Una cartolina da…

foto di Guido Marchiol da fb11741158_10206049314744672_8597369459369665966_ohttps://www.wikiwand.com/it/Torre_(fiume)

per approfondire https://durigatto.wordpress.com/2015/06/21/sul-torrente-fiume-torre-e-altri-corsi-dacqua/

TER
Korenina naše žeje,
izvir,ki poje,
se zlivaš med krasi Muzca,
da reš naproti tvojim sinam,
ki so raztreseni po svjetu
s tomo
nad štrjehami.
Božaš njive,
kite,roke
slovjenskih mater,
ki so plesale,
sejale dušo
po razorju odpertemu
ščipanju lakote.
Inje si stokanje
prazne zemlje,
tihost,
ki plače,
tej ce bi djelalo sjeme.
Tva voda
je zvonjenje solz,
ki močijo čela
po vsjeh vjetrih.

Viljem Černo

https://www.wikiwand.com/it/Guglielmo_Cerno

TORRE

Radice della nostra sete,
fonte che prega,
scorri dalle rocce di Musi
incontro ai tuoi figli sparsi,
nel mondo
con la sera
sopra i tetti.
Accarezzi i campi,
le trecce,le mani
delle madri slovene
che danzavano,
seminavano l’anima
nel solco aperto
a sferze di fame.
Ora sei lamento
di terra vuota,
silenzio
che singhiozza
come fosse seme.
La tua acqua,
rintocco di lacrime,
che inondano fronti
ai quattro venti.

traduzione di Ciril Zlobec

http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/titolo-terska_dolina_alta_val_torre_val_de_tor/autore-kozuh_milena_.htm

Terska dolina-Alta Val Torre-Val de Tor

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Una cartolina da…

Alta Val Torre -catena dei Musi

Monti MusiMuzci,Lis Musis in friulano, sono una catena montuosa delle Prealpi Giulie, e rientrano nel Parco naturale delle Prealpi Giulie.

Caratteristiche

Lungo un crinale che si mantiene attorno ai 1.800 m, tre sono le creste principali della catena dei Musi:

  • il Monte Cadin (1.818 m)
  • la Cima Musi (1.878 m)
  • il Monte Zaiavor (1.816 m)

Si tratta di una bastionata calcarea che rappresenta il settore centrale della lunga catena montuosa che delimita a nord-est la pianura friulana. Chiusi a ovest dalle cime del Monte Plauris e isolati dalla settentrionale Val Resia, hanno mantenuto integro il loro patrimonio naturalistico dal fascino selvaggio, che porta molti turisti a compiere escursioni in tutti i mesi dell’anno. A sud è posta la linea di cresta del Gran Monte, a nord il massiccio del Monte Caninhttps://www.wikiwand.com/it/Monti_Musi

 

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Per Natale compra una gubana delle Valli del Natisone/Nediške doline

Interno della gubana

La gubana (gubanca, in nedisko, la particolare lingua delle Valli del Natisonegubane in friulano) è un tipico dolce delle valli del Natisone (Udine), che si prepara in periodi di grande festa (NatalePasqua) o in occasioni particolari (come matrimoni e sagre paesane), a base di pasta dolce lievitata, con un ripieno di nociuvettapinolizucchero, scorza grattugiata di limone, dalla forma a chiocciola, del diametro di circa 20 cm, cotto al forno.La grappa con la quale viene irrorato il dolce non è una caratteristica delle valli,ma è un modo per renderla più morbida nei ristoranti quando è un asciutta.

Descrizione

Il dolce è noto fin dal 1409 quando fu servita in un banchetto preparato in occasione della visita di papa Gregorio XII a Cividale del Friuli, come testimoniato dallo stesso papa veneziano.

Facendo riferimento alla forma della gubana, la derivazione del nome è probabile che sia dallo sloveno del Natisone guba, che significa “piega”,imfatti la gubana viene ripiegata.

Dal 1990 esiste il Consorzio per la protezione del marchio gubana che tutela i produttori della specifica zona di produzione e detta precise norme e ingredienti per la sua preparazione.

A Cividale viene prodotto anche un dolce chiamato gubanetta, del tutto simile alla gubana, ma dalle dimensioni ridotte e dal diametro di circa 7 cm. Con lo stesso ripieno della gubana si fanno anche gli strucchi.

La gubana è un dolce molto simile alla”putica” della Slovenija,ma è più ricco di ingredienti.

https://www.wikiwand.com/it/Gubana

Essiccatoio per foraggio

L’essiccatoio per foraggio è una costruzione realizzata in legno strutturale o in pietre e legno, utilizzata per asciugare con rapidità il foraggio appena tagliato tenendolo protetto dall’ambiente umido circostante.

Dislocazione

Un kozolec nel museo all'aperto di Rogatec (SLO)
Un kozolec nel museo all’aperto di Rogatec (SLO)

Gli essiccatoi per foraggio si possono trovare nella parte meridionale dell’Austria, dove assumono il nome di “harpfe“, “köse” o “hilge” e nella regione nord orientale dell’Italia (in provincia di Bolzano, dove sono chiamati “harpfe“, nel tarvisiano, nell’ampezzano, dove assumono il nome di “arfa” e nelle Valli del Natisone, dove sono chiamati “ostruka“, “kazuc” o “kozolec“). La maggior parte delle costruzioni sono però ubicate sul territorio della Slovenia, dove fanno parte integrante del panorama agreste ed assumono notevole importanza nell’ambito della cultura rurale locale. Non sono presenti solo nell’estrema parte orientale della repubblica e sul litorale carsico, dove le raffiche di bora rendono problematica la stabilità della struttura, A seconda della forma che presentano, vengono ivi chiamati “kozolec“, “kazuc” o “toplar. Alcune tracce sono state rinvenute anche in Svizzera, dove sono denominati “histen“.

Evoluzione

Lo scopo dell’essiccatoio è quello di ottenere una sollecita asciugatura delle erbe e di altri prodotti agricoli quali cereali, agli, cipolle, in zone prevalentemente montane e molto piovose. La struttura deve quindi provvedere a riparare il materiale da seccare tenendolo sollevato dal terreno umido e proteggendolo dalle precipitazioni meteoriche. Nelle realizzazioni più avanzate, l’essiccatoio assume anche la funzione secondaria di deposito e custodia delle attrezzature agricole.

520px-Kozolec
Un esempio di arfa presso Preddvor (SLO)

Origine

La forma iniziale dell’essiccatoio consisteva in un semplice tronco infisso saldamente nel terreno, sui cui rami veniva stesa ad asciugare l’erba. Successivamente si è provveduto ad utilizzare un palo sul quale venivano fissati, nei fori realizzati a diversi livelli ed opportunamente sfalsati, dei pioli in legno che sostenevano il foraggio appena tagliato. Con il tempo, la realizzazione diventava sempre più complessa ed efficiente prevedendo l’impiego di rastrelliere, tettucci e l’utilizzo anche di materiali diversi dal legno.

Arfa

Un arfa presso Sesto in val Pusteria
Un arfa presso Sesto in val Pusteria

L’arfa è una costruzione che si può ammirare in provincia di Bolzano (in special modo nei pressi di Sesto e nella val Pusteria – qui chiamata Harpfe), sui monti dell’ampezzano e nei prati di Tarvisio, nelle prossimità dei campi utilizzati per la produzione dei foraggi.
In Ampezzo la struttura di base, tutta in legno, è formata da due colonne verticali (chiamate arfis), da un certo numero di travi orizzontali (chiamate perties) che formano la rastrelliera su cui viene posto il foraggio o il grano da asciugare e da due listelli di base per dare stabilità alla struttura (sono chiamati i sorei).[5] Per aumentare la stabilità e la ricettività dell’impianto, alcune costruzioni hanno due o più strutture parallele unite saldamente tra di loro. Per evitare che il foraggio steso sulle rastrelliere venga bagnato dall’acqua piovana, alcune arfe sono dotate di un tettuccio realizzato in paglia, lamiere o tegole. In alcune strutture multiple, la zona compresa tra le rastrelliere viene utilizzata per la posa delle attrezzature usate nel lavoro agricolo.
Nei tempi passati, ogni casa contadina aveva nei suoi terreni un’arfa, posta solitamente nel punto più ventoso. Nel caso ci fossero più nuclei famigliari nella casa, le arfe potevano essere due o del tipo doppio.

