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Il pentolone (kotol)

Sandro Quaglia racconta:

Nel nostro museo a Resia vengono conservati oggetti che testimoniano la vita della nostra gente. Ogni oggetto racconta qualcosa di bello, ossia come la gente viveva e cercava di stare bene. La gente andava a lavorare altrove. Sono particolarmente noti gli arrotini, ma c’erano anche quelli che riparavano i pentoloni e le pentole (i klomfarji), quelli che rimettevano a nuovo gli ombrelli e quelli che riparavano le finestre. Nel museo è possibile vedere un grande pentolone di rame (ramavi kotol), che in passato serviva per cucinare la rapa e anche altre cose. Chi ci ha dato quel pentolone? Ce lo ha dato un nonno che viveva a Idrsko. Mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevamo un pentolone che egli aveva in casa. Perché ci voleva dare quel pentolone? Perché lo aveva riparato varie volte un resiano, un klomfar che andava a lavorare persino a Kobarid. Aveva il suo luogo come tutte le persone che andavano a lavorare e i contadini che avevano qualcosa da farsi riparare. Dato che il pentolone era continuamente sopra il fuoco, si rovinava. Iniziavano a farsi dei piccoli buchi che i klomfarji riparavano. Poi però, per via della seconda guerra mondiale, il klomfar non era più potuto andare là e il pentolone era rimasto a quella famiglia. Quell’uomo di Idrsko ci ha detto che sarebbe stato un bene tenere questo pentolone nella Resia, poiché era stato varie volte aggiustato da un klomfar, da Adam Madotin.  È bello avere nella Resia qualcosa che proviene dalla Slovenia. Mostra come una volta la gente si aiutava, s’incontrava, si conosceva, lavorava e parlava la nostra lingua. Per questo motivo è una bella cosa custodire tutti gli oggetti che testimoniano come la gente viveva nella Resia e nel mondo.

Tipologia: Testo
Racconta/canta/parla: Sandro Quaglia
Registrato da/chiede/annotato da: Danila Zuljan Kumar
Luogo di registrazione: Bila / San Giorgio
Data di registrazione: 14. 10. 2013
Link: http://as.parsis.si/zborzbirk/zbirka-it.a5w?zid=1042
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Kries – la magia del falò di San Giovanni

22/06/2017Sara Terpin

da https://www.slovely.eu/2017/06/22/kries-la-magia-del-falo-di-san-giovanni/

La notte tra il 23 e il 24 giugno è nella tradizione di diverse popolazioni europee una notte magica: si celebra il solstizio d’estate, che la tradizione cristiana ha associato al culto di San Giovanni. “Šentjanževo” o “Noč svetega Ivana” (“notte di San Giovanni) è una festa ancora molto sentita in Slovenia, ma anche nei paesi oltre confine dove vive la minoranza slovena: così in Benečija (Slavia Veneta), dove durante questa magica notte in molti paesi vengono accesi grandi falò, chiamati “kries” (“kres” in sloveno).

Uno di questi paesi è Tribil Superiore – Gorenji Tarbij, la frazione più alta (650 m slm) del comune di Stregna – Sriednje, dove vivono circa 40 abitanti, e dove – così ci dice Erika Balus, che qui vive con la famiglia, sembra di stare in paradiso. Erika ci racconta del kries e di altre tradizioni legate alla notte di San Giovanni; tradizioni che si perdono nella notte dei tempi e che le sono state tramandate dalla nonna e dalla bisnonna, che a loro volta ripetevano antichi gesti, spesso senza saperne il significato più profondo, semplicemente perché “la notte di San Giovanni si fa così”.

Križci
I tipici “Križci”

I gesti antichi e i rituali iniziano già prima del grande evento del kries. A parte i preparativi veri e propri per il falò, come la raccolta di legna e ramaglie da ardere, il 23 giugno si raccolgono fiori ed erbe aromatiche, che secondo la tradizione in questo giorno raggiungono il culmine delle loro proprietà. I fiori vengono utilizzati per fare “križci” (croci) e “krancelni” (ghirlande), che, sapientemente intrecciati, verranno poi appesi alla porta d’ingresso delle case per proteggerle. Le erbe aromatiche vengono fatte marinare nel vino, che viene benedetto e utilizzato come medicinale per tutte le malattie, “sia quelle note, che quelle ignote”. Ma le erbe aromatiche sono anche l’ingrediente principale delle “marve”, piatto particolarissimo e unico nel suo genere, senza il quale la festa di San Giovanni non è una vera festa.

