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E’ MORTA LA MAGNOLIA

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È morta la magnolia. Non entrerò nei dettagli.
Che annebbiano l’essenziale. È morta la magnolia, bianca,
stellata. Quella che anni fa avevo piantato nel giardino
dietro la casa. Che già da un pezzo era più alta di me
di una testa. È morta così come muoiono i bambini prima
dei genitori. Inaspettatamente. Giovane e sana. Almeno
non si notavano i segni di salute malferma. È morta
davanti ai miei occhi. Non letteralmente, poiché in
quel momento guardavo altrove. Stavo dando un’occhiata
al cachi e alle sue foglie rosse. Insomma, è morta
la magnolia. E se esiste l’anima, la sua, intensamente
profumata, errerà fino alla fine della vita. Se veramente
esiste la fine in questo cammino circolare, in cui ogni
principio è assieme fine. E forse viceversa…
È morta la magnolia. Il suo profumo adesso dove
affascinerà le api? Su quale adolescente, cresciuto da
un giorno all’altro in un giovane, fioccheranno i bianchi
petali delle sue corolle, quando sul far dell’alba si desterà
tutto sudato con le labbra screpolate e sanguinanti,
assetato d’amore? Come ho sete d’amore io, anima
mia, che stanotte non riesco a dormire. Poiché
è morta la magnolia.

Josip Osti
Traduzione: Jolka Milič

Poeta, narratore, saggista, critico letterario, curatore di antologie e traduttore. Josip Osti, nato nel 1945, si è laureato alla Facoltà di Filosofia ed è stato redattore del giornale studentesco “Naši dani” (I nostri giorni), redattore nella casa editrice “Veselin Masleša”, segretario della Sezione dei letterati della città di Sarajevo, direttore della Manifestazione letteraria internazionale “I giorni di poesia di Sarajevo”, segretario dell’Associazione dei letterati della…https://www.casadellapoesia.org/poeti/osti-josip/poesie

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Evald Flisar

Evald Flisar

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Evald Flisar (1945, Slovenia), romanziere, autore di racconti, drammaturgo, saggista, redattore. Ha studiato Letterature comparate all’Università di Ljubljana, Lingua e letteratura inglese a Londra e Psicologia in Australia. È un viaggiatore instancabile (ha visitato più di 80 Paesi). Ha guidato la metropolitana a Sydney, è stato (tra l’altro) redattore dell’Enciclopedia della scienza e del- la tecnica presso la casa editrice Marshall Cavendish a Londra, autore di racconti e di drammi radiofonici per la BBC e l’ABC, presidente dell’Associazione degli scrittori sloveni (1995 – 2002), dal 1988 redattore capo di Sodobnost (Contemporaneità), la più antica rivista letteraria in Slovenia. È autore di undici romanzi (sei nomine per il Premio Kresnik – il “booker” sloveno), di due libri di racconti, tre libri di viaggi (considerati i migliori della letteratura slovena), di due libri per bambini (tutti e due proposti per premi) e di quindici opere teatrali (sei nomine per il premio della migliore opera teatrale e due volte effettivamente premiato). Ha ricevuto il premio più prestigioso per la letteratura, il Premio della Fondazione Prešeren. Molte sue opere, soprattutto quelle teatrali e i racconti sono stati tradotti in trentadue lingue, fra le quali l’inglese, il tedesco, il russo, il ceco, lo slovacco, il greco, il turco, l’arabo, il bengalese, l’hindi, il giapponese, il malese, l’indonesiano, il cinese, il nepalese, l’italiano, ecc. I suoi drammi vengono rappresentati dai teatri professionali di tutti i continenti. Solo nella stagione 2011-12 sono state messe in scena le sue opere teatrali in Austria, Egitto, India, Indonesia, a Taiwan, in Nepal, Bulgaria, Bosnia e Erzegovina. Flisar ha partecipato a manifesta-zioni letterarie e festival in tutti i continenti. È vissuto all’estero per vent’anni (tre anni in Australia, diciassette anni a Londra). Dal 1990 vive prevalentemente in Slovenia.

https://www.casadellapoesia.org/e-store/multimedia-edizioni/tre-drammi-evald-flisar/recensioni

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I 107 anni di Boris Pahor

Boris Pahor - Wikipedia

Oggi 26 agosto Boris Pahor compie 107 anni.