Kozolec

Un kozolec/kazuc delle Valli del Natisone
Un kozolec/kazuc delle Valli del Natisone

Nell’area etnica slovena le strutture si sono ulteriormente evolute con la realizzazione di fabbricati complessi e notevolmente ampi chiamati kozolec. In Slovenia queste costruzioni sono realizzate totalmente in legno e sono artisticamente rifinite, tanto da essere considerate dei veri monumenti nazionali.
In Italia, nella Slavia friulana, sono disseminati nel comune di Savogna (nelle frazioni di Jeronizza, Masseris, Dus, Iellina, Tercimonte e Gabrovizza), nel comune di Grimacco (a Topolò, Seuza, Brida Superiore ed Inferiore, Canalaz e Plataz) e nel comune di Drenchia (a Oznebrida e Cras); qualche raro esemplare è visibile anche nel comune di San Leonardo.kozolci sono dei veri e propri monumenti di perfezione legati alla semplicità ed alla praticità del mondo contadino.
Sono costituiti da quattro o sei robusti pilastri realizzati con pietre squadrate che formano la struttura portante dell’edificio, da un solaio in legno che divide verticalmente lo spazio adibito ad essiccatoio da quello, inferiore, usato per il deposito degli arnesi e delle apparecchiature di lavoro, da un tetto con travi in legno e copertura in paglia, lamiera o laterizi ed infine dalle rastrelliere/essiccatoi formate da aste orizzontali in legno che delimitano le facciate perimetrali della costruzione.

Prospettive future

La mancata utilizzazione delle arfe e dei kozolci, a causa dell’abbandono della campagna da parte delle nuove generazioni dei residenti, sta determinando un sempre più visibile deterioramento delle strutture e, se non si interverrà con sollecite opere di restauro, queste caratteristiche costruzioni potrebbero presto sparire dal panorama rurale. In provincia di Bolzano, con la fondazione Stiftung Harpfe, è nata nel 2010 un’iniziativa culturale che tende a valorizzare il patrimonio culturale delle Harpfen locali, anche attraverso la pubblicazione della rivista omonima.

testo e immagini da https://www.wikiwand.com/it/Essiccatoio_per_foraggio

Indovinello 2

346px-CividaleJulesCésar
Cividale

Risposta
Il nome Friuli è di origine romana e deriva dalla città di Forum Iulii (ora Cividale del Friuli) fondata da Giulio Cesare verso la metà del I secolo a.C. e divenuta, dopo la distruzione di Aquileia ad opera degli Unni nel (452 d.C.), il capoluogo della regione Venetia et Histria, in posizione pedemontana più appartata, ma più sicura. Con le invasioni barbariche il nome, contrattosi nella forma attuale fu esteso a tutta la regione circostante sulla quale la città esercitava la sua giurisdizione, che divenne prima ducato, poi la marca ed infine la contea del Friuli.

Anche il nome Venezia Giulia si richiama alla tradizione romana della Venetia et Histria e delle Alpes Iuliae, ricordando il substrato dei venetici e le imprese di Giulio Cesare e di Cesare Ottaviano Augusto, entrambi della Gens Iulia. Esso fu proposto nel 1863 dal glottologo goriziano Graziadio Ascoli.

https://www.wikiwand.com/it/Friuli-Venezia_Giulia

Ho visto che gli indovinelli non vi piacciono,come mai?

Trieste-Trst-Triest

Trieste in triestino; Trst in sloveno; Triest in tedesco) è un comune italiano di 204 347 abitanti, capoluogo della regione Friuli-Venezia Giulia.

 

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Piero Angela in una puntata di Superquark dedicata alla città di Trieste.

Trieste, “Trst” in dialetto locale, è una megalopoli (per i triestini), baraccopoli (per i friulani) Nordest italiano (o africano) di 200.000 vecchi bavosi (4.000.000 secondo dati aggiornati al 2012), capoluogo del Friuli Venezia Giulia. Grazie alla sovrabbondante tamarraggine dei suoi vecchi abitanti, gli stessi sono stati insigniti della prestigiosa onorificienza di “terroni del nord”, con conseguente espulsione dalla Padania ed annessione alla Calabria. Simbolo della città è l’alabarda, con cui molti triestini amano sodomizzarsi. Caratteristica principale della città è la totale assenza di giovani, tanto che a Trieste i Giochi della gioventù non si svolgono dai favolosi anni ’60.

Trieste è molto vicina alla Slovenia, anzi, per molti rappresenta la seconda città slovena per estensione, in quanto il capoluogo ed i suoi dintorni ospitano una considerevole minoranza slovena (o italiana?). Gli appartenenti alla minoranza sono garbatamente salutati dai pacifici e assolutamente non razzisti triestini con insulti, lancio di oggetti contundenti, olio di ricino, incendio all’Hotel Balkan e fucilazioni. Ma a volte succede anche qualcosa di più grave. L’ideologia politica, nonché motto ufficiale, della città è il “no se pol”, anche chiamato “vecchismo”, una mistura altamente tossica di fascismoaustroungaresismorazzismo, moralismo, medicine scadute, vinojota e sardoni andati a male. Altra peculiarità dei triestini è lo schifare tutto ciò che non è triestino, specie se slavo o ancor peggio friulano, salvo poi trovarseli tra i coglioni un po’ ovunque tranne che a Trieste, mentre con il loro incomprensibile dialetto scartavetrano i coglioni del malcapitato discorrendo su quanto era grande Trieste ai tempi dell’Austria-Ungheria (unico impero riuscito nell’impresa di perdere una guerra contro l’Itaglia).

La lingua ufficiale della città non è l’italiano ma il dialetto triestino che gli studiosi hanno definito come una mistura mal fatta di venetocrucco e sloveno. Quando cercano di parlare in italiano sembrano degli albanesi appena arrivati a cercare lavoro, ma nonostante questo si sentono pienamente italiani come dimostra anche il fatto che la metà dei loro cognomi finisce in IC, AC e AK. L’altra metà sono stati italianizzati e curiosamente uno dei cognomi più diffusi è “FURLAN”. Come quello del santo martire cui è stato intitolata una porzione dello stadio cittadino, che contiene sino a sessantamila effigi di ultras in cartone.http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Trieste

Ljubljana-Lubiana 💖

Monumenti e luoghi d’interesse

Nonostante la comparsa di grandi edifici, soprattutto nei dintorni della città, Lubiana mantiene intatto il suo centro storico, dove si mescolano lo stile architettonico barocco e Art nouveau. Lo stile della città è fortemente influenzato da quello delle città austriache di Graz e Salisburgo.

La città vecchia è costituita da due quartieri. Quella del municipio, che ospita le principali opere architettoniche e l’area dei Cavalieri della Croce, dove si trova la chiesa delle Orsoline, l’edificio della società filarmonica (1702) e la casa di Cankar.

Dopo il terremoto del 1511, Lubiana è stata ricostruita sul modello di una città rinascimentale e dopo il terremoto del 1895, che ha gravemente danneggiato la città, è stata nuovamente ricostruita in stile Art nouveau.L’architettura della città è una miscela di stili. Vaste zone della città sono state costruite dopo la seconda guerra mondiale e trovano spesso un tocco personale dell’architetto sloveno Jože Plečnik.

Il castello di Lubiana, posto in cima alla collina che sovrasta il fiume Ljubljanica è stato interamente ricostruito negli anni 60. Sono ancora visibili alcune tracce di un castello risalente al XII secolo nei basamenti dei muri attuali, l’antico castello che qui sorgeva fu la residenza dei margravi, poi duchi di Carinzia. Altre opere architettoniche della città di qualche rilievo sono la cattedrale di San Nicola, la chiesa di San Pietro, la chiesa francescana dell’Annunciazione, il Triplo ponte e il ponte dei Draghi.

Nello stile barocco, vicino al municipio si trova la fontana dei Fiumi carniolani in Mestni trg disegnata sul modello di piazza Navona a Roma. Essa è decorata con un obelisco, ai piedi del quale statue in marmo bianco simboleggiano i tre principali fiumi della Carniola. È il lavoro dello scultoreitaliano Francesco Robba (Venezia, 1º maggio 1698 – Zagabria, 24 gennaio 1757) che ha scolpito molte altre statue barocche della città. Le chiese sono intrise di questo stile, che risale a dopo il terremoto del 1511.