La gente attorno al kries di Tribil Superiore
La gente attorno al kries di Tribil Superiore

La notte del solstizio d’estate è anche un’occasione unica per conoscere il futuro, sbirciando un albume d’uovo “cucinato” sotto i raggi della luna, o cancellare le rughe dal viso rotolandosi nella rugiada al mattino presto. O scoprire quali mesi saranno piovosi utilizzando 12 gherigli di noce. “Magie” che ci raccontano di un mondo contadino la cui vita era strettamente intrecciata con gli eventi della natura e le sue stagioni, gesti e tradizioni dietro a cui si celano antichissimi riti di cui sono giunte a noi solo tracce, sbiadite dalla patina dei secoli.

La forza del fuoco del Kries
La forza del fuoco del Kries

Scoprite queste magiche tradizioni nel nostro filmato girato a giugno 2016 a Gorenji Tarbij, raccontate da Erika Balus nel musicale dialetto sloveno della Benečija.

Per conoscere le altre usanze della notte di san Giovanni e il loro significato simbolico, date un’occhiata al nostro articolo.

https://youtu.be/cqoQwVgxVNQ

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Pentecoste :il giorno delle Cresime

COLÀS DA CRESIME
di Roberto Zottar

da https://www.facebook.com/pg/vitaneicampi/posts/?ref=page_internal

Per i cristiani la festa di Pentecoste ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, mentre per gli ebrei il Shavout, o Pentecoste, ricorda il giorno in cui sul monte Sinai Dio diede a Mosè le tavole della legge. Nel Friuli la festa era detta “Pasche di rosis” perché nelle chiese si gettavano dall’alto petali di fiori per ricordare il miracolo delle lingue di fuoco. Ma era anche la data tradizionale della cresima dei ragazzi che, all’uscita dalla chiesa, ricevevano in dono i tipici “colàs”, o “colaz” o “colaç”. Il padrino o la madrina, se avevano possibilità economiche adeguate, facevano dono al cresimato dell’orologio, ma anche, e talvolta soltanto, dei colàs. Sono ciambelle di pasta dolce, o di altri tipi, ottenute facendo dei filoncini semplici o a treccia chiusi a cerchio e con un diametro da 20 a 50 cm. Fuori dalla chiesa c’era il venditore ambulante, il “colazzâr”, che li vendeva anche decorati con glassa di zucchero e piccoli bomboni. Questi dolci sono molto diffusi nell’area mediterranea: rotondi, senza principio né fine, simbolo dell’infinito, sono stati spesso associati alle cerimonie rituali e religiose quali battesimi, cresime e matrimoni. I colaz, se non lo stesso dolce, sono certamente parenti stretti, dei “buzolai” veneziani, e anche il detto lo ricorda “chi no gà sàntoli no gà buzolai”. Il “buzolà” o “buzolato”, deriva dal tardo latino “bucellatum” che era una sorta di galletta biscotto per i soldati, mentre indicazioni medievali poi lo indicano anche come un pan dolce che i contadini offrivano ai padroni il giorno di Natale. In Friuli erano in voga già prima del 1500 ed erano talmente popolari che un proclama cinquecentesco limitava il numero dei colàs che il padrino poteva donare al figlioccio. I “colàz da sope” erano invece dolcetti nunziali che si inzuppavano nel vino, mentre se realizzati con una treccia di pasta in una corona più grande erano un regalo beneaugurante per gli sposi, analogamente alla tradizione boema degli “Hochzeitgolatschen”. I colàs infatti sono cugini dei Golatschen boemi di cui troviamo traccia nei ricettari austriaci o anche nei manoscritti triestini di cucina, anche se i Golatschen sono previsti anche in una versione ripiena di ricotta o frutta. Il nome colàs potrebbe derivare dallo sloveno “kolač”, ciambella, “kolò” è infatti la ruota. 
Per realizzarli amalgamate con un litro di latte, 500 grammi di zucchero, 150 grammi di burro, un cucchiaino di sale, 1 busta di lievito per dolci, la buccia grattugiata di un limone e tanta farina quanto basta per rendere l’impasto morbido e asciutto. Formate dei bastoncini e quindi dei cerchi di diverso diametro, anche a treccia. Pennellate con l’uovo e volendo decorate con piccolissimi confetti colorati Da freddi i colas vanno legati tra loro con nastrini colorati.
Buon appetito

Mio marito Tin ,nato in Val Torre,si ricorda benissimo del colacari.

