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Primavera in Alta Val Torre

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Natisone-Nediža

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 Il Natisone (Nadison in friulano, Nediža in dialetto sloveno locale, Nadiža in sloveno) è un importante fiume del Friuli, principale tributario del fiume Torre e sub-affluente dell’Isonzo.

Geografia
Nasce in Italia, a 415 metri di quota, nelle vicinanze di Prossenicco, frazione di Taipana, al confine tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia e deriva dalla confluenza del Rio Bianco e del Rio Nero che scendono dalle falde del Monte Maggiore e dal Gabrovig. Per un tratto segna il confine dell’Italia e, poco dopo aver ricevuto le acque dei torrenti Namlen e Jamnik, entra e continua il suo percorso in territorio sloveno lambendo gli insediamenti di Bergogna, Longo, Podibela, Boreana, Creda e Robis del comune di Caporetto.

Dopo avervi percorso circa 10 km rientra in Italia nei pressi di Stupizza e comincia a scorrere nella Val Natisone. Riceve quindi i contributi delle sorgenti Poiana, Arpit e Naklanz, di alcuni torrentelli quali il Jauarščak, il Tarčešnjak, e lo Zejac, ed a Ponte san Quirino, del torrente Azzida (che è formato dall’unione dell’Alberone, del Cosizza e dell’Erbezzo, torrenti che danno il nome alle altre tre valli del comprensorio).

In questa zona, il Natisone è caratterizzato dalla notevole erosione dell’alveo che dà luogo a vere e proprie forre nei pressi delle frazioni di Vernasso e Ponte San Quirino. Lungo il suo corso italiano, il Natisone attraversa i comuni di Pulfero, San Pietro al Natisone, Cividale del Friuli, Premariacco, Manzano, San Giovanni al Natisone e confluisce nel Torre nei pressi di Trivignano Udinese.

La portata minima del fiume è di 0,8 metri cubi al secondo[4], ma è soggetto, nei periodi piovosi, a piene improvvise e, a volte, notevoli che di rado producono danni proprio per la notevole altezza delle rive. La portata media può essere indicata in 4 metri cubi al secondo, mentre quelle primaverile/autunnale in 6-8 metri cubi al secondo.

La sua lunghezza, dalla unione del Rio Bianco col Rio Nero fino alla confluenza con il fiume Torre, è di 55 km, mentre la lunghezza totale, comprendendo anche il Rio Bianco, è di 60 km.
Le acque fanno parte del bacino imbrifero del fiume Isonzo.

Origine del nome

Il toponimo veniva menzionato già in epoca classica ( “Natisa” in Naturalis Historia libro III, capitolo 126 di Plinio il Vecchio) e, successivamente, in epoca longobarda in Historia Langobardorum libro V, capitolo 23 di Paolo Diacono, nella parte in cui viene descritta la battaglia tra il duca longobardo Vettari e le milizie slave avvenuta nell’anno 670 (“non longe a Foroiuli….ad ponte Natisonis fluminis“). L’origine si suppone risalga al latino “natare” ossia nuotare o scorrere.[13]
Il fiume dà il nome alle Valli del Natisone che sono formate dal bacino del fiume Natisone, dal confine con la Slovenia fino alla frazione di Ponte San Quirino, e dalle valli dei suoi tre principali affluenti (Alberone, Cosizza ed Erbezzo).

https://www.wikiwand.com/it/Natisone

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Zelenci

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By Mihael Grmek – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45646251

Sir Humphry Davy a proposito delle bellezze della valle della Sava disse che in Europa non esiste un luogo più bello.

Il laghetto Zelenci si trova vicino al villaggio di Podkoren, sulla parte sud della strada principale. In questa riserva naturale hanno trovato dimora numerose specie di piante interessanti, tra cui anche la drosera carnivora, mentre tra gli animali sono numerosi gli anfibi e gli uccelli nidificanti.
Zelenci è un luogo incantevole che merita di essere visitato in tutte le stagioni.A inizio estate è una meraviglia per il verde della zona.Interessante anche d’inverno,quando tutto è bianco e l’acqua del lago assume un bel color verde-azzurro.La temperatura dell’acqua è sempre di sei gradi e non gela mai.Il lago si trova sul bordo settentrionale del Parco nazionale del Triglav, abbracciata a sud da Vitranc coperto da boschi, a nord invece dalle Caravanche, altrettanto boscose. La zona umida con palude Drni è lunga circa 1200 metri, larga in media 150 metri, nella parte più larga circa 200 metri, nella parte stretta invece solo 20 metri. Nella parte occidentale estrema si trova un lago di colore verde smeraldo, dal quale sgorgano dallo strato di rocce gessose, che conferiscono all’acqua il caratteristico colore verde-blu, numerose sorgenti con acqua purissima e fredda. Grazie al colore verde (in sloveno zelen), il lago con la palude fu denominato Zelenci.

fonte https://www.kranjska-gora.si/it/attrattiva/naturali/gole-laghi-valli-e-gli-altri-luoghi-di-interesse/zelenci

 

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Marano Lagunare

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Di Joadl – Opera propria, CC BY-SA 3.0 at, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9068429

Se vuoi far arrabbiare un maranese digli che è friulano!