L’Art nouveau è stato usato sulle facciate in piazza Prešeren fino al ponte dei Draghi. Influenze nella città si devono all’architetto sloveno Jože Plečnik che ha costruito numerosi ponti compreso il Triplo Ponte, ma anche la biblioteca nazionale.

Sin dal 1964 la capitale slovena ospita la famosa biennale di design, durante la quale vengono presentate le nuove tendenze di design del momento e riceve ospiti provenienti da ogni parte del mondo.

Architetture religiose

Chiesa di San Pietro
Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Pietro (Lubiana).

La chiesa di San Pietro è una chiesa di Lubiana, capitale della Slovenia. È dedicata a san Pietro. Si tratta di una delle più antiche chiese di Lubiana e si trova nel Distretto Centro

Cattedrale di San Nicola

Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di San Nicola (Lubiana).

La cattedrale di San Nicola (Stolnica svetega Nikolaja) è l’unica cattedrale di Lubiana. Facilmente identificabili nella città con la sua cupola verde e le due torri, si trova sulla piazza vicino al Vodnik Tromostovje (Triplo Ponte).

Il sito era inizialmente occupato da una chiesa di architettura romanica la cui prima testimonianza risale al 1262.Nel 1361 un incendio provocò la sua distruzione e pertanto fu ricostruita in stile gotico. L’arcidiocesi di Lubiana arriva nel 1461 e nel 1469, un nuovo incendio devastata l’edificio.

Tra il 1701 e 1706, l’architetto gesuita Andrea Pozzo disegna una nuova chiesa barocca, con due cappelle sui lati per rappresentare una croce latina.La cupola venne costruita nel centro nel 1841.L’interno è decorato con affreschi in stile barocco di Giulio Quaglio, dipinti tra il 1703 il 1706 e tra il 1721 e il 1723.

Chiesa francescana dell’Annunciazione
Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa francescana dell’Annunciazione.

La chiesa francescana dell’Annunciazione è una chiesa di Lubiana che si trova in piazza Prešeren, vicina al Triplo ponte.

Architetture militari

Castello di Lubiana
640px-Ljubljana_CastleLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Lubiana.

Il castello di Lubiana (Ljubljanski grad) è un castello in stile medievale completamente ristrutturato nella forma attuale nel 1960 è arroccato in cima alla collina che domina il centro storico. La cima della collina fu probabilmente un accampamento dell’esercito romano, dopo un periodo celtico e illirico.

Architetture civili

Galleria nazionale della Slovenia
Lo stesso argomento in dettaglio: Galleria nazionale della Slovenia.

La galleria nazionale della Slovenia è una galleria d’arte situata a Lubiana, la capitale della Slovenia.

Lo galleria è stata fondata nel 1918, dopo la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico e l’istituzione della stato degli Sloveni, Croati e Serbi. Inizialmente era ospitato nel palazzo Kresija di Lubiana, ma venne spostato nella posizione attuale nel 1925.

Molto importante è metelkova centro di cultura alternativa e street art nei pressi del quale vi è un’opera realizzata dal writer Blu.

Municipio di Lubiana
Lo stesso argomento in dettaglio: Municipio di Lubiana.

Il municipio di Lubiana è la sede dell’amministrazione comunale della città.

Aree naturali

Parco Tivoli
Lo stesso argomento in dettaglio: Parco Tivoli (Lubiana).

Il parco Tivoli è il più grande parco della città. Altre aree verdi sono: parco Argentina e Navje Memorial Park.

Zoo di Lubiana
Lo stesso argomento in dettaglio: Zoo di Lubiana.

Lo zoo di Lubiana è un giardino zoologico di 19,6 ettari situato a Lubiana, in Slovenia. Costituisce lo zoo nazionale della Slovenia ed è aperto tutto l’anno.

Ponti

Ponte dei Calzolai
Lo stesso argomento in dettaglio: Ponte dei Calzolai.

Il ponte dei Calzolai Čevljarski most o Šuštarski most è un ponte pedonale situato a Lubiana che attraversa il fiume Ljubljanica, è uno dei ponti più vecchi della città in quanto risale al XIII secolo

Ponte dei Draghi
Lo stesso argomento in dettaglio: Ponte dei Draghi.

Il ponte dei Draghi (Zmajski most) venne costruito tra il 1900 e il 1901, quando la città ancora apparteneva all’Impero austro-ungarico. Progettato da un architetto dalmata che aveva studiato a Vienna e costruito da un ingegnere austriaco, il ponte è considerato una delle più belle opere cittadine in stile Art Nouveau[32][33] Nella regione talvolta il ponte prende il soprannome di “matrigna” in riferimento agli spaventosi draghi disposti sui suoi quattro angoli.

Triplo Ponte
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Lo stesso argomento in dettaglio: Triplo Ponte (Lubiana).

Il Triplo Ponte (in sloveno Tromostovje) è un gruppo di tre ponti sul fiume Ljubljanica. Collega la parte storica e medievale della città di Lubiana alla parte moderna.

Ponte dei Macellai
Lo stesso argomento in dettaglio: Ponte dei Macellai.

Il ponte dei Macellai, è un ponte che attraversa il fiume Ljubljanica e collega il mercato centrale di Lubiana a Petkovšek Embankment. Il ponte è stato inaugurato il 10 luglio 2010.

Piazze

Piazza del Congresso
Lo stesso argomento in dettaglio: Piazza del Congresso.

La piazza del Congresso è una delle principali piazze situate nel centro storico di Lubiana, la piazza ha avuto un ruolo molto importante per la storia slovena moderna.

Piazza Civica (Lubiana)
Lo stesso argomento in dettaglio: Piazza Civica (Lubiana).

Piazza Civica è una delle piazze principali della città situata vicino al municipio e alla fontana dei fiumi carniolani di Francesco Robba.

Piazza Vodnik

Piazza Vodnikè una piazza situata nell’area vicino al ponte dei Draghi e vicino al triplo ponte, dedicata a Valentin Vodnik

Società

Evoluzione demografica

Nel 1869 Lubiana contava una popolazione di circa 27.000 abitanti. Raggiunse gli 80.000 abitanti a metà degli anni trenta.Prima del 1996, la città arrivò a superare i 320.000 abitanti. Situazione che si spiega però con la riorganizzazione territoriale dei comuni vicini che vennero considerati appartenenti alla città.La crescita della popolazione dal 1999 al 2007 si presenta piuttosto stabile, attestandosi a circa 270.000 abitanti.

da https://www.wikiwand.com/it/Lubiana

Ljubljana-Lubiana 🌼

Storia

Dal 2000 a.C. al V secolo

Già nel 2000 a.C., le paludi che circondavano la regione dell’odierna Lubiana iniziarono ad essere colonizzate dalle prime popolazioni che vivevano in edifici di legno su palafitte. Questi uomini vivevano di caccia, pesca, ma anche una primitiva agricoltura. Attraverso barche ricavate dai tronchi d’albero riuscivano a spostarsi all’interno delle paludi. Per il periodo successivo l’area fu un punto di passaggio per numerose popolazioni.Il territorio fu in seguito colonizzato dai Veneti, ai quali seguirono la tribù illirica degli Iapodi e infine la tribù celtica dei Taurisci, nel terzo secolo a.C.

L'abitato di Aemona è rappresentato anche nella Tabula Peuntingeriana, che rappresenta le vie di collegamento dell'Impero romano nel I secolo a.C.
L’abitato di Aemona è rappresentato anche nella Tabula Peuntingeriana, che rappresenta le vie di collegamento dell’Impero romano nel I secolo a.C. I Romani costruirono nel corso del primo secolo a.C. il castrum di Aemona (o Iulia Aemona),il quale contava circa 5.000 abitanti. Le case di mattoni, colorate e intonacate possedevano già un sistema fognario. Al forte venne assegnata la Legio XV Apollinaris.La città giocò un ruolo importante in molte battaglie a causa della sua posizione strategica che garantiva il passaggio in Italia da nordest. A causa di questa importanza geografica furono molti i popoli che passarono per la città, tra cui gli Unni, che la distrussero nel 452, sotto la guida da Attila.In seguito la zona servì agli Ostrogoti e ai Longobardi per penetrare in Italia.