COLAÇ s.m. = ciambella, piccola ciambella; pane a ciambella (a forma di otto in vendita in certe sagre, tra cui il colàç di San Valentìn); dolce distintivo della cresima (dallo sloveno koláĀ, in comune con tutte le lingue slave ed il greco, è ipotizzabile derivi dalla base greca kóllix ‘focaccia tonda od ovale’) Une volte inte Cresime il santul al regalave il colaç al fi oç. Una volta alla Cresima il padrino regalava la ciambellina al figlioccio. ..

https://arlef.it/app/uploads/stampa-friulana/vc_22-05-2019.pdf

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La Pasqua in Slovenia

fonte da http://www.slovely.eu/2013/03/30/la-pasqua-in-slovenia/

La Pasqua, festività centrale del Cristianesimo, in Slovenia come altrove è legata a tutta una serie di gesti ed usanze che variano da regione a regione, pur con alcune caratteristiche comuni.

I festeggiamenti pasquali entrano nel vivo verso la fine della Settimana Santa. Giovedì e Venerdì Santo le campane delle chiese tacciono: al loro posto, la messa viene annunciata con i “klepetci” o “raglje” (raganelle in legno). In passato, durante la Settimana Santa i bambini si divertivano a girare per il paese facendo risuonare i loro “klepetci”.

Il Venerdì Santo, giorno del ricordo della morte di Cristo, i credenti praticano il digiuno e l’astinenza. In alcuni paesi è ancora viva l’usanza di accendere la “duš’ca” (“piccola anima”), una specie di piccola candela che galleggia in un bicchiere pieno d’olio. La “duš’ca” si accendeva anche in occasione di Ognissanti o quando moriva un membro della famiglia.

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Sabato Santo è il giorno della benedizione dell’acqua, del fuoco e delle pietanze pasquali, consumate durante la colazione di Pasqua. Le massaie iniziano a preparare i dolci tipici e gli altri piatti pasquali la mattina presto o già i giorni precedenti. Sabato pomeriggio si recano in chiesa portando con sé un cesto preparato con cura, in cui non possono mancare la “gubanca” (dolce ripieno di noci e uvetta), la “pinca” (pane dolce), il “menih” o “pup’ca” (dolce a forma di treccia con un uovo sodo colorato inserito nella parte superiore a mo’ di testa) e i “pirhi” (uova colorate). I padroni di casa si dedicano alla preparazione dei piatti salati: il prosciutto cotto, da accompagnare con il “hren” (rafano), e la “žuca” o “žolca”, gelatina preparata con ossa di vitello e vari tipi di carne.

I cibi pasquali hanno una loro precisa simbologia: le uova colorate simboleggiano la resurrezione, la gubanca rappresenta la corona di spine di Cristo e le radici di rafano ricordano i chiodi con cui Gesù fu crocifisso.

La mattina di Pasqua all’alba i credenti prendono parte alla processione chiamata “Vstajenje” (letteralmente: “resurrezione”), che di solito si svolge alle cinque di mattina. Dopo la Santa Messa, al ritorno a casa, la famiglia si riunisce alla colazione pasquale, dove consuma i cibi che il sacerdote ha benedetto durante la messa del mattino o durante il rito del Sabato Santo. Anche gli animali di casa ricevono il loro pezzetto di cibo benedetto.

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cesto con gubanza e pirhi

Cesto con gubanca e pirhi per la benedizione
Le uova colorate, chiamate “pirhi”, sono un elemento immancabile della Pasqua slovena. Le uova vengono di solito rassodate e colorate, spesso con colori naturali come ad esempio la buccia esterna della cipolla per dare un colore bruno-rossastro e gli spinaci per il colore verde.