Boris Pahor (Trieste26 agosto 1913) è uno scrittore e insegnante sloveno con cittadinanza italiana.

Biografia

Boris Pahor è nato a Trieste, figlio di Franc Pahor e di Marija Ambrožič. A sette anni assisté all’incendio del Narodni dom, sede centrale delle organizzazioni della comunità slovena di Trieste.L’esperienza, che lo segnò per tutta la vita, affiora spesso nei suoi romanzi e racconti. Finita la scuola media ed essendo stata soppressa l’istituzione slovena, frequenta – per volontà dei genitori – il seminario di Capodistria, che non termina, anche se continua a studiare teologia fino al 1938. Stabilisce stretti rapporti con alcuni giovani intellettuali sloveni di Trieste; tra questi spiccano le figure del poeta Stanko Vuk, di Zorko Jelinčič, cofondatore della    organizzazione antifascista slovena TIGR (e padre dello scrittore Dušan Jelinčič) e dei pittori Augusto Černigoj e Lojze Spacal. Negli stessi anni incomincia il carteggio con Edvard Kocbek, poeta sloveno e pensatore personalista, nella cui figura riconoscerà un importante ruolo di guida morale ed estetica.

Nel 1940 è arruolato nel Regio Esercito e inviato al fronte in Libia. Dopo l’armistizio dell’otto settembre torna a Trieste, ormai soggetta all’occupazione tedesca. Dopo alcuni giorni decide di unirsi alle truppe partigiane slovene che operavano nella Venezia Giulia. Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel famoso romanzo Mesto v zalivu (“Città nel golfo”), col quale diventerà celebre nella vicina Slovenia. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e internato in vari campi di concentramento in Francia e in Germania (NatzweilerMarkirchDachauNordhausenHarzungenBergen-Belsen).

Dopo la guerra, a Natale ’46 torna nella città natale, aderendo a numerose imprese culturali dell’associazionismo sloveno, cattolico e non-comunista. Dopo essersi laureato in Lettere all’Università di Padova nell’ottobre del 1947, si dedica all’insegnamento della letteratura italiana. Negli anni cinquanta è il redattore principale della rivista triestina Zaliv (Golfo) che si occupa, oltre che di temi strettamente letterari, anche di questioni di attualità. In questo periodo Pahor continua a mantenere stretti rapporti con Edvard Kocbek, ormai diventato un dissidente nel regime comunista jugoslavo. I due sono legati da uno stretto rapporto di amicizia.

Nel 1975, assieme all’amico triestino Alojz Rebula, Pahor pubblica il libro “Edvard Kocbek: testimone della nostra epoca” (Edvard Kocbek: pričevalec našega časa). Nel libro-intervista, pubblicato a Trieste, il poeta sloveno denuncia il massacro di 12.000 prigionieri di guerra, appartenenti alla milizia anti-comunista slovena (domobranci), e i crimini delle foibe perpetrati dal regime comunista jugoslavo nel maggio del 1945. Il libro provoca durissime reazioni da parte del governo jugoslavo. Le opere di Pahor vengono proibite nella Repubblica Socialista di Slovenia e a Pahor viene vietato l’ingresso in Jugoslavia.