Dal VI secolo al XVII secolo

Nel VI secolo si insediò il popolo degli sloveni i quali, nel IX secolo, passarono sotto la dominazione del popolo dei Franchi, ai quali si aggiunsero gli attacchi da parte degli ungheresi.Il nome della città, Luvigana, appare per la prima volta in un documento del 1144.Nel XIII secolo la città è composta di tre zone: Stari trg (centro storico), il Mestni trg (piazza) e Novi trg (città nuova).Nel 1220 ricevette lo status di città, che le garantiva il diritto di battere propria moneta.

Nel 1270 la regione della Carniola (che corrisponde circa all’attuale Slovenia centro-occidentale), in cui rientra la città, entra tra i possedimenti di Ottocaro II di Boemia.Rodolfo I d’Asburgo ottiene la città nel 1278. La città, ribattezzata in tedesco Laibach, rimarrà alla casa d’Austria fino al 1809.La diocesi della città è stata fondata nel 1491 e la chiesa di Saint-Nicolas diviene la cattedrale.

Nel XV secolo, la città acquisita fama di centro delle arti. Dopo un terremoto nel 1511, Lubiana viene ricostruita in uno stile rinascimentale e una nuova cinta è costruita intorno alla città.Nel XVI secolo la sua popolazione è composta di 5.000 abitanti, di cui il 70% di lingua slovena. Nel 1550 vengono stampati i primi due libri in sloveno compresa una traduzione della Bibbia. Nel 1597 sono i Gesuiti a costruire una nuova scuola, la quale poi diverrà un collegio. La città adotta negli anni seguenti uno stile  architettonico barocco.

Lubiana in una stampa del XVII secolo
Lubiana in una stampa del XVII secolo

Dal XVIII secolo al XIX secolo

Il dominio degli Asburgo venne brevemente interrotto durante le guerre napoleoniche e tra il 1809e il 1813 Lubiana fu la capitale delle Province illiriche del Primo Impero francese.Nel 1815 la città ritornò in mano austriaca e dal 1816 al 1849 fu parte del Regno austriaco d’Illiria. Nel 1821 la città ospitò il congresso in cui sarà definita la geografia europea degli anni seguenti.

Il primo treno da Vienna arriva in città nel 1849 e nel 1857 la linea è estesa a Trieste.L’illuminazione elettrica arriva nel 1898.Nel 1895 la città, che conta 31.000 abitanti, è vittima di un grave terremoto di magnitudo 6,1 sulla scala Richter. Il 10% degli edifici è distrutto, anche se si registra un numero di vittime contenuto. Diverse zone della città sono ricostruite in stile Art Nouveau.

XX secolo

Nel 1918, con il collasso dell’Impero austro-ungarico, Lubiana passò al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni poi tramutatosi in Regno di Jugoslavia.Nel 1929 divenne la capitale della provincia jugoslava della Dravska Banovina.Durante la Seconda guerra mondiale, la città fu occupata e annessa dall’Italia nel 1941. Lubiana e il territorio circostante (Bassa Carniola) divennero una provincia italiana della regione Venezia Giulia, di cui Lubiana fu capoluogo con sigla automobilistica LB. L’attuale territorio comunale era articolato – oltre che nel comune capoluogo di Lubiana Città – anche nei comuni di Dobrugne (Dobrunje), Gesizza (Ježica) e S. Vito (Šentvid).

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In rosso il tragitto del “Sentiero del ricordo e della fratellanza” (in sloveno: Pot spominov in tovarištva) disposto nel 1985 lungo il percorso del reticolato che circondava la città di Lubiana durante l’occupazione italiana.
Dettaglio del complesso monumentale eretto in onore degli ostaggi fucilati per rappresaglia dai militari italiani presso la Gramozna jama

Per contrastare gli atti di rivolta compiuti dalla popolazione locale, nella notte fra il 22 e il 23 febbraio 1942 le autorità militari italiane cinsero con filo spinato e reticolati l’intero perimetro di Lubiana,disponendo un ferreo controllo su tutte le entrate e le uscite. Il recinto era lungo ben 41 chilometri. Furono arrestati 18.708 uomini; di questi 878 furono mandati in campo di concentramento.Fino alla capitolazione dell’Italia, avvenuta l’8 settembre 1943, le autorità militari italiane fucilarono, per rappresaglia, oltre 100 ostaggi. Le fucilazioni furono compiute presso la cava abbandonata Gramozna Jama, alla periferia di Lubiana.

Successivamente arrivarono i tedeschi nel 1943. In seguito alla sconfitta dell’Asse, nel maggio 1945, le truppe tedesche e le milizie nazionaliste slovene si arresero all’armata comunista di Tito.

II Dopoguerra

Dopo la seconda guerra mondiale, la città divenne la capitale della Repubblica socialista di Slovenia e integrata alla Jugoslavia fino all’indipendenza, avvenuta il 25 giugno 1991.Dal 1991, è la capitale della Slovenia, che ha aderito all’Unione europea nel 2004.

Monumenti e luoghi d’interesse

Nonostante la comparsa di grandi edifici, soprattutto nei dintorni della città, Lubiana mantiene intatto il suo centro storico, dove si mescolano lo stile architettonico barocco e Art nouveau. Lo stile della città è fortemente influenzato da quello delle città austriache di Graz e Salisburgo.

La città vecchia è costituita da due quartieri. Quella del municipio, che ospita le principali opere architettoniche e l’area dei Cavalieri della Croce, dove si trova la chiesa delle Orsoline, l’edificio della società filarmonica (1702) e la casa di Cankar.

Dopo il terremoto del 1511, Lubiana è stata ricostruita sul modello di una città rinascimentale e dopo il terremoto del 1895, che ha gravemente danneggiato la città, è stata nuovamente ricostruita in stile Art nouveau.L’architettura della città è una miscela di stili. Vaste zone della città sono state costruite dopo la seconda guerra mondiale e trovano spesso un tocco personale dell’architetto sloveno Jože Plečnik.

Il castello di Lubiana, posto in cima alla collina che sovrasta il fiume Ljubljanica è stato interamente ricostruito negli anni 60. Sono ancora visibili alcune tracce di un castello risalente al XII secolo nei basamenti dei muri attuali, l’antico castello che qui sorgeva fu la residenza dei margravi, poi duchi di Carinzia. Altre opere architettoniche della città di qualche rilievo sono la cattedrale di San Nicola, la chiesa di San Pietro, la chiesa francescana dell’Annunciazione, il Triplo ponte e il ponte dei Draghi.

Nello stile barocco, vicino al municipio si trova la fontana dei Fiumi carniolani in Mestni trgdisegnata sul modello di piazza Navona a Roma. Essa è decorata con un obelisco, ai piedi del quale statue in marmo bianco simboleggiano i tre principali fiumi della Carniola. È il lavoro dello scultoreitaliano Francesco Robba (Venezia, 1º maggio 1698 – Zagabria, 24 gennaio 1757) che ha scolpito molte altre statue barocche della città. Le chiese sono intrise di questo stile, che risale a dopo il terremoto del 1511.

L’Art nouveau è stato usato sulle facciate in piazza Prešeren fino al ponte dei Draghi.[28] Influenze nella città si devono all’architetto sloveno Jože Plečnik che ha costruito numerosi ponti compreso il Triplo Ponte, ma anche la biblioteca nazionale.

Sin dal 1964 la capitale slovena ospita la famosa biennale di design, durante la quale vengono presentate le nuove tendenze di design del momento e riceve ospiti provenienti da ogni parte del mondo.

Architetture religiose

Chiesa di San Pietro
Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Pietro (Lubiana).

La chiesa di San Pietro è una chiesa di Lubiana, capitale della Slovenia. È dedicata a san Pietro. Si tratta di una delle più antiche chiese di Lubiana e si trova nel Distretto Centro

Cattedrale di San Nicola
Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di San Nicola (Lubiana).

La cattedrale di San Nicola (Stolnica svetega Nikolaja) è l’unica cattedrale di Lubiana. Facilmente identificabili nella città con la sua cupola verde e le due torri, si trova sulla piazza vicino al Vodnik Tromostovje (Triplo Ponte).

Il sito era inizialmente occupato da una chiesa di architettura romanica la cui prima testimonianza risale al 1262.[31] Nel 1361 un incendio provocò la sua distruzione e pertanto fu ricostruita in stile gotico. L’arcidiocesi di Lubiana arriva nel 1461 e nel 1469, un nuovo incendio devastata l’edificio.