Nella regione della Bela krajina i pirhi vengono chiamati “pisanice” o “pisanke” e vengono realizzati con un procedimento particolare. Le uova vengono decorate con cera d’api fusa e poi immerse nel colore. Nei punti in cui è stata applicata la cera il colore non aderisce al guscio. Successivamente, togliendo la cera, sull’uovo rimangono le decorazioni. Le belokrajinske pisanice sono di solito decorate con motivi geometrici, disegni di fiori e piante stilizzati e i monogrammi IHS e MARIA.

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Le belokranjske pisanke

I giochi con i “pirhi”
I “pirhi”, che una volta venivano regalati ad amici e parenti come dono di Pasqua, sono anche protagonisti di alcuni giochi tradizionali. Alcuni sono simili al gioco delle bocce, dove però le bocce vengono sostituite dalle uova colorate. Nel gioco chiamato “šikanje” o “picanje” ogni giocatore appoggia un uovo sodo a un muro. A turno, si gettano delle monete nelle uova: chi manca l’uovo perde la propria moneta, mentre chi riesce a colpire l’uovo si guadagna le monete e l’uovo stesso.

La video-ricetta di Slovely.eu

Slovely.eu, in collaborazione con la gentilissima signora Slavka Lakovič di San Floriano del Collio / Števerjan (Gorizia) ha realizzato una breve e semplice video-ricetta (in italiano e in inglese) della gubanca e del menih. La trovate sul nostro canale Youtube o semplicemente cliccando sul video qui sotto.

Recipe: Slovenian Easter cakes – Ricetta: dolci pasquali sloveni

 

 

 

I dolci della tradizione pasquale in Friuli

Banner-blog-marzo-2016-Bdal blog di Aldo Rossi cantautore friulano

di CRISTINA BURCHERI

Nel Friuli di una volta la Pasqua a tavola era rappresentata dai dolci preparati nei giorni precedenti la festa. Pinze e fuìazzis non potevano essere consumate prima di essere state benedette durante la solenne messa pasquale. Altri dolci del periodo, annotati da Giuseppina Perusini Antonini nel celebre volume “Mangiare e ber friulano” (Franco Angeli Editore), sono la gubana, la buttizza o potiza di mandorle, il pistùm, la focaccia friulana detta anche pete, e le fuiazze contadine. Un altro dolce pasquale descritto da Perusini Antonini è il pane pasquale di Moggio impastato con la farina di granoturco, macinata finissima. La ricetta dalla focaccia che pubblichiamo è quella della signora Luigia Milloch Drusin di Villanova dello Judrio. E’ una ricetta molto ambita poiché la focaccia della signora Luigia è rinomata e molto ambita. La signora Luigia ha imparato a fare il pane da bambina, dopo essere rimasta orfana di madre e di nonna. Si ricorda che quando aveva 10 anni il padre già si meravigliasse di come le veniva buono e soffice: i segreti li aveva appresi da alcune signore di Chiopris, suo paese natio. Gli ingredienti sono: 5 uova (3 rossi e 2 intere), 5 cucchiai di zucchero belli colmi, 3 bustine di zucchero vanigliato, la buccia grattugiata di 1 arancia e di 1 limone, 1 bicchiere d’acqua, 2 cucchiaini da tè di sale, 2 cucchiaini da tè di grappa, 2 cucchiaini da tè di rum, 4 cubetti di lievito di birra, 350 ml di latte, 2 cucchiai di olio di oliva, farina q.b. Così la signora Luigia spiega il procedimento: “Dopo aver amalgamato bene uova e zucchero si unisce all’impasto la buccia grattugiata del limone e dell’arancia, l’olio, il rum la grappa e il sale (sciolto nell’acqua calda), il lievito sciolto precedentemente nel latte tiepido e amalgamato con un cucchiaio di zucchero e la farina. Si fa lievitare per circa tre ore. Quindi si dà la forma desiderata e lo si fa lievitare per un’altra ora circa. Infornare per mezz’ora a 160°C e poi per mezz’ora a 180°C. Dieci minuti prima di toglie la focaccia dal forno spennellarla con acqua e zucchero”. C’è un segreto? “Bisogna impastare lungamente – spiega la signora Luigia – con forza e delicatezza allo stesso tempo. Bisogna accarezzare l’impasto e impegnarsi molto nella preparazione perché è una cosa vita”.  https://aldorossi.altervista.org/friuli-ecco-i-dolci-della-tradizione-per-pasqua/

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Le palačinke

 

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foto dal web

La mia mamma mi preparava sempre le palačinke ,io ne ero molto golosa.E’ un dolce ideale per la merenda dei bambini.