Grazie alle sue posizioni morali ed estetiche, Pahor diventa uno dei più importanti punti di riferimento per la giovane generazione di letterati sloveni, a cominciare da Drago Jančar. L’opera più nota di Pahor è Necropoli, romanzo autobiografico sulla sua prigionia nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof. Le sue opere in sloveno sono tradotte in francesetedescoserbo-croatounghereseinglesespagnoloitalianocatalano e finlandese. Nel 2003 gli è stato conferito il premio San Giusto d’Oro dai cronisti del Friuli Venezia Giulia. Nel giugno del 2008ha vinto il Premio Internazionale Viareggio-Versilia; nel maggio del 2007 è stato insignito con la onorificenza francese della Legion d’onore; ha ricevuto il Premio Prešeren, maggiore onorificenza slovena nel campo culturale (1992) e il San Giusto d’Oro 2003. Nel 2008, con Necropoli è stato finalista e vincitore del Premio Napoli per la categoria “Letterature straniere”.…continua https://www.wikiwand.com/it/Boris_Pahor

Frase

Siamo fortunati perché finalmente a Trieste ci chiamano sloveni. Fino a qualche anno fa non si parlava di sloveni, ma di slavi. Ancora oggi qualcuno dice: “voi slavi”. L’espressione veniva poi modificata in “schiavo” e quindi “s’ciavo”, che è entrato nell’uso corrente del dialetto.Boris Pahor

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Miha Mazzini, I cancellati. “Che cosa succede se ti trovi fuori dal sistema?” — Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

“Vi hanno cancellato dall’elenco. Non ci siete più. Dicono che non avete voluto la cittadinanza, che ci siete contro”. (..) Quanto tempo sarebbe passato prima che si rendessero conto che ci sono anche quelli che non possono chiamare la polizia, qualsiasi cosa loro succeda? A cui possono rubare la casa, che possono prendere a botte […]

Miha Mazzini, I cancellati. “Che cosa succede se ti trovi fuori dal sistema?” — Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli
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Ricordiamo, oggi, Primož Trubar (1508-1586), autore del primo libro stampato in lingua slovena.

Danes praznujemo dan Primoža Trubarja (1508-1586), avtorja prve tiskane knjige v slovenskem jeziku.

Ricordiamo, oggi, Primož Trubar (1508-1586), autore del primo libro stampato in lingua slovena.

“Nato a Raščica, minuscolo villaggio della Carniola inferiore, nel 1508, fu dapprima sacerdote cattolico e, in seguito, pastore luterano in Germania. Si avvicinò al luteranesimo alla scuola del vescovo di Trieste, Pietro Bonomo, e divenne il più attivo animatore della riforma protestante in terra slovena.

Nel 1550, pubblicò il primo libro stampato in lingua slovena, Katekizem (Catechismo), cui seguì Abecedarium (Abecedario, sempre del 1550).

Considerato il padre della letteratura slovena, Trubar fu autore di più di venticinque libri in lingua slovena, i più importanti dei quali furono le traduzioni in sloveno del Nuovo Testamento (1555-1577) e dei Salmi (1566)

Portret Primoža Trubarja, Saša Šantel.
Primož Trubar in un disegno di Saša Šantel (Gorizia 1883 – Lubiana 1945)

Spomenik pred rubijskim gradom.

Monumento all’entrata del castello di Rubbia dove Trubar predicò ai fedeli.
Foto di Ferdinando Furlan

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Soči – All’Isonzo

Soči

Isonzo nei pressi di Kobarid-Caporetto
Autore: Reinhard Kuknat, Germania Wikimedia

Pa oh, siroti tebi žuga

vihar grozán, vihar strašán;

prihrumel z gorkega bo juga,

divjal čez plodno bo ravan,

ki tvoja jo napaja struga

gorjé, da daleč ni ta dan!

Nad tabo jasen bo oblok,

krog tebe pa svinčena toča

in dež krvav in solz potok

in blisk in grom

oh, bitva vroča!

Tod sekla bridka bodo jekla,

in ti mi boš krvava tekla:

kri naša te pojila bo,sovražna te kalila bo!

Takrat se spomni, bistra Soča,

kar gorko ti srce naroča:

Kar bode shranjenih voda

v oblakih tvojega neba,

kar vode v tvojih bo planinah,

kar bode v cvetnih je ravninah,

tačas pridrvi vse na dan,

narasti, vzkipi v tok strašán!

Ne stiskaj v meje se bregov,

srdita čez branove stopi,

ter tujce, zemlje-lačne, vtopi

Na dno razpenjenih valov!