Tra il 1701 e 1706, l’architetto gesuita Andrea Pozzo disegna una nuova chiesa barocca, con due cappelle sui lati per rappresentare una croce latina. La cupola venne costruita nel centro nel 1841.[31] L’interno è decorato con affreschi in stile barocco di Giulio Quaglio, dipinti tra il 1703 il 1706 e tra il 1721 e il 1723.

Chiesa francescana dell’Annunciazione
Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa francescana dell’Annunciazione.

La chiesa francescana dell’Annunciazione è una chiesa di Lubiana che si trova in piazza Prešeren, vicina al Triplo ponte.

Architetture militari

Castello di Lubiana
Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Lubiana.

Il castello di Lubiana (Ljubljanski grad) è un castello in stile medievale completamente ristrutturato nella forma attuale nel 1960 è arroccato in cima alla collina che domina il centro storico. La cima della collina fu probabilmente un accampamento dell’esercito romano, dopo un periodo celtico e illirico.

La piazza Prešeren in centro Lubiana
La piazza Prešeren in centro Lubiana

Architetture civili

Galleria nazionale della Slovenia
Lo stesso argomento in dettaglio: Galleria nazionale della Slovenia.

La galleria nazionale della Slovenia è una galleria d’artesituata a Lubiana, la capitale della Slovenia.

Lo galleria è stata fondata nel 1918, dopo la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico e l’istituzione della stato degli Sloveni, Croati e Serbi. Inizialmente era ospitato nel palazzo Kresija di Lubiana, ma venne spostato nella posizione attuale nel 1925.

Molto importante è metelkova centro di cultura alternativa e street art nei pressi del quale vi è un’opera realizzata dal writer Blu.

Municipio di Lubiana
Lo stesso argomento in dettaglio: Municipio di Lubiana.

Il municipio di Lubiana è la sede dell’amministrazione comunale della città.

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Una cartolina da Ljubljana-Lubiana 💖

Ljubljana_Montage_2Lubiana (in sloveno Ljubljana, in tedesco Laibach; anticamente Aemona) è la capitale e la più grande città della Slovenia.Situata nel centro del paese, adagiata sul piccolo fiume Ljubljanica, la città possiede una popolazionedi circa 287.218 abitanti ed è divisa in 17 distretti e ha 37 frazioni. È considerata il cuore culturale, scientifico, economico, politico e amministrativo della Slovenia con la sede del governo centrale, del Parlamento, dell’Ufficio del Presidente, degli organi amministrativi e di tutti i ministeri della nazione.Nel corso della sua storia è stata influenzata dalla sua posizione geografica, all’incrocio della cultura tedesca, slava e latina. La città pur essendo composta da architetture prevalentemente moderne conserva nel centro storico alcuni edifici che si richiamo allo stile barocco e all’art nouveau. Alcuni fattori che contribuiscono alla sua situazione economica sono la presenza di collegamenti viari, la concentrazione di industrie e istituti di ricerca scientifica.

Origini del nome

Gli storici non hanno ancora raggiunto un accordo riguardo all’origine del nome della città. Alcuni ritengono che il nome derivi da un antico nome slavo Laburus.Altri ritengono che la parola derivi dal termine latino Aluviana seguente ad un’inondazione della città. La derivazione potrebbe ugualmente essere Laubach, nome che significa “palude”. Infine, alcuni ritengono che il nome derivi dalla parola slava Ljuba che significa “amore”.Secondo il famoso mito greco, l’eroe Giasone e i suoi Argonauti, che avevano trovato il famoso Vello d’oro nella Colchide, si sarebbero poi diretti a nord lungo il fiume Danubio, invece che verso il Mar Egeo. Dal Danubio si sarebbero diretti verso il suo affluente Sava, fino poi alla sorgente del fiume Ljubljanica. Essi demolirono la loro barca per poterla trasportare fino al mar Adriatico, che si trova più a ovest, al fine di ritornare a casa. Entro i comuni dell’attuale Nauporto e Lubiana, gli Argonauti trovarono un grande lago circondato da una palude. Qui Giasone trovò un mostro. Questo mostro è il drago di Lubiana, che è ora presente sullo stemma e sulla bandiera della città.Diversi draghi alati decorano ad esempio il Ponte dei Draghi (Zmajski Most).Questo ponte, costruito tra il 1900 e il 1901, è opera di Jurij Zaninović. Il drago (o lindworm, creatura mezzo serpente e mezzo drago) è anche un simbolo della vicina città austriaca di Klagenfurt, che è stata per secoli il grande centro spirituale sloveno.A causa di questa vicinanza, la leggenda del drago di Lubiana e del lindworm di Klagenfurt sono spesso comparate e connesse.Inoltre, le leggende sono state trattate in modo simile nelle due città in termini di araldica: i blasoni sono in entrambi i casi due draghi verdi, posti su un fondo rosso e associati ad un edificio.

Geografia fisica

Carta del centro storico di Lubiana.

La città, che si estende su una superficie di 275 km², si trova nel centro della Slovenia. La sua posizione centrale tra l’Austria, l’Ungheria, il nord-est dell’Italia(in particolare Venezia) e la Croazia ha fortemente influenzato la storia della città. La città si trova 140 km a ovest di Zagabria, 250 km a nord-est di Venezia, 350 km a sud-ovest di Vienna, e 400 km a sud-ovest di Budapest.

Territorio

La città è posizionata a 298 m di altitudine nella valle del Ljubljanica,tra il Carso e la regione alpina.Il castello, situato su una collina a sud del centro storico, si trova a 366 metri sopra il livello del mare, mentre il punto più elevato della città, nominato Hrib Janske, è arroccato a 794 m.Lubiana si estende su una pianura alluvionale formatasi nell’era quaternaria. Le regioni montagnose vicino sono più antiche, tra il Terziaria (Triassico) e il Secondario.La città è stata più volte devastata dai terremoti, come nel 1511 e nel 1895.La Slovenia è in effetti su una zona sismica abbastanza attiva, a causa della sua posizione a sud della placca tettonica eurasiatica.Il paese si trova al crocevia di tre zone tettoniche importanti, come le Alpi a nord, le Alpi Dinariche a sud e la pianura della Pannonia ad est.Gli scienziati sono stati in grado di identificare 60 terremoti distruttivi verificatisi nel passato. Una rete di monitoraggio sismico è stata installata in tutto il paese.

 Fiumi
Lo stesso argomento in dettaglio: Ljubljanica.

La città è stata costruita in prossimità della confluenza dei fiumi Ljubljanica e Sava ai piedi di una collina. Le acque della Sava confluiscono nel fiume Danubio prima di terminare il loro corso nel Mar Nero.

Clima

Il clima della città e dell’est della Slovenia è moderatamente continentale.Il mese di luglio è solitamente il mese più caldo, mentre gennaio e febbraio sono i più freddi. La temperatura più fredda mai registrata è −28 °C. mentre la temperatura massima è stata di 39 °C.Sono possibili gelate da ottobre a maggio. I mesi più secchi sono da gennaio ad aprile con meno di 100 mm di pioggia. I mesi più piovosi sono giugno e quelli da agosto a novembre. da https://www.wikiwand.com/it/Lubiana

Una cartolina da Monteaperta-Viškorša-Montviarte

foto di jean_marc pascolo

 

Monteaperta (Viškorša in slovenoMontviarte o Monviarte in friulano)… è

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casa Debellis

una frazione di 219 abitanti del comune italiano di Taipana, in provincia di Udine.

Un tempo Monteaperta era chiamata Campo di Miglio, poi Monteaperto, infine Monteaperta. Questo villaggio, una volta Villa indipendente (citato nell’ispezione canonica del 10 giugno 1737 come Villa di Monteaperta) che comprendeva anche le frazioni di Cornappo, di Ponte Sambo e di Debellis, è attualmente compreso nel comune di Taipana della provincia di Udine, in Friuli-Venezia Giulia, che è distante 3,93 chilometri. Monteaperta fa parte dell’Iter Aquileiense o Cammino Celeste: si tratta di un passo o via di pellegrinaggio molto vecchio, con una lunghezza totale di 360 km, che collega il santuario di Maria Saal (Austria) e Brezje (Slovenia) ad Aquileia, in Italia.

