio nella letteratura avvenne con la raccolta di poesie “Erotika”, che provocò talmente tanto scandalo tra i conservatori da indurre il vescovo di Lubiana ad acquistare tutte le copie per farle bruciare. Per i tipi della casa editrice Comunicarte inoltre è uscita una nuova traduzione – a cura di Daria Betocchi – del capolavoro di Cankar “Il servo Jernej e il suo diritto”, nel quale l’autore denuncia la situazione di sopraffazione di fatto e di diritto della società borghese nei confronti delle elementari esigenze di giustizia dei contadini. Lo Slovenski Klub invece ha pubblicato una raccolta di pensieri e citazioni di Ivan Cankar (tra cui molti tratti dai discorsi politici tenuti a Trieste tra il 1907 e il 1918), dal titolo “Keep Calm and Read Cankar”, curata da Poljanka Dolhar e Martin Lissijach.

  fonte Il Lavoratore del 15/03/2019

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I popoli non possono essere criminali

slovIL COMMENTO
I popoli non possono essere criminali
Una riflessione dopo le polemiche suscitate ancora una volta dal «Giorno del ricordo»
L’assessore regionale Pierpaolo Roberti ha messo il punto alle forti polemiche scoppiate dopo il «Giorno del ricordo» per le vittime delle foibe e dell’esodo di istriani e dalmati, affermando che «gli eventi drammatici che hanno segnato in modo profondo le nostre
terre, dovuti a comportamenti criminali compiuti da ambo le parti, appartengono al passato, mentre noi dobbiamo guardare al futuro». Tuttavia, l’oscar della dichiarazione più lucida ed efficace va a Carlo Giovanardi, del movimento «Idea, popolo e libertà», già sottosegretario di Stato e ministro nei governi Berlusconi. «A doversi scusare sono comunisti e fascisti, non sloveni e croati», ha affermato domenica 17 febbraio in un’intervista al quotidiano triestino «il Piccolo».Per la tragedia ricordata ogni anno il 10 febbraio così come per altre sanguinose vicende storiche, infatti, è imperativo assoluto tarpare le ali alla criminalizzazione di interi popoli. Perché è sempre forte la tentazione di scaricare su tutti i cittadini le responsabilità dei loro governanti, anche quando si tratta di dittatori o abili manipolatori del consenso delle masse. Lo schema perverso è semplice: i cattivi stanno tutti da una parte e i buoni tutti dall’altra. Tutti delinquenti o tutti brava gente, a seconda del punto di osservazione.
Questo schema ha avuto come risultato l’impunità per i crimini commessi dalle forze italiane durante il ventennio mussoliniano e la seconda guerra mondiale – non c’è stata alcuna Norimberga per i nostri gerarchi e generali – e di quelli perpetrati dai partigiani di Tito nella lotta di liberazione – che fu allo stesso tempo rivoluzione comunista – e dopo il maggio 1945, quando si trattò di consolidare il regime instaurato con la forza
delle armi.Troppi ragionano, putroppo, ancora oggi nella logica di un deleterio nazionalismo che fa dello Stato una sorta di idolo, della Nazione un assoluto. Nel diciottesimo e nel diciannovesimo secolo tale ideologia – e gli storici la mettono alle radici di fascismo, nazismo e comunismo – ha portato al colonialismo, all’imperialismo, al militarismo e all’intolleranza. Col risultato di innumerevoli guerre, milioni di morti, ferite sanguinanti a decenni di distanza. E ancor oggi l’Europa non ne è immune.
Dunque va continuamente riaffermato che i popoli,in quanto tali, non possono essere criminali.Dopo film, discussioni e celebrazioni, tutta Italia conosce la tragedia degli infoibati – circa 1600 i morti nelle cavità carsiche, altri 3000 circa morti nei campi di
prigionia jugoslavi o passati per le armi senza processo– e la fuga dalle proprie terre di 200/250 mila istriani e dalmati. Ed è convinta che si trattasse di «pulizia etnica » ai danni degli italiani, mentre fu «pulizia ideologica ».Infatti, un terzo dei profughi era costituito da sloveni e croati che non volevano restare sotto il comunismo,e l’uccisione sommaria con occultamento dei cadaveri nelle grotte fu un metodo usato sistematicamente dal
regime jugoslavo contro gli oppositori. Nelle sole voragini di Kocevski Rog, a sud di Lubiana, pochi giorni dopo la fine della guerra furono sterminate migliaia di
sloveni anticomunisti. Lo stesso Paolo Sardos Albertini,esule, presidente della Lega nazionale di Trieste e del Comitato per le onoranze ai martiri delle foibe ebbe a
sostenere: «La chiave di lettura etnica non è più proponibile. Dobbiamo convincerci che gli interlocutori, la controparte, non erano gli slavo-comunisti, ma semplicemente i comunisti. Il comunismo è scomparso e proprio ad esso vanno imputate le responsabilità di quanto successo, dalle foibe all’esodo. Ecco la sfida: riunire italiani, sloveni e croati per condannare i crimini titini e ricordarne le vittime che non furono solo italiane».
Inoltre, i riprovevoli fatti avvenuti in Istria e Dalmazia sono stati estrapolati da un contesto storico molto più ampio e sono stati taciuti gli antefatti. Prima fra tutte l’annessione all’Italia fascista della cosiddetta «Provincia di Lubiana». Riportiamo cosa hanno scritto in proposito gli storici italiani e sloveni della commissione mista istituita nel 1992 dai rispettivi governi: «Il regime d’occupazione fece leva sulla violenza che si manifestò con ogni genere di proibizioni, con le misure di confino, con le deportazioni e l’internamento nei numerosi campi istituiti in Italia (fra i quali vanno ricordati quelli di
Arbe, Gonars e Renicci), con i processi dinanzi alle corti militari, con il sequestro e la distruzione di beni, con l’incendio di case e villaggi. Migliaia furono i morti, fra caduti in combattimento, condannati a morte, ostaggi fucilati e civili uccisi. I deportati furono approssimativamente 30 mila, per lo più civili, donne e bambini, e
molti morirono di stenti. Furono concepiti pure disegni di deportazione in massa degli sloveni residenti nella provincia».
È tempo allora di una riconciliazione senza se e senza ma. Bisogna adoperarsi affinché il Governo italiano trovi la volontà politica di accogliere la relazione della Commissione storico- culturale italo-slovena sui «Rapporti tra italiani e sloveni dal 1880 al 1956», il che lancerebbe un messaggio forte ai rispettivi popoli: mai più uno contro l’altro.
Ezio Gosgnach (Dom, 28. 2. 2019)

