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In memoria di Lojze BRATUŽ

safe_image82 anni fa moriva Lojze Bratuž , compositore ucciso dai fascisti per aver rifiutato di rinnegare le sue origini slovene

Lojze Bratuž nacque a Gorizia il 17 febbraio 1902,
quando la città faceva parte dell’ impero austro-ungarico.
Annesso al Regno d’ Italia dopo la Prima Guerra Mondiale, rifiutò di italianizzarsi così come imponeva il regime di Benito #Mussolini e, per vendetta, un gruppo di #fascisti lo rapì, lo picchiò a sangue costringendolo poi a bere olio di ricino miscelato a olio di motore.

Il compositore sloveno #morì un mese dopo, il 16 febbraio 1937, tra atroci sofferenze.

https://ilventunesimosecolo.blogspot.com/…/82-anni-fa-moriv…

fonte fb

Da “Canti spezzati”
di Ljubka Šorli.

In memoria di Lojze BRATUŽ,
morto dopo lunga agonia, il 16 febbraio 1937…
Per aver osato rivendicare il diritto della propria gente a cantare nella propria lingua…

Quando sussurrano i cipressi

Il vento ha spazzato le vaste pianure,
vi ha fatto tremare ogni singolo stelo;
il mio pensiero fugge fra le croci
bagnate di lacrime, sotto i cipressi.
E là, tra i cipressi, riposa il mio amore.
Nel cuor della notte li sento frusciare:
gli fanno sapere che continuo ad amarlo,
ed egli ritrova la quiete del sonno.

Kadar ciprese šumijo

Razgibal je veter široke poljane,
da bilka je vsaka na njih vztrepetala;
a misel je moja med križe zbežala,
kjer v sencah cipres so solze posejane.

In tam med cipresami dragi počiva…
Ko v poznih večerih vrhovi šumijo,
o moji ljubezni mu v noč govorijo,
da v hladni gomili vse mirneje sniva.

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Sia la Regione a promuovere la diffusione nelle scuole della Relazione della Commissione italo-slovena

15 febbraio 2019 – Consiglio regionale

Offriremmo così ai nostri giovani una nuova opportunità di conoscere la storia da un documento a suo tempo ampiamente condiviso, che certamente non si può ritenere concluso ma che tuttavia rappresenta un’utile base per approfondire i singoli argomenti e fasi storiche con il dovuto scrupolo e saggezza.

La celebrazione del Giorno del Ricordo, così come istituito con legge nazionale, si trasforma troppo spesso in nuove occasioni per riaccendere polemiche e contrasti in merito alla travagliata storia che ha segnato le nostre terre nell’ultimo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra. Un tale inasprimento dei toni rischia di incrinare quel clima di rapporti transfrontalieri e di convivenza tra le diverse comunità nazionali a cui si è arrivati grazie agli sforzi ed al costante impegno di quanti, istituzioni locali comprese, credono che l’unica strada da seguire sia quella del reciproco rispetto e della pacifica convivenza.” Scrive così il consigliere regionale della Slovenska skupnost Igor Gabrovec nella lettera inviata al Presidente della Regione Massimiliano Fedriga in cui ricorda che nel 1993 è stato avviato un lungo lavoro interdisciplinare per volere dei governi italiano e sloveno e volto ad effettuare una globale ricerca e disamina di tutti gli aspetti rilevanti nella storia delle relazioni politiche e culturali bilaterali. Nella commissione, copresieduta per la parte italiana dal prof. Sergio Bartole, al quale è subentrato nel 1999 il prof. Giorgio Conetti, hanno collaborato Fulvio Tomizza, Marina Cataruzza, Lucio Toth, Fulvio Salimbeni, Elio Apih, Raoul Pupo, Paola Pagnini e Angelo Ara, mentre hanno costituito il gruppo sloveno la dott.ssa Milica Kacin Wohinz  (copresidente) con France Dolinar, Boris M. Gombač, Branko Marušič, Boris Mlakar, Nevenka Troha, Andrej Vovko e Aleksander  Vuga. Il lavoro della Commissione storico-culturale italo-slovena si è concluso con la pubblicazione, il 25 luglio 2000, di un documento congiunto, che tratta in maniera sistematica le relazioni italo-slovene dal 1880 al 1956. All’atto della presentazione del documento finale, adottato all’unanimità, gli estensori suggerirono ai due governi “committenti”, quali forme opportune di utilizzo del documento, i seguenti atti: la presentazione pubblica ufficiale della relazione nelle due capitali, possibilmente in sede universitaria, come segno di stabile riconciliazione tra i due popoli, la pubblicazione del testo nelle versioni italiana e slovena, la raccolta e pubblicazione degli studi di base e la diffusione della relazione nelle scuole secondarie. Il governo sloveno aveva a suo tempo provveduto alla pubblicazione ufficiale della relazione, quello italiano non ancora, scrive ancora l’esponente della Slovenska skupnost.

