Pubblicato in: personaggi, ricorrenza, wikipedia

14 marzo 1883 – 14 marzo 2019. Anniversario della morte di Karl Marx

E’ stato l’ “eroe” di due secoli e sta continuando ad influenzare, con le sue teorie ed i suoi scritti, anche il III millennio.

Karl_Marx
credit John Jabez Edvin Majall

ritratto del 1875 pubblico dominio

Karl Marx (Treviri5 maggio 1818 – Londra14 marzo 1883) è stato un filosofoeconomistastoricosociologopolitologogiornalista e politico tedesco.

Firma di Marx
Firma di Marx

Il suo pensiero, incentrato sulla critica in chiave materialistadell’economia, della società, della politica e della cultura capitalistiche, esercitò un peso decisivo sulla nascita delle ideologie socialiste e comuniste dalla seconda metà del XIX secolo in poi, dando vita alla corrente socioeconomico politica del marxismo. Teorico della concezione materialistica della storia e assieme al sodale Friedrich Engels del socialismo scientifico, Marx è considerato tra i pensatori maggiormente influenti sul piano politico, filosofico ed economico nella storia dell’Ottocento…https://www.wikiwand.com/it/Karl_Marx

“Non è libero un popolo che ne opprime un altro.” Karl Marx

Annunci
Pubblicato in: cultura, friuli, lingue, luoghi, minoranza slovena, minoranze linguistiche, wikipedia

Non c’è alcun dubbio,i resiani sono sloveni!

1601_costumi_Resia
costume resiano (archivio Dom)

Un gruppo di abitanti di Resia ritiene di non appartenere alla minoranza slovena anche se la  zona è tutelata dalla legge per la minoranza slo.

“Noi non vogliamo essere sloveni,ma solo resiani,perchè la Slovenia è nata dopo di noi” mi ha detto un giorno un resiano.Ma cosa c’entra,anche la lingua italiana ha origini che non coincidono con la nascita dello stato italiano !!!

Il resiano è una forma arcaica dello sloveno,che si è mantenuto tale per l’isolamento della Valle.

Resia ,anni fa, ha partecipato ad un progetto dell’università di Trieste progetto “Parco genetico del Friuli Venezia Giulia” finalizzato a identificare la componente genetica di sei diverse comunita’ isolate del Friuli Venezia Giulia tra le quali Resia. Il Parco genetico contribuira’ a creare una banca dati unica per il territorio. Dopo oltre tre anni di studio sono stati presentati i dati epidemiologici genetici delle singole comunita’.

Questo progetto non ha nulla a che vedere con la linguistica,ma ha esaminato la propensione della popolazione a certe malattie,ma alcuni resiani si fanno forza di questo studio per sostenere di non essere sloveni.

In passato ci sono state polemiche e addirittura aggressioni personali ,in occasione dell’emissione della prima carta d’identità bilingue.Ma vi rendete conto dove siamo arrivati!Ah ,non capisco cosa ci guadagnino a perdere delle agevolazioni!

da https://www.wikiwand.com/it/Lingua_slovena_in_Italia

La peculiarità del resiano ha inoltre indotto alla creazione di una propria standardizzazione ortografica che si è andata diffondendo negli ultimi due decenni. All’inizio del 2007 il consiglio comunale di Resia ha però approvato una risoluzione che afferma la volontà del comune di essere inserito nel territorio dove sarà vigente la legge di tutela della minoranza slovena, benché resti aperta la polemica soprattutto interna sulla questione dell’uso del Resiano scritto nel sistema educativo e amministrativo in luogo dello Sloveno, e sull’opportunità di sostenere la richiesta di un diverso riconoscimento per questo idioma da parte dello Stato italiano.È difficile fare chiarezza sulle posizioni contrastanti che vengono prese nel dibattito anche perché sul territorio della tutela culturale le polemiche vengono alimentate anche da posizioni politiche e ideologiche in buona parte provenienti dall’esterno: in particolare se da un lato gran parte dell’associazionismo sloveno e tutte le correnti filo-slovene spingono per una comune identificazione slovena di tutti i cittadini italiani di lingua slovena del Friuli-Venezia Giulia e per l’adozione dello sloveno standard da parte di tutte le comunità, d’altro canto gran parte della politica italiana e anche friulana, e tutto il nazionalismo italiano, ivi comprese le associazioni segrete che hanno svolto un rilevante ruolo nella storia locale del XX secolo, sono contrari all’identificazione slovena e spingono invece per un’esaltazione delle differenze locali, culturali e storiche, e pertanto per un maggiore riconoscimento delle differenze in particolare dei Resiani e degli abitanti della Benecia. Il dibattito attuale è in tutti i casi piuttosto acceso e vario, tanto da essere difficile riportare completamente tutte le posizioni presenti.