Video di Mariutine di Sanvit

Marano Lagunare (Maràn in veneto) è un comune italiano di 1 827 abitanti in Friuli-Venezia Giulia.

Storia
Abitata già in epoca romana, fu sede di un sinodo nel 590, che sancì lo scisma tricapitolino da parte del patriarca di Aquileia e della sua provincia ecclesiastica.

Assoggettata ad Aquileia fin dalla prima metà dell’XI secolo, la località fu contesa dal Sacro romano impero e da Venezia nei primi decenni del Cinquecento.

Passò definitivamente sotto il dominio della Serenissima nel 1543 sotto il dominio del doge Pietro Lando.

Nel 1866 il comune passa sotto dominazione italiana. Della fine dell’Ottocento datano vari progetti – tutti abortiti – per trasformare Marano in uno scalo marittimo d’importanza adriatica (Rinaldo Olivotto, Riccardo Fabris)…

Lingue e dialetti

Oltre alla lingua italiana, nel territorio di Marano Lagunare non sono riconosciute altre lingue ufficiali.

Ancor oggi viene parlato a Marano Lagunare un dialetto veneto di tipo arcaico che presenta una certa affinità con il graisàn. Il dialetto parlato è chiamato maranese, e ha somiglianze col gradese e con il veneziano.

testo da https://www.wikiwand.com/it/Marano_Lagunare

Francesca vi invita a fare questa piacevole passeggiata nel gemonese 

Piacevole passeggiata nel gemonese perfetta per chi desidera godersi la pace della natura e bei panorami a due passi da casa. Avvicinamento: Percorrendo la Pontebbana in direzione Nord, superato l’abitato di Gemona, si seguono le indicazioni sulla destra per Ospedaletto e si prosegue puntando alla chiesa del paese dove ci sono vari parcheggi in cui […]

via Casera Cum e Forte di Monte Ercole — Camminabimbi

Casera Cum e Forte di Monte Ercole — Camminabimbi

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Nediške doline_Valli del Natisone

1-300x400Ponte San Quirino 

A Ponte S. Quirino passa la linea di confine fra il territorio friulano e quello sloveno, da qui partono le strade di accesso alle Valli del Natisone. Qui correva il Limes Langobardorum, stabilito come confine tra i due popoli fin dall’inizio del VIII secolo.

A Ponte S. Quirino (Muost) è possibile vedere il Natisone (Nediža) che scorre in una forra stretta e profonda che si puo raggiungere da un sentiero scende sul fondo della forra, dove si trovano vie di arrampicata di varie difficoltà. Lungo il fiume, diversi luoghi per refrigerarsi d’estate (al ponte di Tiglio, a Biarzo, a Oculis). Il Natisone dà il nome alla valle con sullo sfondo il Matajur (1641 m) che è il simbolo delle valli del Natisone.

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Da Ponte San Quirino si scorgono sul monte Karkos le rovine del castello di Gronumbergo o Grumbergo. Il castello era posto a controllo dell’antica via risalente la valle verso San Pietro al Natisone ed era in comunicazione visiva con il castello di Guspergo posto sull’altro versante. Le fonti d’archivio menzionano il castello a partire dal XIII secolo.  La zona ha rivestito anche in epoche recenti importanza strategico-militare. Negli anni ’50 l’Esercito  Italiano ha realizzato un sistema di gallerie all’interno della montagna nonché numerosi bunker nella zona circostante.

 

Vernasso_Barnas

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A Vernasso, sulla sponda destra del Natisone, troviamo la chiesetta di S. Bartolomeo (Sv. Jerne), una delle numerose chiesette erette o ristrutturate in stile gotico sloveno della scuola di Škofja Loka nei sec. XV-XVI. Conserva un bellissimo altare intagliato e dorato (zlati oltar) firmato nel 1689 dal maestro Jernej Vrtav (Bartolomeo Ortari) di Caporetto. Fu restaurata dopo il terremoto del 1976 dall’architetto Valentino Simonitti.

Dietro al paese si staglia la cava, ormai abbandonata, che serviva per la produzione del cemento nella quale sono venuti alla luce fossili risalenti al cretaceo superiore.(continua)

https://www.mismotu.it/mi-smo-tu/doline-roza/

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ForEst – Studio Naturalistico

Tutti gli ingredienti sono pronti per la prossima Esperienza Alla scoperta della Val Resia: escursione e degustazione! Si, perchè questa non è solo un’escursione ma un’*Esperienza*. Un’immersione a 360° nella natura, nella cultura, nei sapori di un luogo magico della nostra regione.