Gabrovec quindi ripropone l’invito all’amministrazione regionale a riprendere in mano il prezioso lavoro e che sia proprio la Regione a farsi promotore della pubblicazione e della diffusione di questa relazione storica congiunta in tutte le scuole della nostra regione. “Offriremmo così – continua Gabrovec – ai nostri giovani una nuova opportunità di conoscere la storia da un documento a suo tempo ampiamente condiviso, che certamente non si può ritenere concluso ma che tuttavia rappresenta un’utile base per approfondire i singoli argomenti e fasi storiche con il dovuto scrupolo e saggezza. “Sono certo che i nostri ragazzi, coadiuvati dagli ottimi insegnanti sapranno interagire con il documento, aprendo una nuova fase nei rapporti con la storia dei nostri territori, con le loro radici, con le ricche tradizioni e nel segno della pluralità identitaria che ci contraddistingue e rende speciali” conclude l’esponente regionale del partito sloveno.

https://www.facebook.com/pg/igor.gabrovec/posts/?ref=notif

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Scoppia caso diplomatico tra Italia e Slovenia per le semplificazioni sconcertanti sul Giorno del Ricordo.Dall’Italia “revisionismo senza precedenti”

in data 

Non siamo ai livelli di Italia e Francia, dove è stato richiamato l’ambasciatore per consultazioni. Ma, dopo la breve quiete, dopo aver incassato il durissimo colpo che è arrivato dal capo del governo italiano, dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Parlamento europeo, non potevano, almeno in Slovenia, tacere. Si è detto e scritto che le vicende del Confine Orientale sono complesse. Anche la legge istitutiva del giorno del ricordo le definisce come complesse. Ma in 15 anni, da quando questa legge esiste, si è chiuso in questo 2019, il cerchio, con una semplificazione storica sconcertante. Mettendo sullo stesso piano nazisti e comunisti jugoslavi, con la sola discriminante della diversa ideologia, mettendo sullo stesso livello foibe e Risiera, e pertanto non dovrà stupire se qualcuno dirà che la stella Rossa della Jugoslavia di Tito è come la svastica della Germania nazista di Hitler. Nessuno ha mai negato la vicenda delle foibe, così come quella dell’esodo. Ma che il ricordo delle vittime innocenti, sia stato strumentalizzato anche per riabilitare “martiri fascisti e nazifascisti” è innegabile.  Che ci sia un disegno di riconoscere lo stesso valore morale a chi è stato dalla parte di Salò, come a chi è stato dalla parte della Resistenza( ma solo filo-italiana) è innegabile. Che  i drammi che hanno interessato migliaia di persone con l’esodo siano stati strumentalizzati per fini nazionalistici che nulla hanno a che fare con la verità storica, e la dignità umana e il ricordo di queste vicende drammatiche, è innegabile. Strumentalizzazioni che hanno portato ad una semplificazione delle vicende del Confine Orientale, sconcertante, che avrà ripercussioni anche su organizzazioni come l’ANPI, perchè, se si accetta l’impostazione che quanto accaduto era  solo per annientare tutto ciò che fosse italiano e da ostacolo “al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista” è evidente che chiunque abbia collaborato con i comunisti jugoslavi, cioè la nostra Resistenza, e non solo, possa essere additato di essere stato complice di chi ha compiuto deliberatamente crimini contro l’umanità e di guerra. Che necessità c’era, oggi, in un momento così delicato, di riaccendere focolai che erano oramai sopiti se non spenti? Con l’Europa a rischio collasso? E di impostare una ricostruzione storica sulle vicende in questione in un modo così semplicistico,riduttivo e con omissioni significative? Durissime, e comprensibili le reazioni in Slovenia.Come rende noto Radiocapodistria con un post di Stefano Lusa.