approfondisci qui https://bardo-lusevera-news.blogspot.com/2017/06/per-la-scienza-internazionale-il.html

SOLBICA
Solbica/Stolvizza archivio Dom
Pubblicato in: cultura, friuli, luoghi, minoranza slovena, minoranze linguistiche, ricorrenza, video, wikipedia

Video Carnevale – Pust in Benečija

 

blumarji sono le maschere protagoniste del carnevale di Montefosca, che fra i carnevali ancora presenti nel comune di Pulfero è forse quello apparentemente più semplice, ma non per questo meno interessante.

Il nome blumarji forse deriva dalla parola tedesca “blume” (=fiore).
Se fosse così si riferirebbe ai particolari cappelli che ricordano un albero fiorito.

Il tracciamento di un carnevale è molto più complesso e completo, il rituale dei Blumari si ripete come ogni anno a Montefosca, la più remota ed isolata frazione montana del comune di Pulfero nell’alta val Natisone in Friuli-Venezia Giulia  rituale

Giovani, rigidamente maschi e non sposati, in numero variante, si preparano per tempo in un luogo isolato vestendo gli abiti bianchi, i campanacci e gli alti cappelli che ricordano l’aspetto dei Blumarji  .Percorreranno nel pomeriggio fino al tramonto del sole un itinerario prefissato, da sempre lo stesso, che attraversa e racchiude le due grazie di Pace e Montefosca un numero di volte tante sono le maschere dei Blumarji. Il numero giusto, non è ancora una memoria d’uomo .

L’Iniziazione

Le rigide regole per l’azione dei Blumarji e il soccorso che hanno trovato nella ricchezza tradizionale orale, ci sono di individuare in questa traccia carnevalesca lo svolgersi di un vero e proprio rito di iniziazione , ancor prima e ancor più che di propiziazione , come vorrebbe o dovrebbe essere quello di carnevale.

  • Gli officianti: giovani maschi, non sposati (gli “iniziandi”);
  • La prova: i chilometri di corsa sono molto più forti, più lunghi, più alti e più lunghi;
  • Il superamento della prova: continua candida la veste, non essere mai mai caduto, ed è giunto il momento della corsa, è il segno di aver superato la prova. Tutto ciò senza tempo dimenticarci degli elementi rimandi relativi alle credenze, ai detti e alle interpretazioni sul numero dei Blumarji o sui giri da percorrere, sulla gestualità, sul colore dell’abito, sul cappello e le sue forme …

Questo è solo un episodio del carnevale di Montefosca che è anche prevedibile anche in una compagnia mascherata che nei giorni precedenti e anche all’attacco dei Blumarji, ricercata ed interagiva col paese carnevale, si sarebbe fatto una festa con banchetto , musica e ballo .

Il calo demografico anche qui è in larga parte del territorio, non è più permesso di tenere nella vita le vecchie azioni che costituivano il tradizionale carnevale. Solo una traccia è rimasta e ricorda questa è rappresentata dai Blumarji. Forse una delle tracce più arcaiche, una testimonianza sincera di uno spaccato storico ricco ed interessante e ancora per certi versi perfettamente leggibile dietro il suono di un campanaccio, il significato di una parola, i colori di una maschera.