dal Slovit del 28-02-2019

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Oggi è giovedì grasso 🤠🤡

Crostoli,frittelle e castagnole in Friuli sono i tipici dolci di Carnevale

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immagine da https://www.agi.it/cronaca/

Il Carnevale – ricorda la Coldiretti – prende le mosse dalla tradizione della campagna, dove segnava il passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile e l’inizio della semina nei campi che doveva essere festeggiata con dovizia. I banchetti carnevaleschi – conclude la Coldiretti – sono molto ricchi di portate perche’, una volta in questo periodo si usava consumare tutti i prodotti della terra, non conservabili, in vista del digiuno quaresimale.

Ora vi porto in Slovenia a gustare i dolci tipici di questo periodo:provate a farli e poi mi direte…

I dolci di Carnevale in Slovenia

 

Nelle famiglie slovene a carnevale non possono mancare i tipici dolci fritti, che si ritrovano anche nella cucina austroungarica e in quella di alcune regioni italiane. Di seguito vi proponiamo tre ricette tradizionali dei dolci di carnevale più amati. Si tratta di ricette semplici che possono essere facilmente preparate a casa.

Štravbe

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Le štravbe, dette anche flancati, sono un dolce friabile di carnevale conosciuto anche in Italia con il nome di “crostoli” o “bugie”.