Le  palačinke sono un dolce tipico dell’ area mitteleuropea ,la sua composizione è a base di farina , uova , latte e zucchero .Si servono arrotolatoe o ripiegate con ripieni di marmellata o cioccolata , spolverata di zucchero a velo , cacao o guarnite con panna montata.Il dolce è particolarmente diffuso nell’ex Jugoslavija. In Italia è tipico della provincia di Trieste e delle zone al confine con la Slovenia delle province di Gorizia e Udine dove prende il nome di palačinka.

La ricetta

Ingredienti per 4 persone
1 uovo, 10 cucchiai di farina, un bicchiere di latte, zucchero quantità a piacere ( io metto mezzo cucchiaio), un pizzico di sale e una noce di burro (o olio di semi) per ungere la padella.

Procedimento
Unire le uova e lo zucchero mescolando bene con una frusta . Aggiungere un pizzico di sale, il latte e la farina fino a ottenere una pastella densa e corposa. Lasciarla riposare in frigorifero per mezz’ora, coperta con della pellicola trasparente. Ungere una padella antiaderente , scaldarla e versare una mestolata di pastella spargendola sulla superficie della padella mantenendo lo strato leggermente alto. Cuocetela da entrambe le parti e lasciatela riposare su un piatto piano in attesa di farcirla.

La farcia

La farcia ideale per la palačinka è la marmellata di prugne, mele o frutti di bosco, non importa, ciò che conta è che la si stenda per bene su tutta la superficie.I bambini preferiscono la Nutella.La palačinka verrà poi arrotolata o ripiegata e spolverata con zucchero a velo o cacao.

Buon appetito!!!

 

Guglielmo Cerno*, presidente del Centro ricerche culturali, racconta usi e costumi di una volta Oggi ci sono le uova di cioccolata con la sorpresa per i bambini, e quelle grandi e decorate da regalare ai grandi. C’è la colomba con ogni tipo di ripieno ed è “nato” perfino l’“albero di Pasqua”, abbellito da figure […]

via Cosa resta della Pasqua di un tempo a Lusevera – Bardo — 🔎friulimultietnico sotto la lente🔍

Cosa resta della Pasqua di un tempo a Lusevera – Bardo — 🔎friulimultietnico sotto la lente🔍

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Strucchi lessi delle valli del Natisone in pericolo

StrukljiGli strucchi lessi, i te kuhani štrukji, che da secoli rallegrano la tavola delle feste natalizie (e non solo) delle Valli del Natisone finiranno mangiati da una multinazionale dei surgelati? La proposta è stata lanciata sabato, 30 marzo, in sala consiliare a San Pietro al Natisone durante la conferenza dal titolo «Sviluppo economico eco-sostenibile per il territorio del Natisone-Contratto di fiume: un percorso di progettazione partecipata », con lo scopo di far incontrare gli operatori e i cittadini in modo da far emergere idee per valorizzare l’area gravitante sul bacino del fiume. «Un’idea riguarda la realizzazione di un laboratorio per la produzione degli strucchi lessi, ricetta tipica delle nostre Valli, con l’obiettivo di proporla a una grossa realtà che potrebbe accogliere questo prodotto tra i suoi, cioè la Bofrost. Vi è anche la possibilità di pensare con i panifici a dolcetti da proporre alla Cda che ha i distributori automatici», ha spiegato la stessa presidente (dimissionaria) dell’«Associazione Parco del Natisone » e consigliere comunale di Cividale, Claudia Chiabai. Quali potrebbero essere i benefici di tali proposte non è chiaro.
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L’albero di Pasqua una tradizione venuta dal nord Europa

dalla Germania54729780_2856547721033550_4688325956023091200_oPensate quanta pazienza per addobbarlo!

Anche la Pasqua ha il suo albero,una tradizione che è giunta in Italia in questi ultimi anni.E’ un’usanza che arriva dai paesi scandinavi,Germania e Europa centrale.Rami e alberi vengono addobbati da uova coloratissime.

  per approfondire https://pianetabambini.it/fare-albero-pasqua-idee-decorazioni/