Il Premier sloveno “ha parlato di falsificazioni e revisionismo storico senza precedenti, messo in atto da alti politici e persino da funzionari dell’Unione europea, aggiungendo che il fascismo aveva come obiettivo quello di distruggere il popolo sloveno.” Come dargli torto? Per dirle con le parole di un caro amico, insomma, siamo proprio innanzi ad un passato che non passa. mb

 https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/02/scoppia-caso-diplomatico-tra-italia-e.html?spref=fb&fbclid=IwAR0wOmL55wCLgqabJf8xV3U-g1VSpXsgfFmtC45KtATrTzc870eWPrnFn10

Di Francesco Polizzotto – L’ennesima polemica attorno alla memoria delle foibe vede tra i protagonisti l’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il convegno Fascismo e foibe, previsto per domenica 10 a Parma, avrà il seguente programma: lezione dello storico Sandi Volk dal titolo I morti delle foibe riconosciuti dalla legge: […]

via La memoria (strumentalizzata) delle foibe: istruzioni per l’uso — Eco Internazionale

La memoria (strumentalizzata) delle foibe: istruzioni per l’uso — Eco Internazionale

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STORIA DI UN BAMBINO SLOVENO NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO ITALIANI (dal libro “L’Inverno d’Italia)

Questa è la commovente lettera scritta da un bambino sloveno di otto anni internato con la madre nel campo di concentramento italiano di Gonars (Friuli). I soldati italiani avevano attaccato il loro paese e fucilato tutti gli uomini adulti, e con questi suo padre. Poi incendiarono il paese e deportarono i superstiti. Molti di loro non riuscirono a tornare da quei campi di concentramento che dovevano diventare campi di sterminio. Nessuna pietà per gli odiati slavi. Si ammazza troppo poco dicevano i generali italiani nell’ex Jugoslavia. Ma più gli italiani massacravano le inermi popolazioni civili, più cresceva la resistenza e si rafforzava la guerra partigiana. Nessuna pietà diceva il generale Roatta, uno dei peggiori criminali di guerra italiani nei Balcani: ammazzate donne e bambini e affermate la superiorità dell’Italia su questi popoli inferiori. Una storia che in Italia non si può raccontare. Perché l’Italia non ha mai dovuto rendere conto dei suoi crimini di guerra. E nessuno dei suoi assassini di Stato è mai stato processato.52255779_10211038110583739_7396804694489694208_n51522732_10211038107943673_9078776254823399424_nLettera di un bambino di 2 elementare incarcerato a Gonars in Friuli(Udine)nel campo di internamento per sloveni.Qui racconta la storia della sua famiglia sterminata dai fascisti.

da fb

Romilda ci viene presentata dallo storico longobardo Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum (IX sec.), capitolo 37 del libro IV, come una donna lussuriosa che, in preda alla bramosia carnale, sovverte l’immagine della madre, della sposa e della regnante. Intorno al 610, il re degli Avari, il Cacano come veniva chiamato nella loro lingua, invase […]

via Le donne del Friuli Venezia Giulia tra storia e leggenda. #1 Romilda: storia della lussuriosa duchessa longobarda. — vienichetiporto

Le donne del Friuli Venezia Giulia tra storia e leggenda. #1 Romilda: storia della lussuriosa duchessa longobarda. — vienichetiporto

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Il giorno del Ricordo

“Non chiedere chi ha vinto: non ha vinto nessuno. Non chiedere chi ha perso: non ha perso nessuno. Non chiedere a cosa è servito: non è servito a nulla. Fuorché ad eliminare cinquemila creature fra i diciotto e i trent’anni.” Oriana Fallaci
https://www.frasicelebri.it/frasi-di/oriana-fallaci/

Il giorno del Ricordo è una solennità civile italiana  che si celebra il 10 febbraio di ogni anno.E’ stata istituita il con una legge  nel 2004,per ricordare gli italiani scappati dall’Istria e morti nelle foibe durante la seconda guerra mondiale e nel secondo dopoguerra.E’ una giornata nella quale vengono insigniti i parenti delle persone morte.Quest’anno Salvini si recherà a Basovizza,me lo immagino…

Ricordare si deve,ma deve essere fatto per tutti i morti,anche per le vittime slovene torturate e uccise dai fascisti.Questi tragici fatti storici sono conosciuti da pochi e non se ne parla mai.Questa è la storia che gli italiani e soprattutto i giovani devono conoscere,l’Italia vuole essere vittima,ma deve ammettere le proprie colpe.La Slovenia era stata occupata senza motivo,solo per le mire espansionistiche fasciste.Non c’è mai stato odio verso gli italiani,ma quello che è successo è la conseguenza dei crimini orrendi perpetrati dai fascisti.Non sono una negazionista,ma voglio la realtà storica.