Geografia fisica

Monteaperta sorge a 659 m s.l.m., tra i rilievi delle Prealpi Giulie, nel bacino del rio di Monteaperta e del torrente Cornappo. La frazione si estende per oltre 2 km di lunghezza, tra 500 e 659 metri, in posizione panoramica ai piedi del Gran Monte, una grande catena montuosa situata tra i torrenti del Cornappo, del Torre e del fiume Isonzo. Il territorio su cui si estende Monteaperta fa parte di una vasta area denominata Alta Valle del Torre o Alta Val Torredella Slavia friulana (chiamata Benečija in sloveno). Da un punto di vista geomorfologico la catena del Gran Monte è, a partire dalla pianura friulana, il primo gruppo di monti di grandi dimensioni che costituiscono le Prealpi Giulie, di altitudine superiore ai 1600 metri. La roccia è calcarea, con fenomeni carsici (inghiottitoi, doline e grotte). L’area nei pressi della frazione è ricca di sorgenti (come la sorgente del Vescovo) che alimentano città vicine.

  • Clima: il clima di Monteaperta è prevalentemente continentale, con temperature abbastanza elevate d’estate e relativamente rigide d’inverno, ma con minor continentalità rispetto alla Carnia. L’inverno è la stagione meno piovosa, mentre d’estate sono frequenti i fenomeni temporaleschi, anche accompagnati da forti grandinate. Si segnalano episodi di Bora.

Amaurellina (Eocene) – Monteaperta, Campo Sportivo (2011)

  • Geologia di Monteaperta: il paese (Borgo di Sotto e Borgo di Sopra) si estende su coni di deiezione (falde di detrico e brece) posglaciale. La formazione chiamata Flysch (marne ed arenarie) del Eocene (zona inferiore) di -50 MA, è stata definita nel promontorio del Briec e del Celò, a Ponte Sambo e a Debellis. Il Trias superiore di -220 MA: questa formazione affiora in zona Gran Monte. Il Trias superiore Carnico è stato definito sopra Monteaperta ed è composto da dolomie friabili. Durante il Trias superiore Norico s’innalza il Gran Monte: è composto da dolomie chiare e calcari dolomitici in strati (chiamati dolomie principale). Il Trias superiore Retico, infine, è costituito da calcari grigi compatti ed è ben visibile sulla cima del Gran Monte.
  • Minerali: limonite (ferro), lenticchie sparse di carbonecalcite.
  • Fossili (Eocene e Trias): Lamellibranchi, Bivalvi (Megalodontide), Gasteropodi (Amaurellina), rari Cefalopodi (Ammoniti), Echinodermi, Poriferi (spugne), Coralli, Brachiopodi, rari pesci, trace marine, cipressi.
  • Fiumi: rio ta Sausciànrio ta Saràvanzario ta Sacoredorio Podroprio Dregnario Valcaldario di Monteapertario Gleriario ta Sabazaretantorrente Cornappo.
  • Grotte di Monteaperta: grotta pod Lanišče (semi-allagata) presso la località Ponte Sambo, grotte del Briec e del Celò (sopra Debellis), grotte del Gran Monte: grotta della Diuja Jáma (sopra la pod Biela Skala), AbarieOrna Scie (Scia)…
  • Flora e fauna: Monteaperta è circondata da boschi misti di castagno, maggiociondolo, nocciolo, noce, ciliegio, frassino, carpino bianco, abete rosso e larice, a metà altezza e le colline lasciano il posto a boschi di pini e ginepri, poi a vaste vegetazione di malga con flora rara e protetta (tra cui stelle alpine, genziane, orchidee e rododendri). La sua fauna è notevole (lince, orso bruno, gatto selvatico, camosci, cinghiali, caprioli, cervi, scoiattoli, tassi, volpi e rari sciacalli, pipistrelli, vari uccelli, salamandre, serpenti, trote, gamberi, rane, farfalle e insetti). Il paese segna il limite sud-ovest di un grande parco naturale.

Geografia antropica

A Monteaperta sono presenti due borghi principali rientranti nell’area delimitata dalla frazione attuale; inoltre si aggiungevano alcuni villaggi storici come le frazioni di Cornappo e di Tanaiauarie, di Ponte Sambo, di Debellis e casere isolate (come casa Pascolo in Valcalda o le casere del Pòuiac). Il sisma del 1976 ha distrutto altre casere situate fra il rio Dregna ed il rio Podrop, fra il Pòuiac e la Zuogna, e vecchie casere delle malghe del Gran Monte (Cuntia e Cecchin). Attraverso un comitato culturale, vengono organizzate feste e manifestazioni culturali in ogni borgo. I borghi principali sono:

  • Borgo di sopra (borgo Cobai, borgo Dousezza, borgo Jáma, borgo Cossarutto, borgo Levan, borgo Chiesa)
  • Borgo di sotto (borgo Sout, borgo Tomasin)

Storia

Il territorio di Monteaperta fu abitato fin da epoca preistorica, lo dimostrano i resti di selce rinvenuti nelle grotte di tipo carsico sparse nel suo comprensorio. Fino a 3.000 anni a.C. il clima diventa caldo ed umido. L’uomo inizia ad allevare il bestiame ed a lavorare la terra. Nelle nostre valli, l’uomo del neolitico viveva principalmente nelle grotte e nelle capanne. A Monteaperta, rinvenimento di reperti diversi come asce di pietra dura ed una pietra rotonda da arrotare. Nel III secolo a.C. vi si insediarono gruppi di Celti (chiamati Galli dagli antichi Romani), poi di Carni. Si racconta che Giulio Cesare si sia spinto con le truppe per queste montagne (5850 a.C.) passando per la gola di Cròsis sino al Cuel di Lanis per scendere indisturbato verso Gemona. Si parla anche di una strada romana e di un ponte romano che portavano da Nimis a Caporetto. Nel VI secolo si stabilirono nelle Prealpi Giulie degli Avari e quindi delle genti slave provenienti dalla Pannonia: da allora gli abitanti conservano la loro parlate d’origine (il dialetto slavo del Torre o po-našem in sloveno) fino ai giorni nostri. La denominazione slava di Monteaperta Viškorša deriva da una voce significante l’albero chiamato “sorbo degli uccellatori” in dialetto. Monteaperta inizia probabilmente a prendere consistenza durante il periodo del dominio longobardo (558776). Nel 670 circa, il duca longobardo Vettari sconfigge gli Slavi nella battaglia di Broxas (Ponte San Quirino). Nel 705 circa sono gli Slavi che sconfiggono i Longobardi, guidati dal duca Ferdulfo: in una battaglia svoltasi su un imprecisato monte friulano, lo stesso duca troverà la morte. Nel 720 circa, gli Slavi vengono sconfitti dal duca longobardo Pemo nella battaglia di Lauriana (località oggi individuata in Mersino). Sconfitta contenuta in quanto l’accordo di pace fu stipulato sul campo e prevedeva il reciproco scambio dei territori per i pascoli. Il figlio di Pemo, Ratchis, nel 738 si dirige in Carniola dove combatte e sconfigge gli Slavi. In seguito saranno gli Slavi a sferzare un violento quanto improvviso attacco a Rachtis, il quale non riuscirà neppure ad afferrare la sua lancia, ma dovrà difendersi con un bastone. (Racconto di Paolo Diacono). La storia di Monteaperta risale al secolo XII, quando pastori provenienti da Venzone si unirono a formare un villaggio contro le incursioni di ladri e rapinatori. La prima notizia risale al 1300 ed è una denunzia feudale che fa di questa località il nobile Nicolò di Castellerio. Durante il secolo XIII, Monteaperta e Cornappo si trovano sotto la giurisdizione dei conti Savorgnan di Osoppo. Rimasta prima sotto la giurisdizione del Patriarcato di Aquileia, in seguito a quella austro-ungarica, sotto la Repubblica di Venezia ad eccezione di una breve parentesi napoleonica (1797), fino all’annessione del Friuli all’Italia del 1866, Monteaperta e le frazioni vicine assunsero importanza e si svilupparono come Ville. Monteaperta e le Ville slave dei monti vicini furono sotto la giurisdizione religiosa della Pieve di Nimis. A capo della Villa, c’era una persona autorevole del luogo chiamata “degano” che regolava la vita della Villa, amministrava la giustizia, presiedeva le assemblee. I degani delle Ville elessero vicario. Dal giudizio del degano si poteva appellare al capitano di Osoppo, che negli ultimi anni risiedeva in Nimis. L’autore Ippolito Nievo si ispirò nel suo romanzo il Conte Pecoraio(1856). Questo villaggio, una volta Villa indipendente (citato nell’ispezione canonica del 10 giugno 1737 come Villa di Monteaperta) venne aggregato 1797 alla municipalità di Attimis per passare quindi sotto la vice-prefettura di Cividale. 1818 l’Impero Austriaco lo aggregò al distretto di Faedis e questo soppresso nel 1853 a quello di Cividale. 1861 finalmente Monteaperta venne unita al Distretto di Tarcento e fu collegata a Platischis (che fu sede comunale fino al 24 marzo 1929), è ora dipendente come frazione dalla sede comunale di Taipana.