INGREDIENTI

600 g farina
100 g zucchero
4 uova (3 interi e 1 tuorlo)
60 g di burro
mezzo bicchiere di vino bianco
rhum
scorza di limone
un pizzico di sale
zucchero a velo per la copertura
olio per friggere

PROCEDIMENTO

Sulla spianatoia fare una fontana con la farina e mettere al centro tutti gli ingredienti. Amalgamare bene e impastare fino ad ottenere un impasto liscio. Lasciar riposare per circa mezz’ora, poi stendere la pasta piuttosto fine (qualche mm). Tagliare delle losanghe con la rotellina dentata e fare un taglio anche al centro della losanga. Friggere in abbondante olio bollente. Asciugare le štravbe su carta assorbente e una volta raffreddate cospargerle con lo zucchero a velo.

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Le miške (lett. “topini”), dolci di carnevale di pasta lievitata e fritta, sono diffuse anche in Veneto e Friuli, dove vengono chiamate “fritole”.

INGREDIENTI

500 g di farina
100 g di zucchero
250 ml di latte
50 g di lievito di birra (o 2 bustine di lievito in polvere)
12 cucchiai di olio
100 g di uva passa fatta rinvenire nel rhum
4 uova intere
una presa di sale
3 cucchiai di rhum o grappa
olio per friggere

PROCEDIMENTO

Sciogliere il lievito mescolato con un cucchiaio di zucchero in un bicchiere di latte tiepido e lasciar riposare 10 minuti. Montare a spuma le uova, il rhum e 2 cucchiai di zucchero. Setacciare la farina in una terrina, aggiungere il lievito, il composto di uova, il latte, una presa di sale, il rhum, l’olio e l’uva passa. Mescolare bene fino ad ottenere un impasto piuttosto compatto. Coprire con un canovaccio e lasciar riposare per circa un’ora.
Scaldare l’olio. Con l’aiuto di un cucchiaino prendere un po’ d’impasto a formare una pallina e immergetela nell’olio ben caldo. Friggete le miške fino a quando sono ben dorate. Toglierle dall’olio con una schiumarola e metterle ad asciugare su carta assorbente. Infine cospargere di zucchero a velo.

Pustni krofi

pustni krofi (lett. “krapfen di carnevale”), palline di pasta lievitata fritte ripiene di marmellata, derivano dalla tradizione culinaria austriaca. Molto amati in Slovenia, i più famosi sono quelli del paese di Trojane.

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Krofi

INGREDIENTI

1 kg di farina
5 tuorli e 1 uovo intero
1 bustina di zucchero vanillinato
100 g di burro
150 g di zucchero
120 g lievito di birra
un pizzico di sale
la buccia grattuggiata di un limone
2 bicchieri di latte
marmellata per il ripieno
olio per friggere

PROCEDIMENTO

Sciogliere il lievito mescolato con un cucchiaio di zucchero in un bicchiere di latte tiepido e lasciar riposare circa 10 minuti. Setacciare la farina in una terrina. Montare a spuma le uova, la buccia del limone, il burro ammorbidito e il sale. Versare nella farina mezzo bicchiere di latte bollente e mescolare. Aggiungere il lievito e il composto di uova e mescolare fino ad ottenere un impasto liscio. Coprire con un canovaccio e lasciar riposare per circa mezz’ora.

Stendere la pasta alta circa 1 cm e ritagliarne dei dischetti di 8 cm di diametro. Su metà dei dischetti mettere un cucchiaino di marmellata e ricoprire con un altro dischetto, premendo bene i bordi.
Immergere i krofi pochi per volta nell’olio ben caldo, friggerli da ambo i lati e toglierli quando sono ben dorati. Sploverizzare con zucchero a velo.

da http://www.slovely.eu/2013/02/16/i-dolci-di-carnevale-in-slovenia/

 

Buon appetito-Dober tek-Guten Appetit-Bon pitìc

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Immagine di annca su Pixabay
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Anche l’arrampicata unisce