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foto da https://www.facebook.com/Zlo%C4%8Dini-Italijanov-nad-Slovenci-1733166183624872/

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Mosaico di Aquileia

soluzione dell’indovinelloimages (4)Aquileia – Mosaico nel Foro Romano | Foto di Matteo Lavazza Seranto – Archivio Turismo FVG

Aquileia, con la sua immensa area archeologica e la Basilica patriarcale, è un prezioso scrigno d’arte e di storia.
Situata in Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine, è stata inserita, nel 1998, nel World Heritage List dell’UNESCO. Aquileia fu una delle città più grandi e ricche dell’Impero Romano nel Mediterraneo, sede di un Patriarcato, durato fino al 1751, e centro propulsore del Cristianesimo in tutta l’Europa centrale durante il Medioevo.
Gli scavi archeologici non hanno ancora riportato totalmente alla luce le sue rovine, ma quelle trovate costituiscono una delle testimonianze meglio conservate dell’antica grandiosità romana. Fra i tesori di Aquileia, la Basilica patriarcale risalente all’anno 1000 circa rappresenta, con i suoi magnifici mosaici del IV secolo, un ineguagliato esempio di architettura religiosa.Gli scavi archeologici non hanno ancora riportato totalmente alla luce le sue rovine, ma quelle trovate costituiscono una delle testimonianze meglio conservate dell’antica grandiosità romana. Fra i tesori di Aquileia, la Basilica patriarcale risalente all’anno 1000 circa rappresenta, con i suoi magnifici mosaici del IV secolo, un ineguagliato esempio di architettura religiosa.

Storia
Fondata dai Romani nel 181 a.C. come avamposto militare contro i barbari, Aquileia divenne in seguito un importante centro commerciale fluviale e  una delle città più fiorenti dell’Impero, in parte distrutta durante i saccheggiamenti degli Unni di Attila.
Il foro, la Basilica civile, il macellum, le terme, il Mausoleo, i complessi residenziali, le mura difensive, il sepolcreto romano, il circo e l’anfiteatro, sono oggi in parte visitabili, insieme agli scavi del porto Fluviale sul Natissa, con magazzini e banchine. Risalente al II-III sec. d.C. il foro di Aquileia era il cuore della vita pubblica, con la splendida Basilica civile, luogo d’incontro di uomini di governo e di affari, affacciata a sud e oggi parzialmente riportata alla luce dagli scavi.

Sorgono leggermente decentrati rispetto al centro di Aquileia invece, il Battistero e la Basilica Patriarcale, simbolo di Aquileia, completata, con il suo Campanile, nel 1031, per volere del patriarca Popone. La Basilica è il risultato del radicale restauro di un complesso religioso risalente al IV sec. d.C., danneggiato da invasioni barbariche e terremoti. Rimangono, di questo originario complesso, le Aule Paleocristiane fatte costruire dal vescovo Teodoro e il mosaico pavimentale.
Il mosaico raffigura scene tratte dall’Antico Testamento e venne scoperto solo all’inizio del XX secolo, quando fu rimossa la pavimentazione successiva.
Altri resti antichi e nuovi mosaici sono stati scoperti nella cosiddetta “Cripta degli Scavi“, accessibile internamente. Da visitare è anche la “Cripta degli Affreschi“, che conserva opere del XII secolo e di gusto bizantino. La Basilica attuale è essenzialmente romanica, con alcuni particolari gotici aggiunti nel 1348 e altre sovrapposizioni rinascimentali, frutto di successive ristrutturazioni.

Gran parte dei reperti romani e paleocristiani sono oggi visitabili nei tre Musei cittadini: il Museo Archeologico Nazionale, il Museo Paleocristiano e il Museo Civico del Patriarcato.

testo e immagine da http://www.italia.it/it/idee-di-viaggio/siti-unesco/aquileia-le-rovine-e-la-basilica.html

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Antichi mestieri:i carbonai

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foto di Michele Coren (da fb)

La “kuota” (carbonaia nel dialetto locale) che dura più giorni: da una catasta di legna predisposta in maniera particolare e ricoperta di terra, si deve riuscire ad ottenere il carbone, con una combustione senza fiamma.

Struttura di una carbonaia
Struttura di una carbonaia

Quella della carbonaia era una tecnica molto usata in passato in gran parte del territorio alpinosubalpino e appenninico, per trasformare la legna, preferibilmente di faggio, ma anche di abetelaricefrassinocastagnocerropino e pino mugo, in carbone vegetale.

Nonostante questa tecnica abbia subito piccoli cambiamenti nel corso dei secoli, la carbonaia ha sempre mantenuto una forma di montagnola conica, formata da un camino centrale e altri cunicoli di sfogo laterali, usati con lo scopo di regolare il tiraggio dell’aria. Il procedimento di produzione del carbone sfrutta una combustione imperfetta del legno, che avviene in condizioni di scarsa ossigenazione…https://www.wikiwand.com/it/Carbonaia