Prima guerra mondiale

ex voto di Luigi Cobai (1902)

Durante la prima guerra mondiale Monteaperta ebbe una notevole importanza logistica, vista la sua posizione alle spalle del fronte. Di grande importanza l’ospedale militare del Gran Monte. Vittorio Emanuele III re d’Italia, vi soggiornò brevemente con il generale Luigi Cadorna e con il generale e senatore del Regno d’Italia Carlo Porro attorno il 25 ottobre 1917. Durante l’ispezione al fronte ed i combattimenti, esaminò la cima del Gran Monte difesa dagli alpini dei battaglioni Val Leogra e Bicocca. Dopo la rotta di Caporetto il 24 ottobre del 1917, Monteaperta fu occupata, nonostante la vana resistenza di reparti alpini, sul sovrastante Passo di Tanamea. Le forze austro-tedesche sfondarono il fronte dell’Isonzo a nord, accerchiando a Caporetto la Seconda Armata Italiana composto del Quarto corpo d’Armata ed il Ventisettesimo Corpo d’Armata, comandato dal generale Pietro Badoglio, dando origine a quella che passerà alla storia come la battaglia di Caporetto. Fu un periodo di grande carestia e miseria per la popolazione. Le campane furono rotte in pezzi e rubate dagli occupanti tedeschi ed austriaci. Nel 1918 l’intera area fu di nuovo occupata dall’esercito italiano.

Seconda guerra mondiale

Tra il 1922 e il 1943 Monteaperta e i villaggi circostanti, che avevano una popolazione in maggioranza di lingua slovena, furono sottoposti all’italianizzazione imposta dal regime fascista. Tra il 1943 e il 1945 l’area venne occupata dalle forze armate naziste, cosicché si attivarono numerosi nuclei partigiani. Durante la seconda guerra mondiale il territorio della frazione fu coinvolto dalle attività della resistenza friulana con la partecipazione delle Brigate Garibaldi e delle Brigate Osoppo.

Palazzo Cobai – Sisma del 1976

Terremoti

Il sisma del 1511

Il 26 marzo del 1511, ore 21:00, un terribile sisma di magnitudo 7 colpisce la zona di Gemona, Monteaperta e di Cividale.

Il sisma del 1976[modifica | modifica wikitesto]

Monteaperta è stata una delle zone più colpite dal terremoto del 1976. Il 6 maggio, ora 21:06 (epicentro il monte San Simeone presso Venzone), un terremoto di eccezionale intensità 9-10 dalla scala Mercalli ha sconvolto il paese. I danni del terremoto del mese di maggio furono amplificati a fine dell’estate da due altre scosse: l’11 settembre la terra tremò di nuovo, due scosse alle 18:31 e alle 18:40 che superano 7,5 e 8 gradi della scala Mercalli. Il 15 settembre, prima alle ore 5:00 e poi alle ore 11:30 si verificarono ulteriori scosse di oltre 10 gradi della scala Mercalli. Tutto quello che era rimasto ancora in piedi dopo il 6 maggio, crollò definitivamente. Il terremoto innescò in Italia ed all’estero una forte solidarietà sociale per una completa ricostruzione del paese (diverse case furono offerte da Slovenia, Svizzera e Croce Rossa Bavarese).

Il sisma del 1998

In un’area posta nella media valle della Soča, in Slovenia, a 15 km dal confine italiano, si è verificato un sisma di magnitudo 5,6. La scossa è stata avvertita anche a Monteaperta con magnitudo 4,2.

Monumenti e luoghi d’interesse

Chiesa della Ss. Trinità di Monteaperta

Chiesa parrocchiale di Monteaperta

  • la chiesa della Santissima Trinità di Monteaperta (o Sveta Trojica in sloveno) è stata fondata nel 1348 (finestra gotica). In antico era intitolata chiesa di San Vito e di San Modesto ed aveva cimitero. L’edificio originario era sicuramente d’impianto romanico. Citata in documenti risalenti al 1455 (la prima data che ricordi le due chiese di Monteaperta), fu registrata nell’ispezione canonica del 10 giugno 1737 come “chiesa della Santissima Trinità, situata nella campagna della Villa di Monteaperta”. Nel 1668 fu fatto l’atrio, mentre il coro è stato aggiunto nel 1789, la sacrestia nel 1830 e il suo tipico portico nel 1930. La chiesa della Ss. Trinità è stata accuratamente restaurata, ed ospita lacerti di diversi affreschi. Si possono distinguere quattro strati di pittura appartenenti a diversi periodi, tra cui un affresco antico sull Adorazione dei Magi del terzo quarto del XV secolo ed un ciclo di vita di Cristo attribuito a Gian Paolo Thanner (1520). Nella nicchia centrale dell’altare si trova un gruppo laccato in oro raffigurante Cristo e l’Eterno Padre che incoronano la Vergine Maria e sopra la colomba dello Spirito Santo, risalente al secolo XIX. Sopra, la figura di San Daniele Profeta, residuo dell’altare ligneo ordinato nella visita foraniale del 1595, statua lignea ora conservata nella sacrestia della chiesa parrocchiale. Il 6 luglio 1563, si stimava 181 Ducati l’ancona fatta dal pittore Giacomo Secante nella “chiesa dedicata a San Vito”, ora scomparsa. I piccoli dipinti votivi (un dipinto “la salvezza del figlio” (1873), un dipinto di Maria Pascolo (1895), un dipinto di Giuseppina Maria Riaboli (1895) e numerosi altri), sono scomparsi dopo il terremoto del 1976. Un dipinto votivo di Maria Blasutto ed un dipinto votivo (1902) di Luigi Cobai (1885-1942) sono ora conservati in chiesa parrocchiale. La chiesa è dotata di un raro agioscopo, per ascoltare la Messa da fuori. Nel santuario della Ss. Trinità di Monteaperta, le comunità delle valli del Cornappo e del Torre si danno ogni anno (mese di giugno) un appuntamento per ripetere il solenne e suggestivo rito del Bacio delle Croci, che affonda le sue origini nei tanti secoli durante i quali il santuario della Ss. Trinità era considerato la Chiesa-madre delle comunità religiose della Slavia friulana e di quelle slovene della Valle dell’Isonzo.

Nei pressi, un sasso reca, secondo la leggenda, l’impronta del piede della Madonna. La leggenda narra che i pastori erano presenti in quella posizione intorno al 1241, l’apparizione della Vergine Maria che ha lasciato una testimonianza della sua impronta ordinò la costruzione della Chiesa della Santissima Trinità. (Si trova ad un’altitudine di 673 metri, ai piedi del monte Testa Grande).

  • L’antica chiesa parrocchiale e sacramentale dedicata a San Michele Arcangelo e a San Lorenzo (prima era una chiesa vicariale dedicata ai Santi Daniele e Lorenzo, dei quali esisteva una Fraterna fino 1482). Già citata in documenti risalenti al 1585, è stata ricostruita dopo la distruzione del terremoto del 1976 con a fianco un fabbricato residenziale, in contrasto con l’architettura locale. Il suo alto campanile è stato restaurato. Sono scomparsi dopo il terremoto del 1976 i due pezzi di bronzo sigillati nel muro della chiesa (raffigurante i Santi Ermacora e Fortunato, primi martiri) proveniente dalle campane rotte dagli occupanti tedeschi durante la prima guerra mondiale. Il pulpito antico è stato venduto, l’organo è stato ristaurato. Furono però mantenuti una Via Crucis e mobili antichi. La vecchia chiesa era riccamente decorata con affreschi dipinti da Titta Gori (1870-1941) pittore di Nimis.