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Il progetto di sviluppo della locale parete di arrampicata è stata al centro della visita a Merso Superiore del nuovo sindaco di Kobarid, Marko Matajurc, mercoledì 13 febbraio, su invito del sindaco di San Leonardo, Antonio Comugnaro. All’incontro hanno partecipato anche i sindaci di San Pietro al Natisone, Mariano Zufferli, e di Pulfero, Camillo Melissa, nonché il presidente della Fondazione Poti miru v Posočju, Zdravko Likar. Dopo il sopralluogo alla parete di arrampicata (accolti dal presidente dell’associazione Natisone Climbing, Cristian Vogrig), che si trova nella palestra del centro scolastico comunale, i sindaci hanno valutato le possibilità di concorrere con il progetto di sviluppo per la struttura ai fondi europei nell’ambito dell’attuale bando Interreg Italia-Slovenia. All’ospite di Kobarid i colleghi delle Valli del Natisone hanno chiesto anche un parere tecnico, essendo Matajurc affermato alpinista e addirittura vicepresidente del Soccorso alpino sloveno. L’occasione è stata sfruttata anche per esaminare altri temi e progetti di interesse comune, alla luce del fatto che tutti e quattro i Comuni hanno aderito al cluster transfrontaliero.

https://www.dom.it/tudi-plezanje-lahko-zdruzuje_anche-larrampicata-unisce/?fbclid=IwAR2mNXLp9dMaJNQ82biZFM0bup2qQLhJDJjfTgs03dr14D0hAVFslTiVvEk

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Scoppia caso diplomatico tra Italia e Slovenia per le semplificazioni sconcertanti sul Giorno del Ricordo.Dall’Italia “revisionismo senza precedenti”

in data 

Non siamo ai livelli di Italia e Francia, dove è stato richiamato l’ambasciatore per consultazioni. Ma, dopo la breve quiete, dopo aver incassato il durissimo colpo che è arrivato dal capo del governo italiano, dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Parlamento europeo, non potevano, almeno in Slovenia, tacere. Si è detto e scritto che le vicende del Confine Orientale sono complesse. Anche la legge istitutiva del giorno del ricordo le definisce come complesse. Ma in 15 anni, da quando questa legge esiste, si è chiuso in questo 2019, il cerchio, con una semplificazione storica sconcertante. Mettendo sullo stesso piano nazisti e comunisti jugoslavi, con la sola discriminante della diversa ideologia, mettendo sullo stesso livello foibe e Risiera, e pertanto non dovrà stupire se qualcuno dirà che la stella Rossa della Jugoslavia di Tito è come la svastica della Germania nazista di Hitler. Nessuno ha mai negato la vicenda delle foibe, così come quella dell’esodo. Ma che il ricordo delle vittime innocenti, sia stato strumentalizzato anche per riabilitare “martiri fascisti e nazifascisti” è innegabile.  Che ci sia un disegno di riconoscere lo stesso valore morale a chi è stato dalla parte di Salò, come a chi è stato dalla parte della Resistenza( ma solo filo-italiana) è innegabile. Che  i drammi che hanno interessato migliaia di persone con l’esodo siano stati strumentalizzati per fini nazionalistici che nulla hanno a che fare con la verità storica, e la dignità umana e il ricordo di queste vicende drammatiche, è innegabile. Strumentalizzazioni che hanno portato ad una semplificazione delle vicende del Confine Orientale, sconcertante, che avrà ripercussioni anche su organizzazioni come l’ANPI, perchè, se si accetta l’impostazione che quanto accaduto era  solo per annientare tutto ciò che fosse italiano e da ostacolo “al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista” è evidente che chiunque abbia collaborato con i comunisti jugoslavi, cioè la nostra Resistenza, e non solo, possa essere additato di essere stato complice di chi ha compiuto deliberatamente crimini contro l’umanità e di guerra. Che necessità c’era, oggi, in un momento così delicato, di riaccendere focolai che erano oramai sopiti se non spenti? Con l’Europa a rischio collasso? E di impostare una ricostruzione storica sulle vicende in questione in un modo così semplicistico,riduttivo e con omissioni significative? Durissime, e comprensibili le reazioni in Slovenia.Come rende noto Radiocapodistria con un post di Stefano Lusa.