fonte:https://www.wikiwand.com/it/Blumari

Pubblicato in: ambiente, friuli, piante, wikipedia

Il nocciolo-leska-noglar

hazel-flowers-4007773_1280
da pixabay

Pianta originaria dell’Asia Minore diffusa in tutta Italia fino ai 1500 m.Il nocciòlo (Corylus avellana) è una pianta appartenente alla famiglia delle Betulacee.Pianta diffusa in tutta Italia e in Val Torre.
E’ un cespuglio, pollonifero, alto in genere 2-4 m dal fusto è sottile e slanciato. I giovani rami recano peli corti, in parte ghiandolari..Costituisce boschi misti di latifoglie e si presta bene alla colonizzazione di suoli nudi e franosi. Pianta molto frugale, si adatta bene a terreni diversi, anche se preferisce quelli calcarei e fertili. Le radici sono superficiali; le foglie alterne rotondo-ovali con picciolo lungo. La pagina superiore è verde poco pelosa; la pagina inferiore è più chiara; le nervature sono evidenti. Pianta monoica con fiori riuniti in infiorescenze unisessuali che si sviluppano molto prima delle foglie. Gli amenti maschili sono riuniti in gruppi di 2-4 all’estremità oppure all’ascella delle foglie dei rami dell’anno precedente; ogni amento è in realtà un insieme di tanti piccolissimi semplicissimi fiori, formati ciascuno da una squametta che protegge gli stami. I fiori femminili sono invece nascosti entro piccole gemme: contemporaneamente alla fioritura dei fiori maschili, emettono gli stimmi, un ciuffetto rosso presente all’apice destinato ad accogliere i granuli di polline Il frutto è un diclesio (nocciola e involucro), il cui pericarpio legnoso contiene un seme dolce e oleoso (nocciola).
Il suo legno è forte ed elastico,ma non duraturo. Per le sue caratteristiche viene usato per fare piccoli giocattoli,oggettini intarsiati,per l’intreccio dei cesti (koše) e dei gerli (koš),per il manico degli ombrelli e per gli archi da tiro.

L’olio delle nocciole è ricco di lipidi insaturi, penetra facilmente la cute senza ungere, perciò viene usato come cosmetico in creme o oli per la pelle.
fonte:vari siti del web

immagine:amenti-fiori maschili di nocciolo

Cajna_(košara)_za_sadje,_domače_delo_1953
By Jernej Šušteršič – This image or media is available on the Slovenian Ethnographic Museum’s websiteunder the reference number goriska-brda/f0000010299., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35477035
Pubblicato in: arte, friuli, wikipedia

Museo diocesano e galleria del Tiepolo

50571608_1148787455283983_2315640160328351744_ohttps://www.facebook.com/347137045449032/videos/2184897498431759/

dalla pag di fb

Il Museo diocesano e gallerie del Tiepolo di Udine sono state fondate nel 1963 da Mons. Giuseppe Zaffonatoarcivescovo di Udine (19561972) con l’obiettivo di conservare e valorizzare i beni culturali ecclesiastici dell’arcidiocesi.La prima sede del Museo fu il seminterrato del seminario arcivescovile della città, ma già precedentemente al terremoto del 1976 si avviò il suo trasferimento nel palazzo Patriarcale, prima residenza dei patriarchi di Aquileia e poi (dal 1751) degli arcivescovi di Udine: questo edificio è uno dei principali monumenti della città friulana. Il palazzo, gravemente danneggiato dal sisma, è stato restaurato ed il Museo è ufficialmente aperto al pubblico dal 29 aprile 1995.Opere

La collezione comprende circa 700 opere, tra cui gli affreschi di Giambattista Tiepolo, che decorò alcuni ambienti del palazzo per volere del patriarca Dionisio Dolfin. L’itinerario museale si sviluppa su tre livelli…approfondisci https://www.wikiwand.com/it/Museo_diocesano_e_gallerie_del_Tiepolo
Giambattista Tiepolo (o Giovanni Battista o Zuan Batista; Venezia, 5 marzo 1696 – Madrid, 27 marzo 1770) è stato un pittore e incisore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. È uno dei maggiori pittori del Settecento veneziano.Tra i suoi figli vi furono i pittori Giandomenico e Lorenzo Tiepolo…approfondisci https://www.wikiwand.com/it/Giambattista_Tiepolo

Pubblicato in: friuli, immagini, luoghi, wikipedia

Una cartolina da…

micottis
Micottis in sloveno Sedlišče – Lusevera-Bardo foto di Guido Marchiol

Lusevera (Bardo in slovenoLusèvare in friulano) è un comune italiano sparso di 648 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia. Sede comunale non è l’omonima località, ma la frazione di Vedronza.