Simon Gregorčič
 

All’Isonzo

(Traduzione di Giovanna Ferianis Vadnjal)

  Ma su te, misero, ahimè, s’addensa  un tremendo uragano, una bufera immensa,  dal caldo meridione infuriando verrà  e strage alla pianura ferace recherà  che la tua corrente disseta.  E quel giorno, ahimè, lontano non è!  Su te il ciel sereno s’inarcherà,  ma intorno grandine di piombo cadrà  e sangue a fiotti e di lacrime un torrente  e lampi e tuoni — oh che battaglia ardente!  Qui all’urto delle spade affilate,  le tue acque di rosso saranno colorate:  il nostro sangue a te scorrerà,  quello nemico ti intorbiderà!  Rammenta, chiaro Isonzo, allora  ciò che il cuore ardente implora:  Quanto di acqua in serbo avrà  nei suoi nembi il tuo cielo,  quanto nelle tue montagne sarà  d’acque e nelle pianure fiorite  riversale allora finché tutte saran uscite  e tu cresci, sollevati con la corrente tremenda!  Non ridurti entri i limiti delle sponde,  balza dagli argini tuoi furibondo  e lo stranier della nostra terra avido  nel fondo dei tuoi gorghi travolgi impavido.

https://it.wikipedia.org/wiki/Simon_Gregor%C4%8Di%C4%8D#Testo_e_traduzione_di_So%C4%8Di_(all’Isonzo)

Simon Gregorčič (Vrsno, 15 ottobre 1844 – Gorizia24 novembre 1906) è stato un poeta sloveno. È stato anche un sacerdote della chiesa cattolica. ..https://it.wikipedia.org/wiki/Simon_Gregor%C4%8Di%C4%8D

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INNO ALL’ULIVO-OLJKI

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Foto/Slika : Vilma Cotič da fb

Il poeta Celso Macor rilegge la poesia Oljki – INNO ALL’ULIVO, del poeta sloveno Simon Gregorčič (1844, Vrsno pri Kobaridu – 1906, Gorica )

“Penso all’inno all’olivo di Simon Gregorčič, l’usignolo goriziano, poeta della patria slovena.” Oljki” (All’Olivo) è stato scritto più di cent’anni fa. Potrebbe essere nato in un luogo della collina friulana, un po’ più a occidente di Vrsno, il paese di Gregorčič sperduto ai piedi del Monte Nero. Olivo, simbolo universale di pace, legame della tradizione slovena e friulana: ” Olivo che ti sollevi dalla solitudine della vigna/ che mostri il tuo verde anche sui campi di neve, /… /Nella casa il saggio contadino/brucia rami dolivo sul focolare, /affinché si plachi l’uragano:/ e il fumo benedetto va per il cielo, / e il nuvolo minaccioso, plumbeo, si dissolve / e cade sui campi in buona pioggia, dolce. / Benedetto, pio ramoscello d’olivo, / possa tu, rabbonire quell’altra tempesta, che intristisce selvaggia nel cuore degli uomini, / acquietare almeno quella che nel mio cuore urla! /…L’olivo che brucia per abbonire la grandine, l’olivo in una bacinella d’acqua santa per salutare i morti: L’olivo del sacerdote Simon Gregorčič è anche il nostro. L’anima strappata torna a riunirsi…