Il Premier sloveno “ha parlato di falsificazioni e revisionismo storico senza precedenti, messo in atto da alti politici e persino da funzionari dell’Unione europea, aggiungendo che il fascismo aveva come obiettivo quello di distruggere il popolo sloveno.” Come dargli torto? Per dirle con le parole di un caro amico, insomma, siamo proprio innanzi ad un passato che non passa. mb

 https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/02/scoppia-caso-diplomatico-tra-italia-e.html?spref=fb&fbclid=IwAR0wOmL55wCLgqabJf8xV3U-g1VSpXsgfFmtC45KtATrTzc870eWPrnFn10

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Giornata della cultura slovena

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8 febbraio – 8 februar

giornata di  Prešeren – Prešernov dan

Giornata della Cultura slovena
Prešeren Francè. – Poeta sloveno (Vrba, Alta Carniola , 1800 – Kranj 1849); dotato di un fine senso artistico piegò la lingua alle più severe esigenze d’arte ed elevò la poesia slovena, fino allora di gusto provinciale e retrivo, a un notevole grado di perfezione. Fra le sue poesie, oltre alla bellissima collana di sonetti (Sonetni venec1834), ispirati al dolce stilnovo e a Petrarca, si ricordano il poemetto Krst pri Savici (“Il battesimo presso la Savica”, 1836) e alcune liriche in cui trova espressione il suo spirito colto, pensoso, pieno di intima tristezza. Nel 1846 raccolse la sua opera in versi in Poezije (“Poesie”)

http://www.treccani.it/enciclopedia/france-preseren/

L’ 8 febbraio è la giornata della cultura slovena, la data è stata scelta in ricordo della morte di France Prešeren (1800-1849), considerato un po’ il padre della poesia slovena e autore dell’inno nazionale. In Slovenia l’8 febbraio è festa nazionale, con scuole e uffici chiusi e con musei aperti al pubblico gratuitamente e una serie infinita di avvenimenti culturali. La giornata è molto sentita anche tra gli sloveni che vivono a Trieste, Gorizia e Udine, dove per l’occasione sono state organizzate diverse iniziative culturali.
Penso che sia l’unico Stato europeo che abbia dedicato una giornata al suo poeta più famoso.

Zdravljica- Brindisi (inno nazionale)

Žive naj vsi narodi
ki hrepene dočakat’ dan,
da koder sonce hodi,
prepir iz sveta bo pregnan,
da rojak
prost bo vsak,
ne vrag, le sosed bo mejak!



Vivano tutti i popoli
che anelano al giorno
in cui la discordia
verrà sradicata dal mondo
ed in cui ogni nostro connazionale
sarà libero,
ed in cui il vicino non sarà un diavolo, ma un amico!

In questo giorno in tutta la Slavia friulana/Benečija si fanno manifestazioni per ricordare questo grande poeta sloveno.

Per gli sloveni in Italia la manifestazione centrale si terrà domenica 10 febbraio alle 17 nell’ex chiesa di San Francesco a Cividale.  Parlerà Margherita Trusgnach del Circolo culturale Rečan. Le organizzazioni di raccolta della minoranza, Svet slovenskih organizacij e Slovenska kulturno gospodarska zveza, assegneranno riconoscimenti a esponenti della comunità slovena che si sono messe particolarmente in mostra nell’impegno culturale.

https://www.dom.it/dan-slovenske-kulture-v-cedadu_giornata-della-cultura-slovena/