Solo così si può cogliere e apprezzare la reale bellezza di un luogo. Camminare con i piedi che calcano sentieri e sterrati, annusare l’aria, sentire il calore del sole primaverile.. Immergersi in antichi paesi, parlare con le persone del posto, assaporare la loro cucina tradizionale…
Solo vivendo tutto questo potrete dire di essere veramente stati in #ValResia!

Ci sono ancora posti disponibili per partecipare all’evento!
Non mancate!

http://www.studioforest.it/…/escursione-degustazione-val-r…/

#guidaambientaleescursionistica #fvglive #explore

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San Giovanni d’Antro

52366934_2302021436516286_7182315591095549952_nCon il nome di San Giovanni d’Antro (Svet Ivan u čelè in dialetto sloveno locale) si identificano una grotta ed una chiesa, costruita all’interno della cavità, situate nel comune di Pulfero, in provincia di Udine.

La grotta

I resti di ursus speleus

L’antro si apre su una parete verticale rocciosa del monte Mladesiena a 348 metri s.l.m., a poche centinaia di metri dalla frazione di Antro. La parte iniziale della grotta è parzialmente occupata dalle opere murarie erette per costruire una chiesetta dedicata ai Santi che le hanno dato il nome. All’ingresso della cavità si incontra un doppio criptoportico, uno destinato allo scolo delle acque provenienti dall’interno della caverna, e l’altro costruito per realizzare la galleria che, prima delle ristrutturazioni, consentiva l’accesso alla zona di culto allocata nella parte superiore delle volte. L’archivolto delle due gallerie, che hanno una lunghezza di 18 metri, costituisce la base su cui poggiano i lastroni di pietra che formano il pavimento artificiale del piano superiore.La grotta, caratterizzata da laghetti, saloni, meandri e camini, è stata esplorata per circa 4000 metri; i primi 300 sono facilmente percorribili grazie ad un percorso turistico dotato di opere artificiali. La grotta venne menzionata nel XVI secolo da Valvasone di Maniago nel manoscritto “Descrizione delle città grosse del Friuli” custodito presso la Biblioteca civica comunale di Udine. La prima esplorazione di cui si ha notizia risale al 1885; in tempi più recenti si ha documentazione delle visite scientifiche effettuate da soci del Circolo Speleologico-Idrologico Friulano nel 1912 (quando fu aperto un percorso di 650 metri), e di quelle che susseguirono fino al 1950. Le esplorazioni ripresero nel 1976 e portarono, grazie alle moderne tecniche utilizzate, alla scoperta dei nuovi rami. All’interno della grotta sono stati trovati resti di “Ursus Speleus” (mandibole, denti e vertebre), reperti di ceramica di epoca preromama e romana e resti metallici di epoca medioevale. In periodo romano, la grotta fece parte, assieme al vallo costruito tra i fiumi Erbezzo e Natisone ed al castelliere del monte Barda, del sistema difensivo creato nella Regio X Venetia et Histria a protezione dei confini orientali. Nel periodo delle invasioni barbariche l’antro fu adibito a temporaneo rifugio dalla popolazione locale per sfuggire alle atrocità che venivano commesse. Data la notevole altezza dell’ingresso (30 metri) dalla vallata sottostante, il primo abitante stabile della grotta fu probabilmente un anacoreta cristiano verso il V o VI secolo. Le prime opere murarie per realizzare una sistemazione che consentisse una comoda e lunga permanenza nel luogo furono probabilmente effettuate nel XII-XIII secolo.

Dall’inizio del 2015 la parte turistica della grotta è gestita dal gruppo Speleologico “Valli del Natisone” che cura le visite guidate e l’organizzazione delle escursioni della parte speleologica.

La chiesa Storia

La chiesa di San Giovanni d’Antro

Il primo utilizzo della grotta come abitazione di anacoreti dovrebbe risalire al V o VI secolo; il primo documento che indica la grotta come luogo di culto risale all’anno 889 e si riferisce al diploma con il quale il re Berengario concesse al Diacono Felice la chiesa di Antro, un casale, i campi, i prati, i pascoli esistenti nei pressi della grotta e l’area del monte Olosa. In loco è presente anche la lapide, con scritture in latino, che ricopriva la tomba del succitato diacono, risalente al IX secolo[10]. Le opere murarie più antiche, ancora visibili, risalgono al XII o XIII secolo quando l’antro venne adibito a fortilizio esterno di un sottostante castello. Allora venne creato il passaggio indipendente per le acque del torrente che percorre la grotta ed un agevole accesso verso l’interno della caverna. La parte superiore delle gallerie fu utilizzata come base per la creazione di una zona da adibire alla vita della guarnigione ed al deposito delle derrate e delle armi necessarie. In una rientranza della grotta venne creato anche un primitivo sacello di origine longobarda. Nel XV secolo, quando la località divenne adibita esclusivamente a luogo di culto, vennero effettuati altri lavori per il consolidamento delle strutture esistenti e venne costruita la scala esterna in pietra che porta all’inizio della galleria. Si procedette anche alla ricostruzione della cappella (dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista) che venne poi consacrata, nel 1547, dal vescovo di Cattaro, Luca Bisanzio. Ulteriori lavori vennero eseguiti alla fine del XVII secolo, quando il salone della grotta (Sala di San Giovanni) divenne la chiesa maggiore e la cappella-presbiterio fu declassata a cappella devozionale. Le ultime ristrutturazioni risalgono alla metà del XIX secolo ed alla prima metà del XX secolo.