Drevo, rastoče v vinskem bregu lepo zeleno v belem snegu,oj drago oljkovo drevo,pozdravljam te srečno, srečno!Ko travnat otok v puščavi prijazno tukaj zeleniš;vojak ponosen se mi zdiš,stoječ po bitvi na planjavi:le njega bojni grom ni strl,tovariše je vse podrl.Čemu je tebi smrtna sila življenja moč in kras pustila?Da živ nagrobni spomenikiz mrtvih tal štrliš navpik?Nikakor! Marveč to zelenje oznanja novo nam življenje,ko spet se bo pomladil svet,ko nov razvil se bo nam svet.Na te iz golih tam grmičev zaletava roj nam zvestih ptičevin glasno v vejah žvrgoli,meneč, da meneč da svet se že mladi.In oj, kako mudi rado na tebi moje se oko! -Prijazno oljkovo drevo,pomnik nekdanjih dni cvetočih,prerok kasnejših dni bodočih,pozdravljam te,proslajvljam te!Ti v rane vlivaš nam zdravila,svetostna nam rodiš mazila,oživljaš nam telesno moč,preganjaš z lučjo temno noč.Proslavljam te! -Miru podoba ljuba ti ljudem si že iz davnih dni.Naš rod se je ves bil pokvaril,in modri Bog se je kesal,da je človeško bitje ustvaril.Zato pa vse lj

udi končalv pregroznem, splošnem je potopu,zanesel malemu le tropu.Ves rešen človeški rodtedaje en sam je nosil brod;kdo ve, če ta ubeži pokopu?Nad njim mračno, temno nebo,in krog in krog brezdanja voda,a rešnega nikjer proda -strašno, strašno!Kdaj ta brezbrežna voda splahne?Kdaj srd neba se upokoji?Mar Bog na veke se jezi?O ne! Dih božjo toploto dahnein voda gine, pada, sahne,kakor pred soncem sneg kopni.In glej, iz vode se sušečedrevo priraste zeleneče,golobček bel se nanj spusti,na drevu kljuva, kljuva, pika,in ko z drevesa odleti,v redčem kljunu zelenimu oljkova mladika.Kako je pač vladar vesel,goloba z vejico sprejel!To vejo z oljčnega drevesaso od človeškega roduposlala v blažena nebesav poroštvo sprave in miru. -Miru simbol si tudi nam!Glej, prišla je oljčna je nedelja,in polne srčnega veselja vrvijo trume v božji hram.Odrasle zreš in otročiče,noseče oljkove snopiče,če ne, mladike oljčne vsaj,svetišče zdi se oljkov gaj.Skozi okno sonce božje lijev ta gaj svoj zlati žar z nebes,a bolj še sreče sonce sijeotrokom z lic in iz očesskozi senco oljkovih peres.Pristopi starček sivolasin blagoslov nebeški kličenjegov srčno moleči glasna oljčne veje in snopiče.O, naj te oljke, kjer bi bile,bi blagoslov in mir delile!Da, oljkove mladike temir bodo in blagost rodile,ko hiše, vrte in poljeblagoslavljale pokrope.Glej pokropljeno njivo trato,kako razvija mi se kras!Kako se ziblje žito zlato,kako je poln pšenični klas,pod srp že sili, sili v pas -in drevje to — kako bogato!O srečni kmetje, srečna vas!Pa oh, — kaj se temni nebo?Pod njm se megle temnosivevale čez vrte, trate, njive,grmeč grozno, preteč strašno.Pred seselsko kočico kleče otroci, starčki in žene,z boječim, solznatim očesom k oblačnim, mračnim zro nebesom glasno ihteč,k Bogu moleč.A hiše skrbni gospodar mladike oljkove sežiga,da umiril grozni bi vihar:in sveti dim se k nebu dviga,in glej, preteči prej oblakna polja ulije dež krotak. -O, da bi ti, mladika mila,nevihto tudi utolažila,ki burno hruje med ljudmi,ki v srcu strastno na besni,da meni bi vsaj bi jo umirila!Srce mi pravi, da jo boš,če prej ne, ko me boš kropila!Pred duhom vidim nizko sobo,a v sobi bledo sveč svetlobo;med svečami pa spava mož,bled mož, ogrnjen s plaščem črnim,ki s trakom je našit srebrni;on trdno spi, nevzdramno spi,strudila ga je težka hoja.Moža pa množica ljudiz mladiko oljkovo kropi,želeč mu večnega pokoja.Oj, bratje, ko se to zgodi,tedaj končava pot bo moja in konec bo težav in boja,tedaj potihne za vsekdar srca mi in sveta vihar.