Il 23 settembre 1708, Monteaperta supplica il Senato Veneto di elevare la loro chiesa in battesimale e sacramentale: si conferma che ad onta della distanza e della difficoltà delle vie, nessuna chiesa in montagna è sacramentale. Bambini morti senza battesimo, ed adulti senza sacramenti. Il Cornappo si attraversava 4 volte. La chiesa parrocchiale fu fatta solo sacramentale il 6 settembre 1710. Il 4 dicembre 1710, il Monsignore Patriarca permette finalmente di amministrare il battesimo in chiesa a Monteaperta. Monsignore Alessio Pievano di Nimis eleva con il decretto del 19 dicembre 1912 la chiesa San Michele Arcangelo a curaziale.

Storia dell’antico organo.

Organo della chiesa parrochiale di Monteaperta.

Non si sa molto dell’origine dell’organo, infatti nell’archivio parrocchiale c’è scarsa documentazione, e solo in modo parziale è possibile ricostruire la storia di questo strumento. La cantoria che si trova sopra la porta d’ingresso della chiesa è stata costruita tra il 1899 – 1900 su disegni di Luigi Comelli di Qualso (Ud). L’organo fu acquistato dopo oltre trent’anni dalla fine della ricostruzione della chiesa parrochiale, dalla ditta Achille Bianchi di Udine e fu inaugurato il 26 luglio 1936 in occasione della prima messa dal sacerdote don Arturo Blasutto di Monteaperta. Negli anni ’50 fu riparato dalla ditta “La Fonica”. Lo strumento sembra provenire, come ha testimoniato l’allora parroco di Monteaperta Giuseppe Rojatti, dalla chiesa collegiale di Cividale del Friuli, ma la notizia non è stata possibile verificare. Dopo il terremoto del 1976 l’organo è stato restaurato dalla ditta organaria Cav. Francesco Zanin di Codroipo e l’inaugurazione ha avuto luogo il 10 agosto 2013. L’ultimo pezzo dell’organo ” il fregio” che mancava, grazie a Carloni Giuseppe che l’aveva recuperato dalle macerie e da Pascolo Lucien (1932-2014) che con pazienza e grande abilità l’aveva restaurato, è stato inaugurato il 1.4.2018, giorno di Pasqua, grazie a Cramaro Giovanni e Grando Luigino che l’hanno posizionato sulla balaustra. Oggi possiamo senz’altro dire che l’organo è completo.

  • Scultura L’emigrante , opera realizzata sul tronco del grande tiglio di Monteaperta dall’artista Franco Maschio, esposta presso l’agriturismo di Monteaperta. Inaugurata domenica 31 ottobre 2010. In precedenza (8 agosto 2010) è stata inaugurata la statua dell’emigrante della frazione di Prossenicco (la frazione definita da molti la più vivace e creativa del comune), realizzata dallo scultore locale Mario Budulig, in occasione dell’annuale Sagra paesana.

L’emigrante, scultura di Franco Maschio, Monteaperta

  • Nella frazione di Monteaperta ci sono varie cappelle, santuari e fontane, alcune case di architettura rurale tipica (Borgo di Sotto, casa antica del Poiacco, casa Pascolo in Val Calda) e i resti di alcuni vecchi mulini (Borgo di Sopra, Al Ponte ed altri).
  • Sul Gran Monte (cima della Sella Kriz a 1540 m): la grande croce metallica, forgiata da Santo Levan (nato nel 1953), un artigiano locale. Domina la massa ed è il culmine di un lungo sentiero di pietra dalla prima guerra mondiale chiamato muletiera.
  • Il rifugio alpino Rifugio A.N.A. Montemaggiore-Monteaperta (restaurato). Si tratta di un grande edificio che in origine era un ospedale militare della prima guerra mondiale. Vittorio Emanuele III re d’Italia, vi soggiornò brevemente durante i combattimenti (resti di una vecchia lapide memoriale spezzata, curati nel paese). Si trova a 1468 metri (coordinate: 46°17′24″N 13°21′12″E).

Il parco naturale comunale del Gran Monte

La sua estensione è di 3533 ettari. È gestito dal comune di Taipana ed è stato classificato. È caratterizzato da un paesaggio prealpino, con vasti boschi, fiumi, torrenti, cascate, pascoli e prati.

Il parco comprende due aree: “Area di Rilevante Interesse Ambientale n. 10” e “Sito di Interesse Comunitario IT3320017”. L’area confina con la Slovenia. Presenta una vegetazione rara collinare (Buphthalmum salicifoliumAquilegia, narcisi) ed una vegetazione alpina notevole (Asphodelus albusRosa alpinaRosa glaucaLeontopodium alpinum, erica, ciclamini, daphne, viole, primula alpina). La sua fauna è protetta.

Società

Lingue e dialetti

Monteaperta / Viškorša

L’idioma utilizzato comunemente dalla popolazione di Monteaperta, oltre alla lingua italiana, è il dialetto sloveno del Torre (tersko narečje chiamato “po našin“). Il censimento del 1971 riscontrava che il 74,4% della popolazione del comune (Taipana) si dichiarava appartenente alla minoranza linguistica slovena. Questo dato, in seguito al fenomeno dello spopolamento montano, ha visto ridursi drasticamente la minoranza linguistica slovena. Monteaperta fa parte dei territori in cui vige la tutela della legge n. 38 del 23 febbraio 2001, approvata da Decreto del Presidente della Repubblica il 12 settembre 2007  

Sagre e feste

Il “Bacio delle croci”

Le più importanti testimonianze manoscritte in sloveno pervenuteci

manoscritti
collage da foto da
https://it.wikipedia.org/wiki/Manoscritto_di_Udine

Il Manoscritto di Udine (Videnski Rokopis in sloveno) è un documento del XV secolo che contiene, tra le varie annotazioni, anche un elenco di numeri scritti in lingua slovena con caratteri latini.Le più importanti testimonianze manoscritte in sloveno, a noi pervenute, possono riassumersi in:

  • Monumenti di Frisinga (Brižinski Spomeniki in sloveno), datati la metà del IX secolo e scoperti nel XIX secolo; contengono frasi rituali di confessioni, annotazioni su prediche riguardanti il peccato e la penitenza e formule di abiura.
  • Manoscritto di Rateče o di Klagenfurt (Rateški o Celovški Rokopis in sloveno), datato 1362-1390 e riportante le preghiere del Pater Noster, dell’Ave Maria e del Credo.
  • Manoscritto di Stična (Stiški Rokopis in sloveno), collocato negli anni 14281440, contenente brevi testi di carattere religioso.
  • Manoscritto di Udine scritto a metà del XV secolo.
  • Manoscritto di Cergneu ( Černjejski Rokopis in sloveno) della fine del XV secolo (14591585) riportante annotazioni sulle donazioni fatte dai fedeli alla Confraternita di Santa Maria di Cergneu.
  • Manoscritto di Castelmonte ( Starogorski Rokopis in sloveno), compilato alla fine del XV secolo (14921498) con il testo delle preghiere del Pater Noster, dell’Ave Maria e del Credo.
Il Manoscritto di Udine fu compilato nel periodo compreso tra l’anno 1438 ed il 1471. Attualmente è custodito presso la Biblioteca civica Vincenzo Joppi di Udine ed è il più antico, fra i documenti sopra elencati, conservato nei musei e nelle biblioteche italiane.

Generalità

Il Manoscritto è conosciuto anche come “Quadernetto memorie Cattarina Seraduraro o pur di Fabro”mentre nella storia della letteratura slovena, data la sua ubicazione, viene nominato come “Videnski Rokopis“.
Il libretto è realizzato in pergamena e consiste, ad eccezione della copertina, in 40 fogli dalle dimensioni di 14,3×11 centimetri.
La sua importanza per la lingua slovena è dovuta al fatto che, in un contesto di annotazioni effettuate in lingua friulana, viene elencata una successione di numeri scritti in sloveno. Le cifre riportate sono:
  • le unità/decine da 1 a 42;
  • le centinaia da 100 a 500;
  • le migliaia solamente fino al 2000.
La compilazione della parte in lingua slovena avvenne il 29 ottobre 1458 ad opera di Nicholo Pentor di Cormons