Micottis_2012
Di Jean-Marc Pascolo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24364433

Territorio

Il territorio comunale di Lusevera è situato nell’alta valle del Torre. Alle spalle, al di la della prima linea di cresta montuosa del Gran Monte, è situato il gruppo montuoso del Monte Canin. A est confina marginalmente con la Slovenia.

Clima

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Lusevera.

La frazione di Musi risulta essere la località più piovosa d’Italia con ben 3300 mm di precipitazionimedie annue.

Storia

Nel 1969 vi fu aggregata la frazione di Uccea, già parte del comune di Resia. Tuttavia, con legge n. 7 del 1995, la regione ha riportato la situazione a quella precedente.

Nel 1976 il comune fu devastato dal terremoto del Friuli, che provocò enormi crolli e danni.

Geografia antropica

La sede del municipio è a Vedronza (Njivica). Le altre frazioni abitate sono:

  • Cesariis (Podbardo)
  • Lusevera (Bardo)
  • Micottis (Sedlišča)
  • Musi (Mužac)
  • Pers (Brieh)
  • Pradielis (Ter)
  • Villanova delle Grotte (Zavarh)

Una porzione del territorio comunale fa parte del Parco naturale delle Prealpi Giulie.

Non lontano dalla frazione di Micottis è situata la località Lùscavaz.

Lungo la strada statale per il passo di Tanamea, si trova il borgo Sriegnibosch.

Curiosità

La scuola materna del luogo è stata dedicata a Graham Hill, unico vincitore della Tripla Corona. Tale scuola fu costruita grazie ad una raccolta fondi avvenuta nel 1976, con una gara, cui parteciparono molti piloti di Formula 1 svoltasi all’autodromo di Varano dei Melegari ed organizzata dal settimanale Autosprint.

Centro Ricerche Culturali

Istituito nel 1967.

Museo Etnografico

Costituito nel 1973 per volontà di un gruppo di studiosi -tra cui Guglielmo Cerno – del Centro Ricerche Culturali di Lusevera e chiuso per lungo tempo a seguito del sisma del 1976, è stato riallestito grazie al prezioso lavoro di esperti del “Goriški Muzej” di Nova Gorica. Il Museo ha sede in quella che fu la latteria paesana.

Storia e tradizioni

L’Alta Val Torre è abitata un’antica comunità che mantiene un’identità etnica, linguistica e culturale ancora oggi fortemente radicata nel tessuto sociale.

Tale identità è in primo luogo rappresentata dal dialetto sloveno dell’Alta Val Torre, miracolosamente sopravvissuto fino ai giorni nostri. Si tratta di un mondo esclusivo, ricco di peculiari tradizioni e assai diverso da quello della pianura.

testo da testo da https://www.wikiwand.com/it/Lusevera

Pubblicato in: attualità olgited, cultura, friuli, wikipedia

Santi Cirillo e Metodio co-patroni d’Europa

360px-Cyril_Methodius25K

Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=636450

Costantino, meglio noto con il nome monastico di Cirillo (greco: Κύριλλος; cirillico: Кирилъ; Tessalonica, 826 o 827 – Roma, 14 febbraio 869), è stato evangelizzatore di Pannonia e Moravia nel IX secolo e inventore dell’alfabeto glagolitico. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa assieme al fratello Metodio (greco: Μεθόδιος; cirillico: Меѳодїи; Tessalonica, 815 o 825 – Velehrad, 6 aprile 885) anch’egli evangelizzatore bizantino dei popoli Slavi…

Il culto-I santi Cirillo e Metodio sono considerati patroni di tutti i popoli slavi; nell’ambito della Chiesa cattolica sono molto venerati in Slovenia, Slovacchia, in Croazia, Repubblica Ceca e Repubblica di Macedonia. Nel 1980 papa Giovanni Paolo II con la lettera apostolica del 31 dicembre 1980 Egregiae virtutis li elevò a compatroni dell’Europa, assieme a san Benedetto da Norcia.