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3-Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto(XVI – XVIII)-fine

di mayol56
[Nel suo tormentato e instancabile viaggio verso il riconoscimento da parte della Giustizia, Bortolo non finisce di trovare rassegnazione e disillusione. Prima è il contadino a invitarlo alla rassegnazione e a scaricarlo come un visionario, poi due ubriachi all’osteria: la madre di un bimbo cieco, se ce ne fosse ancora bisogno, lo zittisce persino sulla presunta giustizia divina. Ma Bortolo è ostinato ed arriva alla città, a Lubiana esisterà pure un palazzo di giustizia con giudici giusti! La città è frenetica, tutti corrono, tutti sembrano sapere dove andare: Bortolo deve chiedere aiuto ai signori cittadini che lo deridono e si prendono burla di lui, «ci vuole un avvocato… si deve scrivere la querela». Condotto da quello che dovrebbe essere un giudice giusto, di nuovo il povero servo si sente dire che la legge va a braccetto con l’ingiustizia e non resta che volgersi altrove. Segue l’invettiva contro il grande palazzo, dove la giustizia è stata imprigionata «perché non la conoscano gli uomini! L’avete rinchiusa a chiave, l’avete suggellata nove volte».]
Ivan Grohar

Continua a leggere 

https://federicomayol.wordpress.com/2015/04/18/ivan-cankar-il-servo-bortolo-e-il-suo-diritto-xvi-xviii/

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3-Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (VII – IX)

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 di mayol56

 

[Continua l’ostinato tentativo di Bortolo di essere riconosciuto nel suo diritto dagli uomini. Purtroppo né l’innocenza infantile né la burocratica indifferenza dei giudici vedono ciò che agli occhi del fedele servo è chiaro: la proprietà non è fatta per chi la eredità ma per chi l’ha curata. Deriso dai bambini, cacciato in malo modo dal giudice, Bortolo incontra uno sfiduciato studente…]

Il servo Bortolo e il suo diritto VII.

Uscito, Bortolo cominciò a riflettere.

— Il sindaco così mi ha detto : Riunisci attorno a te i monelli e racconta loro la tua storiella; vedrai come ti derideranno e ti tireranno per le falde dell’abito! Queste parole poco benevoli mi sembrano esprimere una buona idea: quanto non ha sentito il cuore degli uomini, indurito dalle ingiustizie del mondo, comprenderà l’innocente cuore dei bimbi, ancor pieno della santa benedizione.

E come l’incontrava, li chiamava a sé vicino. Quando molte di quelle allegre ed impertinenti creature furono raccolte intorno a Bortolo, incuriosite, questi cominciò a narrar loro, con tutta serietà, la sua storia…

CONTINUA

https://federicomayol.wordpress.com/2015/03/23/ivan-cankar-il-servo-bortolo-e-il-suo-diritto-vii-ix/#more-2120

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Impara lo sloveno in musica (1)

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Iniziamo una nuova rubrica per avvicinarsi alla lingua slovena in modo un po’ diverso: attraverso la musica. Di volta in volta presenteremo una canzone di alcuni tra i più popolari interpreti della scena musicale slovena. Cominciamo con Vlado Kreslin, di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, con la canzone Daleč je moj rojstni kraj, tratta dall’album Pikapolonica del 1996.

In questa canzone il cantautore sloveno rievoca i luoghi e gli affetti della sua infanzia. Nel video vediamo le sue vecchie foto di famiglia alternate alle immagini della sua amata regione natale, il Prekmurje…http://www.slovely.eu/2013/05/20/1-impara-lo-sloveno-in-musica/

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2-Ivan Cankar ~ Il servo Bortolo e il suo diritto (IV – VI)

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immagine da https://archive.org/details/ilservobortoloei00cank/page/n7

di mayol56

[Bortolo, scacciato dal giovane Sitar dopo la morte del padre, non si dà pace e, rifiutando la via della pietà, chiede a chiunque giustizia, ricevendo in cambio derisione e rifiuto.]https://federicomayol.wordpress.com/2015/03/17/ivan-cankar-il-servo-bortolo-e-il-suo-diritto-IV – VI/
continua

L’11 dicembre 2018 ricorre il centenario della morte di questo famoso scrittore sloveno, che ha lasciato un forte sigillo sulla cultura e la consapevolezza del popolo sloveno con i suoi pensieri e le sue storie scritte220px-ivan_cankar