Architettura

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La cappella-presbiterio in stile gotico sloveno

Il complesso destinato al culto, situato nello spazio ricavato sopra i criptoportici, si compone di una chiesa, una cappella-presbiterio, una sagrestia ed una loggetta aperta sulla vallata sottostante. Oggigiorno può essere facilmente raggiunto salendo i 114 gradini della scala in pietra addossata alla parete rocciosa. Nel XV secolo furono eseguiti i lavori di rafforzamento delle strutture murarie e di ristrutturazione dei locali interni. All’epoca risale la costruzione della cappella, nella forma attualmente visibile, ad opera di Andrea da Skofja Loka e del suo collaboratore Jacob. Una lapide, murata all’interno, fa risalire la data dei lavori all’anno 1477; la pietra riporta la seguente incisione in caratteri gotici minuscoli:

«maister andr
e von lack ja

1mo 4mo 7mo 7 cob»

La cappella è composta da un vano di 6,48 per 3,60 metri, con altezza di circa 4 metri, ed è raggiungibile attraversando un arco a semplice sesto acuto fatto con pietra calcare. Il soffitto è a volta stellata in stile tardo gotico sloveno. La cappella fu affrescata da Jernej di Skofja Loka, o da suoi allievi, nel 1530. In fondo alla cappella è allocato un semplice altare dove, tra due angeli barocchi in marmo, è posta una statuetta in pietra raffigurante una Madonna seduta, con bambino in grembo, di stile neoclassico dei primi del Seicento. Su una parete è posizionato un crocefisso in legno costruito probabilmente nel XVII secolo. Una ulteriore ristrutturazione fu effettuata nel XVII secolo allorché si realizzò l’accesso diretto alla zona sacra e il salone della grotta fu adattato per ospitare la chiesa, degradando la funzione della cappella. Le dimensioni del salone (sala di San Giovanni), con pareti e volta di nuda roccia e pavimento in lastroni di pietra, sono di circa 16 per 10 metri. Sul fondo della chiesa è allocato un altare ligneo dorato (zlati oltar) barocco, scolpito probabilmente dal maestro Jernej Vrtav (Bartolomeo Ortari) della scuola di Caporetto verso la fine del Milleseicento/inizi del Millesettecento. Sull’altare sono posate le statue di San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista e di Santo Stefano, che sono copie recenti degli originali del XVI-XVII secolo conservati presso il Museo diocesiano di Udine.51922895_2302021053182991_3990580983752556544_n

La leggenda

Legata alla grotta di san Giovanni d’Antro è anche la leggenda della regina Vida. Ecco quanto racconta la favola una volta in voga tra le genti delle Valli del Natisonecontinua qui …https://www.wikiwand.com/it/San_Giovanni_d%27Antro

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Il lago di Cornino

foto di Mateja da fbcorninoLa Riserva ha una superficie di 487 ettari ed è inclusa nei territori dei comuni di Forgaria nel Friuli e Trasaghis; occupa buona parte dell’alveo del Tagliamento compreso tra l’abitato di Peonis e il ponte in prossimità di Cornino, per una lunghezza complessiva di quasi sei chilometri. Include prati e coltivi limitrofi agli abitati e si estende verso ovest interessando l’ampio anfiteatro roccioso sopra Somp Cornino, il lago e le ripide pareti e i coni detritici che, a nord, separano il Tagliamento dai rilievi. Pur raggiungendo quote modeste, i dislivelli sono rilevanti e vanno dai 170 metri sul livello del mare del fiume agli oltre 700 metri dell’altopiano di Monte Prat. Nelle vicinanze del centro visite è possibile visitare il Lago di Cornino, piccolo specchio d’acqua di origine carsica, da cui la riserva prende il nome.

Si effettuano visite guidate su richiesta, anche in inglese e tedesco.
PER VISITE DI GRUPPO E’ NECESSARIA LA PRENOTAZIONE TELEFONICA AL NUMERO 0427808526
testo da https://www.facebook.com/pg/riservanaturalelagodicornino/about/?ref=page_internal