Nell’Enciclica Slavorum Apostoli Giovanni Paolo II afferma che “Cirillo e Metodio sono come gli anelli di congiunzione, o come un ponte spirituale tra la tradizione occidentale e quella orientale, che confluiscono entrambe nell’unica grande Tradizione della Chiesa Universale. Essi sono per noi i campioni ed insieme i patroni dello sforzo ecumenico delle Chiese sorelle d’Oriente e d’Occidente, per ritrovare mediante il dialogo e la preghiera l’unità visibile nella comunione perfetta e totale”.

La Chiesa Cattolica fa oggi memoria comune dei due santi il 14 febbraio, ma in passato essi sono stati festeggiati anche in altre date. La Chiesa Ortodossa festeggia il 14 febbraio solo Cirillo, mentre Metodio è commemorato il 6 aprile; i due santi sono inoltre ricordati insieme l’11 maggio e il 17 luglio. Anglicani e luterani ricordano entrambi i santi il 14 febbraio, con qualche eccezione.Giovanni Paolo II li ha proclamati (1980) compatroni d’Europa.(da https://www.wikiwand.com/it/Cirillo_e_Metodio)

Pubblicato in: ambiente, friuli, luoghi, minoranza slovena, minoranze linguistiche, poesie, wikipedia

Una cartolina da…

foto di Guido Marchiol da fb11741158_10206049314744672_8597369459369665966_ohttps://www.wikiwand.com/it/Torre_(fiume)

per approfondire https://durigatto.wordpress.com/2015/06/21/sul-torrente-fiume-torre-e-altri-corsi-dacqua/

TER
Korenina naše žeje,
izvir,ki poje,
se zlivaš med krasi Muzca,
da reš naproti tvojim sinam,
ki so raztreseni po svjetu
s tomo
nad štrjehami.
Božaš njive,
kite,roke
slovjenskih mater,
ki so plesale,
sejale dušo
po razorju odpertemu
ščipanju lakote.
Inje si stokanje
prazne zemlje,
tihost,
ki plače,
tej ce bi djelalo sjeme.
Tva voda
je zvonjenje solz,
ki močijo čela
po vsjeh vjetrih.

Viljem Černo

https://www.wikiwand.com/it/Guglielmo_Cerno

TORRE

Radice della nostra sete,
fonte che prega,
scorri dalle rocce di Musi
incontro ai tuoi figli sparsi,
nel mondo
con la sera
sopra i tetti.
Accarezzi i campi,
le trecce,le mani
delle madri slovene
che danzavano,
seminavano l’anima
nel solco aperto
a sferze di fame.
Ora sei lamento
di terra vuota,
silenzio
che singhiozza
come fosse seme.
La tua acqua,
rintocco di lacrime,
che inondano fronti
ai quattro venti.

traduzione di Ciril Zlobec

http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/titolo-terska_dolina_alta_val_torre_val_de_tor/autore-kozuh_milena_.htm

Terska dolina-Alta Val Torre-Val de Tor

Pubblicato in: ambiente, friuli, wikipedia

Una cartolina da…

Alta Val Torre -catena dei Musi

Monti MusiMuzci,Lis Musis in friulano, sono una catena montuosa delle Prealpi Giulie, e rientrano nel Parco naturale delle Prealpi Giulie.

Caratteristiche

Lungo un crinale che si mantiene attorno ai 1.800 m, tre sono le creste principali della catena dei Musi:

  • il Monte Cadin (1.818 m)
  • la Cima Musi (1.878 m)
  • il Monte Zaiavor (1.816 m)

Si tratta di una bastionata calcarea che rappresenta il settore centrale della lunga catena montuosa che delimita a nord-est la pianura friulana. Chiusi a ovest dalle cime del Monte Plauris e isolati dalla settentrionale Val Resia, hanno mantenuto integro il loro patrimonio naturalistico dal fascino selvaggio, che porta molti turisti a compiere escursioni in tutti i mesi dell’anno. A sud è posta la linea di cresta del Gran Monte, a nord il massiccio del Monte Caninhttps://www.wikiwand.com/it/Monti_Musi

 

lznmWWNIXDE2y2-1E1dVMZ4w9doi0hAaoeglc-2mhqki=w958-h570-no (1).jpg

Pubblicato in: attualità olgited, cibi, friuli, luoghi, minoranza slovena, minoranze linguistiche, notizie, wikipedia

Per Natale compra una gubana delle Valli del Natisone/Nediške doline

Interno della gubana

La gubana (gubanca, in nedisko, la particolare lingua delle Valli del Natisonegubane in friulano) è un tipico dolce delle valli del Natisone (Udine), che si prepara in periodi di grande festa (NatalePasqua) o in occasioni particolari (come matrimoni e sagre paesane), a base di pasta dolce lievitata, con un ripieno di nociuvettapinolizucchero, scorza grattugiata di limone, dalla forma a chiocciola, del diametro di circa 20 cm, cotto al forno.La grappa con la quale viene irrorato il dolce non è una caratteristica delle valli,ma è un modo per renderla più morbida nei ristoranti quando è un asciutta.

Descrizione

Il dolce è noto fin dal 1409 quando fu servita in un banchetto preparato in occasione della visita di papa Gregorio XII a Cividale del Friuli, come testimoniato dallo stesso papa veneziano.

Facendo riferimento alla forma della gubana, la derivazione del nome è probabile che sia dallo sloveno del Natisone guba, che significa “piega”,imfatti la gubana viene ripiegata.

Dal 1990 esiste il Consorzio per la protezione del marchio gubana che tutela i produttori della specifica zona di produzione e detta precise norme e ingredienti per la sua preparazione.

A Cividale viene prodotto anche un dolce chiamato gubanetta, del tutto simile alla gubana, ma dalle dimensioni ridotte e dal diametro di circa 7 cm. Con lo stesso ripieno della gubana si fanno anche gli strucchi.

La gubana è un dolce molto simile alla”putica” della Slovenija,ma è più ricco di ingredienti.

https://www.wikiwand.com/it/Gubana

Pubblicato in: ambiente, cultura, friuli, wikipedia

Essiccatoio per foraggio

L’essiccatoio per foraggio è una costruzione realizzata in legno strutturale o in pietre e legno, utilizzata per asciugare con rapidità il foraggio appena tagliato tenendolo protetto dall’ambiente umido circostante.

Dislocazione

Un kozolec nel museo all'aperto di Rogatec (SLO)
Un kozolec nel museo all’aperto di Rogatec (SLO)

Gli essiccatoi per foraggio si possono trovare nella parte meridionale dell’Austria, dove assumono il nome di “harpfe“, “köse” o “hilge” e nella regione nord orientale dell’Italia (in provincia di Bolzano, dove sono chiamati “harpfe“, nel tarvisiano, nell’ampezzano, dove assumono il nome di “arfa” e nelle Valli del Natisone, dove sono chiamati “ostruka“, “kazuc” o “kozolec“). La maggior parte delle costruzioni sono però ubicate sul territorio della Slovenia, dove fanno parte integrante del panorama agreste ed assumono notevole importanza nell’ambito della cultura rurale locale. Non sono presenti solo nell’estrema parte orientale della repubblica e sul litorale carsico, dove le raffiche di bora rendono problematica la stabilità della struttura, A seconda della forma che presentano, vengono ivi chiamati “kozolec“, “kazuc” o “toplar. Alcune tracce sono state rinvenute anche in Svizzera, dove sono denominati “histen“.

Evoluzione

Lo scopo dell’essiccatoio è quello di ottenere una sollecita asciugatura delle erbe e di altri prodotti agricoli quali cereali, agli, cipolle, in zone prevalentemente montane e molto piovose. La struttura deve quindi provvedere a riparare il materiale da seccare tenendolo sollevato dal terreno umido e proteggendolo dalle precipitazioni meteoriche. Nelle realizzazioni più avanzate, l’essiccatoio assume anche la funzione secondaria di deposito e custodia delle attrezzature agricole.

520px-Kozolec
Un esempio di arfa presso Preddvor (SLO)

Origine

La forma iniziale dell’essiccatoio consisteva in un semplice tronco infisso saldamente nel terreno, sui cui rami veniva stesa ad asciugare l’erba. Successivamente si è provveduto ad utilizzare un palo sul quale venivano fissati, nei fori realizzati a diversi livelli ed opportunamente sfalsati, dei pioli in legno che sostenevano il foraggio appena tagliato. Con il tempo, la realizzazione diventava sempre più complessa ed efficiente prevedendo l’impiego di rastrelliere, tettucci e l’utilizzo anche di materiali diversi dal legno.

Arfa

Un arfa presso Sesto in val Pusteria
Un arfa presso Sesto in val Pusteria

L’arfa è una costruzione che si può ammirare in provincia di Bolzano (in special modo nei pressi di Sesto e nella val Pusteria – qui chiamata Harpfe), sui monti dell’ampezzano e nei prati di Tarvisio, nelle prossimità dei campi utilizzati per la produzione dei foraggi.
In Ampezzo la struttura di base, tutta in legno, è formata da due colonne verticali (chiamate arfis), da un certo numero di travi orizzontali (chiamate perties) che formano la rastrelliera su cui viene posto il foraggio o il grano da asciugare e da due listelli di base per dare stabilità alla struttura (sono chiamati i sorei).[5] Per aumentare la stabilità e la ricettività dell’impianto, alcune costruzioni hanno due o più strutture parallele unite saldamente tra di loro. Per evitare che il foraggio steso sulle rastrelliere venga bagnato dall’acqua piovana, alcune arfe sono dotate di un tettuccio realizzato in paglia, lamiere o tegole. In alcune strutture multiple, la zona compresa tra le rastrelliere viene utilizzata per la posa delle attrezzature usate nel lavoro agricolo.
Nei tempi passati, ogni casa contadina aveva nei suoi terreni un’arfa, posta solitamente nel punto più ventoso. Nel caso ci fossero più nuclei famigliari nella casa, le arfe potevano essere due o del tipo doppio.

Kozolec

Un kozolec/kazuc delle Valli del Natisone
Un kozolec/kazuc delle Valli del Natisone

Nell’area etnica slovena le strutture si sono ulteriormente evolute con la realizzazione di fabbricati complessi e notevolmente ampi chiamati kozolec. In Slovenia queste costruzioni sono realizzate totalmente in legno e sono artisticamente rifinite, tanto da essere considerate dei veri monumenti nazionali.
In Italia, nella Slavia friulana, sono disseminati nel comune di Savogna (nelle frazioni di Jeronizza, Masseris, Dus, Iellina, Tercimonte e Gabrovizza), nel comune di Grimacco (a Topolò, Seuza, Brida Superiore ed Inferiore, Canalaz e Plataz) e nel comune di Drenchia (a Oznebrida e Cras); qualche raro esemplare è visibile anche nel comune di San Leonardo.kozolci sono dei veri e propri monumenti di perfezione legati alla semplicità ed alla praticità del mondo contadino.
Sono costituiti da quattro o sei robusti pilastri realizzati con pietre squadrate che formano la struttura portante dell’edificio, da un solaio in legno che divide verticalmente lo spazio adibito ad essiccatoio da quello, inferiore, usato per il deposito degli arnesi e delle apparecchiature di lavoro, da un tetto con travi in legno e copertura in paglia, lamiera o laterizi ed infine dalle rastrelliere/essiccatoi formate da aste orizzontali in legno che delimitano le facciate perimetrali della costruzione.

Prospettive future

La mancata utilizzazione delle arfe e dei kozolci, a causa dell’abbandono della campagna da parte delle nuove generazioni dei residenti, sta determinando un sempre più visibile deterioramento delle strutture e, se non si interverrà con sollecite opere di restauro, queste caratteristiche costruzioni potrebbero presto sparire dal panorama rurale. In provincia di Bolzano, con la fondazione Stiftung Harpfe, è nata nel 2010 un’iniziativa culturale che tende a valorizzare il patrimonio culturale delle Harpfen locali, anche attraverso la pubblicazione della rivista omonima.

testo e immagini da https://www.wikiwand.com/it/Essiccatoio_per_foraggio